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venerdì 2 settembre 2022

Crimes of the Future (2022)

Quale gioia è stata, martedì, tornare finalmente al cinema per un film di David Cronenberg, quel Crimes of the Future che temevo non sarebbe mai stato distribuito in Italia, figuriamoci a Savona!


Trama: in un futuro prossimo ed inquinato, dove mutazioni corporee proliferano, due artisti sfruttano tecniche autoptiche per trasformare in performance i cambiamenti della carne...


Non rinnego quel che ho scritto all'inizio. Dove c'è Cronenberg c'è gioia, almeno per me. Purtroppo, stavolta c'è stata anche un po' di noia, ma lì la colpa è mia, causa stanchezza e orario di proiezione infame; mi sono ripromessa di riguardare al più presto Crimes of the Future, quindi questa, più che una recensione definitiva, è un tentativo di ragionare su ciò che ho visto e capito dopo una prima visione "superficiale", un reminder che rileggerò in futuro per ricordare l'esperienza. Di fatto, ho ritrovato in Crimes of the Future il Cronenberg viscerale, quello che amo fin dagli esordi, quello che i ragionamenti sulle mutazioni della carne te li sbatte in faccia, senza prendere vie traverse (per quanto interessanti) e psicologiche, come accadeva nelle sue opere recenti. Nel suo ultimo film la Nuova Carne ha vinto o, meglio, ha dimostrato di non poter venire controllata, perché l'uomo non è stato in grado di gestire l'ambiente e si è ritrovato a vivere su un pianeta inquinato dove, apparentemente, il progresso scientifico è comunque andato molto avanti (dolore ed infezioni sono quasi scomparse, delle macchine "organiche" aiutano le persone a dormire e mangiare, e questa è solo la punta dell'iceberg). Il risultato è che il corpo umano è impazzito e le persone hanno cominciato a produrre organi nuovi e sconosciuti, che i "poteri forti" cercano di controllare e catalogare in un'atmosfera di assoluto squallore che denota tutta l'arrogante impotenza delle autorità (in)competenti. All'interno di questo universo andato a male, due artisti sfruttano la proliferazione incontrollata di organi per le loro performance a base di chirurgia estrema; Saul Tenser è una fucina di nuovi organi e la sua assistente Caprice li tatua e li tira fuori dal corpo di lui nel corso di spettacoli che somigliano terribilmente a delle autopsie. In tutto questo, un'organizzazione sovversiva tenta di contrastare la morte e il decadimento dimostrando che i mutamenti (anche quelli artificiali) possono diventare ereditari e quindi naturali, consentendo all'uomo di adattarsi alle condizioni infelici che rischiano di spazzarlo via dalla faccia della terra.


Quanto sopra è ciò che ho capito relativamente alla trama, di cui ho dovuto farmi un mezzo riassunto perché sto diventando davvero tarda con l'età. Rileggendola, mi sono resa conto che, invecchiando, io mi sarò sicuramente rincoglionita ma il buon David ha abbracciato ancor più il pessimismo cosmico e consegna allo spettatore l'immagine di un'umanità senza possibilità di redenzione, fin dalle prime sequenze. Il bambino che gioca nelle acque limpide è la facciata che nasconde decadimento e morte, eros e thanatos sono indissolubilmente legati (o, meglio, "la chirurgia è il nuovo sesso"), le emozioni sono veicolate a stimoli fisici impensabili e l'inquinamento, gli elementi tossici che uccidono il pianeta diventano fonte di nutrimento e persino di commozione, sancendo definitivamente la vittoria e la supremazia all'interno del cerchio della (non) vita di tutto ciò che è "insano". Nei film precedenti c'era chi cercava di ribellarsi a un destino infausto, spesso fallendo miseramente ma almeno ci provava; in Crimes of the Future l'orrore è routine e chi cerca di mettere un freno ad esso è il vero "cattivo" della storia, spinto da oscuri motivi o da semplice desiderio di mantenere uno status quo. Lo stesso protagonista, Saul Tenser, è in balia di ciò che viene raccontato nel film e di ciò che avviene nel suo corpo, ben poco in grado di imporre la propria volontà a meno di non chiamare tale la trasformazione in "arte" di qualcosa che si illude di controllare; l'unica scelta che compie, in definitiva, è quella di arrendersi su un finale lasciato volutamente ambiguo, dopo un intero film in cui la reale sofferenza di un Viggo Mortensen incapace di stare dritto in piedi per più di qualche minuto (causa incidente accorso prima delle riprese) si unisce inestricabilmente al dolore di finzione provato dal suo personaggio e, per estensione, a quello del regista di cui Soul Tenser non è altro che un alter ego.


Cronenberg si dimostra, dunque, uno dei pochi registi (soprattutto horror) che ancora rimangono coerenti a se stessi dopo anni di carriera, un Autore a cui poco interessa il pubblico, preferendogli giustamente la possibilità di raccontare quel che vuole come vuole. Ciò detto, vado subito contro ai desideri di un Regista che amo, affermando convinta che avrei preferito un taglio (haha!) meno prolisso e dialogato, magari anche più incomprensibile, ma più viscerale e affascinante. Non che Crimes of the Future non lo sia, affascinante intendo, in un suo modo tutto perverso che continua a farmi arrossire come un'educanda ogni volta che Cronenberg riesce a trasmettermi chiaramente la sensualità dello schifo e a farmela capire ed apprezzare (ammetto pubblicamente che, per quanto gracchiante, sciancato e moscio, avrei consentito a Viggo di portarmi nel macchinario per autopsie e di farmi un po' quello che voleva)... però ho percepito anche troppa freddezza, troppo distacco, forse della ripetitività che, in alcuni momenti, è sfociata in una noia che, probabilmente, sono stata arrogante a provare (della serie: ah sì, i cambiamenti della carne, le perversioni, le solite cose "alla Cronenberg!") ma che è arrivata comunque, indesiderata come un nuovo organo sconosciuto. Come ho scritto prima, questi sono solo i miei personalissimi pensieri sconclusionati a fine visione: se volete delle recensioni serie e migliori, ne trovate QUI, QUI e QUI. Se, invece, volete godere dell'opera di uno degli ultimi veri Autori esistenti correte al cinema e ignorate la miopia dei distributori dementi, che piangono la morte della sala ma mai che facciano uscire un film in Italia prima che sia disponibile illegalmente ovunque già da mesi. 


Del regista e sceneggiatore David Cronenberg ho già parlato QUI. Viggo Mortensen (Saul Tenser), Léa Seydoux (Caprice), Scott Speedman (Lang Dotrice) e Kristen Stewart (Timlin) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Crimes of the Future vi fosse piaciuto recuperate Videodrome, eXistenZ, Crash e Inseparabili. ENJOY! 

mercoledì 24 luglio 2019

The Moth Diaries (2011)



Attirata dal nome della regista ho recuperato The Moth Diaries, diretto e sceneggiato nel 2011 da Mary Harron partendo dal romanzo omonimo di Rachel Klein.


Trama: Rebecca, ragazza segnata dal suicidio del padre, frequenta un esclusivo collegio femminile assieme a Lucy, la sua migliore amica. L'arrivo di una nuova studentessa, Ernessa, che si rivela particolarmente attaccata a Lucy, fa piombare Rebecca in un inquietante incubo...



The Moth Diaries è il tentativo di creare uno young adult un po' meno frivolo e più gotico rispetto ad altre opere del genere. Tenendo come costante riferimento Dracula e Carmilla, più volte citati all'interno del film, la storia si snoda seguendo le riflessioni sempre più inquiete (e sempre più allucinate) di Rebecca, ragazza reduce da un lutto pesantissimo che cerca rifugio all'interno di un collegio che non riconosce più. Le sue amiche sono tutte pronte ad affrontare nuove esperienze, in primis la perdita della verginità, non sono più così propense a portare avanti vecchie consuetudini e, quel che è peggio, la migliore amica Lucy viene affascinata da una studentessa appena arrivata, Ernessa. Quest'ultima è elegante, conosce le lingue e la poesia, sa suonare il pianoforte divinamente, viene accolta a braccia aperte da tutte nonostante le sue stranezze eccessive ma Rebecca vive la sua presenza come se la ragazza volesse rubarle il posto faticosamente conquistato nel corso degli anni, anche perché Lucy, a poco a poco, comincia ad allontanarsi da lei e a cambiare sempre più profondamente. Segnata dalla morte del padre poeta, la mente influenzata dalle lezioni dell'insegnante di letteratura, che prende in esame storie gotiche di vampiri, Rebecca arriva a convincersi che Ernessa sia una creatura sovrannaturale, un vampiro che si nutre non di sangue ma dell'essenza vitale delle sue vittime, e le sue convinzioni paiono avvalorate dal fatto che attorno a lei le persone cominciano a scomparire o morire, col risultato che Rebecca arriva a trovarsi sempre più isolata. La trama di The Moth Diaries prende quindi i tormenti tipici dell'adolescenza (terrore dei cambiamenti, ansia, prime pulsioni sessuali, gelosie, senso di inadeguatezza) e li inserisce in un'atmosfera gotica che opprime i personaggi, li rende ancora più insicuri e allucinati anche perché, se è vero che Rebecca è convintissima della natura vampirica di Ernessa e alcune sequenze parrebbero confermare la sua idea, ciò non toglie che potrebbe essere tutto frutto della sua mente e che il film sia girato seguendo il suo punto di vista distorto.


Sulla carta, tutto questo parrebbe molto interessante e, al solito, Mary Harron sguazza in questo genere di iconografia horror, soprattutto quando il protagonista è inaffidabile, soggetto a visioni in glorioso technicolor che mostrano fontane di sangue, eros e thanatos che si mescolano tra loro e miriadi di falene; inoltre, bisogna dire che Lily Cole, l'attrice che interpreta Ernessa, ha un viso particolarissimo ed elegante, perfetto per l'idea che si potrebbe avere di una vampira. Purtroppo, l'altro lato della medaglia è che The Moth Diaries è un film mollo, lento, fiaccato da un ennui che non spinge lo spettatore ad identificarsi o empatizzare con le protagoniste nemmeno per sbaglio. Dell'amicizia tra Rebecca e Lucy non viene accennato nulla, solo che le due sono migliori amiche, anche se basta la comparsa di Ernessa per far sì che Lucy cominci a odiare, dopo un secondo netto, la povera Rebecca; quest'ultima non è un personaggio particolarmente accattivante, né in bene né in male, sta lì a subire "cose" limitandosi a trascrivere tutta la sua insoddisfazione su un diario, all'interno del quale, per inciso, le falene c'entrano poco o nulla (sì, il giorno più felice della vita di Rebecca è stato quando ha visto una falena lunare assieme al padre ma, quindi? Per il resto non è che abbia chissà quale importanza...), e sia lei che le amichette che la circondano sono interpretate da attrici che sono la quintessenza della banalità. Con tutte le possibili suggestioni di erotismo, disagio e terrore che potevano derivare da un film simile, The Moth Diaries si concentra semplicemente su una messa in scena patinata diventando neanche un film sui vampiri, quanto piuttosto una ghost story noiosetta ambientata all'interno di un collegio zeppo di ragazzine scialbe. Molto, molto meglio riguardare (o recuperare) l'interessante Cracks, quello sì davvero inquietante oltre che molto affascinante.


Della regista e sceneggiatrice Mary Harron ho già parlato QUI. Sarah Bolger (Rebecca) e Scott Speedman (Mr.Davies) li trovate invece ai rispettivi link.

Sarah Gadon interpreta Lucy. Canadese, ha partecipato a film come A Dangerous Method, Dream House, Antiviral, Cosmopolis, The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro, Map to the Stars e a serie quali Nikita, Hai paura del buio?, 21.11.63 e True Detective. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 32 anni e un film in uscita.


venerdì 20 gennaio 2017

The Monster (2016)

Prima che il 2016 finisse ero riuscita a vedere un altro degli horror che sono finiti nella classifica horror di fine anno di Lucia, ovvero The Monster, diretto e sceneggiato da Bryan Bertino, ma a causa della mia solita lentezza riesco a parlarne solo ora.


Trama: una madre e una figlia rimangono in panne dopo un incidente, solo per venire cacciate da un terrificante mostro nascosto nei boschi.



Il mio primo e unico impatto con Bryan Bertino era stato quel terrificante The Strangers che ancora oggi non ho il coraggio di riguardare per l'ansia che mi aveva messo addosso, cosa che gli aveva conseguentemente guadagnato il mio odio eterno. Anche per questo, onestamente, non sapevo neppure che avesse diretto Mockingbird - In diretta dall'inferno che, dalla trama, mi pare superficialmente simile all'opera prima del regista e sceneggiatore, mentre con The Monster questo losco figuro ha scelto di abbandonare l'insicurezza delle quattro mura per sbattere le due povere protagoniste in mezzo alla wilderness più nera, dove stanno nascosti quei mostri che, di regola, non dovrebbero neppure esistere. L'ambiente "aperto" non ha reso meno angoscianti i suoi film, questo è certo, ma perlomeno stavolta non ho odiato Bertino, anzi, gli ho persino voluto bene. The Monster racconta infatti di una piccola famiglia allo sfascio, all'interno della quale la piccola Lizzy è costretta a sopportare la presenza di una giovane madre ubriacona, sboccata e fancazzista che passa le giornate a sbevazzare e dormire, quando non è impegnata a piagnucolare per l'ennesimo fidanzato redneck che la tratta male. Il punto di vista iniziale, quello da cui veniamo condizionati, è quello di Lizzy. Non possiamo fare altro che provare pietà per questa ragazzina costretta a crescere in modo squilibrato (la vediamo curare, letteralmente, la madre come fosse lei l’adulta delle due, eppure non molla per un istante il cagnolino di pezza per il quale Lizzy è obiettivamente troppo grande, quasi fosse la sua coperta di Linus) e a un certo punto arriviamo ad odiare Kathy, giovane madre nervosa che è l'incarnazione stessa dell'autodistruzione, tanto che una parte di me quasi sperava che il mostro del titolo fosse un'estensione cronenberghiana della rabbia della bambina, pronta a reclamare tremenda vendetta. E invece The Monster si è rivelato molto più sfaccettato e crudele di così, perché nella realtà i sentimenti non sono mai netti e definiti. C'è la vergogna profonda di Kathy, accompagnata da un odio per sé stessa altrettanto profondo, un sentimento terribile che la spinge a gettare la spugna e a lasciare che la bambina la detesti, così da offrirle la chance di una vita migliore col padre, probabilmente risposato e benestante; c'è l'innocente amore di una bambina per la madre, ché un conto è pregare che la genitrice muoia e arrivare quasi a tagliarle la gola in un impeto di disperazione, un conto è vederla dilaniata dalle zanne di un mostro proprio nel momento in cui il suo amore materno si mette a brillare come una fiamma nel buio, mandando al diavolo ogni istinto di autoconservazione.


C'è ovviamente un mostro, anzi, IL mostro, per l'appunto. Che non ha un'origine o un perché, in quanto a noi non deve fregare nulla di come sia arrivato nei boschi di una parte di America non meglio definita. Gli incubi più terribili hanno mai un motivo? Solitamente no, soprattutto quando ci arrivano addosso inaspettati e crudeli e sconvolgono la nostra esistenza con accanimento e ferocia. La creatura di The Monster è terrificante nel vero senso della parola, un essere alieno zannuto ed artigliato che assicura almeno un paio di jump scare ma non l'ho trovato un elemento così importante della pellicola. A farmi riflettere ed apprezzare l'operazione di Bertino è piuttosto il modo in cui il regista e sceneggiatore sfrutta il mostro per sviscerare ancora di più la personalità delle protagoniste e il loro complicato rapporto, costringendole in una situazione senza via d’uscita e sotto la minaccia di un pericolo mortale, innescando in qualche modo un cambiamento in entrambe e, soprattutto, portando lo spettatore ad affezionarsi terribilmente alle due. Semplificando, si potrebbe dire che The Monster è la versione riveduta e (s)corretta di Cujo ma non è la stessa cosa: lì si trattava di una “cattiva moglie” di cui tuttavia non veniva mai messo in dubbio il ruolo di madre e di un bimbetto talmente piccino che l’empatia scattava in automatico, nel film di Bertino la natura positiva di madre e figlia non è così scontata. Ecco perché, per far funzionare un film simile, diventa indispensabile la bravura delle due attrici protagoniste, ancor più della validità dell’effetto speciale (per quanto apprezzabile ed artigianale, grazie a Dio). Zoe Kazan, giusto per rimanere in tema, è mostruosa, oltre che di una bellezza esagerata. Sarà anche un cliché ma ammetto di avere avuto il magone per un po’ durante i flashback che la vedono impegnata a rifiutare, inutilmente, la bottiglia, per poi ritrovarsi addormentata in bagno, abbracciata dalla figlioletta (qui fa tanto anche l’eleganza di Bertino, che consacra ai posteri una delle inquadrature più belle del 2016) e anche nelle scene più “action” la Kazan tira fuori una grinta tale da far venire voglia di vederla un po’ più spesso sul grande schermo. Altrettanto brava la giovane Ella Ballentine, capace di gestire al meglio il ruolo di ragazzina precocemente segnata dalla vita ma con un preoccupante lato infantile, sfaccettature psicologiche che, in mano ad attori meno capaci, rischierebbero di sconfinare nell’esageratamente patetico (per dire, è uno spasso vedere le due attrici urlarsi in faccia nella sequenza del garage ma fidatevi che il fuck you sussurrato dalla Ballentine alla fine spezza il cuore). Non è quindi un caso che The Monster sia finito in tante classifiche di fine anno stilate dagli appassionati di horror perché l’ultimo film di Bertino è davvero più di un semplice film di genere ed è sicuramente una splendida, sanguinosetta favola nera con la quale iniziare al meglio il 2017.  



Del regista e sceneggiatore Bryan Bertino ho già parlato QUI  e nello stesso link trovate anche Scott Speedman, che interpreta Roy.

Zoe Kazan interpreta Kathy. Americana, ha partecipato a film come Revolutionary Road, Ruby Sparks e a serie quali Medium. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 34 anni e due film in uscita.


Pur non avendo ancora visto Under the Shadow credo potrebbe essere un buon titolo da recuperare in caso The Monster vi fosse piaciuto. ENJOY!


sabato 3 gennaio 2009

The Strangers (2008)

Sotto le feste bisognerebbe andare a vedere i cartoni animati, Aldo Giovanni e Giacomo, i film per famiglie (non i cinepanettoni, per carità...) ma i pervertiti che fanno? Vanno a vedere gli horror, ovvio! E questo è successo ieri sera quando la mia migliore amica e il suo ragazzo mi hanno proposto The Strangers, del novellino Bryan Bertino.


La trama è semplicissima: due fidanzati in crisi decidono nonostante tutto di passare la notte nella casa di campagna di lui. Intorno alle 4 di notte cominciano a venire assillati da tre loschi figuri con delle maschere a nascondere i volti. Inizia così un devastante gioco tra gatto e topo fino all'inevitabile e truculento finale...


Allora premesso che io riesco a sostenere dal più truculento degli Hostel al più infame dei Guinea Pig, ho comunque detestato questo film, perché è quanto di più inutilmente bastardo possa esserci al momento in programmazione. Al di là del fatto che pare sia tratto da una storia vera (non so come funzionano le leggi Americane in proposito ma io so per certo che non avrei mai dato il permesso di trasporre la mia storia sfigata in una pellicola simile) è privo di qualsivoglia ironia o elemento fantastico che ti può portare a pensare: ma che idiozia, non potrà mai succedere!


E' fin troppo facile immaginarsi, all'uscita del cinema, tre strepponcelli che decidono di comprarsi delle maschere e andare a "provare" l'ebbrezza di rompere le balle a due poveri cristi isolati per poi ucciderli. E sento già i più che diranno: è ovvio, ma può succedere per ogni horror. A mio avviso non è assolutamente vero, perché è assai difficile immedesimarsi in gente come Freddy, Jason, ecc. Persino film come Hostel sono talmente crudi ed improponibili nella realtà che giusto un deviato estremo potrebbe pensare di imitarli. E la differenza tra The Strangers e un film come Arancia Meccanica o persino Funny Games è data dall'assoluta mancanza di una riflessione sulla violenza mostrata, che non viene intesa né come filosofica scelta di libertà o ribellione rispetto agli schemi imposti, né come presa in giro dello spettatore "guardone" ma solo come stupido ed insensato rimedio alla noia. Alla domanda finale di Liv Tyler: "Perché lo fate? Perché noi??" la risposta della Bambolina è: "Perché eravate in casa". Allucinante eppure vero. Così come è allucinante pensare che questo sia uno dei miliardi di casi irrisolti in America, un massacro senza colpevoli che, puntualmente, la fanno franca e anzi, nella vita di tutti i giorni sono anche persone normali e persino credenti, come mostra l'ultima scena volutamente provocatoria quando i killer accettano i volantini di due ragazzini mormoni che invitano a redimersi dal peccato. "Così la prossima volta sarà più facile" dice una dei killer.


Per il resto, per carità... Nonostante la banalità della trama, la fotografia è eccellente, gli attori in parte, ci sono infarti in quantità industriale soprattutto grazie alla scelta di inserire tra le maschere un asettico sacco di iuta a mò di spaventapasseri, e persino una colonna sonora tra il country e l'assoluta assenza di suono che è praticamente perfetta. Se avete lo stomaco di vederlo, i miei auguri, Personalmente odio i divieti imposti, ma almeno un bel V.M. 14 ci stava tutto.

Bryan Bertino è il regista e sceneggiatore di questo film, che è la sua prima opera. Ha 31 anni e un altro horror in uscita a breve, Alone.


Liv Tyler interpreta Kristen. La famosissima figlia di Steven Tyler degli Aerosmith era un pò scomparsa dalle scene, ma ha partecipato a film come Rosso d'autunno, Io ballo da sola, Armageddon, la trilogia de Il signore degli anelli. Ha 31 anni.


Scott Speedman interpreta James, l'altra metà della coppia. Attore inglese trapiantato in Canada ha partecipato essenzialmente a telefilm come Piccoli Brividi e Felicity e a film come XXX 2 e Underworld: Evolution. Ha 33 anni e un film in uscita.


Vorrei svelare le identità dei tre idioti mascherati ma anche no! Vi lascio col trailer del film... ENJOY!

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