"Nora, Merlo, siete sempre in ritardo, ecchecca..."
"Dai, ragazzi, muoviamoci che mancan cinque minuti all'inizio di Thor: The Dark World!"
"Belin, ma è in treddì?"
"Occristo, sì.... Che due marroni. E vabbé, ormai ci siamo..."
Come avrete evinto, domenica scorsa sono andata a vedere
Thor: The Dark World, diretto dal regista
Alan Taylor. Con qualche convinzione derivata dalla visione di
Thor e qualche dubbio derivato dalla lettura di recensioni assai migliori di quella che sarà la mia…
"Ma che è sta roba?"
"Che c'entra l'Iter? Ma non è Aehter?"
"Oddio Malekith!! Quello si chiama Malekith!! Bwahahaahh!!!"
"E quelli? Sono i Teletubbies?"
"No, sono dei mimi anni '50. Che tenerezza, hanno le orecchiette!"
Trama:
Thor e compagnia stanno riportando la pace ad Asgard e negli altri Regni, mentre la povera Jane Foster langue per la mancanza del Dio norreno. Insomma, tutto sembra tranquillo almeno finché la dottoressa non rinviene l’Aether, la potentissima arma che già una volta aveva quasi consentito agli Elfi Oscuri capitanati da Malekith di distruggere interi mondi…
"Stellan Skarsgard è nudo. ARGH! Ma perché?"
"Adesso è in mutande"
"Ah beh"
"Quello è Stan Lee"
"E quello è Sir Anthony Hopkins. Non ci crede più nemmeno lui, poveraccio".
"Ooh il martello! Va che roba! Ma da dove gli arriva? Dove lo tiene quando non combatte?"
"Nella gnagna di Miley Cyrus"
"Ahahahahahaahhahah!!"
Sono sincera. A parte gli addominali di
Chris Hemsworth, il bel funerale vichingo, la "rivelazione" finale e i meravigliosi disegni nei titoli di coda, di
Thor: The Dark World non ricordo quasi più nulla perché, purtroppo, è un film che sul nulla si regge. La pellicola avrebbe potuto tranquillamente ridursi alla mera parte centrale, quella in cui la presenza di Loki è un pochino più cospicua e, soprattutto, utile, una cosa che dura più o meno un quarto d’ora. E non lo dico perché mi piace
Tom Hiddleston, non faccio parte dello zoccolo duro delle
Hiddlestoner o come diavolo si fanno chiamare, sebbene l’attore inglese sia affascinante da morire e l’unico in grado di dare un minimo di profondità al personaggio: il problema è proprio che, a livello di sceneggiatura, non c’è nient’altro di interessante e, peggio ancora,
Thor: The Dark World, sotto tutti i suoi mirabolanti effetti speciali, è privo di un’identità precisa. Comincia come la versione menosa de
Il signore degli anelli, continua come
Guerre Stellari e finisce (o, meglio, vorrebbe finire) come
The Avengers ma il problema è che ai comandi non c’è
Joss Whedon (nonostante ci abbia messo del suo quando Loki imita Capitan America pare) e, soprattutto, quest’ultimo tentativo di svolta umoristico/CCioFfane risulta un po’ improbabile.
"Bolla, ma come minkia si chiama quella?"
"Boh, mi ricordavo Frigga ma qui la chiamano Figa, Frega... ma che ti frega, tanto faceva la carta da parati nell'altro Thor."
"Che palle di film... Bolla, ricordami perché sono venuta a vederlo."
"Non lo so, devo già capire cosa ci faccio io qui. Certo che Kenneth Branagh..."
"Alé, pure il bambino col giochino."
"Allora, ho capito che il ragazzino è scoglionato, ma almeno la suoneria la togliamo? Grazie."
Vedete cosa intendo? Immaginate, per tutto il film, che quei pochi momenti epici o drammatici o anche solo vagamente interessanti vengano interrotti da quelle che in gergo chiamano gag ma che io chiamo ca**ate o “momento Ciccio Bastardo”: ricordate quando, negli ultimi due
Austin Powers, Ciccio Bastardo raccontava i suoi tristi problemi esistenziali… e concludeva il tutto con una bella scoreggia? Ecco,
Thor: The Dark World è interamente retto da momenti simili, senza soluzione di continuità tra serio e faceto. Tra l’altro l’unico, vero, inutile momento comico in grado di strappare una vera risata spunta dopo i titoli di coda (non in mezzo, proprio alla fine, non fate come TUTTI quelli che si sono alzati alla prima scena post credit, perché ormai lo sa persino l’ultimo streppone della Terra che ce ne sono DUE di scene) ma, anche lì, lascia in bocca quel simpatico retrogusto di fregatura messa lì solo perché ci DEVONO essere delle scene dopo i titoli di coda altrimenti non abbiamo visto un film
Marvel.
"Ah, che bel momento dramma... e no ca**o, Stellan Skarsgard è di nuovo in mutande!!"
"No ma complimenti per il montaggio! La prossima volta mettete direttamente la dissolvenza con la stellina..."
"Bolla, scusa, ma perché sono a Greenwich? Cosa vanno a fare lì?"
"Nora è la convergenza... sì perché i pianeti, sai... er ... Malekith!!!"
"Bwahahahah chenomedimmm... Malekith! Ciao, guardami, sono Malekith!"
"ALLORA, LA SMETTIAMO CON 'STO GIOCHINO???"
Poi, per carità, il fumettone c’è e meno male perché, come mi successe ai tempi di
Capote, serve a un certo punto il colpo di pistola che ti risveglia dall’assopimento oppure sai che dormita! Messo da parte l’approccio poco zamarro di
Kenneth Branagh che, si sa, è uno snob e nel suo
Thor aveva preferito concentrarsi un po’ più sui dialoghi e sui confronti tra i personaggi piuttosto che sulle mazzate, è stato giustamente chiamato
Alan Taylor che, invece, si è profuso in adrenaliniche scene zeppe di effetti speciali della madonna, scenografie grandiose con il ponte arcobaleno rifatto, botte da orbi, visioni virate in rosso, il finale con tanto di confini spaziali che si annullano consentendo così balzi continui da un universo all’altro con dovizia di vomitazio per la sottoscritta e, ovviamente, l’importante monumento/città distrutti per giustificare la presenza di un Eroe a proteggere l’umanità. Biondoooo! Biondoooooo!! Mi hai scassato mezza Londra, che il Signore ti camalli! Proteggiti Asgard che “hai mancato una colonna!”, ah-ha. E non dimentichiamo l’approccio maschilista di
Branagh! In
Thor: The Dark World invece le donne rialzano la testa e reclamano fiere il loro ruolo di protagoniste, con l’ex carta da parati
Rene Russo che viene messa a tacere per la legge di
The Walking Dead, Natalie Portman che piglia a schiaffi gli dei quando per la scemenza del personaggio, semmai, sarebbe lei quella da prendere a ceffoni, e
Kat Dennings che acquista maggiore importanza grazie ad un comprimario ancora più sfigato e inutile di lei. Bello bello, come no. Ridatemi
Scarlett Johansson, Branagh, Whedon e
Robertino mio bello, che è meglio.
"Noruzza, ma che fine ha fatto Odino quindi?"
"Ma che ca**o me ne frega...."
Del regista
James Gunn (che ha diretto solo la scena post credit e che aspetto al varco con quello che potrebbe essere un trashissimo, meraviglioso
Guardians of the Galaxy!) ho già parlato qui.
Chris Hemsworth (Thor),
Natalie Portman (Jane Foster),
Tom Hiddleston (Loki),
Anthony Hopkins (Odino),
Stellan Skarsgård (Erik Selvig),
Idris Elba (Heimdall),
Rene Russo (Frigga)
Tadanobu Asano (Hogun),
Alice Krige (Eir),
Clive Russell (Tyr) e i non accreditati
Benicio Del Toro (il Collezionista) e
Chris Evans (Capitan America) li trovate invece ai rispettivi link.
"Bolla ma quello alla fine era quello di Chuck?"
"Che è Chuck?"
"Ma sì dai è lui. Bolla, dimmi un po' come si chiama"
"Ma Zachary Levi dici?"
"No Bolla, quello di Chuck"
"..."
Alan Taylor è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come
I vestiti nuovi dell'imperatore ed episodi delle serie
Oz, Six Feet Under, Sex and the City, Lost, I Soprano e
Il trono di spade. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita,
Terminator (!).
Christopher Eccleston interpreta Malekith. Inglese, ha partecipato a film come
Piccoli omicidi tra amici, Elizabeth, eXistenZ, The Others, 28 giorni dopo e a serie come
Doctor Who e
Heroes. Ha 49 anni e un film in uscita.
Zachary Levi (at last!) interpreta Fandral al posto di
Josh Dallas, impegnato sul set della serie
Once Upon A Time. Americano, ha partecipato ALLA SERIE
CHUCK,
Perfetti ma non troppo e ha lavorato come doppiatore in
Alvin Superstar 2, Rapunzel - L'intreccio della torre e
Robot Chicken. Anche regista e produttore, ha 33 anni.
Tra gli altri attori, segnalo la presenza dell'impronunciabile
Adewale Akinnuoye-Agbaje (l'elfo nero Algrim) che, in
Lost, interpretava Mr. Eko mentre il solito, immancabile
Stan Lee è il vecchietto che in manicomio presta una scarpa a
Stellan Skarsgard; rimanendo in tema "attori seri costretti a fare i cretini", ringraziamo la Madonna e gli impegni con la serie
Hannibal o
Mads Mikkelsen si sarebbe sputtanato la carriera interpretando Malekith. Passiamo ora al regista:
Natalie Portman vi è sembrata svogliatella? Certo, perché dietro la macchina da presa avrebbe dovuto esserci la regista
Patty Jenkins, che alla fine ha rinunciato per "divergenze creative", e l'attrice ci è rimasta così male che, non fosse stato per il contratto che prevedeva il suo ritorno nei sequel, avrebbe dato forfait senza pensarci un istante. E invece anche lei è rimasta a nel variopinto universo cinematografico
Marvel che, al netto dei film mutanti, al momento comprende
L'incredibile Hulk del 1998
, Iron Man, Iron Man 2, Thor, Capitan America - Il primo Vendicatore, The Avengers,
Iron Man 3, la serie
Agents of S.H.I.E.L.D. e gli imminenti
Capitan America: The Winter Soldier, Guardians of The Galaxy (introdotto dalla prima scena post credits di
Thor: The Dark World) e
The Avengers: Age of Ultron. Ovviamente, se
Thor: The Dark World vi fosse piaciuto recuperate tutto. ENJOY!
* P.S.: Ogni dialogo, per quanto idiota, è stato riportato fedelmente.