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venerdì 13 dicembre 2019

I Goonies (1985)

Lunedì e martedì anche il multisala savonese ha aderito alla splendida iniziativa di far tornare al cinema I Goonies, diretto nel 1985 da Richard Donner. Potevo forse perderlo?


Trama: il giorno prima dell'esproprio forzato delle loro case, un gruppo di ragazzini denominatosi Goonies parte alla ricerca del tesoro di Willy l'orbo, sepolto da qualche parte nelle caverne sotto la cittadina.


Parlare de I Goonies è come parlare di uno di famiglia, visto che mi tiene compagnia da quando ero bambina. A onor del vero non lo riguardavo da almeno una decina d'anni, complice lo scarso utilizzo della TV e la precedenza accordata a film ancora da vedere, ma mi è bastato sedermi in sala martedì per ritrovare tutte le sensazioni di gioia, meraviglia e divertimento che questo piccolo gioiello suscita in me da sempre. I Goonies è la quintessenza di ciò che dovrebbe essere un film d'avventura per ragazzi, non a caso è un prodotto uscito dalle mani esperte di Steven Spielberg e Chris Columbus, che ne hanno firmato la sceneggiatura. Innanzitutto, ha dei personaggi iconici i cui tratti salienti possono venire riassunti in un'unica, fondamentale scena introduttiva sulla scia di un folle inseguimento con sparatoria (fateci caso, bastano pochi fotogrammi per ognuno: Mouth è lo sbruffoncello, Data l'inventore pasticcione, Chunk il ciccione ingenuo e casinista, Mikey il "capo" ragionevole e malinconico, a cui viene dedicata qualche inquadratura in più); questi stessi personaggi si rapportano tra loro con un cameratismo realistico e divertente e la loro avventura straordinaria nasce da problemi terribilmente ordinari, ovvero debiti, povertà e persone senza scrupoli (tre cose che, se ricordate, doveva affrontare anche il protagonista di Gremlins, sempre scritto da Columbus), che rischiano di rappresentare la fine non solo della loro amicizia ma anche della loro infanzia, dei loro sogni cancellati a colpi di carte bollate. La ricerca del tesoro di Willy l'orbo rappresenta la speranza di fuga, la fantasia che corre in aiuto di ragazzini schiacciati dalla realtà ed è giusto che presenti tutti i topoi di un romanzo d'avventura, con enigmi da risolvere, pericoli mortali, trappole e nemici senza scrupoli che cercano di far loro la pelle, anche se questi nemici sono l'esilarante terzetto formato dalla famiglia Fratelli. Aggiungiamo poi l'indispensabile elemento horror, qui rappresentato da scheletri in abbondanza e soprattutto dal mitico Sloth, che non sfigurerebbe dietro le intercapedini de La casa nera anche se alla fine è tanto buonino come Lupo De' Lupis e più che una creatura paurosa è il vero tesoro scoperto dai Goonies.


Quella de I Goonies è una storia che non perde freschezza da più di trent'anni (anche se noi, da maledetti stronzi quasi quarantenni, abbiamo avuto modo di porci domande scomode che non riporterò in questa sede) ma anche gli altri aspetti della pellicola sono invecchiati benissimo. La colonna sonora funge da suono pavloviano, bastano le prime note per tornare bambini e la faccia di Cindy Lauper per profondersi nel peggiore dei karaoke, ma è bellissimo anche farsi accompagnare da Donner nei meandri oscuri e zeppi di "tracobetti" del sottosuolo di Goon Docks, tra sequenze frenetiche di pura azione e commoventi primi piani ispirati, per non parlare poi della ricchezza e dell'inquietante maestosità della nave di Willy l'orbo, sia all'interno del suo rifugio sia in quell'ultimo viaggio verso l'ignoto, salutata dagli increduli abitanti della cittadina. C'è da dire poi che, visto dopo trenta e fischia anni, I Goonies regala anche delle gioie a livello di casting; si ride parecchio all'idea di un Brand che, per vendicarsi di tutti i soprusi subiti nel corso del film, decide di schioccare le dita ed eliminare un buon 50% della popolazione e si possono trovare parecchie similitudini tra la dolce, quieta testardaggine del piccolo Mikey e la pazienza di Samvise Gamgee, ma il mio cuore ovviamente è sempre per Corey Feldman e le mattane spagnole del suo Mouth, oltre che per l'accento smaccatamente siculo che il doppiaggio italiano ha appioppato a mamma Fratelli e ai sue due figli rincoglioniti. A prescindere da quale personaggio amiate di più, non c'è dubbio che quello de I Goonies è stato un casting particolarmente ispirato che funziona alla perfezione oggi come allora e non c'è uno solo degli attori che non vorrei abbracciare e ringraziare per aver contribuito a realizzare quello che, a mio avviso, è il film per ragazzi più bello di sempre. Un vero peccato che alla proiezione serale delle 21 ci fossimo quasi solo noi adulti, perché per un bambino vedere una pellicola simile al cinema potrebbe diventare un ricordo indelebile ed importante.


Del regista Richard Donner, che compare non accreditato nei panni di un poliziotto, ho già parlato QUI. Sean Astin (Mikey), Josh Brolin (Brand), Corey Feldman (Mouth) e Robert Davi (Jake) li trovate invece ai rispettivi link.

Joe Pantoliano interpreta Francis. Americano, lo ricordo come Ralph Cifaretto de I Soprano ma ha partecipato a film come L'impero del sole, Il fuggitivo, Baby Birba - Un giorno in libertà, Congo, Bound - Torbido inganno, Matrix, Memento, Daredevil e a serie come MASH, I racconti della cripta, Oltre i limiti, Roswell; come doppiatore ha lavorato ne I Simpson e SpongeBob Squarepants. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 68 anni e tre film in uscita.


Anne Ramsey interpreta Mamma Fratelli. Americana, ha partecipato a film come Dovevi essere morta, Getta la mamma dal treno, S.O.S. Fantasmi e a serie quali Charlie's Angels, Wonder Woman, Starsky & Hutch, Chips, La signora in giallo, Casa Keaton, Supercar e ALF. E' morta nel 1988 all'età di 59 anni.


Ke Huy Quan, che interpreta Data, aveva partecipato l'anno prima a Indiana Jones e il tempio maledetto nel ruolo di Short. Cosa faccia ora l'ex ragazzino è un mistero, probabilmente vive girando per convention nerd mentre Jeff Cohen, alias Chunk, ha appeso da molto la recitazione al chiodo ed è diventato un famoso avvocato. Heather Langenkamp aveva fatto il provino per il ruolo di Andy ma, anche se Spielberg e Donner erano entusiasti della sua performance, l'attrice era troppo vecchia per il ruolo; Spielberg ha cercato di scusarsi anni dopo offrendo alla Langenkamp il ruolo della dottoressa Ellie Sattler in Jurassic Park ma l'attrice si era già impegnata con Nightmare - Nuovo incubo. Detto questo, se I Goonies vi fosse piaciuto recuperate Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, Scuola di mostri, Mud, Navigator, Explorers e Stand by Me - Ricordo di un'estate. ENJOY!


martedì 9 gennaio 2018

Stand by Me - Ricordo di un'estate (1986)

Ormai sono dieci anni che esiste il Bollalmanacco e mi rendo conto che, nell'elenco dei film "recensiti", mancano alcuni capisaldi fondamentali. Uno di essi è Stand by Me - Ricordo di un'estate (Stand by Me), diretto da Rob Reiner nel 1986 e tratto dal racconto Il corpo di Stephen King, contenuto nella raccolta Stagioni diverse.


Trama: quattro ragazzini decidono di intraprendere un lungo viaggio per andare a vedere il cadavere di un loro coetaneo, scoperto dal fratello di uno di loro. Lungo il cammino, tra uno scherzo e un pericolo, alcuni di loro cresceranno e cominceranno a pensare al futuro...



Essendo sempre stata una ragazzina più attratta dalla fantasia e dall'horror più che da altro genere di storie, il mio rapporto con Stand by Me non si è cementato nel tempo come accaduto ad altri miei amici o conoscenti e il film di Rob Reiner non è mai entrato a far parte del mio novero di film cult. Anzi, non vorrei sbagliare ma credo che questa sia stata la seconda volta in cui sono riuscita a vederlo tutto e purtroppo devo ammettere che non ricordo di avere letto il racconto di Stephen King (dev'essere successo quell'estate in cui tra King, Bret Easton Ellis e libri di scuola assortiti devo aver toccato i due/tre titoli la settimana). Trainata dalla visione di It e in cerca di qualcosa di breve da vedere con Mirco, ora che comincio un po' a conoscere i suoi gusti, sono tornata a riguardare Stand by Me dopo decenni e a farmi catturare dalla malinconica avventura di quattro ragazzini in cerca di un cadavere, accompagnati da una delle colonne sonore più belle ed iconiche di sempre. All'età di 36 anni ho finalmente capito perché da bambina il film non aveva fatto presa su di me; tolta la "patina" di commedia in cui i quattro amici scherzano tra loro e si prendono in giro, le loro disavventure non sono quelle dinamiche di un Marty McFly che cerca di mettere a posto la linea temporale o di una Fairuza Balk intrappolata in una Oz da incubo, bensì il compendio di una giornata "qualunque" che porta tutti i protagonisti, consapevolmente o meno, a un crocevia che una bambina non può arrivare a comprendere. Quella che viene mostrata nel film è l'ultima, memorabile "missione" di un branco di perdenti che di lì a poco avrebbero preso tutti strade diverse per non vedersi mai più e l'intera pellicola è permeata da quest'atmosfera "sospesa", di attesa e timore per il futuro, del desiderio di liberarsi da una cittadina che condanna chi rimane ad una vita da sfigato, delle colpe dei padri che ricadono su figli inconsapevoli, di bulli stupidamente crudeli e più penosi delle loro vittime, di bambini che escono di casa per raccogliere mirtilli e incontrano invece la morte. Insomma, più che un'avventura quella di Gordie e compagnia sembra l'ultimo grido disperato di ragazzini che vorrebbero tenersi stretta la loro infanzia, per quanto orribile, e la loro amicizia, prima che esse vengano spazzate via dai problemi e dalle regole dell'età adulta, quelle stesse "convenzioni" che non permetteranno la coesistenza di un gruppo di caratteri così eterogeneo.


"Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Cristo, chi li ha?" Questa è la frase che chiunque ricorda dopo aver visto Stand by Me e non a caso è quella che racchiude il senso dell'intera vicenda. Gordie, Chris, Teddy e Vern sono una ben strana accozzaglia di mocciosi, ben distanti dal suscitare l'istantanea simpatia dei Goonies, se vogliamo rimanere in tema Feldman; di loro, solo Gordie è dotato di una caratteristica peculiare, il biglietto che, alla faccia del padre che aveva occhi solo per il figlio maggiore defunto, lo porterà via dalla cittadina in qualità di narratore, di creatore di storie, di persona capace di superare i limiti della realtà. Gli altri, poverelli, sono dei perdenti fatti e finiti. Chris è sì il migliore amico di Gordie ma è fatto di una pasta diversa, probabilmente è il più adulto del gruppo e l'unico in grado di vedere le cose per quello che sono, provandone ovviamente un enorme dolore: tuttavia, il ragazzo che dovrebbe essere il peggiore di tutti a causa di una storia familiare poco felice risulta alla fin fine la mente del quartetto, capace di infondere coraggio in chi merita di perseguire i suoi sogni ma anche abbastanza lucido da capire che Teddy e Vern, per quanto amati, per quanto anch'essi amici, sono condannati ad essere lasciati indietro e a vivere l'esistenza della white trash perché troppo stupidi (o, nel caso di Teddy, probabilmente troppo traumatizzati) per crearsi un destino diverso. Eppure tutto questo non conta perché a dodici anni, ovviamente, non ci si pensa e conta solo lo stare bene, il litigare, il cercare un modo per non soccombere alla follia del mondo "adulto", il crearsi inconsapevolmente ricordi che dureranno una vita e che meritano di essere messi su carta per venire magari tramandati ai propri figli. E' proprio da queste sensazioni che non mi riesce di mettere nel post in maniera comprensibile che nasce, da una storia amarissima di Stephen King (non clemente come Reiner nel decretare il destino finale delle proprie creature), un film dolceamaro che ha accompagnato generazioni di spettatori, in miracoloso equilibrio tra commedia, coming of age e dramma, con in più quel tocco di follia capace di renderlo strano ed indimenticabile: come non ricordare, infatti, la terribile vendetta del ciccione alla gara di mangiatori di torte?


In questo periodo di "ritorno agli anni '80" Stand by Me è diventato uno dei film più saccheggiati da produzioni come Stranger Things e il nuovo It, sia per lo stile dei ragazzini protagonisti sia per gli omaggi ad intere sequenze come quella, al cardiopalma, del treno in arrivo, eppure per chi "c'era", per chi 'sti maledetti anni '80 cantati da Raf li ha vissuti, buona parte del fascino della pellicola risiede anche nella bravura di attori dal destino triste quanto quello dei personaggi che interpretano. Più che il Gordie Lachance di Wil Wheaton, chi rimane inevitabilmente nel cuore è il fragile, umanissimo Chris Chambers interpretato dallo sfortunato River Phoenix, ragazzino accusato ingiustamente e messo davanti alla banalità della cattiveria umana e del pregiudizio dal comportamento scorretto di un'insegnante (sfido chiunque a non piangere con lui durante lo sfogo nel bosco), assieme ad un Corey Feldman particolarmente ispirato e complesso; non è da tutti a quindici anni riuscire a dar vita a un personaggio come quello di Teddy, stupido e tragico al tempo stesso, emblema dell'amico cazzone che sicuramente tutti abbiamo avuto eppure talmente segnato dalla follia del padre da spezzare il cuore a un sasso. Se penso che questi due attori dal fulgido futuro sono uno morto per overdose e l'altro condannato a vedersi la carriera distrutta da droga, pedofilia, depressione e quant'altro, Stand by Me diventa automaticamente non solo il ricordo di un'estate ma anche e soprattutto la metafora di un'epoca mitica, che ora tendiamo inspiegabilmente ad idealizzare, ma che nascondeva dentro di sé marciume ed insidie abilmente celate che non tutti sono riusciti a superare per emergerne più maturi e forti. Col senno di poi (e non con la mentalità di una bambina sognatrice, perfettamente a suo agio nella beata ignoranza di un paesino pacifico) Stand by Me ha così finalmente raggiunto anche per me lo status di cult che tutti gli attribuiscono da anni, perché se è vera la frase "non ho più visto film come quelli che ho visto a 12 anni" è altrettanto vero che certe cose si apprezzano al meglio solo invecchiando. Ulteriore conferma, per inciso, che il mio rapporto d'amore col Re è ben lungi dall'essere già privo di sorprese!


Del regista Rob Reiner ho già parlato QUI. River Phoenix (Chris Chambers), Corey Feldman (Teddy Duchamp), Jerry O'Connell (Vern Tessio), Kiefer Sutherland (Asso Merrill), Bradley Gregg (Caramello Chambers), Marshall Bell (Mr. Lachance), Frances Lee McCain (Mrs. Lachance), Richard Dreyfuss (Lo scrittore) e John Cusack (Denny Lachance) li trovate invece ai rispettivi link.

Wil Wheaton interpreta Gordie Lachance. Americano, lo ricordo per film come Giochi stellari, La fattoria maledetta, Scuola di eroi, Flubber - Un professore tra le nuvole e Sharknado 2, inoltre ha partecipato a serie quali Casa Keaton, I racconti della cripta, Star Trek: The Next Generation, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, Numb3rs, Criminal Minds e The Big Bang Theory; come doppiatore, ha lavorato nel film Brisby e il segreto di Nimh e per serie come The Slayers, I Griffin, Robot Chicken e Teen Titans Go!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 45 anni.


River Phoenix aveva fatto l'audizione per il ruolo di Gordie ma il regista lo ha ritenuto più adatto per quello di Chris; quest'ultimo avrebbe dovuto essere interpretato da Corey Haim (amico fraterno di Corey Feldman, per inciso) ma l'attore ha preferito unirsi al cast di Lucas mentre Adrian Lyne ha lasciato il timone a Rob Reiner perché impegnato nelle riprese di 9 settimane e 1/2. Detto questo, se Stand by Me - Ricordo di un'estate vi fosse piaciuto recuperate I Goonies e It (la versione nuova). ENJOY!


venerdì 23 dicembre 2016

Gremlins (1984)

Esiste un film più natalizio di Gremlins, diretto nel 1984 da Joe Dante? Io penso di no, quindi è giusto parlarne proprio in questo periodo, anzi, proprio all'antivigilia! Con l'occasione, vi comunico che il blog sarà in pausa fino al 27 dicembre quindi BUONE FESTE A TUTTI VOI! Passate il Natale e i giorni che lo accompagnano sereni e magnando come tacchini, mi raccomando!!


Trama: il giovane Billy riceve per Natale il buffo animaletto Gizmo, un mogwai che necessita il rispetto di regole ben precise: mai esporlo alla luce del sole, mai bagnarlo e, soprattutto, mai dargli da mangiare dopo mezzanotte. Billy, ovviamente, non rispetterà le regole e per la città saranno guai...



Quando mi ritrovo a scrivere dei post su film che ho amato e che tuttora adoro, non riesco né ad essere obbiettiva né, tanto meno, a scrivere qualcosa di "normale", in quanto mi aspetto che chiunque abbia visto il film in questione e lo abbia amato tanto quanto me, oltre al fatto che penso abbiano già scritto fiumi di parole in merito. Tutto ciò vale ovviamente per Gremlins (per me IL film di Natale per eccellenza, almeno finché non è stato spodestato da The Nightmare Before Christmas), quindi questo diventerà un post fiume pieno zeppo di amarcord e aMMore sviscerato, giusto per cambiare un po'; tra l'altro, grazie al Bolluomo che tanto amo ma che, ahilui, è privo di memoria storica, ho avuto l'occasione di guardare Gremlins con qualcuno che non lo aveva mai visto e ho potuto sondare un po' le reazioni di chi si approccia per la prima volta a questo cult, a distanza di ben 32 anni. Cominciamo dal mio punto di vista. Io Gremlins l'ho "concupito" fin dalla più tenera età, confondendo i mostrini protagonisti con i ben più terribili Critters, e devo ammettere che la prima volta che l'ho visto in TV, tra l'altro a spizzichi e bocconi, mi ha fatto davvero paura. "Prima di chiamare un tecnico, guardate sotto il letto o negli armadi perché potrebbe esserci un gremlin!" è la frase di commiato del padre di Billy ed era una frase che mi agghiacciava più dello stesso film (noi bambini degli anni '80 credevamo a tutto!) eppure non mi sono mai persa d'animo e ho voluto riguardare Gremlins negli anni a venire perché la vicenda era elettrizzante e Gizmo talmente carino che lo avrei voluto davvero come animaletto: ero sicura che, in un mondo lontano da qui, probabilmente dove viveva anche Roger Rabbit, avrei potuto trovare un mogwai e allevarlo meglio di Billy, senza causare problemi agli sventurati cittadini. Crescendo, ho cominciato a godermi innanzitutto la splendida colonna sonora, zeppa di canzoni natalizie lontane da quelle tradizionali che ci vengono propinate in Italia ogni dicembre (Do You Hear What I Hear è splendida ma la mia preferita è Christmas  - Baby Please Come Home -) e impreziosita dallo score originale di Jerry Goldsmith e poi... beh, e poi quel tremendo senso di malinconia che accompagna tutto il film. Da piccina venivo colpita ovviamente dalla triste storia di Phoebe Cates e del papà che moriva proprio il giorno di Natale ma non capivo perché mai la mamma di Billy avesse il magone davanti alle immagini de La vita è meravigliosa. La verità è che Gremlins è il figlio dei suoi tempi e la sceneggiatura di Chris Columbus non è cattivella solo a livello distruttivo, con i Gremlins che uccidono persone e mettono a soqquadro una città: negli anni '80 il Natale si permetteva di essere malinconico e i film per ragazzi parlavano di sogni infranti, situazioni economiche precarie, inventori mediocri salvati giusto dall'amore della loro famiglia, buone intenzioni mandate a gambe all'aria a causa di un solo attimo di distrazione e finali non tanto lieti, che lasciavano comunque un'ombra sul destino dei protagonisti.


Tutto ciò probabilmente si arriva ad amarlo dopo mille visioni costruite nel tempo ma chi guarda Gremlins oggi per la prima volta cosa recepisce? Innanzitutto, eterna nel tempo, l'incredibile dolcezza del pupazzetto Gizmo, modello di riferimento dei futuri Furby e frutto della perizia e della fantasia di Chris Walas (e anche della pazienza dei burattinai che avrebbero voluto vedere l'animaletto distrutto nei modi peggiori): il mogwai è tenerissimo in ogni sua movenza ed espressione, con quella vocina tenerosa viene solo voglia di abbracciarlo e curarlo con la stessa amorevolezza con cui accoglieremmo un cucciolo di cane o gatto. Altrettanto eterno è il subitaneo disgusto davanti ai terribili Gremlins, figli di ogni pellicola di fantascienza che si rispetti, da L'invasione degli ultracorpi ad Alien. Se Gizmo è tenerino e dolciotto, i Gremlins sono degli incubi in miniatura che tuttavia riescono anche a risultare esilaranti, soprattutto nelle scene all'interno della Taverna di Molly oppure del cinema, durante l'epica visione di Biancaneve e i sette nani. A questo proposito risulta inalterata, ancora oggi, la sublime unione tra suggestioni horror e un'atmosfera da film per ragazzi fatto di avventura ed umorismo, tanto che Gremlins non cala di ritmo neppure per un secondo e prosegue avvincente dall'inizio (esoterico, misterioso, in odore di Grosso guaio a Chinatown o Il bambino d'oro) alla fine (più concitata ed inquietante), tra mormorii di tenerezza, risate, omaggi ai Looney Tunes e qualche sporadico spavento. A quel che mi è stato dato giudicare dalle reazioni del Bolluomo gli effetti speciali reggono alla perfezione (ringraziamo sempre Chris Walas e la sua troupe per questo!) e l'unico appunto che mi è stato fatto ha riguardato il terrificante look anni '80 dei coinvolti, cravattini con capigliatura bombata di Zach Galligan per primi. Che ci volete fare, io adoro anche i costumi vintaggi oltre agli attori coinvolti e ogni volta che compare Dick Miller ubriaco a pontificare di macchine stranieri e Gremlins faccio scattare l'applauso e ne riservo uno anche all'adorabile Frances Lee McCain (la mamma di Billy) e persino a Polly Hollyday, nonostante DETESTI la signora Deagle. Con questo mi congedo, dando un ultimo sguardo alle action figures di Gizmo e Stripe che mi guardano da sopra la spalla e covando neppure tanto segretamente la speranza che il mogwai prenda vita uno di questi Natali. Aspetto dal 2008, non si sa mai. Nell'attesa, continuerò a riguardare Gremlins ogni anno, rinfocolando l'aMMore sviscerato per Joe Dante, Chris Columbus e Steven Spielberg, che il signuruzzu li benedica sempre per avermi arricchito l'infanzia!


Del regista Joe Dante ho già parlato QUI. Corey Feldman (Pete Fountaine), Zach Galligan (Billy Peltzer), Dick Miller (Murray Futterman) e Steven Spielberg (uomo in carrozzella, non accreditato) li trovate invece ai rispettivi link.

Phoebe Cates interpreta Kate Beringer. Americana, moglie di Kevin Kline, la ricordo per film come Paradise, Fuori di testa e Gremlins 2 - La nuova stirpe. Ha 53 anni.


Frances Lee McCain interpreta Lynn Peltzer. Americana, la ricordo per film come Footlose, Ritorno al futuro, Stand by Me - Ricordo di un'estate, Scream e Patch Adams, inoltre ha partecipato a serie quali Dallas, Alfred Hitchcock presenta, Hunter e Preacher. Ha 72 anni e un film in uscita.


Il papà di Wile E. Coyote, l'adorato Chuck Jones, compare per l'appunto nei panni di Mr. Jones, l'avventore al bar che dice a Billy, guardando il suo disegno, "La vecchia strega non ti è mai riuscita così bene". Per quel che riguarda la sceneggiatura, quella scritta originariamente da Chris Columbus era molto più gore (vi immaginate vedere la testa tagliata della signora Peltzer rotolare giù per le scale o il povero Barney ucciso? Io no, mi si spezza il cuore, giuro!!) e prevedeva la trasformazione dello stesso Gizmo in gremlin ma fortunatamente Steven Spielberg ha messo il veto, preferendo mantenere un'atmosfera più "per famiglie" e dare più spazio al piccolo eroe mogwai. A Gremlins ha fatto seguito nel 1990 Gremlins 2 - La nuova stirpe (che a me sinceramente non ha mai fatto impazzire ma è il preferito di Joe Dante, quindi me ne sto!) e proprio qualche settimana fa Zach Galligan ha fatto alcune dichiarazioni su un probabile, imminente terzo capitolo della saga. Staremo a vedere. Nell'attesa, se Gremlins vi fosse piaciuto recuperate Critters, Ghoulies, Troll e Leprechaun. ENJOY!

martedì 15 maggio 2012

Palle in canna (1993)

Scorrendo le pagine del Bollalmanacco mi sono resa conto che mancano recensioni su pellicole dichiaratamente demenziali. Rimedio oggi alla mancanza, parlando di Palle in canna (National Lampoon’s Loaded Weapon 1), diretto nel 1993 da Gene Quintano.


Trama: gli agenti Colt e Luger, l’uno scapestrato, l’altro ligio alle regole, devono smantellare un’organizzazione che riesce a smerciare cocaina… trasformandola in biscotti delle Giovani Castorine.

"Wiilderness Guuurls!" Questa immagine vale da sola l'intero film. Comunque.
 Noi mocciosi degli anni ’80 siamo cresciuti con film storici (e storicamente dementi) come le serie di Una pallottola spuntata, Scuola di polizia e Hot Shots!, tutte supercazzole esilaranti e completamente folli che, ancora adesso, è impossibile non citare praticamente a memoria. Questo Palle in canna era arrivato un po’ fuori tempo massimo ed è sicuramente inferiore ai titoli che ho citato, ma quanto a demenza non scherza neppure lui, ed è particolarmente apprezzabile per la marea di grandissimi attori chiamati a recitare parti più o meno importanti all’interno della pellicola. La trama, ovviamente, è un pretesto per prendere in giro innanzitutto la serie Arma letale, con gag che riprendono direttamente alcune storiche sequenze dei film con Mel Gibson (una su tutte: la camminata nudo al chiaro di luna o quella in cui Samuel L. Jackson è seduto sulla tazza del cesso), mescolandole con “omaggi” ad altri film di genere che prevedono un eroe provato dalla vita e dall’amore, ormai disilluso, possibilmente alcolizzato e  pronto a vivere ai margini della legge, ovviamente affiancato dal poliziotto perfettino, una gnocca paurosa e legata al supercriminale di turno, ambigui testimoni, scagnozzi sacrificabili, esplosioni come se piovessero e capi urlanti.


Più di altri film simili, però, questo Palle in canna si distingue per la serie davvero ininterrotta di gag. Non c’è un solo momento in cui, anche solo sullo sfondo, non succeda qualcosa di assurdo, né dialoghi che non siano basati sul nonsense assoluto: insomma, un’ora e mezza di follia completa, sulla quale è abbastanza duro fare una critica prettamente cinematografica, anche perché visivamente non è granché come film. Per quanto riguarda gli interpreti, però, c'è da dire che Palle in canna da parecchie soddisfazioni. Abituati come siamo a vedere Samuel L. Jackson calato nel ruolo di badass per eccellenza, assistere alle buffissime smorfie che fa nel film è semplicemente esilarante e più di una volta il buon Sam ruba la scena all'inespressivo Emilio Estevez; a questo si aggiungono anche un Tim Curry con l'accento tedesco (o austriaco, chissà!!) e la parrucchetta bionda da giovane castorina poco meno che leggendario e un William Shatner in formissima nei panni del supervillain talmente cattivo da riuscire persino a mangiarsi dei piranha vivi. Se a questo aggiungiamo anche un' "inquadratura gratuita della topa" (che torna sul finale per agitarsi sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen), l'esilarante confronto tra due pezzi da novanta come Tim Curry e Woopi Goldberg, il General Mortars confuso col General Motors, la faccia di Luger quando Colt gli racconta del suo rapporto con la "partner" Claire (si sentiva esclusa e mi ha fatto i bisogni nelle scarpe), gli errori sintattici di Becker, la metamorfosi di Destiny e mille altre trovate geniali, è ovvio che Palle in canna diventa un film da vedere almeno una volta nella vita.

Ma anche questa non scherza. Notare la parrucca della Goldberg!!

Di Samuel L. Jackson (Wes Luger), Tim Curry (Jigsaw), Lin Shaye (è la testimone che “incastra” Mr. Potato), Woopi Goldberg (Sergente York), Bruce Willis (il tizio con la roulotte sbagliata), Corey Feldman (poliziotto giovane), ho già parlato nei rispettivi link.

Gene Quintano è il regista della pellicola, al suo terzo film. Molto più famoso come sceneggiatore (suoi capisaldi della commedia demenziale come Scuola di polizia 3 e 4), anche produttore, attore e assistente alla regia, ha 66 anni.


Emilio Estevez interpreta Jack Colt. Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen, lo ricordo per film come I ragazzi della 56esima strada, Breakfast Club, Brivido, Cuba Libre – La notte del giudizio, Mission: Impossible e serie come Two and a Half Men. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.


Jon Lovitz (vero nome Jonathan M. Lovitz) interpreta Becker. Americano, ha partecipato a film come Big, Ho sposato un’aliena, Ragazze vincenti, Scappo dalla città 2, Matilda 6 mitica, Rat Race e doppiato Fievel conquista il West oltre ad alcuni episodi de I Simpson; ha anche partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita. 


William Shatner interpreta il General Mortars. Attore canadese universalmente conosciuto come Capitano Kirk della serie Star Trek, ha partecipato a film come L’aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Osmosis Jones, American Psycho II, Dodgeball e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Hercules e Una famiglia del terzo tipo (dove ha interpretato il fantomatico e più volte nominato Grande Capoccione Gigante). Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 81 anni.


F. Murray Abraham (vero nome Fahrid Murray Abraham) interpreta Harold Leacher. Americano, ha partecipato a film come Serpico, Tutti gli uomini del presidente, Scarface, Amadeus (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Il nome della rosa, I promessi sposi, Il falò delle vanità, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, Mimic e I 13 spettri, oltre a serie come Il tenente Kojak. Ha 63 anni e cinque film in uscita. 


Charlie Sheen (vero nome Carlos Irwin Estevez) interpreta il parcheggiatore. Fratello di Emilio Estevez e figlio di Martin Sheen, lo ricordo per film come Platoon, Wall Street, Ore contate, Hot Shots!, Hot Shots! 2, I tre moschettieri, Essere John Malkovich, Scary Movie 3 e 4, Wall Street: Il denaro non muore mai e per aver partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha anni e un film in uscita.


Incalcolabile la marea di guest star che compaiono solo per una battuta o poco più: tra quelle che ho riconosciuto segnalo James Doohan, che riprende il ruolo “trekkiano” di Scotty per aggiustare la macchina del caffè all’interno della stazione di polizia, Denis Leary, che presta la voce alla tigre Diego della serie L'era glaciale, nel ruolo di Mike McCracken, Denise Richards (ex moglie di Charlie Sheen e interprete di Sex Crimes e Starship Troopers) nei panni di una delle Judy, i Chips Erik Estrada e Larry Wilcox nei panni di se stessi e Christopher Lambert come passante in macchina. Il film in originale si intitola Loaded Weapon 1, perché era già in progetto di dotarlo di un seguito… quando però il film ha incassato poco, non se n’è fatto più nulla. Se comunque, a dispetto degli incassi, il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la trilogia de Una pallottola spuntata, Starsky & Hutch e anche il recente e divertentissimo Red. ENJOY!!


sabato 12 settembre 2009

Ragazzi perduti (1987)

I vampiri degli anni ’80 hanno lasciato il segno per essere stati leggermente contaminati da una patina di infantilismo trash, che infilava nelle trame elementi di teen movies e commedie avventurose alla Goonies per intenderci. Esempio eclatante è Ammazzavampiri, esilarante horror dove un ragazzino ed una vetusta e disillusa star di un programma horror per ragazzi devono allearsi per sterminare dei veri vampiri. Oppure Scuola di mostri, la cui trama era molto simile, con il branco di ragazzini horrorofili impegnati a salvare la terra da Dracula e compagnia bella. Non si distacca da questi clichè Ragazzi perduti, girato nel 1987 da Joel Schumacher.





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La trama: Michael è un ragazzotto che si trasferisce dal nonno in California con la mamma e il fratellino. Una sera, seguendo una ragazza, viene coinvolto in una sorta di “festino” da una banda di motociclisti guidata dal biondo David. Alla fine della notte brava, dopo essersi scolato una bottiglia di quello che altro non era se non sangue, Michael si risveglia.. vampiro. Con l’aiuto del fratellino e dei fratelli Frog, le massime autorità in fatto di vampirismo di tutta la città, dovrà cercare di tornare normale e di debellare David con tutta la sua banda di succhiasangue.






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Come ho detto all’inizio, questo Ragazzi perduti è un horror un po’ atipico. La trama si concentra più sull’aspetto avventuroso legato alla caccia ai vampiri piuttosto che sulla rappresentazione di come, effettivamente, un ragazzo possa sentirsi se venisse trasformato in un non morto, oppure sulle razzie degli stessi vampiri. Questa è la particolarità ed il difetto principale del film, che non mi ha lasciata molto entusiasta, effettivamente. Diciamo che al posto dei vampiri poteva esserci qualsiasi altro mostro da debellare, visto che loro stessi si vedono poco: David e compagnia vengono rappresentati o come invisibili entità che calano dall’alto sulle vittime ignare, oppure come bikers bulletti e modaioli. Solo in un paio di scene, soprattutto verso la fine, gli effetti speciali si sprecano e la natura vampirica dei nostri si palesa al meglio, regalando anche qualche sano spavento… peccato che nel frattempo la pellicola si sia trascinata lenta e fiacca tra madri disperate in cerca di lavoro, infatuazioni adolescenziali, smorfie deprimenti del patetico fratellino di Michael e gli animali imbalsamati del nonno.



 



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Quello che assolutamente risolleva il film e lo ha reso, nonostante i mille difetti, un cult oltreoceano, sono i due fratelli Frog, interpretati rispettivamente da Corey Feldman, ovvero il “Mouth” dei Goonies, e Jamison Newlander. Questi due personaggi sono meravigliosi, dei nerd che gestiscono un enorme negozio di fumetti grazie ai quali sono diventati i massimi esperti della città sui Vampiri e sui metodi per sconfiggerli. Il modo che hanno di parlare è esilarante, da esperti consumati, veri supereroi senza macchia e senza paura… se nonché le citazioni da geek ci scappano sempre, come quando chiamano il vampiretto “Eddie Munster” o paragonano un altro succhiasangue alle Twisted Sisters... o quando, alla proposta del capovampiro di fare della madre di Michael la madre dei suoi “ragazzi”, uno dei Frog ribatte:”Oh yes, the bloodsucking Brady Bunch!” Due pazzi completi, che incarnano il sapore adolescenziale del film, ma anche la sua parte più interessante.







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Il resto del film, come ho detto, è piuttosto piatto. Merito anche di una realizzazione che molto ricorda i patinati videoclip dell’epoca, l’orribile moda pre Beverly Hills 90210. Persino l’idea di rappresentare i vampiri che calano dall’alto mostrando la loro soggettiva delle vittime non contribuisce a sollevare il piattume generale. Tuttavia gli effetti speciali, non abbondanti a dir la verità, sono molto ben fatti: il trucco di David e dei suoi compagni è sufficientemente inquietante e anche le scene di “volo”, comprese le battaglie aeree tra buoni e cattivi non risentono dell’usura del tempo. Trovo però stupidi sia l’idea di lasciare i mezzivampiri liberi di vagare alla luce del sole solo con un paio di occhiali da sole, sia il finale, talmente sbrigativo che anche la rivelazione prima dei titoli di coda non riesce a lasciare il pubblico stupito. Però ha dato vita ad un seguito uscito solo per il mercato dell’home video, Lost Boys: The Tribe, del 2008. Nel 2010 è previsto un altro seguito, se servisse un’ulteriore prova del fatto che ormai il cinema USA sta davvero raschiando il fondo del barile.

 


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Di Joel Schumacher ho già parlato qui. Kiefer Sutherland, invece, potete trovarlo qua.

 

Jason Patric interpreta Michael. L’attore americano ha cominciato la sua carriera negli anni ’80, ma non è mai diventato troppo famoso, nonostante un paio di film di discreto successo. Tra le sue pellicole ricordo Frankenstein oltre le frontiere del tempo (se la memoria non mi inganna l’ultimo film di Corman…), Sleepers, Speed 2 – Senza limiti. Ha 43 anni e un film in uscita.

 

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Corey Feldman, come ho già accennato, interpreta il folle Edgar Frog. Figlio degenere degli anni ’80, nel senso che dopo moltissimi, storici film, si è impantanato in abusi di droghe e altre stronzate da star demente, è impossibile dimenticare il suo Mouth dei Goonies, quello che terrorizzava la povera colf spagnola con le sue macabre traduzioni. Tra i suoi film ricordo, con assoluta nostalgia due capolavori come Gremlins e Stand By Me – ricordo di un’estate, con un accenno di tristezza invece cose come Venerdì 13: capitolo finale, Venerdì 13: Il terrore continua (ma non doveva essere finito nel capitolo precedente??), il pur esilarante Palle in canna, Il piacere del sangue, The Toxic Avenger IV – Citizen Toxie, Puppet Master vs Demonic Toys, Lost Boys: The Tribe, mentre ha dato la voce alla volpina di Red & Toby nemiciamici e a Donatello in Tartarughe Ninja alla riscossa e Tartarughe Ninja III (nel secondo film Donatello era muto?). Per la TV ha partecipato a La Famiglia Bradford, Mork & Mindy, Love Boat, Casa Keaton, I racconti di mezzanotte. Il nostro ha 38 anni e ben cinque film in uscita.

 

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Dianne Wiest interpreta la madre di Michael, Lucy. L’attrice americana ha vinto due Oscar come migliore attrice non protagonista, uno per Hannah e le sue sorelle e l’altro per Pallottole su Broadway. Tra i suoi altri film ricordo Footlose, Radio days, lo splendido Edward mani di forbice, Il mio piccolo genio, Piume di struzzo, Amori e incantesimi, mentre per la TV ha lavorato in Law and Order. Ha 61 anni e tre film in uscita.






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E ora vi lascio con il trailer originale, giusto per darvi un'idea!! ENJOY!!




 

 

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