Pur non avendo mai letto nulla di Jo Nesbø, il potere di Fassbender mi ha portata in sala per vedere L'uomo di neve (The Snowman), diretto dal regista Tomas Alfredson e tratto appunto dal romanzo omonimo dello scrittore norvegese. NO SPOILER, tranquilli.
Trama: Harry Hole, investigatore alcoolizzato, viene sfidato da un serial killer che firma i suoi delitti lasciando sulla scena del crimine un pupazzo di neve.
Come ho specificato all'inizio, di Jo Nesbø e del suo personaggio Harry Hole non so assolutamente nulla, quindi ho affrontato L'uomo di neve con lieta ignoranza, spinta da un trailer accattivante e sottilmente horror oltre che dalla presenza del bel Fassbender (che, per inciso, a un certo punto viene mostrato gratuitamente a torso nudo. Punto per lui!). Il nome Tomas Alfredson mi ha un po' spaventata, sono sincera. Dopo lo splendido Lasciami entrare il regista mi aveva annichilita con La talpa, formalmente ineccepibile e sontuoso ma anche una discreta mattonata sulle palle, siamo sinceri, e non so perché temevo che L'uomo di neve potesse seguire sentieri talpiani e tramortirmi sulla poltrona del cinema. Come sempre, la verità sta nel mezzo, almeno per quel che mi riguarda. L'uomo di neve non è un thriller dinamico zeppo di scene d'azione, non è neppure una pellicola dalla narrazione lineare o benedetta/maledetta da un bello spiegone prima della risoluzione finale, né un giallo dalla logica a prova di bomba; è, piuttosto, un film che si prende i suoi tempi e chiede allo spettatore molta attenzione, una certa sensibilità e, soprattutto, la disponibilità a seguire un percorso investigativo quasi "sottotono", privo di rivelazioni eclatanti o superdetective, zeppo di dettagli talvolta fuorvianti ma spesso importantissimi e, soprattutto, una vicenda che interseca un passato e un presente non separati da una linea netta e facilmente comprensibile. Il protagonista, Harry Hole, è sì dotato di un curriculum prestigioso ma è anche disilluso e piagato da un passato al quale si accenna appena, giusto in modo da fornirgli un minimo di profondità, e i suoi metodi investigativi non sono quelli geniali di uno Sherlock Holmes, quanto piuttosto quelli di un uomo taciturno ed introverso, che predilige l'osservazione e il silenzio allo sfoggio di intelligenza in grado di scioccare l'audience. La sua Watson, d'altra parte, è ancora più ambigua di lui benché molto più irruenta e la sua presenza punta a "sdoppiare" la trama, ramificando la rete di sospetti ed accuse così da impegnare lo spettatore nel più classico dei "whodunnit" mentre ci si domanda quanto marcio ci possa essere in Danim... Norvegia. Il pubblico paziente viene ripagato non solo da una storia cupa ed angosciante ma anche da un killer particolarmente efferato ed insidioso, silenzioso come i fiocchi di neve che cadono ogni volta in cui decide di agire e uccidere una donna "colpevole", e sapete bene quanto me che il rosso del sangue sul bianco della neve ci sta sempre molto bene.
La vena horror percepita nel trailer viene sviluppata anche nel film. Di nuovo, non si tratta di un'atmosfera horror scioccante, bensì qualcosa di sottile e capace di mettere brividi di inquietudine. Spesso, guardando L'uomo di neve, ho pensato che Dario Argento ci sarebbe andato a nozze (anche perché il povero Val Kilmer sembra Adrien Brody in Giallo. Il problema è che Brody era truccato, Kilmer è così al naturale, giusto Cielo...) ma l'approccio del regista italiano e quello di Alfredson non avrebbero potuto essere più diversi; le bufere di neve, l'oscurità e soprattutto l'abbondanza di vetrate e finestre prive di imposte, così che chiunque possa vedere cosa accade all'interno delle case svedesi, sono elementi che uniti provocano un tremendo senso di vulnerabilità, fanno sentire nudi davanti all'occhio nascosto del killer e dei suoi macabri pupazzetti di neve, eppure Alfredson gioca di sottrazione piuttosto che far saltare le coronarie agli astanti con qualche morte grandguignolesca preceduta da vetri spaccati o labirintiche fughe nell'oscurità. Prendiamo il killer, per esempio: figura oscura e mai mostrata non dico in viso ma quasi nemmeno a figura intera, "l'uomo di neve" uccide fuori campo ma allo spettatore vengono mostrati comunque i risultati delle sue azioni e se le fucilate in pieno volto appaiono finte come i soldi del Monopoli, così non è per gli arti che vengono recisi e dati in pasto ai pennuti, che qui abbondano più che in altri film. E poi, quei meravigliosi paesaggi innevati, santo Cielo, cosa non sono. Quelle grandiose panoramiche ad abbracciare ponti sospesi nel vuoto, montagne, sterminate distese di neve, laghi ghiacciati, paesini arroccati, il tutto splendidamente fotografato, instillano nel cuore dello spettatore mediterraneo un senso di straniamento, un'istintiva ritrosia (al cinema eravamo dieci persone: una si è infilata il maglione, altri due la giacca, due dietro di me hanno cominciato a starnutire come ascari e io, arrivata a casa, mi sono infilata sotto il plaid) e una desolazione infinita, al punto che questi personaggi costretti a vivere in zone simili appaiono, erroneamente, freddi come il paesaggio che li circonda. Il killer, con tutte le sue discutibili motivazioni, sembra quasi voler scuotere le coscienze addormentate dal gelo, i sentimenti trattenuti, lo sguardo triste di un Fassbender perfetto, persino il glamour raffinato e quasi regale di persone che sotto l'eleganza della neve fanno cose turpi, nascondendo segreti e perversioni. Il problema de L'uomo di neve, che leggo stroncato da più parti, forse è proprio quello di essere troppo "trattenuto" per il pubblico medio mentre invece Alfredson si riconferma maestro nel trasformare l'ovattato terrore nascosto nella neve in qualcosa che colpisce e fa sanguinare. E ora scusate ma dopo tutto questo parlare di gelo ho proprio bisogno di una cioccolata calda!
Del regista Tomas Alfredson ho già parlato QUI. Michael Fassbender (Harry Hole), Rebecca Ferguson (Katrine Bratt), Chloë Sevigny (Sylvia Ottersen e Anne Pedersen), Charlotte Gainsbourg(Rakel), J. K. Simmons (Arve Støp), James D'Arcy (Filip Becker), Toby Jones (Investigatore Svensson) e David Dencik (Idar Vetlesen) li trovate invece ai rispettivi link.
Val Kilmer interpreta Gert Rafto. Americano, lo ricordo per film come Top gun, Willow, The Doors, Una vita al massimo, Batman Forever, Heat - La sfida, L'isola perduta, Spiriti nelle tenebre e Déjà vu - Corsa contro il tempo, inoltre ha partecipato a serie quali Numb3rs e lavorato come doppiatore per Il principe d'Egitto e serie come Robot Chicken. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 58 anni e un film in uscita.
L'uomo di neve avrebbe dovuto originariamente venir diretto da Martin Scorsese ma il regista alla fine è rimasto solo come produttore. Detto questo, se L'uomo di neve vi fosse piaciuto recuperate magari Seven. ENJOY!
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venerdì 20 ottobre 2017
mercoledì 18 gennaio 2012
La Talpa (2011)
Lo sapevo. Andare al cinema pieni di aspettative non porta a nulla. Ormai lo so e parto prevenuta a prescindere, ma poi ci sono film che sulla carta sono un trionfo, come La Talpa (Tinker Tailor Soldier Spy), diretto da Tomas Alfredson e tratto dal romanzo omonimo di John Le Carré, e uno non può fare altro che attenderli con ansia... finendo la serata sentendosi come Fantozzi davanti alla Corazzata Potiemkin.

Trama: ai tempi della guerra fredda i servizi segreti inglesi tremano. Tra loro, nientemeno che ai vertici, c'è una talpa che lavorerebbe per i russi. L'ex agente Smiley viene incaricato di scoprirne l'identità, ma non sarà un lavoro semplice... e neppure piacevole.

Per parafrasare l'arguta signora seduta alle mie spalle: "che du' palle!!". E sì, devo proprio dirlo, anche se mi fa male, male, male da morire, come direbbe Titty Ferro. La Talpa è uno dei film più ammorbanti che abbia visto in tempi recenti. Per carità, è l'equivalente della morte dolce, di un lento suicidio, di un consumarsi Baudelairiano, ma sempre morte è: bellissimo, formalmente ineccepibile, ben diretto, ben recitato, con delle immagini splendide, degli attori della straMadonna, dei simbolisimi inarrivabili, una fotografia commovente, un'attenzione ai particolari che ha dell'incredibile... ma comunque una gran rottura di maròni. Hai voglia a capire chi è la talpa! Quando (se, scusate!) arriverete alla fine saprete l'identità del fellone, va bene, ma nel frattempo il vostro cervello annichilito si sarà già dimenticato come diamine ha fatto Gary Oldman a sciogliere l'arcano!

E gli sceneggiatori l'hanno capito. Hanno intuito che al ventesimo minuto di compassato ed arguto silenzio Oldmaniano lo spettatore più debole avrebbe cominciato a sbuffare... hanno percepito un ronfare nell'aere quando lo stesso Oldman si è messo a parlare per un quarto d'ora di Karla, di accendini, mogli e buoi dei paesi tuoi, interrogatori e disertori russi... quindi BAM! ci hanno piazzato la rivelazione dell'agente gay (assente nel romanzo originale) e del vecchio cornuto così il pubblico avrebbe aperto gli occhi, nuovamente interessato a tutta la faccenda. E avrebbero continuato così, alternando momenti di assoluta noia statica a uccisioni improvvise, in un susseguirsi di bastoni sedativi e carote energizzanti, riuscendo anche a catturare lo spettatore che pensa "dopo tutta sta menata mo' voglio proprio saperlo chi è sta razzo di talpa!!!"... per poi concludere con una delle sequenze più belle, geniali e ahimé involontariamente trash della storia del cinema, in cui la talpa finalmente smascherata si profonde, nel 300esimo flashback del film, in un florilegio di sguardi equivoci ed ammiccamenti al ritmo forsennato di "aaah, la mer... la mer....", concupendo l'unico personaggio che MAI avremmo creduto concupibile. Con tanto di applauso finale E alla canzone (di Julio Iglesias, mica pizza e fichi!!), E al film, E alla faccetta sorniona di Gary Oldman, indiscusso vincitore e scopritore di talpe. Applauso che non ha rispecchiato quello del pubblico, non stavolta. Un raffinatissimo, bellissimo, tecnicamente perfetto EPIC FAIL, per dirla con parole moderne.

Del regista Tomas Alfredson ho già parlato qui, mentre di Gary Oldman (Smiley), Mark Strong (Prideaux), John Hurt (Controllo, ma avrebbe dovuto interpretare Smiley secondo le prime indiscrezioni), Colin Firth (Bill Haydon), Ciaràn Hinds (Roy Bland) e Stephen Graham (Jerry Westerby) ho già parlato nei rispettivi link.
Toby Jones interpreta Percy Alleline. Inglese, ha partecipato a film come Orlando, I miserabili, Giovanna D’Arco, Neverland – Un sogno per la vita, Il rito, Captain America: Il primo Vendicatore e My Week With Marilyn, inoltre ha doppiato Dobby in Harry Potter e la camera dei segreti e nelle due parti di Harry Potter e i doni della morte e un personaggio di Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno, oltre ad aver partecipato ad un episodio di Doctor Who. Ha 45 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente Biancaneve e il cacciatore.

David Dencik (vero nome Karl David Sebastian Dencik) interpreta Toby Esterhase. Svedese, ha partecipato a film come Uomini che odiano le donne e l'imminente remake USA Millenium: Uomini che odiano le donne, oltre alla serie tratta dai libri di Stieg Larsson, Millenium. Anche produttore, ha 37 anni e un film in uscita.

Tom Hardy (vero nome Edward Thomas Hardy) interpreta Ricki Tarr. Inglese, ha partecipato a film come Marie Antoniette, Sucker Punch e Inception. Ha 35 anni e tre film in uscita, tra cui Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno.

Nel film compare anche lo scrittore John Le Carré, come uno degli ospiti della festa. Benedict Cumberbatch, che nel film interpreta Peter Guillam, sta vivendo il suo momento di gloria come protagonista della nuovissima serie Sherlock e parteciperà anche all’imminente Lo Hobbit di Peter Jackson. Rimanendo in tema “nuovi attori famosi”, Michael Fassbender avrebbe dovuto interpretare Ricki Tarr, ma era già impegnato sul set di X – Men: First Class, mentre il Moriarty di Sherlock Holmes: Gioco di ombre, Jared Harris, avrebbe dovuto partecipare con il ruolo di Percy Alleline. La talpa può essere benissimo definito remake, perché il romanzo di Le Carré era già stato portato sul piccolo schermo nel 1979 da John Irvin, con Alec Guinness nel ruolo di Smiley; se vi piace questo genere di film, però, mi sento di consigliarvi il bellissimo Arlington Road, dove la paranoia si fa davvero palpabile. ENJOY!!

Trama: ai tempi della guerra fredda i servizi segreti inglesi tremano. Tra loro, nientemeno che ai vertici, c'è una talpa che lavorerebbe per i russi. L'ex agente Smiley viene incaricato di scoprirne l'identità, ma non sarà un lavoro semplice... e neppure piacevole.

Per parafrasare l'arguta signora seduta alle mie spalle: "che du' palle!!". E sì, devo proprio dirlo, anche se mi fa male, male, male da morire, come direbbe Titty Ferro. La Talpa è uno dei film più ammorbanti che abbia visto in tempi recenti. Per carità, è l'equivalente della morte dolce, di un lento suicidio, di un consumarsi Baudelairiano, ma sempre morte è: bellissimo, formalmente ineccepibile, ben diretto, ben recitato, con delle immagini splendide, degli attori della straMadonna, dei simbolisimi inarrivabili, una fotografia commovente, un'attenzione ai particolari che ha dell'incredibile... ma comunque una gran rottura di maròni. Hai voglia a capire chi è la talpa! Quando (se, scusate!) arriverete alla fine saprete l'identità del fellone, va bene, ma nel frattempo il vostro cervello annichilito si sarà già dimenticato come diamine ha fatto Gary Oldman a sciogliere l'arcano!

E gli sceneggiatori l'hanno capito. Hanno intuito che al ventesimo minuto di compassato ed arguto silenzio Oldmaniano lo spettatore più debole avrebbe cominciato a sbuffare... hanno percepito un ronfare nell'aere quando lo stesso Oldman si è messo a parlare per un quarto d'ora di Karla, di accendini, mogli e buoi dei paesi tuoi, interrogatori e disertori russi... quindi BAM! ci hanno piazzato la rivelazione dell'agente gay (assente nel romanzo originale) e del vecchio cornuto così il pubblico avrebbe aperto gli occhi, nuovamente interessato a tutta la faccenda. E avrebbero continuato così, alternando momenti di assoluta noia statica a uccisioni improvvise, in un susseguirsi di bastoni sedativi e carote energizzanti, riuscendo anche a catturare lo spettatore che pensa "dopo tutta sta menata mo' voglio proprio saperlo chi è sta razzo di talpa!!!"... per poi concludere con una delle sequenze più belle, geniali e ahimé involontariamente trash della storia del cinema, in cui la talpa finalmente smascherata si profonde, nel 300esimo flashback del film, in un florilegio di sguardi equivoci ed ammiccamenti al ritmo forsennato di "aaah, la mer... la mer....", concupendo l'unico personaggio che MAI avremmo creduto concupibile. Con tanto di applauso finale E alla canzone (di Julio Iglesias, mica pizza e fichi!!), E al film, E alla faccetta sorniona di Gary Oldman, indiscusso vincitore e scopritore di talpe. Applauso che non ha rispecchiato quello del pubblico, non stavolta. Un raffinatissimo, bellissimo, tecnicamente perfetto EPIC FAIL, per dirla con parole moderne.

Del regista Tomas Alfredson ho già parlato qui, mentre di Gary Oldman (Smiley), Mark Strong (Prideaux), John Hurt (Controllo, ma avrebbe dovuto interpretare Smiley secondo le prime indiscrezioni), Colin Firth (Bill Haydon), Ciaràn Hinds (Roy Bland) e Stephen Graham (Jerry Westerby) ho già parlato nei rispettivi link.
Toby Jones interpreta Percy Alleline. Inglese, ha partecipato a film come Orlando, I miserabili, Giovanna D’Arco, Neverland – Un sogno per la vita, Il rito, Captain America: Il primo Vendicatore e My Week With Marilyn, inoltre ha doppiato Dobby in Harry Potter e la camera dei segreti e nelle due parti di Harry Potter e i doni della morte e un personaggio di Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno, oltre ad aver partecipato ad un episodio di Doctor Who. Ha 45 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente Biancaneve e il cacciatore.

David Dencik (vero nome Karl David Sebastian Dencik) interpreta Toby Esterhase. Svedese, ha partecipato a film come Uomini che odiano le donne e l'imminente remake USA Millenium: Uomini che odiano le donne, oltre alla serie tratta dai libri di Stieg Larsson, Millenium. Anche produttore, ha 37 anni e un film in uscita.

Tom Hardy (vero nome Edward Thomas Hardy) interpreta Ricki Tarr. Inglese, ha partecipato a film come Marie Antoniette, Sucker Punch e Inception. Ha 35 anni e tre film in uscita, tra cui Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno.

Nel film compare anche lo scrittore John Le Carré, come uno degli ospiti della festa. Benedict Cumberbatch, che nel film interpreta Peter Guillam, sta vivendo il suo momento di gloria come protagonista della nuovissima serie Sherlock e parteciperà anche all’imminente Lo Hobbit di Peter Jackson. Rimanendo in tema “nuovi attori famosi”, Michael Fassbender avrebbe dovuto interpretare Ricki Tarr, ma era già impegnato sul set di X – Men: First Class, mentre il Moriarty di Sherlock Holmes: Gioco di ombre, Jared Harris, avrebbe dovuto partecipare con il ruolo di Percy Alleline. La talpa può essere benissimo definito remake, perché il romanzo di Le Carré era già stato portato sul piccolo schermo nel 1979 da John Irvin, con Alec Guinness nel ruolo di Smiley; se vi piace questo genere di film, però, mi sento di consigliarvi il bellissimo Arlington Road, dove la paranoia si fa davvero palpabile. ENJOY!!
martedì 17 agosto 2010
Lasciami entrare (2008)
E' dovuto passare un bel pò di tempo, due anni esatti, prima che un Wannasee si concretizzasse in effettiva visione. Sto parlando del dolcissimo Lasciami entrare (Låt den rätte komma in), film girato da Tomas Alfredson nel 2008 e tratto dal libro omonimo di John Ajvide Lindqvist che ho letto proprio in questo periodo l'anno scorso. Per una volta libro e film si compensano ed è impossibile dire quale sia più bello, visto che lo sono entrambi.

La trama: Oskar è un bambino vessato dai coetanei e con una famiglia abbastanza disastrata alle spalle. Una sera incontra Eli, la sua nuova vicina di casa, all'apparenza una bambina come lui, che in realtà è una vampira trasferitasi col servitore, che per procurarle il sangue si lascia maldestramente alle spalle qualche cadavere. Tra i due ragazzi nasce una difficile amicizia, che piano piano si fa sempre più profonda e pericolosa..

Dimenticate Twilight, dimenticate per un istante tutti i ridondanti horror americani e immergetevi nella deliziosa atmosfera di questa pellicola, delicata come un fiocco di neve, fatta di silenzi ed immagini particolari, arrivata da una nazione che, paradossalmente, è molto più vicina degli Stati Uniti ma è talmente poco conosciuta da risultare praticamente aliena. Lasciami entrare racconta una storia più umana che horror, trattando con delicatezza temi come la solitudine, la diversità, la paura di crescere, il difficile rapporto tra figli e genitori separati. Lo fa senza scadere in sensazionalismo, scene troppo gore o inverosimili, immagini scioccanti (le poche morti del film vengono riprese da lontano, o mostrate solo in parte, lasciandole spesso all'immaginazione dello spettatore) o altri "trucchi del mestiere", e ci cattura grazie all'inquietante e triste sguardo della bambina protagonista.

Sicuramente, eventuali detrattori potrebbero trovarlo enormemente noioso. A me invece è piaciuto molto anche per il coraggio dell'adattamento cinematografico, perché il regista e lo sceneggiatore hanno eliminato molti aspetti della trama, presenti nel libro, che avrebbero attirato molto più l'attenzione: il cadavere vampiro che diventa lo spauracchio dell'intera cittadina, la palese pedofilia del servo di Eli che le resta accanto solo per poter avere il suo corpo in cambio, il passato della stessa vampiretta che rivela un segreto sconcertante e che rende la storia d'amore tra lei e Oskar decisamente non convenzionale (sebbene l'immagine di cosa Eli nasconda sotto la gonna dia già di per sé un'idea di ciò che viene meglio specificato nel libro). L'unica pecca è che i personaggi di contorno, come il branco di "fannulloni" che passano le loro ore nel bar del paese, diventano delle macchiette facilmente sacrificabili, e allo stesso modo il triste destino di Virginia e del suo amante non viene sentito come meriterebbe. Nonostante questo, però, Lasciami entrare è un sano ritorno ad un cinema "vampirico" dove i succhiasangue sono affascinanti ma non "bellissimi" e dove la malinconia e il sangue la fanno da padrone. Consigliatissimo.
Tomas Alfredson è il regista della pellicola. Svedese, è praticamente sconosciuto in Italia visto che questo è il primo film da lui girato ad avere avuto un successo internazionale. Ha 45 anni e un film in uscita.

Kare Hedebrant interpreta Oskar, il suo primo ruolo in un film. Svedese, ha 15 anni e un film in uscita.
Lina Leandersson interpreta Eli. Per ora Lasciami entrare è il suo primo ed unico film. Anche lei è Svedese e anche lei ha 15 anni.

Purtroppo, anche Lasciami entrare è stato preso nelle grinfie della distribuzione americana che ha deciso di trarne un remake. Let Me In uscirà ad ottobre negli states, e già dal trailer si capisce che sarà molto più fracassone e banale dell'originale; l'unica cosa buona è che ad interpretare Eli sarà la giovane Chloe Moretz, già Hit Girl in Kick Ass, e tra gli altri interpreti figurano Richard Jenkins ed Elias Koteas. Nel dubbio, meglio sempre guardare gli originali, mi raccomando, ma se volete un paragone vi lascio con il trailer di questo remake. ENJOY!
La trama: Oskar è un bambino vessato dai coetanei e con una famiglia abbastanza disastrata alle spalle. Una sera incontra Eli, la sua nuova vicina di casa, all'apparenza una bambina come lui, che in realtà è una vampira trasferitasi col servitore, che per procurarle il sangue si lascia maldestramente alle spalle qualche cadavere. Tra i due ragazzi nasce una difficile amicizia, che piano piano si fa sempre più profonda e pericolosa..
Dimenticate Twilight, dimenticate per un istante tutti i ridondanti horror americani e immergetevi nella deliziosa atmosfera di questa pellicola, delicata come un fiocco di neve, fatta di silenzi ed immagini particolari, arrivata da una nazione che, paradossalmente, è molto più vicina degli Stati Uniti ma è talmente poco conosciuta da risultare praticamente aliena. Lasciami entrare racconta una storia più umana che horror, trattando con delicatezza temi come la solitudine, la diversità, la paura di crescere, il difficile rapporto tra figli e genitori separati. Lo fa senza scadere in sensazionalismo, scene troppo gore o inverosimili, immagini scioccanti (le poche morti del film vengono riprese da lontano, o mostrate solo in parte, lasciandole spesso all'immaginazione dello spettatore) o altri "trucchi del mestiere", e ci cattura grazie all'inquietante e triste sguardo della bambina protagonista.
Sicuramente, eventuali detrattori potrebbero trovarlo enormemente noioso. A me invece è piaciuto molto anche per il coraggio dell'adattamento cinematografico, perché il regista e lo sceneggiatore hanno eliminato molti aspetti della trama, presenti nel libro, che avrebbero attirato molto più l'attenzione: il cadavere vampiro che diventa lo spauracchio dell'intera cittadina, la palese pedofilia del servo di Eli che le resta accanto solo per poter avere il suo corpo in cambio, il passato della stessa vampiretta che rivela un segreto sconcertante e che rende la storia d'amore tra lei e Oskar decisamente non convenzionale (sebbene l'immagine di cosa Eli nasconda sotto la gonna dia già di per sé un'idea di ciò che viene meglio specificato nel libro). L'unica pecca è che i personaggi di contorno, come il branco di "fannulloni" che passano le loro ore nel bar del paese, diventano delle macchiette facilmente sacrificabili, e allo stesso modo il triste destino di Virginia e del suo amante non viene sentito come meriterebbe. Nonostante questo, però, Lasciami entrare è un sano ritorno ad un cinema "vampirico" dove i succhiasangue sono affascinanti ma non "bellissimi" e dove la malinconia e il sangue la fanno da padrone. Consigliatissimo.
Tomas Alfredson è il regista della pellicola. Svedese, è praticamente sconosciuto in Italia visto che questo è il primo film da lui girato ad avere avuto un successo internazionale. Ha 45 anni e un film in uscita.
Kare Hedebrant interpreta Oskar, il suo primo ruolo in un film. Svedese, ha 15 anni e un film in uscita.
Lina Leandersson interpreta Eli. Per ora Lasciami entrare è il suo primo ed unico film. Anche lei è Svedese e anche lei ha 15 anni.
Purtroppo, anche Lasciami entrare è stato preso nelle grinfie della distribuzione americana che ha deciso di trarne un remake. Let Me In uscirà ad ottobre negli states, e già dal trailer si capisce che sarà molto più fracassone e banale dell'originale; l'unica cosa buona è che ad interpretare Eli sarà la giovane Chloe Moretz, già Hit Girl in Kick Ass, e tra gli altri interpreti figurano Richard Jenkins ed Elias Koteas. Nel dubbio, meglio sempre guardare gli originali, mi raccomando, ma se volete un paragone vi lascio con il trailer di questo remake. ENJOY!
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