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venerdì 26 settembre 2014

Il BollOspite: The Butterfly Room - La stanza delle farfalle (2012)

Eccoci arrivati ad un altro appuntamento col BollOspite, che oggi presenta una recensione in tandem con Arwen Lynch (la potete trovare ovviamente anche sul suo blog, La fabbrica dei sogni). Il film stavolta lo ha scelto Arwen e trattasi dell'italianissimo The Butterfly Room - La stanza delle farfalle, diretto e sceneggiato nel 2012 dal regista Jonathan Zarantonello. Contiene qualche SPOILER!


Trama: Ann è una donna solitaria ed educata che ama collezionare farfalle, tenute in una stanza misteriosa. La figlioletta di una vicina di casa scopre a poco a poco che Ann nasconde un oscuro segreto...


Il punto di vista di Arwen....


Guardando questo film ho avuto l'impressione che il regista abbia riunito alcuni nomi del cinema horror del passato, senza dubbio si tratta di un opera cinefila e come spesso accade c'è il modus operandi toccato persino da grandi registi come Tarantino ad esempio. Barbara Steele è unica, per chi come me ha visto le opere di Mario Bava sa a cosa mi riferisco, anche in questo film è inquietante da morire, avete notato il suo sguardo allucinante? E' da pelle d'oca che se ci penso ancora mi vengono i brividi. Il film si costruisce su un piano molto comune, la madre che passa un weekend con il suo nuovo compagno e deve lasciare la sua figlioletta, ma a chi la lascia? Alla vicina dall'aspetto rassicurante, senza contare che spesso sono le persone rassicuranti le più pericolose.Il film è costruito come se lo spettatore guardasse tutto con gli occhi di un bambino, in questo caso Julie, che entra in una storia più grande di lei che non può affrontare da sola, il regista Gionata Zarantorello è capace anche di parlare del passato di Ann, attraverso dei flashback intelligentissimi e mirati nei momenti giusti. Si scopre per esempio la presenza di una bambina che non vedremo mai, tranne quando sarà Julie a scoprirla nella stanza delle farfalle, si scopre il mistero legato alla psicosi di Ann e tanti altri misteri. A questo si aggiungono gli omicidi commessi per nascondere il suo oscuro passato dietro la patina di persona rassicurante accrescendo l'ansia dello spettatore. Da sottolineare la presenza del per me mitico Ray Wise - il Leland Palmer di Twin Peaks - uno degli attori che meriterebbero avere maggior risalto nel cinema. La regia è efficace e per nulla scontata, gli attori ben utilizzati, tranne alcuni che rimangono comprimari, il perno ovviamente è Barbara Steele, ritornata al cinema dopo il suo ritiro e si mangia ovviamente tutti quanti come dice Bollicina. L'orrore spesso risiede nelle cose rassicuranti, quelle che ci ispirano fiducia. La madre della bambina poi l'avrei menata pure io, ma come lasci la tua piccola nelle mani di una sconosciuta e te ne vai col tuo amante? Ma dico si può essere così superficiali? SI perchè il film è anche molto realistico oltre che essere un opera di fiction, e questa è una grande abilità del regista lo dobbiamo dire. Niente male come film italiano avere delle guest star americane che hanno fatto film horror. Sul finale invece mi trovo in disaccordo con Bollicina, non è scontato perchè se tu subisci degli abusi, un giorno potresti rimanerne vittima, quindi la storia si ripete e va avanti...non c'è un happy end consolatorio, quello si sarebbe stato fuori luogo. Il regista non fa un semplice horror, ma cerca di far capire agli spettatori che la follia una volta toccata ti segna per la vita e non ne puoi uscire, che la crudeltà e l'orrore si nascondono sempre in persone di cui in apparenza ti puoi fidare, anche se poi le conseguenze saranno devastanti. Zarantonello dirige un film che scava con una storia abbastanza semplice nel passato del glorioso cinema horror, e lo sa rappresentare in maniera fluida e sincera, e questo per il cinema italiano è già qualcosa di eccezionale non credete?


... E quello della Bolla!

Quando, all'inizio dei titoli di testa, ho visto la dedica in italiano e la scritta "prodotto in associazione con RaiCinema" il mio primo istinto è stato quello di spegnere il televisore, il secondo quello di mandare un messaggio ad Arwen per chiederle se non le avesse dato di volta il cervello viste le mie ultime, orrende esperienze col thriller-horror moderno nostrano (Mandare un messaggio a me? Nooo, Bollicina abbi fede, lo sai che quando tocca a me scelgo sempre delle chicche, e come vedi il film t'è piaciuto, hehehe mai spegnere la tv anche se ci vedi RaiCinema all'inizio N.D.Arwen). Poi ho visto il nome di Barbara Steele e di un altro paio di signore avvezze all'horror (nonché di Ray Wise, ovviamente!) e ho deciso di dare comunque una chance a The Butterfly Room, aggiungerei anche per fortuna. La pellicola di Zarantonello infatti, pur non essendo priva di un paio di forzature, è uno dei thriller più intriganti che mi sia capitato di vedere recentemente, una sorta di ritorno alle atmosfere anni '80-'90 in perfetto stile Il patrigno o La mano sulla culla: la protagonista Ann, infatti, è semplicemente una pazza psicopatica tout-court e uno degli enormi pregi del film è quello di non stare a ricamare troppo su eventuali spiegoni legati al suo passato o a traumi ancora irrisolti. Ann, come nelle migliori favole, è "semplicemente" una strega cattiva, in grado di infliggere le peggiori torture psicologiche ai bambini per puro scopo educativo, egoista al punto da non fermarsi di fronte a nulla pur di ottenere l'oggetto delle sue brame. Tale "oggetto", c'è da dire, conferisce un che di morbosetto alla trama di The Butterfly Room, un perfetto esempio di "innocenza del demonio" che purtroppo rappresenta alla perfezione la mentalità di tante ragazzine (e di tante, indegne madri), disposte a fare qualunque cosa per soldi; anzi, a questi punti mi chiedo se Zarantonello non abbia qualche problema con la figura materna o con quella femminile perché, a parte la piccola Julie, delle donne rappresentate non se ne salva una, tutte pazze, sgualdrine, profittatrici e quant'altro. Qui mi fermo nel raccontare trama e personaggi che, ovviamente, vanno scoperti e gustati a poco a poco.
Il pregio della regia di Zarantonello, invece, è la sua capacità innanzitutto di creare immagini assai eleganti ed evocative (la scoperta del "segreto" della butterfly room del titolo è scioccante e meravigliosa allo stesso tempo) poi quella di sfruttare un montaggio fatto di dissolvenze particolari e ancor più particolari "rewind" che introducono ai pochi, necessari flashback necessari per comprendere la vicenda; i flashback in questione, peraltro, sono frammentari e mescolati al normale scorrere del tempo narrativo, cosa che spinge lo spettatore a guardare The Butterfly Room con particolare attenzione. La fotografia inoltre è molto curata e ciò, assieme agli elementi di cui ho già parlato, concorre ad elevare di molto la pellicola rispetto allo standard italiano moderno dei film di genere. Passiamo ora a quello che più mi ha attratto del film, ovvero l'abbondanza di guest star horror! Come spesso accade, alcune di esse sono ben utilizzate, altre meno. La grandiosa Barbara Steele non ha bisogno di presentazioni: elegante, con quel raffinatissimo accento inglese e quei profondi, inquietanti occhi neri, è la perfetta incarnazione del male e ruba la scena a chiunque le stia accanto, senza caricare un personaggio che, se messo in mano ad un'attrice meno esperta, avrebbe rischiato di trasformarsi in macchietta. Ray Wise, Camille Keaton ed Heather Langenkamp fanno giusto delle comparsate (a parte l'ex Nancy che ha un ruolo più consistente) e, obiettivamente, avrebbe fatto piacere vederli un po' di più, mentre la povera Erica Leerhsen interpreta un personaggio così irritante che verrebbe voglia di vederla morta dopo i primi fotogrammi. Molto brave anche le giovani protagoniste, ognuna a modo suo, in particolare i glaciali sguardi di disprezzo che Julia Putnam lancia nei confronti di chicchessia sembrano proprio veri mentre la piccola Ellery Sprayberry è di una tenerezza disarmante e sul finale spezza il cuore. A proposito del finale, forse giusto quello ho trovato un po' forzato, non tanto per l'"evoluzione" del personaggio della Langenkamp ma piuttosto per una situazione familiare a dir poco improbabile. Ciò non toglie, ovviamente, che The Butterfly Room è un film pregevolissimo che vi consiglio assolutamente di recuperare!!


Di Barbara Steele (Ann), Ray Wise (Nick) e P.J. Soles (Karen) ho già parlato ai rispettivi link.

Jonathan Zarantonello (vero nome Gionata Zarantonello) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Nato a Vicenza, ha diretto film come Medley - Brandelli di scuola e il corto Alice dalle 4 alle 5. Anche attore, responsabile degli effetti speciali e produttore, ha 35 anni.


Erica Leerhsen interpreta Claudia. Americana, ha partecipato a film come Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2, Non aprite quella porta e a serie come I Soprano, Alias, Ghost Whisperer e CSI: Miami. Anche produttrice, ha 38 anni.


Heather Langenkamp interpreta Dorothy. Indimenticabile Nancy in Nightmare - Dal profondo della notte, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno e interprete di sé stessa in Nightmare - Nuovo incubo, la ricordo anche per film come Sotto shock; inoltre, ha partecipato a serie come Genitori in blue jeans. Anche produttrice e regista, ha 50 anni e due film in uscita.


Camille Keaton interpreta Olga. Americana, ha partecipato a film come Cosa avete fatto a Solange?, Non violentate Jennifer e Le streghe di Salem. Ha 67 anni e quattro film in uscita.


Nel film a un certo punto compare anche Joe Dante, ovvero il tassista a cui Claudia chiede se è davvero troppo vecchia per indossare certi abiti. The Butterfly Room non è, come si dice nei credits, basato sul romanzo Alice dalle 4 alle 5 (che, di fatto, non esiste) bensì sul corto che porta lo stesso titolo, sempre diretto da Jonathan Zarantonello. Se il film vi fosse piaciuto magari recuperatelo! ENJOY!


martedì 30 aprile 2013

La casa del diavolo (2005)

Continuiamo con l'omaggio a Rob Zombie, che dopo aver firmato la regia de La casa dei 1000 corpi, nel 2005 girava questo La casa del diavolo (The Devil's Rejects), filmone di ben altra caratura.


Trama: dopo gli eventi accorsi nel primo film lo Sceriffo Wydell e una squadra di poliziotti attaccano casa Firefly, riuscendo ad arrestare Mother Firefly. Baby ed Otis riescono a fuggire e, assieme al padre Capitan Spaulding, cominciano una sanguinosa fuga...


Se La casa dei 1000 corpi era un coloratissimo e grottesco divertissement horror, con La casa del diavolo il bravo Rob Zombie cambia completamente marcia ed incomincia un drammatico cammino legato all'umanizzazione dei suoi personaggi, inserendoli nella cornice di un road movie brutto, sporco e cattivo, dove non c'è speranza di redenzione per nessuno. Il regista decide di concentrarsi solo su tre membri chiave della famiglia Firefly, connotandoli (anche grazie ad un make-up più "realistico" se vogliamo) meglio di quanto avesse fatto nel film precedente: Baby diventa la figlia da vezzeggiare e coccolare, Capitan Spaulding un patriarca che darebbe un braccio per i suoi figli e il folle Otis si ammanta di un'aura quasi "cristologica", diventando a tutti gli effetti l'antitesi del Salvatore e progenie dell'inferno, seppur reietta. L'umanizzazione, come avrete capito, non coincide con un ravvedimento dei tre protagonisti, ed è questa la cosa più devastante della pellicola. Se in La casa dei 1000 corpi non potevamo provare alcuna empatia per i rozzi, caricaturali maniaci che imperversavano con le loro mattanze, in questo sequel atipico arriviamo ad un punto della pellicola in cui proviamo quasi pena per loro e per le torture che il cattivissimo Sceriffo Wydell infligge ai tre. L'effetto transfert viene ottenuto grazie a delle sequenze in cui possiamo testimoniare il distorto sentimento di amicizia e amore che lega i "Reietti" tra loro e ad altri personaggi come il peculiare Charlie e grazie all'efficace espediente di rendere il "buono" stronzo e mentalmente deviato (provate a fare un confronto tra il momento in cui Adam bastona Otis e quello in cui lo Sceriffo lo tortura e vedrete a chi andranno i vostri incitamenti a uccidere...). Il risultato è quasi insostenibile e il meraviglioso finale al ralenti, sulle splendide note di Freebird ha il sapore di un'amara, triste sconfitta.


La casa del diavolo è un horror atipico anche per la scelta di girare la maggior parte delle sequenze di giorno, con il sole che spilla gocce di sudore dai corpi dei protagonisti e che non riesce a proteggere le ignare vittime dall'uomo nero. Fotografia e montaggio sembrano quelli di un western più che di un horror e anche molte delle uccisioni e delle torture (soprattutto quelle commesse dai "Reietti") avvengono fuori dall'inquadratura, per quanto tutto ciò che viene mostrato rimanga comunque adatto ad un pubblico preparato e con un bel po' di pelo sullo stomaco. Zombie non si fa mancare neppure il citazionismo cinefilo, che sia quello smaccato legato ai film dei Fratelli Marx (il confronto tra lo sceriffo e il critico è esilarante, soprattutto quando quest'ultimo va a insultare Elvis) o quello più sottile e dedicato ai fan, come quando il regista ripropone la fuga notturna di La casa dei 1000 corpi con Baby nei panni del coniglietto che fugge impaurito. Impeccabili, infine, sia gli attori principali che i caratteristi, tra i quali spiccano Michael Barryman e il "solito" Danny Trejo, ma la mia eterna stima va ovviamente a Sid Haig e, soprattutto, Bill Moseley: per quanto Otis sia uno dei personaggi più abietti del cinema recente, l'attore riesce a conferirgli una dignità e un carisma tali da rendere difficile non ammirarlo, se non altro per la coerenza delle sue convinzioni e per il terribile, triste e sconfitto sguardo sul finale. All'amica che, all'epoca, si beccò degli insulti per aver definito "Figo" Marilyn Manson durante un concerto porgo le mie più sentite scuse, perché mi sono ritrovata più di una volta a mormorare un "che spreco, ma perché è così cattivo...?" davanti all'occhio azzurro di Moseley, indegnamente sepolto sotto la sporcizia, il sangue, i capelli e il barbone. E dopo questa vergognosa ammissione di devianza, vi invito caldamente a vedere questo splendido La casa del diavolo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui, mentre Sid Haig (Capitan Spaulding), Bill Moseley (Otis), Sheri Moon Zombie (Baby), William Forsythe (sceriffo Wydell), Danny Trejo (Rondo), Michael Berryman (Clevon), P.J. Soles (la tizia a cui Spaulding ruba la macchina) e Tyler Mane (Rufus) li trovate ai rispettivi link. 

Ken Foree (vero nome Kentotis Alvin Foree) interpreta Charlie. Americano, ha partecipato a film come Zombi, Non aprite quella porta - Parte 3, The Dentist, L’alba dei morti viventi, Halloween – The Beginning e l’imminente Le Streghe di Salem, oltre a serie come Il tenente Kojak, Hazzard, A-Team, Santa Barbara, Alfred Hitchcock presenta, Supercar, Moonlightning, Hunter, Otto sotto un tetto, Hunter, Flash e X-Files; come doppiatore ha lavorato per un episodio di Angry Beavers. Anche produttore e sceneggiatore, ha 65 anni e tre film in uscita. 


Leslie Easterbrook interpreta Mother Firefly al posto di Karen Black, che chiedeva troppi soldi per tornare nel seguito. Ora sono davvero sconcertata! Vi ricordate il bellissimo e tostissimo Sergente Callaghan di Scuola di polizia (episodi dall’1 al 7 meno il secondo capitolo)? Eccola, con una 90ina buona di chili in più addosso! Tra gli altri film a cui ha partecipato l’attrice americana segnalo Halloween – The Beginning e Lo spaccacuori, inoltre ha partecipato alle serie Love Boat, Hazzard, Hunter, Baywatch e La signora in giallo. Anche produttrice, ha 64 anni e nove film in uscita.


Geoffrey Lewis interpreta Roy. Americano, ha partecipato a film come Il mio nome è nessuno, Le notti di Salem, Pink Cadillac, Tango & Cash, Il tagliaerbe, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Blueberry e alle serie Missione impossibile, Kung Fu, Starsky e Hutch, Hunter, Mork & Mindy, A-Team, Magnum P.I., MacGyver, L’ispettore Tibbs, La signora in giallo, X-Files, Dawson’s Creek, Nip/Tuck, Coldcase,  My Name is Earl, Criminal Minds e Dr. House. Anche sceneggiatore e regista, ha 78 anni e un film in uscita.


Priscilla Barnes interpreta Gloria. Americana, ha partecipato a film come 007 – Vendetta privata, Tre giorni per la verità, Generazione X, Mumford e a serie come Colombo, Wonder Woman, Starsky & Hutch, Il tenente Kojak, Tre cuori in affitto, Love Boat e La signora in giallo. Anche produttrice, ha 55 anni e tre film in uscita. 


Dave Sheridan, che interpreta l’agente Dobson, era il tristissimo ed esilarante Doofy del primo Scary Movie mentre il povero, sfigatissimo Lew Temple (ovvero il “coraggioso”, vomitoso Adam) avrebbe poi fatto una brutta fine nei panni del galeotto Axel nella terza serie di The Walking Dead. Continuiamo a parlare di “morti” e tiriamo un po’ fuori l’argomento Dottor Satana, il villain di La casa dei 1000 corpi. Inizialmente Zombie aveva girato delle sequenze legate al personaggio, nelle quali doveva comparire brevemente anche Rosario Dawson, tuttavia ragionando è arrivato alla conclusione che “mostrare il Dr. Satana in questa storia sarebbe come mostrare Chewbacca in Gangster Story”, quindi tutto il materiale è stato tagliato. Comunque sia, se La casa del diavolo vi fosse piaciuto consiglio innanzitutto il recupero di La casa dei 1000 corpi e poi di altri film come Borderland, Le colline hanno gli occhi, L’ultima casa a sinistra e l’immancabile Non aprite quella porta. ENJOY!!

mercoledì 31 ottobre 2012

Halloween: la notte delle streghe (1978)

Felice Halloween a tutti! Posso finalmente smettere di vergognarmi per il fatto di non avere mai visto uno dei capisaldi del cinema horror e vi scodellerò la recensione proprio in occasione della festività a cui è dedicato. Sto ovviamente parlando di Halloween: La notte delle streghe (Halloween), diretto nel 1978 dal grandissimo John Carpenter.


Trama: il piccolo Michael Myers uccide la sorella maggiore la notte di Halloween e viene rinchiuso in un manicomio. Molti anni dopo il killer, ormai adulto, evade e torna nella sua città natale a seminare morte…


Cosa si può dire davanti ad una pietra miliare del cinema horror? Beh, innanzitutto è meglio affrontarlo mettendosi nei panni di chi, all’epoca, si è ritrovato davanti la pellicola e cancellare per un momento tutto quello che è venuto dopo, in primis il bel remake di Rob Zombie perché, se è vero che le atmosfere permangono inquietanti oggi come allora, Halloween risente comunque di alcune ingenuità che ormai sono state codificate come veri e propri cliché del genere e strappano inevitabilmente il sorriso. Però torniamo indietro nel tempo, agli anni in cui la pellicola compariva sugli schermi americani: io non oso immaginare la reazione degli spettatori che alla fine della prima, magistrale sequenza interamente girata in soggettiva, scoprivano che il killer della ragazza era nientemeno che il suo fratellino vestito da pagliaccio. E qui mi crolla miseramente l’assunto del remake di Zombie perché Carpenter non ci mostra nessuna famiglia disastrata, nessun episodio di bullismo minorile, bensì una semplice famiglia medio borghese americana e una sorella “rea” di aver passato la notte col fidanzato invece di accompagnare il fratello a fare “dolcetto o scherzetto”. La banalità del male o, meglio, l’incredibilità di un “boogeyman” divenuto reale, di un animo talmente nero ed insondabile che persino lo scafato psichiatra Loomis ne è terrorizzato: al Michael Myers di Carpenter non servono motivazioni né un passato di abusi e violenza perché il ragazzone è male allo stato puro, un’inarrestabile, fredda, silenziosa e spietata macchina di morte che si abbatte senza un perché sui giovani abitanti di Haddonfield.


Carpenter, dopo lo scioccante inizio del film, gioca con i nervi dello spettatore fino agli ultimi, “risolutivi” 15 minuti di pellicola. Ci introduce nel mondo di Laurie, riservata e studiosa teenager circondata da amiche oche e presa dal solito lavoretto serale di babysitter, mostrandoci attraverso la storica colonna sonora e immagini ad hoc come qualcosa strida nel suo mondo perfetto, una figura spettrale ed inquietante che viene catturata con la coda dell’occhio, che compare e scompare, che non attacca subito le sue vittime ma le spia, quasi pregustando il momento in cui le priverà della vita. La genialità di Halloween è che il killer e la sua maschera ci vengono mostrati col contagocce, sempre nella penombra, e il momento “clou” viene rimandato all’infinito in un crescendo di tensione, tanto che quando Michael colpisce arriviamo a sentirci quasi delusi perché, come insegnano i grandi maestri del thriller come Hitchcock, non è l’elemento gore a rendere efficace un film come questo, bensì l’attesa, la suspance. Certo, un paio di omicidi mettono i brividi, ma si vede benissimo che non sono questi ultimi ad interessare Carpenter, bensì tutto ciò che c’è intorno.


A dimostrazione di quanto detto sopra, la parte che ho apprezzato meno di Halloween è il baracconesco prefinale, che racchiude in sé tutta la stupidità congenita del genere horror, con la povera, devastata Jamie Lee Curtis che non imbrocca UN’azione che sia una e che, in fiducia, da sempre le spalle al killer lasciando cadere a terra il coltello quando pensa che sia morto. A peerla, ma non lo sai che a gente come Michael non bastano coltellate o stilettate negli occhi e nel collo per morire? Ben diverso, invece,  il finale, con la definitiva consacrazione del killer a boogeyman quasi sovrannaturale, un “signore della morte” (per parafrasare il titolo del famoso seguito di Halloween) in grado di trascendere i limiti della carne e permeare con la sua presenza e il suo respiro soffocato dalla maschera le mura di una casa all’improvviso molto meno sicura… e di farci venire gli incubi per gli anni a venire. Insomma, ragazzi, se non avete mai visto questa pietra miliare dell’horror è giunto il momento di fare come la sottoscritta: recuperatelo, fatevi catturare dalla sua atmosfera vintage e dall’inquietante colonna sonora e passatevi una terrificante festa di Ognissanti!


Del regista e cosceneggiatore John Carpenter ho già parlato qui, mentre Jamie Lee Curtis (Laurie Strode), P.J. Soles (Lynda) e Kyle Richards (la piccola Lindsey) le trovate ai rispettivi link.

Donald Pleasence interpreta il Dr. Sam Loomis. Inglese, lo ricordo per film come Agente 007 – Si vive solo due volte, … Altrimenti ci arrabbiamo!, Dracula, 1997 – Fuga da New York, Il signore della morte (Halloween II), Phenomena, Il signore del male, Nosferatu a Venezia, Halloween 4: Il ritorno di Michael Myers, Paganini Horror, Halloween 5 e Halloween 6: La maledizione di Michael Myers. Ha anche partecipato alle serie Ai confini della realtà e Colombo. Anche sceneggiatore, è morto nel 1995, all’età di 75 anni.


Nancy Kyes interpreta Annie. Americana, ha partecipato ad altri film come Distretto 13: le brigate della morte, Fog, Il Signore della Morte (Halloween II), Halloween III: Il signore della notte e ad un episodio della serie Ai confini della realtà. Ha 63 anni.


Charles Cyphers interpreta lo sceriffo Brackett. Americano, ha partecipato a film come Distretto 13: le brigate della morte, Fog, 1997 – Fuga da New York, Il Signore della Morte (Halloween II), Palle in canna, L’isola dell’ingiustizia – Alcatraz e a episodi delle serie La donna bionica, Charlie’s Angels, Wonder Woman, Starsky & Hutch, Hazzard, Dallas, Freddy’s Nightmares, La signora in giallo, E.R. – Medici in prima linea e Buffy L’ammazzavampiri. Ha 73 anni. 


Carpenter aveva proposto il ruolo di Loomis sia a Peter Cushing che a Christopher Lee, ma entrambi hanno rifiutato (Lee in seguito si pentì moltissimo del rifiuto!). Il film ha generato una marea di seguiti, tutti arrivati anche in Italia e al 90% inguardabili, tranne il secondo capitolo della saga, l’unico ancora diretto da Carpenter: Il signore della morte (Halloween II), Halloween III: Il signore della notte, Halloween 4: il ritorno di Michael Myers, Halloween 5, Halloween 6: La maledizione di Michael Myers, Halloween: 20 anni dopo e Halloween – La resurrezione. Ovviamente, poi, c’è anche il remake di Rob Zombie con il seguito, che vi consiglierei di guardare assieme a Trick’r Treat, Nightmare – Dal profondo della notte, Carrie, Psyco o Venerdì 13 per completare una degna serata horror/halloweena! ENJOY! 

sabato 5 novembre 2011

Carrie, lo sguardo di Satana (1976)

L'ho sicuramente già detto, ma non fa male ripeterlo. Nonostante Stephen King sia un grande scrittore, pochi film tra gli innumerevoli tratti dai suoi romanzi riescono a rendere giustizia alla sua opera. Tra questi, la maggior parte si distacca dai libri da cui sono tratti e diventano capolavori a sé stanti, molto più belli dei romanzi. L'esempio più eclatante è lo Shining di Stanley Kubrick, ma anche Carrie, lo sguardo di Satana (Carrie), diretto da Brian De Palma nel 1976 è un gioiello cinematografico. Questa recensione sarà atipica, non leggete se non avete mai visto il film o letto il libro.


Trama: Carrie è una liceale dagli strani poteri psicocinetici, vessata dagli stupidi compagni di scuola e condannata a vivere con una madre resa folle dalle sue manie religiose. Quando viene invitata al ballo scolastico, l'esperienza si trasforma in un incubo a causa dell'ennesimo, crudele scherzo... ma questa volta Carrie reagisce, e scatena l'inferno.


Carrie, lo sguardo di Satana è uno di quegli horror dove non accade molto per più di metà film e che si risolve nel caos finale, che libera tutto l'orrore. Proprio per questo è un'opera magistrale, perché l'inquietudine che esplode nelle scioccanti scene del ballo viene tesa come un filo sottile per tutta la durata del film ed è percepibilissima in ogni immagine, anche nelle sequenze più "tranquille". Fin dall'inizio siamo perseguitati dallo "sguardo di Satana" della povera Carrie, dagli occhi da bestia sacrificale della bravissima attrice Sissy Spacek, quegli occhi increduli che fissano attoniti un mondo crudele, freddo, duro ed incomprensibile, popolato da persone stupide, egoiste e menefreghiste (per esempio il preside, che la chiama sempre Cassie). Occhi che vengono inquadrati ogni volta che le persone passano la misura e la protagonista viene spinta a perdere il controllo dei propri poteri con uno stridente suono, che preannuncia l'esplosione di una lampadina o di un posacenere. Occhi che si abbassano quando Carrie viene costretta a confrontarsi con la madre (altra grandissima interprete, Piper Laurie); una strega più che una santa, pervasa da un perverso "fuoco sacro" che la porta a trattare la figlia come una disgrazia, un ricettacolo del peccato, un informe e disgustoso essere da punire e crescere nell'ignoranza di ciò che è la vita vera. La soluzione della donna è chiudere Carrie in un angusto stanzino, dove la ragazza viene segnata da un altro sguardo, quello terrificante di un San Sebastiano dagli occhi bianchi, quasi indemoniati, dalle fattezze rozze e appena abbozzate. Non c'è nulla di bello nella religione professata da Margaret, non esiste il perdono, solo il castigo e il divieto.


Il film cambia registro, diventando quasi un tenero dramma per adolescenti, quando Tommy invita Carrie al ballo. Le immagini diventano luminose, lo splendido score di Pino Donaggio una dolce nénia. Ma noi spettatori sappiamo che qualcosa necessariamente andrà storto, nonostante la gentilezza di Tommy e Sue, che per il bene di Carrie rinuncia ad andare al ballo: le immagini felici della coppia, infatti, vengono spesso interrotte da sequenze che ci fanno intuire quale sarà l'orribile piano di Chris e del suo ragazzo. Un altro dettaglio che, durante il ballo, ci anticipa il triste destino di Carrie è l'utilizzo di una morbida luce rossa, che avvolge la protagonista e Tommy con una fotografia quasi patinata e un montaggio al ralenty; l'intera sequenza diviene ancora più lenta quando Sue scopre l'inganno di Chris e vede il secchio traballante, posizionato proprio sopra il punto dove il re e la regina del ballo verranno incoronati. Questa è una delle sequenze più devastanti dell'intera storia cinematografica: De Palma pare volutamente indugiare sui dettagli, il filo che lentamente si tende, un festone che cade con un lentissimo movimento a vite, la lingua che passa sulle labbra di Chris, che già pregusta il momento, miss Collins che, senza capire, porta via Sue a forza proprio mentre quest'ultima scopre i due ragazzi nascosti sotto il palco, pronti a colpire. Il nostro cuore di spettatori per contro accellera, speriamo che l'inevitabile non accada. Ma accade, ahimé, e il tempo pare fermarsi. L'immagine di Sissy Spacek coperta di sangue ha fatto scuola, ma mai come l'espediente dello split screen, in cui De Palma divide lo schermo in due consentendoci di guardare sia il doloroso primo piano dello sguardo di Carrie, sia i devastanti effetti del suo potere, mentre anche la colonna sonora pare impazzire e perdere senso, quando la morte si abbatte, finalmente, su tutti i presenti.


Le scene finali sono quelle che mi porto dentro fin da quando, all'età di 10 anni, ho visto per la prima volta il film. La madre di Carrie finalmente trasformata in quello spaventoso e minaccioso San Sebastiano che sembrerebbe crocefisso, i coltelli che, volando, le provocano le sue stesse ferite, conseguenza del potere ormai fuori controllo della figlia terrorizzata e morente. La resa finale di Carrie, che si rifugia assieme alla madre nello sgabuzzino mentre la casa crolla, esplode, in un inferno di fiamme e calcinacci. La splendida, eterea immagine di Sue, unica sopravvissuta, soffusa di un alone bianco mentre sogna, accompagnata nuovamente dalla bellissima e dolce musica di Donaggio, di portare fiori sulla tomba di Carrie.... e infine urla, perché la mano insanguinata della ragazza esce dalla terra per afferrlarle il braccio. Sogno e realtà si mescolano... chissà se è davvero finita? La recensione lo è, e vogliate scusarmi se, per una volta, è stato un resoconto di quello che ho pensato e provato per tutto il film. Quando guardo Carrie, lo sguardo di Satana, non posso fare altro che venirne coinvolta. E ripensarci per giorni.

Brian De Palma (vero nome Brian Russell De Palma) è il regista della pellicola. Uno dei più famosi autori al mondo, lo ricordo per film come Il fantasma del palcoscenico, Vestito per uccidere, Blow Out, Scarface, The Untouchables - Gli intoccabili, Il falò delle vanità, il bellissimo Carlito's Way e Mission: Impossible. Americano, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 71 anni.


Sissy Spacek (vero nome Mary Elisabeth Spacek) interpreta Carrie. Attrice americana, la ricordo per film come JFK - Un caso ancora aperto, Una storia vera, The Ring 2 e North County. Ha 62 anni e un film in uscita. E' stata più volte nominata all'Oscar, anche per Carrie, lo sguardo di Satana, ma quell'anno ha vinto Faye Dunaway per Quinto potere. La Spacek si è rifatta nell'81, vincendo l'Oscar come miglior attrice protagonista in La ragazza di Nashville.


Piper Laurie (vero nome Rosetta Jacobs) interpreta la madre di Carrie, Margaret. Chi è cresciuto con Twin Peaks non può dimenticare l'altezzoso viso della Laurie nei panni della machiavellica Catherine Martell e il suo travestimento da Mr. Tojamura. Per tutti gli altri, l'attrice americana ha anche partecipato ai film Nel fantastico mondo di Oz (indimenticabile nei panni della zia!!), Figli di un dio minore e Tre giorni per la verità, oltre a serie come Uccelli di rovo, La signora in giallo, Ai confini della realtà, E.R. Medici in prima linea, Will & Grace e Cold Case. Anche regista, ha 79 anni. Per il ruolo di Margaret White ha ottenuto la seconda delle sue tre nomination all'Oscar, ma Quinto Potere ha avuto la meglio anche su di lei.


Amy Irving interpreta Sue. Ex moglie di Steven Spielberg, anche lei la ricordo più per un telefilm che per la sua carriera cinematografica, perché nel bellissimo Alias interpretava la moglie di Sloane, Emily. Tra i film a cui ha partecipato ricordo Harry a pezzi, l'orribile Carrie 2: la furia (di cui parlerò più avanti) e Traffic. Inoltre, ha doppiato uno dei personaggi di Fievel conquista il West e partecipato alle serie Happy Days, Dynasty e Dr. House. E' anche una brava cantante, infatti la voce originale della Jessica Rabbit di Chi ha incastrato Roger Rabbit durante i numeri musicali è la sua. Americana, anche produttrice, ha 58 anni. E' stata nominata per l'Oscar come miglior attrice non protagonista nel film Yentl.


William Katt interpreta Tommy. Quest'uomo è stato per anni il Ralph di Ralph, supermaxieroe. Non so se lo ricordate, io vagamente, in effetti. Tra gli altri film a cui ha partecipato il cherubinico attore segnalo Un mercoledì da leoni, Baby il segreto della leggenda perduta, Chi è sepolto in quella casa?, La piccola peste si innamora, Amiche Cattive e Mirrors 2; inoltre ha partecipato a serie come Mash, Kung Fu, Il tenente Kojak, Alfred Hitchcock presenta, La signora in giallo, Settimo cielo, Walker Texas Ranger, The Hunger, Dr. House, Heroes, Numb3rs e doppiato episodi di Animaniacs e Batman. Anche regista e sceneggiatore, ha 60 anni e tre film in uscita.


Betty Buckley interpreta Miss Collins. Americana, ha partecipato a film come Frantic, Wyatt Earp e E venne il giorno oltre alle serie La famiglia Bradford, Oz e Senza traccia. Anche produttrice, ha 64 anni.


Nancy Allen interpreta Chris. Ex moglie di De Palma, la ricordo per film come 1941: allarme a Hollywood, Vestito per uccidere, Blowout, Robocop, Poltergeist III: ci risiamo, Robocop 2, Robocop 3, Out of Sight e Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac. Americana, ha 61 anni.


John Travolta interpreta Billy. Eh sì, c'è anche lui! Prima di prendersi la Febbre del sabato sera, incantare orde di ragazze in Grease e diventare uno degli attori più famosi del pianeta (non uno dei più furbi, leggasi: Scientology) prima e dopo essere stato riscoperto da Tarantino, gli è toccato fare la parte del bulletto idiota. Tra gli altri suoi film ricordo Blow Out, Staying Alive, Senti chi parla, Senti chi parla 2, Senti chi parla adesso, Pulp Fiction, Get Shorty, Nome in codice: Broken Arrow, Phenomenon, Michael, She's So Lovely - Così carina, Face/Off, La sottile linea rossa e Austin Powers in Goldmember. Anche produttore e sceneggiatore, ha 57 anni e tre film in uscita tra cui, pare, il seguito di The Expendables. Si è beccato due nomination come miglior attore protagonista, una per La febbre del sabato sera e una per Pulp Fiction; sulla prima sconfitta non mi pronuncio, sulla seconda non posso fare altro che chinare il capo, Tom Hanks in Forrest Gump dava ancora il bianco.


P.J. Soles (vero nome Pamela Jayne Hardon) interpreta Norma. Tedesca, ha partecipato a film come Halloween: la notte delle streghe, Amiche cattive e La casa del diavolo, oltre ad un episodio della serie Supercar. Anche produttrice, ha 51 anni e tre film in uscita.


Nonostante la performance da Oscar, pare che all'inizio De Palma volesse Amy Irving nella parte di Carrie. Convinto poi dal marito di Sissy Spacek a darle la parte, la Irving si è dovuta accontentare del pur importante ruolo di Sue. Tra le altre scartate eccellenti figurano Melanie Griffith, Farrah Fawcett e persino Linda Blair. Del film è esistito, per poco tempo, anche un musical inizialmente portato sulle scene inglesi e poi a Broadway, dove è diventato uno dei flop più clamorosi della storia. Non ho idea di come potesse essere il musical, ma ho purtroppo avuto occasione di vedere il terribile seguito del film, Carrie 2: La furia, la cui storia si svolge una ventina di anni dopo gli eventi del primo film, a cui si ricollega grazie alla presenza del personaggio di Sue, sempre interpretato da Amy Irving. Altrettanto inqualificabile il film per la tv Carrie con Angela Bettis nei panni della protagonista e la Claire di Lost (Emilie de Ravin) in quelli di Chris. Pare sia previsto anche un possibile remake, Dio me ne scampi e liberi. Nell'attesa di qualcosa che, si spera, non verrà mai alla luce, se Carrie, lo sguardo di Satana vi è piaciuto io recupererei senza indugi Suspiria, dalle atmosfere simili. ENJOY!!

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