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mercoledì 10 dicembre 2025

Vicious - I tre doni del male (2025)


Tra una cosa e l'altra, ho aspettato un po' per vederlo ma, finalmente, anch'io ho guardato Vicious - I tre doni del male (Vicious), diretto e sceneggiato dal regista Bryan Bertino.

Trama

Il giorno prima di un importante colloquio di lavoro, Polly riceve la visita di una donna misteriosa che, dopo averle affidato una scatola, le predice un destino di morte imminente...

Recensione

Vicious è stato schifato, sputato e dileggiato dalla maggior parte di quelli che lo hanno visto, tanto che a un certo punto ho voluto guardarlo apposta per capire quanto Bertino si fosse rincoglionito, a cadere così in basso. Spoiler: come al solito, la gente esagera e Vicious è un horror dignitoso, né più né meno di tanti altri. Non è l'opera migliore di Bertino, ma scorre "tranquilla" e fa il suo dovere, che poi è quello di inquietare, più che di spaventare, come molti dei suoi colleghi recenti. Vicious, infatti, è uno di quei film che usa l'orrore per veicolare un disagio comune, al quale spesso persino quelli che lo provano non riescono a dare un nome. E' la depressione di una persona comune, che magari non ha radici precise, però è lì, ad impedire una vita "normale", a costruire muri di rinunce che si traducono in un mero sopravvivere, o in un'inconsapevole attesa della morte, a zittire finalmente le insistenti domande di familiari, amici e conoscenti che non riescono a capire i motivi di una malattia così insidiosa. La protagonista di Vicious, Polly, è proprio in questa condizione. Non ha un lavoro, non ha prospettive, la famiglia la maneggia coi guanti perché "strana", e alla vigilia di un importante colloquio che dovrebbe portarla a riprendere le redini di una vita "normale", il destino le bussa alla porta in forma di vecchietta confusa. Impietosita, Polly la fa entrare, e la vecchia le lascia una scatola, dopo averle detto: "Tu stanotte morirai". Il segreto per non morire è mettere nella scatola tre cose: una cosa che odi, una cosa di cui hai bisogno, una cosa che ami. Per Polly comincia un'infinita ordalia, che probabilmente è ciò che ha fatto storcere il naso a più, perché Vicious non è un film sottile, ma la chiara metafora di un percorso che dovrebbe portare la protagonista a rendersi conto del valore di ciò che ha, e lottare per non perdere la vita nel modo peggiore. Nulla di nuovo sotto il sole, ma di Bertino a me piace il pessimismo, e qui ce n'è a palate, tanto che il finale sottolinea la natura infida della depressione, sempre prona ad una ricaduta, e anche la sua casualità, perché anche un'esistenza apparentemente perfetta può celare minuscole crepe in cui la malattia riesce ad intrufolarsi.

Il modo in cui è realizzato Vicious sottolinea anche la natura solitaria della malattia. Il film è ambientato in una casa enorme ma male illuminata, piena di anfratti bui, e quando Polly mette piede all'esterno, ciò che la accoglie è la desolazione di un quartiere innevato dove gli abitanti sono quasi tutti andati via per le feste di Natale, che per inciso è il periodo dell'anno in cui la depressione picchia ancora più forte. Attraverso la regia e la fotografia plumbea, Bertino crea un universo senza via d'uscita, all'interno del quale il terrore distorce ancor più le percezioni della protagonista, che si ritrova bloccata in un incubo di sensi di colpa e traumi, ovviamente materializzati in orrori tangibili. Alcune sequenze di Vicious, soprattutto quelle più fisiche, sono insostenibili e ammetto di aver distolto un paio di volte lo sguardo dallo schermo; viceversa, i jump scare sovrannaturali sono l'aspetto un po' più debole del film, anche a causa della solita CGI orribile, ma per fortuna poco utilizzata. La vera forza di Vicious, però, è l'interpretazione di Dakota Fanning. Ho scorso alcune recensioni che si pregiano di sottolineare come l'attrice sia monoespressiva, e mi viene un po' da dire grazie al cazzo, visto che la depressione prosciuga l'afflato vitale e ottunde le sensazioni di chi ne è vittima. Personalmente, a me è parso invece che la Fanning reggesse da sola l'intero film, coinvolgendo lo spettatore nel dramma di una persona di cui, obiettivamente, viene detto poco, e con la quale, inizialmente, risulta difficile empatizzare; nello sguardo e nei gesti della protagonista si leggono però fin da subito una confusione e una disperazione molto verosimili, che proseguendo col film si arricchiscono di sfumature dolorosamente umane, e più volte mi sono ritrovata col fiato mozzo, a pensare cosa metterei io nella scatola se mi capitasse una vecchietta alla porta, con una scatola misteriosa in mano. Mi spiace per le vecchiette bisognose, ma dopo Vicious in casa mia non entreranno più nemmeno le persone a me più vicine, perché potrebbero essere la fregatura di qualche demone stronzo. Se anche voi cercate una scusa per starvene un po' in pace nella solitudine di casa vostra, quindi, recuperate Vicious senza indugio e senza dare retta alla recensioni impietose.

Cast

Del regista e sceneggiatore Bryan Bertino ho già parlato QUI. Dakota Fanning, che interpreta Polly, la trovate QUA e QUI trovate Michael Abbott Jr., che presta la voce al padre di Polly.

domenica 22 novembre 2020

The Dark and the Wicked (2020)

Il Torino Film Festival versione online è cominciato col botto, almeno per me, grazie a The Dark and the Wicked, diretto e sceneggiato dal regista Bryan Bertino.

Trama: due fratelli tornano nella fattoria dove sono cresciuti per assistere agli ultimi giorni del padre morente. Costretti ad testimoniare ad un'altra tragedia, i due scopriranno che il luogo è preso d'assedio da un'entità malvagia...

Ormai  avrete capito che film horror ne guardo parecchi, quindi è naturale che, col tempo, quelli davvero capaci di spaventarmi siano diventati sempre meno. Diciamo che, ormai, ci sono tre cose che mi terrorizzano in un horror: la prima, la più superficiale, sono clown e bambole o marionette, che agiscono proprio a un livello di distruzione delle coronarie; la seconda sono le riprese all'infrarosso, che mi fanno immedesimare tantissimo in quelli che non vedono più una mazza e sono perseguitati da chissà quale orrore nascosto nel buio; la terza, e grazie Bryan Bertino per aver basato un intero film su questa sensazione, è l'ineluttabilità. Che non è quel pirla di Thanos che schiocca le dita e cancella metà della popolazione umana, ma quel senso di maledizione incombente e di tragedia inevitabile che era la caratteristica principale di The Grudge, dove non ti salvi dall'orrore, nemmeno se ti metti a pregare tutte le divinità del creato, se diventi buono e virtuoso, se provi ogni esorcismo conosciuto. Il terrore di qualcosa di ineluttabile ce l'abbiamo dentro ed è terribilmente reale. E' il dottore che ti dice che non c'è più nulla da fare, è vedere uno dei tuoi cari finire ricoverato in quella clinica Savonese che mi fa male solo nominarla, perché da lì non si esce, è il procrastinare, tra una medicina, un consulto medico, un tapullo casalingo e una caduta, l'inevitabile momento in cui dovrai portare la nonna in ospedale, anche se c'è una pandemia in corso, consapevole che non la rivedrai mai più. Questo solo per dare un'idea di cos'è successo in poco più di un anno. Ma torniamo all'orrore "fasullo". La storia di Louise e Michael è proprio, perdonatemi la liguritudine, la storia di un enorme "tapullo", una settimana di procrastinazione di un male che sogghigna e passa il tempo a fare il gesto dell'ombrello ai due poveracci e ai loro genitori. Quando i due fratelli arrivano alla fattoria dove sono nati e cresciuti, perché al padre resta poco da vivere, scoprono che la madre sta subendo non solo la solitudine e l'orrore della malattia del marito, ma che è anche perseguitata da qualcosa di oscuro che potrebbe essere solo nella sua mente, non fosse che, dopo un suicidio atroce, quel "qualcosa" sceglie di cominciare a torturare anche Louise e Michael. 


Fin dalle prime battute del film, Bryan Bertino non fa sconti all'orrore, di nessun genere. Innanzitutto c'è l'orrore della malattia, sia fisica che mentale, che trasforma persone conosciute e amate in estranei che non riusciamo ad amare completamente, forse perché ci mettono anche un po' a disagio, forse perché ci ricordano cosa rischiamo di diventare anche noi. Poi c'è l'orrore della solitudine e dell'impotenza, la prima diretta conseguenza di determinate scelte di vita che magari ci hanno portati lontani dalla famiglia oppure dell'orgoglio di voler cavarsela da soli, della vergogna che non vogliamo condividere neppure con chi amiamo, la seconda orripilata spettatrice di eventi impossibili da arginare: i personaggi sono destinati ad un destino incomprensibile e terrificante, davanti al quale non serve neppure la fuga e, ancor peggio, davanti al quale non c'è logica che tenga. Perché l'entità ha deciso di accanirsi contro i protagonisti? Eh, sarebbe come chiedersi perché certe persone arrivano sane ad età centenarie mentre altre muoiono nel fiore degli anni di malattie orribili, senza che ciò dipenda dalla natura del loro carattere o delle opere che hanno realizzato in vita. Se non bastasse tutto questo a mettere ansia, Bertino aggiunge i più terrificanti topoi horror legati al genere demoniaco, che uniti alla generale sensazione di isolamento claustrofobico data da luoghi che potrebbero essere anche suggestivi se non fossero così dannatamente distanti da qualsiasi forma di civiltà urbana, contribuiscono ad annichilire lo spettatore, lasciandolo sulla poltrona tremante di paura e sconfitto da una depressione strisciante. A novembre secondo voi si può dire "horror dell'anno" o pare brutto?


Del regista e sceneggiatore Bryan Bertino ho già parlato QUI.

Marin Ireland interpreta Louise. Americana, ha partecipato a film come La famiglia Fang, Hell or High Water e The Irishman. Ha 41 anni e un film in uscita. 

Michael Abbott Jr. interpreta Michael. Americano, ha partecipato a film come Mud, Loving e a serie quali Daredevil e Fear the Walking Dead. Anche produttore e regista, ha 42 anni e due film in uscita. 

Xander Berkeley interpreta il prete. Americano, ha partecipato a film come L'albero del male, Terminator 2 - Il giorno del giudizio, Candyman - Terrore dietro lo specchio, Codice d'onore, Apollo 13, Heat - La sfida, The Rock, Air Force One, Gattaca - La porta dell'universo, Pallottole cinesi, Kick-Ass e a serie quali MASH, L'incredibile Hulk, A-Team, Visitors, Ai confini della realtà, Moonlighting, Miami Vice, X-Files, Roswell, Nash Bridges, E.R. Medici in prima linea, 24, CSI - Scena del crimine, Bones, Criminal Minds, Medium e The Walking Dead; come doppiatore ha lavorato per Gargoyles e Johnny Bravo. Anche produttore, ha 65 anni e due film in uscita. 



venerdì 20 gennaio 2017

The Monster (2016)

Prima che il 2016 finisse ero riuscita a vedere un altro degli horror che sono finiti nella classifica horror di fine anno di Lucia, ovvero The Monster, diretto e sceneggiato da Bryan Bertino, ma a causa della mia solita lentezza riesco a parlarne solo ora.


Trama: una madre e una figlia rimangono in panne dopo un incidente, solo per venire cacciate da un terrificante mostro nascosto nei boschi.



Il mio primo e unico impatto con Bryan Bertino era stato quel terrificante The Strangers che ancora oggi non ho il coraggio di riguardare per l'ansia che mi aveva messo addosso, cosa che gli aveva conseguentemente guadagnato il mio odio eterno. Anche per questo, onestamente, non sapevo neppure che avesse diretto Mockingbird - In diretta dall'inferno che, dalla trama, mi pare superficialmente simile all'opera prima del regista e sceneggiatore, mentre con The Monster questo losco figuro ha scelto di abbandonare l'insicurezza delle quattro mura per sbattere le due povere protagoniste in mezzo alla wilderness più nera, dove stanno nascosti quei mostri che, di regola, non dovrebbero neppure esistere. L'ambiente "aperto" non ha reso meno angoscianti i suoi film, questo è certo, ma perlomeno stavolta non ho odiato Bertino, anzi, gli ho persino voluto bene. The Monster racconta infatti di una piccola famiglia allo sfascio, all'interno della quale la piccola Lizzy è costretta a sopportare la presenza di una giovane madre ubriacona, sboccata e fancazzista che passa le giornate a sbevazzare e dormire, quando non è impegnata a piagnucolare per l'ennesimo fidanzato redneck che la tratta male. Il punto di vista iniziale, quello da cui veniamo condizionati, è quello di Lizzy. Non possiamo fare altro che provare pietà per questa ragazzina costretta a crescere in modo squilibrato (la vediamo curare, letteralmente, la madre come fosse lei l’adulta delle due, eppure non molla per un istante il cagnolino di pezza per il quale Lizzy è obiettivamente troppo grande, quasi fosse la sua coperta di Linus) e a un certo punto arriviamo ad odiare Kathy, giovane madre nervosa che è l'incarnazione stessa dell'autodistruzione, tanto che una parte di me quasi sperava che il mostro del titolo fosse un'estensione cronenberghiana della rabbia della bambina, pronta a reclamare tremenda vendetta. E invece The Monster si è rivelato molto più sfaccettato e crudele di così, perché nella realtà i sentimenti non sono mai netti e definiti. C'è la vergogna profonda di Kathy, accompagnata da un odio per sé stessa altrettanto profondo, un sentimento terribile che la spinge a gettare la spugna e a lasciare che la bambina la detesti, così da offrirle la chance di una vita migliore col padre, probabilmente risposato e benestante; c'è l'innocente amore di una bambina per la madre, ché un conto è pregare che la genitrice muoia e arrivare quasi a tagliarle la gola in un impeto di disperazione, un conto è vederla dilaniata dalle zanne di un mostro proprio nel momento in cui il suo amore materno si mette a brillare come una fiamma nel buio, mandando al diavolo ogni istinto di autoconservazione.


C'è ovviamente un mostro, anzi, IL mostro, per l'appunto. Che non ha un'origine o un perché, in quanto a noi non deve fregare nulla di come sia arrivato nei boschi di una parte di America non meglio definita. Gli incubi più terribili hanno mai un motivo? Solitamente no, soprattutto quando ci arrivano addosso inaspettati e crudeli e sconvolgono la nostra esistenza con accanimento e ferocia. La creatura di The Monster è terrificante nel vero senso della parola, un essere alieno zannuto ed artigliato che assicura almeno un paio di jump scare ma non l'ho trovato un elemento così importante della pellicola. A farmi riflettere ed apprezzare l'operazione di Bertino è piuttosto il modo in cui il regista e sceneggiatore sfrutta il mostro per sviscerare ancora di più la personalità delle protagoniste e il loro complicato rapporto, costringendole in una situazione senza via d’uscita e sotto la minaccia di un pericolo mortale, innescando in qualche modo un cambiamento in entrambe e, soprattutto, portando lo spettatore ad affezionarsi terribilmente alle due. Semplificando, si potrebbe dire che The Monster è la versione riveduta e (s)corretta di Cujo ma non è la stessa cosa: lì si trattava di una “cattiva moglie” di cui tuttavia non veniva mai messo in dubbio il ruolo di madre e di un bimbetto talmente piccino che l’empatia scattava in automatico, nel film di Bertino la natura positiva di madre e figlia non è così scontata. Ecco perché, per far funzionare un film simile, diventa indispensabile la bravura delle due attrici protagoniste, ancor più della validità dell’effetto speciale (per quanto apprezzabile ed artigianale, grazie a Dio). Zoe Kazan, giusto per rimanere in tema, è mostruosa, oltre che di una bellezza esagerata. Sarà anche un cliché ma ammetto di avere avuto il magone per un po’ durante i flashback che la vedono impegnata a rifiutare, inutilmente, la bottiglia, per poi ritrovarsi addormentata in bagno, abbracciata dalla figlioletta (qui fa tanto anche l’eleganza di Bertino, che consacra ai posteri una delle inquadrature più belle del 2016) e anche nelle scene più “action” la Kazan tira fuori una grinta tale da far venire voglia di vederla un po’ più spesso sul grande schermo. Altrettanto brava la giovane Ella Ballentine, capace di gestire al meglio il ruolo di ragazzina precocemente segnata dalla vita ma con un preoccupante lato infantile, sfaccettature psicologiche che, in mano ad attori meno capaci, rischierebbero di sconfinare nell’esageratamente patetico (per dire, è uno spasso vedere le due attrici urlarsi in faccia nella sequenza del garage ma fidatevi che il fuck you sussurrato dalla Ballentine alla fine spezza il cuore). Non è quindi un caso che The Monster sia finito in tante classifiche di fine anno stilate dagli appassionati di horror perché l’ultimo film di Bertino è davvero più di un semplice film di genere ed è sicuramente una splendida, sanguinosetta favola nera con la quale iniziare al meglio il 2017.  



Del regista e sceneggiatore Bryan Bertino ho già parlato QUI  e nello stesso link trovate anche Scott Speedman, che interpreta Roy.

Zoe Kazan interpreta Kathy. Americana, ha partecipato a film come Revolutionary Road, Ruby Sparks e a serie quali Medium. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 34 anni e due film in uscita.


Pur non avendo ancora visto Under the Shadow credo potrebbe essere un buon titolo da recuperare in caso The Monster vi fosse piaciuto. ENJOY!


sabato 3 gennaio 2009

The Strangers (2008)

Sotto le feste bisognerebbe andare a vedere i cartoni animati, Aldo Giovanni e Giacomo, i film per famiglie (non i cinepanettoni, per carità...) ma i pervertiti che fanno? Vanno a vedere gli horror, ovvio! E questo è successo ieri sera quando la mia migliore amica e il suo ragazzo mi hanno proposto The Strangers, del novellino Bryan Bertino.


La trama è semplicissima: due fidanzati in crisi decidono nonostante tutto di passare la notte nella casa di campagna di lui. Intorno alle 4 di notte cominciano a venire assillati da tre loschi figuri con delle maschere a nascondere i volti. Inizia così un devastante gioco tra gatto e topo fino all'inevitabile e truculento finale...


Allora premesso che io riesco a sostenere dal più truculento degli Hostel al più infame dei Guinea Pig, ho comunque detestato questo film, perché è quanto di più inutilmente bastardo possa esserci al momento in programmazione. Al di là del fatto che pare sia tratto da una storia vera (non so come funzionano le leggi Americane in proposito ma io so per certo che non avrei mai dato il permesso di trasporre la mia storia sfigata in una pellicola simile) è privo di qualsivoglia ironia o elemento fantastico che ti può portare a pensare: ma che idiozia, non potrà mai succedere!


E' fin troppo facile immaginarsi, all'uscita del cinema, tre strepponcelli che decidono di comprarsi delle maschere e andare a "provare" l'ebbrezza di rompere le balle a due poveri cristi isolati per poi ucciderli. E sento già i più che diranno: è ovvio, ma può succedere per ogni horror. A mio avviso non è assolutamente vero, perché è assai difficile immedesimarsi in gente come Freddy, Jason, ecc. Persino film come Hostel sono talmente crudi ed improponibili nella realtà che giusto un deviato estremo potrebbe pensare di imitarli. E la differenza tra The Strangers e un film come Arancia Meccanica o persino Funny Games è data dall'assoluta mancanza di una riflessione sulla violenza mostrata, che non viene intesa né come filosofica scelta di libertà o ribellione rispetto agli schemi imposti, né come presa in giro dello spettatore "guardone" ma solo come stupido ed insensato rimedio alla noia. Alla domanda finale di Liv Tyler: "Perché lo fate? Perché noi??" la risposta della Bambolina è: "Perché eravate in casa". Allucinante eppure vero. Così come è allucinante pensare che questo sia uno dei miliardi di casi irrisolti in America, un massacro senza colpevoli che, puntualmente, la fanno franca e anzi, nella vita di tutti i giorni sono anche persone normali e persino credenti, come mostra l'ultima scena volutamente provocatoria quando i killer accettano i volantini di due ragazzini mormoni che invitano a redimersi dal peccato. "Così la prossima volta sarà più facile" dice una dei killer.


Per il resto, per carità... Nonostante la banalità della trama, la fotografia è eccellente, gli attori in parte, ci sono infarti in quantità industriale soprattutto grazie alla scelta di inserire tra le maschere un asettico sacco di iuta a mò di spaventapasseri, e persino una colonna sonora tra il country e l'assoluta assenza di suono che è praticamente perfetta. Se avete lo stomaco di vederlo, i miei auguri, Personalmente odio i divieti imposti, ma almeno un bel V.M. 14 ci stava tutto.

Bryan Bertino è il regista e sceneggiatore di questo film, che è la sua prima opera. Ha 31 anni e un altro horror in uscita a breve, Alone.


Liv Tyler interpreta Kristen. La famosissima figlia di Steven Tyler degli Aerosmith era un pò scomparsa dalle scene, ma ha partecipato a film come Rosso d'autunno, Io ballo da sola, Armageddon, la trilogia de Il signore degli anelli. Ha 31 anni.


Scott Speedman interpreta James, l'altra metà della coppia. Attore inglese trapiantato in Canada ha partecipato essenzialmente a telefilm come Piccoli Brividi e Felicity e a film come XXX 2 e Underworld: Evolution. Ha 33 anni e un film in uscita.


Vorrei svelare le identità dei tre idioti mascherati ma anche no! Vi lascio col trailer del film... ENJOY!

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