lunedì 6 settembre 2010

Le Streghe di Eastwick (1987)

Torna l’operazione nostalgia, con un film che ho sempre adorato e che non mi stancherei mai di rivedere. Sto parlando de Le streghe di Eastwick (The Witches of Eastwick), commedia un po’ rosa un po’ esoterica diretta nel 1987 da George Miller, tratta dal libro omonimo di John Updike (che peraltro ha una trama ancora più “scandalosa”!).

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Trama: Alex, Sukie e Jane sono tre donne single, alcune con figli altre senza, lasciate tutte e tre dai mariti per diversi motivi. Durante uno dei loro incontri serali, senza volerlo e senza esserne consapevoli, in qualche modo invocano l’uomo ideale, Darryl Van Horne, che le seduce tutte e tre portandosele in casa, creando grande scalpore nella bigotta cittadina. Quando poi qualcuno dei benpensanti ci lascia la pelle, le tre donne cominciano a domandarsi da dove vengano Darryl e i loro nuovi, strani poteri…

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Siccome (anche se non sembra) per scrivere le mie belinate un po’ mi documento, per parlare di questo film vorrei partire dalla vera trama del romanzo, che in effetti mi ha lasciata leggermente sconcertata. La pellicola ci mostra, in maniera abbastanza “innocua”, quello che alla fin fine non è altro che un ménage à quatre e un bell’esempio di poligamia in mezzo alla solida morale di una cittadina americana. Nonostante il film mostri la progressiva pazzia di una donna e un omicidio appena suggerito, per il resto si concentra tutto su innocenti schermaglie sessuali ed amorose, sulla storia di tre donne che ritrovano sé stesse attraverso l’amore ed arrivano a capire che, alla fine, l’uomo ideale non esiste e la dipendenza assoluta dai compagni è, nel bene e nel male, deleteria. Leggermente edulcorato, sia per la trama che per la morale, visto che nel libro il buon Darryl dispensa sì amore e altro, ma dopo un po’ si stufa delle tre fanciulle, preferendo sposarsi con una loro compaesana molto più giovane che subisce l’ira delle Streghe beccandosi un simpatico cancro. Ah però. E mica finisce lì. Dopo che la donzella schiatta le tre si pentono, solo per vedere Darryl scappare con… il fratello minore della morta, che a quanto pare era il suo amante. Personaggi completamente eliminati dal film, nel quale il cattivo è chiaramente il diabolico Darryl (che ovviamente viene punito…), e dove viene essenzialmente mantenuta l’innocenza delle tre streghe, mentre nel libro le donne sono tutt’altro che innocenti, ed usano i loro poteri per fare del male consapevolmente. Strano che in questi tempi pregni di remake nessuno abbia pensato a girare una versione del film più cupa e vicina al libro.

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Comunque, al di là dell’inaspettata scoperta, il film è carinissimo come lo ricordavo. Merito di tutti gli attori coinvolti, Jack Nicholson in primis, l’unico uomo in grado di interpretare il diavolo come se esistesse davvero, ma anche Veronica Cartwright con la sua Felicia pazza, sboccata e malata offre un’interpretazione veramente da brividi. E merito anche di scene decisamente memorabili, come la seduzione della timida Susan Sarandon (che, a pensarci bene, riprende un po’ il modello della Janet Weiss del Rocky Horror Picture Show, inibita all’inizio e mega wacca alla fine) sulle note di un furioso pezzo suonato al violoncello, e il voodoo a base di noccioli di ciliegia che colpisce prima Felicia e poi, per contrappasso, Darryl. Indimenticabile anche l’introduzione di quest’ultimo: un passaparola tra le pettegole del paese che neppure ricordano il suo nome, mille grandiose notizie, le tre protagoniste sempre più incuriosite e poi… delusion!! Un ometto scarmigliato che russa come un mantice durante un concerto, maleducato, chiassoso e neppure tanto bello (come giustamente gli fa notare Alex in un dialogo memorabile), che chissà perché è il risultato dei desideri reconditi delle tre donne… mah! Gli effetti speciali sono molto buoni per l’epoca e per nulla invasivi, il Jack Nicholson gigante sul finale è sempre inquietante. In definitiva, se non lo avete ancora visto, guardatelo, secondo me merita!

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Di Jack Nicholson, che interpreta Daryl Van Horne, ho già parlato qui, mentre qualche notiziola su Susan Sarandon la trovate qua.

George Miller è il regista della pellicola. Australiano, lo ricordo per film come Interceptor, Interceptor il guerriero della strada, Ai confini della realtà – il film, Mad Max oltre la sfera del tuono, il terrificante (in senso negativo) L’olio di Lorenzo, Babe va in città e Happy Feet. Ha 65 anni e due film in preparazione, tra cui il quarto seguito della serie Mad Max. Gesù, son davvero tornati gli anni ’80!!

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Michelle Pfeiffer interpreta Sukie. Se dovessi dire quale è la mia attrice preferita metterei lei, in assoluto, anche solo per quatrro interpretazioni che me l’hanno fatta amare alla follia: Isabelle D’Anjou nello splendido LadyHawke, Madame de Tourvel nel magistrale Le relazioni pericolose, Catwoman nel Batman Returns di Tim Burton, il migliore tra quelli mai realizzati, e infine la Contessa Ellen Olenska ne L’Età dell’Innocenza di Scorsese, talmente bello che ci ho fatto anche la tesi. Se, come me, vorrete di nuovo vederla altrove guardate anche Scarface (e questo non solo perché c’è lei ma perché è un film splendido!), Una vedova allegra… ma non troppo, I favolosi Baker, Wolf – La belva è fuori, Pensieri pericolosi, il dolce Un giorno per caso, Sogno di una notte di mezza estate, Storia di noi due, Le verità nascoste, Mi chiamo Sam e Stardust, mentre se volete guardarvi qualche telefilm con lei presente segnalo Delta House, Chips e Fantasilandia. Piccolo sproloquio personale: la donna ideale di Homer Simpson, la procace Mindy che ogni fan ricorda, da noi l’ha doppiata quel vajassone della Marini, negli USA si sono beccati proprio Michelle Pfeiffer. Il mondo è ingiusto. Americana, ha 52 anni.

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Cher, al secolo Cheryl Sarkisian LaPiere, interpreta Alex. Questa cantante e attrice, dopo Barbara Streisand of course, è l’icona gay per eccellenza, ed è talmente trash e rifatta da non sembrare nemmeno vera. All’epoca si poteva ancora concepire come essere umano, e ha fatto anche film pregevoli, tra i quali ricordo Sirene, Stregata dalla luna e Un the con Mussolini. Americana, ha 64 anni e tre film in uscita, tra cui quello che si preannuncia uno dei musical più kitch della storia: Burlesque, con Christina Aguilera. Non c’è limite al peggio…

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Richard Jenkins interpreta Clyde. Meraviglioso attore che io ricordo volentieri per il suo ruolo nella bellissima serie Six Feet Under, lo potete trovare in parti più o meno importanti in film come Nikita,spie senza volto, Seduzione pericolosa, Wolf – la belva è fuori, Può succedere anche a te, Tutti pazzi per Mary, Io me & Irene, L’uomo che non c’era, North Country, Dick e Jane – operazione furto e Burn After Reading; ha inoltre recitato nelle serie Miami Vice e Ally McBeal. Americano, ha 63 anni e cinque film in uscita, tra cui il remake di Lasciami entrare, Let Me In, nel quale interpreta il fantomatico “padre” di Eli, che in realtà sarebbe l’amante/servo, a dimostrazione di come gli americani debbano sempre modificare inopportunamente tutto ciò che finisce tra le loro mani.

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Veronica Cartwright interpreta la bigotta Felicia Alden. Inglese, ha partecipato a film come lo storico capolavoro Uccelli di Hitchcock, Terrore dallo spazio profondo, Alien, Navigator, Candyman II – Inferno nello specchio e Scary Movie 2, oltre che a serie TV come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Tre nipoti e un maggiordomo, Miami Vice, Baywatch, American Gothic, I viaggiatori, ER, X – Files, Will & Grace, Giudice Amy, Senza traccia, Six Feet Under, Law & Order, Nip/Tuck, Cold Case, CSI, Settimo cielo ed Eastwick. Ha 61 anni e tre film in uscita.

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Il film, come ho detto, è tratto dal libro omonimo; da entrambi ha preso spunto una sfortunata serie TV del 2009, chiusa dopo soli 13 episodi, ovvero Eastwick. La serie contava nel cast un’attrice già presente nella pellicola (Veronica Cartwright, che interpreta un personaggio completamente diverso: nel film è un’odiosa bigotta, nel telefilm una strega del luogo) e Rebecca Romijin (la Mystica degli X – Men cinematografici) nei panni di una delle tre protagoniste. E dopo la curiosità, la cazzata del millennio. Sì perché dovete sapere che il film passa sulle reti televisive italiane parecchio censurato, soprattutto sul finale (che effettivamente non ricordavo come l’ho visto ora in DVD), a causa di una vecchia legge. Dateci un’occhiata e poi spiegatemi il motivo di una censura così idiota…

SPOILER


Il finale originale ( e a questi punti spero anche della versione cinematografica e home video italiana…) mostra le tre donne abitare tutte assieme nella casa di Darryl, con i tre figli avuti da lui, ognuno con i capelli del colore della madre. L’ultima scena è quella dei tre bimbi attirati dagli schermi televisivi che mostrano il faccione sorridente del papà mentre intorta i pargoletti, prima che le protagoniste, con un bel telecomando, lo tolgano definitivamente dalle scatole. Nella versione italiana le immagini dei figlioli vengono assurdamente eliminate, quello che rimane mostra solo le tre streghe e bimbi avuti dalle precedenti relazioni. Posso solo immaginare che la censura sia stata effettuata per non mostrare “il frutto del peccato” di una relazione così particolare, ma, siamo seri: dubito che gli spettatori italiani fossero convinti che Darryl con le tre grazie si limitasse a giocare a carte. Quindi, finché si fa sesso senza figli la morale italiana non viene intaccata, ma se ci sono delle conseguenze è meglio non farle neppure vedere? Che ipocrisia, complimenti, soprattutto quando in TV si mostrano cose ben peggiori e, purtroppo, vere…

FINE SPOILER

E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!!








mercoledì 1 settembre 2010

Uomini che odiano le donne (2009)

Siccome sto leggendo, con somma soddisfazione, La ragazza che giocava col fuoco, ovvero il secondo capitolo della trilogia Millenium scritta dallo svedese Stieg Larsson, ieri sera ho provato a vedere Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor), tratto dal primo libro e diretto nel 2009 dal regista Niels Arden Oplev.

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La trama: Mikael Blomkvist, giornalista della rivista indipendente Millenium, viene condannato per diffamazione dopo aver pubblicato un articolo su un magnate dell’industria. Nonostante ciò il capo del gruppo Vanger lo contatta per dipanare un mistero vecchio di 40 anni: scoprire chi ha ucciso la nipote Harriet. In questo ingrato compito Mikael viene inaspettatamente aiutato da una dotatissima hacker dal passato oscuro e dal presente assai turbolento: Lisbeth Salander.

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Credo che questa sarà la recensione più breve mai pubblicata sul mio blog. Il motivo di questa mia affermazione è che da parecchio tempo non vedevo un film dal taglio “classico” come Uomini che odiano le donne. Diciamo che, se avete letto il libro come me, la pellicola in questione non vi farà né caldo né freddo, perché nulla aggiunge e nulla toglie al romanzo, al quale è molto fedele. Anzi, al limite arriva a banalizzare un pochino la storia, inevitabilmente: un conto è seguire con passione le indagini di Mikael e Lisbeth immergendosi nel filo dei ragionamenti scritti su carta, un conto è vedere il prosieguo delle indagini sulla scomparsa di Harriet condensato in monotoni viaggi in macchina, scartabellamenti di documenti, qualche foto di cadavere, alcuni flashback (unico “vezzo” artistico del regista, con la loro fotografia onirica e sfocata) e poco più. Se poi si conoscono già il colpevole e il finale, è ovvio che persino la suspance va a farsi benedire.

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Al limite, un paio di cose mi hanno colpita, mentre un’altra mi ha fatto storcere il naso. Innanzitutto, lo “shock” culturale: come già per Lasciami entrare, è incredibile quanto riesca a percepire l’”estraneità” di un mondo come quello svedese. Mi è bastata un’occhiata agli interpreti (bravi, per carità) e a tutto l’insieme del film per capire che il mio cervello è proprio condizionato dal cinema nostrano e da quello americano (senza parlare di quello orientale, che è un mondo a sé!), per cui qualsiasi altra cinematografia mi risulta assai particolare, sia per l’atteggiamento degli attori, sia per la mancanza di orpelli che rendano più “patinato” l’insieme, che risulta forse un po’ freddo e statico. Seconda cosa, mi hanno colpita la rara crudezza e l’angosciante realismo delle due sequenze che vedono interagire Lisbeth e il suo laido tutore Nils Bjurman. Sarei curiosa di vedere se verranno lasciate nella loro interezza o “edulcorate” nel remake che stanno preparando in America. Per quanto riguarda la cosa che non mi è piaciuta, mi riferisco ai flashback relativi all’infanzia di Lisbeth, veri e propri spoiler del secondo episodio (che per fortuna avevo già letto) che c’entrano poco con la storia di Uomini che odiano le donne e a mio avviso confondono lo spettatore “ignaro”. In conclusione, comunque, il film merita un’occhiata perché non è male, però il libro resta sempre imprescindibile e lo supera di una buona misura, anche perché nella pellicola alcuni personaggi importanti, come la direttrice di Millenium Erika Berger, non vengono praticamente presi in considerazione o si limitano ad una brevissima comparsata.

Niels Arden Oplev è il regista della pellicola. Dell’autore danese non conosco, lo ammetto, nessun altro film. Al momento pare si stia cimentando in alcuni episodi della serie in sei parti Millenium, tratta dai libri di Larsson. Ha 49 anni.

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Michael Nyqvist interpreta Mikael “Kalle” Blomkvist. Svedese, anche nel caso di questo attore gli unici film che conosco (pur non avendoli ancora visti) sono i due seguiti di Uomini che odiano le donne, ovvero La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carta. Ha partecipato anche lui, ovviamente, alla serie Millenium. Ha 50 anni e due film in uscita.

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Noomi Rapace interpreta Lisbeth Salander. Per quanto riguarda la sua filmografia, gli unici film e telefilm che conosco sono gli stessi in cui compare anche Michael Nyqvist. Svedese, ha 31 anni e tre film in uscita.

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Un paio di curiosità: come già accennato poco sopra, oltre ai due seguiti ufficiali esiste una serie in sei parti (due per ogni libro) chiamata Millenium, i cui attori protagonisti sono gli stessi del film. Della pellicola è già in preparazione il remake USA, che dovrebbe venire diretto nientemeno che dal regista di Se7en e Fight Club, David Fincher, con Daniel Craig nei panni di Blomkvist, Rooney Mara (la Nancy del nuovo Nightmare) nel ruolo di Lisbeth, Stellan Skarsgård (uno dei fidanzati di Meryl Streep in Mamma mia!) in quello di Martin Vanger e Robin Wright (la ex moglie di Sean Penn) in quello di Erika Berger, e c’è da scommettere, vista l’attrice coinvolta, che questo personaggio nel remake non verrà snobbato come nell’originale. E detto questo, visto che dovrebbe essere coinvolto Fincher, credo proprio che questa volta attenderò il rifacimento con ottimismo.  E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!




lunedì 30 agosto 2010

Paura e delirio a Las Vegas (1998)

Lo avevo già visto una volta, mi era piaciuto. Ho voluto riprovarci, mi è ripiaciuto e ora mi trovo davanti l’ingrato compito di recensire un film complicato ed assurdo come Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas), tratto dal libro Paura e disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson e girato nel 1998 da Terry Gilliam. Pigliatevi la vostra droga sintetica preferita e continuate la lettura…

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Il giornalista Raoul Duke, assieme all’amico e avvocato Dr. Gonzo partono alla volta di Las Vegas per un paio di reportage, con una quantità incredibile di droghe al seguito. Difficile trovare il tempo e le facoltà mentali per scrivere gli articoli quando queste ultime sono praticamente annientate da qualunque droga esistente al mondo…

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La trama di per sé è facile, perché è praticamente inesistente. Dovete sapere che tutto quello che troverete nel film (o quasi), deliri e visioni compresi, è tratto da quella specie di narrazione autobiografica che è, appunto, Paura e disgusto a Las Vegas, l’opera principale di una corrente denominata Gonzo Journalism di cui Thompson è praticamente il padre. Ora, per chi non lo sapesse, in due parole, il Gonzo Journalism è un tipo di giornalismo che racconta al pubblico fatti veri pesantemente filtrati dal punto di vista soggettivo del giornalista, che aggiunge pensieri, considerazioni proprie e anche un bel po’ di immaginazione. Se poi l’immaginazione è scatenata dall’ingestione di pesanti droghe non si capisce più dove finisca la realtà e dove cominci la finzione.

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Ora, pensate come dev’essere rendere in pellicola un casino simile. Dopo dieci minuti di film, lo giuro, non si capisce quasi più il motivo per cui Duke e Gonzo sono a Las Vegas: basta accettare la cosa, rilassarsi sulla poltrona e godersi il trip per apprezzare Paura e delirio a Las Vegas. La cosa per fortuna non è difficile perché le immagini con cui Gilliam riempie la testa dello spettatore sono vividi spezzoni di puro delirio: ci sono avvocati che si trasformano in Satana, stanze di hotel allagate, persone che si trasformano in umanoidi simili a lucertole, immaginari processi inquietanti come quelli di Alice nel Paese delle Meraviglie e, soprattutto, il kitch di Las Vegas: la città dove più di ogni altra si concentrano il Sogno americano e la distruzione dello stesso, un trionfo di luci, suoni, colori che si spreca per riempire quel gigantesco Nulla su cui si regge il tempio del divertimento e della perdizione per eccellenza. Non è un caso che Duke e Gonzo si strafacciano di qualunque cosa e proprio lì; da come l’ho capita io, il film e il libro non vogliono essere né un elogio né una critica delle droghe pesanti, ma semplicemente la constatazione di come una generazione di americani delusi dal loro stesso paese cercassero di evadere dalla realtà con l’intenzione di “ribellarsi al sistema” finendo poi per diventare inutili e molli come l’oggetto del loro disgusto. E Las Vegas è ovviamente la summa di tutto quanto è inutile, superfluo e ridicolo in America. 

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Inutile andare avanti a descrivere il film, dovete provarlo. Sappiate solo che Johnny Depp (abbruttito e trash da morire, immerso nei veri abiti di Thompson e praticamente un sosia del giornalista) nei panni di Duke è semplicemente geniale, con i suoi versi da squinternato e le sue pose da paranoico, e Benicio del Toro, che di solito, come ho detto in un post precedente, vorrei abitasse nel mio armadio, in questa pellicola è schifoso, laido e sucido a livelli improponibili, il personaggio più esilarante e al tempo stesso più odioso di tutta l’accozzaglia di freaks che ci vengono mostrati. Un essere che viene perfettamente descritto dallo stesso Duke: “One of God's own prototypes. Some kind of high-powered mutant never even considered for mass production. Too weird to live, and too rare to die” (Uno dei prototipi di Dio. Una specie di potentissimo mutante che non è mai stato preso nemmeno in considerazione per una produzione in serie. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire. – E scusate la traduzione maffa - ). Se pensate che questo personaggio è esistito veramente, non vi viene voglia di dare un’occhiata a questo particolarissimo film?

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Di Johnny Depp ho già parlato in questi post, mentre un piccolo excursus della carriera di Benicio del Toro lo trovate qua.

Terry Gilliam è il regista della pellicola. Ex membro dei Monty Python, il visionario per eccellenza (e unico americano) del gruppo inglese, lo ricordo per aver diretto e scritto film complicatissimi e affascinanti, tra cui Monty Python, Brazil, La leggenda del re pescatore, L’esercito delle 12 scimmie, The Brothers Grimm e Parnassuss – L’uomo che voleva ingannare il diavolo. Ha 70 anni e un film in progetto che ormai sta diventando quasi una barzelletta per i fan del regista: The Man Who Killed Don Quixote, una delle pellicole più osteggiate, rimandate, sfigate della storia del cinema moderno. Auguri, Terry!

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Christina Ricci interpreta Lucy. Impossibile dimenticare la faccetta tonda della ragazzina che interpretava la dolcissima Kate in Sirene, la meravigliosa Mercoledì ne La Famiglia Addams e La Famiglia Addams 2 o la tenera Kat in Casper; anche se negli ultimi tempi la signorina si è un po’ persa in tristi produzioni è sempre un piacere vederla recitare. Oltre ai film citati ricordo Tempesta di ghiaccio, Small Soldiers, Pecker, Il mistero di Sleepy Hollow, La morsa del diavolo, e l’inguardabile Cursed – Il maleficio. Ha partecipato a telefilm come Malcom, Ally McBeal, Joey, Grey’s Anatomy e doppiato un episodio de I Simpson. Americana, ha 30 anni e quattro film in uscita.

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Cameron Diaz interpreta la giornalista bionda concupita da Gonzo. Altra attrice che, personalmente, amo alla follia, la ricordo per film come The Mask, Una cena quasi perfetta, Acque profonde, Il matrimonio del mio migliore amico, Una vita esagerata, Tutti pazzi per Mary, il carinissimo Cose molto cattive, il particolarissimo Essere John Malkovich, Charlie’s Angels, Minority Report, Gangs of New York, Charlie’s Angels: più che mai e i nuovissimi The Box e Innocenti bugie che vorrei vedere assolutamente. Ha anche prestato la voce alla principessa Fiona in tutti e quattro i film di Shrek, l’ultimo dei quali sta uscendo proprio in questi giorni. Americana, ha 38 anni e due film in uscita.

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Tobey Maguire interpreta l’orrendo streppone che chiede un passaggio a Gonzo e Duke. Uno dei tanti attori americani giovani, bellocci e sopravvalutati, che durano una o due stagioni per film più o meno d’impatto (in questo caso il signorino ha incarnato nientemeno che Peter Parker nella trilogia di Spider Man diretta da Sam Raimi), lo ricordo per film come Tempesta di ghiaccio, Harry a pezzi, i bellissimi Pleasantville e Le regole della casa del sidro e l’orrido Seabiscuit; ha recitato inoltre nei telefilm Ai confini della realtà, Blossom, Pappa e ciccia e Walker Texas Ranger. Americano, ha 35 anni e tre film in uscita.

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Tra le miriadi di guest star che fanno comparsate più o meno lunghe all’interno del film segnalo Verne Troyer, il Minime della serie Austin Powers, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, che interpreta un musicista, e due reduci de Il miglio verde: Michael Jeter (Eduard Delacroix nel film di Darabont) nei panni di un assurdo psicologo anti – droga, e Harry Dean Stanton (Toot – Toot) nei panni di un giudice. Anche l’autore del libro omonimo da cui è tratto il film, Hunter S. Thompson, compare in un flashback. A quanto pare, comunque, la gestazione del film è stata tutt’altro che rosea e ad occhio e croce risale a metà degli anni ’70 visto che per interpretare i due protagonisti era in lizza innanzitutto la coppia Jack NicholsonMarlon Brando poi, quando il duo è diventato troppo vecchio, si era pensato ai mitici Dan Aykroyd e John Belushi, ma dopo la morte di quest’ultimo il casting è andato a farsi friggere e per un po’ si era parlato di avere John Malkovich nel ruolo di Duke, ed alla fine era stato quasi confermato John Cusack. Peccato, tutte le accoppiate e i singoli attori scelti sarebbero state vincenti e ben particolari! A confermare la difficoltà di girare un film simile c’è anche la decisione di registi del calibro di Oliver Stone e Martin Scorsese che hanno rinunciato all’impresa. Non una pellicola facile né per i coinvolti né per gli spettatori, ma se vi è piaciuta vi consiglio, per motivi diversi, di vedere Easy Rider (per avere un altro scorcio dell’epoca), A Scanner Darkly (per vedere un altro film dove droghe e deliri la fanno da padrone) e infine 8 ½ di Fellini (per dare testimonianza di un’altra autobiografia pesantemente filtrata da sogni e fantasia). E ora vi lascio con lo stranamente normalissimo trailer del film! ENJOY!



venerdì 27 agosto 2010

Nightmare (2010)

L’ho già detto spesso su questo blog, ma mi piace ribadirlo per l’ennesima volta: mai andare al cinema colmi di speranze, è sempre meglio partire convinti della mediocrità di ciò che si sta per andare a vedere. In questo modo, se il film fa schifo arriviamo preparati, se invece il risultato è meglio di quanto ci aspettiamo saremo in parte sollevati e soddisfatti. E’ successo ieri sera dopo aver visto il nuovo Nightmare (A Nightmare on Elm Street), dello sconosciuto Samuel Bayer. Per carità, come remake è più inutile di altri, ma non fa schifo come temevo.


La trama è sempre la stessa, dal 1984: nella città di Springwood i ragazzi cominciano a morire nel sonno, per mano di un mostro artigliato chiamato Freddy Krueger che compare nei loro sogni. I superstiti provano in qualche modo a capire cosa vuole da loro l’immonda creatura e soprattutto come fare a ucciderlo prima che lui faccia altrettanto.


Ah, la mania dei remake, reboot, chiamateli un po’ come volete, il senso è sempre quello. Invadono i nostri cinema con film copia di originali che spesso e volentieri non avevano bisogno di essere rifatti. Almeno lo facessero stravolgendo completamente la trama, le scene clou, e quant’altro: per quanto riguarda il nuovo Nightmare il paragone con l’originale è inevitabile, perché tutte le scene chiave sono prese pari pari dalla pellicola del 1984, che a rivederla oggi è ancora freschissima, attuale ed inquietante. E allora che altro motivo c’è di fare un’operazione simile se non per bieco denaro? Siccome Englund (il Freddy originale) e Wes Craven, creatore del personaggio e regista del primo film, soldi ne hanno a palate, ecco che se ne chiamano fuori, giustamente. Quindi io cercherò di dimenticare l’affronto al Nightmare del 1984 e cercherò di considerare questo nuovo episodio come un film a sé.


La novità che viene pesantemente introdotta è una caratterizzazione molto più marcata del personaggio di Freddy come maniaco e pedofilo. Nei vecchi film la cosa passava un po’ sottotono, non veniva mai detto molto chiaramente cosa avesse fatto il buon Fred ai pargoli, tanto da arrivare a scatenare l’orda di genitori inferociti che decidono di fare giustizia sommaria del bruto bruciandolo vivo. Di questi tempi, invece, dove episodi di violenza e pedofilia sono le notizie più succulente per ogni giornale, la questione viene sviscerata e si cerca (stupidamente, a mio avviso) di instillare anche il dubbio nello spettatore: Krueger era davvero un maniaco? E se i bambini si fossero solo inventati tutto, spingendo i genitori ad uccidere un innocente? Ovviamente la risposta a queste domande, nonostante un flashback/sogno che mostra la sua morte con dovizia di pianti e urla, è un bel dito medio e artigliato mostrato con arroganza allo spettatore così credulone da avere abboccato: Freddy in questo film è più laido, stronzo, schifoso e depravato che in passato, e la scoperta della “caverna” piena di disegni infantili e di foto che testimoniano il suo rapporto malato con i bimbi è un pugno nello stomaco. Per il resto, al di là dei salti continui dovuti alle costanti comparse di Freddy (ecco, all’epoca lo centellinavano, il che era meglio sia per l’atmosfera che le coronarie) e delle secchiate di sangue, una cosa furba di questo remake è il ricorso ad un piccolo stratagemma per confondere ancora di più gli incubi e la realtà: pare che dopo qualche giorno il cervello dell’insonne cronico si costringa a fare “microsonni” per non andare in corto circuito. In questo caso la cosa viene sfruttata facendo piombare i protagonisti in sogni ad occhi aperti quando meno se lo aspettano, mentre camminano o fanno dell’altro, e il regista riesce così a dare vita a pregevoli sequenze come quella del supermercato, scandita dall’ironica canzone All I Have to Do Is Dream degli Elderly Brothers. Un’altra bella scena, che ai miei occhi è suonata come una “non – citazione” è quella in cui Nancy affonda in un corridoio colmo di sangue e finisce per precipitare assieme ad una pioggia rossa nella stanza di sotto attraverso il soffitto, finendo a rimbalzare su un letto: esattamente il contrario di quello che succede al povero Johnny Depp nel primo Nightmare, dove viene inghiottito dal letto e poi rigurgitato con una fontana di sangue talmente abbondante che il soffitto della stanza di sotto comincia a gocciolare.


Me lo aspettavo, ma è incredibile vedere come la pecca principale del film siano il trucco e l’aspetto di Freddy. Mi viene da ridere, perché avranno speso tempo e denaro in quantità inimmaginabili e il risultato è un grottesco incrocio tra un gatto e un castoro. Sarà che già la faccia di Jackie Earle Haley non è delle migliori (non me ne voglia, poveraccio, ma da struccato Englund è un uomo molto più bello) ma il trucco è praticamente identico a quello degli uomini gatto de I sonnambuli, con l’aggiunta di cicatrici da ustione e quant’altro. Per fortuna, almeno, il doppiaggio italiano ha dimenticato la S mutata in F a causa delle labbra fuse, o sarebbe risultato ancora più grottesco. Ma CACCA in abbondanza sugli adattatori italiani che hanno coperto i meravigliosi titoli di testa, scritti con il gesso da mano infantile, con delle banali scritte bianche e solo per tradurre due parole che non leggerà nessuno. Segnalo verso la fine del film una simpatica citazione da Pulp Fiction e, ahimé, una triste quanto prevedibile apertura per futuri seguiti. In definitiva, si poteva fare di peggio: preso come film a sé non sarebbe nemmeno troppo male, ma il vero Nightmare è inarrivabile.


Di Jackie Earle Haley, che interpreta Freddy Krueger, ho parlato qui.

Samuel Bayer è il regista della pellicola, che figura come suo primo film. Prima ha lavorato sui video di artisti del calibro di Garbage, Marilyn Manson, Cranberries, Metallica, Green Day, Offspring, DavidBowie, Blink 182, Smashing Pumpkins ed Iron Maiden. Americano, ha 48 anni e due film in programma, tra cui il seguito di Nightmare. Vorranno mica arrivare a toccare i 6/7 della vecchia versione? Freddy, ti prego, abbattili.


Rooney Mara interpreta Nancy. Americana, ha lavorato come comparsa in Urban Legend 3 e ha partecipato alle serie Law & Order e ER. Ha 25 anni e tre film in uscita, tra cui il remake di Uomini che odiano le donne, dove lei avrà il ruolo della divina Lisbeth Salander. La mia Sally interpretata da una così molla??? ORROREEE!!!


Kyle Gallner interpreta Quentin. Personalmente, visto che la sua carriera è appena all’inizio, lo ricordo solo nei panni del darkettino che finiva vittima di Megan Fox ne Il corpo di Jennifer (nel frattempo si è ingurgitato tutto il catering del set visto che è diventato gonfio come un batrace..), ma ha recitato anche in Il messaggero e in alcune serie tv come Il tocco di un angelo, Giudice Amy, Veronica Mars, Cold Case, Bones, Medium, Law & Order, The Shield e Smallville. Americano, ha 24 anni e sette film in progetto.


Katie Cassidy interpreta Kris. Niente di troppo eclatante nella carriera di questa giovane attrice americana, che ha partecipato a film come Cambia la tua vita con un click, Black Christmas – un Natale rosso sangue e a serie come Settimo cielo, Supernatural, Harper’s Island, Gossip Girl e Melrose Place (quello nuovo ovviamente). Ha 24 anni e due film in uscita.


Thomas Dekker interpreta Jesse. Americano, ha partecipato a film come Villaggio dei dannati e serie come La tata, Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi: la serie, CSI, Settimo cielo, Dr. House, Heroes (nella prima serie era il migliore amico di Claire) e Terminator – The Sarah Connors Chronicles. A partire dal quinto episodio de Alla ricerca della Valle Incantata presta la voce al dinosauro Piedino e in un paio di seguiti che penso siano inediti in Italia ha doppiato anche il topo Fievel nonché un episodio de I griffin. Ha 23 anni e due film in uscita.


E ora un paio di curiosità. Il film era nato come prequel, e avrebbe dovuto narrare la storia prima che Freddy diventasse il mostro che è. Ovviamente ad un progetto simile il buon Englund avrebbe partecipato volentieri. Ovviamente, perché improvvisare basandosi magari su pochi materiali sparsi quando è molto più comodo rimaneggiare la pappa pronta e metter su un remake? No comment. Per quanto riguarda il cast, per il ruolo di Freddy era stato pensato anche Billy Bob Thornton (non male!!) ed era prevista anche una partecipazione speciale di John Saxon, che nel film dell’84 interpretava il padre di Nancy (personaggio peraltro scomparso nel remake…) ma alla fine non se n’è fatto nulla. Per la serie Tante volte il fato è strano: nel lontano 1984 Johnny Depp non era proprio andato a fare l’audizione per Nightmare, ma pare fosse lì solo per accompagnare… Jackie Earle Haley. Alla fine Johhny è stato preso, mentre il povero Haley è stato in stand – by per più di vent’anni! Ovviamente, parlando proprio del primo film, vi consiglio di vederlo, assieme al terzo capitolo (I guerrieri del sogno) e al “settimo” (Nuovo Incubo). Sono i migliori, e se poi vi appassionate nessuno vi vieta di vedere anche gli altri! Beccatevi ora il trailer del primo, vero Nightmare... ENJOY!





mercoledì 25 agosto 2010

4 mosche di velluto grigio (1971)

Inutile. Per quanto mi sforzi, così come lo splatter anche il genere giallo non mi intriga come dovrebbe (solo Sette note in nero di Fulci pare fare eccezione). Qualche giorno fa ho guardato 4 mosche di velluto grigio, girato nel 1971 dal nostrano Dario Argento, e nonostante lo sbattimento per procurarmene una versione a dir poco maffa non ritengo che il film in sé abbia meritato lo sforzo, anche se qualche piccola perla l’ha regalata. Vediamo un po’.

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Trama: il musicista Roberto, accortosi di un tizio che lo pedina con parecchia insistenza, lo affronta e per sbaglio lo uccide. Potrebbe scappare e fare finta di nulla, se non fosse che un tizio con una maschera in volto ha visto tutto e lo ha persino fotografato ma, invece di andare dalla polizia e denunciarlo, preferisce minacciarlo e rendergli in generale la vita un inferno…

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Che dire. Si muovono in me sentimenti contrastanti. Facciamo qualche piccola precisazione: come giallo in sé 4 mosche di velluto grigio è un po’ una belinata, non tanto per la questione legata all’identità del colpevole (non ho capito fino all’ultimo chi fosse, in effetti, di questo ne rendo atto agli sceneggiatori) e neppure per la trama che comunque è abbastanza articolata e complicatussa, quanto per le motivazioni che spingono il colpevole e il modo in cui lo stesso viene riconosciuto nel finale. Non vi anticipo nulla ma ha a che fare con il titolo che fino a quel momento rimane davvero un’incognita. Detto questo, bisogna dire che nel film sono presenti elementi trash e divertenti a profusione, e qualche inquietante zampata tipicamente argentiana che lo vivacizzano un po’.

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Sul versante “thriller – horror” è sempre apprezzabile l’idea di inserire nel contesto un killer con una maschera da bambola, asettico ed inquietante quanto basta. Al solito, Argento riesce a mettere angoscia con quelle sue maledette e lunghissime inquadrature di finestre che danno sul buio esterno, da dove sembra sempre debba sbucare qualcosa o qualcuno (come in Suspiria), ed aggiunge un altro paio di belle scene. La prima è il sogno ricorrente del protagonista, ambientato in un paese asiatico non meglio definito, nel quale lui si vede nei panni di un boia che prima stiletta il condannato a morte alla base del collo per irrigidirlo, quindi lo decapita con una sciabolata decisa. Sogno ricorrente sprofondato in un bianco abbacinante, che per due o tre volte si blocca prima del taglio mentre alla fine la scena viene mostrata nella sua interezza, profezia di quello che accadrà all’assassino. La seconda è la morte reale dell’assassino in questione, che si schianta contro un camion, scena decisamente ad effetto che ci viene mostrata al ralenti e con diverse inquadrature, quasi il regista volesse prolungare l’agonia del killer. Il tutto senza quasi mostrare una goccia di sangue: il film si basa molto sull’attesa e sulla tensione del “non vedere”, anche se ci sono alcune scene di morti violente. Un’altra sequenza che ho molto apprezzato è quella dove il parco, affollato di gente, si svuota all’improvviso come per magia, lasciando la cameriera sola, perplessa e in balia dell’assassino.

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Tuttavia, secondo me, quello che rende particolare il film è l’abbondanza di momenti comici e trash, per i quali dobbiamo ringraziare personaggi come Dio, il Professore e l’ispettore gay, nonché dei dialoghi francamente imbarazzanti. Forse il monologo più inverosimile è quello finale dell’assassino, che spiega i motivi della sua follia e che ad essere sinceri fa cadere le palle con un sonoro tonfo, ma anche il resto non scherza. Diomede, detto Dio (interpretato da Bud Spencer), viene introdotto con un inequivocabile coro di Alleluia e possiede un pappagallo di nome Affanculo. Ora, già questo di per sé è trash a livelli improponibili, ma Argento getta benzina sul fuoco mettendo in bocca a Dio una frase come “io e lui (il Pappagallo, n.d.B.) non potremmo mai entrare in società assieme. Te lo immagini?” e subito dopo rincara la dose spiegando l’origine del soprannome del Professore: si chiama così perché “non scoreggia mai in pubblico”. Della serie, basta poco, che ce vò? E questa è solo la punta dell’iceberg, perché ci sono postini mazzuolati per motivi futili, amici che raccontano versioni porno della storia di Frankenstein con il mostro iperdotato e pure omosessuale, cugine baldracche, potenziali soccorritori con l’intelligenza di criceti, investigatori che si bullano di non aver risolto nemmeno un caso ergo questa sarebbe la volta buona in base alla teoria delle probabilità e chi più ne ha più ne metta. Detto questo, credo questo film non deluderà gli amanti irriducibili di Argento e del giallo in generale. Personalmente ho visto di peggio ma non mi sono appassionata abbastanza. Comunque, un’occhiata la consiglio, anche perché è vero che Argento lì doveva ancora farsi un po’ le ossa ma sicuramente rispetto ai suoi ultimi lavori 4 mosche di velluto grigio è un capolavoro!

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 Di Dario Argento ho già parlato qui. Al momento pare stia preparando la sceneggiatura del remake di Profondo Rosso. Si vocifera la presenza di Romero come regista, ma il progetto è ancora molto incerto. E per fortuna, direi io.

Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, interpreta Diomede, detto Dio. Alzi la mano chi non conosce il grande Bud e poi vada immantinente a vergognarsi di esistere, visto che questo attore ha cresciuto e continuerà, si spera, a crescere generazioni di italiani ed estimatori stranieri con i film girati assieme all’inseparabile Terence Hill. Tra le sue pellicole ricordo Dio perdona… io no!, I quattro dell’Ave Maria, Lo chiamavano Trinità, … continuavano a chiamarlo Trinità, Si può fare… Amigo, Più forte ragazzi!, Anche gli angeli mangiano fagioli, Piedone lo sbirro, … Altrimenti ci arrabbiamo, Porgi l’altra guancia, Piedone a Hong Kong, Charleston, I due superpiedi quasi piatti, Piedone l’africano, Lo chiamavano Buldozzer, Pari e dispari, Uno sceriffo extraterreste – poco extra e molto terrestre, Io sto con gli ippopotami, Piedone d’Egitto, Chissà perché.. capitano tutte a me, Chi trova un amico trova un tesoro, Cane e gatto, Banana Joe, Bomber, Nati con la camicia, Non c’è due senza quattro, Miami Supercops, Superfantagenio, il tristissimo (in senso negativo) Botte di Natale, Fuochi d’artificio e le serie tv Detective Extralarge, Big Man e l’ultimissima fatica I delitti del cuoco. Ha 81 anni e un film in uscita, Mafia. Farewell to the Godfather che conta interpreti del calibro di Michael Madsen, Franco Nero, John Rhys – Davies e (ohibò!) Lou Ferrigno. Attendo con fiducia, che dire!

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Oreste Lionello interpreta Il Professore. Altra colonna portante del cinema, del teatro e della tv italiani, voce storica di Woody Allen e in generale doppiatore sopraffino, lo ricordo per film come Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, Totòtruffa ’62, La signora gioca bene a scopa?; come doppiatore, ha prestato la voce per il particolarissimo cartone animato VIP, mio fratello superuomo e nelle serie Le avventure di Barbapapà e Inuyasha. E’ morto l’anno scorso, all’età di 82 anni.

Oreste_Lionello

Michael Brandon interpreta il protagonista, Roberto. Newyorchese, ha recitato in parecchi telefilm, tra cui La Signora in giallo, La tata, Ally McBeal, Jag, Doctor Who e Bones. Inoltre pare sia la voce narrante delle avventure de Il trenino Thomas. Ha 65 anni e un film in uscita.

michaelbrandon

Tra gli altri attori figurano Mimsy Farmer, già presente nel Black Cat di Fulci, nel ruolo della moglie del protagonista, mentre l’investigatore gay è interpretato da Jean – Pierre Marielle, che ha partecipato al recente Il Codice Da Vinci con il ruolo di Jaques Saunière. La cosa assurda è che persino due pezzi da 90 della musica internazionale come Ringo Starr e James Taylor erano stati pensati come interpreti del personaggio principale, mentre alla colonna sonora (composta da un Moricone stranamente sottotono…) dovevano mettere mano nientemeno che i Deep Purple. Torna coi piedi per terra, Dario!! Se il film vi è piaciuto vi consiglio, ovviamente, di vedere Profondo Rosso e poi, siccome 4 mosche di velluto grigio fa pare di un’ideale “trilogia degli animali”, vi direi di vedere anche L’uccello dalle piume di cristallo e Il gatto a nove code, anche se non so dirvi come siano, purtroppo. Rimedierò, un giorno (forse). E ora vi lascio all'inquietantissimo trailer del film... ENJOY!!




martedì 17 agosto 2010

Lasciami entrare (2008)

E' dovuto passare un bel pò di tempo, due anni esatti, prima che un Wannasee si concretizzasse in effettiva visione. Sto parlando del dolcissimo Lasciami entrare (Låt den rätte komma in), film girato da Tomas Alfredson nel 2008 e tratto dal libro omonimo di John Ajvide Lindqvist che ho letto proprio in questo periodo l'anno scorso. Per una volta libro e film si compensano ed è impossibile dire quale sia più bello, visto che lo sono entrambi.

Låt den rätte komma in Svensk Cover

La trama: Oskar è un bambino vessato dai coetanei e con una famiglia abbastanza disastrata alle spalle. Una sera incontra Eli, la sua nuova vicina di casa, all'apparenza una bambina come lui, che in realtà è una vampira trasferitasi col servitore, che per procurarle il sangue si lascia maldestramente alle spalle qualche cadavere. Tra i due ragazzi nasce una difficile amicizia, che piano piano si fa sempre più profonda e pericolosa..

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Dimenticate Twilight, dimenticate per un istante tutti i ridondanti horror americani e immergetevi nella deliziosa atmosfera di questa pellicola, delicata come un fiocco di neve, fatta di silenzi ed immagini particolari, arrivata da una nazione che, paradossalmente, è molto più vicina degli Stati Uniti ma è talmente poco conosciuta da risultare praticamente aliena. Lasciami entrare racconta una storia più umana che horror, trattando con delicatezza temi come la solitudine, la diversità, la paura di crescere, il difficile rapporto tra figli e genitori separati. Lo fa senza scadere in sensazionalismo, scene troppo gore o inverosimili, immagini scioccanti (le poche morti del film vengono riprese da lontano, o mostrate solo in parte, lasciandole spesso all'immaginazione dello spettatore) o altri "trucchi del mestiere", e ci cattura grazie all'inquietante e triste sguardo della bambina protagonista.

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Sicuramente, eventuali detrattori potrebbero trovarlo enormemente noioso. A me invece è piaciuto molto anche per il coraggio dell'adattamento cinematografico, perché il regista e lo sceneggiatore hanno eliminato molti aspetti della trama, presenti nel libro, che avrebbero attirato molto più l'attenzione: il cadavere vampiro che diventa lo spauracchio dell'intera cittadina, la palese pedofilia del servo di Eli che le resta accanto solo per poter avere il suo corpo in cambio, il passato della stessa vampiretta che rivela un segreto sconcertante e che rende la storia d'amore tra lei e Oskar decisamente non convenzionale (sebbene l'immagine di cosa Eli nasconda sotto la gonna dia già di per sé un'idea di ciò che viene meglio specificato nel libro). L'unica pecca è che i personaggi di contorno, come il branco di "fannulloni" che passano le loro ore nel bar del paese, diventano delle macchiette facilmente sacrificabili, e allo stesso modo il triste destino di Virginia e del suo amante non viene sentito come meriterebbe.  Nonostante questo, però, Lasciami entrare è un sano ritorno ad un cinema "vampirico" dove i succhiasangue sono affascinanti ma non "bellissimi" e dove la malinconia e il sangue la fanno da padrone. Consigliatissimo.

Tomas Alfredson è il regista della pellicola. Svedese, è praticamente sconosciuto in Italia visto che questo è il primo film da lui girato ad avere avuto un successo internazionale. Ha 45 anni e un film in uscita.

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Kare Hedebrant interpreta Oskar, il suo primo ruolo in un film. Svedese, ha 15 anni e un film in uscita.
Lina Leandersson interpreta Eli. Per ora Lasciami entrare è il suo primo ed unico film. Anche lei è Svedese e anche lei ha 15 anni.

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Purtroppo, anche Lasciami entrare è stato preso nelle grinfie della distribuzione americana che ha deciso di trarne un remake. Let Me In uscirà ad ottobre negli states, e già dal trailer si capisce che sarà molto più fracassone e banale dell'originale; l'unica cosa buona è che ad interpretare Eli sarà la giovane Chloe Moretz, già Hit Girl in Kick Ass, e tra gli altri interpreti figurano Richard Jenkins ed Elias Koteas. Nel dubbio, meglio sempre guardare gli originali, mi raccomando, ma se volete un paragone vi lascio con il trailer di questo remake. ENJOY!





venerdì 13 agosto 2010

Tetsuo (1989)

Il Bollalmanacco non va in vacanza, perché siccome la proprietaria è in ferie, guardare film le riesce meglio, soprattutto se il tempo si mantiene decisamente indegno. Così oggi parliamo di un film, per dirla con parole antiche, "sconvolgente, a tratti allucinante", girato nell'ormai lontano 1989 dal giapponese Shinya Tsukamoto, ovvero Tetsuo.


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La trama (ovviamente per come l'ho capita io...): un impiegatucolo giapponese, dopo aver investito assieme alla fidanzata un cretino con l'hobby di infilarsi pezzi di ferro arrugginiti negli arti, comincia a trasformarsi in un uomo d'acciaio e ad essere perseguitato dal cretino redivivo.


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Ci sono volute due visioni, a distanza di anni, per trovare un senso a questo film. Espressione massima della corrente cyberpunk giapponese, dove l'orrore per il continuo espandersi della tecnologia viene manifestato nella creazione di mostri fatti di carne e metallo (un pò come potrebbe succedere in un film di Cronenberg, che tuttavia parte da una riflessione sull'uomo, prima ancora che sulla macchina), Tetsuo non ha una vera e propria trama, ma è composto da un insieme di immagini in bianco e nero, montate in modo frenetico, che sono una più estraniante, fredda e sconvolgente dell'altra. Il regista tra l'altro le mescola con ricordi mostrati da schermi televisivi, flashback che poco hanno a che vedere con la trama principale o avvenimenti che non si capisce quando accadano (il barbone col bastone, chi sta picchiando e quando? Boh, probabilmente non lo sapremo mai...) con il risultato che lo spettatore occidentale, assolutamente non abituato a film orientali, innanzitutto confonde i personaggi, com'è successo a me la prima volta, e secondariamente s'impicca perché cerca di trarre un senso da quanto vede. Pessimo errore.

Tetsuo
Sinceramente, il film fa schifo. Non perché sia brutto o fatto male, ma perché mostra immagini schifose, nel vero senso della parola, e posso dirlo con certezza perché a distanza di anni erano ancora ben fisse nella mia mente. Al di là della famosissima scena della "trivellazione", ovvero quando l'impiegato si accorge di essere diventato un uomo d'acciaio con pudenda d'acciaio senza possibilità di recupero e a farne le spese è la sua (oscena) fidanzata, ci sono parecchie immagini disturbanti, che fanno lo stesso effetto di una forchetta passata sui denti: il feticista che si infila tubi d'acciaio nelle gambe, l'impiegato che si schiaccia il foruncolo di ferro con dovizia di pus e sangue, il sogno "erotico" dove il protagonista viene sodomizzato da un tubo di ferro flessibile (sic..), e la finisco qui o vi racconto tutto il film. L'aspetto trash del film si può comunque trovare tutto (oltre che nel trucco del feticista..) nel rapporto tra il protagonista e la fidanzata: fermo restando che quest'ultima è l'unica giapponese in grado di assomigliare, per "bellezza" e "raffinatezza" a Loredana Berté, la perla della pellicola sono però le lunghe telefonate tra i due, dove l'unica parola che viene pronunciata è Moshi moshi (Pronto), il "sensualissimo" modo di mangiare di lei e il fatto che si ecciti dopo che il fidanzato ha ucciso uno investendolo. Ma brutta vajassa. Ah, dimenticavo la chicca del gatto avvolto nel domopack e trasformato in un pezzo di metallo miagolante, quanto alla recitazione degli attori coinvolti, lascio a voi il giudizio, ma ho visto di peggio, suvvia. Non vi è venuta una voglia folle di vederlo?!?

Shinya Tsukamoto è il regista del film, e interpreta anche il feticista del metallo. Considerato uno dei migliori registi della scena underground giapponese, tra i suoi altri film segnalo i seguiti di Tetsuo ovvero Tetsuo II: Body Hammer e Tetsuo the Bullet Man. Giapponese, ha 50 anni e al momento sta girando un episodio di una serie televisiva.

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Tomorowo Taguchi interpreta il protagonista. Attore dalla filmografia sterminata, tra i titoli conosciuti anche da me segnalo i già citati Tetsuo II: Body Hammer e Tetsuo the Bullet Man assieme a The Guinea Pig 2: l'androide di Notre Dame, Dr. Akagi, Tabù - Gohatto e 11 settembre 2001. Ha 53 anni e due film in uscita.

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Nessun film da consigliare, in caso vi piacesse forse sarebbe meglio cercare i due seguiti ed altri lavori del regista, però segnalo la particolare colonna sonora, davvero molto bella e azzeccata. E ora... beccatevi il trailer. ENJOY!



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