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venerdì 9 maggio 2025

Thunderbolts* (2025)

Era qualche tempo che evitavo i film Marvel al cinema, ma per amore di Florence Pugh domenica sono andata a vedere Tunderbolts*, diretto dal regista Jake Schreier.


Trama: durante una missione per conto di Valentina, Yelena si ritrova costretta a fare fronte comune con altri agenti dalla dubbia moralità, per affrontare una potentissima minaccia...


Come ho scritto sopra, era un po' che non andavo al cinema per vedere un film del MCU. L'ultimo dev'essere stato Thor: Love and Thunder, dopodiché ho deciso di smettere di buttar via soldi, e di sfruttare l'abbonamento condiviso a Disney + per guardare in streaming le ultime oscenità (mi manca solo Captain America: Brave New World ma dicono non mi sia persa nulla) della "casa delle idee". A Thunderbolts* ho dato fiducia principalmente per gli attori. Adoro Florence Pugh e la sua rozza, scoglionata Yelena, in più ci sono David Harbour e Sebastian Stan che sono due gran figonzi, e a una "ragazza" quello basta per essere felice. Nonostante ciò, le mie aspettative erano bassissime, forse per questo Thunderbolts* mi è piaciuto più degli altri film Marvel recenti. Intendiamoci, Thunderbolts* non è il capolavoro che vogliono farvi credere le recensioni entusiaste; è un cinecomic Marvel e, come tale, per un'idea azzeccata dovete sopportare umorismo messo a sproposito, personaggi inconsistenti, CGI non troppo entusiasmante e scene action che potevano essere realizzate meglio, ma se non altro questo film in particolare un po' di cuore ce l'ha. Forse perché parte da antieroi davvero disastrati e, da qui, riesce ad intavolare un discorso non banale sulla depressione, sul vuoto che tanti di noi si portano dentro, sul senso di inutilità che spesso ci accompagna. Tutti i personaggi di Thunderbolts* indossano una corazza di incrollabile "coolness" e pretendono che tutto vada per il meglio, alcuni mentendo agli altri, molti persino a loro stessi; lupi solitari per natura, rifiutano l'aiuto altrui e vanno avanti per la loro strada, cercando di ignorare il vuoto e l'oscurità, aumentandoli così sempre di più. Accettare il passato, per quanto oscuro, non basta più. Serve qualcuno che aiuti a portare il peso, uno scopo che non sia necessariamente "alto", larger than life, ma anche solo la piccola consapevolezza di servire a qualcuno offrendogli magari una spalla su cui piangere e un minimo di empatia che spezzi il circolo vizioso di autodistruzione. Inserire un discorso così "universale" all'interno di un film in cui le persone volano, attraversano muri, fanno esplodere cose, non è banale, considerato anche che Thunderbolts* ha l'ingrato compito di aprire la cosiddetta sesta fase del MCU, con tutte le marchette che conseguono; Gunn lo aveva fatto con molta più eleganza, ma visti i tempi che corrono ci si può accontentare. 


L'operazione funziona, innanzitutto, perché il personaggio principale, Yelena Belova, è affidato a un'attrice come Florence Pugh. La biondissima Florence ci crede, picchia durissimo nelle scene d'azione, si dà agli stunt più spericolati, ma riesce anche a far uscire il lato infantile di Yelena, quello che è morto decenni prima nella "fabbrica" di vedove nere, nonché il mostro terrificante della depressione, che la divora da dentro spegnendo la "luce" che l'ha sempre caratterizzata. Non mi vergogno a dire di aver versato qualche lacrima nel confronto tra Yelena e Alexey; quest'ultimo, interpretato da un David Harbour ingiustamente sfruttato quasi solo come comic relief, riesce a ritagliarsi un paio di sequenze che nobilitano il personaggio, e aiutano quello di Yelena a crescere. Il resto del cast, purtroppo, si barcamena tra alti e bassi. Sebastian Stan e Julia Louis-Dreyfus brillano, soprattutto la seconda, adorabilmente perfida, purtroppo però ci pensano i nepo babies a fare la figura delle oloturie. Wyatt Russell ci prova a dare al suo John Walker un briciolino di oscura follia, ma dovrebbe guardarsi una puntata di Daredevil per capire che ha ancora tanto pane da mangiare prima di riuscirci, mentre Lewis Pullman è sicuramente favorito dall'attenzione messa dagli sceneggiatori nel tratteggiare il suo personaggio, ma funziona solo come Bob, senza avere il carisma necessario per sostenere l'altra faccia di Sentry. Per quanto riguarda la realizzazione, Thunderbolts* ha un paio di idee visive interessanti (peraltro già sfruttate in Moonknight, se non erro) quando la realtà si trasforma in una dimensione da incubo e, anche se le scene d'azione non sono granché esaltanti o memorabili, affossate peraltro dalla solita fotografia bigia per nascondere, probabilmente, le scollature più evidenti di una CGI farlocca, se non altro hanno buon ritmo e lo stesso vale per tutto il film, durante il quale è davvero difficile annoiarsi. O forse no, perché il Bolluomo nella prima parte si è fatto due palle tante, soprattutto per lo sforzo di ricordare chi fosse chi e dove l'avesse già visto. Scherzi a parte, Thunderbolts* è un film per cui potreste anche andare al cinema, senza fare i pigri con lo streaming; in caso, ricordatevi di NON alzarvi fino alla fine dei titoli di coda, perché la seconda scena post credit è molto più importante della prima. 


Di Florence Pugh (Yelena Belova), Sebastian Stan (Bucky Barnes), Julia Louis-Dreyfus (Valentina Allegra de Fontaine), Lewis Pullman (Robert Reynolds), David Harbour (Alexei Shostakov), Wyatt Russell (John Walker), Hannah John-Kamen (Ava Starr), Olga Kurylenko (Antonia Dreykov), Wendell Pierce (deputato Gary) e Violet McGraw (Yelena bambina) ho già parlato ai rispettivi link.

Jake Schreier è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Al nuovo gusto ciliegia e Lo scontro. Anche produttore e attore, ha 43 anni. 


Steven Yeun
era stato scelto per il ruolo di Robert Reynolds/Sentry, ma ha dovuto rinunciare, per impegni pregressi, quando il film è stato posticipato a causa degli scioperi del SAG-AFTRA; per lo stesso motivo, Ayo Edebiri ha rinunciato al ruolo di Mel. Quanto al regista, James Gunn si era detto interessato a dirigere un film sui Thunderbolts dopo aver realizzato Guardiani della Galassia, ma, visto il successo del film, la Marvel ha posticipato il progetto per realizzare i sequel dei guardiani. Quando è arrivato il momento dei Thunderbolts, Gunn aveva già deciso di migrare altrove. Ciò detto, non vi starò a fare il solito listone di film del MCU, solo una lista degli "indispensabili" da vedere per fruire al meglio di Thunderbolts*; innanzitutto, Black Widow, senza il quale non capireste assolutamente nulla dei personaggi principali, poi aggiungerei Captain America – Il primo vendicatoreCaptain America: The Winter Soldier, Ant-Man and the Wasp (prima inserite Ant-Man, così da non arrivare a metà storia) e aggiungete le due serie Falcon and the Winter Soldier e Hawkeye (siete fortunati, sono due tra le più carine). ENJOY!


mercoledì 26 luglio 2023

Unwelcome (2022)

Era un film che avevo segnato come uno dei must see dell'anno ma poi lo avevo un po' perso dai radar, finché Shudder non ha tirato fuori Unwelcome, diretto e co-sceneggiato nel 2022 dal regista Jon Wright.
Edit: La Plaion Pictures farà uscire questo film delizioso su moltissime piattaforme italiane a fine agosto, col titolo La maledizione dei Far Darrig.



Trama: dopo essere stati aggrediti nel loro appartamento, Maya e Jamie si trasferiscono in Irlanda, nella casa ereditata dalla zia di lui. Non sanno che la casa è tenuta sotto controllo da inquietanti creature...

Continuo a ripeterlo: il cinema horror inglese e irlandese ha una marcia in più. Sarà per la birra e l'alcool che scorrono a fiumi, per un certo stile nel raccontare storie, per l'ampio bacino di leggende da cui attingere, per lo humour nero che non manca mai: qualunque film di genere, anche il più stupido, piccolo e sconosciuto, se proviene da una delle due nazioni, ha per me comunque motivo di esistere e riesce quasi sempre a lasciare un frammento di gioia nel mio cuore. Unwelcome è uno strano ibrido, un film che aveva tutte le carte in regola per riuscire malissimo, invece è risultato una delle pellicole più interessanti dell'anno. Tutto comincia quando Maya e Jamie, coppietta di persone deliziose che ha appena scoperto di aspettare un bambino, vengono aggrediti in casa da tre buzzurri proprio nel corso di innocui festeggiamenti casalinghi; la sequenza iniziale del film, in perfetto equilibrio tra la leggerezza umoristica dei dialoghi tra Maya e Jamie e l'orribile, angosciante serietà di vedersi minacciati e percossi senza poter reagire, è quella che definisce in toto il tono di Unwelcome, film che ad ogni passaggio stempera con trovate bizzarre e dialoghi brillanti delle situazioni di uno squallore aberrante, dimostrandosi più profondo di quanto non appaia. Maya e Jamie, come da titolo, sono "sgraditi" ovunque vadano, costretti per il comportamento di pochi zotici ignoranti a sentirsi costantemente minacciati nel momento più delicato della loro vita, e ciò vale in Inghilterra come in Irlanda, dove i due trovano temporaneo rifugio nel momento in cui la vecchia zia Maeve lascia in eredità a Jamie la sua casa vicino ai boschi. Mentre, infatti, gli abitanti del paesino si dimostrano accoglienti e cortesi, la famiglia di muratori assunta dai protagonisti per rimettere a posto casa si profonde in comportamenti sempre più razzisti, ignoranti, beceri e pericolosi, rendendo Jamie e Maya il fulcro di tutto ciò che c'è di sbagliato nel mondo. L'aggettivo "Unwelcome", però, non si riferisce solo ai protagonisti, ma anche agli esseri che si nascondono nel bosco. I far darrig, o red caps, come preferite voi, sono creaturine malevole che esigono quotidianamente un tributo di sangue e che rischiano di scomparire, rifiutate dalla modernità che avanza e da chi ritiene superfluo tramandare le leggende, positive o negative che siano, e non è un caso che Maya e Jamie si leghino (all'inizio inconsapevolmente ma comunque in fiducia) ad esseri "sgraditi" quanto loro.

Oltre che sgraditi, i far darrig dovrebbero risultare anche sgradevoli, peccato che, affiancati ai veri mostri della pellicola, risultino invece incredibilmente deliziosi. Misto di goblin di Labyrinth e verdognoli Gremlins, i far darrig sono delle creature mirabilmente realizzate con un mix di effetti artigianali (sono attori in costume, ripresi su set di grandezze diverse) e CGI che le rendono vintage ma non sciatte e, soprattutto, hanno delle vocette in grado di sciogliere il cuore con battutine sciocche e prese in giro infantili. E' un bel cortocircuito mentale questo, in quanto le creaturine non lesinano morti ad effetto e particolarmente sanguinose, ma visto quanto poco valgano a livello di umanità le loro vittime, è una contraddizione comprensibile. La loro presenza rende Unwelcome un ottimo esempio di favola nera, e lo stile di regia e fotografia concorre a ricreare un'atmosfera "fatata" con colori saturi e vividissimi che esplodono in due tonalità primarie, il rosso del sangue e il giallo dell'abito di Maya, senza dimenticare il verde dell'Irlanda e quelle sfumature di marrone tipiche dei pub, all'interno dei quali si incontrano i personaggi più bizzarri. A proposito di personaggi, i protagonisti di Unwelcome sono scritti benissimo. Maya è una donna forte e decisa, che le brutte esperienze hanno messo in ginocchio senza spezzarla, mentre Jamie vive l'incubo di venire considerato un maschio "beta", incapace di proteggere moglie e nascituro, e cerca di sopperire al trauma della violenza e al disgusto verso se stesso impegnandosi a migliorare, per quanto in modo goffo (come dimostra la sua "dipendenza" dai manuali di autoaffermazione, di mindfulness, persino krav maga); vedere questi due futuri genitori bersagliati di continuo da una vita ingiusta e da persone orribili fa male davvero, ed è forse per questo che sono stata spinta a vivere con ottimismo anche l'ambiguo, affascinante finale, nella speranza che Jamie e Maya possano diventare "desiderati" e amati, soprattutto protetti, per quanto in modo inconsueto. Guardatelo, poi mi saprete dire!


Del regista e co-sceneggiatore Jon Wright ho già parlato QUI

Hannah John-Kamen interpreta Maya. Inglese, ha partecipato a film come Star Wars - Il risveglio della forza, Ready Player One, Ant-Man and the Wasp e a serie quali Il trono di spade. Ha 34 anni.


Colm Meaney interpreta Daddy Whelan. Irlandese, ha partecipato a film come Dick Tracy, 58 minuti per morire, Cuori ribelli, L'ultimo dei mohicani, Trappola in alto mare, La guerra dei bottoni, Morti di salute, Con Air, Blueberry e a serie quali Moonlighting, Star Trek: The Next Generation e Star Trek: Deep Space Nine; come doppiatore ha lavorato in Gargoyles e I Simpson. Anche produttore, ha 70 anni e sette film in uscita. 


Kristian Nairn, che interpreta Eoin Whelan, era l'Hodor de Il trono di spade. Se Unwelcome vi fosse piaciuto potreste recuperare Grabbers - Hangover finale, sempre di Wright, che potete trovare su Prime Video. ENJOY!

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