Visualizzazione post con etichetta millicent simmonds. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta millicent simmonds. Mostra tutti i post

martedì 21 aprile 2026

Pretty Lethal (2026)


Avendone sentito parlare molto bene, nei giorni scorsi ho recuperato Pretty Lethal - Ballerine all'inferno (Pretty Lethal), diretto dalla regista Vicky Jewson.

Trama

Cinque giovani ballerine americane, in Ungheria per un concorso, finiscono in panne col pulmino e cercano rifugio nella locanda di una criminale locale e lì dovranno cercare di sopravvivere a decine di persone decise a ucciderle...

RECENSIONE

Se seguite da un po' il mio blog, sapete che uno dei miei generi cinematografici preferiti è "donne toste che picchiano come fabbri ferrai seguendo elaborate coreografie di lotta". L'idea che delle ballerine potessero essere utilizzate come killer o combattenti era già stata ventilata nel primo John Wick e sviluppata in seguito con, appunto, Ballerina (il quale purtroppo porta solo il nome, ma lei potrebbe anche essere una badante russa, per quello che importa alla trama), ma Pretty Lethal, fin dai trailer, prometteva la fusione tra tecniche di ballo e di lotta, questo benché le protagoniste fossero semplici danzatrici, prive di un'addestramento da assassine. La cosa aveva già titillato il mio interesse, dopodiché si sono aggiunte recensioni positive e alcune "etichette" che categorizzavano Pretty Lethal come horror o giù di lì, che mi hanno invogliata ancora di più. A tal proposito, mi permetto di dire che chi fa rientrare Pretty Lethal nella categoria "horror", fosse anche "horror comedy", mente sapendo di mentire, oppure è particolarmente sensibile; è vero che il film di Vicky Jewson è zeppo di violenza e sangue, ma il linguaggio che utilizza è lontanissimo da quello di un horror, sia pure contaminato, ed è più vicino, appunto, alle atmosfere di opere come Bullet Train, Io sono nessuno e The Fall Guy (non a caso, i produttori sono gli stessi). In tanti chiamano questo genere "cazzata", io sono più per la definizione "comfort movie", perché sono cresciuta a pane e Lupin III, lo sapete, e nulla mi dà più gioia che vedere sullo schermo criminali pittoreschi, al limite dello stereotipo nazionale, che si sparano pose super cool e che sarebbero perfette nemesi di Jigen. Se a ciò si aggiungono cinque ragazzine che non si sopportano ma che sono costrette a collaborare, reinventando le proprie abilità di ballerine per poter sopravvivere, consapevoli di avere un allenamento tale da renderle avvezze al dolore fisico, resistenti, forti e, soprattutto, molto più in forma di killer "ubriachi e fuori allenamento", io non posso che emettere gridolini di felicità. Certo, se cercate il realismo a tutti i costi, Pretty Lethal non fa per voi, perché comunque la cosa fondamentale è bendare la vostra sospensione dell'incredulità e stare al gioco del film, che prevede criminali spietati solo quando fa comodo alla sceneggiatura, gangster blanditi dalla logorrea di una ragazzina, gente che dimentica le armi a casa e/o attacca uno per volta, molto cavallerescamente, le ballerine, magari aspettando che finiscano di organizzarsi le coreografie più complesse.  

Se non siete capaci di accettare un film come mera fonte di intrattenimento, allora direi che Pretty Lethal non fa proprio per voi, e il mio consiglio sarebbe quello di evitare, pena ritrovarvi annoiati ad elencare i mille difetti della sceneggiatura (per non parlare degli accenti farlocchi di chiunque si ritrovi a parlare in inglese pur interpretando un ungherese) e andare a cercare il pelo nell'uovo anche per quel che riguarda la messa in scena. Per quanto mi riguarda, a me è piaciuta anche quella. Le sequenze di lotta sono molto ben coreografate e approfittano del retaggio da danzatrice di almeno due delle attrici coinvolte, in particolare Maddie Ziegler (che è stata la protagonista di moltissimi video di Sia e, assieme a Lana Condor, viene spesso inquadrata a figura intera, anche quando le vengono affidati movimenti più complessi rispetto alle sue colleghe). Quest'ultima, investita del ruolo di "capo" del gruppetto di ragazze, è dotata del carisma necessario per spiccare tra tutti gli altri membri del cast, ma la sceneggiatura è stata scritta per dotare comunque ognuna delle fanciulle di una personalità interessante e di un "ruolo" ben definito. Al solito, il mio amore va alla dolcissima Millicent Simmonds, la quale, nel tempo, è riuscita a ritagliarsi dei ruoli in grado di rendere il suo handicap un enorme punto di forza ed espressività; l'attrice ha infatti insistito perché il suo personaggio fosse sordomuto, coreografando le sue scene di lotta utilizzando il linguaggio dei segni, e la regista si è documentata di conseguenza, consultando ballerine sordomute per rendere tutto più verosimile, sia per la Simmonds che per gli spettatori. La Jewson dimostra di saper gestire al meglio anche il sonoro, la colonna sonora e le scenografie del film. In particolare, ho molto gradito gli ambienti privati di Devora, che ne rispecchiano il passato di ballerina e trasmettono l'idea di una personalità deviata, che non è riuscita a superare il trauma più grande della sua vita e ha trasformato il suo posto di lavoro in un tempio al rimpianto. A tal proposito, purtroppo, Pretty Lethal ha un unico, grande difetto, ovvero il sottoutilizzo di Uma Thurman, il cui personaggio avrebbe avuto delle potenzialità a mio avviso poco sfruttate. C'è comunque da divertirsi parecchio, se vi piace il genere, e siccome a me piace, il mio consiglio è quello di godervi Pretty Lethal per una serata di totale, godurioso relax "di menare". 

CAST

Di Millicent Simmonds (Chloe) e Uma Thurman (Devora Kasimer) ho già parlato ai rispettivi link.

  • Vicky Jewson è la regista del film. Inglese, ha diretto film come Lady Godiva, Born of War e Close. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 31 anni. 

CURIOSITà

Lana Condor, che interpreta Princess, era la Jubilee di X-Men: Apocalypse mentre Avantika, che interpreta Grace, era nel cast di La profezia del male. Iris Apatow, ovvero Zoe, è invece una delle figlie di Judd Apatow e Leslie Mann. Se Pretty Lethal vi fosse piaciuto recuperate Gunpowder Milkshake. ENJOY!

mercoledì 7 luglio 2021

A Quiet Place II (2020)

Dopo aver consultato il sito di Autostrade e Google Maps, approfittando di una splendida mostra di Milo Manara al Porto di Genova, che vi consiglio di non perdere, sabato sono riuscita anch'io a vedere al cinema A Quiet Place II, diretto e co-sceneggiato nel 2020 dal regista John Krasinski.


Trama: il giorno dopo gli eventi del primo film, Evelyn e i suoi figli devono cercare di sopravvivere ai mostri che hanno decimato l'umanità, ovviamente sempre senza fare rumore...


A fronte delle molte recensioni negative intraviste sul web, ho cominciato la visione di A Quiet Place II con le peggiori aspettative, anche perché uno dei giudizi meno lusinghieri che ho letto è stato "Sembra una puntata di The Walking Dead". Lo scrivente, evidentemente, si è dimenticato di aggiungere "quando ancora i personaggi funzionavano e le trame non erano un inno all'imbecillità", perché se le puntate dello show di cui un tempo non mi perdevo un episodio fossero rimaste al livello di A Quiet Place II, di sicuro non lo avrei mai abbandonato. Il film comincia esattamente dov'era finito il primo capitolo, con una triste situazione che non vi spoilero se ancora non lo avete visto. Come allora, la famiglia Abbott deve cercare di sopravvivere in un mondo diventato silenzioso causa orride creature aliene che attaccano e distruggono qualunque cosa emetta poco più di un sussurro ma qualcosa, nel frattempo, è cambiato (anzi, due cose); il nucleo familiare è diventato molto più debole e vulnerabile, e questo è l'aspetto negativo della vicenda, ma la giovane Regan, sordomuta dalla nascita, ha scoperto che il suo apparecchio acustico può essere un'arma assai potente per sconfiggere un nemico che sembrava inarrestabile. Da qui partono le nuove disavventure degli Abbott, interrotte giusto da un piccolissimo flashback atto a mostrare com'era il mondo poco prima di cambiare per sempre, disavventure che a me fanno vivere ogni volta un'ora e mezza di ansia mortale per un semplice, banalissimo motivo: degli Abbott, signori miei, mi importa. Non abbiamo a che fare con i pupazzi che popolano The Walking Dead, ma esseri umani tratteggiati con maestria (anche con pochissimi tocchi quasi impercettibili, per esempio ho adorato come vengono introdotti i problemi di ansia di Marcus, che lì per lì potrebbe risultare semplicemente un ragazzino scemo utile per fare progredire le trame, un po' come la figlia di Bautista in Army of the Dead, invece ha un carattere ben definito), tremendamente imperfetti, talmente legati tra loro che persino gli stundai piagati da mille perdite sono costretti a cedere davanti alla speranza disperata e all'amore reciproco che li muove. Il pensiero che uno di loro possa morire mi strazia e ogni pericolo che minaccia di eliminarli mi ammazza di ansia. 


Ciò detto, non è del tutto vero che A Quiet Place II non cambia rispetto al primo capitolo. Innanzitutto, muta la struttura, che a un certo punto porta la trama a diramarsi in tre tronconi ben definiti ed ottimamente legati da un montaggio tra i migliori visti quest'anno, chiaro e dinamico come pochi. Seconda cosa, nonostante il punto focale dell'azione siano sempre gli Abbott, questa volta Krasinski e soci aumentano un po' la portata del coinvolgimento degli eventi che li riguardano, arrivando a toccare altre realtà che nel film precedente avevamo solo intravisto (chi ricorda l'uomo nel bosco, disperato ed urlante?) e permettendoci di scoprire non solo come hanno reagito gli altri sopravvissuti all'arrivo inaspettato delle mostruose creature ma anche qualcosina in più rispetto alla provenienza e alla natura delle stesse. Per il resto, cambia anche l'atmosfera, perché se il primo film giocava "di sottrazione", presentando personaggi che per la maggior parte del tempo si ponevano in difesa, qui si pensa anche parecchio all'attacco, si cercano soluzioni, ci si muove cercando di riportare una sorta di ordine nel caos, e la pellicola risulta di sicuro più dinamica. La cosa importante, comunque, è che la maggiore concessione all'azione non corrisponde  a una diminuzione della qualità tecnica (il sonoro continua a rimanere qualcosa di eccezionale e raffinatissimo, soprattutto quando arriva quello spettacolare, sconvolgente flashback a infilarsi a mo' di lama nelle orecchie disattente degli spettatori) o recitativa (Millicent Simmonds è sempre più brava, oltre che bellissima, mentre davanti all'incidente di Marcus ho cominciato direttamente a piangere e ad ogni urlo di Noah Jupe cercavo di non mettermi a singhiozzare, tanto ero nervosa e agitata), il che rende A Quiet Place II un sequel degno di tenere compagnia al suo splendido fratello maggiore. Vedere per credere!


Del regista e co-sceneggiatore John Krasinski, che interpreta anche Lee Abbott, ho già parlato QUI. Emily Blunt (Evelyn Abbott), Noah Jupe (Marcus Abbott), Cillian Murphy (Emmett) e Djimon Hounsou (uomo sull'isola) li trovate invece ai rispettivi link.  

Millicent Simmonds interpreta Regan Abbott. Americana, davvero sordomuta, ha partecipato a film come La stanza delle meraviglie e A Quiet Place - Un posto tranquillo. Ha 18 anni. 


Se A Quiet Place II vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente,  A Quiet Place - Un posto tranquillo. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo