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martedì 23 luglio 2024

Bolla Loves Bruno: Genitori cercasi (1994)

Stavo quasi per saltarlo, invece nella rassegna dedicata a Bruce Willis è finito anche Genitori Cercasi (North), diretto nel 1994 dal regista Rob Reiner e tratto dal romanzo North: The Tale of a 9-Year-Old Boy Who Becomes a Free Agent and Travels the World in Search of the Perfect Parents di Alan Zweibel.


Trama: la vita del piccolo North è costellata di successi, almeno finché la natura menefreghista dei genitori non comincia ad incidere sui suoi risultati sportivi e scolastici. Disperato, North decide così di mettersi alla ricerca di due genitori migliori...


Non avevo mai visto Genitori cercasi, forse non lo avevo mai nemmeno sentito nominare. Avevo deciso di non guardarlo, in quanto Bruce Willis era segnato nei credits di Imdb come "narratore", poi mi sono capitate sott'occhio un paio di immagini in cui l'attore era vestito da coniglio pasquale e ho capito che non potevo perdermi assolutamente il film. Ho quindi guardato Genitori cercasi come faccio di solito, senza informarmi al riguardo né leggere critiche pregresse, e non avete idea dello stupore quando sono venuta a sapere, il giorno dopo la visione, che il film in questione è universalmente considerato uno dei più brutti mai girati, nonché uno dei pochissimi stroncati da Roger Ebert senza possibilità di appello. Di più, Bruce Willis non doveva neanche esserci. Come molti altri insieme a lui (andate a vedere nelle info in fondo al post) era rimasto schifato dalla sceneggiatura ed era stata l'allora moglie Demi Moore, reduce dal successo di Codice d'onore, a convincerlo a partecipare, ed è stato un miracolo che la sua carriera non sia finita nel cesso come quella di Rob Reiner, fino a quel momento considerato regista infallibile e, in seguito, destinato a un flop dietro l'altro. Ora, non pretendo di saperne più di Roger Ebert, anzi, dinnanzi a lui m'inchino, ma tutto questo odio verso Genitori cercasi mi è parso ingiustificato. E' una commedia senza alcuna pretesa di essere seria, filtrata dalle fantasie di un bambino, e come tale è un'opera d'intrattenimento che mira solo a divertire lo spettatore con le sue trovate esagerate. Mi spingo fino a dire una cosa impopolare, che probabilmente mi varrà la cancellazione del blog e una condanna a morte da parte di ogni cinèfilo dell'Internet che si rispetti: a me Genitori cercasi, a livello di sceneggiatura e personaggi sopra le righe, ha ricordato tantissimo lo stile di Wes Anderson, e se quest'ultimo fosse un regista "da remake" sono convinta che potrebbe considerare l'insana idea di riportarlo sul grande schermo con i suoi inconfondibili tratti distintivi. 


Ma perché, in soldoni, Genitori cercasi ha generato tanto odio? Beh, in primis per il suo razzismo diffuso e per gli stereotipi che perpetra. Quando North parte alla ricerca dei genitori "perfetti", comincia la sagra della presa in giro, tra texani da circo, hawaiiani che dichiarano di sentirsi sottovalutati dai parenti americani, francesi dall'umorismo discutibile e alaskani usciti dritti da una distorta idea di qualche ignorante dell'800. Mentirei se dicessi che non è imbarazzante vedere Kathy Bates con "red face" annessa per interpretare l'Inuit, ma c'è anche da dire che questi stereotipi sono talmente enfatizzati e ridicoli, che nessuno potrebbe sentirsi seriamente offeso; allo stesso modo, è stupido inalberarsi perché la scelta di North, nel prefinale, ricade sulla tipica famigliola wasp e quindi automaticamente perfetta (ragazzi, ma ci hanno messo John Ritter e l'idea era di affiancargli Suzanne Somers di Tre cuori in affitto, di cosa stiamo parlando?), cosa dovrebbe scegliere un bambino bianco degli anni '90, di andare a stare con i Jefferson? In realtà, Genitori cercasi funge da blando racconto di formazione per un bimbo che inizia il film ritenendosi il centro del mondo ed emblema di perfezione, mentre alla fine del viaggio capisce di non essere meglio di altri e di doversi accontentare di un amore imperfetto ma sincero, proprio dopo aver visitato diversi luoghi "da sogno" che sono tali solo sulle cartoline, o per una vacanza di un paio di settimane. Il tutto viene raccontato seguendo i cliché di un thriller politico, perché mentre North cerca di trovare il suo posto nel mondo, una nemesi improbabile trama alle sue spalle per sovvertire l'ordine mondiale proprio sfruttando il gesto ribelle del protagonista, con tanto di killer prezzolati, video contraffatti e informatori segreti che diventano preponderanti verso la fine del film. Come potete leggere, la pellicola è pieno di trovate sciocche, giocose ed esagerate, e tutto sta ad entrare nel mood di un'opera essenzialmente parodica, pensata per un pubblico infantile, anche se mi sono divertita persino io.


Quanto a Bruce Willis, protagonista di questa rassegna, non ritengo si sia sputtanato, né che la sua performance sia la peggiore della sua carriera, anzi. L'attore, qui, fa "Bruce Willis", tirando fuori il meglio dei personaggi che hanno contribuito a definire la sua cifra stilistica cinematografica; dotato di un talento naturale per la commedia, asservito nel tempo a ruoli da eroe, Willis ciccia fuori per dare una mano a North in ognuno dei suoi viaggi, incarnandosi, di volta in volta, in uomo carismatico ma rozzo, saggio scoglionato dalla vita che può dare il meglio sia come attore di successo, sia come working class hero, sia come figura mitologica, sia come poveraccio scappato di casa. L'interazione con Elijah Wood, all'epoca tredicenne sulla cresta dell'onda, è tenera e divertente perché il ragazzino gli tiene testa ma senza risultare supponente, in più viene a crearsi proprio un clima di fiducia che fa del "narratore" uno strumento di salvezza non solo fisica, ma anche morale. Oltre a un Bruce Willis a mio parere in formissima, all'interno del cast trovate tantissimi attori amati che non si sono tirati indietro di fronte all'overacting richiesto (Jon Lovitz più o meno fa sempre lo stesso personaggio, ma il giudice di Alan Arkin è talmente sopra le righe da fare il giro) e, soprattutto, Matthew McCurley. Costui è un piccolo mostro che è sparito dalle scene dopo una manciata di film, probabilmente dopo aver perso quell'aria da simil Maculay Culkin che deve avergli fornito gli ingaggi all'epoca, ed è un peccato, perché la sua interpretazione del viscido bastardello Winchell è la cosa più esilarante del film. Al quale, neanche a dirlo, vi invito a dare un'occhiata, anche solo per darmi della matta: è introvabile sui servizi streaming e sul mercato dell'home video, neanche avessero voluto cancellarne il ricordo, ma su Youtube è disponibile per intero e in buona qualità. Fatemi sapere!


Del regista Rob Reiner ho già parlato QUI. Elijah Wood (North), Julia Louis-Dreyfus (mamma di North), Bruce Willis (Narratore), Jon Lovitz (Arthur Belt), Alan Arkin (Giudice Buckle), Dan Aykroyd (Pa Tex), Graham Greene (Papà alaskano), Kathy Bates (Mamma alaskana), John Ritter (Ward Nelson) e Scarlett Johansson (Laura Nelson) li trovate invece ai rispettivi link.


Pronti per il valzer dei gran rifiuti? John Candy era stato scelto per il ruolo di Pa Tex ma ha rifiutato perché trovava offensivi gli stereotipi all'interno della sceneggiatura, di conseguenza Reiner ha chiesto a Robin Williams, che era però già impegnato sul set di Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre. Altri due che hanno espresso disgusto verso lo script e declinato con grazia sono Mel Brooks e Peter Falk, contattati per interpretare il nonno alaskano; anche Kathy Bates trovava orrenda la sceneggiatura, ma ha partecipato al film per ringraziare Reiner di averle fatto vincere l'Oscar con Misery non deve morire. ENJOY!

venerdì 6 aprile 2018

Killing Hasselhoff (2017)

Non rammento come ma qualche tempo fa sono venuta a conoscenza di una roba chiamata Killing Hasselhoff, film diretto dal regista Darren Grant. Potevo lasciarmelo sfuggire?


Trama: sommerso di debiti e pressato da un pericoloso strozzino, Chris ha davanti un'unica soluzione: uccidere David Hasselhoff ed incassare così la taglia della celebrity death pool messa in piedi con gli amici!



Siccome davanti ad un film come Killing Hasselhoff non si può parlare di regia, fotografia, interpreti e quant'altro, sarò molto breve. Il film di Darren Grant vince facile già dal titolo, anche perché normalmente non mi sarei nemmeno avvicinata ad una commedia co-prodotta dai WWE Studios ed interpretata dal Mr. Chow di Una notte da leoni, e continua a vincere (almeno per quel che riguarda lo spettatore medio americano) affiancando alla star del titolo una serie di celebrità più o meno note pronte a sputtanarsi in perfetto stile Sharknado, giusto con un goccio di perizia tecnica in più. La comicità è quella Crassa e bassa di un film dei Vanzina, quell'umorismo al limite del cattivo gusto a base di tette, killer gay e neri che rientrano in ogni stereotipo del genere, battute sui messicani, sui nani, sui ciccioni e chi più ne ha più ne metta ma, maledetti loro, funziona perché Killing Hasselhoff è brevissimo ed incalzante e non da tempo allo spettatore di vergognarsi per l'abbondanza di risate ignoranti. Mr. Chow sarebbe da prendere a schiaffi dal mattino alla sera (e, sinceramente, mi repelle anche un po') ma qualche genio del casting ha deciso di infilare nell'operazione anche un esilarante Rhys Darby che da il meglio di sé, assieme al comico Colton Dunn, nell'indispensabile gag reel dei titoli di coda. Ammettiamolo, di solito le gag finali sono un riempitivo ma nel caso di Killing Hasselhoff è proprio grazie ad esse che si riesce a comprendere l'abisso dell'incapacità attoriale di The Hoff, incalzato dalla parlantina di Dunn e da battute palesemente improvvisate, al punto che il nostro può solo balbettare sconsolato delle risposte smozzicate con l'occhio azzurro pallato del cervo teutonico abbagliato dai fari. Ma anche così, come si fa a voler male a Boozy David, a un uomo che è riuscito a ricoprirsi di ridicolo e a sfruttare la cosa per diventare un'icona trash pop, a un attore che accetta di prendersi in giro sfoggiando un imbarazzante speedo coi colori della bandiera tedesca e concludere il film ballando e cantando tirandosela da piacione? Non si può, IO non posso essere obiettiva e per questo eleggo testé Killing Hasselhoff "miglior supercazzola dell'anno", pur consapevole che è proprio roba simile che rischia di decretare la morte del Cinema ma anche convinta che sarebbe meglio farsela 'na risata, ché magari domani ce svejamo sotto an cipresso. Mica come David Hasselhoff, eterno ed immutabile!


Di Ken Jeong (Chris Kim), David Hasselhoff (The Hoff), Jon Lovitz (Barry) e Michael Winslow (se stesso) ho già parlato ai rispettivi link.

Darren Grant è il regista della pellicola. Americano, ha diretto, tra le altre cose, il video di Survivor delle Destiny's Child. Anche produttore, ha 48 anni.


Rhys Darby interpreta Fish. Neozelandese, ha partecipato a film come I Love Radio Rock, What We Do in the Shadows e a serie quali How I Met Your Mother, X-Files e Una serie di sfortunati eventi. Ha 43 anni e un film in uscita, il nuovo Jumanji.


Le guest star che popolano la pellicola sono innumerevoli (Justin Bieber da la voce a K.I.T.T.) e, per una riconosciuta, ne spuntano altre tre o quattro incapaci di attirare la mia attenzione oppure a me totalmente nuove; tra le prime segnalo la Scary Spice Melanie Brown e l'ex bagnina Gena Lee Nolin (che peraltro era anche in Sharknado 4, possibile che sta gente sia talmente alla fame da accozzarsi ad Hassellhoff a prescindere da qualunque minchiata faccia?) mentre tra gli sconosciuti c'è il fratello di Chris Rock, Tony, il comico canadese Howie Mandel (la voce originale di Gizmo), il rapper Kid Cudi (chiii???), il frontman dei Train Pat Monahan e l'ex wrestler iraniano The Iron Sheik. A proposito di wrestler, siccome il film è co-prodotto dai WWE Studios avrebbe dovuto comparire anche Hulk Hogan ma pare che il baffone non sia più sotto contratto per presunte pesanti dichiarazioni a sfondo razziale e che le scene che lo vedevano protagonista siano state eliminate. Hai capito Baffo Hogan? Detto questo, se Killing Hasselhoff vi fosse piaciuto recuperate Facciamola finita. ENJOY!

domenica 27 ottobre 2013

Hotel Transylvania (2012)

Martedì ho ricominciato con l’amico Toto la vecchissima (e purtroppamente caduta in disuso) usanza di ritrovarci una sera e punirci vicendevolmente con film scelti alla bisogna. Questa volta Toto è stato clemente e, incoraggiato da Muze che indicava una compatibilità oltre misura, ci è andato leggero scegliendo Hotel Transylvania, diretto nel 2012 dal regista Genndy Tartakovsky.


Trama: Dracula ha avuto una figlia e, per proteggerla dai pericolosi umani, ha creato l’Hotel Transylvania, un luogo dove i mostri possono rilassarsi in tutta tranquillità. Un giorno però un umano riesce ad eludere tutti gli inganni del vampiro e a profanare l’ameno luogo di villeggiatura…


Da quando avevo letto il nome del vituperato Adam Sandler tra i doppiatori originali e i produttori non avrei dato un solo euro a questo Hotel Transylvania. Per fortuna, la storia e i personaggi sono talmente simpatici e originali che questo difetto viene presto dimenticato davanti a un film in grado di mescolare l’ovvia parodia del genere horror, una gran quantità di momenti divertenti e anche qualche lacrimuccia, veicolando il tipico messaggio positivo che invita il pubblico infantile ad essere sempre di mente aperta verso i diversi (anche se in questo caso sarebbero gli esseri umani) e possibilmente sinceri e corretti verso le persone amate. A mio avviso, la genialata della trama è quella di incarnare l’elemento di “disturbo” in un umano globetrotter e cosmopolita con l'aspetto da scoppiato, un esempio di come si possa essere allo stesso tempo cool ma con la testa sulle spalle, un ventunenne che nella vita ha provato tutto ed è stato ovunque ma è rimasto comunque un animo candido. Un grande, insomma. L'altra idea simpatica è quella di dipingere Dracula come un matusa nel vero senso della parola, così impegnato a tenere la figlia chiusa in una teca di vetro da dimenticare qualsiasi basilare nozione di divertimento, con grandissimo scorno dei suoi migliori amici mostri, una sterminata banda di chiassosi casinisti.


Tra una gag, una citazione e un momento serio (pochi in effetti) il film mantiene intatto il ritmo accontentando sia adulti che bambini nonostante l'animazione, a tratti, non sia delle migliori e nemmeno il character design, con alcuni personaggi troppo spigolosi, uno su tutti il lupo mannaro. A compensare qualche piccolo difetto nell'animazione ci pensano però i colori, di una vivacità incredibile, l'abbondanza di scene affollatissime che indicano una grandissima cura del dettaglio e i simpatici titoli di coda che, per stile, ricordano qualche vecchio cartone della Hanna & Barbera. Non sono rimasta però molto entusiasta della sdolcinata canzoncina pesudo-zamarra finale, mentre un paio di numeri musicali seriamente truzzi (o un paio di geniali idee come quelle degli scheletri mariachi o degli zombi dei musicisti famosi) contribuiscono all'atmosfera cazzara ed amichevole della pellicola e sono molto gradevoli. Insomma, questo Hotel Transylvania così divertente e tuttavia rispettoso (per la maggior parte) dell'amore che noi horrorofili nutriamo nei confronti delle Creature della notte e delle regole e cliché del genere mi è piaciuto davvero parecchio e lo consiglio per una serata disimpegnata anche se avete dei bimbetti piccoli, che non dovrebbero spaventarsi per un paio di violente ed inaspettate escandescenze del vecchio Dracula.


Di Adam Sandler (Dracula, che in Italia è doppiato da Claudio Bisio), Steve Buscemi (il licantropo Wayne), David Spade (Griffin, l’uomo invisibile) e Jon Lovitz (Quasimodo) ho già parlato ai rispettivi link.

Genndy Tartakovsky è il regista della pellicola. Russo, ha diretto episodi delle serie animate Le superchicche, Il laboratorio di Dexter e Samurai Jack. Anche produttore, sceneggiatore, animatore e doppiatore, ha 43 anni e in produzione un film che dovrebbe uscire nel 2015, Popeye.


Andy Samberg (vero nome Andrew David Samberg) è la voce originale di Jonathan. Giovane comico americano, ha lavorato come doppiatore nei film Piovono polpette, Piovono polpette 2 – La rivincita degli avanzi e per le serie Adventure Time, American Dad! e SpongeBob. Inoltre, ha partecipato al film Un weekend da bamboccioni 2 e alla serie 30 Rock. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 35 anni.


Selena Gomez è la voce originale di Mavis (in Italia la doppiatrice è Cristiana Capotondi). Americana, la ricordo per film come Missione 3D – Game Over, Spring BreakersAftershock, inoltre ha partecipato a serie come Zack & Cody al Grand Hotel, Hannah Montana e Wizards of Waverly Place. Anche cantante, produttrice e regista, ha 21 anni e due film in uscita. 


Kevin James (vero nome Kevin George Knipfing) è la voce originale di Frankenstein. Americano, ha partecipato a film come 50 volte il primo bacio, Zohan – Tutte le donne vengono al pettine, Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni 2 e a serie come Tutti amano Raymond e Più forte ragazzi; inoltre, come doppiatore ha lavorato nel Pinocchio di Benigni e in Monster House. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita. 


Fran Drescher (vero nome Francine Joy Drescher) è la voce originale della moglie di Frankenstein, Eunice. Indimenticabile Tata televisiva, la ricordo per film come La febbre del sabato sera, Cadillac Man, Jack e L’amore è un trucco; inoltre, ha partecipato alla serie Saranno famosi e doppiato un episodio de I Simpson. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 56 anni e un film in uscita.


Molly Shannon è la voce originale della mannara Wanda. Americana, ha partecipato a film come Il tagliaerbe 2: the cyberspace, Terapia e pallottole, Mai stata baciata, Il Grinch, Osmosis Jones, Amore a prima svista, Scary Movie 4, Marie Antoinette, Talladega Nights – The Ballad of Ricky Bobby,  Scary Movie V e a serie come Twin Peaks, Ellen, Sex and the City, Will & Grace, Scrubs, 30 Rock e Hannibal; inoltre, ha lavorato come doppiatrice nella serie American Dad!. Anche sceneggiatrice, ha 49 anni e due film in uscita. 


Nel cast c’è anche (oltre alla famiglia Sandler quasi al gran completo con moglie e una delle figliolette che, rispettivamente, doppiano la moglie di Dracula, Mavis da piccola e la lupacchiotta Winnie) il cantante CeeLoo Green, che presta la voce alla mummia Murray. Per doppiare Mavis invece era stata scelta la leccamartelli Miley Cyrus, che ha rinunciato per dedicarsi ad altri progetti, appunto. Nel 2015 dovrebbe uscire il seguito di Hotel Transylvania ma se nel frattempo avete voglia di vedere all'opera i protagonisti della pellicola sappiate che nel DVD è incluso il cortometraggio Good Night Mr. Foot, realizzato con lo stesso stile d'animazione dei titoli di coda; inoltre, potete sempre guardare Monsters & Co. o Frankenweenie. ENJOY!

martedì 15 maggio 2012

Palle in canna (1993)

Scorrendo le pagine del Bollalmanacco mi sono resa conto che mancano recensioni su pellicole dichiaratamente demenziali. Rimedio oggi alla mancanza, parlando di Palle in canna (National Lampoon’s Loaded Weapon 1), diretto nel 1993 da Gene Quintano.


Trama: gli agenti Colt e Luger, l’uno scapestrato, l’altro ligio alle regole, devono smantellare un’organizzazione che riesce a smerciare cocaina… trasformandola in biscotti delle Giovani Castorine.

"Wiilderness Guuurls!" Questa immagine vale da sola l'intero film. Comunque.
 Noi mocciosi degli anni ’80 siamo cresciuti con film storici (e storicamente dementi) come le serie di Una pallottola spuntata, Scuola di polizia e Hot Shots!, tutte supercazzole esilaranti e completamente folli che, ancora adesso, è impossibile non citare praticamente a memoria. Questo Palle in canna era arrivato un po’ fuori tempo massimo ed è sicuramente inferiore ai titoli che ho citato, ma quanto a demenza non scherza neppure lui, ed è particolarmente apprezzabile per la marea di grandissimi attori chiamati a recitare parti più o meno importanti all’interno della pellicola. La trama, ovviamente, è un pretesto per prendere in giro innanzitutto la serie Arma letale, con gag che riprendono direttamente alcune storiche sequenze dei film con Mel Gibson (una su tutte: la camminata nudo al chiaro di luna o quella in cui Samuel L. Jackson è seduto sulla tazza del cesso), mescolandole con “omaggi” ad altri film di genere che prevedono un eroe provato dalla vita e dall’amore, ormai disilluso, possibilmente alcolizzato e  pronto a vivere ai margini della legge, ovviamente affiancato dal poliziotto perfettino, una gnocca paurosa e legata al supercriminale di turno, ambigui testimoni, scagnozzi sacrificabili, esplosioni come se piovessero e capi urlanti.


Più di altri film simili, però, questo Palle in canna si distingue per la serie davvero ininterrotta di gag. Non c’è un solo momento in cui, anche solo sullo sfondo, non succeda qualcosa di assurdo, né dialoghi che non siano basati sul nonsense assoluto: insomma, un’ora e mezza di follia completa, sulla quale è abbastanza duro fare una critica prettamente cinematografica, anche perché visivamente non è granché come film. Per quanto riguarda gli interpreti, però, c'è da dire che Palle in canna da parecchie soddisfazioni. Abituati come siamo a vedere Samuel L. Jackson calato nel ruolo di badass per eccellenza, assistere alle buffissime smorfie che fa nel film è semplicemente esilarante e più di una volta il buon Sam ruba la scena all'inespressivo Emilio Estevez; a questo si aggiungono anche un Tim Curry con l'accento tedesco (o austriaco, chissà!!) e la parrucchetta bionda da giovane castorina poco meno che leggendario e un William Shatner in formissima nei panni del supervillain talmente cattivo da riuscire persino a mangiarsi dei piranha vivi. Se a questo aggiungiamo anche un' "inquadratura gratuita della topa" (che torna sul finale per agitarsi sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen), l'esilarante confronto tra due pezzi da novanta come Tim Curry e Woopi Goldberg, il General Mortars confuso col General Motors, la faccia di Luger quando Colt gli racconta del suo rapporto con la "partner" Claire (si sentiva esclusa e mi ha fatto i bisogni nelle scarpe), gli errori sintattici di Becker, la metamorfosi di Destiny e mille altre trovate geniali, è ovvio che Palle in canna diventa un film da vedere almeno una volta nella vita.

Ma anche questa non scherza. Notare la parrucca della Goldberg!!

Di Samuel L. Jackson (Wes Luger), Tim Curry (Jigsaw), Lin Shaye (è la testimone che “incastra” Mr. Potato), Woopi Goldberg (Sergente York), Bruce Willis (il tizio con la roulotte sbagliata), Corey Feldman (poliziotto giovane), ho già parlato nei rispettivi link.

Gene Quintano è il regista della pellicola, al suo terzo film. Molto più famoso come sceneggiatore (suoi capisaldi della commedia demenziale come Scuola di polizia 3 e 4), anche produttore, attore e assistente alla regia, ha 66 anni.


Emilio Estevez interpreta Jack Colt. Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen, lo ricordo per film come I ragazzi della 56esima strada, Breakfast Club, Brivido, Cuba Libre – La notte del giudizio, Mission: Impossible e serie come Two and a Half Men. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.


Jon Lovitz (vero nome Jonathan M. Lovitz) interpreta Becker. Americano, ha partecipato a film come Big, Ho sposato un’aliena, Ragazze vincenti, Scappo dalla città 2, Matilda 6 mitica, Rat Race e doppiato Fievel conquista il West oltre ad alcuni episodi de I Simpson; ha anche partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita. 


William Shatner interpreta il General Mortars. Attore canadese universalmente conosciuto come Capitano Kirk della serie Star Trek, ha partecipato a film come L’aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Osmosis Jones, American Psycho II, Dodgeball e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Hercules e Una famiglia del terzo tipo (dove ha interpretato il fantomatico e più volte nominato Grande Capoccione Gigante). Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 81 anni.


F. Murray Abraham (vero nome Fahrid Murray Abraham) interpreta Harold Leacher. Americano, ha partecipato a film come Serpico, Tutti gli uomini del presidente, Scarface, Amadeus (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Il nome della rosa, I promessi sposi, Il falò delle vanità, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, Mimic e I 13 spettri, oltre a serie come Il tenente Kojak. Ha 63 anni e cinque film in uscita. 


Charlie Sheen (vero nome Carlos Irwin Estevez) interpreta il parcheggiatore. Fratello di Emilio Estevez e figlio di Martin Sheen, lo ricordo per film come Platoon, Wall Street, Ore contate, Hot Shots!, Hot Shots! 2, I tre moschettieri, Essere John Malkovich, Scary Movie 3 e 4, Wall Street: Il denaro non muore mai e per aver partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha anni e un film in uscita.


Incalcolabile la marea di guest star che compaiono solo per una battuta o poco più: tra quelle che ho riconosciuto segnalo James Doohan, che riprende il ruolo “trekkiano” di Scotty per aggiustare la macchina del caffè all’interno della stazione di polizia, Denis Leary, che presta la voce alla tigre Diego della serie L'era glaciale, nel ruolo di Mike McCracken, Denise Richards (ex moglie di Charlie Sheen e interprete di Sex Crimes e Starship Troopers) nei panni di una delle Judy, i Chips Erik Estrada e Larry Wilcox nei panni di se stessi e Christopher Lambert come passante in macchina. Il film in originale si intitola Loaded Weapon 1, perché era già in progetto di dotarlo di un seguito… quando però il film ha incassato poco, non se n’è fatto più nulla. Se comunque, a dispetto degli incassi, il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la trilogia de Una pallottola spuntata, Starsky & Hutch e anche il recente e divertentissimo Red. ENJOY!!


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