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lunedì 27 ottobre 2025

Nuovi Incubi Horror Challenge Day 27: V/H/S Halloween (2025)

Anche oggi ho mixato due challenge. Quella di Nuovi Incubi chiedeva l'episodio di una saga composta da tre o più film, quella di Letterboxd parlava di "analogic horror". Ne è uscito fuori il recentissimo V/H/S Halloween, diretto e sceneggiato dai registi Bryan M. Ferguson, Anna Zlokovic, Paco Plaza, Casper Kelly, Alex Ross Perry, Micheline Pitt e R.H. Norman.


Seguendo il tema comune della festa più amata dalla comunità horror, V/H/S Halloween scodella una serie di nefandezze da primato, tutte riprese con uno stile found footage e "riversate" su cassetta. Il primo episodio, Coochie Coochie Coo è diretto e sceneggiato da Anna Zlokovic, regista di Appendage, che io però non ho mai visto. E' un episodio che traccia la via di ciò che si troverà davanti lo spettatore in seguito, ovvero abbondanza di umorismo macabro, urla a non finire e schifo (anche umano) assortito. In questo caso, le due protagoniste rimangono bloccate all'interno di quella che credono una finta casa infestata, abitata in realtà dalla terribile "mamma", uno spirito rancoroso che mira a procurarsi quanti più bambini possibili. Coochie Coochie Coo mi ha ricordato un episodio in acido dei migliori Channel Zero, mette una paura terribile in virtù, innanzitutto, dell'aspetto sozzo e labirintico della casa, e poi per le grottesche deformità anatomiche che caratterizzano "mamma" e i suoi piccoli. La sua natura di found footage rende le cose ancora più confuse e il fatto che la vicenda sia ambientata di notte, in un luogo poco illuminato, è indice della bravura della Zlokovic, che comunque realizza delle sequenze chiare... pure troppo, ahimé. 


A rendere le cose più serie, rigorose ma non meno inquietanti, ci pensa Paco Plaza, sfruttando una stanza circolare all'interno di un palazzo e un telefono. Ut Supra Sic Infra, chiaro richiamo all'Inferno, comincia in medias res, con una serie di foto agghiaccianti che documentano una serata di Halloween finita malissimo. Gli inquirenti, ritrovatisi tra le mani un unico sopravvissuto e possibile sospetto, devono ricostruire quanto successo tornando sul luogo del delitto, e da lì ovviamente succederà il delirio. Ut Supra Sic Infra non è il lavoro migliore di Plaza, ma probabilmente è quello che spicca di più all'interno della raccolta, perché si distingue appunto per l'eleganza e la padronanza del mezzo, ché Plaza di found footage ne sa parecchio (e si cita con un simpatico costume da "bombero"). I brividi sono assicurati e credo che l'episodio sarebbe molto interessante come preludio a un lungometraggio.


Dopo tanta serietà arriva la minchiata, efferata da morire ma comunque talmente stupida da fare il giro. Non è una critica, anzi, in quel momento avevo bisogno di ridere e Fun Size, se avete un umorismo infantile come il mio e non vi disturbano dialoghi del livello "Oddio, ma quelle sono le sue palle!!!" potrebbe fare al caso vostro. Non vi spoilero nulla del contenuto del corto, anche perché l'effetto sorpresa è parte integrante della sua riuscita, ma trattasi di giusta vendetta ai danni di chi non rispetta l'ammonimento a prendere solo una caramella a testa. Cartoonesco, splatter e cattivo, Fun Size è una boccata di aria fresca prima che arrivi la vera botta emotiva di V/H/S Halloween.


Se, fino a questo momento, tutto sommato le vittime di ogni episodio se l'erano andata un po' a cercare, Kidprint sbatte in faccia allo spettatore la brutale verità: chiunque può morire, anche se non ha fatto niente per meritarselo. "Kidprint" era il nome di un programma americano atto ad aiutare i genitori nel caso i loro figli fossero scomparsi. Si andava in un negozio di audiovisivi e l'operatore metteva i bambini davanti alla telecamera, facendogli domande banali mentre li riprendeva; ai genitori il video serviva appunto per diffonderlo, al posto di una semplice foto magari sfocata, per consentire alla polizia e ad eventuali testimoni di riconoscere e ritrovare i figli rapiti. Già la cosa è di per sé inquietante, purtroppo Kidprint mostra cosa succederebbe se a realizzare questi video fosse un pazzo maniaco preda del folle desiderio di tornare bambino. L'episodio è sporco, malato, mostra e da ad intendere le peggiori cose, ha una spietatezza che ricorda un po' la New French Extremity e, francamente, dopo il suo pessimismo e le urla disperate di cui è infarcito (oltre alla natura giustamente rozza, amatoriale, di molte sequenze), ho sentito il bisogno di fare una pausa e andare a farmi un giro.


Home Haunt
è un po' più lieve, nel senso che non lesina mattanze e orrori anche disgustosi, ma nell'insieme ha quel tocco di umorismo macabro che riesce ad alleggerirlo. Cosa non scontata, mentre i protagonisti degli altri episodi erano appena abbozzati, Micheline Pitt e R.H. Norman mettono in scena un dramma famigliare tristemente verosimile. Home Haunt è, infatti, l'ultimo tentativo di un padre di ricreare la magia degli Halloween passati a costruire un tunnel dell'orrore casalingo assieme al figlio. Da bambino, ovviamente il pargolo era elettrizzato di avere un padre così folle e creativo; crescendo, è subentrata la vergogna, fomentata dalle prese in giro dei coetanei. L'orrore di Home Haunt deriva dall'amore che rende sconsiderati, dal desiderio di farsi vedere fighi davanti ai figli, e purtroppo ci rimetterà un'intera cittadina... di gente non troppo simpatica a dire il vero. Ottimi gli effetti speciali, le scenografie e il trucco delle creature, non a caso tra gli ospiti del tunnel degli orrori c'è Rick Baker, che sembra volere benedire (o maledire) il tutto. Di tutti gli episodi, credo questo sia quello che mi è piaciuto di più, assieme alla splatterosissima cornice, Diet Phantasma, un compendio di riprese aziendali segretissime, funzionari scazzati e spietatezze efferate ai danni di poveracci costretti a testimoniare lo "spooktacular taste" di una bibita al cui confronto lo Stuff è una prelibatezza. Anche in questo caso, gli effetti speciali sono rozzi ed esagerati, una vera ghiottoneria. 


Come ho detto a Lucia nel mezzo della visione, mi sa che sono troppo vecchia per queste stronzate. Il continuo cambio di stili, le riprese tremolanti tipiche del found footage, le secchiate di sangue e altri fluidi innominabili e le urla continue, strazianti, delle vittime, dopo un'ora mi hanno portata alla saturazione. Questo era il mio primo V/H/S e fatico a vedermi recuperare gli episodi precedenti, in quanto mi si dice siano più o meno simili. D'altronde, avevo faticato, dieci anni fa, anche a vedere gli ABCs of Death, anche se V/H/S mi sembra un'operazione un po' meno amatoriale rispetto ad alcuni terribili corti visti nell'altra saga, e i segmenti sono più lunghi. Di sicuro, se avete il gusto dello splatter esagerato, qui c'è parecchia roba che fa per voi. Io ho un po' bisogno di sciacquarmi il cervello, ma nel complesso sono contenta di aver recuperato V/H/S Halloween, anche solo per un paio di idee interessanti. Mi raccomando, affrontatelo con la dovuta cautela!


Del regista Paco Plaza, che ha diretto e co-sceneggiato l'episodio Ut Supra Sic Infra, ho già parlato QUI.

Bryan M. Ferguson è il regista e sceneggiatore della cornice, Diet Phantasma. Scozzese, ha realizzato finora solo corti e video musicali. Anche produttore, scenografo e attore, ha 38 anni.


Anna Zlokovic
è la regista e sceneggiatrice dell'episodio Coochie Coochie Coo. Anche produttrice e attrice, ha diretto il film Appendage


Casper Kelly
(vero nome Kris Kelly) è il regista e sceneggiatore dell'episodio Fun Size. Americano, anche produttore, attore e animatore, è famoso per avere creato la serie Your Pretty Face Is Going to Hell


Alex Ross Perry
 è il regista e sceneggiatore dell'episodio Kidprint. Americano, ha diretto film come Listen Up Philip e Her Smell. Anche attore e produttore, ha 41 anni.


Micheline Pitt
e R.H. Norman sono i registi e sceneggiatori dell'episodio Home Haunt. Marito e moglie, finora hanno realizzato solo corti, tra cui Grummy, con Violet McGraw.



mercoledì 15 novembre 2023

Sorella morte (2023)

Siccome all'epoca mi era piaciuto parecchio Véronica, ho deciso di recuperarne il prequel uscito da poco su Netflix, Sorella morte (Hermana Muerte), diretto e co-sceneggiato dal regista Paco Plaza.


Trama: Nella Spagna post-seconda guerra mondiale, la novizia Narcisa va in un convento che funge anche da collegio femminile. Lì cominceranno ad accadere fatti inspiegabili e terribili...


Sorella morte era la suora cieca che, nel film Véronica, cercava in qualche modo di aprire gli occhi alla protagonista su ciò che la perseguitava. Onestamente, mai mi sarei aspettata che Paco Plaza ne avrebbe fatto la protagonista di un prequel, peraltro così diverso da Véronica, ma tant'è. Sorella morte è uno slow burn sovrannaturale che getta giustamente ombra sull'intera istituzione della Chiesa, che già si era dimostrata inutile nel film precedente e, in questo, risulta addirittura dannosa. La protagonista, la novizia Narcisa, da bambina era assurta agli onori della cronaca perché "miracolata" da visioni religiose e ciò l'ha ovviamente privata dell'infanzia, oltre a indirizzarla su un cammino già tracciato. Una volta cresciuta, tuttavia, Narcisa non riesce più a comunicare con la Madonna e Dio, e ciò le causa dubbi e timori che nessuno può aiutarla a superare, presa tra chi vorrebbe strumentalizzarne la fama (come la madre superiora) e chi, invece, non le ha mai creduto oppure la invidia (come sorella Julia). Nel periodo più confuso della sua vita, Narcisa si ritrova in un convento segnato dall'orrore della guerra e, come ben sappiamo noi amanti dell'horror, certi eventi violenti lasciano tracce anche dopo tanto tempo; poco dopo il suo arrivo, la novizia comincia infatti a venire perseguitata da incubi terribili e misteriosi eventi che si susseguono non solo all'interno della sua cella, ma anche in giro per il convento, coinvolgendo le piccole studentesse ospiti, le quali cominciano a parlare di una fantomatica "bambina" in grado di maledire chiunque profani i suoi inquietanti disegni. Sorella morte è un nome quantomai calzante, perché sono i dubbi e la convinzione di essere stata abbandonata da Dio che portano Narcisa a stuzzicare le possibili presenze, a mettere alla prova se stessa e la sua capacità di vedere oltre il velo della realtà, con conseguenze ovviamente tragiche che non risparmiano né gli innocenti né chi professa una fede solo di facciata, da preservare ad ogni costo. 


Dire altro sulla trama significherebbe scivolare in spiacevoli spoiler, ma a me Sorella morte è sembrato più interessato a scavare nel rapporto ambiguo che gli spagnoli hanno da sempre con una Chiesa ben poco trasparente, che a terrorizzare lo spettatore; inoltre, Aria Bedmar è un'attrice ottima e lo spettatore rischia quasi di essere più coinvolto dal suo doloroso tormento interiore che da ciò che potrebbe mettere in pericolo le piccole studentesse del convento. Non che manchino i momenti spaventosi, ovviamente. Paco Plaza rifugge il jump scare a effetto e preferisce giocare di atmosfera, sfruttando inquadrature insistite dei corridoi, sale e ombre che sembrano essere la cifra stilistica del vecchio convento e che concorrono a rendere l'ambiente in cui viene a trovarsi la protagonista ancora più soffocante ed inquietante. Se, come ho detto all'inizio, Sorella morte è uno slow burn che si affida prevalentemente alle atmosfere, quando si tratta di fare sul serio con l'horror Plaza non si tira però indietro, e il prefinale è zeppo di momenti brutali (uno in particolare, anche se non sanguinoso) e decisamente spaventosi, che potrebbero compensare chi preferisce un tipo di pellicola più "diretto". Io stessa devo ammettere di avere più apprezzato Véronica, dove Plaza ha mescolato i cliché del genere "possessioni demoniache" in modo a me più congeniale, ma il regista dimostra, come sempre, di essere un finissimo conoscitore dei meccanismi che governano l'horror e di essere in grado di rivisitarli in maniera originale e coinvolgente, diversamente da pellicole come The Nun (sempre per rimanere in tema) che, in confronto, risultano stantie e banali. Considerato che il finale, direttamente legato a Véronica, è un tocco di classe che mi ha fatto venire voglia di vederlo per la terza volta, vi consiglio di non sottovalutare Sorella morte e di dargli una chance se avete Netflix. Nel caso vi mancasse il primo film, non preoccupatevi perché è comprensibilissimo anche visto da solo!


Del regista e co-sceneggiatore Paco Plaza ho già parlato QUI


Maru Valdivielso
, che interpreta Sorella Julia, era la terribile Josefa di Véronica e ha partecipato anche a La abuela; la protagonista di quest'ultimo film, Almudena Amor, interpreta invece Sorella Socorro. Tornano ovviamente Sandra Escacena nei panni di Véronica e Consuelo Trujillo in quelli di Sorella Morte. Se non l'aveste ancora capito, se Sorella morte vi fosse piaciuto consiglio di recuperare Véronica. ENJOY!

martedì 10 maggio 2022

La abuela (2021)

In questi giorni mi è capitato di scorrere sulla home page di Facebook parecchie recensioni su La abuela, diretto nel 2021 dal regista Paco Plaza e, incuriosita, ho deciso di guardarlo.


Trama: Susana, fotomodella che vive a Parigi, torna a Madrid dopo che la nonna ha avuto un ictus. Costretta a prendersi cura dell'anziana donna, Susana scopre parecchie cose inquietanti a lei legate...


La abuela
è la continuazione della storia d'amore tra Paco Plaza e le vecchie inquietanti, che il regista si porta dietro fin dai tempi di Rec e che qui trova il suo compimento definitivo. E' anche un altro esponente dei sempre più abbondanti horror che trattano il tema terribile dell'invecchiamento, della demenza senile, della paura di finire soli e dimenticati da tutti in qualche casa di cura e, in tal senso, l'inquietudine che veicola è molto più efficace ed interessante della trama in sé, che lo spettatore mediamente scafato potrà scrivere su un taccuino dall'inizio alla fine senza sbagliare un twist. La protagonista, Susana, fa la modella, quindi vive letteralmente della sua giovinezza e della sua bellezza, costretta a sgomitare in un mondo che non perdona distrazioni, perché c'è sempre qualcuno più bello e più giovane pronto a rubarti la scena sotto i riflettori, o su Instagram; ironicamente, la sua carriera viene frenata proprio dall'ictus che costringe la nonna (la quale ha cresciuto Susana dopo la morte dei genitori) a soccombere a una vecchiaia orribile, fatta di totale dipendenza dagli altri e di una progressiva trasformazione in un guscio vuoto, nell'ombra della donna raffinata e capace di un tempo. Susana si ritrova così costretta a badare a un'"aliena", a una creatura che fatica a riconoscere e verso la quale prova anche un disgusto alimentato dal terrore di dover diventare così un giorno, sensazioni ulteriormente aggravate da qualcosa di effettivamente strano ed inquietante che comincia a nascondersi nelle ombre di un appartamento e di un passato che un tempo erano sembrati accoglienti e sicuri.


Paco Plaza è molto bravo a mantenere, per tutta la durata del film, un'atmosfera straniante e allucinata. Dai piccoli dettagli di arredamento, come quadri, orologi o uccelliere, che stonano leggermente all'interno di un appartamento elegante, passa a movimenti di macchina ed inquadrature che trasformano lo stesso appartamento in un labirinto cupo e dai confini sfumati, in cui perdersi nonostante le dimensioni contenute e dove l'unica stanza apparentemente sicura è quella della Susana bambina. All'interno di questa dimensione casalinga diventata all'improvviso un universo altro, impera come un totem o una divinità maligna una nonna che viene descritta come affettuosa e gentile solo attraverso le parole della protagonista, delle quali dobbiamo fidarci nonostante Pilar (interpretata dalla bravissima Vera Valdez, ex modella brasiliana e persino musa di Chanel), per tutto il film, non rivolga alla nipote che sguardi freddi e duri, risate inquietanti o peggio; sono rari i momenti in cui, da spettatori, proviamo empatia nei confronti di Pilar, surclassati da quelli in cui, ad avere una nonna così, ci sarebbe da scappare a gambe levate senza neppure sentirsi in colpa. Fortunatamente, ci pensa la brava Almudena Amor a portare su schermo quel minimo di tormento "filiale" in grado di rendere verosimile la volontà di non abbandonare nonnina neppure davanti alle peggiori nefandezze, e a tenere sul filo del rasoio le ansie dello spettatore. Detto ciò, sono costretta comunque ad ammettere che il rischio di La abuela è quello di risultare un po' noioso dal punto di vista thriller/horror, a fronte dell'intreccio visto già mille volte, ma se vi piacciono questi horror d'atmosfera dove conta più l'inquietudine della sorpresa, risulterà sicuramente una visione gradevole. 


Del regista Paco Plaza ho già parlato QUI.

Se La abuela vi fosse piaciuto recuperate The Skeleton Key, Relic e The Manor. ENJOY!

venerdì 17 aprile 2020

Occhio per occhio (2019)

Qualcuno su Facebook ne aveva parlato molto bene, quindi approfittando di un po' di tempo in più ho recuperato Occhio per occhio (Quien a hierro mata), diretto nel 2019 dal regista Paco Plaza. So che non è un film a tema ma colgo l'occasione del post per augurare buona Pasqua a tutti!


Trama: Mario lavora in una casa di riposo dove, un giorno, viene ricoverato il boss della droga Padín, ormai anziano e molto malato. Tra i due si sviluppa un rapporto assai stretto ma non tutto è come sembra...


Quien a hierro mata è l'incipit di un proverbio spagnolo equivalente al nostro "chi di qualcosa ferisce, di qualcosa perisce", ma effettivamente anche "occhio per occhio" rende l'idea. La pellicola racconta infatti una storia di sottile e lenta vendetta, maturata nei recessi di una follia latente, legata a doppio filo al doloroso passato di Mario, infermiere all'interno di una casa di riposo. L'aspetto placido dell'uomo nasconde un animo tormentato che trova il suo sfogo nel vecchio Padín, anziano boss della droga afflitto non solo da una malattia incurabile ma anche da due figli inqualificabili, nella fattispecie uno zamarro e un cretino; in quanto boss della droga, Padín incarna la fonte di tutti i mali che hanno reso orribile il passato di Mario, il quale, per l'appunto, decide di ripagare il vecchio con la stessa stupefacente moneta. Non importa che Mario ora sia sposato e in procinto di diventare padre, perché il desiderio di venire risarcito e di vendicarsi diventa molto più forte rispetto a quello di rifarsi una vita, con tutto quello che ne consegue. Onestamente, non posso dire che Occhio per occhio non sia un film ansiogeno, soprattutto nei momenti legati alla centellinata vendetta di Mario, un lento domino che porta ad un finale devastante che merita da solo la visione dell'intero film, peccato che vi sia tutta la sottotrama "crime" dedicata ai figli di Padín, certo necessaria per raggiungere detto finale ma terrificante dal punto di vista della messinscena e del cast, tanto che ad un certo punto mi è parso di guardare una fiction Rai o Mediaset, e nemmeno una delle migliori.


Per fortuna, a nobilitare l'intera operazione c'è un signor attore come Luis Tosar. La sua è una faccia che non mi stancherei mai di guardare anche se, ora come ora, avrei paura a trovarmela davanti. Il suo Mario è un'acqua cheta da manuale, affidabile e persino piacevole come persona e professionista, ma quel lampo di follia in fondo agli occhi e il modo calmo di parlare anche davanti all'uomo da lui più odiato mettono i brividi. Se l'intero film fosse stato una sorta di torture porn con Tosar e Xan Cejudo come protagonisti,  probabilmente avrei avuto gli incubi per una settimana, invece tocca sopportare la presenza di Ismael Martínez ed Enric Auquer, figli degeneri del vecchio, oltremodo fastidiosi. Certo, potrebbe anche essere il doppiaggio italiano ad avermi indisposta, ma non me la sentivo di costringere il Bolluomo a una sessione di spagnolo in tarda serata, non dopo una giornata di lavoro. Detto questo, è indubbio che Paco Plaza con Netflix stia avendo una sorta di rinascita, e dopo l'ottimo Verónica ha sfornato un thriller piccolo e non privo di difetti, sia a livello di regia (i flashback fatti a videoclip non hanno incontrato il mio gusto) che di sceneggiatura, a tratti parecchio tirata per i capelli, ma comunque perfetto per una serata ad alto tasso di adrenalina.


Del regista Paco Plaza ho già parlato QUI mentre di Luis Tosar, che interpreta Mario, ho parlato QUA.

domenica 18 marzo 2018

Verónica (2017)

Su internet è appena diventato il fenomeno horror di Netflix, guadagnandosi addirittura il titolo di "film più terrificante dell'anno". Potevo quindi esimermi dal vedere Verónica, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Paco Plaza?


Trama: durante un'eclissi di sole, la giovane Verónica decide di provare una tavoletta ouija con due sue amiche, allo scopo di contattare il padre scomparso. Il rito però va male e Verónica comincia a soffrire di strani disturbi fisici oltre a venire perseguitata da inquietanti figure nere...



Allora, o sono arrivata a livelli di desensibilizzazione cosmici oppure ho sbagliato a guardare l'ultimo film di Paco Plaza a orari pomeridiani approfittando di uno dei rari momenti di calma perché, sì, ho trovato Verónica inquietante ma non da mettermi a strillare come una pazza e staccare Netflix per la paura. Cari utenti esagerati, voi un horror prima di Verónica non lo avevate mai visto, vero? Oppure laGGente è talmente impastata di terrore (dei neCri, degliZZinghiri, del congiuntivo...) che basta una normalissima storia di infestazioni per farla uscire di testa? Mah. Che poi a me Verónica è piaciuto parecchio pur nella sua prevedibilità e nonostante quel senso di "già visto", perché mette in scena tutti gli ingredienti giusti per catturare la mia attenzione. Il film di Plaza è ciò che avrebbe potuto diventare quella schifezza di Ouija con un regista attento e uno sceneggiatore furbo, in quanto l'incipit che da il via a tutto il casino è talmente banale da far ridere: la protagonista compra una tavoletta Ouija IN EDICOLA, con uno di quei fascicoli che dovrebbero comporre una fantomatica enciclopedia dell'occulto, e assieme a due amiche la usa proprio durante un eclissi di sole (peraltro realmente accorsa in Spagna, proprio nel 1991, anno in cui è ambientato il film). Sarà l'eclissi, sarà la sfiga, sarà quello che volete, ovviamente il rito va male e da quel momento qualcosa comincia a perseguitare Verónica mentre l'amica di sempre la evita, apparentemente senza un perché. Ad aggravare la faccenda e aumentare l'ansia, il film è girato come un lungo flashback durante il quale i giorni che mancano a ciò che viene mostrato all'inizio vengono scanditi da didascalie lapidarie e, peggio ancora, Verónica vive con due sorelline e un fratellino più piccoli mentre la madre lavora ogni notte fino a tardi in un bar. Quindi sappiamo che la faccenda non finirà benissimo (non per tutti almeno) e che in mezzo ci sono dei bambini innocenti, pronti a diventare prede di chissà quale creatura demoniaca interessata a ghermirli, in più c'è una suora cieca (Verónica frequenta ovviamente una scuola cattolica, ulteriore aggravante, alla quale si aggiunge che la ragazza pur essendo quindicenne non ha ancora avuto il ciclo) che mena incredibile jattura alla protagonista. In effetti, ce n'è abbastanza per rimanere seduti sul ciglio della poltrona guardandosi intorno per cogliere eventuali movimenti sospetti, ma non è questo il bello del film.


In Verónica ci sono cliché come se piovessero, è vero, eppure gli stessi vengono gestiti in maniera molto convincente, con una messa in scena gradevole e abbastanza realistica da corroborare l'idea di avere a che fare con vicende accadute davvero (il che è così, leggere il trafiletto alla fine per credere); persino lo stile di regia, la scelta di centellinare gli effetti speciali limitandosi a qualche ombra, bicchieri che rotolano e attori truccati da demoni, ha un sapore anni '90 che è nostalgico senza risultare sciatto o poco efficace. Altro aspetto positivo del film è la protagonista, l'esordiente diciassettenne Sandra Escacena. Verónica è carina ma non bellissima, abbastanza carismatica da poter calamitare l'attenzione dello spettatore ma non tanto da risultare un'inarrivabile scream queen, soprattutto è una ragazza con la quale noi fanciulle vissute in quell'epoca possiamo riconoscerci, tra l'apparecchio ai denti, la fascinazione per l'occulto, la goffaggine congenita, il gusto di riversare sui fratelli piccoli tutte le incombenze di casa perché troppo impegnata a sognare ad occhi aperti... insomma, Verónica è una di noi, una di noi. E, soprattutto, ascolta gli Héroes del Silencio, fondamentali presenze della colonna sonora del film, gruppo di zamarroni che mi causa sempre un moto di nostalgia in quanto la hit Entre dos tierras (ahimé assente dalla playlist della protagonista) era una delle mie canzoni preferite all'interno della cassetta Festivalbar '92, ascoltata ai tempi con foga impressionante. Tutti questi elementi secondo me rendono Verónica un horror, come ho detto, non originale ma comunque estremamente godibile e c'è da dire che Plaza non lascia crollare la tensione nemmeno per un istante, neppure quando Verónica cammina per strada, dove tutti si girano  a guardarla senza un perché, quasi la ragazza avesse un alone violaceo intorno o fosse diventata qualcosa di estraneo persino a sé stessa. Insomma, non avete scuse per non recuperarlo visto che è disponibile su Netflix in tutta la sua gloria spagnola, in un tripudio di BEroniche e Antoñitos (povero pargolo che secondo me a un certo punto fa più danni del rito con la tavoletta ma vabbé...) che mi hanno deliziata forse più di tutto il resto!


Del regista e co-sceneggiatore Paco Plaza ho già parlato QUI.

Ana Torrent interpreta Ana. Spagnola, ha partecipato a film come Tesis, L'altra donna del re e a serie come La piovra 5 - Il cuore del problema e La piovra 6 - L'ultimo segreto. Ha 52 anni e un film in uscita.


Il film è tratto dalla storia vera di Estefanía Gutiérrez Lázaro, diciottenne di Vallecas che, per "contattare" dall'aldilà il suo fidanzato morto in un incidente motociclistico, usò una tavoletta ouija assieme a una sua compagna di scuola, in un'aula vuota. Un'insegnante scoprì le due ragazze, interrompendo il rito e spezzando in due la tavoletta, e da quel momento Estefanía cominciò a soffrire di convulsioni e visioni, durante le quali la ragazza asseriva di vedere delle creature oscure che volevano rapirla, e dopo sei mesi morì. La famiglia, che già mentre Estefanía era viva dichiarava di percepire presenze maligne in casa, una notte chiamò la polizia per il terrore di vedere crocefissi staccarsi dalle pareti, porte che sbattevano da sole e quant'altro e gli stessi poliziotti accorsi in aiuto fuggirono spaventati da tutto ciò che stava accadendo nella casa, debitamente documentato nei rapporti seguenti. Pare che qualche giorno dopo, inoltre, una delle foto di Estefanía abbia preso fuoco da sola, come mostrato nel film. Insomma, c'è sicuramente di che farsela addosso ma non certo per merito del film! Comunque, se Verónica vi fosse piaciuto, potete recuperare Ouija: L'origine del male e L'evocazione: The Conjuring. ENJOY!

domenica 20 gennaio 2013

[Rec] La Genesi (2012)

Dopo essermi assicurata l'infarto con [Rec] e [Rec]2, venerdì sera ho deciso di guardare [Rec] La Genesi ([REC]³ Génesis), diretto nel 2012 dal regista Paco Plaza.


Trama: durante un ricevimento nuziale uno degli ospiti infetta gli altri finché l'intera festa non si trasforma in un delirio di sangue ed indemoniati. I pochi superstiti devono cercare così di fuggire e, soprattutto, i due sposini tentano disperatamente di riunirsi...


E' inutile. Passa il tempo e passano i film, ma se c'è una serie ancora capace di farmi paura e di mettermi ansia è quella di [Rec]. Anche il terzo capitolo non fa eccezione, quindi sono arrivata ad intuire che un'altra delle cose che mi terrorizzano, oltre ai burattini, ai pagliacci e ai fantasmi giapponesi che si muovono a scatti, sono gli zombie indemoniati, quelli per cui la possessione si diffonde attraverso i morsi, come un virus. Che poi, come hanno fatto a mettere lo diavolo in provetta è qualcosa che mi devono ancora spiegare, ma per ora lasciamo perdere. Sta di fatto che in questo [Rec] La Genesi ritroviamo tutti gli elementi horror e gore che hanno fatto la fortuna dei primi due episodi, tuttavia gli autori hanno deciso di optare per una sorta di "regressione" e gettare alle ortiche la formula del mockumentary dopo una ventina di minuti scarsi, confezionando un film dall'impianto più classico e conseguentemente meno verosimile. Personalmente, ho apprezzato molto questa decisione, anche perché dopo la perfezione della prima pellicola non avrei retto gli escamotage che hanno affossato la qualità del secondo episodio; inoltre, se vogliamo proprio essere pignoli, il cambio di registro è assai sensato visto che l'infezione, circoscritta all'interno del palazzo nei primi due film (vissuta quindi da pochi "eletti" e attraverso i loro punto di vista soggettivo), in La Genesi si diffonde, diventando universale come il linguaggio cinematografico ed uscendo quindi dal ristretto ambito del ricevimento nuziale e dei convenuti.


Le riprese soggettive iniziali consentono comunque al fan più scafato di scoprire il collegamento con i primi film e capire come collocare cronologicamente gli eventi di La Genesi, inoltre permettono allo spettatore di affezionarsi maggiormente ai personaggi principali ed essere così più coinvolto emotivamente. Clara e Koldo, i due sposini, non sono infatti bellissimi (anche se lei ha un fascino che mozza il fiato, maledetta!), vuoti e stupidi come ci si aspetterebbe dai protagonisti di un horror ma, complice la presenza di un codazzo di familiari e amici assai realistici, superano le barriere dello schermo e diventano quasi vivi, tridimensionali, tanto che non possiamo esimerci dal fare il tifo per loro fino alla fine e, ovviamente, provare un'ansia palpabile ogni volta che le loro vite sono in pericolo. Detto questo, bisogna anche aggiungere che Paco Plaza lascia spesso da parte il realismo per calcare molto la mano sull'ironia e sul trash, altra cosa che ho apprezzato: emblematica la sequenza in cui la bellissima sposa diventa un incrocio tra la Milla Jovovich di Resident Evil e l'Ash de La casa, per non parlare poi della presenza di un finto Spongebob (John Esponja), del nonno convenientemente sordo, della quasi trasfigurazione di Koldo e di uno dei camerieri in novelli Don Chisciotte e Sancho Panza, del beffardo bacio finale o dell'esilarante dialogo tra Clara e Natalie: "- Io al tuo matrimonio non ci volevo nemmeno venire, d'altronde non ci vedevamo da un casino di tempo, ma ho trovato un volo economico ed eccomi qua! - -Porca menta, io ti avevo invitato solo per gentilezza perché tanto ero convinta che non saresti venuta, scusa!!!- ".


Sul fronte dell'horror tout-court ovviamente La Genesi non delude. Gli effetti speciali sono molto ben fatti, così come il make-up degli zombindemoniati, le sequenze tesissime sono parecchie e tutte ottimamente girate e fotografate, il sangue viene sparso a secchiate, come se non ci fosse un domani e il finale è qualcosa di epico e devastante. Se posso osare un paragone, direi che Plaza è riuscito a trovare un miracoloso equilibrio tra la crudele e angosciante iperviolenza dell'horror francese e la divertente cazzoneria di quello americano, tirando fuori un ibrido che, personalmente, trovo più nelle mie corde rispetto ai suoi cuginetti. Poi, ovviamente io l'ho guardato in lingua originale e per quanto lo spagnolo sia una lingua con dei vocaboli stranamente divertenti, la saga di [Rec] a mio avviso andrebbe sempre vista così com'è stata girata perché il doppiaggio fa perdere in qualche modo la spontaneità e il sentimento degli attori, inoltre mi è piaciuta molto anche la colonna sonora, che comprende dei pezzi spagnoli davvero ballabili e adatti all'atmosfera casinara dell'inizio... quindi, nonostante le recensioni che ho letto affossassero un po' La genesi, da parte mia il voto è più che positivo!


Del regista e co-sceneggiatore Paco Plaza ho già parlato qui.

Il film, come ho già accennato, è il seguito di [Rec] e [Rec]2; a quanto dice lo scarnissimo sito ufficiale, l'ultimo capitolo della quadrilogia, [Rec]4 Apocalipsis, verrà ufficialmente diretto dal solo Jaume Balaguerò, ma il furbissimo teaser (che riassume i primi due film) non mostra ancora nulla di nuovo e si conclude con un inquietante "Adesso è arrivato il momento di uscire". Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, per sedare la vostra sete di horror, vi consiglio la visione de La casa e della classica trilogia romeriana comprendente La notte dei morti viventi, Zombi e Il giorno degli zombi. ENJOY!

lunedì 19 luglio 2010

[Rec] (2007)

E’ proprio il caso di dirlo: minchia che paura. E’ il pensiero ricorrente e molto semplice che mi viene in mente ogni volta che finisco a vedere [Rec] della premiata ditta Jaume Balaguerò e Paco Plaza, film che entra di diritto nella mia top 10 di horror più terrificanti in assoluto. Ho già parlato del secondo episodio, ora mi ritrovo a recensire il primo, del 2007.


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Trama: la giornalista Angela Vidal conduce un programma televisivo notturno, che mostra cosa accade “mentre gli spettatori dormono” . Il reportage che apre il film dovrebbe mostrare al pubblico un tipico turno di notte all’interno del quartier generale di una squadra di pompieri. Quando arriva la prima chiamata, Angela e il fido assistente Pablo, telecamera alla mano, seguono due pompieri fino ad un palazzo dove un’anziana signora pare essersi sentita male. Quando la vecchietta aggredisce a morsi i suoi soccorritori questi ultimi vengono a trovarsi soltanto all’inizio di un incubo senza fine…


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E io che pensavo: vederlo in DVD con discontinuità non mi farà nulla. Certo, non ha avuto l’effetto devastante della prima visione al cinema, quando ho rischiato di vomitare anche l’anima con tanto di effetto cura Lodovico, per cui la nausea e il malessere mi hanno fatta immedesimare anche di più, tanto che alla fine non riuscivo quasi più a guardare lo schermo per l’ansia, però diciamo che il salto sul divano alle sette del mattino con il gatto che soffiava accanto a me rende l’idea della paura che può fare [Rec] anche preso a piccole dosi. Questo film è senza dubbio il migliore figlio di The Blair Witch Project, superiore a qualunque altro “mockumentary” sia seguito, il deludente Paranormal Activiy in primis. Vediamo però perché questo film fa così tanta paura (a me almeno).


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Il confronto col secondo capitolo non regge, assolutamente. [Rec]2 se confrontato con il primo risulta palesemente finto, proprio a causa della tecnologia più “avanzata” che utilizza (il punto di vista multiplo delle telecamere, quella amatoriale dei ragazzini, ecc.). [Rec] vive invece della semplicità di una singola telecamera a mano e anche della splendida e realistica introduzione. Immaginate una reporter, carina e palesemente desiderosa di fare carriera con notizie succulente, ritrovarsi a spaccarsi i marroni con un programma che probabilmente guarderanno solo i vecchietti o gli appassionati. Immaginatevi ora che agli spettatori venga mostrato il girato senza montaggio, quindi con prove, errori, sbuffi, momenti di noia, anche risate. Una notte normalissima, noiosa nella sua banalità, con i pompieri che partono assieme a reporter e cameraman dopo 10 minuti di film per andare a risolvere quello che pensano sia un problema di routine. Lo shock di trovarsi davanti una vecchia mordace e urlante è solo la punta dell’iceberg: il bello del film è vedere le reazioni assolutamente genuine dei bravissimi attori coinvolti, in primis Manuela Velasco, semplicemente meravigliosa. Man mano che la pellicola prosegue si testimoniano dapprima l’incredulità degli abitanti del palazzo, poi il nervosismo e l’indignazione per essere stati sigillati lì dentro dalla polizia (prontamente testimoniati dalle geniali interviste di Angela che, lì per lì, pensa di trovarsi davanti lo scoop della sua vita), la paura ancora a stento controllata quando cominciano a cadere come sacchi di patate persone dalla tromba delle scale (scelta da maestro quella del regista, che ha girato la scena in questione senza avvertire gli attori di quello che stava per accadere e che ha ottenuto delle reazioni assolutamente vere) e si cominciano a vedere gli effetti del virus, e infine il terrore cieco e irrazionale che manda alle ortiche ogni aplomb professionale: da giornalista in carriera Angela si ritrova ad urlare come una pazza e implorare il cameraman di aiutarla davanti ad una telecamera che diventa l’unico mezzo di sopravvivenza in un appartamento senza più luce e palesemente abitato da “qualcosa”. Gli ultimi 10 minuti del film sono semplicemente agghiaccianti, alla faccia di quella imbecille in The Blair Witch Project che, persa in mezzo al bosco, aveva pure il coraggio di mettersi a salutare in lacrime mamma e papà lasciando le sue ultime volontà davanti alla telecamera. Ma per favore!! In una situazione così ci si squarciano le corde vocali a forza di urlare e bestemmiare, e si corre finché si hanno le gambe: paradossalmente la cosa più inverosimile di tutto [Rec], oltre al virus demoniaco, è l’idea che il cameraman in tutto quel casino non molli la macchina da presa se non quando gliela fanno cadere. Per il resto, posso dare tranquillamente voto 10 a questo horror, claustrofobico, sanguinolento e terrificante come pochi.


REC


Di Jaume Balaguerò e Paco Plaza ho già parlato qui. Il secondo sta per girare [Rec] Genesis, mentre il primo si occuperà di [Rec] Apocalypse, che dovrebbero uscire rispettivamente nel 2011 e 2012. Genesis dovrebbe occuparsi, come si evince dal titolo, della genesi del virus “demoniaco”, mentre la trama di Apocalypse è ancora top secret, ma visto il finale del secondo film è facile immaginare di cosa potrebbe trattare.


Manuela Velasco interpreta la reporter Angela Vidal. Madrilena, ha recitato a 12 anni in un film di Almodovar, La legge del desiderio, oltre ad aver partecipato anche a [Rec] 2. Ha 35 anni.


Celebrities+Attend+Premio+Revelacion+del+Cine+jVLl-TFDTyZl


Qualche curiosità: oltre ad aver generato un seguito, come tutti i film di successo anche Rec ha dato origine ad un remake americano (giusto perché gli americani non sono assolutamente capaci di apprezzare quello che viene dall’estero…) che come tutti i remake USA appiattisce e banalizza l’originale. Tra gli interpreti ci sono Jennifer Carpenter (la sorella del Dexter televisivo) nel ruolo della reporter e Jay Hernandez (il Paxton di Hostel e Hostel II) in quello del pompiere Manu (in americano Jake), mentre la regia è stata affidata ad un certo John Erick Dowdle che, guarda un po’, è uno dei registi di un film di prossima uscita che vorrei vedere, Devil. In [Rec] gli “zombie” corrono, ma se vi piace il genere date un’occhiata al capolavoro di Romero, La notte dei morti viventi, con tutti i suoi “seguiti” e aggiungete un po’ di trash con il fulciano (ma pregevolissimo!) Zombie 2. E ora vi lascio col trailer della pellicola. ENJOY!




lunedì 11 gennaio 2010

[Rec] 2 (2010)

Come si vede che il periodo natalizio è finito! Al diavolo i buoni sentimenti, adesso è il momento di sfondarsi di horror, più beceri sono meglio è. E cosa c’è di più becero del sequel di un film che, all’epoca, mi rimandò a casa con nausea, brividi, un mal di testa da primato e tanta di quella fifa da non dormire la notte? Sto parlando ovviamente di [Rec] 2, nuovissimo film del duo Jaume Balaguerò e Paco Plaza. Almeno questa volta non sono stata male, è già qualcosa.

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Trama: il film inizia dove il precedente finiva. Mentre il destino della giornalista Angela si compie nell’attico, entrano all’interno dell’edificio ancora in quarantena quattro membri delle forze armate e un ambiguo funzionario del ministero della salute. Nel condominio si troveranno ad affrontare gli infetti superstiti del primo film ed un’infinita serie di ulteriori, orribili imprevisti…

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Con il secondo capitolo della saga, Balaguerò e Plaza introducono una svolta nella trama ed un paio di innovazioni a livello registico. Non vorrei rovinare lo spettacolo a quelli che non hanno ancora visto il film, dico solo che viene data una spiegazione più o meno plausibile e (almeno per me) inaspettata sulla natura del contagio che ha trasformato gli inquilini del palazzo in mostri assetati di sangue. Una spiegazione che non mette proprio in buona luce la Chiesa cattolica, a dimostrazione di come la Spagna sia cambiata negli ultimi decenni. Per quanto riguarda la regia, invece, alla solita ripresa soggettiva (questa volta fatta da uno delle forze speciali) si aggiungono gli escamotage di videocamere personali collegate in rete con quelle dei compagni, che ci consentono di vedere più punti di vista diversi nello stesso momento e una seconda telecamera, questa volta amatoriale, che da un certo punto del film ci mostra quello che è successo fuori dal palazzo prima dell’inizio di [Rec] 2 e perché ad un tratto spuntano altri personaggi non infetti nell’androne delle scale.

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A dirla tutta, molto poco cambia rispetto al primo [Rec]. Non a caso, chi ha visto quello può tranquillamente “proteggersi” dagli effetti della soggettiva e anche dai vari infarti provocati dalla comparsa degli infetti. Diciamo che una volta esaurito l’effetto sorpresa anche questo film sa un po’ di già visto, ma nonostante tutto, e nonostante alcune imprecisioni e svarioni nella trama, è molto ben fatto e regala momenti di assoluto terrore. Gli attori sono molto bravi anche se quasi tutti i personaggi che interpretano sono talmente odiosi da spingere lo spettatore a  sperare che crepino nel modo più violento possibile, inoltre da amante dell’horror ho apprezzato la citazione Cronemberghiana sul finale, anche se è leggermente disgustosa. Pollice verso invece per quanto riguarda il doppiaggio del “funzionario”, dotato di un improbabile accento British che mi ricordava troppo Mal, in grado però di regalare agli spettatori picchi di trash impensati per un film simile. E qui finisce la recensione per chi ha voglia di vederselo e non vuole rovinarsi lo spettacolo. Non leggete oltre, anche se ora verrà la parte probabilmente più divertente, ovvero l’angolo: “Ma come si permette?? Cos’è sta c***ata?”


SPOILER

Le storie demoniache, con esorcismi e affini mi fanno davvero paura. Però qui gli sceneggiatori l’hanno fatta un po’ fuori dal vaso e alcune idee sfiorano il ridicolo involontario. Pensare che si possa isolare dal sangue di un’indemoniata un virus così da poter poi al limite cercare un vaccino supera ogni mia più folle idea. Però, una volta fatto il casino, o stupidi esorcisti, date fuoco al palazzino, così che non rimanga più nemmeno un infetto: no, bisogna mandare dentro un branco di sfigati a recuperare il sangue della bambina dalla quale è partita l’infezione e POI bruciare l’edificio, come viene detto alla fine. Ma perché? E perché un prete che potrebbe esorcizzare gli infetti sceglie a sproposito di far saltare loro la testa? Certo che i tempi sono proprio cambiati…

A proposito di bastardaggine congenita: ma in quale mondo tre ragazzini dementi, un pompiere e un padre di famiglia, scoperti a violare l’edificio passando per le fogne, dovrebbero venire condannati a rimanere bloccati in un posto infetto da poliziotti che, dopo averli sgamati, sigillano anche il tombino da dove sono entrati con la fiamma ossidrica? Ma allora sei veramente una merda! E un cretino è anche il capo della squadra che per ben due volte manda avanti, singolarmente, i suoi uomini: ora, passi il primo, ma quando quello ti viene masticato perché mai tu decidi di mandarne un altro in avanscoperta in un tunnel zeppo di mostri? Mah.

Last but not least. Alla fine si scopre che, per vedere Medeiros, ovvero la prima infetta, bisogna spegnere tutte le luci e passare alla visione notturna della telecamera. Mi sta bene, i demoni rifuggono la luce, quindi vivranno in una dimensione a parte, quella dell’ombra. Utile, visto che l’unico che riesce ad utilizzare la visione notturna e quindi a vedere la mostriciattola è anche l’unico, nonostante faccia parte dei corpi speciali, ad essere privo di armi. Io mi domando come sia possibile, in tempi di microtecnologia, che una specie di soldato vaghi con una telecamera probabilmente grossa come un bazooka visto che gli impedisce di fare alcunché. Ma anche fosse, e di ai tuoi amichetti armati dove sparare, no? Altro che “stiamo zitti sennò ci vede”… e cosa fai, stai lì a girarti i pollici finché non ti viene da starnutire sperando che non ti trovi mai? Contento te…

FINE SPOILER



Jaume Balaguerò e Paco Plaza sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Balaguerò è universalmente conosciuto come uno dei migliori autori del genere horror spagnolo, grazie a film come Nameless – Entità nascoste, Darkness, Fragile e ovviamente [Rec], unico film per cui è famoso anche Plaza, che pure ha all’attivo una decina di pellicole. Il primo ha 42 anni, il secondo ne ha 37.

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Degli attori non posso parlare per due motivi: uno per non rovinare la visione del film, due perché non conoscendo il cinema spagnolo, non saprei neppure quale dei loro film sia degno o meno di nota. E ora vi lascio con il bellissimo teaser spagnolo della pellicola: ENJOY!



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