Bestemmiando per essere dovuti andare fino a Genova a vederlo (probabilmente presenterò il conto al Multisala di Savona visto che, ridendo e scherzando, tra biglietto, autostrada, benzina e cibo abbiamo speso sui 25 euro a testa), domenica ho recuperato Vice - L'uomo nell'ombra (Vice), diretto e sceneggiato nel 2018 dal regista Adam McKay e fresco di un Golden Globe a Christian Bale.
Trama: la rapida ascesa di Dick Cheney, dai primi lavori con l'amministrazione Nixon fino alla carica di vicepresidente nell'ora più buia per gli Stati Uniti e l'intera società moderna.
Io adoro Adam McKay. Come ti fa capire lui le cose, senza insultare la tua intelligenza, nessuno mai. Anche questa volta, come ne La grande scommessa, l'autore sceglie di raccontare una pagina vergognosa di storia americana strappando amare risate al pubblico ma senza l'arroganza tipica del comico che crede di sapere tutto e di poter indottrinare l'audience, quanto piuttosto spingendo lo spettatore a ragionare, a ricordare, a rivivere sulla pelle determinati momenti e a riflettere su quanto diamine possano essere boccalone le masse. E intendo tutte le masse. Destra, sinistra, centro, apolitici, io per prima: siamo un branco di tacchini pronti ad inghiottire qualunque porcata ci venga propinata, basta solo indorarcela un po'. In mezzo a questo clima di idiozia perenne, chi prospera è ovviamente chi, zitto zitto, approfitta di ogni cedimento dell'apparentemente impenetrabile struttura socio-politica di un Paese o di ogni debolezza del proprio interlocutore, potente o inutile che sia, per farsi i propri interessi. Questo è il caso di Dick Cheney, "uomo nell'ombra" di buona parte della storia del Partito Repubblicano americano, machiavellica eminenza grigia nonché fruitore di cantonate madornali che hanno portato, per dirne una, a far sì che l'ISIS si ingrandisse fino a raggiungere i livelli odierni. Non è un caso che il bravissimo Christian Bale abbia ringraziato Satana, durante il discorso di accettazione del Golden Globe, citandolo come fonte d'ispirazione per l'interpretazione del personaggio perché, di fatto, il Cheney ritratto in Vice E' il diavolo tentatore, un maligno "pescatore di uomini" il cui animo torbido riesce a giustificare contemporaneamente patriottismo, sete di potere e menefreghismo, una creatura talmente abietta che al confronto Salveenee parrebbe Papa Bergoglio. Potrebbe anche non essere stato così, in effetti: McKay ce lo dice nel disclaimer iniziale, chiuso con un "abbiamo fatto del nostro meglio per ricostruire le cose, cazzo!" e ci/si prende in giro autocriticandosi nella geniale scena post credit, ma ciò non toglie che i fatti salienti del film siano provati da documenti incontrovertibili o, ancor peggio, da documenti mancanti e per questo ancora più sospetti. E poi, che Bush fosse un coglione lo avevamo capito tutti, quindi la seconda parte di Vice risulta ancora più verosimile.
Per rendere più digeribile la serie ininterrotta di colpi bassi che viene propinata allo spettatore, McKay sfrutta qualunque cosa, rendendo Vice - L'uomo nell'ombra un trionfo di sceneggiatura witty, montaggio dinamico e regia sopraffina. Per me, la sequenza in cui Cheney "pesca", letteralmente, Bush, riproposta in due diversi momenti del film, è già una delle più belle viste al cinema; altrettanto efficace, anche se magari più paracula, quella ambientata in un infernale ristorante mentre quella Shakespeariana renderebbe molto di più in lingua originale, sono sicura, ma unita a un compendio ininterrotto di didascalie, finti finali (il genio!), spezzoni di terribile vita reale, abbattimento della quarta parete e simulazioni di gradimento, concorre a garantire la bellezza di un film che assolutamente non andrebbe perso. Anche perché, diciamoci la verità, il parallelismo Cheney/Bush e Salvini/Di Maio mi è balzato alla mente più volte guardando Vice e mi sono sentita per questo ancora più male. Una sensazione che non ha soverchiato la gioia nel vedere un cast di prim'ordine come quello presente nel film. Christian Bale è fenomenale e, come ho scritto nel post dedicato ai Golden Globes, il mio unico rammarico è quello di non aver guardato il film in v.o. perché quella boccuccia storta mi avrebbe dato di sicuro parecchia soddisfazione e lo stesso vale per l'interpretazione di Sam Rockwell che, mi si dice, sfoggia un'invidiabile accento "bushiano" oltre che una somiglianza imbarazzante con lo sciocco presidente USA. Perfetti anche Amy Adams, ingrassatella ed imbruttita al punto giusto, e uno Steve Carell che sta rapidamente diventando uno dei miei attori preferiti. Insomma, l'anno "vissuto pericolosamente in Sala" non poteva cominciare meglio, almeno per me: Vice - L'uomo nell'ombra è un film grandissimo che vi consiglio spassionatamente, anche solo per farvi aprire un po' gli occhi sui meccanismi che muovono tutti i governi, anche quelli "del cambiamento", e le facce di merda che ne fanno parte.
Del regista e sceneggiatore Adam McKay ho già parlato QUI. Christian Bale (Dick Cheney), Amy Adams (Lynne Cheney), Steve Carell (Donald Rumsfeld), Sam Rockwell (George W. Bush), Alison Pill (Mary Cheney), Eddie Marsan (Paul Wolfowitz), Justin Kirk (Scooter Libby), Jesse Plemons (Kurt), Bill Camp (Gerald Ford), Lily Rabe (Liz Cheney), Shea Whigham (Wayne Vincent), Naomi Watts (conduttrice del TG) e Alfred Molina (cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.
LisaGay Hamilton interpreta Condoleeza Rice. Americana, ha partecipato a film come L'esercito delle 12 scimmie, Jackie Brown, Halloween - 20 anni dopo e a serie come Ally McBeal, Sex and the City, E.R. Medici in prima linea, Senza traccia, Numb3rs, Grey's Anatomy e House of Cards. Anche regista e produttrice, ha 55 anni e tre film in uscita.
Durante la fase di post-produzione il regista Adam McKay è stato colpito da un leggero attacco cardiaco e ha quindi deciso di includere nel film una ripresa in bianco e nero dell'operazione per inserire lo stent nel suo cuore, a mo' di partecipazione speciale. Bill Pullman avrebbe dovuto interpretare Nelson Rockefeller ma la sua parte è stata tagliata. Se Vice vi fosse piaciuto recuperate anche La grande scommessa. ENJOY!
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martedì 8 gennaio 2019
domenica 8 maggio 2016
The Veil (2016)
Dopo una serie di horror validi doveva capitarmi la sòla, incarnatasi nel film The Veil, diretto dal regista Phil Joanou.
Trama: un gruppo di cineamatori rintraccia l'unica sopravvissuta di un suicidio di massa a sfondo religioso avvenuto una trentina d'anni prima e tutti insieme tornano sul luogo della tragedia. Ad attenderli ci saranno misteri sempre più inquietanti e pericolosi...
A scanso di equivoci, è meglio precisare subito che l'unico motivo per il quale ho guardato The Veil è stata la presenza nel cast di Lily Rabe, attrice da me tanto amata ad ogni sua apparizione all'interno di American Horror Story. Sempre a scanso di equivoci, mi duole ammettere che neppure la Rabe può fare miracoli se costretta ad interpretare un personaggio scritto coi piedi; certo, messa accanto a Jessica Alba credo che persino io potrei ambire ad ottenere un Oscar ma non è ahimé questo il caso di The Veil, filmettino horror che parte molto bene e poi si affloscia miseramente, per poi ripigliarsi appena appena col simpatico finale. La base di partenza, bisogna ammetterlo, è molto intrigante: lo sceneggiatore Robert Ben Garant (già autore del pregevole Jessabelle o Oscure presenze, com'è stato molto fantasiosamente rititolato dalla distribuzione italiana) prende spunto dal massacro di Jonestown, durante il quale 909 persone si sono suicidate sotto la guida del predicatore Jim Jones, e da lì tesse una trama sovrannaturale basata sull'idea che lo spirito sia connesso al corpo da tre "chiodi", come Cristo sulla Croce, quindi basterebbe togliere questi tre chiodi per riuscire a diventare immortali. Se la trama si fosse limitata a questo, con tutto ciò che ne consegue, The Veil avrebbe anche potuto essere interessante nonostante la scelta banale di far partire tutto dalla ricerca di un gruppo di cineamatori... il problema è che Garant ha scelto di mettere in piedi una baracconata incoerente e noiosetta, zeppa di personaggi che fanno cose senza un motivo apparente e mettendo di mezzo l'immancabile sottotrama demoniaca che, attenzione, spunta a tradimento cancellando con un colpo di spugna tutto ciò che era stato detto in precedenza. Volete un esempio di incorenza? SPOILER Perchè diamine il vecchio che viene scassato di mazzate resuscita senza colpo ferire mentre tutti gli altri fedeli, Jim compreso, avrebbero bisogno di un antidoto per rimettersi in piedi e diventare immortali? FINE SPOILER
Trama a parte, sulla quale non posso accanirmi più di tanto in quanto ho già visto di peggio, l'altra cosa fastidiosa di The Veil è la fotografia, non tanto la regia. Phil Joanou è abbastanza anonimo dietro la macchina da presa, strizza ogni tanto l'occhio alla moda del found footage ma riesce comunque a realizzare delle dignitose riprese dal sapore vintage quando si tratta di mostrare i filmini girati negli anni '80 mentre purtroppo, quando l'azione si sposta nel tempo attuale, i colori vengono distorti da un maledetto filtro che scurisce le ombre e permea le immagini di una sfumatura verdastra (purtroppo non mi intendo di queste cose ma sembra di guardare delle foto su Istagram, del genere tanto amato dagli hipster, il fastidio e la percezione della volontà di conferire dignità artistica al nulla sono gli stessi). Degli attori ho già detto che ci sono l'inespressiva Jessica Alba e una Lily Rabe alla disperata ricerca di qualcosa che dia spessore al suo personaggio, circondate da un nugolo di comparse una più inutile dell'altra... ma non ho ancora parlato di Thomas Jane, probabilmente l'unico motivo per cui The Veil meriterebbe un'occhiata, per quanto distratta. Questo attore mediamente famoso che, ahilui, non ha mai colpito il mio occhio nonostante lo abbia visto in almeno una decina di pellicole, si distingue per l'interpretazione del "santone" Jim Jacobs e per una recitazione che lo vede zompettare allegramente sul pericoloso confine che separa il guitto inclassificabile dal genio incompreso, tra momenti di divino infervoramento e pose alla Elvis Presley. Indubbiamente, se non ci fosse stato lui a declamare il delirante monologo finale, con una passione e una convinzione tali da riuscire a nascondere il gigantesco WTF che passava in sovrimpressione durante la sequenza, The Veil sarebbe finito nell'ignominia perpetua invece di beccarsi lo stiracchiato 6 meno meno col quale mi sento di graziarlo. Però ora, Lily e Thomas (soprattutto Lily, porcoSatana), andate e non peccate MAI PIU'.
Di Jessica Alba, che interpreta Maggie Price, ho già parlato QUI.
Trama: un gruppo di cineamatori rintraccia l'unica sopravvissuta di un suicidio di massa a sfondo religioso avvenuto una trentina d'anni prima e tutti insieme tornano sul luogo della tragedia. Ad attenderli ci saranno misteri sempre più inquietanti e pericolosi...
A scanso di equivoci, è meglio precisare subito che l'unico motivo per il quale ho guardato The Veil è stata la presenza nel cast di Lily Rabe, attrice da me tanto amata ad ogni sua apparizione all'interno di American Horror Story. Sempre a scanso di equivoci, mi duole ammettere che neppure la Rabe può fare miracoli se costretta ad interpretare un personaggio scritto coi piedi; certo, messa accanto a Jessica Alba credo che persino io potrei ambire ad ottenere un Oscar ma non è ahimé questo il caso di The Veil, filmettino horror che parte molto bene e poi si affloscia miseramente, per poi ripigliarsi appena appena col simpatico finale. La base di partenza, bisogna ammetterlo, è molto intrigante: lo sceneggiatore Robert Ben Garant (già autore del pregevole Jessabelle o Oscure presenze, com'è stato molto fantasiosamente rititolato dalla distribuzione italiana) prende spunto dal massacro di Jonestown, durante il quale 909 persone si sono suicidate sotto la guida del predicatore Jim Jones, e da lì tesse una trama sovrannaturale basata sull'idea che lo spirito sia connesso al corpo da tre "chiodi", come Cristo sulla Croce, quindi basterebbe togliere questi tre chiodi per riuscire a diventare immortali. Se la trama si fosse limitata a questo, con tutto ciò che ne consegue, The Veil avrebbe anche potuto essere interessante nonostante la scelta banale di far partire tutto dalla ricerca di un gruppo di cineamatori... il problema è che Garant ha scelto di mettere in piedi una baracconata incoerente e noiosetta, zeppa di personaggi che fanno cose senza un motivo apparente e mettendo di mezzo l'immancabile sottotrama demoniaca che, attenzione, spunta a tradimento cancellando con un colpo di spugna tutto ciò che era stato detto in precedenza. Volete un esempio di incorenza? SPOILER Perchè diamine il vecchio che viene scassato di mazzate resuscita senza colpo ferire mentre tutti gli altri fedeli, Jim compreso, avrebbero bisogno di un antidoto per rimettersi in piedi e diventare immortali? FINE SPOILER
Trama a parte, sulla quale non posso accanirmi più di tanto in quanto ho già visto di peggio, l'altra cosa fastidiosa di The Veil è la fotografia, non tanto la regia. Phil Joanou è abbastanza anonimo dietro la macchina da presa, strizza ogni tanto l'occhio alla moda del found footage ma riesce comunque a realizzare delle dignitose riprese dal sapore vintage quando si tratta di mostrare i filmini girati negli anni '80 mentre purtroppo, quando l'azione si sposta nel tempo attuale, i colori vengono distorti da un maledetto filtro che scurisce le ombre e permea le immagini di una sfumatura verdastra (purtroppo non mi intendo di queste cose ma sembra di guardare delle foto su Istagram, del genere tanto amato dagli hipster, il fastidio e la percezione della volontà di conferire dignità artistica al nulla sono gli stessi). Degli attori ho già detto che ci sono l'inespressiva Jessica Alba e una Lily Rabe alla disperata ricerca di qualcosa che dia spessore al suo personaggio, circondate da un nugolo di comparse una più inutile dell'altra... ma non ho ancora parlato di Thomas Jane, probabilmente l'unico motivo per cui The Veil meriterebbe un'occhiata, per quanto distratta. Questo attore mediamente famoso che, ahilui, non ha mai colpito il mio occhio nonostante lo abbia visto in almeno una decina di pellicole, si distingue per l'interpretazione del "santone" Jim Jacobs e per una recitazione che lo vede zompettare allegramente sul pericoloso confine che separa il guitto inclassificabile dal genio incompreso, tra momenti di divino infervoramento e pose alla Elvis Presley. Indubbiamente, se non ci fosse stato lui a declamare il delirante monologo finale, con una passione e una convinzione tali da riuscire a nascondere il gigantesco WTF che passava in sovrimpressione durante la sequenza, The Veil sarebbe finito nell'ignominia perpetua invece di beccarsi lo stiracchiato 6 meno meno col quale mi sento di graziarlo. Però ora, Lily e Thomas (soprattutto Lily, porcoSatana), andate e non peccate MAI PIU'.
Di Jessica Alba, che interpreta Maggie Price, ho già parlato QUI.
Lily Rabe interpreta Sarah Hope. Americana, la ricordo per film come Love & Secrets e soprattutto per aver partecipato alla serie American Horror Story oltre che ad episodi di Nip/Tuck e Medium. Anche produttrice, ha 34 anni e un film in uscita.
Thomas Jane (vero nome Thomas Elliott) interpreta Jim Jacobs. Americano, ha partecipato a film come Buffy - L'ammazzavampiri, Il corvo 2, Face/Off, Boogie Nights - L'altra Hollywood, La sottile linea rossa, Magnolia, L'acchiappasogni, The Punisher, Scott Pilgrim vs. The World e a serie come Medium. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 47 anni e tre film in uscita tra cui l'imminente Somnia.
Se siete interessati alla storia del massacro di Jonestown, a cui The Veil si ispira vagamente, recuperate il film The Sacrament. ENJOY!
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