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venerdì 10 gennaio 2025

2025 Horror Challenge: Bodies, Bodies, Bodies (2022) e The Boy - La maledizione di Brahms (2020)

Nonostante l'anno scorso abbia fallito malissimo, ho deciso di riprovare, anche per il 2025, questa Horror Challenge di Letterboxd, perché la precedente mi aveva dato molte soddisfazioni, nonostante la mia impossibilità a finirla. L'idea sarebbe pubblicare un post alla settimana, ma a causa di festività e Golden Globes la prima settimana di gennaio è già andata, quindi ho scelto di accorpare, per pignoleria, i primi due film. ENJOY!


1. L'horror più popolare nella tua wishlist: Bodies, Bodies, Bodies di Halina Rejin

Tra una cosa e l'altra, non ero riuscita a guardarlo nel 2023 ed era rimasto lì, perso nella miriade di titoli della mia wishlist. E pensare che è stato prodotto dalla A24, casa alla quale, solitamente, do la massima priorità. A onor del vero, non si è rivelato uno di quei film da recuperare a tutti i costi, anche se io mi sono divertita moltissimo a guardarlo. Bodies, Bodies, Bodies è un teen horror basato sul gioco omonimo, quello che da bambini facevamo con le carte e chiamavamo "Killer", in cui una persona è l'assassino e gli altri le vittime che devono indovinarne l'identità (noi avevamo anche il detective tra i personaggi, mi pare che qui invece non ci sia). Come da prassi, un gioco innocente condotto durante una serata di tempesta, all'interno di un'enorme casa, diventa la base per tirare fuori scazzi accumulati nel tempo, reciproche invidie, tradimenti, insomma, tutto quello che può far uscire di testa un gruppo di Gen X falsi come i soldi del Monopoli, per la maggior parte ricchi ed annoiati. L'aspetto assai divertente di Bodies, Bodies, Bodies, oltre al finale da applauso, è la perfidia con la quale la sceneggiatura bolla i personaggi (anche quelli in apparenza "positivi") come delle superficiali minchie di mare egocentriche, asservite al Dio cellulare e al linguaggio da social, tanto che ogni dialogo sembra preso di peso da pagine blog, deliri da ticktockers e frasi fatte da instagrammer. Niente male, per un film che era nato come un semplice slasher e la cui sceneggiatura è stata rimaneggiata pesantemente, per risultare meno banale. Bella la regia, bellissimo l'utilizzo creativo delle luci artificiali (cellulari e braccialetti al neon) e interessante il cast, all'interno del quale spicca la sempre adorabile Rachel Sennott, che si mangia il resto dei colleghi non solo in un monologo da antologia, ma in ogni scena in cui compare. Se vi piace il genere teen, e non temete di sentirvi dei boomer senza speranza, potreste divertirvi parecchio. 


Al momento, lo trovate ancora a noleggio su Prime e Apple TV. 
Se Bodies, Bodies, Bodies vi fosse piaciuto recuperate le fonti di ispirazione dichiarate della regista, come Le ieneSchegge di follia e Kids, aggiungendo anche Sissy.


2. L'horror col voto più basso nella tua wishlist: The Boy - La maledizione di Brahms di William Brent Bell

Non so neppure come mai fosse in wishlist, visto che non ritengo il precedente The Boy particolarmente memorabile, ma tant'è. Prima di affrontare La maledizione di Brahms non l'ho neppure riguardato ma, tra Wikipedia e la mia recensione dell'epoca, qualcosa è tornato alla memoria, quanto basta per ritenere il sequel una paraculata che si gira un po' come vuole i presupposti del primo, non disprezzabile film. Al quale,  La maledizione di Brahms, pur non essendo orribile come molti vorrebbero far credere, non è degno nemmeno di allacciare le scarpe. Trattasi infatti di ennesimo, banale film a base di pupazzi demoniaci che tentano di traviare un povero pargolo già traumatizzato da una famiglia composta da padre clueless e madre inaffidabile, tra l'altro dotata dell'"espressività" della dawsoniana Joey. Brahms, col suo sembiante tremendo, mette sempre ansia, ma il body count è bassissimo, così come il livello di tensione o la preoccupazione per il destino dei protagonisti. La cosa peggiore, però, è che La maledizione di Brahms non sfrutta né le potenzialità della bellissima villa che era il fiore all'occhiello del suo predecessore, né l'ambientazione inglese, tanto che persino Ralph Ineson risulta sprecato. Non sarà il film peggiore che ho visto nella mia vita, ma rimane comunque un horrorino senza infamia e senza lode, che, nonostante la durata brevissima, mi ha anche fatto calare un po' la palpebra.


Al momento, il film non è disponibile nei servizi streaming italiani. 
Se The Boy - La maledizione di Brahms vi fosse piaciuto recuperate The Boy, anche se non è indispensabile ai fini della comprensione del sequel, e i film della serie Annabelle




martedì 20 febbraio 2024

Lord of Misrule (2023)

Il sesto suggerimento della challenge HorrorX52 su Letterboxd diceva di guardare un film consigliato online. La scelta è caduta così sul recente Lord of Misrule, diretto nel 2023 dal regista William Brent Bell, visto che la mia homepage Facebook era zeppa di post a tema.


Trama: il giorno della festa del raccolto, la figlia di Rebecca, ministro della chiesa locale, scompare misteriosamente. Le indagini della donna riveleranno il cupo passato della cittadina in cui si è trasferita da poco...


Potrei sbagliare ma, al momento, il 2024 horror mi è sembrato privo di uscite di spessore. Gennaio è passato praticamente senza horror, febbraio comincia all'insegna di questo Lord of Misrule che è un folk horror dalle grandi ambizioni e dalla resa fiacca. Non che da William Brent Bell mi aspettassi un nuovo Midsommar, ma fare male con antichi riti pagani e una cittadina con un piede nel cristianesimo e uno nella superstizione è maledettamente difficile. Infatti, Lord of Misrule non è orribile, è solo un'occasione mancata con problemi di ritmo. In un paesino inglese, la figlia del nuovo vicario viene eletta angelo del raccolto e, prima della fine della festa, scompare nei boschi. La madre, più di chiunque altro, si impegna a cercarla, anche perché nottetempo la bambina le compare all'interno di incubi sempre più inquietanti; in parallelo, il paesino viene scosso da strani eventi, mentre un passato accantonato (ma mai dimenticato, come dimostrano i simboli pagani disseminati in ogni dove) si sovrappone al presente in maniera sempre più insistente. Lord of Misrule inizia nella maniera migliore possibile. Ci sono bambini innocenti affascinati da simboli e rituali che invece non lo sono poi tanto, c'è una festa di paese dove il cosiddetto Lord of Misrule viene evocato per cacciare Gallowgog, un'entità pronta a distruggere il raccolto e la prosperità dei cittadini, c'è un'atmosfera generale di segreti e minacce neppure tanto sottili, nata dalla contrapposizione tra la religiosità della protagonista e la natura pagana di ciò che si nasconde dietro la scomparsa della figlia. Lo spettatore mediamente scafato, dopo 10 minuti ha già capito che gli amichevoli abitanti del paese lo sono solo di facciata, il problema è che William Brent Bell non è in grado di costruire la tensione né veicolare l'inquietudine derivante dall'"ignoranza" della protagonista e dalla presenza di occhi che tengono costantemente d'occhio le sue mosse. 


Il ritmo di Lord of Misrule si ammoscia nelle inconcludenti indagini di Rebecca, tra una sequenza onirica e un'infinita serie di salotti o cucine di campagna in cui la protagonista fa domande ai vari abitanti prima di tornare nei boschi, in un'affannosa ricerca che si concretizza in un finale ambiguo eppure, nonostante ciò, anch'esso ampiamente prevedibile. Parrebbe quasi che Lord of Misrule punti più su apparenze e suggestioni, come se il regista avesse voluto girare un folk horror e si fosse letto un bignami del genere, ma senza accompagnare una trama di sostanza ad immagini che, lasciate a sé stesse, diventano evanescenti quanto il fienile nero dove si svolge il finale del film. Probabilmente la fiacchezza di Lord of Misrule deriva anche da un casting poco azzeccato. Tuppence Middleton non è particolarmente carismatica, anzi, sembra spesso la povera Enoiósa quando chiedeva costantemente "Dov'è mia sorella? Dovè mia sorella?" e le dinamiche tra il personaggio di Rebecca e suo marito sono talmente forzate da privare il film anche di quel disagio derivante da un rapporto che si sgretola; la piccola Evie Templeton pare perennemente addormentata, Matt Stokoe sa di poco, Ralph Ineson ci mette tutto l'impegno del mondo a risultare inquietante ma la sceneggiatura lo fa perdere nell'ennesima serie di immagini disturbanti fini a sé stesse, quindi ci sono giusto un paio di spaventevoli vecchie a salvare la baracca, e un'altra mocciosa che chiama schiaffi fin dalla prima inquadratura. Non male il Gallowgog versione "spirito", così come le scenografie, i costumi e la musica, accompagnati da un'interessante divisione del film in quattro capitoli/simboli, ma è un po' poco per salvare Lord of Misrule dall'immediato oblio.


Del regista William Brent Bell ho già parlato QUITuppence Middleton (Rebecca Holland) e Ralph Ineson (Jocelyn Abney) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Lord of Misrule vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, The Wicker Man e Midsommar. ENJOY!

venerdì 19 maggio 2023

Orphan: First Kill (2022)

Dopo essermi preparata riguardando Orphan, in occasione dell'uscita in DVD e Blu-Ray per la Midnight Factory ho recuperato anche Orphan: First Kill, diretto dal regista William Brent Bell. SEGUONO SPOILER SUL PRIMO ORPHAN COME SE PIOVESSERO, spettatori avvisati mezzi salvati, ché non è detto l'abbiate visto già tutti. Fermatevi già qui, recuperate Orphan e poi ne riparliamo.


Trama: Leena fugge dall'ospedale psichiatrico in cui è rinchiusa e arriva in America, fingendosi la figlia scomparsa una facoltosa famiglia.


Nel 2009 usciva al cinema Orphan, un thriller horror che, nonostante l'assurdità che costituiva il nucleo della trama, funzionava benissimo in virtù della padronanza di Jaume Collet Serra, fine conoscitore dei meccanismi del genere, e delle due attrici principali, l'allora dodicenne (ma probabilmente era anche più piccola quando il film è stato girato) Isabelle Fuhrman e la stupenda, umanissima Vera Farmiga. Poiché  Esther, la demoniaca bambina protagonista, andava incontro sul finale ad un destino "abbastanza" definitivo, per far tornare il mostrino dopo la bellezza di tredici anni era necessario o compiere vergognosamente il salto dello squalo tirando fuori il bastoncino Findus dal lago ghiacciato, oppure girare un prequel che andasse a tapullare un buco presente in Orphan, ovvero raccontare agli spettatori come avesse fatto Leena, paziente di un manicomio estone, a finire in un orfanotrofio americano. I realizzatori di First Kill hanno scelto il secondo approccio, tenendo da conto che l'effetto sorpresa legato alla vera natura di Leena/Esther era già andato perduto nel primo film; la prima parte di First Kill gioca quindi a carte scoperte, mettendo in scena tutta la pericolosità della protagonista, la sua follia e la sete di sangue che non risparmia nessuno, e la pellicola prosegue alzando ulteriormente la posta, nel tentativo di non realizzare una copia conforme del primo capitolo del dittico. Il risultato, almeno a livello di trama, è un film ancora più sfrontato del precedente, che infila un colpo di scena totalmente inaspettato e, a patto di stare al gioco, regala un'ora e mezza di divertimento molto anni '80, come quando da ragazzini guardavamo quei thriller dalle trame assurde senza stare tanto a spaccare il capello spacciandoci per cinèfili dell'internet: il successo di First Kill dipende interamente dalla voglia dello spettatore di rilassarsi e farsi due risate, accogliendo gioiosamente ogni esagerazione e persino la critica di grana grossa a un certo tipo di élite, consapevoli che film "ignoranti" come questo ormai raramente vengono girati.


Messa da parte la trama, passiamo al vero scoglio dell'intera operazione. L'enorme colpo di scena di Orphan funzionava perché la Fuhrman era una bambina. Sul finale, il make up le conferiva lineamenti più adulti senza esagerare e bastavano anche solo due denti finti e marci per rivelare allo spettatore sconvolto il terrificante segreto della protagonista. Oggi la Fuhrman ha 25 anni e, nonostante non sia decrepita (ha sempre 15 anni meno di me, maledetta), i suoi lineamenti sono innegabilmente "squadrati", molto meno morbidi della bambina dell'epoca, per non parlare dello sguardo; interviste al cast confermano che, per ringiovanirla, non è stata usata CGI ma solo buon vecchio make-up, e per quanto mi riguarda posso dire che in alcune sequenze il risultato non è granché (non faccio la sborona, gente. A un certo punto Mirco, che non aveva mai visto Orphan, mi ha chiesto perché hanno scritturato una vecchia per interpretare una bambina). Guardando al risultato complessivo e tenendo conto delle difficoltà, mi viene comunque da dire chapeau. Con l'ausilio di zeppe, controfigure per i campi lunghi e inquadrature furbe, devo dire che le discrepanze sono minime e probabilmente derivano solo dalla mia voglia di far le pulci a tutti i costi, senza contare che la Fuhrman non ha perso talento, anzi. A dirla tutta, l'unico vero difetto di Orphan: First Kill, a parte il fatto che Willam Brent Bell si appoggia anche troppo alle scelte estetiche di chi lo ha preceduto (ma, come ho detto, gli va riconosciuta molta abilità nello scegliere le inquadrature adatte), è un cast di comprimari assolutamente inadatto a fungere da spalla alla protagonista, con attori moscerelli e poco carismatici che fanno rimpiangere quelli che li hanno preceduti. A parte questo, Orphan: First Kill è un film simpatico di cui vi consiglio la visione, a patto di guardare prima Orphan, ça va sans dire!


Del regista William Brent Bell ho già parlato QUI mentre Isabelle Fuhrman (Esther/Leena) la trovate QUA

Julia Stiles interpreta Tricia Albright. Americana, la ricordo per film come L'ombra del diavolo, 10 cose che odio di te,  Save the Last Dance, Omen - Il presagio e serie quali Dexter. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 41 anni. 


Rossif Sutherland interpreta Allen Albright. Canadese, figlio di Donald Sutherland, ha partecipato a film come Hellions, Possessor e a serie quali E.R. Medici in prima linea. Anche compositore e produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate Orphan, che va rigorosamente guardato PRIMA, nonostante First Kill sia un prequel. ENJOY!

venerdì 20 maggio 2016

The Boy (2016)

Ultima degli ultimi (in più di un senso visto che credo di essere l'unica ad esserlo andata a vedere al cinema), martedì ho guardato The Boy, del regista William Brent Bell.


Trama: Greta è una ragazza americana che si reca in Inghilterra per lavorare come babysitter alle dipendenze di una ricchissima famiglia. I problemi sorgono quando il bambino da accudire si rivela una bambola di porcellana, la cui cura è governata da strettissime regole...



Forse dovrei considerare la chiusura del Bollalmanacco. No, non è uno sfogo dovuto alla mancanza di commenti, lettori o quant'altro ma semplicemente alla mancanza di memoria. Alla fine della recensione di Le metamorfosi del male avevo scritto "Ormai il nome William Brent Bell l'ho segnato sull'agenda nera degli indesiderati e confido non mi farà mai più fessa". Infatti sono subito corsa al cinema a vedere The Boy, fresca come un quarto di pollo. Fortunatamente la mia dabbenaggine stavolta non è stata punita o, meglio, non come avrei meritato, in quanto The Boy non è un film orribile come L'altra faccia del diavolo o insignificante come Le metamorfosi del male, bensì un prodottino simpatico che si lascia guardare dall'inizio alla fine. Ovviamente, chi legge da un po' di tempo il blog sa benissimo che la mia opinione è viziata da un atavico terrore nei confronti di bambole, pupazzi, clown e affini, fobia che mi ha quasi portata alla morte durante il primo tempo del film (mai ho benedetto tanto la scelta di rimettere l'intervallo!), alla fine del quale ho letteralmente chiesto pietà all'amico Ale sussurrando "Ale, io me ne vado! Non ce la faccio più!"; d'altronde, il maledetto Brahms, questo il nome del bambolotto, fa percepire la sua presenza incombente anche quando non è inquadrato e l'intera prima parte del film è giocata interamente sul mistero che lo circonda, sulle regole da seguire pedissequamente per non incorrere nella sua ira e sulla condizione solitaria della bambinaia Greta, straniera in terra straniera e per di più in fuga da una situazione familiare a dir poco cupa. La seconda parte è più "tranquilla" e mi ha lasciata pressoché indenne, anche perché Greta fortunatamente comincia ad assecondare il pupazzo e viene trattata bene di rimando, senza contare che nella testa dello spettatore mediamente scafato potrebbe cominciare a farsi strada tutta una serie di ipotesi capaci di mettere in discussione ciò che viene mostrato all'interno del film. E più non dimandate.


Si diceva, William Brent Bell. Il regista ha fortunatamente scelto di abbandonare lo stile found footage per abbracciare un più anonimo ma sicuramente molto più piacevole approccio classico; niente telecamere nascoste, per intenderci, che in casa di Brahms non arriva nemmeno il WI-FI, ma comunque tante soggettive ad altezza bambolotto, riprese ad ampio respiro tipiche degli horror a tema "casa infestata" e parecchi omaggi a gente del calibro di Carpenter e della bonanima di Wes Craven, soprattutto nella seconda parte del film. L'ambientazione, per chi come me ama l'Inghilterra e le vecchie magioni nobiliari, è uno dei punti forti del film, con scenografie che ricreano alla perfezione il senso di isolamento e solitario terrore a cui viene sottoposta la protagonista, grazie anche ad un valido utilizzo di specchi, porte, soffitte e quant'altro possa servire a nascondere eventuali presenze malevole agli occhi dei personaggi e dello spettatore. Neanche a dirlo, il punto debole del film, al di là di una storia che può convincere come no, dipende come al solito dall'occhio di chi guarda, sono invece gli attori; presenze anonime dalla personalità appena abbozzata (il garzone sarà anche simpatico ma è fastidioso come una zanzara mentre il fidanzato manesco sarebbe da appendere al muro subito), non ce n'è uno che rischi di rimanere impresso nella memoria dello spettatore, nemmeno la bellissima Lauren Cohan la quale, perlomeno, ha la fortuna di godere di un minimo di approfondimento psicologico, per quanto trito e ritrito. D'altronde, il vero protagonista del film è il bambolotto Brahms, con quella faccia già inquietante di suo che i realizzatori sono riusciti a rendere ancora più terrificante grazie ad abili giochi di luce in grado di infondergli una strana, impenetrabile e malvagia espressività (se fossi stata in Greta avrei rifiutato il lavoro per principio, ovviamente), quindi se avete paura di questo genere di film come la sottoscritta potreste anche apprezzare. Diciamo che stavolta Bell è riuscito a non farsi schifare come in passato ma, tanto, chi se ne frega: probabilmente la prossima volta avrò di nuovo dimenticato il suo nome!


Del regista William Brent Bell ho già parlato QUI.

Lauren Cohan interpreta Greta Evans. Americana, la ricordo innanzitutto per il ruolo di Maggie Greene nella serie The Walking Dead, inoltre ha partecipato a film come Batman vs Superman: Dawn of Justice e ad altre serie come Supernatural, Beautiful, CSI: NY e Cold Case. Ha 34 anni e un film in uscita.


Per la serie "dove l'ho già visto": Rupert Evans, che interpreta Malcom, era l'agente che diventava il "babysitter" di Hellboy nel primo film dedicato alla creatura di Mike Mignola. Detto questo, se The Boy vi fosse piaciuto recuperate La bambola assassina, Dolls, L'evocazione - The Conjuring e anche La casa nera. ENJOY!

venerdì 12 dicembre 2014

La metamorfosi del male (2013)

Il 2014 cinematografico verrà ricordato come l'anno del Male. Dopo Le origini del male, Liberaci dal male, Il riflesso del male e La stirpe del male arriva in extremis anche La metamorfosi del male (Wer), diretto e co- sceneggiato nel 2013 dal regista William Brent Bell. Guardarlo sarà stato un male?


Trama: in Francia, una famigliola di turisti viene attaccata nei boschi e brutalmente uccisa. Secondo la polizia il colpevole è il silenzioso, alto ed irsuto Talan ma la sua avvocatessa cerca in qualche modo di scagionarlo e scoprire cosa si nasconda dietro l'assoluta certezza dei poliziotti...


Avete presente la mancanza di infamia e la mancanza di lode? Forse il male, in senso cinematografico, potrebbe essere proprio questa carenza. Se così è, allora il film di William Brent Bell è il Male assoluto perché non è né tanto orribile da scatenare la mia ira funesta (come il precedente film del regista, l'orrendo L'altra faccia del diavolo) né tanto bello da poterlo consigliare a chicchessia, è semplicemente una pellicola che passa e va, da dimenticare mano a mano che i fotogrammi scorrono sullo schermo. La storia di Talan e della sua "condizione" è la scusa per portare al cinema l'ennesimo ibrido che mescola riprese consapevolmente "finte" a scorci catturati in soggettiva da telecamere maneggiate dai protagonisti o videocamere di sicurezza, uno pseudo-mockumentary che, come buona parte dei suoi fratelli, manca di una trama intrigante ed è prevedibile dall'inizio alla fine. A partire dal titolo originale lo spettatore sgamato ha già capito quale sarà il tema portante del film (nessuno spoiler in un Wer, come Werewolf), avrà già capito dopo pochi minuti dove porteranno i due twist inseriti ad hoc da un deus ex machina particolarmente svogliato ed arriverà alla conclusione di aver davanti il solito horror dove personaggi imbecilli fanno scelte discutibili che li porterà inevitabilmente alla rovina, senza troppe sorprese e, soprattutto, senza troppe inquietudini o spaventi.


Il problema aggiuntivo de La metamorfosi del male, infatti, è che lascia molto a desiderare nel reparto "paura" pur essendo abbastanza gore in alcuni punti. William Brent Bell adora le scene ad effetto, l'avevo già visto in L'altra faccia del diavolo, ma purtroppo per lui è un effetto moscio che lascia lo spettatore più perplesso che agitato; non mi frega nulla che tu concluda sempre le tue pellicole con un incidente cattivissimo che manda a gambe all'aria la telecamera, la tensione me la devi costruire, devi farmi arrivare impreparata al botto o all'artigliata, altrimenti puoi tranquillamente chiudere con un happy ending consolatorio perché i tempi della Strega di Blair, ahimé, sono passati. William Brent Bell aveva inoltre l'opportunità di creare un intrigante horror "giuridico" basato su una figura che, dopo Twilight, necessitava di riabilitazione tanto quanto il vampiro e se l'è lasciata scappare dalle mani; in effetti i primi minuti (nonostante i titoli di testa orribili) non sono male, soprattutto per chi come me ama le lingue può godere di un'interessantissima e coinvolgente babele di lingue ed accenti differenti, poi purtroppo la storia si "siede" e la commistione di generi cede il passo alla noia più bieca, anche per colpa di attori non all'altezza, ci mancherebbe. Ora, pare che il regista tornerà dietro la macchina da presa per dirigere un thriller sovrannaturale simile a The Conjuring dal titolo The Inhabitants (che probabilmente in Italia si chiamerà Gli inquilini del Male) e persino un segmento di un'antologia horror a cui parteciperanno anche Joe Dante, Xavier Gens e Timo Vuorensola dal titolo Fear Paris; passi il secondo, che sulla carta pare molto interessante, ma il primo film lo eviterò tranquillamente, perché ormai il nome William Brent Bell l'ho segnato sull'agenda nera degli indesiderati e confido non mi farà mai più fessa. Sipario.


Del regista e co-sceneggiatore William Brent Bell ho già parlato QUI. Di A.J. Cook (Kate Moore) e Simon Quaterman (Gavin Flemyng) ho parlato invece ai rispettivi link.

Sebastian Roché interpreta Klaus Pistor. Francese, ha partecipato a film come L'ultimo dei Mohicani, The Peacemaker, 15 minuti - Follia omicida a New York, La leggenda di Beowulf e a serie come Sex and the City, CSI - Scena del crimine, Streghe, Alias, 24, Supernatural e Criminal Minds; come doppiatore ha partecipato al film Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'Unicorno. Anche sceneggiatore, ha 50 anni e un film in uscita.


Vik Sahay (vero nome Vikram Sahay) interpreta Eric Sarin. Canadese, ha partecipato a film come Will Hunting - Genio ribelle, eXistenZ, American Pie: Ancora insieme e a serie come Chuck e Bones. Ha 43 anni e due film in uscita.


Se La metamorfosi del male vi fosse piaciuto potreste recuperare il pregevole Afflicted, altrimenti il già citato Liberaci dal male. ENJOY!

martedì 20 marzo 2012

L'altra faccia del diavolo (2012)

L’avevo detto che ieri sera sarei andata a vedere L’altra faccia del diavolo (The Devil Inside), mockumentary satanico del regista William Brent Bell. L’avevo detto, e perché nessuno mi ha fermata???


Trama: nel 1989, in America, Maria Rossi uccide tre persone e chiama la polizia. Viene arrestata e trasferita all’Ospedale Centrino di Roma. Vent’anni dopo, la figlia decide di provare a sé stessa e al mondo intero che la madre non era semplicemente pazza, bensì indemoniata, e tenta un esorcismo non autorizzato assieme a due preti e l’amico cameramen, con ovvie conseguenze…


L’altra faccia del diavolo è sicuramente quella da pirla, di chi buggera sprovveduti spettatori spillando soldi. Una faccia dimmerda, per dirla tutta. Come avrete capito, questo film è una boiata incredibile, girato veramente col chiulo, involontariamente esilarante a tratti e con un finale che meriterebbe il posto d’onore negli annali della minchiata. Avrei dovuto capirlo fin dai trailer che lo precedevano (Project X, The Dictator, American Reunion, tutti film demenziali aMMeregani, cosa c’entrano con un horror??) che mi sarei trovata davanti un film comico, però alla fine gli esorcismi sono fatti bene, specialmente il primo che è abbastanza impressionante e realistico, e l’attrice che interpreta Maria Rossi è bravina. Però le cose positive qui finiscono, e fortuna che il film dura “solo” un’ora e venti, sennò sai quanto altro schifo toccava buttar giù.


La cosa che, a dire il vero, mi ha dato fastidio fin dall’inizio è il senso costante di nausea che mi ha bloccato lo stomaco dopo soli dieci minuti. Adesso, capisco che L’altra faccia del diavolo è un mockumentary, ma non puoi permetterti di non inserire neppure un’inquadratura stabile! La figlia di Maria Rossi avrà anche scelto un cretino come collaboratore, ma mi pare che la sua intenzione fosse quella di girare un documentario; come cavolo fai a venderlo se il 90% delle immagini sembrano girate da un povero bambino spastico con una forma avanzata di Parkinson??? Insostenibile, già solo per questo non avrebbero dovuto nemmeno distribuire questa porcata. La seconda cosa che rende L’altra faccia del diavolo incredibilmente atroce è che i posseduti non fanno per niente paura, anzi, sono simpatici!! Sarei rimasta ore a sentire tutte le deliranti, sboccate, sciocche cretinate che gli sceneggiatori hanno messo loro in bocca, sempre meglio che ascoltare la figlia rompicoglioni di Maria Rossi, i deliri dei due pretini fighètti (apro una parentesi: all’inizio si dice che il Vaticano non ha aiutato la realizzazione del film. Grazie al razzo, non ho mai visto due preti, esorcisti o quel che sono, meno legati alla Chiesa di questi due. Mi stupisco che gli esorcismi precedenti avessero funzionato!!) o gli interventi “incisivi” del cameramen Michael, roba tipo “… …. Non so davvero cosa dire”. Anche io in effetti ho un po’ perso le parole, soprattutto per l’immagine che avete dato di Roma: piovosa, zeppa di maniaci che guardano il culo alle straniere, popolata da poliziotti assolutamente incompetenti, imbecilli e ignoranti persino per quanto riguarda le basilari norme di sicurezza e, infine, colma di ristoranti tipici: Irish pub e Sushi bar. Mavvaff…


Ma per fortuna, dopo l’esorcismo sulla povera Maria, il film ha una svolta! Sì, perché i demoni non sono uno, sono almeno quattro, e indovinate un po’ quello che potrebbe succedere? Su, non è nemmeno spoiler, lo dice persino la ridicola locandina italiana con la suora cieca (e NON indemoniata!) messa lì giusto per fare atmosfera: il male si diffonde. E come si diffonde! Se prima, infatti, il film poteva vantare qualche guizzo di imprevedibilità, da questo momento in poi ogni scena è telefonata, da quella esilarante del battesimo a quella del “omioddiononricordopiùcomefinisceilPadreNostroBANG!!!”, fino ad arrivare al finale. Aaah, che finalone!!! Immaginate, solo per un istante, che Freddy Krueger avesse deciso di vendicarsi dei figli dei suoi aguzzini riunendoli semplicemente in una baracca per dare loro fuoco, che Rosemary si fosse gettata dalla finestra dell’appartamento senza partorire, che i protagonisti di The Walking Dead avessero fatto una spedizione fino alla centrale nucleare più vicina e avessero scagliato sui morti viventi un’atomica; insomma, immaginate qualsiasi soluzione incredibilmente paracula per concludere un film che non sapete come finire. Non ci arriverete neppure lontanamente vicini. Insomma, tenetevi pure L’altra faccia del diavolo, io preferisco la solita, grazie.

William Brent Bell è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo terzo film come regista e sta per girarne un quarto.


Fernanda Andrade interpreta Isabella. Brasiliana, ha partecipato a serie come CSI: Miami, CSI: NY e Sons of Anarchy. Anche produttrice, ha 28 anni.


Simon Quarterman interpreta Padre Ben. Inglese, ha partecipato a film come Il re scorpione 2 – Il destino di un guerriero e a serie come Midsomer Murders. Ha un film in uscita.


Evan Helmuth interpreta Padre David. Americano, ha partecipato a Garfield: il film e a episodi delle serie Alias e CSI: NY. E’ anche produttore.


Fatta qualche ricerca su Internet, posso confermare che non esiste, a Roma, l’Ospedale Psichiatrico Criminale Centrino (ma centrino perché sta in centro, o centrino perché costringono i degenti a tricottare oggettini all’uncinetto?), però effettivamente le scuole per esorcisti esistono. Speriamo che non siano frequentate da imbecilli o pseudofighetti come in questo film. Ah, e non rimanete a guardare i lentissimi titoli di coda, magari sperando ci sia qualche colpo di scena dopo: una scritta in sovrimpressione vi dice solo che gli eventi relativi al caso Maria Rossi rimangono tuttora avvolti nel mistero, e di andare su questo sito (il solito fake pubblicitario...) per saperne di più. Io invece vi invito a stare alla larga dalle sale cinematografiche e affittarvi L’esorcista, Rosemary’s Baby, Il presagio, qualsiasi altro film a tema satanico che non sia questo. Mi ringrazierete. ENJOY!

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