Dopo aver guardato Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street ho deciso di rivedere Nightmare 2 - La rivincita (A Nightmare on Elm Street Part 2: Freddy's Revenge ), diretto dal regista Jack Sholder nel 1985.
Trama: dopo essersi trasferito con la famiglia nella casa un tempo appartenuta a Nancy Thompson, il giovane Jesse comincia ad essere perseguitato dal demoniaco Fred Krueger, che cerca un modo per tornare a uccidere.
E' inevitabile. Dopo Scream, Queen! la visione di Nightmare 2 - La rivincita ha tutto un altro sapore e molte delle cose che non mi erano saltate all'occhio da ragazzina adesso sono arrivate a mordermi le chiappe. Ha un bel dire il viscido David Chaskin, sceneggiatore di questo mezzo obbrobrio, quando dichiara di non avere idea del perché la gente veda un sottotesto omosessuale all'interno di quasi ogni sequenza della pellicola. Al di là della scelta di Mark Patton, sul quale poi tornerò poverino, quella di Nightmare 2 è palesemente la storia di un ragazzo insicuro sulla sua identità sessuale, circondato da "tentazioni", che tenta di non cedere al "lato oscuro" incarnato da un Fred Krueger più leppegoso ed ambiguo del solito, mentre la fedele, possibile fidanzatina Lisa si ingegna a riportarlo sulla retta via con la forza dell'amore. Più chiaro di così, scusate, si muore. L'ordalia di Jesse, ragazzo appena trasferitosi nell'iconica casa di Elm Street, passa attraverso un segreto da estirpare, qualcosa che non può raccontare a nessuno per timore di non essere capito, mentre il corpo smette di obbedirgli, mosso da qualcosa di alieno e incomprensibile che lo porta a fare cose che i "normali" ragazzi americani non farebbero: i genitori si chiedono se non sia drogato, i poliziotti consigliano di "tenere il guinzaglio corto" dopo averlo beccato nudo in giro per strada (dopo un giro in un locale sadomaso e un'esemplare punizione a tema inflitta al professore, vestito in modo da far invidia ai clienti del Blue Oyster di Scuola di polizia), la potenziale fidanzata si dispera perché lei vorrebbe solo limonare ma 'sto ragazzo è preda della disperazione e continua a nicchiare, finché nel momento esatto in cui si combinerebbe qualcosa non arriva Fred Krueger a metterci lo zampino, o il linguone, fate voi. Non stupisce che Jesse sia diventato una scream queen in cui i ragazzi omosessuali americani potessero riconoscersi, ma è anche vero che Jesse, a differenza delle scream queen, lotta davvero pochissimo per sopravvivere e non mi pare un gran modello positivo, anzi. Laddove Nancy, con rabbia, cercava di fare un mazzo così a Freddie Krueger, Jesse si abbandona alla disperazione e riversa la pur giusta frustrazione su amici e genitori idioti ma, di base, non si ingegna per liberarsi della "maledizione" che l'ha colpito.
Detto ciò, chi accusa Mark Patton di aver reso Nightmare 2 un film brutto perché "troppo gay" lo fa in malafede e sapendo di mentire. Anzi, Mark Patton, assieme a un Robert Englund sempre signorile, è la cosa migliore della pellicola, perché è bello, bravo e si impegna a conferire spessore a un personaggio scritto sul retro di un tovagliolino di carta, a differenza della già citata Lisa, per esempio (c'è da dire che Kim Myers era al suo primo film ma, santo cielo, quando piange lamentosa vien voglia di prenderla a ceffoni fortissimi). Ma poi è proprio stupido il film in sé. Salvo un paio di effetti speciali interessanti, aventi per protagonista Fred Krueger e gli stravolgimenti fisici di Jesse (la scena in cui Fred esce letteralmente dal corpo di Jesse mette i brividi oggi come allora), ci sono cose di un trash fuori scala, come pappagallini esplosivi (!) e cagnolini con la testa di bimbo piangente (?) e soprattutto c'è l'imbarazzante scena della festa in giardino. Ora, quella scena in questione è proprio l'anticlimax, con Robert Englund che palesemente a un certo punto non sa più che fare e si ferma a fissare i convenuti ciondolando, mentre i baldi giovanotti e ragazzette che dovrebbero fuggire davanti alla sua sola vista (stiamo pur sempre parlando di un uomo completamente sfigurato dalle fiamme e con un guanto artigliato, che è uscito da una villa spaccando una vetrata dopo aver minacciato la padrona di casa e averla quasi ammazzata, eh) stanno lì a rimirarselo nemmeno fossero degli umarell davanti a un cantiere. Al confronto di queste idiozie, con una mitologia kruegeriana palesemente stravolta e il povero Fred trasformato in un demone lubrico privato dell'inventiva con cui violenta i sogni delle sue vittime facendoli diventare incubi, il tanto vituperato urlo di Mark Patton, il suo balletto anni '80 e Marshall Bell a culo nudo frustato dalle corde sono degli altissimi pezzi di scuola horror.
Del regista Jack Sholder ho già parlato QUI. Robert Englund (Freddy Krueger) e Marshall Bell (Allenatore Schneider) li trovate invece ai rispettivi link.
Mark Patton interpreta Jesse Walsh. Americano ha partecipato a film come Jimmy Dean, Jimmy Dean e Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street. Anche produttore, ha 61 anni e due film in uscita.
Robert Rusler interpreta Ron Grady. Americano, ha partecipato a film come La donna esplosiva, A volte ritornano, FBI - Protezione testimoni 2, Tales of Halloween e serie quali La signora in giallo, 24, Medium e Bones. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 55 anni e un film in uscita.
Clu Gulager (vero nome William Martin Gulager) interpreta Mr. Walsh. Americano, ha partecipato a film come Il ritorno dei morti viventi, L'alieno, Piranha 3DD, C'era una volta a... Hollywood e a serie quali Chips, Supercar, Magnum P.I., La signora in giallo e Walker Texas Ranger; come doppiatore ha lavorato nella serie Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 92 anni.
Michael J. Fox era stato considerato per il ruolo di Jesse ma fortunatamente l'attore era già impegnato con le riprese di Ritorno al futuro e Voglia di vincere ed è andata bene anche a Brad Pitt e Christian Slater, entrambi scartati nel corso delle audizioni. Nightmare 2 - La rivincita segue Nightmare - Dal profondo della notte ma devia quasi completamente dalle "regole" oniriche create da Wes Craven, che torneranno fortunatamente in Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Nightmare 4 - Il non risveglio, Nightmare 5 - Il mito, Nightmare 6 - La fine e Nightmare - Nuovo incubo, che vi consiglierei di recuperare, se siete interessati alla saga, assieme a Freddy vs Jason, giusto per completezza. E, ovviamente, non perdetevi Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street. ENJOY!
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martedì 23 giugno 2020
mercoledì 10 giugno 2020
Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street (2019)
Era uno dei film che avrei voluto vedere al Torino Film Festival ma purtroppo lo proiettavano in orari e giorni per me impossibili, quindi ho dovuto aspettare un'altra distribuzione per guardare Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street, diretto nel 2019 dai registi Roman Chimienti e Tyler Jensen.
Quando il Bolluomo mi ha chiesto, qualche giorno fa, "Cos'hai fatto oggi di bello?" e ha ricevuto in risposta "Ho guardato un documentario!" c'è mancato poco che mi scoppiasse a ridere in faccia, perché lo sa benissimo che non sono il mio genere. Quando poi ho aggiunto "Un documentario a tema cinema" ha esclamato un "AAAH!" che credo abbiate sentito tutti, in tutta Italia. Ebbene sì, ho guardato un documentario, nella fattispecie un documentario dedicato a un "desaparecido" dell'industria cinematografica, ovvero Mark Patton, protagonista di Nightmare 2 - La rivincita. Pensate che è servito un altro documentario (che vorrei vedere ma porca miseria dura 4 ore, non ci riuscirò mai), Never Sleep Again: The Elm Street Legacy, per ritrovarlo in Messico, dove si era nascosto per decenni senza avere contatti con nessuno, né coi colleghi, né con gli amici, né con la famiglia. Ma perché mai questo bellissimo ragazzo, che nel 1985 era all'apice della sua carriera, ha scelto di scomparire senza lasciare traccia? La riposta è da ricercarsi nella fama che, col tempo, ha acquisito Nightmare 2 - La rivincita, che da semplice sequel brutto del famosissimo Nightmare - Dal profondo della notte... è diventato l'horror più gay di sempre, oggetto di scherno e derisione, complice anche il tam tam della rete. Ma la rete, direte, negli anni '80 non esisteva! Certo, ma si era nel periodo in cui essere gay era considerato poco meno che un delitto, anche perché l'aids cominciava ad assurgere agli onori della cronaca come "la punizione di Dio nei confronti dei froci", e immaginatevi un ragazzo all'apice del successo, costretto a nascondere la propria omosessualità, che a un certo punto si è ritrovato additato come scream queen di un film dai sottintesi palesemente omoerotici. Non lo dico io che erano palesi, ovviamente. Lo dice buona parte del cast nelle interviste all'interno del documentario, attori ancora perplessi, dopo decenni, non solo per il fatto che il regista Jack Sholder non avesse colto nulla di "strano" a livello di sceneggiatura ma anche che lo sceneggiatore David Chaskin abbia sempre negato che la storia contenesse queste pesantissime sfumature. Il bastardo ciccione è arrivato a un'apertura in tal senso solo quando il film ha cominciato ad ottenere lo status di cult, addossando però tutta la colpa al miscasting di Mark Patton, reo di "aver fatto diventare gay il film".
Di fronte a tanta pochezza, al menefreghismo di un uomo che ha scelto di sfruttare un horror per veicolare un messaggio straight e omofobo (una confessione tirata fuori con le pinze in uno dei momenti più emotivamente toccanti del film), a una Hollywood che non perdona, alla morte dell'amato compagno a causa dell'aids e al definitivo sputtanamento dovuto all'inganno di un giornalista, Patton si è ritrovato davanti ben poche scelte: o un esaurimento nervoso che probabilmente lo avrebbe portato al suicidio, oppure la fuga, a costo di abbandonare sogni, felicità e successo per abbracciare un più sicuro anonimato. Patton è rimasto in Messico per decenni ma la sua vita, al di là dello status di profugo, non è stata comunque facile né felice, poiché lo spettro della malattia e dell'aids lo hanno raggiunto anche lì, minacciando di ucciderlo come molti suoi amici. Eppure, nonostante tutto questo, Patton è sopravvissuto e quando è stato raggiunto dai realizzatori di Never Sleep Again si è reso conto di come la sua tragedia personale avrebbe potuto aiutare moltissimi ragazzi e ragazze che, come lui, hanno subito discriminazioni sessuali o non hanno mai avuto il coraggio di fare coming out in una società dove persino nelle "innocue" commedie americane essere "frocio" è un difetto imperdonabile, dove i gay diventano il veicolo di una comicità "crassa" con cui noi tutti siamo cresciuti (e, onestamente? Guardando Scream, Queen! mi sono parecchio vergognata di aver sempre riso a quelle battute talmente "innocue" da fungere come un coltello piantato nel cuore di chi diverso lo è sempre stato). Patton si è inoltre reso conto di essere amato proprio per quel film giudicato orribile, che per molti ha invece significato tutto, di essere tuttora una star per tanti ragazzi che hanno trovato nel suo Jesse Walsh un protagonista in cui riconoscersi, finalmente, diverso dagli eroi straight di molti loro coetanei e anche dalle cosiddette scream queen, apprezzate ma comunque lontane dal loro modo di essere.
Mi rendo conto che vi sto raccontando tutto il documentario, ma non posso negare di essere stata profondamente colpita dalla storia di Mark Patton, tanto da aver parlato poi a lungo col Bolluomo di questo film (scusa, Mirco, per il tedio, ma quando una cosa mi appassiona divento logorroica); colpiscono, di questo uomo che porta sul viso i segni della malattia e di una bellezza sfiorita troppo presto, l'incredibile dignità e sensibilità, i suoi ragionamenti molto umani ed emotivi, la forza incredibile con cui è riuscito a non lasciarsi andare e a trovare comunque una piccola felicità. Per lui, in primis, ma anche per altri come lui, consapevole di come la sua sofferenza sia stata uno stimolo per tutti i ragazzi e non che fanno la fila per vederlo alle convention, luoghi talmente squallidi che al confronto Lucca Comics è il Paese delle Meraviglie eppure caricati di un'aura mitica, quasi salvifica. Colpisce, l'enorme autoironia. Quel balletto sculettante, scritto nero su bianco sulla sceneggiatura di Nightmare 2 - La rivincita, è ora uno dei suoi cavalli di battaglia, nonostante all'epoca sia stato terribilmente imbarazzante e pericoloso da girare, e quell'urlo da ragazza è diventato fulcro di esilaranti sfide tra lui e chi cerca di rifarlo uguale, ridendo CON lui, non di lui. Eppure, guardando Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street non c'è nulla da ridere. E' più il tempo che ho passato col magone, preda del desiderio di andare a prendere a schiaffi fortissimi David Chaskin (il confronto a lungo rimandato tra lui e Patton non è affatto catartico ma basta a sottolineare la diversa caratura tra i due uomini, uno che chiede, semplicemente, che venga riconosciuta la sua dignità di professionista e attore, e l'altro che continua, comunque, a giustificarsi e minimizzare pur dando finalmente ragione a un individuo che ha screditato per anni), a non capacitarmi di come una nazione abbia spazzato sotto il pavimento un'intera fetta di società violentando, letteralmente, la natura e le aspirazioni di ragazzi considerati abietti solo per le loro inclinazioni sessuali, scatenando una caccia alle streghe di proporzioni angoscianti e orribilmente ipocrita, a chiedermi come fosse possibile che tutti, all'epoca, abbiano finto di non capire o non abbiano capito le implicazioni queer di un potenziale blockbuster horror, mettendo a rischio vita e carriera di un ragazzo giovanissimo. Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street è un film che fa male ma lascia anche con un lieve afflato di speranza e prova ad aprire gli occhi dei fortunati spettatori su cosa si cela dietro a un film che molti sono portati semplicemente a definire "brutto", inconsapevoli di quanto orrore reale sia stato rovesciato sulla pelle di chi in quel film ha erroneamente creduto, considerandolo come un dono di Dio.
Roman Chimienti e Tyler Jensen sono i registi della pellicola, al loro primo documentario. Entrambi americani, il primo lavora principalmente come tecnico del suono, il secondo come montatore.
Quando il Bolluomo mi ha chiesto, qualche giorno fa, "Cos'hai fatto oggi di bello?" e ha ricevuto in risposta "Ho guardato un documentario!" c'è mancato poco che mi scoppiasse a ridere in faccia, perché lo sa benissimo che non sono il mio genere. Quando poi ho aggiunto "Un documentario a tema cinema" ha esclamato un "AAAH!" che credo abbiate sentito tutti, in tutta Italia. Ebbene sì, ho guardato un documentario, nella fattispecie un documentario dedicato a un "desaparecido" dell'industria cinematografica, ovvero Mark Patton, protagonista di Nightmare 2 - La rivincita. Pensate che è servito un altro documentario (che vorrei vedere ma porca miseria dura 4 ore, non ci riuscirò mai), Never Sleep Again: The Elm Street Legacy, per ritrovarlo in Messico, dove si era nascosto per decenni senza avere contatti con nessuno, né coi colleghi, né con gli amici, né con la famiglia. Ma perché mai questo bellissimo ragazzo, che nel 1985 era all'apice della sua carriera, ha scelto di scomparire senza lasciare traccia? La riposta è da ricercarsi nella fama che, col tempo, ha acquisito Nightmare 2 - La rivincita, che da semplice sequel brutto del famosissimo Nightmare - Dal profondo della notte... è diventato l'horror più gay di sempre, oggetto di scherno e derisione, complice anche il tam tam della rete. Ma la rete, direte, negli anni '80 non esisteva! Certo, ma si era nel periodo in cui essere gay era considerato poco meno che un delitto, anche perché l'aids cominciava ad assurgere agli onori della cronaca come "la punizione di Dio nei confronti dei froci", e immaginatevi un ragazzo all'apice del successo, costretto a nascondere la propria omosessualità, che a un certo punto si è ritrovato additato come scream queen di un film dai sottintesi palesemente omoerotici. Non lo dico io che erano palesi, ovviamente. Lo dice buona parte del cast nelle interviste all'interno del documentario, attori ancora perplessi, dopo decenni, non solo per il fatto che il regista Jack Sholder non avesse colto nulla di "strano" a livello di sceneggiatura ma anche che lo sceneggiatore David Chaskin abbia sempre negato che la storia contenesse queste pesantissime sfumature. Il bastardo ciccione è arrivato a un'apertura in tal senso solo quando il film ha cominciato ad ottenere lo status di cult, addossando però tutta la colpa al miscasting di Mark Patton, reo di "aver fatto diventare gay il film".
Di fronte a tanta pochezza, al menefreghismo di un uomo che ha scelto di sfruttare un horror per veicolare un messaggio straight e omofobo (una confessione tirata fuori con le pinze in uno dei momenti più emotivamente toccanti del film), a una Hollywood che non perdona, alla morte dell'amato compagno a causa dell'aids e al definitivo sputtanamento dovuto all'inganno di un giornalista, Patton si è ritrovato davanti ben poche scelte: o un esaurimento nervoso che probabilmente lo avrebbe portato al suicidio, oppure la fuga, a costo di abbandonare sogni, felicità e successo per abbracciare un più sicuro anonimato. Patton è rimasto in Messico per decenni ma la sua vita, al di là dello status di profugo, non è stata comunque facile né felice, poiché lo spettro della malattia e dell'aids lo hanno raggiunto anche lì, minacciando di ucciderlo come molti suoi amici. Eppure, nonostante tutto questo, Patton è sopravvissuto e quando è stato raggiunto dai realizzatori di Never Sleep Again si è reso conto di come la sua tragedia personale avrebbe potuto aiutare moltissimi ragazzi e ragazze che, come lui, hanno subito discriminazioni sessuali o non hanno mai avuto il coraggio di fare coming out in una società dove persino nelle "innocue" commedie americane essere "frocio" è un difetto imperdonabile, dove i gay diventano il veicolo di una comicità "crassa" con cui noi tutti siamo cresciuti (e, onestamente? Guardando Scream, Queen! mi sono parecchio vergognata di aver sempre riso a quelle battute talmente "innocue" da fungere come un coltello piantato nel cuore di chi diverso lo è sempre stato). Patton si è inoltre reso conto di essere amato proprio per quel film giudicato orribile, che per molti ha invece significato tutto, di essere tuttora una star per tanti ragazzi che hanno trovato nel suo Jesse Walsh un protagonista in cui riconoscersi, finalmente, diverso dagli eroi straight di molti loro coetanei e anche dalle cosiddette scream queen, apprezzate ma comunque lontane dal loro modo di essere.
Mi rendo conto che vi sto raccontando tutto il documentario, ma non posso negare di essere stata profondamente colpita dalla storia di Mark Patton, tanto da aver parlato poi a lungo col Bolluomo di questo film (scusa, Mirco, per il tedio, ma quando una cosa mi appassiona divento logorroica); colpiscono, di questo uomo che porta sul viso i segni della malattia e di una bellezza sfiorita troppo presto, l'incredibile dignità e sensibilità, i suoi ragionamenti molto umani ed emotivi, la forza incredibile con cui è riuscito a non lasciarsi andare e a trovare comunque una piccola felicità. Per lui, in primis, ma anche per altri come lui, consapevole di come la sua sofferenza sia stata uno stimolo per tutti i ragazzi e non che fanno la fila per vederlo alle convention, luoghi talmente squallidi che al confronto Lucca Comics è il Paese delle Meraviglie eppure caricati di un'aura mitica, quasi salvifica. Colpisce, l'enorme autoironia. Quel balletto sculettante, scritto nero su bianco sulla sceneggiatura di Nightmare 2 - La rivincita, è ora uno dei suoi cavalli di battaglia, nonostante all'epoca sia stato terribilmente imbarazzante e pericoloso da girare, e quell'urlo da ragazza è diventato fulcro di esilaranti sfide tra lui e chi cerca di rifarlo uguale, ridendo CON lui, non di lui. Eppure, guardando Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street non c'è nulla da ridere. E' più il tempo che ho passato col magone, preda del desiderio di andare a prendere a schiaffi fortissimi David Chaskin (il confronto a lungo rimandato tra lui e Patton non è affatto catartico ma basta a sottolineare la diversa caratura tra i due uomini, uno che chiede, semplicemente, che venga riconosciuta la sua dignità di professionista e attore, e l'altro che continua, comunque, a giustificarsi e minimizzare pur dando finalmente ragione a un individuo che ha screditato per anni), a non capacitarmi di come una nazione abbia spazzato sotto il pavimento un'intera fetta di società violentando, letteralmente, la natura e le aspirazioni di ragazzi considerati abietti solo per le loro inclinazioni sessuali, scatenando una caccia alle streghe di proporzioni angoscianti e orribilmente ipocrita, a chiedermi come fosse possibile che tutti, all'epoca, abbiano finto di non capire o non abbiano capito le implicazioni queer di un potenziale blockbuster horror, mettendo a rischio vita e carriera di un ragazzo giovanissimo. Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street è un film che fa male ma lascia anche con un lieve afflato di speranza e prova ad aprire gli occhi dei fortunati spettatori su cosa si cela dietro a un film che molti sono portati semplicemente a definire "brutto", inconsapevoli di quanto orrore reale sia stato rovesciato sulla pelle di chi in quel film ha erroneamente creduto, considerandolo come un dono di Dio.
Roman Chimienti e Tyler Jensen sono i registi della pellicola, al loro primo documentario. Entrambi americani, il primo lavora principalmente come tecnico del suono, il secondo come montatore.
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