In occasione della morte di Max Von Sydow ho scoperto di aver lasciato tutti i DVD necessari a commemorarlo a casa dei miei, quindi ho spulciato sui cataloghi Netflix/Prime, rimanendo un bel po' delusa e riducendomi (anche per i soliti motivi di tempo; sì, #tuttiacasa , avete ragione, "salviamo l'Italia non facendo un cazzo dal divano", haha, ma non noi che sempre e comunque dobbiamo lavorare mentre tantissimi imbecilli che avrebbero potuto e dovuto stare a casa tranquilli e beati sciamavano per l'Italia in vacanza. Stronzi, anche qui, ché se non ve lo dice Conte ve lo dico io) a recuperare Non ho sonno, diretto e co-sceneggiato nel 2001 dal regista Dario Argento.
Trama: quando il "nano assassino" ricomincia la sua serie di delitti, il detective in pensione che seguiva il caso all'epoca decide di tornare a indagare assieme al figlio di una delle sue vittime...
Il nano assassino col clarino. Santo cielo, con tutto il Bergman che c'era, mi sono ridotta a recuperare uno dei film del declino artistico argentiano per commemorare il povero Max Von Sydow. Il quale, bontà sua, è l'attore che esce meglio da tutta la triste faccenda, nonostante il suo personaggio di detective sia anche troppo caricato di elementi "tristemente divertenti", tra alzheimer galoppante e pappagalli, ma perlomeno l'adorabile vecchino ci mette umiltà e bravura, viene doppiato egregiamente, e non si riduce a diventare un Donald Pleasence rincoglionito in Paganini Horror, per dire. Tolto questo, mi tocca ammettere che Non ho sonno è meno peggio di quanto ricordassi e di quanto facesse credere l'esilarante parodia di Disegni & Caviglia, letta all'epoca e mai più dimenticata. E' vero, l'intero film è un compendio di cliché argentiani, ma sono proprio questi ultimi a funzionare: le ombre che all'improvviso sembrano diventare vive e minacciose e vomitano dall'interno mani pronte a ghermire le malcapitate fanciulle, la soggettiva dell'assassino, le corse forsennate lungo corridoi bui, le misteriose case abbandonate che nascondono cose indicibili, il familiare paesaggio urbano che diventa una dimensione da incubo, gli omicidi efferati e particolarmente dolorosi (denti spaccati, unghie mutilate, brrrr...!!), sono tutti elementi validissimi e coinvolgenti, zampate di un autore sicuramente stanco ma ancora in grado di tirare fuori qualcosa di buono e anche la trama in sé, con la terrificante filastrocca scritta da Asia Argento a fare da fil rouge, non è male, nonostante si sfilacci qui e là in una sovrabbondanza di dettagli. No, il problema risiede altrove, e mi chiedo perché Argento non sia stato in grado di metterci una pezza.
Il problema sta innanzitutto negli attori. Cani maledetti non rende l'idea. Prendiamo Angela, la squillo delle sequenze iniziali. L'attrice, come la maggior parte degli altri interpreti, o si è ridoppiata da sola o l'hanno doppiata, con risultati sconfortanti, al limite del dilettantesco: già offri un'interpretazione fisica ad espressiva al limite della macchietta, poi ci aggiungi una terrificante "scollatura" tra quello che si vede sullo schermo e quello che si sente, e la tragedia è compiuta. Però, dici, la squillo dell'inizio, gli altri non saranno così maledettamente cani, no? Sbagliato. Stefano Dionisi è mollo e inespressivo come pochi, Gabriele Lavia pare stia lì senza sapere bene perché, Chiara Caselli è sosia di Asia Argento anche nella capacità di recitare ahilei, la vocetta fessa appioppata a Roberto Zibetti (Lorenzo) non si può sentire e in tutto questo anche vedere il futuro Geller di Camera Café non ha aiutato a farmi prendere l'operazione troppo sul serio. Insomma, tolto Max von Sydow si passa il tempo a pregare che arrivi il nano assassino ad infilarti clarini, pardon, corni inglesi, negli occhi e nei timpani per liberarti dalla sofferenza. Poi c'è una fotografia televisiva imbarazzante, alla faccia dei colori splendidi delle vecchie pellicole di Argento, e persino i Goblin sembrano fiacchi, o se preferite schizofrenici: il tema portante, con quella sorta di carillon che suona, è calzante da morire, il resto della colonna sonora è soltanto dimenticabile e, quel che è peggio, viene sparata a mille anche nei momenti in cui non servirebbe. E poi, quei titoli di coda sulla scena finale? Che schifo, dai. Ci credo che mi ero dimenticata tutto di Non ho sonno, nonostante lo avessi visto decenni fa, perché non è neppure così brutto e imbarazzante da venire inserito negli annali del trash, mannaggia. E se posso dire, guardandolo, un po' di sonno mi è anche venuto. Scusa, Max, ti prometto che nei prossimi giorni farò meglio.
Del regista e co-sceneggiatore Dario Argento ho già parlato QUI. Max von Sydow (Moretti) e Gabriele Lavia (Betti) li trovate invece ai rispettivi link.
Stefano Dionisi interpreta Giacomo. Nato a Roma, ha partecipato a film come Farinelli - Voce regina, L'arcano incantatore, Bambola e a serie come La piovra 5, Il commissario Montalbano e Un medico in famiglia. Ha 54 anni e due film in uscita.
Chiara Caselli interpreta Gloria. Nata a Bologna, ha partecipato a film come Belli e dannati, Il gioco di Ripley e Il signor diavolo. Ha 53 anni.
Rossella Falk interpreta Laura de Fabritiis. Nata a Roma, ha partecipato a film come 8 1/2, Modesty Blaise - La bellissima che uccide, La tarantola dal ventre nero. E' morta nel 2013, all'età di 86 anni.
Se Non ho sonno vi fosse piaciuto recuperate Profondo rosso e la famosa trilogia degli animali argentiana: L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. ENJOY!
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mercoledì 11 marzo 2020
lunedì 9 marzo 2020
domenica 3 gennaio 2016
Star Wars - Il risveglio della forza (2015)
Sì, alla fine ci sono riuscita anche io. Dopo una bradipesca maratona dei vecchi Star Wars (bradipesca al punto che i post, se mai usciranno, chissà quando lo faranno) sono andata al cinema a vedere Star Wars - Il risveglio della forza (Star Wars - The Force Awakens), diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista J.J.Abrams. Fermo restando che l'unica, vera recensione del film è QUESTA, faccio seguire il mio modesto post SPOILER FREE.
Trama: In una galassia lontana lontana sono passati 30 anni dalla sconfitta dell'Impero ma un'altra oscura minaccia si profila all'orizzonte, quella del Primo Ordine. Un gruppo di improbabili eroi si unisce ai membri della Resistenza per cercare colui che potrebbe riuscire a sconfiggere questo nuovo "braccio" del Lato Oscuro, ovvero quel Luke Skywalker scomparso ormai da anni..
Dopo la visione di tre pietre miliari della fantascienza mai mi sarei aspettata di entusiasmarmi maggiormente per un sequel/remake/aggiornamento piuttosto che per gli originali, eppure è successo. Sono uscita da una sala gremita felicissima di avere guardato Star Wars - Il risveglio della forza ed elucubrando come l'ultima dei nerd bibini su cosa ci riserverà la saga nel futuro prossimo venturo, altrettanto contenta di potermi confrontare col Bolluomo e con tanti amici visti dentro e fuori dal multisala. L'ultima opera di J.J. Abrams, fattosi carico di uno scomodo testimone particolarmente pesante dopo il fallimento dei prequel diretti da George Lucas in persona, è cinema d'intrattenimento nella sua massima espressione, quello che unisce le masse lasciando il nome "Star Wars" sulla bocca di tutti, anche di quelli che probabilmente non ne hanno mai sentito parlare. Il che, se da una parte è un bene (persino io mi sono emozionata vedendo scorrere su uno schermo gigante le parole "Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..." mentre suonava il tema portante della saga), dall'altra costringe l'ignaro spettatore a dribblare tutta una serie di spoiler importantissimi che persone più o meno stronze hanno disseminato in quasi tutti i social network e la potenza dell'approccio "Abramsiano" diventa tale proprio quando riesce ad emozionare lo spettatore ANCHE quando a quest'ultimo è stato rivelato il colpo di scena più grande (per quanto telefonato anche in assenza di spoiler). Tolti gli effetti speciali eccelsi sui quali non sto a disquisire, Kadan, Abrams e compagnia sono riusciti a creare (o ricreare) una storia comprensibile, emozionante, universale e popolata da personaggi simpatici e cazzuti, mescolando il lieve umorismo della vecchia trilogia a sequenze di forte impatto emotivo capaci di rendere i nuovi personaggi (e soprattutto le loro scelte nel corso del film) assai credibili ed "umani", anche grazie a degli attori giovani ma già molto espressivi e distanti dai canoni di bellezza che vanno tanto di moda ora.
Importantissimo, ma non c'è neanche da dirlo, il "fattore nostalgia". Quelle strizzate d'occhio tanto vituperate da Leo e quella pesantissima voglia di "vintage a tutti i costi" che avevo percepito in Super 8 qui mi sono sembrate un sentito omaggio a dei personaggi iconici, per una volta non inseriti "tanto per" (a parte il braccio rosso di C-3PO, messo davvero lì solo per far sbavare i collezionisti) ma funzionali ai fini della saga; per fare un esempio banale, non avete idea di quanto abbia apprezzato la piega presa dalla storia d'amore tra Han Solo e la Principessa Leila che, se devo essere sincera, all'epoca mi era parsa talmente forzata e campata in aria da chiedermi come potessero i personaggi stare davvero insieme. L'unico, grande difetto di Star Wars - Il risveglio della forza, quello che davvero non riesco a farmi andare giù nonostante abbia letto migliaia di articoli che ne hanno giustificato l'essenza, è il Trota, quello che Leo chiama giustamente "Il Frignetta". E' vero, Darth Vader non tornerà più e io capisco la scelta di creare un wannabe cattivo che si dispera come un ragazzino di 10 anni perché non riesce ad essere come il suo idolo (che poi, idolo perché? Lo scopriremo nei prossimi capitoli, spero...) ma non accetto il casting di uno identico al figlio di Bossi, con lo sguardo fisso dell'ottuso tipico di un Herbert Ballerina qualsiasi, un essere talmente sfigato che verrebbe voglia di impalarlo con la sua spada laser triforcata. Accanto a lui, probabilmente risulterebbe carismatico persino Jar Jar Binks e non stupisce che anche un sottoutilizzato Domhnall Gleeson diventi al suo cospetto il re dei supercattivi, nonostante la faccetta tenera e simpatica che normalmente lo contraddistingue. A parte questo, a me Star Wars - Il risveglio della forza è piaciuto e mi sono divertita come una bambina: tra un inseguimento spaziale, un urlo di Chewbacca, la scoperta che Han Solo ha lo stesso taglio e colore di capelli di papà, che la principessa Leila è diventata identica a mia nonna, la visione dell'adorato Greg Grunberg, una lacrima, una risata e un insulto grosso come una casa al maledetto Kylo Ren, non vedo l'ora che esca l'Episodio VIII tra due anni e nell'attesa passo al lato buono della Forza ché quello Oscuro ormai è diventato il regno della Dilusione!
Del regista e co-sceneggiatore J.J. Abrams ho già parlato QUI. Harrison Ford (Han Solo), Mark Hamill (Luke Skywalker), Carrie Fisher (Principessa Leia), Oscar Isaac (Poe Dameron), Andy Serkis (Leader Supremo Snoke), Domhnall Gleeson (Generale Hux), Max Von Sydow (Lor San Tekka), Simon Pegg (Unkar Plutt), Warwick Davis (Wollivan) e Daniel Craig (il trooper che viene "fregato" da Rey) li trovate invece ai rispettivi link.
Adam Driver interpreta Kylo Ren. Americano, ha partecipato a film come J.Edgar, Lincoln e A proposito di Davis, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 33 anni e quattro film in uscita tra cui Star Wars: Episodio VIII, che stanno girando proprio in questo periodo.
John Boyega, che interpreta Finn, aveva già partecipato al carinissimo Attack the Block; Lupita Nyong'o, che aveva vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista per 12 anni schiavo, interpreta invece Maz Kanata mentre pare che sotto il casco del Comandante Phasma ci sia la Brienne de Il trono di spade, Gwendoline Christie. In un piccolo ruolo compare anche la figlia di Carrie Fisher Billie Lourd, ovvero l'esilarante Chanel n.3 di Scream Queens, e persino il compositore Michael Giacchino spunta in mezzo ai troopers, dopo aver scelto di lasciare la colonna sonora a John Williams. Per quel che riguarda il "seggio vacante" del regista, Brad Bird ha rinunciato perché già impegnato con Tomorrowland mentre Matthew Vaughn ha persino lasciato il timone di X-Men - Giorni di un futuro passato a Bryan Singer per riuscire a partecipare, tuttavia ha abbandonato presto il progetto per divergenze creative. Tra quelli che non ce l'hanno fatta segnalo Michael Fassbender con Hugo Weaving (entrambi considerati per il ruolo di Kylo Ren) e Gary Oldman, il quale si è visto soffiare il cameo da Max Von Sydow mentre Elizabeth Olsen ha rifiutato la parte di Rey perché già impegnata sul set di Avengers: Age of Ultron nei panni di Scarlet. Star Wars - Il risveglio della forza andrebbe visto dopo Guerre stellari, L'Impero colpisce ancora, Il ritorno dello Jedi, Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, il cartone Star Wars: The Clone Wars, la serie animata dal medesimo nome e l'altra serie animata Star Wars Rebels; a seguire, arriveranno Rogue One: A Star Wars Story (il primo di una serie di film uniti in una Star Wars Anthology, ambientato poco prima degli eventi di Guerre Stellari), Star Wars: Episode VIII (nel 2017), un film dedicato ad un giovane Han Solo (nel 2018) e Star Wars: Episode IX (nel 2019). Nell'attesa, recuperate tutto il materiale disponibile e... ENJOY!
Trama: In una galassia lontana lontana sono passati 30 anni dalla sconfitta dell'Impero ma un'altra oscura minaccia si profila all'orizzonte, quella del Primo Ordine. Un gruppo di improbabili eroi si unisce ai membri della Resistenza per cercare colui che potrebbe riuscire a sconfiggere questo nuovo "braccio" del Lato Oscuro, ovvero quel Luke Skywalker scomparso ormai da anni..
Dopo la visione di tre pietre miliari della fantascienza mai mi sarei aspettata di entusiasmarmi maggiormente per un sequel/remake/aggiornamento piuttosto che per gli originali, eppure è successo. Sono uscita da una sala gremita felicissima di avere guardato Star Wars - Il risveglio della forza ed elucubrando come l'ultima dei nerd bibini su cosa ci riserverà la saga nel futuro prossimo venturo, altrettanto contenta di potermi confrontare col Bolluomo e con tanti amici visti dentro e fuori dal multisala. L'ultima opera di J.J. Abrams, fattosi carico di uno scomodo testimone particolarmente pesante dopo il fallimento dei prequel diretti da George Lucas in persona, è cinema d'intrattenimento nella sua massima espressione, quello che unisce le masse lasciando il nome "Star Wars" sulla bocca di tutti, anche di quelli che probabilmente non ne hanno mai sentito parlare. Il che, se da una parte è un bene (persino io mi sono emozionata vedendo scorrere su uno schermo gigante le parole "Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..." mentre suonava il tema portante della saga), dall'altra costringe l'ignaro spettatore a dribblare tutta una serie di spoiler importantissimi che persone più o meno stronze hanno disseminato in quasi tutti i social network e la potenza dell'approccio "Abramsiano" diventa tale proprio quando riesce ad emozionare lo spettatore ANCHE quando a quest'ultimo è stato rivelato il colpo di scena più grande (per quanto telefonato anche in assenza di spoiler). Tolti gli effetti speciali eccelsi sui quali non sto a disquisire, Kadan, Abrams e compagnia sono riusciti a creare (o ricreare) una storia comprensibile, emozionante, universale e popolata da personaggi simpatici e cazzuti, mescolando il lieve umorismo della vecchia trilogia a sequenze di forte impatto emotivo capaci di rendere i nuovi personaggi (e soprattutto le loro scelte nel corso del film) assai credibili ed "umani", anche grazie a degli attori giovani ma già molto espressivi e distanti dai canoni di bellezza che vanno tanto di moda ora.
Importantissimo, ma non c'è neanche da dirlo, il "fattore nostalgia". Quelle strizzate d'occhio tanto vituperate da Leo e quella pesantissima voglia di "vintage a tutti i costi" che avevo percepito in Super 8 qui mi sono sembrate un sentito omaggio a dei personaggi iconici, per una volta non inseriti "tanto per" (a parte il braccio rosso di C-3PO, messo davvero lì solo per far sbavare i collezionisti) ma funzionali ai fini della saga; per fare un esempio banale, non avete idea di quanto abbia apprezzato la piega presa dalla storia d'amore tra Han Solo e la Principessa Leila che, se devo essere sincera, all'epoca mi era parsa talmente forzata e campata in aria da chiedermi come potessero i personaggi stare davvero insieme. L'unico, grande difetto di Star Wars - Il risveglio della forza, quello che davvero non riesco a farmi andare giù nonostante abbia letto migliaia di articoli che ne hanno giustificato l'essenza, è il Trota, quello che Leo chiama giustamente "Il Frignetta". E' vero, Darth Vader non tornerà più e io capisco la scelta di creare un wannabe cattivo che si dispera come un ragazzino di 10 anni perché non riesce ad essere come il suo idolo (che poi, idolo perché? Lo scopriremo nei prossimi capitoli, spero...) ma non accetto il casting di uno identico al figlio di Bossi, con lo sguardo fisso dell'ottuso tipico di un Herbert Ballerina qualsiasi, un essere talmente sfigato che verrebbe voglia di impalarlo con la sua spada laser triforcata. Accanto a lui, probabilmente risulterebbe carismatico persino Jar Jar Binks e non stupisce che anche un sottoutilizzato Domhnall Gleeson diventi al suo cospetto il re dei supercattivi, nonostante la faccetta tenera e simpatica che normalmente lo contraddistingue. A parte questo, a me Star Wars - Il risveglio della forza è piaciuto e mi sono divertita come una bambina: tra un inseguimento spaziale, un urlo di Chewbacca, la scoperta che Han Solo ha lo stesso taglio e colore di capelli di papà, che la principessa Leila è diventata identica a mia nonna, la visione dell'adorato Greg Grunberg, una lacrima, una risata e un insulto grosso come una casa al maledetto Kylo Ren, non vedo l'ora che esca l'Episodio VIII tra due anni e nell'attesa passo al lato buono della Forza ché quello Oscuro ormai è diventato il regno della Dilusione!
Del regista e co-sceneggiatore J.J. Abrams ho già parlato QUI. Harrison Ford (Han Solo), Mark Hamill (Luke Skywalker), Carrie Fisher (Principessa Leia), Oscar Isaac (Poe Dameron), Andy Serkis (Leader Supremo Snoke), Domhnall Gleeson (Generale Hux), Max Von Sydow (Lor San Tekka), Simon Pegg (Unkar Plutt), Warwick Davis (Wollivan) e Daniel Craig (il trooper che viene "fregato" da Rey) li trovate invece ai rispettivi link.
Adam Driver interpreta Kylo Ren. Americano, ha partecipato a film come J.Edgar, Lincoln e A proposito di Davis, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 33 anni e quattro film in uscita tra cui Star Wars: Episodio VIII, che stanno girando proprio in questo periodo.
John Boyega, che interpreta Finn, aveva già partecipato al carinissimo Attack the Block; Lupita Nyong'o, che aveva vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista per 12 anni schiavo, interpreta invece Maz Kanata mentre pare che sotto il casco del Comandante Phasma ci sia la Brienne de Il trono di spade, Gwendoline Christie. In un piccolo ruolo compare anche la figlia di Carrie Fisher Billie Lourd, ovvero l'esilarante Chanel n.3 di Scream Queens, e persino il compositore Michael Giacchino spunta in mezzo ai troopers, dopo aver scelto di lasciare la colonna sonora a John Williams. Per quel che riguarda il "seggio vacante" del regista, Brad Bird ha rinunciato perché già impegnato con Tomorrowland mentre Matthew Vaughn ha persino lasciato il timone di X-Men - Giorni di un futuro passato a Bryan Singer per riuscire a partecipare, tuttavia ha abbandonato presto il progetto per divergenze creative. Tra quelli che non ce l'hanno fatta segnalo Michael Fassbender con Hugo Weaving (entrambi considerati per il ruolo di Kylo Ren) e Gary Oldman, il quale si è visto soffiare il cameo da Max Von Sydow mentre Elizabeth Olsen ha rifiutato la parte di Rey perché già impegnata sul set di Avengers: Age of Ultron nei panni di Scarlet. Star Wars - Il risveglio della forza andrebbe visto dopo Guerre stellari, L'Impero colpisce ancora, Il ritorno dello Jedi, Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, il cartone Star Wars: The Clone Wars, la serie animata dal medesimo nome e l'altra serie animata Star Wars Rebels; a seguire, arriveranno Rogue One: A Star Wars Story (il primo di una serie di film uniti in una Star Wars Anthology, ambientato poco prima degli eventi di Guerre Stellari), Star Wars: Episode VIII (nel 2017), un film dedicato ad un giovane Han Solo (nel 2018) e Star Wars: Episode IX (nel 2019). Nell'attesa, recuperate tutto il materiale disponibile e... ENJOY!
martedì 6 gennaio 2015
Cose preziose (1993)
Ho notato che ultimamente parlo poco di film un po' vecchiotti e magari dimenticati, quindi ho deciso di recuperare Cose preziose (Needful Things), diretto nel 1993 dal regista Fraser C. Heston e tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.
Trama: Nella sonnolenta cittadina di Castle Rock apre un nuovo negozio di oggetti di antiquariato, Cose preziose. Tutti in città trovano qualcosa da comprare ma i prezzi del proprietario, il signor Leland Gaunt, sono economici solo in apparenza...
Cose preziose è un altro di quei film di cui ho consumato la videocassetta da ragazzina, arrivando a ricordare ancora oggi battute, sequenze e colonna sonora come se non fossero passati anni dall'ultima volta che l'ho visto. Tuttavia, assieme alla sensazione di nostalgia che mi ha preso un paio di giorni fa, è arrivata purtroppo anche la consapevolezza che Cose preziose non è che una debolissima trasposizione del bel romanzo Kinghiano, un film salvato giusto dall'interpretazione di uno strepitoso Max Von Sydow, perfetto nei luciferini panni del perfido Leland Gaunt, e dalla presenza dei sempre graditi Ed Harris e, soprattutto, Amanda Plummer, una deliziosa e commovente Nettie. Se, infatti, il romanzo di King si dilunga (molti lo odiano per questo ma per me rimane sempre un pregio) perdendosi in flashback, dettagli, lunghe descrizioni ed approfondimenti psicologici, il film ci immerge subito nell'azione e mostra in tempo zero una città che impazzisce e si consuma preda dei propri consumistici desideri, lasciando appena intuire il vortice di ambizioni frustrate, dolore, rancori e nostalgia che attanaglia ogni abitante di Castle Rock, anche il più impensabile. In questo modo, la parte migliore della pellicola diventa così la prima, dove assistiamo al subdolo modo con cui Gaunt riesce a manipolare gli ignari abitanti mettendoli uno contro l'altro grazie all'ausilio di terze vittime; il ritmo del film asseconda le sensazioni dei protagonisti che credono di essere coinvolti in un gioco innocente e l'atmosfera è rilassata e sciocca, con alcune sequenze che riescono a strappare persino un paio di risate (quando per esempio Nettie va a mettere le multe a casa di Buster, che sarebbe meglio non chiamare così...). Purtroppo, quando i maneggi di Gaunt cominciano a mietere le prime vittime, il film subisce un'accellerata che punta più sul body count e sull'"enormità" degli eventi più che sull'atmosfera, diventando così poco più di un banale TV movie a sfondo sovrannaturale che incappa anche in un paio di episodi al limite del ridicolo, consumandosi in un finale ironico ma sceneggiato e girato assai male (come dice lo stesso Max Von Sydow, sembra di assistere ad una riunione di alcolisti anonimi, terribile!).
Fraser C. Heston, figlio del ben più conosciuto Charlton Heston, dirige purtroppo senza personalità alcuna, limitandosi a portare sullo schermo immagini piatte, senza guizzi, unite tra loro da un montaggio che a tratti lascia perplessi perché sembra mostrare episodi completamente scollegati l'uno dall'altro. Per quel che riguarda il make-up e gli effetti speciali, tutto il film è abbastanza "contenuto", nel senso che le scene più efferate vengono solo suggerite, cosa che lascia spazio a ben poco gore, e l'intero budget dev'essere stato speso nelle esplosioni finali, negli stuntman (effettivamente bravi) e nel trucco di Max Von Sydow, che passa dall'essere un elegante gentiluomo ad un laido mostro dai denti storti e dalle unghie lunghissime nel giro di pochi fotogrammi. Come ho detto sopra, le interpretazioni di Max Von Sydow, Ed Harris e Amanda Plummer salvano Cose preziose dall'oblio e infondono forza anche a quelle di altri ottimi attori all'epoca assai quotati come Bonnie Bedelia e J.T. Walsh ma in definitiva la cosa che mi ha sempre maggiormente colpita del film è la bella colonna sonora originale di Patrick Doyle (dal sapore antico e giocoso ma anche sottilmente inquietante), che si mescola all'Ave Maria di Schubert e alla ben più profana Achy Breaky Heart di Billy Ray Cyrus, creando un pout-pourri di suoni e generi adattissimo a rappresentare l'anima dei vari abitanti di Castle Rock. Dopo tutto quello che ho scritto penserete ora che io detesti Cose preziose, in realtà non è così: probabilmente, se un giorno il signor Gaunt decidesse di aprire un negozio ad Ellera la videocassetta di questo film sarebbe uno dei papabili oggetti con cui potrei venire attirata nelle sue grinfie perché in definitiva gli voglio molto bene... solo, il tempo passato non è stato altrettanto benevolo con questa pellicola e forse, se non fossi certa che verrebbe una ciofeca ancora peggiore (alla Under the Dome, per intenderci), sarebbe il caso che qualche valido sceneggiatore riprendesse Cose preziose per farne una bella miniserie. La speranza, d'altronde, è sempre l'ultima a morire.
Di Max Von Sydow (Leland Gaunt), Ed Harris (Sceriffo Alan Pangborn), Amanda Plummer (Nettie Cobb), Ray McKinnon (Norris Ridgewick) e William Morgan Sheppard (Padre Meehan) ho già parlato ai rispettivi link.
Fraser Clarke Heston è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'isola del tesoro e Alaska. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 59 anni.
Bonnie Bedelia (vero nome Bonnie Bedelia Culkin) interpreta Polly Chalmers. Americana, la ricordo per film come Le notti di Salem, Trappola di cristallo, 58 minuti per morire e Presunto innocente; inoltre, ha partecipato a serie come Oltre i limiti e CSI - Scena del crimine. Ha 66 anni.
J.T. Walsh (vero nome James Thomas Patrick Walsh) interpreta Danforth "Buster" Keeton III. Americano, ha partecipato a film come Good Morning Vietnam, Misery non deve morire, Codice d'onore, Palle in canna, Il cliente, Rosso d'autunno, Virus letale, Babysitter... un thriller, Il negoziatore, Pleasantville e a serie come X-Files. E' morto nel 1998, all'età di 54 anni.
Don S. Davis (vero nome Don Sinclair Davis) interpreta il reverendo Rose. Americano, indimenticabile Maggiore Briggs ne I segreti di Twin Peaks, lo ricordo anche per film come Senti chi parla, Senti chi parla 2, Hook - Capitan Uncino, Poliziotto in blue jeans, Fuoco cammina con me, Ragazze vincenti, Cliffhanger - L'ultima sfida, The Fan - Il mito, Con Air, Il 6° giorno e The Uninvited; inoltre, ha partecipato ad altre serie come MacGyver, X-Files, Oltre i limiti, Sentinel, La zona morta e Supernatural. Anche stuntman, è morto nel 2008, all'età di 65 anni.
Del film esiste una versione lunga tre ore (impossibile da reperire in DVD, BluRay o cassetta e passata solo sulle TV Americane) che, pur essendo tagliata per quel che riguarda le scene più "forti", espande parecchio la trama, mostrando per esempio anche il personaggio di Cora Rusk, madre di Brian, che nella versione normale si vede solo alla fine con addosso gli occhiali da sole appartenuti ad Elvis Presley; per quel che riguarda i personaggi, invece, lo sceriffo Pangborn è lo stesso presente anche nella versione cinematografica de La metà oscura, dove era interpretato da Michael Rooker. Detto questo, se Cose preziose vi fosse piaciuto, recuperate innanzitutto il romanzo di Stephen King e poi i film Il seme della follia, Qualcosa di sinistro sta per accadere, Le streghe di Eastwick e L'avvocato del diavolo. ENJOY!
Trama: Nella sonnolenta cittadina di Castle Rock apre un nuovo negozio di oggetti di antiquariato, Cose preziose. Tutti in città trovano qualcosa da comprare ma i prezzi del proprietario, il signor Leland Gaunt, sono economici solo in apparenza...
Cose preziose è un altro di quei film di cui ho consumato la videocassetta da ragazzina, arrivando a ricordare ancora oggi battute, sequenze e colonna sonora come se non fossero passati anni dall'ultima volta che l'ho visto. Tuttavia, assieme alla sensazione di nostalgia che mi ha preso un paio di giorni fa, è arrivata purtroppo anche la consapevolezza che Cose preziose non è che una debolissima trasposizione del bel romanzo Kinghiano, un film salvato giusto dall'interpretazione di uno strepitoso Max Von Sydow, perfetto nei luciferini panni del perfido Leland Gaunt, e dalla presenza dei sempre graditi Ed Harris e, soprattutto, Amanda Plummer, una deliziosa e commovente Nettie. Se, infatti, il romanzo di King si dilunga (molti lo odiano per questo ma per me rimane sempre un pregio) perdendosi in flashback, dettagli, lunghe descrizioni ed approfondimenti psicologici, il film ci immerge subito nell'azione e mostra in tempo zero una città che impazzisce e si consuma preda dei propri consumistici desideri, lasciando appena intuire il vortice di ambizioni frustrate, dolore, rancori e nostalgia che attanaglia ogni abitante di Castle Rock, anche il più impensabile. In questo modo, la parte migliore della pellicola diventa così la prima, dove assistiamo al subdolo modo con cui Gaunt riesce a manipolare gli ignari abitanti mettendoli uno contro l'altro grazie all'ausilio di terze vittime; il ritmo del film asseconda le sensazioni dei protagonisti che credono di essere coinvolti in un gioco innocente e l'atmosfera è rilassata e sciocca, con alcune sequenze che riescono a strappare persino un paio di risate (quando per esempio Nettie va a mettere le multe a casa di Buster, che sarebbe meglio non chiamare così...). Purtroppo, quando i maneggi di Gaunt cominciano a mietere le prime vittime, il film subisce un'accellerata che punta più sul body count e sull'"enormità" degli eventi più che sull'atmosfera, diventando così poco più di un banale TV movie a sfondo sovrannaturale che incappa anche in un paio di episodi al limite del ridicolo, consumandosi in un finale ironico ma sceneggiato e girato assai male (come dice lo stesso Max Von Sydow, sembra di assistere ad una riunione di alcolisti anonimi, terribile!).
Fraser C. Heston, figlio del ben più conosciuto Charlton Heston, dirige purtroppo senza personalità alcuna, limitandosi a portare sullo schermo immagini piatte, senza guizzi, unite tra loro da un montaggio che a tratti lascia perplessi perché sembra mostrare episodi completamente scollegati l'uno dall'altro. Per quel che riguarda il make-up e gli effetti speciali, tutto il film è abbastanza "contenuto", nel senso che le scene più efferate vengono solo suggerite, cosa che lascia spazio a ben poco gore, e l'intero budget dev'essere stato speso nelle esplosioni finali, negli stuntman (effettivamente bravi) e nel trucco di Max Von Sydow, che passa dall'essere un elegante gentiluomo ad un laido mostro dai denti storti e dalle unghie lunghissime nel giro di pochi fotogrammi. Come ho detto sopra, le interpretazioni di Max Von Sydow, Ed Harris e Amanda Plummer salvano Cose preziose dall'oblio e infondono forza anche a quelle di altri ottimi attori all'epoca assai quotati come Bonnie Bedelia e J.T. Walsh ma in definitiva la cosa che mi ha sempre maggiormente colpita del film è la bella colonna sonora originale di Patrick Doyle (dal sapore antico e giocoso ma anche sottilmente inquietante), che si mescola all'Ave Maria di Schubert e alla ben più profana Achy Breaky Heart di Billy Ray Cyrus, creando un pout-pourri di suoni e generi adattissimo a rappresentare l'anima dei vari abitanti di Castle Rock. Dopo tutto quello che ho scritto penserete ora che io detesti Cose preziose, in realtà non è così: probabilmente, se un giorno il signor Gaunt decidesse di aprire un negozio ad Ellera la videocassetta di questo film sarebbe uno dei papabili oggetti con cui potrei venire attirata nelle sue grinfie perché in definitiva gli voglio molto bene... solo, il tempo passato non è stato altrettanto benevolo con questa pellicola e forse, se non fossi certa che verrebbe una ciofeca ancora peggiore (alla Under the Dome, per intenderci), sarebbe il caso che qualche valido sceneggiatore riprendesse Cose preziose per farne una bella miniserie. La speranza, d'altronde, è sempre l'ultima a morire.
Di Max Von Sydow (Leland Gaunt), Ed Harris (Sceriffo Alan Pangborn), Amanda Plummer (Nettie Cobb), Ray McKinnon (Norris Ridgewick) e William Morgan Sheppard (Padre Meehan) ho già parlato ai rispettivi link.
Fraser Clarke Heston è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'isola del tesoro e Alaska. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 59 anni.
Bonnie Bedelia (vero nome Bonnie Bedelia Culkin) interpreta Polly Chalmers. Americana, la ricordo per film come Le notti di Salem, Trappola di cristallo, 58 minuti per morire e Presunto innocente; inoltre, ha partecipato a serie come Oltre i limiti e CSI - Scena del crimine. Ha 66 anni.
J.T. Walsh (vero nome James Thomas Patrick Walsh) interpreta Danforth "Buster" Keeton III. Americano, ha partecipato a film come Good Morning Vietnam, Misery non deve morire, Codice d'onore, Palle in canna, Il cliente, Rosso d'autunno, Virus letale, Babysitter... un thriller, Il negoziatore, Pleasantville e a serie come X-Files. E' morto nel 1998, all'età di 54 anni.
Don S. Davis (vero nome Don Sinclair Davis) interpreta il reverendo Rose. Americano, indimenticabile Maggiore Briggs ne I segreti di Twin Peaks, lo ricordo anche per film come Senti chi parla, Senti chi parla 2, Hook - Capitan Uncino, Poliziotto in blue jeans, Fuoco cammina con me, Ragazze vincenti, Cliffhanger - L'ultima sfida, The Fan - Il mito, Con Air, Il 6° giorno e The Uninvited; inoltre, ha partecipato ad altre serie come MacGyver, X-Files, Oltre i limiti, Sentinel, La zona morta e Supernatural. Anche stuntman, è morto nel 2008, all'età di 65 anni.
Del film esiste una versione lunga tre ore (impossibile da reperire in DVD, BluRay o cassetta e passata solo sulle TV Americane) che, pur essendo tagliata per quel che riguarda le scene più "forti", espande parecchio la trama, mostrando per esempio anche il personaggio di Cora Rusk, madre di Brian, che nella versione normale si vede solo alla fine con addosso gli occhiali da sole appartenuti ad Elvis Presley; per quel che riguarda i personaggi, invece, lo sceriffo Pangborn è lo stesso presente anche nella versione cinematografica de La metà oscura, dove era interpretato da Michael Rooker. Detto questo, se Cose preziose vi fosse piaciuto, recuperate innanzitutto il romanzo di Stephen King e poi i film Il seme della follia, Qualcosa di sinistro sta per accadere, Le streghe di Eastwick e L'avvocato del diavolo. ENJOY!
lunedì 25 agosto 2014
Robin Williams Celebration Day: Al di là dei sogni (1998)
La notte del 12 agosto 2014 si è spezzato il cuore non solo dei cinefili ma anche di chi, semplicemente, aveva guardato almeno una volta nella vita un film con Robin Williams. I miei genitori, amici che hanno altri interessi e vanno al cinema giusto una/due volte all'anno, la vicina di casa, tutti in qualche modo sono stati toccati dalla perdita di questo attore assai versatile, purtroppo defilatosi dalle scene negli ultimi anni, e lo ricordano con piacere per tutta una serie di film che oggi noi Blogger andremo ad omaggiare. Nonostante la tristezza per la perdita di un grande, ho voluto farmi ancora più male riguardando Al di là dei sogni (What Dreams May Come), diretto nel 1998 dal regista Vincent Ward e tratto dal romanzo omonimo di Richard Matheson.
Trama: Il pediatra Chris muore in seguito ad un incidente d'auto e finisce in paradiso. La moglie Annie, già provata dal senso di colpa per la morte dei due figli, si suicida e finisce all'inferno, dove Chris si recherà per cercare di salvarla...
Al di là dei sogni, vituperato da quasi tutti i cinefili esistenti al mondo, è il "tipico" film anni '90 di Robin Williams, del periodo in cui l'attore era abbonato a ruoli strappalacrime e storie in grado di spezzare il cuore a una roccia. Non lo dico con disprezzo, ovviamente, anche se non nascondo che pellicole come Patch Adams mi siano sempre risultate un po' indigeste, tuttavia credo fermamente che simili personaggi abbiano contribuito a relegare il povero Williams all'interno di una tipologia che nel 2000 era già passata di moda e che lo ha portato, progressivamente, a cercare di reinventarsi prima e a sparire dalle scene (salvo comparsate ed omaggi) poi. E adesso chiudo la parentesi "acredine" perché, a conti fatti, Al di là dei sogni è un film che mi piace molto, non posso negarlo. Soffermandomi sull'interpretazione di Robin Williams posso dire che è la summa di tutto quello che lo ha portato ad essere amato dalla gente "semplice": il suo viso, aperto e sincero, è quello di una persona normale che cela dentro di sé quei poteri che tutti siamo in grado di tirare fuori nei momenti di crisi, la sua naturale "follia" viene a malapena sedata da un'interpretazione misurata, sofferta ma non patetica, le innumerevoli "voci" lasciano spazio a quella del cuore, a gesti e sguardi che valgono più di mille parole e raccontano la tristezza di un uomo innamorato ed imperfetto a cui vengono sottratti gli affetti più cari anche in un luogo che dovrebbe essere di assoluta e perfetta felicità. E' impossibile non farsi coinvolgere dalla vicenda di Chris (nonostante tutte le sue sfortune e le sue gioie siano così estreme, in un senso e nell'altro, da superare spesso ogni concetto di verosimiglianza) e non sperare che tutto si risolva per il meglio perché quest'uomo, nonostante i difetti, è il padre che tutti avremmo voluto avere, l'anima gemella in grado di accompagnarci nella morte e anche oltre, l'uomo che decide di diventare come Orfeo e guardare indietro, non per curiosità ma per il rifiuto di abbandonare la donna amata. Un eroe nel vero senso della parola, un "giusto" in cui tutti possiamo riconoscerci perché dotato di quel viso da eterno bambino, di quella naturale e dimessa umiltà, di quegli occhi vivaci e brillanti che hanno vegliato sulle nostre serate in famiglia, davanti alla TV, fin da quando eravamo piccini. E adesso smetto di parlare di Robin Williams o scoppio a piangere.
Parliamo un po' di Al di là dei sogni in generale. La pellicola ha vinto all'epoca l'Oscar per i migliori effetti speciali e non è difficile capire il perché. Se devo essere sincera il tempo è stato un po' impietoso con la parte ambientata all'Inferno, che sembra un brutto action affossato dalla CG, ma le sequenze ambientate in Paradiso sono tuttora delle incredibili visioni: Robin Williams che si inzacchera di tempera mentre il coloratissimo paesaggio si squaglia attorno a lui, l'onirica visione a tinte dorate dove persone di tutte le epoche volano all'interno di un quadro o la nascita e la morte dell'albero violetto sono immagini che si scolpiscono a fuoco nella mente dello spettatore e non lo lasciano più, tanto è grande la meraviglia che sono in grado di suscitare. I colori e le luci sono importantissimi in Al di là dei sogni, non solo nelle sequenze ambientate nell'aldilà, basti pensare ai confronti tra Chris e Annie dove predominano il rosso dell'Amore, il verde della speranza e della solitudine, il nero del lutto e il seppia dell'oblio, come se l'intera pellicola fosse in realtà un quadro dipinto da un artista interessato più a veicolare le emozioni e coinvolgere lo spettatore tramite le immagini piuttosto che le parole. Allo stesso modo, come viene detto nel film, i personaggi cambiano aspetto nell'aldilà per non rimanere legati a preconcetti univoci e ciò ha dato origine alla strana ed eterogenea accozzaglia di attori che formano il cast, tutti eccellenti a partire da Cuba Gooding Jr. e Max Von Sydow, quest'ultimo impegnato in un ruolo particolarissimo che parrebbe un incrocio tra il vecchio Clint Eastwood e il Virgilio di dantesca memoria. L'unica parte di Al di là dei sogni che mi ha fatto storcere il naso, a dirla tutta, è il finale, su cui non voglio fare spoiler, che è molto diverso da quello del romanzo e che implica una SCELTA (peraltro, mi si passi il termine, stronza ed egoista) dei personaggi principali; pare ne esista uno alternativo presente sul DVD del film e mi piacerebbe vederlo ma resta il fatto che, per quanto odiato dalla maggior parte della critica, Al di là dei sogni è comunque un film che mi è piaciuto parecchio e sono contenta di averlo rivisto per ricordare al meglio il grandissimo Robin! Nel frattempo, se aveste voglia di approfondire la vostra conoscenza in merito, Robin Williams è stato già protagonista del Bollalmanacco a queste coordinate:
L'attimo fuggente (1989)
Hook - Capitan Uncino (1991)
Aladdin (1992)
Jumanji (1995)
The Butler - Un maggiordomo alla casa bianca (2013)
Ed ecco gli omaggi degli altri stimatissimi Blogger!
Montecristo - Il mondo secondo Garp
Whiterussian vs Pensieri Cannibali - Hook
Scrivenny - La leggenda del re pescatore
Non c'è paragone - Good Morning Vietnam
Combinazione casuale - Jumanji
Director's Cult - Toys
Pietro - Flubber
Recensioni Ribelli - L'attimo fuggente
Solaris - L'uomo bicentenario
La fabbrica dei sogni - One Hour Photo
Viaggiando (Meno) - The Angriest Man in Brooklin
In Central Perk - Will Hunting - Genio ribelle
domenica 23 giugno 2013
L'esorcista (1973)
Il 19 giugno 1973 usciva in America L'esorcista, giustamente uno degli horror più famosi del mondo, diretto dal regista William Friedkin e tratto dall'omonimo libro di William Peter Blatty (anche sceneggiatore del film). A 40 anni di distanza, per festeggiarne l'anniversario, l'Edizione Integrale sarebbe dovuta ri-uscire al cinema, ma dalle mie parti è stata snobbata, quindi mi sono consolata il 18 giugno, guardando la pellicola in tv dopo anni di astensione.
Trama: la piccola Regan viene posseduta da un demone. Due preti, uno vecchio e malato, l'altro giovane ma vittima di problemi personali che lo portano a mettere in dubbio la propria fede, cercheranno di esorcizzarla...
Alle elementari, quando ho cominciato ad aver sentore di un genere di film chiamato "d'orrore", le pellicole che facevano più paura anche solo per sentito dire erano naitmer (Nightmare - Dal profondo della notte), Profondo Rosso (che nelle parole di mia cugina perdeva di significato, diventando solo "il film dove il burattino andava ad uccidere la gente", pensa te come una sola sequenza possa incidere nella mente di un ragazzino!) e, ovviamente, L'esorcista. Innumerevoli leggende metropolitane volevano che chiunque avesse visto L'esorcista si fosse ritrovato poi con una nonna o un nonno in meno, inspiegabilmente morti il giorno dopo la visione; guai anche a cancellare accidentalmente la videocassetta o buttarla via per esorcizzare, appunto, questa maledizione peculiare, perché il risultato sarebbe stato il medesimo, se non peggio. "Nonno, esco, vado a vedere L'esorcista" e via, l'anziano patriarca giù a ravanarsi i maròni per scongiurar la sfiga. A dar credito alle voci il 1973 sarà stato un anno dove le morti inspiegabili di arzilli vecchietti si sprecavano!! Tutto questo per dire che L'esorcista è diventato, giustamente, un film seminale e ben impresso persino nella mente di chi si è sempre rifiutato di vederlo, un pezzo di storia cinematografica non solo di genere, un icona dell'horror e un fenomeno sociale.
Ma come mai L'esorcista è riuscito a superare i confini di tempo e genere? Alla fine, io ho avuto il coraggio di vederlo due volte e, nonostante in entrambe le occasioni non abbia dormito la notte, non ho avuto così tanta paura durante la visione. Certo, il famosissimo make-up di Regan è ancora oggi spaventoso, così come la terribile voce del demone che possiede la ragazzina, e le sequenze dell'esorcismo colpiscono sia per il loro realismo che per la tensione palpabile che si può percepire nel corso del rito... ma la durata di queste scene è trascurabilissima (9 minuti!!) se si pensa che il film, nella sua versione integrale, va avanti per due ore e non concede quasi nulla a quegli spaventi facili che vanno tanto di moda adesso. No, il bello de L'esorcista è quel suo costruire la tensione, l'ansia e l'attesa del "confronto" finale fin dalla prima sequenza, con quelle immagini girate nell'abbacinante sole del deserto, dove qualcosa di antico viene risvegliato per sempre. Sono le terribili "cure", gli osceni ed invasivi esami medici a cui viene sottoposta la piccola Regan, una roba che al confronto quella dell'esorcismo è una scena buona giusto per la Melevisione. E' quella maledetta casa a due piani, dove i domestici della famiglia MacNeil e la povera Chris subiscono la demoniaca influenza della ragazzina sempre più incontrollabile, tra morti sospette, fenomeni inspiegabili, urla e freddo infernali. E' il terribile disagio di Padre Damian, immigrato, preda del senso di colpa per la morte della madre, prete quasi per sbaglio si direbbe. E' il famosissimo score di Mike Oldfield, quell'inquietante Tubular Bells che conoscono ormai persino i bambini. E', almeno per me, il "Dio Cristo" ossessivamente ripetuto dall'atea Chris, un'imprecazione che ho udito solo nella versione italiana de L'esorcista e in nessun altro film doppiato, quasi come se la donna si fosse chiamata la sfiga da sola nominando il nome di Dio invano. E' la debolezza di Padre Merrin, fiaccato sin dall'inizio nel corpo e nello spirito, costretto a combattere una forza ben più grande di lui. E', infine, la perfezione formale e l'estremo realismo della regia di Friedkin, che non lascia nessun dettaglio al caso, arricchisce ogni visione di particolari sempre nuovi e, soprattutto, radica una storia sovrannaturale in un contesto legatissimo alla realtà. E', in poche parole, un capolavoro imperdibile, che val la pena vedere almeno una volta nella vita... con un po' di coraggio, ovvio.
Di Max Von Sydow (Padre Merrin), Jack MacGowran (Burke Dennings) e ovviamente Linda Blair (Regan MacNeil) ho già parlato ai rispettivi link.
William Friedkin è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il braccio violento della legge (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista), Vivere e morire a Los Angeles, L’albero del male, The Hunted – La preda, Bug, Killer Joe ed episodi delle serie Ai confini della realtà e CSI – Scena del crimine. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 78 anni.
Ellen Burstyn (vero nome Edna Rae Gillooly) interpreta Chris MacNeil. Americana, ha partecipato a film come Alice non abita più qui (che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista), Scherzi del cuore, Requiem for a Dream, Red Dragon, Il prescelto e a serie come Perry Mason. Anche produttrice, ha 71 anni e sei film in uscita.
Jason Miller, ovvero l’attore che interpreta Padre Damian, ha partecipato anche a L’esorcista III come “Paziente X” (che poi se non rammento male è sempre Padre Damian senza i suoi ricordi, una roba bruttissima che rende vana l'inquietudine dell'ambiguo finale del capostipite...), mentre il regista John Boorman ha rifiutato di dirigere L’esorcista perché “troppo crudele verso i bambini”, poi però ha accettato di buon grado di realizzare L’esorcista II – L’eretico. Rimaniamo in tema di star capricciose: Audrey Hepburn era stata la prima scelta di Friedkin per quanto riguarda il ruolo di Chris MacNeil, ma l’attrice avrebbe accettato solo se il film fosse stato girato a Roma, mentre Stanley Kubrick si era offerto di girare il film a patto di poterlo anche produrre e avere il controllo sull'intera operazione. Gli studios, temendo il solito sforamento di tempi e budget, gli hanno purtroppo fatto una bella leva. Stessa cosa ha fatto l'Academy con la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista per la giovane Linda Blair, che ha perso ogni chance di vincere l'ambita statuetta quando ci si è accorti che la voce del demone in realtà non era sua ma dell'attrice Mercedes McCambrige. La pellicola ha così vinto "solo" due Oscar, quello per miglior sonoro e quello per la migliore sceneggiatura non originale. Del film esistono due sequel, i già nominati L'esorcista II - L'eretico, che ha per protagonista sempre Linda Blair, e L'esorcista III. Più recentemente, sono stati inoltre girati due prequel che, se non ho capito male, sono praticamente la stessa identica storia, solo scritta e diretta in modo differente: L'Esorcista - La genesi, del 2004, l'avevo visto al cinema ed era un horroraccio spaventevole diretto da Renny Harlin mentre l'altra versione, Dominion: Prequel to the Exorcist, è stata girata nel 2005 da Paul Schrader e mi si dice sia nettamente migliore. Se L'esorcista vi fosse piaciuto recuperate quindi tutte queste pellicole e magari aggiungeteci Il presagio, Rosemary's Baby, Stigmata e The Amityville Horror. ENJOY!!
Trama: la piccola Regan viene posseduta da un demone. Due preti, uno vecchio e malato, l'altro giovane ma vittima di problemi personali che lo portano a mettere in dubbio la propria fede, cercheranno di esorcizzarla...
Alle elementari, quando ho cominciato ad aver sentore di un genere di film chiamato "d'orrore", le pellicole che facevano più paura anche solo per sentito dire erano naitmer (Nightmare - Dal profondo della notte), Profondo Rosso (che nelle parole di mia cugina perdeva di significato, diventando solo "il film dove il burattino andava ad uccidere la gente", pensa te come una sola sequenza possa incidere nella mente di un ragazzino!) e, ovviamente, L'esorcista. Innumerevoli leggende metropolitane volevano che chiunque avesse visto L'esorcista si fosse ritrovato poi con una nonna o un nonno in meno, inspiegabilmente morti il giorno dopo la visione; guai anche a cancellare accidentalmente la videocassetta o buttarla via per esorcizzare, appunto, questa maledizione peculiare, perché il risultato sarebbe stato il medesimo, se non peggio. "Nonno, esco, vado a vedere L'esorcista" e via, l'anziano patriarca giù a ravanarsi i maròni per scongiurar la sfiga. A dar credito alle voci il 1973 sarà stato un anno dove le morti inspiegabili di arzilli vecchietti si sprecavano!! Tutto questo per dire che L'esorcista è diventato, giustamente, un film seminale e ben impresso persino nella mente di chi si è sempre rifiutato di vederlo, un pezzo di storia cinematografica non solo di genere, un icona dell'horror e un fenomeno sociale.
Ma come mai L'esorcista è riuscito a superare i confini di tempo e genere? Alla fine, io ho avuto il coraggio di vederlo due volte e, nonostante in entrambe le occasioni non abbia dormito la notte, non ho avuto così tanta paura durante la visione. Certo, il famosissimo make-up di Regan è ancora oggi spaventoso, così come la terribile voce del demone che possiede la ragazzina, e le sequenze dell'esorcismo colpiscono sia per il loro realismo che per la tensione palpabile che si può percepire nel corso del rito... ma la durata di queste scene è trascurabilissima (9 minuti!!) se si pensa che il film, nella sua versione integrale, va avanti per due ore e non concede quasi nulla a quegli spaventi facili che vanno tanto di moda adesso. No, il bello de L'esorcista è quel suo costruire la tensione, l'ansia e l'attesa del "confronto" finale fin dalla prima sequenza, con quelle immagini girate nell'abbacinante sole del deserto, dove qualcosa di antico viene risvegliato per sempre. Sono le terribili "cure", gli osceni ed invasivi esami medici a cui viene sottoposta la piccola Regan, una roba che al confronto quella dell'esorcismo è una scena buona giusto per la Melevisione. E' quella maledetta casa a due piani, dove i domestici della famiglia MacNeil e la povera Chris subiscono la demoniaca influenza della ragazzina sempre più incontrollabile, tra morti sospette, fenomeni inspiegabili, urla e freddo infernali. E' il terribile disagio di Padre Damian, immigrato, preda del senso di colpa per la morte della madre, prete quasi per sbaglio si direbbe. E' il famosissimo score di Mike Oldfield, quell'inquietante Tubular Bells che conoscono ormai persino i bambini. E', almeno per me, il "Dio Cristo" ossessivamente ripetuto dall'atea Chris, un'imprecazione che ho udito solo nella versione italiana de L'esorcista e in nessun altro film doppiato, quasi come se la donna si fosse chiamata la sfiga da sola nominando il nome di Dio invano. E' la debolezza di Padre Merrin, fiaccato sin dall'inizio nel corpo e nello spirito, costretto a combattere una forza ben più grande di lui. E', infine, la perfezione formale e l'estremo realismo della regia di Friedkin, che non lascia nessun dettaglio al caso, arricchisce ogni visione di particolari sempre nuovi e, soprattutto, radica una storia sovrannaturale in un contesto legatissimo alla realtà. E', in poche parole, un capolavoro imperdibile, che val la pena vedere almeno una volta nella vita... con un po' di coraggio, ovvio.
Di Max Von Sydow (Padre Merrin), Jack MacGowran (Burke Dennings) e ovviamente Linda Blair (Regan MacNeil) ho già parlato ai rispettivi link.
William Friedkin è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il braccio violento della legge (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista), Vivere e morire a Los Angeles, L’albero del male, The Hunted – La preda, Bug, Killer Joe ed episodi delle serie Ai confini della realtà e CSI – Scena del crimine. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 78 anni.
Ellen Burstyn (vero nome Edna Rae Gillooly) interpreta Chris MacNeil. Americana, ha partecipato a film come Alice non abita più qui (che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista), Scherzi del cuore, Requiem for a Dream, Red Dragon, Il prescelto e a serie come Perry Mason. Anche produttrice, ha 71 anni e sei film in uscita.
Jason Miller, ovvero l’attore che interpreta Padre Damian, ha partecipato anche a L’esorcista III come “Paziente X” (che poi se non rammento male è sempre Padre Damian senza i suoi ricordi, una roba bruttissima che rende vana l'inquietudine dell'ambiguo finale del capostipite...), mentre il regista John Boorman ha rifiutato di dirigere L’esorcista perché “troppo crudele verso i bambini”, poi però ha accettato di buon grado di realizzare L’esorcista II – L’eretico. Rimaniamo in tema di star capricciose: Audrey Hepburn era stata la prima scelta di Friedkin per quanto riguarda il ruolo di Chris MacNeil, ma l’attrice avrebbe accettato solo se il film fosse stato girato a Roma, mentre Stanley Kubrick si era offerto di girare il film a patto di poterlo anche produrre e avere il controllo sull'intera operazione. Gli studios, temendo il solito sforamento di tempi e budget, gli hanno purtroppo fatto una bella leva. Stessa cosa ha fatto l'Academy con la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista per la giovane Linda Blair, che ha perso ogni chance di vincere l'ambita statuetta quando ci si è accorti che la voce del demone in realtà non era sua ma dell'attrice Mercedes McCambrige. La pellicola ha così vinto "solo" due Oscar, quello per miglior sonoro e quello per la migliore sceneggiatura non originale. Del film esistono due sequel, i già nominati L'esorcista II - L'eretico, che ha per protagonista sempre Linda Blair, e L'esorcista III. Più recentemente, sono stati inoltre girati due prequel che, se non ho capito male, sono praticamente la stessa identica storia, solo scritta e diretta in modo differente: L'Esorcista - La genesi, del 2004, l'avevo visto al cinema ed era un horroraccio spaventevole diretto da Renny Harlin mentre l'altra versione, Dominion: Prequel to the Exorcist, è stata girata nel 2005 da Paul Schrader e mi si dice sia nettamente migliore. Se L'esorcista vi fosse piaciuto recuperate quindi tutte queste pellicole e magari aggiungeteci Il presagio, Rosemary's Baby, Stigmata e The Amityville Horror. ENJOY!!
mercoledì 29 maggio 2013
Molto forte, incredibilmente vicino (2011)
Come diceva Elio, tra dire e il fare c’è di mezzo e il. Questo per dire che, nonostante sia passato più di un anno dalla lettura dell’omonimo libro di Jonathan Safran Foer, sono riuscita a guardare solo recentemente il film Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud & Incredibly Close), diretto nel 2011 da Stephen Daldry.
Trama: Oskar è un ragazzino quasi geniale ma incapace di integrarsi nella società a causa delle proprie fobie. Quando il padre muore l’11 settembre a causa del crollo delle due torri, il piccolo trova nell’armadio del genitore una chiave con sopra scritto “Black” e decide di cercarne il proprietario…
Il romanzo di Foer, per quanto purtroppo sia ormai lontano dalla mia memoria, è un libro particolarissimo che affronta in modo inusuale una tragedia giustamente ancora molto radicata nell’immaginario collettivo mondiale; all’interno di esso si intrecciano testi, disegni e fotografie, il dolore del protagonista Oskar, il tentativo della madre di rifarsi una vita e, in parallelo, anche un altro terribile capitolo di Storia, quello della seconda guerra mondiale, raccontato dal punto di vista della nonna di Oskar e del suo misterioso inquilino muto. La sceneggiatura della pellicola invece, in qualche modo, semplifica la storia narrata ed eleva Oskar a protagonista unico, facendo diventare la vicenda un lineare racconto di formazione, per quanto godibile e commovente; scompaiono i riferimenti alla travagliata vita del nonno di Oskar, alla conseguente decisione dell'uomo di fuggire dalla moglie e dal figlio non ancora nato, scompare la figura dell'anziano vicino che, all'inizio del romanzo, aiuta Oskar nella sua ricerca e alcune caratteristiche del personaggio vengono accorpate a quelle dell'Inquilino, che si trasforma così in un vecchietto ben più saggio e simpatico di quello presentato nel romanzo. Insomma, la complessa struttura del libro è stata come al solito rimasticata e appiattita per risultare più appetibile agli spettatori americani e anche i ruoli del padre e della madre di Oskar sono stati ampliati per giustificare la presenza di due "grandi" (a me non piacciono ma sono indubbiamente tra i più famosi al mondo) attori come Tom Hanks e Sandra Bullock, ma il risultato per una volta non è stato totalmente disastroso... solo diverso.
Preso senza considerare il romanzo, ovviamente superiore, Molto forte, incredibilmente vicino è un film gradevole che racconta in modo particolare il disagio di un bambino problematico alle prese con una tragedia enorme e con delle emozioni assai difficili da gestire soprattutto a quell'età, come il senso di colpa, la paura di essere diverso e il distacco dai propri punti di riferimento. Come chiarisce il padre all'inizio, Oskar viene "costretto" ad interagire con le persone, a fare domande, ad uscire dal suo mondo di scienza e regole e ad affrontare l'imprevedibile contando solo su pochi indizi che potrebbero anche essere fuorvianti, di conseguenza viene spinto a crescere così da riuscire a sopravvivere in un mondo folle, spesso privo di senso logico, dove i genitori muoiono perché la gente fa schiantare aerei contro i grattacieli. Il percorso di Oskar, insomma, può tranquillamente essere inteso come il percorso che gli americani sono stati costretti ad intraprendere dopo l'11 settembre, uscendo a tentoni e senza aiuti da una realtà sconvolta per sempre... e purtroppo è questo l'unico, grande limite della pellicola, quel patriottismo latente che fa di Oskar un modello, quell'ottimismo all american che esige un happy ending a tutti i costi, per quanto assurdo e forzato. Ovviamente, sarei ipocrita a dirlo, tutte queste cose mi vengono in mente solo ora ripensando razionalmente alla visione, perché Molto forte, incredibilmente vicino è un film subdolo che annega eventuali giudizi nel mare di lacrime che scaturiscono automatiche davanti agli occhioni del piccolo Thomas Horn, alla scoperta del segreto nascosto nella chiave e alla lettera che il ragazzino scrive a tutti i Black incontrati nella sua faticosa ricerca.
Razionalmente parlando, quindi, Molto forte, incredibilmente vicino (che pur mi è piaciuto) è un film con molti difetti ma sicuramente in essi non rientrano gli attori, tutti straordinari. Il migliore è Max Von Sydow, particolarmente espressivo perché costretto da un ruolo muto a tirare fuori tutta la sua mimica senza risultare teatrale o innaturale, ma anche due attori che di solito non sopporto come Tom Hanks e Sandra Bullock regalano interpretazioni assai valide, soprattutto la seconda. Viola Davis e Jeffrey Wright compaiono poco ma si fanno ricordare per due performance misurate e assai commoventi, mentre a rimetterci è il povero John Goodman, sacrificato nel ruolo di burbero e antipatico portinaio nemmeno fosse l'ultimo dei pischelli trovato per strada. Insomma, rileggendo la recensione mi rendo conto di come i miei sentimenti verso la pellicola siano ambivalenti: tecnicamente Molto forte, incredibilmente vicino è un film ineccepibile, che senza aver letto il libro e lasciandosi trasportare dalle emozioni scatenate dalla visione risulterebbe uno dei più belli del 2011. Con un po' di cinismo in più e memore della lettura del romanzo, però, mi rendo conto che in realtà il film di Daldry è troppo spesso furbo e scorretto, quindi razionalmente giudico l'operazione buona, ma riuscita solo a metà.
Di Tom Hanks (Thomas Schell), John Goodman (Stan il portinaio), Max Von Sydow (l’inquilino), Viola Davis (Abby Black), Jeffrey Wright (William Black), ho parlato ai rispettivi link.
Stephen Daldry (vero nome Stephen David Daldry) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Billy Elliot e The Hours. Anche produttore, ha 52 anni e due film in progetto, tra cui l’adattamento cinematografico di Wicked.
Sandra Bullock (vero nome Sandra Annette Bullock) interpreta Lisa Schell. Una di quelle attrici che non ho mai potuto soffrire e che ho sempre trovato di una pochezza imbarazzante, nonostante abbia anche vinto un Oscar come miglior attrice protagonista per The Blind Side; la ricordo per film come The Vanishing – Scomparsa, Speed, Speed 2 – Senza limiti, Amori & Incantesimi e per aver doppiato Il principe d’Egitto. Americana, anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 49 anni e quattro film in uscita tra cui lo spin-off di Cattivissimo me, Minions.
Vogliamo aggiungere un altro difetto? Il mio povero James Gandolfini avrebbe dovuto interpretare un uomo conosciuto dalla madre di Oskar durante uno di quegli incontri di gruppo dove gli psicologi aiutano le persone che hanno subito una grave perdita, ma purtroppo le scene in questione sono state tagliate. A parte questo, se Molto lontano incredibilmente vicino vi fosse piaciuto consiglio la lettura dello splendido libro. ENJOY!!
Trama: Oskar è un ragazzino quasi geniale ma incapace di integrarsi nella società a causa delle proprie fobie. Quando il padre muore l’11 settembre a causa del crollo delle due torri, il piccolo trova nell’armadio del genitore una chiave con sopra scritto “Black” e decide di cercarne il proprietario…
Il romanzo di Foer, per quanto purtroppo sia ormai lontano dalla mia memoria, è un libro particolarissimo che affronta in modo inusuale una tragedia giustamente ancora molto radicata nell’immaginario collettivo mondiale; all’interno di esso si intrecciano testi, disegni e fotografie, il dolore del protagonista Oskar, il tentativo della madre di rifarsi una vita e, in parallelo, anche un altro terribile capitolo di Storia, quello della seconda guerra mondiale, raccontato dal punto di vista della nonna di Oskar e del suo misterioso inquilino muto. La sceneggiatura della pellicola invece, in qualche modo, semplifica la storia narrata ed eleva Oskar a protagonista unico, facendo diventare la vicenda un lineare racconto di formazione, per quanto godibile e commovente; scompaiono i riferimenti alla travagliata vita del nonno di Oskar, alla conseguente decisione dell'uomo di fuggire dalla moglie e dal figlio non ancora nato, scompare la figura dell'anziano vicino che, all'inizio del romanzo, aiuta Oskar nella sua ricerca e alcune caratteristiche del personaggio vengono accorpate a quelle dell'Inquilino, che si trasforma così in un vecchietto ben più saggio e simpatico di quello presentato nel romanzo. Insomma, la complessa struttura del libro è stata come al solito rimasticata e appiattita per risultare più appetibile agli spettatori americani e anche i ruoli del padre e della madre di Oskar sono stati ampliati per giustificare la presenza di due "grandi" (a me non piacciono ma sono indubbiamente tra i più famosi al mondo) attori come Tom Hanks e Sandra Bullock, ma il risultato per una volta non è stato totalmente disastroso... solo diverso.
Preso senza considerare il romanzo, ovviamente superiore, Molto forte, incredibilmente vicino è un film gradevole che racconta in modo particolare il disagio di un bambino problematico alle prese con una tragedia enorme e con delle emozioni assai difficili da gestire soprattutto a quell'età, come il senso di colpa, la paura di essere diverso e il distacco dai propri punti di riferimento. Come chiarisce il padre all'inizio, Oskar viene "costretto" ad interagire con le persone, a fare domande, ad uscire dal suo mondo di scienza e regole e ad affrontare l'imprevedibile contando solo su pochi indizi che potrebbero anche essere fuorvianti, di conseguenza viene spinto a crescere così da riuscire a sopravvivere in un mondo folle, spesso privo di senso logico, dove i genitori muoiono perché la gente fa schiantare aerei contro i grattacieli. Il percorso di Oskar, insomma, può tranquillamente essere inteso come il percorso che gli americani sono stati costretti ad intraprendere dopo l'11 settembre, uscendo a tentoni e senza aiuti da una realtà sconvolta per sempre... e purtroppo è questo l'unico, grande limite della pellicola, quel patriottismo latente che fa di Oskar un modello, quell'ottimismo all american che esige un happy ending a tutti i costi, per quanto assurdo e forzato. Ovviamente, sarei ipocrita a dirlo, tutte queste cose mi vengono in mente solo ora ripensando razionalmente alla visione, perché Molto forte, incredibilmente vicino è un film subdolo che annega eventuali giudizi nel mare di lacrime che scaturiscono automatiche davanti agli occhioni del piccolo Thomas Horn, alla scoperta del segreto nascosto nella chiave e alla lettera che il ragazzino scrive a tutti i Black incontrati nella sua faticosa ricerca.
Razionalmente parlando, quindi, Molto forte, incredibilmente vicino (che pur mi è piaciuto) è un film con molti difetti ma sicuramente in essi non rientrano gli attori, tutti straordinari. Il migliore è Max Von Sydow, particolarmente espressivo perché costretto da un ruolo muto a tirare fuori tutta la sua mimica senza risultare teatrale o innaturale, ma anche due attori che di solito non sopporto come Tom Hanks e Sandra Bullock regalano interpretazioni assai valide, soprattutto la seconda. Viola Davis e Jeffrey Wright compaiono poco ma si fanno ricordare per due performance misurate e assai commoventi, mentre a rimetterci è il povero John Goodman, sacrificato nel ruolo di burbero e antipatico portinaio nemmeno fosse l'ultimo dei pischelli trovato per strada. Insomma, rileggendo la recensione mi rendo conto di come i miei sentimenti verso la pellicola siano ambivalenti: tecnicamente Molto forte, incredibilmente vicino è un film ineccepibile, che senza aver letto il libro e lasciandosi trasportare dalle emozioni scatenate dalla visione risulterebbe uno dei più belli del 2011. Con un po' di cinismo in più e memore della lettura del romanzo, però, mi rendo conto che in realtà il film di Daldry è troppo spesso furbo e scorretto, quindi razionalmente giudico l'operazione buona, ma riuscita solo a metà.
Di Tom Hanks (Thomas Schell), John Goodman (Stan il portinaio), Max Von Sydow (l’inquilino), Viola Davis (Abby Black), Jeffrey Wright (William Black), ho parlato ai rispettivi link.
Stephen Daldry (vero nome Stephen David Daldry) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Billy Elliot e The Hours. Anche produttore, ha 52 anni e due film in progetto, tra cui l’adattamento cinematografico di Wicked.
Sandra Bullock (vero nome Sandra Annette Bullock) interpreta Lisa Schell. Una di quelle attrici che non ho mai potuto soffrire e che ho sempre trovato di una pochezza imbarazzante, nonostante abbia anche vinto un Oscar come miglior attrice protagonista per The Blind Side; la ricordo per film come The Vanishing – Scomparsa, Speed, Speed 2 – Senza limiti, Amori & Incantesimi e per aver doppiato Il principe d’Egitto. Americana, anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 49 anni e quattro film in uscita tra cui lo spin-off di Cattivissimo me, Minions.
Vogliamo aggiungere un altro difetto? Il mio povero James Gandolfini avrebbe dovuto interpretare un uomo conosciuto dalla madre di Oskar durante uno di quegli incontri di gruppo dove gli psicologi aiutano le persone che hanno subito una grave perdita, ma purtroppo le scene in questione sono state tagliate. A parte questo, se Molto lontano incredibilmente vicino vi fosse piaciuto consiglio la lettura dello splendido libro. ENJOY!!
martedì 27 novembre 2012
Flash Gordon (1980)
Dopo aver guardato Ted mi è salita una scimmia sulla schiena a dir poco colossale. Una scimmia bionda e dal nome identico a quello del vecchio amichetto di Peter Parker. Così, questa settimana ho deciso di guardare Flash Gordon, diretto nel 1980 dal regista Mike Hodges, per cercare di capire come mai Seth MacFarlane abbia eletto questo film a cult di una generazione.
Trama: Mentre la Terra viene attaccata dal perfido imperatore Ming, il giocatore di football Flash Gordon e la sua futura fiamma Dale vengono praticamente rapiti dal folle Dottor Zarkov che, deciso a salvare l'umanità intera, li infila a forza in un razzo sparato proprio sul pianeta dell'imperatore di cui sopra...
La visione di Flash Gordon mi ha scissa in due. Da una parte sono tornata bambina e ho ricordato un volume dell'omonima serie a fumetti di Alex Raymond raccattata chissà dove e poi scomparsa di casa, ma non dalla mia memoria. Ricordo ancora il titolo dell'albo, Ritorno a Mongo, c'erano disegni bellissimi, delle sorte di ippogrifi del deserto e gli abiti dei personaggi che diventavano sempre più stracciati man mano che la storia andava avanti e le insidie aumentavano (mi è salita una voglia tale di riavere tra le mani questo fumetto che l'ho persino cercato su E-Bay. Per la cronaca, lo vendono intorno alle 5 euro, ma chissà se è lo stesso che avevo in casa. Chiusa la parentesi nostalgia nerd). Dall'altra parte ho invece rischiato più volte di cadere dalla sedia per le risate a profusione a causa dell'interminabile serie di chicche trash, camp, kitsch e WTF che si susseguono senza soluzione di continuità per tutta la durata del film. Ciò nonostante, sono quasi sicura che se avessi visto Flash Gordon da bambina lo avrei messo, come ha fatto MacFarlane, nella mia personale top 10 di supercult anni '80 perché è comunque zeppo di momenti epici, avventurosi, ironici e... oggesù, ma sono i Queen quelli che urlano "Flash! Aaa-aaah!" nei titoli di testa? Opperdiana, sono veramente loro!!! Niente pizza e fichi, signori.
La trama di Flash Gordon è banalotta ma sincera. C'è un eroe in grado di salvare (e salvarsi da) qualsiasi situazione, la sua futura fidanzata frivola ma di buon cuore, lo scienziato completamente folle ma armato di buone intenzioni e, per finire, tutti quegli inossidabili valori americani in grado di riportare sulla retta via un pianeta di selvaggi che (orrore!!) non credono nella forza dell'unione tra diversi popoli per abbattere il tiranno. Non ci credono, 'sti stolti! E, soprattuttamente, non conoscono il football americano! Ma parliamo del tiranno: un villain talmente cattivo da decidere di flagellare la Terra con calamità assortite solo per diletto. Come carico a coppe, inoltre, questo Minghione svedese ma truccato come Fu Manchu vorrebbe anche portarsi a letto la fedele futura fidanzata del protagonista solo perché, titillandola con la magia di un anello, la reazione vagamente orgasmica della tipa gli ricorderebbe la figlia. Figlia che, con buona pace della povera Ornella Muti che la interpreta, si farebbe veramente qualsiasi uomo presente sul pianeta Mongo. Facendo due più due, questa cosa mi da da pensare. Ma lasciamo perdere, certi rapporti incestuosi è meglio lasciarli dove sono. Flash Gordon, si diceva, ha tutto questo più l'avventura: ci sono battaglie in cielo, in terra e nelle paludi, mostri simili ai Visitors, pistole che sparano raggi laser, esplosioni a non finire, scooter volanti e persino un catfight, giusto per non far mancare nulla agli spettatori maschietti. Il tutto affidato a un cast internazionale mica da ridere, perché il buon De Laurentiis, a differenza dei produttori attuali, aveva sganciato soldi per quella che adesso pare una pacchianata ma che all'epoca sicuramente avrà ottenuto un successo incredibile (anche se il nostro avrebbe voluto nientemeno che Fellini a dirigerla. True story).
A dirla tutta, comunque, ho visto film molto più recenti in grado di superare abbondantemente in quanto a bruttezza, sciatteria senso del ridicolo questo Flash Gordon che, comunque sia, mette in scena costumi e scenografie kitsch ma altamente fantasiosi e che non lesina effetti speciali, sicuramente un po' datati ma usati con intelligenza. Sì, ovviamente non bisogna fare troppo caso ai dialoghi (imbarazzante quello tra Flash e Dale sul finale, dove i due si fidanzano senza praticamente conoscersi, ma in generale ci sono delle chicche sparse qua e là in quasi tutte le sequenze...) e, soprattutto, alla recitazione eccessiva e caricaturale di quasi tutti i coinvolti, tra i quali si salvano in corner giusto Timothy Dalton e le due attrici italiane, un'Ornella Muti palesemente doppiata e una Mariangela Melato con la pronuncia vagamente "Super Mario", ma se chiudiamo gli occhi davanti a queste cose o le accettiamo come trashissimo grasso che cola, allora saremo in grado di passare una serata ad alto tasso di nerditudine anni '80. E tornare un po' bambini e meno cinefili criticoni e precisini, per una volta.
Di Max Von Sydow, che interpreta l'imperatore Ming, ho già parlato qui, mentre Timothy Dalton, ovvero il principe Barin, lo trovate qua.
Mike Hodges (vero nome Michael Tommy Hodges) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto La maledizione di Damien. Anche produttore e sceneggiatore, ha 80 anni.
Sam J. Jones (vero nome Samuel Gerald Jonese) interpreta Flash Gordon. Americano, ha partecipato al film Ted e a serie come The A - Team, Hunter, Baywatch, Renegade e Walker Texas Ranger. Ha 58 anni.
Topol (vero nome Chaim Topol) interpreta il Dr. Zarkov. Palestinese, ha partecipato a film come Il violinista sul tetto, Galileo e Solo per i tuoi occhi. Anche produttore, ha 77 anni.
Ornella Muti (vero nome Francesca Romana Rivelli) interpreta la principessa Aura. Famosissima attrice romana, la ricordo per film come Innamorato pazzo, Tutta colpa del paradiso, Grandi magazzini, Io e mia sorella, Stasera a casa di Alice, Oscar - Un fidanzato per due figlie, Il conte Max, Vacanze di Natale '91, Il conte di Montecristo e To Rome with Love. Ha 57 anni.
Brian Blessed interpreta l'alato principe Vultan (personaggio che ha ripreso in una puntata de I Griffin). Inglese, ha partecipato a film come Robin Hood - Principe dei ladri, Hamlet, Star Wars Episodio I - La minaccia fantasma e ha prestato la voce a Clayton in Tarzan e al Re Pirata in Pirati! Briganti da strapazzo, inoltre ha partecipato alla serie Doctor Who. Anche regista, ha 76 anni e tre film in uscita.
Mariangela Melato interpreta Kala. Gloria nostrana originaria di Milano, la ricordo per film come La classe operaia va in paradiso, Mimì metallurgico ferito nell'onore, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Di che segno sei?, Il pap'occhio e Un uomo perbene. Anche compositrice, ha 71 anni.
Richard O'Brien (vero nome Richard Timothy Smith) interpreta Fico. Questo meraviglioso artista inglese è la mente che ha creato il musical più cult della storia nonché uno dei miei film preferiti, The Rocky Horror Picture Show (nel quale ha recitato nei panni del gobbo Riff Raff), inoltre ha partecipato a pellicole come Shock Treatment, Dark City, La leggenda di un amore: Cinderella, La casa stregata di Elvira e, ultimamente, si è dato al doppiaggio di un'altra roba cultissima, ovvero la serie Phineas e Ferb. Anche sceneggiatore, stuntman e compositore, ha 70 anni.
Tra gli interpreti spunta anche un giovane Robbie Coltrane, futuro Hagrid ma all'epoca semplice passante nei pressi dell'aereo su cui decollano i protagonisti. E se vi chiedete dove avete già visto il piccolo uomo che la principessa Aura si porta al guinzaglio, ricordatevi La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, perché il kenyano Deep Roy era il modello per tutti gli Oompa Loompa del film. Rimanendo sempre in tema di attori, pare che Kurt Russel abbia rifiutato il ruolo di Flash perché il personaggio era privo di personalità, mentre il povero Schwarzenegger è stato scartato a causa dell'accento troppo marcato. Altro rifiuto è venuto dal regista Nicholas Roeg, che avrebbe voluto dipingere il protagonista come un messia, non come un povero streppone, mentre George Lucas, una volta saputo che De Laurentiis si era già accaparrato i diritti del serial su Flash Gordon, si è consolato girando Guerre Stellari. A proposito di serial e affini, ne esistono almeno sei dedicati al personaggio, tutti girati tra gli anni '30 e il 2007, senza dimenticare la parodia erotica del 1974, Flesh Gordon. Inoltre, attenzione attenzione, da qualche tempo si vocifera di un possibile remake, ma ancora nulla si profila all'orizzonte... per fortuna! Se però Flash Gordon vi fosse piaciuto, potrei consigliarvi di guardare Il quinto elemento, Conan il barbaro e i primi tre film di Guerre Stellari (per intenderci, quelli girati negli anni '70-'80). ENJOY!!
Trama: Mentre la Terra viene attaccata dal perfido imperatore Ming, il giocatore di football Flash Gordon e la sua futura fiamma Dale vengono praticamente rapiti dal folle Dottor Zarkov che, deciso a salvare l'umanità intera, li infila a forza in un razzo sparato proprio sul pianeta dell'imperatore di cui sopra...
La visione di Flash Gordon mi ha scissa in due. Da una parte sono tornata bambina e ho ricordato un volume dell'omonima serie a fumetti di Alex Raymond raccattata chissà dove e poi scomparsa di casa, ma non dalla mia memoria. Ricordo ancora il titolo dell'albo, Ritorno a Mongo, c'erano disegni bellissimi, delle sorte di ippogrifi del deserto e gli abiti dei personaggi che diventavano sempre più stracciati man mano che la storia andava avanti e le insidie aumentavano (mi è salita una voglia tale di riavere tra le mani questo fumetto che l'ho persino cercato su E-Bay. Per la cronaca, lo vendono intorno alle 5 euro, ma chissà se è lo stesso che avevo in casa. Chiusa la parentesi nostalgia nerd). Dall'altra parte ho invece rischiato più volte di cadere dalla sedia per le risate a profusione a causa dell'interminabile serie di chicche trash, camp, kitsch e WTF che si susseguono senza soluzione di continuità per tutta la durata del film. Ciò nonostante, sono quasi sicura che se avessi visto Flash Gordon da bambina lo avrei messo, come ha fatto MacFarlane, nella mia personale top 10 di supercult anni '80 perché è comunque zeppo di momenti epici, avventurosi, ironici e... oggesù, ma sono i Queen quelli che urlano "Flash! Aaa-aaah!" nei titoli di testa? Opperdiana, sono veramente loro!!! Niente pizza e fichi, signori.
La trama di Flash Gordon è banalotta ma sincera. C'è un eroe in grado di salvare (e salvarsi da) qualsiasi situazione, la sua futura fidanzata frivola ma di buon cuore, lo scienziato completamente folle ma armato di buone intenzioni e, per finire, tutti quegli inossidabili valori americani in grado di riportare sulla retta via un pianeta di selvaggi che (orrore!!) non credono nella forza dell'unione tra diversi popoli per abbattere il tiranno. Non ci credono, 'sti stolti! E, soprattuttamente, non conoscono il football americano! Ma parliamo del tiranno: un villain talmente cattivo da decidere di flagellare la Terra con calamità assortite solo per diletto. Come carico a coppe, inoltre, questo Minghione svedese ma truccato come Fu Manchu vorrebbe anche portarsi a letto la fedele futura fidanzata del protagonista solo perché, titillandola con la magia di un anello, la reazione vagamente orgasmica della tipa gli ricorderebbe la figlia. Figlia che, con buona pace della povera Ornella Muti che la interpreta, si farebbe veramente qualsiasi uomo presente sul pianeta Mongo. Facendo due più due, questa cosa mi da da pensare. Ma lasciamo perdere, certi rapporti incestuosi è meglio lasciarli dove sono. Flash Gordon, si diceva, ha tutto questo più l'avventura: ci sono battaglie in cielo, in terra e nelle paludi, mostri simili ai Visitors, pistole che sparano raggi laser, esplosioni a non finire, scooter volanti e persino un catfight, giusto per non far mancare nulla agli spettatori maschietti. Il tutto affidato a un cast internazionale mica da ridere, perché il buon De Laurentiis, a differenza dei produttori attuali, aveva sganciato soldi per quella che adesso pare una pacchianata ma che all'epoca sicuramente avrà ottenuto un successo incredibile (anche se il nostro avrebbe voluto nientemeno che Fellini a dirigerla. True story).
A dirla tutta, comunque, ho visto film molto più recenti in grado di superare abbondantemente in quanto a bruttezza, sciatteria senso del ridicolo questo Flash Gordon che, comunque sia, mette in scena costumi e scenografie kitsch ma altamente fantasiosi e che non lesina effetti speciali, sicuramente un po' datati ma usati con intelligenza. Sì, ovviamente non bisogna fare troppo caso ai dialoghi (imbarazzante quello tra Flash e Dale sul finale, dove i due si fidanzano senza praticamente conoscersi, ma in generale ci sono delle chicche sparse qua e là in quasi tutte le sequenze...) e, soprattutto, alla recitazione eccessiva e caricaturale di quasi tutti i coinvolti, tra i quali si salvano in corner giusto Timothy Dalton e le due attrici italiane, un'Ornella Muti palesemente doppiata e una Mariangela Melato con la pronuncia vagamente "Super Mario", ma se chiudiamo gli occhi davanti a queste cose o le accettiamo come trashissimo grasso che cola, allora saremo in grado di passare una serata ad alto tasso di nerditudine anni '80. E tornare un po' bambini e meno cinefili criticoni e precisini, per una volta.
Di Max Von Sydow, che interpreta l'imperatore Ming, ho già parlato qui, mentre Timothy Dalton, ovvero il principe Barin, lo trovate qua.
Mike Hodges (vero nome Michael Tommy Hodges) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto La maledizione di Damien. Anche produttore e sceneggiatore, ha 80 anni.
Sam J. Jones (vero nome Samuel Gerald Jonese) interpreta Flash Gordon. Americano, ha partecipato al film Ted e a serie come The A - Team, Hunter, Baywatch, Renegade e Walker Texas Ranger. Ha 58 anni.
Topol (vero nome Chaim Topol) interpreta il Dr. Zarkov. Palestinese, ha partecipato a film come Il violinista sul tetto, Galileo e Solo per i tuoi occhi. Anche produttore, ha 77 anni.
Ornella Muti (vero nome Francesca Romana Rivelli) interpreta la principessa Aura. Famosissima attrice romana, la ricordo per film come Innamorato pazzo, Tutta colpa del paradiso, Grandi magazzini, Io e mia sorella, Stasera a casa di Alice, Oscar - Un fidanzato per due figlie, Il conte Max, Vacanze di Natale '91, Il conte di Montecristo e To Rome with Love. Ha 57 anni.
Brian Blessed interpreta l'alato principe Vultan (personaggio che ha ripreso in una puntata de I Griffin). Inglese, ha partecipato a film come Robin Hood - Principe dei ladri, Hamlet, Star Wars Episodio I - La minaccia fantasma e ha prestato la voce a Clayton in Tarzan e al Re Pirata in Pirati! Briganti da strapazzo, inoltre ha partecipato alla serie Doctor Who. Anche regista, ha 76 anni e tre film in uscita.
Mariangela Melato interpreta Kala. Gloria nostrana originaria di Milano, la ricordo per film come La classe operaia va in paradiso, Mimì metallurgico ferito nell'onore, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Di che segno sei?, Il pap'occhio e Un uomo perbene. Anche compositrice, ha 71 anni.
Richard O'Brien (vero nome Richard Timothy Smith) interpreta Fico. Questo meraviglioso artista inglese è la mente che ha creato il musical più cult della storia nonché uno dei miei film preferiti, The Rocky Horror Picture Show (nel quale ha recitato nei panni del gobbo Riff Raff), inoltre ha partecipato a pellicole come Shock Treatment, Dark City, La leggenda di un amore: Cinderella, La casa stregata di Elvira e, ultimamente, si è dato al doppiaggio di un'altra roba cultissima, ovvero la serie Phineas e Ferb. Anche sceneggiatore, stuntman e compositore, ha 70 anni.
Tra gli interpreti spunta anche un giovane Robbie Coltrane, futuro Hagrid ma all'epoca semplice passante nei pressi dell'aereo su cui decollano i protagonisti. E se vi chiedete dove avete già visto il piccolo uomo che la principessa Aura si porta al guinzaglio, ricordatevi La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, perché il kenyano Deep Roy era il modello per tutti gli Oompa Loompa del film. Rimanendo sempre in tema di attori, pare che Kurt Russel abbia rifiutato il ruolo di Flash perché il personaggio era privo di personalità, mentre il povero Schwarzenegger è stato scartato a causa dell'accento troppo marcato. Altro rifiuto è venuto dal regista Nicholas Roeg, che avrebbe voluto dipingere il protagonista come un messia, non come un povero streppone, mentre George Lucas, una volta saputo che De Laurentiis si era già accaparrato i diritti del serial su Flash Gordon, si è consolato girando Guerre Stellari. A proposito di serial e affini, ne esistono almeno sei dedicati al personaggio, tutti girati tra gli anni '30 e il 2007, senza dimenticare la parodia erotica del 1974, Flesh Gordon. Inoltre, attenzione attenzione, da qualche tempo si vocifera di un possibile remake, ma ancora nulla si profila all'orizzonte... per fortuna! Se però Flash Gordon vi fosse piaciuto, potrei consigliarvi di guardare Il quinto elemento, Conan il barbaro e i primi tre film di Guerre Stellari (per intenderci, quelli girati negli anni '70-'80). ENJOY!!
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