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venerdì 14 agosto 2026

2026 Horror Challenge: Storie di fantasmi (1981)


Il tema della Horror Challenge, questa settimana, era "psycho-biddy" ma il film trovato in questa lista era un po' stiracchiato, come scoprirete leggendo il post su Storie di fantasmi (Ghost Story), diretto nel 1981 dal regista John Irvin e tratto dal romanzo Ghost Story di Peter Straub.

Trama

Gli anziani membri di un club, e i figli di uno di loro, vengono perseguitati ed uccisi dal fantasma di una donna...

Recensione

Ho dovuto cercare la definizione di "psycho-biddy" per capire di cosa si stesse parlando. In pratica, si tratta di un altro modo di definire il genere hagsploitation che, per chi non fosse avvezzo nemmeno a questo termine, indica quei thriller horror aventi come principali protagoniste delle donne già di una certa età, psicopatiche e violente. Detto questo, non so proprio come abbia fatto a finire nella lista Storie di fantasmi che, è vero, ha una donna come villain della vicenda, ma è privo delle caratteristiche tipiche del genere hagsploitation (anche per quanto riguarda l'attrice che interpreta Alma/Eva) ed è una storia, appunto, di fantasmi e vendette dall'aldilà. Non ho mai letto il romanzo di Straub, che una cara amica mi ha detto essere "scritto da Dio, ma malloppone", quindi non ho la possibilità di fare un confronto tra le due versioni; quel che è certo è che lo scrittore non è rimasto soddisfatto del risultato finale, ed il motivo risiede nella lunghezza e nella complessità del romanzo, molto difficile da adattare. A un certo punto, qualcuno aveva suggerito ai produttori di realizzarne una miniserie in due parti, come Le notti di Salem, ma la Universal si era impuntata sull'avere un film a tutti i costi, quindi è uscito Ghost Story, un'opera superficiale, che cancella con un colpo di spugna la complicata lore di Alma/Eva e riduce all'osso il ruolo della città di Milburn e di moltissimi suoi abitanti coinvolti nella vicenda, compreso un quinto membro della Chowder Society. Quest'ultima è la protagonista del film, una società composta da quattro anziani ed eleganti signori che, durante le loro riunioni, si raccontano storie di fantasmi. Che dietro questo loro passatempo ci sia qualcosa di più lo intuiamo, fin da subito, dai terrificanti incubi che accompagnano le loro notti, ancor prima che uno di loro muoia per mano del cadavere rianimato di una donna. Proseguendo, Ghost Story introduce il personaggio di Don, figlio di uno dei soci della Chowder Society, il cui passato è strettamente legato all'entità che comincia a perseguitare gli anziani signori e ad una serie di eventi precedenti la sua nascita, che tratteggiano una triste realtà di provincia in cui gli outsider, anche quelli più introdotti in società, vengono presto isolati e cancellati dalla memoria collettiva. A differenza di quanto spesso accade nel sottogenere hagsploitation, la donna che perseguita i protagonisti, benché ovviamente connotata come mostro nel presente e come presenza come minimo perturbante nel flashback di Don, non ha proprio tutti i torti nel volere la loro morte, e non si accanisce contro giovani ed innocenti fanciulle per gelosia o pura follia, oltre al fatto di essere lei stessa giovane e bella.

Mettendo un attimo da parte quest'imprecisione a livello di scelta per la challenge, c'è da dire che Storie di fantasmi non è proprio granché come film. Tanto per cominciare, ha un ritmo a dir poco soporifero, e tiene desta l'attenzione giusto nella parte iniziale, anche se non proprio per questioni di "merito"; piuttosto, per la prima mezz'ora è difficile capire dove voglia andare a parare Storie di fantasmi, perché mescola presente, flashback di un recente passato, incubi e racconti senza alcuna soluzione di continuità. Dopodiché, la narrazione si assesta su uno stile più lineare che coinvolge anche i due corposi flashback risolutivi, forse per questo l'attenzione dello spettatore può permettersi di vagare, fiaccata da personaggi talmente poco caratterizzati che interessarsi al loro destino è difficile (forse giusto il Ricky di Fred Astaire è dotato di un minimo di sfumature in più), oppure perché vengono accennate un paio di sottotrame apparentemente fondamentali che poi vengono lasciate cadere nel nulla, e anche questo aspetto non aiuta. E' poco coinvolgente anche la regia di John Irvin, il quale non riesce a sfruttare appieno il potenziale dei soffocanti salotti in cui si riunisce la Chowder Society, né quello della casa in rovina di Eva, lasciandosi sfuggire la possibilità di confezionare un gotico moderno dalle atmosfere evocative. Per fortuna, gli effetti speciali sono orridi quanto basta e accompagnano un paio di jump scare efficaci, e anche Alice Krige ci mette del suo, con la sua bellezza elegante e non convenzionale, e quello sguardo che è un mix di sensualità e desiderio omicida. Un peccato, invece, che il cast maschile non sia alla sua altezza, tra vecchie glorie costrette a destreggiarsi nei panni di riccastri barbogi e il povero Craig Wasson che, impegnato in un doppio ruolo, risulta doppiamente inespressivo. Potrei sbagliare, ma Storie di fantasmi è uno di quei film ai quali servirebbe un remake, o meglio, una trasposizione in miniserie del romanzo originale, data in mano a un regista un po' sgamato. Mi verrebbe da nominare Mike Flanagan, ma a lui lascio tutte le opere di King, Straub deve mettersi in coda, con tutto il rispetto!

Cast

Di Melvyn Douglas (John Jaffrey) e Alice Krige (Alma/Eva) ho già parlato ai rispettivi link.

  • John Irvin è il regista del film. Inglese, ha diretto film come Codice Magnum e Tre vedove e un delitto. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 86 anni.
  • Fred Astaire (vero nome Frederic Austerlitz Jr.) interpreta Ricky Hawthorne. Americano, lo ricordo per film come Cappello a cilindro, Zigfield Follies, Papà gambalunga, Cenerentola a Parigi e L'inferno di cristallo. Anche ballerino, coreografo, produttore e cantante, è morto nel 1987, all'età di 88 anni.
  • Douglas Fairbanks Jr. (vero nome Douglas Elton Ulman Fairbanks Junior) interpreta Edward Wanderley. Americano, ha partecipato a film come Piccolo Cesare, Gunga din e Sinbad il marinaio. Anche produttore, cantante e sceneggiatore, è morto nel 2000, all'età di 90 anni.
  • John Houseman interpreta Sears James. Americano, ha partecipato a film come Esami per la vita, Rollerball, I tre giorni del condor, Fog, S.O.S. Fantasmi, Una pallottola spuntata e a serie quali L'uomo da sei milioni di dollari, La donna bionica e Mork & Mindy. Anche produttore, sceneggiatore e regista, è morto nel 1988, all'età di 86 anni.
  • Craig Wasson interpreta Don/David. Americano, ha partecipato a film come Omicidio a luci rosse, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Malcom X, e a serie quali La signora in giallo e Walker Texas Ranger. Anche sceneggiatore, compositore e produttore, ha 72 anni.

Se vi è piaciuto...

Se Ghost Story vi è piaciuto recuperate Changeling e Scarlatti - Il thriller. ENJOY!

mercoledì 23 febbraio 2022

Non aprite quella porta (2022)

Nonostante ne abbiano parlato cani e porci, ho deciso di scrivere anche io due (stupide e spoilerose, vi avverto) righe su Non aprite quella porta (Texas Chainsaw Massacre), diretto dal regista David Blue Garcia e disponibile su Netflix.


Trama: i giovanissimi investitori che hanno acquistato una cittadina del Texas per trasformarla in un paradiso commerciale si ritroveranno a dover affrontare un problema tanto imprevisto quanto mortale, ovvero Leatherface.


Non aprite quella porta
, frutto della collaborazione tra David Blue Garcia, Fede Alvarez e la Romania, è probabilmente il film "horror" più divertente che vi capiterà di vedere quest'anno, ma vi avviso: per approfittare come si deve dei suoi mille aspetti esilaranti, dovrete essere un po' brilli, altrimenti vi gireranno solo le palle. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Dal mero punto di vista dello splatter, Non aprite quella porta 2022 ve ne regalerà litri, così come abbondanza di morti violente particolarmente atroci, quasi tutte inflitte ai danni di persone non granché simpatiche, se non addirittura detestabili, e un'altro punto di forza del film è che è talmente breve e veloce nel suo andare subito al punto, che non avrete modo di annoiarvi. Se da un horror chiedete solo questo, non sarò assolutamente io a dissuadervi dal guardarlo, e potrei anche dirvi che Non aprite quella porta è perfetto per quanto possa esserlo qualsiasi altro dimenticabile horror realizzato in esclusiva per Netflix. Purtroppo, anche sotto l'effetto di Riesling e Don Zoilo, non sono proprio riuscita ad evitare di venire schiaffeggiata da quelle due o tre belinate in guisa di eclatanti esempi di pigrizia in fase di sceneggiatura, oltre che dalla smaccata voglia di scimmiottare (o magari volevano cavalcarne il successo? Non si capisce) il recente reboot di Halloween, tanto che spesso mi è parso di guardare quei "bei" film horror di serie Z zeppi di dialoghi imbecilli e cretinate assortite che tanto mi divertivo a recensire armata di blocchetto per gli appunti, oppure uno Sharknado. Da qui in poi sono SPOILER come se piovessero, io vi avverto!


Non aprite quella porta
2022 parte dall'idea di essere un reboot ma anche un sequel, e non lo dico io che della saga ho visto giusto un paio di film, ma proprio la sceneggiatura, che ambienta le vicende in un universo dove Sally, l'unica sopravvissuta alla mattanza anni '70, ha passato tutta la sua vita (come Laurie Strode! *wink wink*) a cercare Leatherface per accopparlo. Peccato che Leatherface, tutt'altro che interdetto, abbia pensato bene, per non farsi beccare, di rifugiarsi in un orfanotrofio e mescolarsi ai pargoli dell'istituto nonostante fosse un omone di, a spanne, direi almeno 20 anni oltre che 190 cm, facendola fessa per lunghi decenni pur abitando nella stessa città. Se già questo non vi pare un assunto idiota, parliamo di come gli sceneggiatori hanno scelto di spedire giovani vittime da Leatherface. Nell'anno del Signore 2022, un branco di fighètti della grande città (non se ne salva uno. Né il ragazzo di colore, né la ragazzetta traumatizzata da una sparatoria che si convince di essere predestinata alla morte, nemmeno avesse sbagliato film) decide di acquistare proprio "quella" cittadina del Texas per trasformarla in rinomato centro di shopping, divertimenti, raffinatezza, vita migliore. E per quali eventuali clienti, di grazia? Per lo zotico panzone che sta alla pompa di benzina e non vede il sapone da decenni o per lo zotico che si presenta come un celodurista di prim'ordine, tutto fucili automatici, The South Gonna Rise Again e cazzimma, e poi soccombe appena Leatherface gli tira un buffetto? Giustamente è troppo anche per Leatherface, che di fronte all'idea di avere sotto casa ristoranti poké, negozi bio e monopattini, sbrocca male come un vecchio improvvisamente privato dei cantieri.


Quanto a Sally, la povera Sally. Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra, e si vede belin, sono decenni che hai Leatherface attaccato alle chiappe e manco te accorgi. Però chi se ne frega, direte voi. Sally è una vecchia incazzata, pure lei non se lo fa menare, ha un fucile e lunghi capelli bianchi, la carogna sulle spalle allevata a odio e rancore, sai che bello scontro fra titani ne uscirà fuori? Invece no. Nell'anticlimax più grosso della storia del cinema recente, Old Man Leatherface (cit.) se la trova davanti e la guarda con ancora meno interesse di quanto ne avrei io per l'ultima trasmissione della D'Urso e giuro che lei avrebbe ogni possibilità di fare spallucce e andarsene. Purtroppo, la poveraccia non solo viene dileggiata dalla sua ragione di vita, ma anche vilipesa dagli sceneggiatori mostrando di valere, ai fini della trama e dell'eventuale salvezza di un paio di personaggi, quanto il due di coppe a briscola, con buona pace di chi sperava in qualcosa di più di una semplice, triste lista di citazioni. La raffinatezza del "saluto" finale di Leatherface allo spettatore e alla gentrificazione è l'ennesimo, esilarante chiodo nella bara di un film che probabilmente voleva anche essere un serio e rispettoso omaggio aggiornato al gusto odierno di un film che, ancora oggi, è mirabile esempio di terrore e disagio privo o quasi di sangue, ma che si è invece trasformato nella pellicola più esilarante dell'anno. D'altronde, l'immagine che segue poteva darci un'idea di quali "stimoli" avrebbe indotto la visione. 


Di Olwen Fouéré, che interpreta Sally Hardesty, ho già parlato QUI mentre Alice Krige, che interpreta Mrs. Mc, la trovate QUA.

David Blue Garcia è il regista della pellicola, al suo secondo lungometraggio. Americano, lavora principalmente come direttore della fotografia ma è anche sceneggiatore, produttore e attore. 


Elsie Fisher
interpreta Lila. Americana, ha partecipato a serie quali Medium e Castle Rock; come doppiatrice, ha lavorato in Cattivissimo me, Masha e Orso, Cattivissimo me 2 e La famiglia Addams. Ha 19 anni e due film in uscita. 


Non sono particolarmente esperta di Non aprite quella porta ma, a ragion di logica, questo dovrebbe essere un sequel diretto del primo film; se siete amanti della completezza avete da recuperare però anche Non aprite quella porta - Parte 2 , Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta IV (1994), Non aprite quella porta 3D (che dovrebbe essere un sequel-reboot del primo) e Leatherface, ai quali potete aggiungere il remake del 2003 Non aprite quella porta e il suo prequel Non aprite quella porta: L'inizio (2006). ENJOY!

domenica 19 aprile 2020

Gretel e Hansel (2020)

Gretel e Hansel (Gretel & Hansel), diretto dal regista Oz Perkins, era uno degli horror che più aspettavo quest'anno. Avrebbe dovuto uscire il 2 aprile in Italia ma, ovviamente, si è perso causa Covid e così mi sono fatta il regalo di compleanno, che cade oggi, e l'ho guardato comunque.


Trama: cacciati dalla madre, Gretel e Hansel si perdono nel bosco. Affamati, arrivano alle porte di una strana casa, all'interno della quale vive una vecchia misteriosa.


Immagino conosciate tutti la favola di Hansel e Gretel. Due gemelli vengono cacciati via dai genitori estremamente poveri e abbandonati nel bosco, dove incontrano una strega che abita in una casa fatta di marzapane e dolci. I due bimbi rischiano di finire nel forno della strega ma riescono ad ucciderla e tornano dai genitori col suo tesoro, vivendo da quel momento felici per sempre. Ci sono parecchie versioni cinematografiche di questa favola, che si presta perfettamente per venire trasposta in chiave horror, ma è la prima volta che alle atmosfere inquietanti e sovrannaturali si unisce il racconto di formazione che sposta inevitabilmente il focus dalla coppia di gemelli alla sola Gretel, non più bambina ma nemmeno donna, costretta a trascinarsi appresso il fratellino più piccolo. Ho scritto racconto di formazione, ma Gretel e Hansel è più un coming of age dalle tinte fosche, con nessuna pretesa Disneyana di instradare la protagonista verso un cammino che possa recare un messaggio positivo al pubblico, salvo forse per una presa di coscienza come individuo e come donna invece che come oggetto sessuale, servetta, figlia o guardiana del fratellino; in particolare su quest'ultimo punto la sceneggiatura di Rob Hayes sottolinea la necessità di svicolarsi dai legami percepiti come zavorre per riuscire a trovare il proprio cammino, senza ovviamente svilire l'amore o il rispetto, lasciandoli "liberi" prima che possano mutare in odio e disprezzo. Gretel, lontana dall'essere oggetto dell'appetito della Strega, diventa così un animo affine, un'allieva con la quale condividere conoscenze, potere e indipendenza, alla faccia di tutti i cavalieri dall'armatura scintillante che potrebbero salvare la povera donzella in pericolo e che qui si limitano ad offrire buoni consigli, passabili di venir seguiti o meno.


La sceneggiatura di Gretel e Hansel lo rende un film impossibile da cogliere in toto solo con una prima visione, bisognerebbe infatti riguardarlo col senno di poi per comprendere molte cose, in primis la valenza delle parole della madre e della fiaba della "Bella bambina col cappuccio rosa", magari tenendo a mente le altre favole dei Grimm (Il ginepro viene citato in una filastrocca), e magari dopo aver riguardato The VVitch di Eggers, assai simile per le inquietanti atmosfere boschive e per il modo in cui il male si insinua nel cuore di una ragazza alla quale le convenzioni cominciano a stare molto strette. Quel che è certo è che le immagini girate da Oz Perkins sono splendide (l'"occhio divino" e le macchie di colore che spezzano l'oscurità all'interno della sala da pranzo della strega mi hanno particolarmente colpita), così come meravigliosa è la fotografia in cui sono immerse: premesso che la più terrificante sequenza allucinatoria all'interno di una selva rimane ancora quella de L'orso di Annaud, Perkins mette i brividi attraverso ombre dall'aspetto umanoide che sembrerebbero manichini irreali, geometrie oscure che danno vita a edifici inquietanti, incubi ad occhi aperti che allo stesso tempo affascinano per la cura con cui sono realizzati e disgustano per le loro implicazioni. In tutto questo, la bellezza particolare di Sophia Lillis e l'interpretazione misurata di Alice Krige contribuiscono ad arricchire ulteriormente un film già molto bello di suo, che ovviamente esige dallo spettatore un minimo di attenzione in più e concede poco sia in termini di jump scare che di "azione", preferendo concentrarsi sulla crescita interiore dell'affascinante protagonista. A mio avviso, Gretel e Hansel è un altro splendido horror di cui godere in quarantena, nell'attesa che possa venire riproposto al cinema come meriterebbe.


Di Alice Krige, che interpreta la strega, ho già parlato QUI.

Oz Perkins è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come February: L'innocenza del male e Sono la bella creatura che vive in quella casa ed è anche attore e sceneggiatore. Ha 46 anni.


Sophia Lillis interpreta Gretel. Americana, la ricordo per film come It e It - Capitolo 2, inoltre ha partecipato a serie quali Sharp Objects e I Am Not Okay With This. Ha 18 anni.


Se Gretel e Hansel vi fosse piaciuto recuperate The VVitch. ENJOY!

venerdì 11 dicembre 2015

Il Bollalmanacco On Demand: L'apprendista stregone (2010)

Non poteva durare, lo sapevo. Dopo un paio di cult ecco che qualcuno, nella fattispecie la brava Sabrina (QUI c'è il suo canale Youtube), mi chiede una roba come L'apprendista stregone (The Sorcerer's Apprentice), diretto nel 2010 dal regista Jon Turtletaub. Il prossimo film On Demand sarà invece The Divide. ENJOY!



Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...


Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.


Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!


Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.

Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.


Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.


Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!

mercoledì 7 novembre 2012

Silent Hill (2006)

Siccome in questi giorni è uscito Silent Hill: Revelation, ho deciso di riguardare Silent Hill, diretto nel 2006 dal regista Christophe Gans.


Trama: per cercare di capire la natura dei disturbi che affliggono la figlia, una donna decide di recarsi nella città fantasma di Silent Hill. Una volta arrivate, la bambina scompare dopo un incidente e sua madre scopre che la città nasconde inquietanti segreti…  


Di Silent Hill ricordavo davvero poco, tranne la certezza che mi fosse piaciuto all’epoca dell’uscita cinematografica. Riguardandolo, ho trovato conferma della prima impressione, perché Silent Hill è davvero un film ben diretto e ottimamente recitato, graziato da una colonna sonora allo stesso tempo inquietante e malinconica. Bella forza, direte voi, hanno riutilizzato, riarrangiandole, le musiche che accompagnavano il videogame, ma io non ci ho mai giocato quindi mi perdonerete se anche la recensione presenterà le ingenuità di chi di Silent Hill non conosce nulla. Per il profano come me il film risulta essere un’ efficace pellicola che mescola momenti di horror tout court con dovizia di violenza, mostri e sangue, a momenti più riflessivi che rievocano atmosfere da ghost story. A dirla tutta queste ultime sono la parte migliore del film, strettamente legate alla storia della povera bimba condannata solo perché figlia illegittima di una donna troppo debole per opporsi ai suoi “simpaticissimi” compaesani, mentre il bestiario di mostri che sbucano da ogni angolo della città subito dopo il suono di una sirena è ormai troppo iconografico per mettere davvero paura.


In generale, comunque, Gans riesce a ricostruire alla perfezione un’atmosfera claustrofobica e assolutamente straniante, alternando la fotografia pulita e nitida della realtà all’oscura nebbia e ai toni grigi che invadono le strade di Silent Hill, immerse costantemente in una foschia di ceneri svolazzanti, malinconiche come fiocchi di neve. Predominano, oltre al grigio e al nero, anche i toni del rosso e dell’arancio, gli stessi del sangue e delle fiamme, ed è interessantissimo vedere come, a poco a poco, in modo talmente impercettibile che lo spettatore quasi non se ne accorge, il vestito della protagonista cambi colore dal pastello, al grigio al rosso sangue mano a mano che la storia si avvicina al finale, ad indicare come Rose passi dall’assoluta inconsapevolezza del “limbo” all’abbacinante comprensione dell’orribile realtà legata agli eventi che hanno reso Silent Hill una città fantasma. Altra scelta stilistica a mio avviso geniale è quella di rivelare l’oscuro passato della città modificando la qualità della pellicola come se ci trovassimo davanti ad un vecchio horror anni ’70, dalle atmosfere simili al capolavoro di Polanski, Rosemary’s Baby. Poi certo, assieme a queste finezze ci sono anche effetti speciali assai dignitosi, che uniscono una CGI pressoché perfetta alle vere ed inquietanti movenze di ballerini “sepolti” sotto il corpo di mostri (inutile dire che le infermiere senza faccia mi hanno creato più di uno scompenso).


Certo, un piccolo difetto Silent Hill ce l’ha. Nonostante la sceneggiatura di Roger Avary risulti adatta anche a chi non conosce il videogame e si riveli insospettabilmente “profonda” per un horror, a tratti la ricerca di Rose ha troppo il sapore di quest e di omaggio ai luoghi del gioco; la donna trova un indizio che la porta in un certo posto, lì dovrà sopravvivere al “boss di livello” e trovare l’oggetto o il disegnino che la porteranno al luogo successivo e così via. Questo succede soprattutto nella parte centrale della pellicola, che si distacca per stile e ritmo sia dall’intrigante inizio che dall’inquietantissimo e triste finale. A parte questo, comunque, Silent Hill risulta uno dei migliori esempi di horror degli ultimi tempi, anche grazie a delle buone interpretazioni degli attori coinvolti, in primis una superba e crudelissima Alice Krige… quindi, se non avete ancora avuto modo di vederlo, cercatelo e poi fate come me, mettetevi come suoneria il Silent Hill Theme che si sente poco prima dell’inizio dei titoli di testa.


Di Radha Mitchell (Rose Da Silva), Sean Bean (Christopher Da Silva), Alice Krige (Christabella) e Jodelle Ferland (Sharon/Alessa) ho già parlato ai rispettivi link.

Christophe Gans è il regista della pellicola. Francese, ha diretto anche Crying Freeman e Il patto dei lupi. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e un film in uscita.


Laurie Holden (vero nome Heather Laurie Holden) interpreta l’agente Cybill. Attrice americana salita alla ribalta negli ultimi  anni per il ruolo della stupidissima, irritante Andrea nella serie cult The Walking Dead, la ricordo anche per film come I Fantastici 4 e The Mist; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Highlander, La signora in giallo, Oltre i limiti e X – Files. Ha 43 anni.


Deborah Kara Unger interpreta Dahlia Gillespie. Canadese, ha partecipato a film come Highlander 3, Crash, The Game – Nessuna regola, White Noise – Non ascoltate e Silent Hill: Revelation. Anche produttrice, ha 48 anni.


Kim Coates interpreta l'agente Thomas Gucci. Canadese, ha partecipato a film come Amityville: Il ritorno, L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, Amore all'ultimo morso, Il cliente, Waterworld, Pearl Harbor, Resident Evil: Afterlife e alle serie Miami Vice, Oltre i limiti, CSI, CSI: NY, Smallville, Cold Case CSI: Miami, Prison Break e Sons of Anarchy. Anche produttore, ha 53 anni e quattro film in uscita.


Se Silent Hill vi fosse piaciuto, oltre a ricordarvi che nei cinema dovrebbe ancora esserci il seguito, Silent Hill: Revelation, vi consiglio la visione di The Ring, Il seme della follia, La nona porta o Amityville Horror. ENJOY!!




domenica 15 gennaio 2012

I sonnambuli (1992)

Finalmente comincio ad addentrarmi nella mia collezione "vintage" di horror e spuntano fuori titoli come questo I sonnambuli (Sleepwalkers), diretto nel 1992 dal regista Mick Garris e tratto da un racconto inedito di Stephen King. Non lo vedevo da un po' di tempo, ma oggi come allora rimane uno dei migliori.


Trama: Charles e la madre sono due "sonnambuli", una razza di uomini felini che, per sopravvivere, devono cibarsi dell'essenza vitale di giovani vergini. Praticamente invulnerabili, solo il graffio del gatto può ferirli e ucciderli...


I sonnambuli era una delle punte di diamante di Notte Horror, senza se e senza ma, almeno per me. E' vero che da kingomane non sono molto obiettiva quando si parla del Re, ma è anche vero che riesco a riconoscere come la maggior parte dei film tratti dalle sue opere siano delle mezze ciofeche, soprattutto quando di mezzo c'è la mano "santa" di Mick Garris. Eppure, nonostante tutte le sue imperfezioni, questo I sonnambuli mi è sempre piaciuto, tanto che la cassetta si era abbastanza rovinata a furia di riguardarlo di tanto in tanto. Sarà perché scorre rapido e vivace fino alla fine, sarà perché nel 60% delle inquadrature ci sono gatti gnaulanti e io adoro i felini, sarà perché ci troviamo di fronte ad una di quelle pellicole "guest star friendly" dove è possibile vedere interagire tra loro gente come Stephen King, Tobe Hooper, Clive Barker, John Landis, Joe Dante e persino Mark Hamill in piccoli e simpatici ruoli, sarà perché in questo rilassato ed amichevole contesto risulta accettabile anche un omicidio compiuto usando una pannocchia... insomma, forse perché sono un'inguaribile nostalgica ritengo ancora oggi che I sonnambuli sia un valido horror un po' sottovalutato.


Certo, oggettivamente, ha i suoi limiti. Innanzitutto la regia è quasi televisiva, pochi movimenti di macchina, pochi virtuosismi, gran staticità (d'altronde, stiamo parlando di Mick Garris). Gli interpreti, per contro, sono abbastanza validi, con una giovanissima Mädchen Amick praticamente agli esordi costretta nel ruolo della povera verginella sacrificale, un Brian Krause sufficientemente marmoreo per il ruolo che interpreta e un'affascinante Alice Krige nel ruolo della madre di Charles, senza contare un paio di meravigliosi caratteristi come Glenn Shadix e Ron Perlman, purtroppo poco sfruttati. Gli effetti speciali non sono male, il makeup delle creature, due gatti giganti rugosi e senza pelo, è veramente disgustoso e ci sono un paio di scene splatter abbastanza interessanti, anche se la maggior parte di quelli che sembrerebbero omicidi non sono tali, ma solo ferimenti. Incredibilmente curata la colonna sonora: nei titoli di coda c'è la bellissima Boadicea di Enya, adattissima per un horror "malinconico" come questo, la scatenata Do You Love Me e, ovviamente, Sleepwalk.


Al di là quindi dell'aspetto tecnico, obiettivamente direi che I sonnambuli patisce un po' dal punto di vista della storia, soprattutto perché la caratterizzazione dei personaggi è un po' incoerente: madre e figlio (con tutte le perversioni legate alla loro razza, eh, non ultimo il loro rapporto incestuoso) all'inizio vengono mostrati quasi come dei reietti di cui avere pietà e soprattutto Charles parrebbe quasi propenso ad innamorarsi di Tanya, poi verso metà film cambia completamente personalità. Altro personaggio discutibile è quello dello stronzissimo professore interpretato da Glenn Shadix: capisco che un tuo studente ha mentito sul suo paese d'origine, ma da qui a metterlo al muro trattandolo come se avesse ucciso una persona ne passa! Altra cosa assurda, la capacità che ha il giovane Charles di cambiare col pensiero non solo il colore della macchina, ma persino il modello. Comodo, quando si è giovani e in cerca di donne!! Ma a parte questo, consiglio I sonnambuli a tutti, soprattutto ai nostalgici che, come me, lo hanno visto a Notte Horror. Gli amanti dell'horror tout court si astengano.


Del regista Mick Garris ho già parlato qui, Ron Perlman (il capitano Soames) invece lo trovate qua.

Brian Krause interpreta Charles. Attore americano che ricordo soprattutto per il ruolo dell'angelo Leo nella serie Streghe, ha partecipato a film come Ritorno alla laguna blu e a serie come Walker Texas Ranger e CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e dieci film in uscita.


Mädchen Amick interpreta Tanya. Anche lei famosa per un ruolo televisivo, ovvero la bistrattata cameriera Shelly Johnson di Twin Peaks, ha partecipato a film come Fuoco cammina con me e a serie come Baywatch, Dawson's Creek, Una mamma per amica, E.R. - Medici in prima linea e CSI: NY. Americana, ha 42 anni.


Alice Krige interpreta la madre di Charles, Mary. Sudafricana, ha partecipato a film come Momenti di gloria e Silent Hill, oltre a serie come La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Six Feet Under e The 4400. Anche produttrice, ha 58 anni e un film in uscita.


Glenn Shadix (vero nome William Glenn Scott) interpreta Mr. Fallows. Caratterista americano che ha avuto l’onore di interpretare l'enigmatico Otho di Beetlejuice e doppiare il folle Sindaco dello splendido The Nightmare Before Christmas, lo ricordo anche per altri film come Il postino suona sempre due volte e Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie. Ha inoltre partecipato a serie come Pappa e Ciccia, Seinfeld, Willy il principe di Bel Air, Hercules, Sabrina vita da strega, E.R. medici in prima linea, doppiato episodi di The Mask, Quack Pack, Mucca e Pollo, Jackie Chan’s Adventures e il delizioso corto burtoniano The World of Stainboy. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2010 per un trauma cranico, all’età di 58 anni.


Come ho già detto, ci sono una marea di guest star in questo film: Stephen King interpreta il custode del cimitero, John Landis e Joe Dante li vedrete assieme come tecnici di laboratorio, Clive Barker e Tobe Hooper come membri della scientifica e, all'inizio, uno dei due sbirri che entra nella casa abbandonata è Mark Hamill, ovvero il Luke Skywalker dei primi Star Wars. Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare altri horror kingiani d'annata, come Cujo o Grano rosso sangue. ENJOY!

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