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martedì 23 dicembre 2025

Wake Up Dead Man: Knives Out (2025)


Considerato che la mia idea era andare a vedere Avatar - Fuoco e cenere durante le feste di Natale, l'ultimo film recente di cui parlerò quest'anno è Wake Up Dead Man: Knives Out (Wake Up Dead Man), diretto e sceneggiato dal regista Rian Johnson.

Trama

Il detective Benoit Blanc viene chiamato ad indagare su un caso di omicidio avvenuto in una chiesa e, ad affiancarlo, c'è padre Jud, accusato proprio dello stesso omicidio...

RECENSIONE

Avevo adorato il primo Knives Out e mi era piaciuto molto anche Glass Onion, due esempi di gialli ironici, molto ben realizzati e popolati da ottimi attori. Avevo quindi grandissime aspettative per Wake Up Dead Man, ed effettivamente la prima parte mi ha catturata. Attraverso la voce narrante di un prete imperfetto ma sincero, l'ex pugile Padre Jud, ci viene presentata la piccola congrega di una parrocchia governata con pugno di ferro da Monsignor Wicks, uomo al quale non importa nulla all'infuori del potere, non esclusivamente spirituale, esercitato su un pugno di fedeli. Questi ultimi rappresentano un'umanità varia ma, in definitiva, si tratta di persone altoborghesi con problemi lavorativi, familiari e di salute, per i quali il Monsignore rappresenta non solo una fonte di salvezza spirituale, ma anche l'uomo attorno al quale ricostruire una sorta di "élite" di cui far parte e vivere di importanza riflessa; alla cerchia appartengono anche una perpetua e un tuttofare ex alcolista, depositari delle confidenze e dei segreti del Monsignore ma, tutto sommato, trattati come subalterni compiacenti. All'interno di questo microcosmo, Padre Jud ci arriva dopo avere usato i pugni invece della parola, e trova subito un clima ostile nei suoi confronti, in primis da parte dello stesso Monsignore, un rozzo bastardo che cerca in ogni modo di far sentire il giovane parroco in difetto perché troppo "mite" nel diffondere la parola di Dio. Là dove Padre Jud cerca compassione, bontà e una paziente mano sempre pronta ad accogliere e confortare, il Monsignore ritiene più opportuno abbracciare una religione fatta di fuoco purificatore ed intolleranza, e rispondere alla violenza del mondo con durezza. Quando, inevitabilmente, ci scappa il morto, Padre Jud diventa il primo indiziato e sta al detective Benoit Blanc impedire che il giovane prelato finisca in carcere, come vorrebbero sia i parrocchiani che la stessa polizia, tutti convinti della sua colpevolezza. E' qui, paradossalmente, che ho cominciato a fare moltissima fatica a venire coinvolta da Wake Up Dead Man, che sostituisce la scoppiettante battaglia tra Padre Jud e il Monsignore con una didascalica indagine atta a scoprire la dinamica di un delitto perfetto letteralmente da manuale, anzi, da romanzo, e poco si cura di personaggi potenzialmente interessanti, relegati a mero contorno. L'unico ad essere ben delineato dall'inizio alla fine è Padre Jud, attraverso il quale Blanc si riconcilia con una spiritualità consapevolmente ignorata (per non dire disprezzata), ma il rovescio della medaglia di questo aspetto è che persino il detective risulta stereotipato e vuoto.

A differenza dei primi due film, ho fatto fatica a seguire Wake Up Dead Man perché mi sono annoiata al punto da avere difficoltà a rimanere sveglia, persa nel cervellotico autocompiacimento di un protagonista che, in precedenza, avevo adorato. Il desiderio di svelare i meccanismi di una perfezione che sfocia nel miracolo ha fatto sì che mi perdessi più volte, e solo nel corso della rivelazione definitiva sono arrivata commuovermi, sempre grazie al Padre Jud di Josh O'Connor, il quale meriterebbe un film a sé, altro che il nostro Don Matteo. A differenza dei precedenti Knives Out, mi è sembrato che qui anche i meccanismi dietro il delitto e le sue conseguenze fossero "di comodo", molto faciloni, in primis un dettaglio della rivelazione finale che a me sa tanto di "perché sì", assieme al dubbio sortomi sul perché un determinato personaggio dovesse tenersi in casa un complemento d'arredo allucinante. Mi è dispiaciuto molto non riuscire né a divertirmi né ad appassionarmi perché, come sempre, per quanto riguarda scenografie ed oggetti particolarmente importanti per l'indagine, Wake Up Dead Man è di altissimo livello e ho trovato simpatici anche un paio di espedienti narrativi, come il "video nel video" o la lunga introduzione scritta, per non parlare delle doppie narrazioni che, attraverso l'uso di un secondo punto di vista, rivelano la triste realtà di eventi passati. Mi è mancata, purtroppo, la critica sociale corrosiva dei primi due capitoli. Non che qui sia assente, ma l'ho trovata banale, affidata a personaggi talmente superficiali da essere caricature ben poco efficaci, il che si riflette anche nella performance degli attori, non particolarmente entusiasmanti. Chi ne esce a testa altissima è un Josh O'Connor sempre più bravo, e anche Glenn Close e Josh Brolin, che ho faticato a riconoscere, sono degni di nota, mentre mi è parso che Daniel Craig, pur essendosi palesemente divertito, abbia scelto stavolta di interpretare Benoit Blanc inserendo il pilota automatico, lasciando spazio al giovane co-protagonista. Tre anni fa speravo in un crossover coi Muppet, forse sarebbe stato meglio, perché per quanto mi riguarda, e lo dico con sommo dispiacere, Wake Up Dead Man: Knives Out è un film dimenticabilissimo, tanto che non spero neppure ci sia un ennesimo seguito, se i risultati sono questi.

CAST

Del regista e sceneggiatore Rian Johnson ho già parlato QUI. Daniel Craig (Benoit Blanc), Josh O'Connor (Padre Jud Duplenticy), Glenn Close (Martha Delacroix), Josh Brolin (Mons. Jefferson Wicks), Mila Kunis (Capo Geraldine Scott), Jeremy Renner (Dr. Nat Sharp), Kerry Washington (Vera Draven), Cailee Spaeny (Simone Vivane), Thomas Haden Church (Samson Holt), Jeffrey Wright (Vescovo Langstrom) e Joseph Gordon-Levitt (è la voce del telecronista di baseball) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Lindsay LohanTom Hardy erano stati contattati per partecipare al film, ma i loro ruoli sono andati a Mila Kunis e Jeremy Renner. Se Wake Up Dead Man: Knives Out vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, Cena con delitto - Knives Out e Glass Onion - Knives Out. ENJOY!

venerdì 3 maggio 2019

Avengers: Endgame (2019)

Ho aspettato una settimana ma finalmente anche io sono riuscita a vedere Avengers: Endgame, diretto dai fratelli Anthony Russo e Joe Russo. L'accortezza sarà inutile visto che sarete già andati tutti al cinema ma ovviamente il post sarà SENZA SPOILER.


Trama: prostrati dalla morte di metà della popolazione mondiale per mano di Thanos e delle Gemme dell'Infinito, gli Avengers devono cercare di andare avanti e salvare il salvabile.



Questo sarà un post atipico e molto breve, per moltissimi motivi. Innanzitutto, e so di essere prosaica e anche una brutta persona, non scrivo sul blog da quasi due settimane (santa programmazione!!) quindi sono più che arrugginita e ricominciare con un film così importante mi uccide; poi, ne hanno già parlato tutti e con più competenza, quindi non penso di avere null'altro da aggiungere a quanto scritto; infine, c'è sempre il rischio spoiler involontari in agguato e siccome ho passato una settimana fuori da ogni social riuscendo a godermi ogni istante di questo canto del cigno della fase tre del MCU, vorrei che anche ai miei lettori venisse concesso di godere dello stesso privilegio. Personalmente, posso dire di essere rimasta molto soddisfatta da questo Avengers: Endgame. Tirare le fila di undici anni di film Marvel cercando non solo di far quadrare gli eventi dei vari film principali e spin-off ma anche di mantenere con coerenza quel minimo di approfondimento psicologico e di sviluppo caratteriale di cui hanno goduto alcuni personaggi fortunati (e no, Thor, porco diavolo, non sto parlando di te) non era sicuramente facile ma per quel poco che mi è sembrato di capire, considerando che ho guardato ogni film del MCU solo UNA volta, all'uscita cinematografica e stop, direi che tutti i coinvolti ci sono riusciti. Non entro nel merito delle innumerevoli citazioni fumettistiche, sapete che i Vendicatori cartacei non li conosco, ma a livello di trama, in tre ore che scorrono lisce come fossero due, gli sceneggiatori sono riusciti ad imbroccare in'idea di prologo a dir poco perfetta (mai visto un inizio così cupo in un film di supereroi, così realisticamente devastante, che non si limitasse a prendere atto di quanto successo nella pellicola precedente ma si prendesse persino il tempo di ragionarci sopra in un timespan più ampio), almeno quattro momenti davvero commoventi e un paio di gag riuscite, inseriti all'interno di una storia perfetta per chi ama i What If...? e un certo genere di cinema di fantascienza; qui e là si respira della vera ed esaltante epicità, ci si emoziona  come se davvero non si sapesse come andrà a finire e ci si incazza persino. Talvolta per motivi seri, soprattutto in alcuni momenti di alta tensione, spesso per motivi faceti, ché una gag reiterata ed incentrata sul biondo asgardiano a una certa fa anche un po' cadere le braccia.


A livello visivo, sono purtroppo stata costretta a vedere il film in 3D e, sebbene non l'abbia trovato scuro o fastidioso come altre volte, continuo a rimanere dell'opinione che il 3D sia la cosa più inutile mai inventata per il cinema. Detto questo, i Fratelli Russo ormai ci hanno preso la mano e le loro scene d'azione sono sempre assai ben fatte, chiare e non troppo penalizzate dal PG-13, sostenute da effetti speciali decisamente all'altezza, capaci di far rimanere a bocca aperta; in tutta sincerità, la battaglia conclusiva non mi è tuttavia sembrata molto diversa dalla pubblicità di un videogame e alcune "pose" dei personaggi le ho vissute come mero fanservice che toglieva naturalezza al tutto ma ciò non toglie che gestire così tanta carne al fuoco merita un'alzata di cappello, come minimo. Gli attori sono ormai tutti in parte e se da un lato ci si scalda il cuore nel vedere personaggi amati come Cap, Iron Man, Occhio di Falco o Ant-Man riprendere a vivere sul grande schermo come se il tempo non passasse mai, dall'altra dispiace vedere altri ridotti a mere, costosissime comparse, magari con una battuta scarsa a testa, come se gli sceneggiatori avessero una lunga lista di nomi da spuntare uno per uno. Mi rendo conto che la cosa è inevitabile, alla fine si trattava di far convergere mezza dozzina di gruppi e stili differenti in un'unica pellicola globale, ma rimane comunque un po' di amaro in bocca. A prescindere dalla mia natura di noiosa incontentabile, devo ammettere che Kevin Feige e compagnia cantante, pur rappresentando in parte il male senz'anima che porterà alla morte del Cinema, va bene, blablabla, sono riusciti a dare una degna conclusione a qualcosa che, nel bene o nel male, accompagna appassionati e non da almeno un decennio. Si chiude un cerchio, si chiude omaggiando il passato e guardando al futuro e ai soldoni ancora da incassare, si chiude con un sorrisone sul volto di chi ha scommesso sui cosiddetti cinecomic e ha vinto a man bassa, si chiude con la lacrima nell'occhio di chi "sì, 'sti film sono tutti uguali e ce li dimentichiamo dopo una settimana però sono come la coperta di Linus e porco Giuda *inserire nome di supereroe/attore a caso, per esempio Robert Downey Jr.* quanto ti voglio bene?". A tal proposito, mi viene da pensare che con la fine della cosiddetta "fase 3" sarà difficile ricostruire qualcosa di altrettanto coeso, coinvolgente e, perché no, persino glamour come ciò che ci siamo appena lasciati alle spalle... ma chi vivrà, vedrà. Probabilmente sarà una storia che riusciranno a seguire solo i true believers e chissà se rientrerò nel novero. Mi permetto di dubitarne ma intanto mi godo le sensazioni lasciate da questo Avengers: Endgame e ad urlare, sì, persino io che sono X-Fan, "Vendicatori uniti!!"


Dei registi Anthony e Joe Russo (che compare come uno dei "pazienti" di Cap) ho già parlato QUIRobert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Jeremy Renner (Clint Burton/Hawkeye),  Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Benedict Cumberbatch (Doctor Strange), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Chadwick Boseman (T'Challa/Pantera nera), Brie Larson (Carol Danvers/Captain Marvel),  Zoe Saldana (Gamora), Karen Gillan (Nebula), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne/The Wasp), Tessa Thompson (Valchiria), Rene Russo (Frigga), Tom Hiddleston (Loki), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet Witch), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Danai Gurira (Okoye), Benedict Wong (Wong), Dave Bautista (Drax), John Slattery (Howard Stark), Tilda Swinton (L'Antico), Jon Favreau (Happy Hogan), Hayley Atwell (Peggy Carter), Natalie Portman (Jane Foster, in filmati riutilizzati), Marisa Tomei (Zia May), Taika Waititi (voce di Korg), Angela Bassett (Ramonda), Michael Douglas (Hank Pym), Michelle Pfeiffer (Janet Van Dyne), William Hurt (Segretario di stato Thaddeus Ross), Winston Duke (M'Baku), Linda Cardellini (Laura Barton), Frank Grillo (Brock Rumlow), James D'Arcy (Jarvis),  Vin Diesel (voce di Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket Raccoon), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Robert Redford (Alexander Pierce), Josh Brolin (Thanos), Chris Pratt (Peter Quill/Star-Lord), Sean Gunn ("corpo" di Rocket), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Cobie Smulders (Maria Hill), Kerry Condon (Voce originale di Friday), Ken Jeong (Guardia di sicurezza) e Carrie Coon (Proxima Midnight, voce originale non accreditata), li trovate invece ai rispettivi link.


L'immancabile Stan Lee compare ringiovanito negli anni '70 mentre Joy McAvoy, sorella minore del ben più famoso James, è una delle dame asgardiane. Siccome Avengers: Endgame chiude un cerchio, vediamo di recuperare il recuperabile: Captain America: Il primo vendicatoreIron ManIron Man 2, L'incredibile HulkThor , The Avengers, Iron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della GalassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of UltronAnt - ManDoctor StrangeCaptain America: Civil WarSpider-Man: Homecoming , Thor: Ragnarok, Black Panther, Avengers: Infinity War, Ant-Man and the Wasp e Captain Marvel. Aspettando, ovviamente, che escano Spider-Man: Far From Home, l'unico al momento sicuro, e poi Black Widow, Doctor Strange 2, Guardiani della Galassia 3 e le serie dedicate ad Hawkeye, Wanda e la Visione (WandaVision), Loki e Falcon & Winter Soldier, probabilmente in uscita sul nuovo Disney +.  ENJOY!


martedì 10 aprile 2018

I segreti di Wind River (2017)

Spinta da un trailer ingannevole e supportata dalle opinioni più che positive di fior di blogger, domenica ho portato il Bolluomo a vedere I segreti di Wind River (Wind River), diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista Taylor Sheridan.


Trama: una ragazza viene trovata assassinata in mezzo alla neve, all'interno di una riserva indiana. Una giovane agente dell'FBI viene incaricata delle indagini e cercherà l'aiuto di un cacciatore esperto, emotivamente coinvolto nel delitto...


Mi sembra doveroso cominciare il post con un avvertimento, in quanto il trailer italiano di Wind River è incredibilmente fuorviante e rischia di scontentare molti spettatori: la pellicola di Sheridan NON è "il nuovo Silenzio degli innocenti", nemmeno per sbaglio. C'è una scena all'interno di Wind River dove l'agente dell'FBI Jane Banner percorre uno squallido dedalo di corridoi con la pistola spianata e la visuale offuscata ed effettivamente questa sequenza ricorda molto quella in cui Clarice si ritrova sola, alla mercé di Buffalo Bill, sul finale de Il silenzio degli innocenti, per il resto i due film non potrebbero essere più diversi. I segreti di Wind River è ANCHE un thriller, se così vogliamo definirlo, poiché gli eventi vengono scatenati da un omicidio che porta a delle indagini, una caccia, un confronto finale al cardiopalma, ma è SOPRATTUTTO un film sul senso di colpa, sul dolore, su come gli esseri umani cercano di sopravvivere a tragedie che rischierebbero di privarli della sanità mentale o perlomeno della voglia di vivere. E' per questo che Wind River è una delle pellicole più belle che vi capiterà di vedere in sala quest'anno, emblema di un Cinema lontano dalle opere mordi e fuggi moderne, che offre allo spettatore tutto il tempo di riflettere ed empatizzare coi protagonisti, scoprendo senza fretta (e senza bisogno di dialoghi che sviscerino ogni loro sentimento con dovizia di particolari) ciò che li muove, ciò che li ha resi quello che sono e cos'è che li lega, così che l'inevitabile pugno allo stomaco sospeso nell'aria fin dall'inizio colpisca con forza ancora maggiore. Fondamentale, per arrivare al cuore della storia, il personaggio di Jane Barren, che si fa carico del punto di vista e dell'ignoranza dello spettatore: agente giovane, inesperta, la Barren viene mandata dai suoi superiori in una terra di confine dove vigono equilibri delicatissimi, popolata da nativi americani confinati in essa a mo' di contentino proprio dagli stessi visi pallidi che si sono ripuliti la coscienza dopo averli espropriati di ogni cosa. Attraverso Jane noi non arriviamo a capire tutto, anzi. Come lei, possiamo solo prendere atto di quanto schifo e rassegnazione si celi in quella terra di frontiera dove la gente vive male, muore e scompare senza un perché e continuare a porci come osservatori esterni, piangendo tutta la nostra frustrazione davanti a una situazione che probabilmente non cambierà mai visto che neppure chi vive e lavora nella riserva di Wind River come Cory riesce a fare qualcosa per migliorarla.


Cory è la guida di Jane, il nostro Virgilio all'interno di questo girone dantesco della frontiera USA. Uomo integerrimo, cacciatore freddo come il ghiaccio ed instancabile, è stato accolto dagli abitanti della riserva in quanto marito di una delle loro "donne" e da quest'ultima è stato cacciato dopo un solo, terribile attimo di distrazione che ha causato una tragedia irreparabile. Attraverso Cory sia noi che Jane arriviamo a sfiorare la superficie di tutto il marcio nascosto dal bianco immacolato della neve ma, poiché il dolore di una persona è qualcosa di intimo e inviolabile, ciò che ci viene trasmesso è solo quello che la persona in questione desidera condividere: quando Martin piange disperato tra le braccia di Cory noi, come Jane, possiamo solo ascoltare il suo lamento di dolore ma non ci è concesso vedere, per rispetto di un uomo fiero e colpito da un'immane tragedia. Questo è solo uno dei molti esempi della delicatezza con cui Sheridan racconta per immagini una storia allo stesso tempo umana e DISumana, dove il disagio la fa da padrone e i sogni rischiano di trasformarsi in incubi per chi non vive costantemente sul chi va là e non ha la tempra per sopravvivere. La cinepresa del regista si trattiene nei momenti più "sensibili" ma non ha paura di affrontare le tempeste di neve, di seguire le motoslitte lungo le strade più impervie (con degli stacchi di montaggio da paura, per inciso, al punto che sembra quasi di essere in sella con Cory), di mostrarci l'orrore casuale di una violenza che nasce per gioco, di mozzarci il respiro con un paio di stalli che da soli darebbero dei punti al 90% dei film action moderni (anche lì, il montaggio la fa da padrone), di catturare la bellezza di un paesaggio da cartolina dove non andrei a vivere nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. E pensare che c'è gente letteralmente costretta a viverci, neanche fosse la più alta delle concessioni. I segreti di Wind River, nonostante lo sciocco titolo italiano, è al momento uno dei film più belli dell'anno e sicuramente una pellicola che mi rimarrà dentro per molto tempo, concretizzata nella sensazione di magone pesantissimo che mi ha attanagliata a fine visione. E' grande cinema, fatto di tecnica, bravura e tanto cuore, messo in campo non solo dagli attori favolosi (altro che supereroi, Renner, la Olsen e Bernthal dimostrano di poter fare qualunque cosa!) ma anche e soprattutto da un Autore raffinato come Taylor Sheridan, uno dei più grandi talenti recenti. Fatevi il favore di non perderlo!


Di Jeremy Renner (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Gil Birmingham (Martin) e Jon Bernthal (Matt) ho parlato ai rispettivi link.

Taylor Sheridan è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto un altro film, l'horror Vile. Anche attore e produttore, ha 48 anni.


Graham Greene interpreta Ben. Canadese, ha partecipato a film come Balla coi lupi, Die Hard - Duri a morire, Il miglio verde, The Twilight Saga: New Moon, Molly's Game e a serie quali La signora in giallo, Oltre i limiti Numb3rs. Ha 66 anni e ben nove film in uscita.


Jeremy Renner è stato la prima scelta del regista per il ruolo di Cory ma siccome nel 2016 l'attore era impegnato con le riprese di Arrival la parte era stata proposta anche a Chris Pine. Una volta che quest'ultimo ha cominciato a lavorare in Wonder Woman e Renner si è liberato, il buon Occhio di falco è tornato ad essere Cory. Detto questo, se I segreti di Wind River vi fosse piaciuto recuperate Sicario e Hell or High Water, i primi due "capitoli" dell'ideale Trilogia della Frontiera Americana del regista. ENJOY!




venerdì 27 gennaio 2017

Arrival (2016)

Comincia la corsa all'Oscar, conseguentemente anche il recupero di film da qui alla fatidica data. Cercherò di essere più rapida e puntuale che posso ma la situazione distributiva italiana non darà una mano, già lo so. Qualcosa di buono comunque lo ha fatto visto che Arrival, diretto nel 2016 da Denis Villeneuve e candidato a otto premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro), è già arrivato in Italia ed è bellissimo. Segue post senza spoiler.


Trama: quando dei misteriosi "bozzoli" spaziali compaiono in dodici diverse località terrestri, la linguista Louise Banks viene chiamata per capire il linguaggio degli alieni e tentare di comprendere quale sia il loro scopo sulla Terra.


Con Arrival ho toccato un non invidiabile record personale: al quinto minuto di pellicola piangevo già come una fontana, non scherzo. La colpa, se posso usare impropriamente questo termine, è dell'utilizzo della splendida melodia On the Nature of Daylight di Max Richter, già apprezzata in film quali Shutter Island e Disconnect durante sequenze particolarmente topiche ed emozionanti e ripescata da Villeneuve per impreziosire l'inizio e la fine di quel gioiello che è Arrival. Per me che di musica e fantascienza non capisco nulla, emozionarmi così tanto all'inizio di una pellicola di genere e proprio grazie alla colonna sonora (tra l'altro bellissima, non solo per questo pezzo) significa già predisporre il mio animo verso qualcosa di non meglio definito ma sicuramente bello ed importante, e significa aprire non tanto la mente ma soprattutto il cuore ad una storia che punta moltissimo sull'importanza della comunicazione; Villeneuve ha esordito utilizzando un linguaggio che ho potuto capire persino io e ciò mi ha permesso di affrontare "in pace" una pellicola di non facile lettura, che sicuramente offre il fianco a mille interpretazioni e tremila obiezioni. Il secondo elemento di Arrival in grado di fare breccia nel mio cuore è stato poi, neanche a dirlo, la natura della protagonista. Louise Banks ha una freccia fondamentale al suo arco, quella di essere una formidabile linguista, che non significa semplicemente "sapere tante lingue" bensì "sapere COME funzioni il linguaggio"e, soprattutto, "avere la ferma volontà di capire chi ci sta davanti" che è poi la molla che spinge i pazzi come la sottoscritta ad impegnarsi nell'ingrato studio delle lingue straniere (dico ingrato perché, tolte soddisfazioni puramente personali, la laurea in lingue a me è servita davvero poco nella vita. Altro che alieni... ma sorvoliamo). A differenza di mille altri film di genere dove i protagonisti affrontano la forma di vita aliena di turno con paroloni scientifici quando va bene oppure enormi fucili quando va male, Louise si impegna quindi a trovare un modo letteralmente universale per facilitare le comunicazioni e capire quale sia lo scopo di Abbott e Costello (così vengono ribattezzati gli alieni) sulla Terra ed è seguendo le ricerche e i tentativi della protagonista che Arrival si apre a ragionamenti ben più profondi, che trascendono la storia narrata e che sono legati al modo in cui i due alieni percepiscono il tempo e lo spazio, percezione che influenza moltissimo la struttura stessa della pellicola.


Aggiungere altro sulla trama sarebbe un delitto, anche se prima o poi mi piacerebbe scrivere un lungo post (come ho fatto per Silence) sui pensieri che mi hanno attraversato la mente alla fine di Arrival, ma siccome un elemento fondamentale del film è la possibilità di scegliere come interpretare i segni che ci vengono inviati dall'universo e, soprattutto, l'importanza di praticare il libero arbitrio anche di fronte all'ineluttabilità del destino, la stesura di un articolo "spiegone" andrebbe contro tutto ciò che racconta Villeneuve. Allora mi limiterò a dire di quanto Arrival mi sia piaciuto tantissimo anche dal punto di vista formale, con quell'aria uggiosa che permea tutta la pellicola, capace di accrescere ancora di più la presunta minaccia aliena, a tratti mitigata da immagini talmente delicate per quel che riguarda i colori e la composizione che scomodare Malick non sarebbe così sbagliato. Ho adorato il design semplice dei baccelli sospesi nell'aria, il trip prospettico che è l'ingresso dei protagonisti all'interno della nave aliena, l'eleganza dei segni grafici creati ad hoc per simulare la scrittura di Abbott e Costello, la perfezione di un montaggio e di una regia che non lasciano assolutamente nulla al caso. Soprattutto, ho amato lo sguardo di Amy Adams, quello sguardo che già mi aveva catturata con Animali notturni e che qui assume ancora ulteriori valenze, lasciando trasparire la forza e la determinazione nascoste all'interno di una donna apparentemente fragile, costretta a scontrarsi non solo contro un mondo maschilista e guerrafondaio ma anche con un dono alieno talmente soverchiante da chiedersi "che diavolo avrei fatto io al suo posto?". Come si diceva su Facebook, Arrival è un film importantissimo, forse uno dei più importanti dell'anno e non solo per quel che riguarda il campo della fantascienza, ma proprio perché è una pellicola che supera i generi e può riuscire nel miracolo di far riflettere lo spettatore sulla propria natura per settimane. Io, intanto che rifletto, per non sbagliare raggiungerò l'apice dello spleen ascoltando in loop continuo On the Nature of Daylight e continuando a versare lacrime finché non arriveranno gli alieni a darmi consolazione con un abbraccio tentacolato.


Del regista Denis Villeneuve ho già parlato QUI. Amy Adams (Louise Banks), Jeremy Renner (Ian Donnelly), Forest Whitaker (Colonnello Weber) e Michael Stuhlbarg (Agente Halpern) li trovate invece ai rispettivi link.


La piccola Hannah viene interpretata, nelle fasi della sua vita, da tre attrici diverse, una delle quali è la piccola Abigail Pniowsky, che interpretava Lily Painter nella prima stagione dell'inquietantissimo Channel Zero e che ritroveremo nella seconda, imminente stagione. A proposito di Hannah, il destino della giovane è diverso nel racconto di Ted Chiang, all'interno del quale SPOILER la ragazza muore a 25 anni per un incidente in montagna invece che a causa di una malattia (ciò nonostante Louise decide comunque di non intervenire per cambiare il corso degli eventi). Inoltre, inizialmente la trama del film prevedeva che i doni degli alieni fossero parti di tecnologia ben specificate e diverse per ogni zona del pianeta ma, a quanto pare, per evitare somiglianze con Interstellar il finale della pellicola è stato cambiato; OVVIAMENTE, se Arrival vi fosse piaciuto non vi consiglierò di recuperare quella camurrìa di Interstellar però potete provare con Frequency - Il futuro è in ascolto, Contact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. - L'extraterrestre e persino L'esercito delle 12 scimmie. ENJOY!

martedì 10 maggio 2016

Captain America: Civil War (2016)

Finalmente anche io sono riuscita ad andare a vedere Captain America: Civil War, diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo: segue post rigorosamente SPOILER FREE!!


Trama: a seguito della morte di parecchi civili, le Nazioni Unite stilano un protocollo che prevede, di fatto, la "statalizzazione" degli Avengers. Se Iron Man, roso dai sensi di colpa, è pronto a firmare, Capitan America è ben deciso a rimanere libero...



Nonostante Civil War mi sia piaciuto moltissimo voglio che il post sia necessariamente spoiler free quindi sarò particolarmente sintetica, anche perché non avevo letto ai tempi la versione cartacea di questo mega crossover Marvel e non sarei in grado di fare confronti o impelagarmi nel comodo gioco "è meglio il film o il libro?". Innanzitutto, è necessario dire che Civil War rappresenta l'evoluzione dell'Universo Cinematografico Marvel, un passo avanti verso l'equilibrio tra le pellicole zeppe di quell'ironia spesso fuori luogo tipiche della Casa delle Idee (non che qui l'ironia non ci sia, si veda lo sguardo d'intesa maschile che si scambiano Rogers, Falcon e Bucky ma è molto ben dosata) e le processioni con tanto di cilicio incarnate dai film della DC (ogni riferimento alle meravigliose recensioni di Leo Ortolani è assolutamente casuale, ovviamente!), inoltre credo sia uno dei pochi film di supereroi ad ampliare la prospettiva e focalizzare l'attenzione non solo sulla cerchia ristretta dei protagonisti ma anche sulle miriadi di persone senza volto che sono costrette a condividere il loro universo; la Guerra Civile del titolo parte, di fatto, da una serie di "effetti collaterali" al salvataggio del mondo, tra i quali la morte di un numero enorme di civili innocenti, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questo scatena una serie di domande scomode, ovviamente: qual è la differenza tra eroi e vigilantes? E' giusto che persone potentissime siano libere di girare per il mondo e utilizzare i loro poteri per scopi insondabili ai comuni mortali? Dove si trova il confine tra lavorare per il governo e ritrovarsi ad essere delle pedine utilizzate per oscuri fini politici? Fin dove è giusto spingersi per proteggere chi ci è caro? Questi sono solo alcuni dei quesiti posti nel corso del film e fortunatamente Civil War non si prefigge di dare delle risposte univoche. Al di là dei facili hashtag che imperversano nella rete, dare ragione al #TeamCap o al #TeamStark non è affatto facile poiché tutti i membri delle due fazioni hanno i loro buoni motivi per perseguire le proprie convinzioni, così come tutti i membri hanno le loro colpe e i loro peccati da scontare a renderli ciechi di fronte al disastro che potrebbe causare una guerra intestina. La Civil War è il fulcro di un passaggio che condizionerà per forza di cose tutti i prossimi film Marvel e la presenza nel titolo di Captain America non impedisce alla pellicola di diventare un Avengers 3 (roba che se non avete visto Avengers: Age of Ultron Ant Man siete fregati, mi spiace!), all'interno del quale viene dato il giusto spazio a tutti i membri della squadra, tanto che a un certo punto le macchinazioni del villain di turno finiscono quasi in secondo piano prima di tornare prepotenti nel toccante pre-finale.


Al divertimento di parteggiare per l'una o per l'altra fazione si aggiunge infatti la GODURIA di vedere i personaggi interagire tra loro con una naturalezza che farebbe invidia a qualsiasi capitolo degli X-Men cinematografici, tra battibecchi, profferte di amicizia, qualche timido accenno ad eventuali storie d'amore ed antipatie difficili da sopire, magari coltivate nel corso degli anni. L'assenza di Thor e Bruce Banner non si fa sentire (sono sempre nei nostri cuori e "ci guardano da lassù", inoltre vengono utilizzati durante un dialogo come termine di paragone calzantissimo), anche perché tutti gli eroi e i villain coinvolti nella Civil War sono sfaccettati e ben lontani dall'essere dei pupazzotti monodimensionali; ormai ad Iron Man, Cap, Occhio di Falco e Vedova Nera siamo abituati, non c'è dubbio che la parte del leone spetti a loro, tanto che pare quasi di ritrovare dei vecchi amici, ma il modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a rendere vivi anche i nuovi arrivi ha un che di miracoloso. Senza scendere troppo nei particolari, Pantera Nera, Scarlett, la Visione, Ant Man, il Soldato d'inverno, l'Uomo Ragno e persino War Machine e Falcon, due personaggi che non mi hanno mai convinta granché, sono adorabili, umanissimi e complessi, oltre che una figata da vedere in azione. Nascondersi dietro a un dito sarebbe da ipocriti: le scene "di menare", all'interno delle quali si possono apprezzare i poteri e le abilità dei membri delle due fazioni mentre si pestano come se non avessero un domani, erano sicuramente le più attese ed effettivamente non deludono. I fratelli Russo giocano talvolta con inquadrature azzardate e il montaggio è talmente dinamico che due sequenze in particolare, quella iniziale e quella anticipata dai trailer che vede gli eroi scontrarsi, diventano una gioia per gli occhi di ogni appassionato: vedere un personaggio iconico come Pantera Nera (dal costume meraviglioso oltre che uno dei pochi eroi di finzione capace di evolvere e diventare tridimensionale nel giro di un film!) sfoggiare tutte le sue abilità e rimanere ipnotizzati dalle magie di una Scarlet stilosa e bellissima scaldano veramente il cuore e, finalmente, abbiamo un Uomo Ragno degno di questo nome, alla faccia di quei molluschi di Tobey Maguire o Andrew Garfield! Peter Parker uno di noi e senza dubbio il giovanissimo Tom Holland, assieme alla zia gnocca Marisa Tomei, non è solo una delle rivelazioni di Civil War ma anche l'unico che mi riporterà al cinema a vedere le gesta dell'ennesimo Uomo Ragno. Detto ciò, non alzatevi durante i titoli di coda (ci sono DUE scene, mid e post credits), aspettate con gioia il 2017 e nel frattempo fiondatevi a vedere il film Marvel più bello dopo The Avengers!


Dei registi Anthony e Joe Russo (che interpreta lo psicologo sostituito da Zemo) ho già parlato QUI Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), Paul Bettany (Visione), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Daniel Brühl (Zemo), Frank Grillo (Brock Rumlow/Crossbones), Martin Freeman (Everett K.Ross), Marisa Tomei (May Parker), John Slattery (Howard Stark), Hope Davis (Maria Stark) e Alfre Woodard (Miriam) li trovate invece ai rispettivi link.

Chadwick Boseman interpreta T'Challa/Pantera Nera. Americano, ha partecipato a film come Gods of Egypt e a serie come CSI: NY, ER Medici in prima linea e Cold Case. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita tra cui Pantera Nera.


Emily VanCamp interpreta Sharon Carter. Canadese, ha partecipato a film come The Ring 2, Carriers e Captain America: The Winter Soldier. Ha 30 anni e un film in uscita.


William Hurt interpreta il segretario di Stato Thaddeus Ross. Americano, lo ricordo per film come Stati di allucinazione, Brivido caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Il bacio della donna ragno (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Figli di un Dio minore, Dentro la notizia, Ti amerò... fino ad ammazzarti, Michael, Dark City, Lost in Space, A.I. Intelligenza artificiale, The Village, A History of Violence, Syriana e L'incredibile Hulk, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak e Incubi e deliri. Anche, ha 66 anni e due film in uscita.


Tom Holland, che interpreta il giovanissimo Uomo Ragno, dovrebbe tornare (assieme a Robert Downey Jr. e Marisa Tomei i quali, peraltro, all'inizio degli anni '90 avevano avuto una relazione quindi altro che "zia gnocca"!) con lo stesso ruolo l'anno prossimo, in un film intitolato Spider-Man: Homecoming, la prima pellicola del Marvel Cinematographic Universe dedicata al tessiragnatele; l'immancabile cameo di Stan Lee invece stavolta vede comparire l'arzillo vecchietto nei panni di un improbabile corriere della FedEx. Passando a chi non ce l'ha fatta, Devil era parte integrante della Civil War cartacea e il povero Charlie Cox, favoloso "uomo senza paura" della serie Netflix, è rimasto molto male per il fatto di non essere stato incluso: lo stesso vale per Samuel L. Jackson, giustamente snobbato in quanto Nick Fury non sarebbe servito a nulla all'interno del film, per Evangeline Lilly, che dovrebbe comunque tornare nel ruolo di Hope Van Dyne/Wasp nel seguito di Ant-Man, Ant-Man and the Wasp, previsto per il 2018, e per Mark Ruffalo, che invece tornerà nei panni di Hulk in Thor: Ragnarok. E ora un po' di cronologia: Captain America: Civil War segue Iron ManIron Man 2ThorCaptain America - Il primo vendicatoreThe AvengersIron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierAvengers: Age of Ultron e Ant-Man: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I, Ant-Man and the Wasp Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!

venerdì 26 giugno 2015

La regola del gioco (2014)

Come pubblicizzano durante i trailer, quest'estate cinematografica dovrebbe essere particolarmente ricca e tra gli altri film che vengono citati nel corso di questa pubblicità c'è anche La regola del gioco (Kill the Messenger), diretto nel 2014 dal regista Michael Cuesta e basato sia sulla serie di articoli Dark Alliance di Gary Webb sia sulla stessa biografia di Webb, redatta da Nick Schou, dal titolo Kill the Messenger.


Trama: il giornalista Gary Webb pubblica una serie di articoli dove accusa la CIA di avere collaborato in Nicaragua con i ribelli anti-governativi Contra, aiutandoli a spacciare cocaina e crack nei bassifondi di Los Angeles per finanziare la loro causa. All'inizio Webb viene trattato come un eroe, dopodiché le cose si fanno sempre più dure, per lui e per la sua famiglia...


Sarà che sto invecchiando ma, pur continuando ad avere qualche difficoltà nel tenere il filo di tutti i nomi e le facce che scorrono sullo schermo nell'arco di due ore, i film tratti da storie vere come La regola del gioco (altro titolo italiano imbecille: che regola sarebbe? Chi si fa i fatti suoi campa cent'anni?) mi intrigano sempre di più. Al di là delle parti palesemente romanzate, di "dettagli" aggiunti per rendere più umani i personaggi (come per esempio, in questo caso, il rapporto tra il protagonista e il figlio maggiore, cementato dal restauro di una moto d'epoca) e dell'ovvia scelta di rendere il sembiante dei coinvolti più glamour e piacevole di quanto non fosse in realtà, questi spaccati di vita vissuta mi interessano molto e in particolare mi affascina l'intricato mondo del giornalismo o, meglio, di quello che era una volta il giornalismo, fatto di professionisti appassionati e libero dal pressapochismo internettiano. Purtroppo per Gary Webb, non libero da influenze politiche  né da diffidenza, invidia o ipocrisia; reporter di un giornale di provincia, il nostro è balzato agli onori della cronaca per un'inchiesta nata assolutamente per caso, che gli ha sì permesso di mettere in piazza gli altarini più squallidi ed ipocriti della CIA ma ha anche attirato su di sé le e ire e, conseguentemente, le sgradevoli attenzioni di persone prive di scrupoli e molto pericolose. Nel mondo dei media la credibilità è tutto ma, come già ci ha insegnato Fincher con il suo Gone Girl, è ancora più importante assecondare e fomentare la volubilità di un pubblico che ama sguazzare nel torbido e che in pochissimo tempo può passare dall'elevare una persona al rango di guru al reputarlo un truffatore della peggior specie per degli errori passati che nulla hanno a che fare con la sua professionalità. Nel corso di La regola del gioco a Gary Webb (reporter realmente esistito e morto in in circostanze misteriose, abbandonato dalla famiglia e senza avere avuto mai più la possibilità di lavorare per un giornale) succede proprio di passare dalle stelle alle stalle; la sua inchiesta desta molto scalpore ma viene insabbiata in brevissimo tempo e nonostante smuova parecchie acque ancora oggi il mistero sul reale coinvolgimento della CIA nella guerra civile in Nicaragua e, soprattutto, nella conseguente distribuzione della droga dei Contra a Los Angeles, è avvolta in una nube di mistero.


La pellicola si concentra quindi più sull'aspetto umano di Gary Webb che sull'effettiva validità della sua inchiesta ed offre un inquietante spaccato di quello che sta dietro le quinte di quella che dovrebbe essere un'informazione imparziale, fatta in realtà di giochi politici, compromessi ed ipocrisia: la lunga sequenza in cui Webb ritira comunque un premio come "giornalista dell'anno" mentre né il suo capo né il suo redattore hanno il coraggio di guardarlo in faccia dopo avere rinnegato pubblicamente i suoi articoli mette i brividi e lascia impotenti davanti al peso di una realtà così tragicamente e schifosamente negativa. Essere tacciato di falsità e pressapochismo ma ricevere comunque un premio per l'eccellenza del lavoro svolto è il culmine di una tragedia umana che si mescola in maniera molto naturale alla spy story, elementi che trasformano La  regola del gioco in un thriller d'inchiesta privo di momenti "morti" e capace d'inchiodare lo spettatore alla poltrona. Merito della storia narrata, sì, ma anche di un bravissimo Jeremy Renner, che si carica sulle spalle tutta l'ambizione, la sfrontatezza e la fragilità di Gary Webb senza risultare mai posticcio o forzato. Accanto a lui c'è tutta una ridda di comprimari che incarnano le due anime di La regola del gioco: a mio avviso funzionano molto bene attori come Mary Elizabeth Winstead o Oliver Platt, che ancorano la storia alla sua parte maggiormente "reale", mentre altri grandi nomi quali Ray Liotta o Andy Garcia (due attoroni quasi sprecati per quel che compaiono sullo schermo e lo stesso vale per Robert Patrick e Barry Pepper, per quanto ottimi caratteristi di lusso) risultano un po' fasulli nei loro ritratti di malviventi quasi leggendari, come se interpretassero le caricature dei loro personaggi più famosi. A parte questo trascurabile, piccolissimo difetto, La regola del gioco è un solido film dal sapore quasi anni '70, una di quelle pellicole intelligenti in grado di spingere lo spettatore a volersi documentare ulteriormente sui fatti narrati. In questa torrida estate di dinosauri, orsacchiotti e futuri post-apocalittici sarebbe bene ritagliare uno spazio anche per il film di Michael Cuesta!


Di Jeremy Renner (Gary Webb), Robert Patrick (Ronald J. Quail), Mary Elizabeth Winstead (Anna Simons), Barry Pepper (Russel Dodson), Tim Blake Nelson (Alan Fenster), Michael Kenneth Williams (Ricky Ross), Oliver Platt (Jerry Ceppos), Andy Garcia (Norwin Meneses), Michael Sheen (Fred Weil) e Ray Liotta (John Cullen) ho già parlato ai rispettivi link.

Michael Cuesta è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film episodi delle serie Six Feet Under, Dexter, True Blood e Homeland. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni.


Paz Vega (vero nome Paz Campos Trigo) interpreta Coral Baca. Spagnola, ha partecipato a film come Lucía y el sexo, Parla con lei, The Spirit, Vallanzasca - Gli angeli del male, Gli amanti passeggeri, Grace di Monaco e doppiato Madagascar 3 - Ricercati in Europa. Ha 39 anni e cinque film in uscita.


Durante le primissime fasi di produzione del film, erano stati fatti i nomi di Brad Pitt e Tom Cruise per il ruolo di Gary Webb mentre Spike Lee si era dimostrato molto interessato a finire dietro la macchina da presa. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Tutti gli uomini del presidente, Good Night, and Good Luck. e Insider - Dietro la verità. ENJOY!

martedì 28 aprile 2015

Avengers: Age of Ultron (2015)

E finalmente anche io sono riuscita ad andare a vedere l'attesissimo Avengers: Age of Ultron, diretto e co-sceneggiato da Joss Whedon! Questa seconda avventura dei Vendicatori sarà stata all'altezza della prima? Segue recensione senza spoiler!


Trama: desideroso di proteggere la Terra, Tony Stark da inavvertitamente vita ad un programma senziente chiamato Ultron che, contrariamente alle aspettative del suo creatore, diventerà una pericolosissima minaccia per gli Avengers...


Nel 2012 The Avengers era stato il colpaccio definitivo della Marvel che, dopo una serie di film poco esaltanti dedicati ai singoli personaggi (a parte quelli di Iron Man), era riuscita ad imbroccare il giusto mix di azione, divertimento ed introspezione creando una pellicola a dir poco epica nel suo genere (e sottolineo nel suo genere, non stiamo a raccontarci di aver davanti un capolavoro della cinematografia mondiale). Logico pensare che le aspettative per questo Age of Ultron fossero alle stelle ma sarei una bugiarda se dicessi di averlo apprezzato quanto il suo blasonatissimo fratello maggiore. Il problema, neanche a dirlo, è una sorta di naturale ripetitività delle situazioni e il fatto che i personaggi, bene o male, fanno quello che ci si aspetta da loro, con conseguente perdita di quella sensazione di freschissima novità che mi aveva colpita come il pugno di Hulk durante la visione di The Avengers. Nonostante quest'inevitabile e soggettiva "perdita di meraviglia" mi sono però goduta alla grandissima Age of Ultron proprio per il fatto che avesse dentro tutto quello che volevo e che mi sarei aspettata da Joss Whedon, ovvero fantasmagoriche scene d'azione condite da abbondante morte e distruzione soprattutto durante le grandiose sequenze finali ambientate nell'immaginaria città di Sokovia (ma anche l'Hulk scatenato in Wakanda non scherza affatto, anzi!!), mirabolanti effetti speciali sempre più impressionanti e perfetti, ironia dosata in tempi e modi capaci di dare vita a piccole sequenze cult (al di là delle battute di Tony Stark, davanti alle quali bisogna sempre levarsi il cappello, quanto è mortale la gag del martello?), riferimenti nerd piazzati al punto giusto e senza esagerare e, soprattutto, un'innata capacità di dare a tutti i personaggi lo spazio necessario per esprimersi al meglio. Sotto i riflettori ci sono sì i "soliti" pezzi grossi Iron Man, Capitan America, Thor e Hulk che, come sempre, fanno faville, ma il bello di Age of Ultron è che questa volta c'è spazio anche per approfondire la personalità di personaggi "minori" ma non per questo meno affascinanti.


Joss Whedon ha giustamente sentito il bisogno di dare identità e coesione a questi Vendicatori che, ricordiamolo, non sono gli X-Men uniti da una causa comune ma un gruppo di egocentrici o solitari che perseguono ognuno i propri scopi; l'aspetto più intelligente di Age of Ultron nonché quello che lo diversifica a The Avengers è dunque la scelta di spingere questi eroi a scavare dentro sé stessi e mettersi in discussione rispetto al gruppo, mostrando lati inediti e sorprendenti di personaggi misteriosi come Vedova nera o Occhio di falco, dotati di abilità meno "eclatanti" rispetto a quelle dei loro compagni ma non per questo meno indispensabili alla squadra. Molto introspettivo è anche lo stesso Ultron, un Pinocchio 2.0 che appena nato è già colmo di risentimento e dolore nei confronti del suo un creatore e di una specie che vorrebbe sì salvare, ma a suo modo, portandola prima all'estinzione totale. Nonostante gli intenti grandiosi, questo nuovo villain a dire la verità è privo di quella caratteristica di "minaccia definitiva", di quell"aura potentissima" in grado di angosciare protagonisti e spettatori che lo avrebbe reso indimenticabile, però mi è piaciuto tantissimo per l'incredibile umanità che si riusciva a scorgere appena sotto la superficie metallica (d'altronde parliamo di James Spader, mica pizza e fichi). Sicuramente mi è piaciuto più del pur interessante ed ambiguo "fratello buono" Visione, che secondo me mostrerà tutto il suo potenziale nei prossimi film dedicati ai Vendicatori, e delle new entry Wanda e Pietro Maximoff; la Scarlet Witch ha dei poteri anche troppo somiglianti a quelli della Jean Grey degli X-Men (d'altronde, è anche vero che rendere visivamente qualcosa di potenzialmente invincibile e complicato come l'"alterazione delle probabilità" sarebbe stato un casino) ma la sua commovente ed esaltante evoluzione "Willowesca" verso il finale mi fa ben sperare per il futuro, mentre il povero sfighé Quicksilver perde pesantemente la sfida col suo omonimo di X-Men: Giorni di un futuro passato, nonostante sia sicuramente più vicino al Pietro cartaceo. Diffettucci a parte, posso quindi affermare tranquillamente che Whedon ce l'ha fatta anche stavolta e che continuerò a volergli bene ancora a lungo... oltre, ovviamente, ad aspettare con gioiosa e nerdissima trepidazione la prossima avventura degli Avengers!


Del regista e co-sceneggiatore Joss Whedon ho già parlato QUI. Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk ma ovviamente la voce di Hulk trasformato è quella di Lou Ferrigno), Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), James Spader (voce originale di Ultron), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Aaron Taylor Johnson (Pietro Maximoff/Quicksilver), Paul Bettany (Jarvis/Visione), Cobie Smulders (Maria Hill), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Hayley Atwell (Peggy Carter), Idris Elba (Heimdall), Stellan Skarsgard (Erik Selvig), Thomas Kretschmann (Strucker), Andy Serkis (Ulysses Klaue) e Josh Brolin (Thanos) li trovate invece ai rispettivi link.

Elizabeth Olsen (vero nome Elizabeth Chase Olsen) interpreta Wanda Maximoff/Scarlet. Sorella minore delle vajassissime gemelle Olsen, ha partecipato a film come Red Lights, Oldboy, Godzilla e Captain America: The Winter Soldier. Americana, ha 26 anni e film in uscita tra cui Captain America: Civil War, che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Julie Delpy interpreta Madame B. Francese, la ricordo per film come Killing Zoe, I tre moschettieri, Prima dell'alba, Un lupo mannaro americano a Parigi, Prima del tramonto, Broken Flowers e Before Midnight, inoltre ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea. Anche sceneggiatrice, regista, produttrice e musicista, ha 46 anni e due film in uscita.


Linda Cardellini (vero nome Linda Edna Cardellini) interpreta Laura. Americana, la ricordo per film come Scooby - Doo, Scooby-Doo 2: Mostri scatenati e I segreti di Brokeback Mountain, inoltre ha partecipato a serie come Una famiglia del terzo tipo, Clueless, Una bionda per papà, E.R. Medici in prima linea e doppiato episodi di Robot Chicken. Ha 40 anni e due film in uscita.


Thanos avrebbe dovuto essere il villain della situazione al posto di Ultron ma giustamente Joss Whedon si è opposto e riusciremo a vederlo scatenarsi solo nel 2018 e 2019, quando usciranno i due film in cui sarà diviso Avengers: Infinity War che, tra l'altro, dovrebbero essere gli ultimi in cui comparirà Robert Downey Jr. nei panni di Iron Man; tagliato fuori da Age of Ultron anche Abominio, visto ne L'incredibile Hulk e interpretato da Tim Roth, che sarebbe dovuto tornare o come villain principale oppure come alleato del robottone. Dai personaggi che non ce l 'hanno fatta passiamo ora agli attori, con Saoirse Ronan che era stata brevemente presa in considerazione per il ruolo di Wanda Maximoff e Lindsay Lohan che non ha giustamente nemmeno passato l'audizione (bella Scarlet drogata!). Detto questo, pronti per il consueto riassuntone della continuity? Daje! Avengers: Age of Ultron segue Iron Man, L'incredibile Hulk, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Ant-Man, Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I, Avengers: Infinity War - Part 2 e probabilmente anche Pantera Nera. ENJOY!

martedì 18 febbraio 2014

Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe (2013)

Qualche sera fa mi sono messa a guardare, senza troppa convinzione, Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe (Hansel and Gretel: Witch Hunters), diretto nel 2013 dal regista Tommy Wirkola. Well, suprise, surprise...


Trama: dopo essere stati abbandonati nel bosco e avere ucciso la strega che abitava nella storica casetta di marzapane, Hansel e Gretel crescono per diventare veri e propri cacciatori di streghe. Un giorno, la loro caccia li conduce ad un villaggio dove i bambini scompaiono misteriosamente...


Sto impazzendo, mi sa. Mi preparavo a stroncare un'epica belinata e invece questo Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe, pur con tutti i suoi difetti, mi ha divertita un sacco e ho dovuto anche chinare il capo davanti a un paio di trovate gustosamente sanguinose! La cosa che lo ha salvato da eventuali critiche troppo impietose è che, innanzitutto, la regia non è fracassona e baracconesca come mi sarei aspettata (una "roba" tipo I Tre Moschettieri di Anderson o, peggio, tipo La leggenda del cacciatore di vampiri) ma tiene il ritmo del racconto ed asseconda le tamarreidi dei personaggi senza spaccare in due il cranio del povero spettatore o fargli scoppiare gli occhi come due acini d'uva. Un'altra cosa che mi ha spiazzata e che ho molto apprezzato è la natura ambigua del film. Superficialmente è una supercazzola più vicina all'action fantasy che all'horror e, indubbiamente, strappa grasse risate e non mette paura o inquietudine nemmeno per un secondo... tuttavia spesso e volentieri le scene vengono contaminate da dosi di gore perlomeno inusuali per il genere, il tasso di violenza è altissimo e un paio di sequenze lasciano intendere antefatti o conseguenze particolarmente spiacevoli, decisamente inadatte all'atmosfera che caratterizza il resto della pellicola. Questo guazzabuglio, assieme alla trama sicuramente banale ma comunque frizzante, contribuisce a divertire lo spettatore poco esigente o desideroso di un po' di sano e semplice entertainment per tutta la durata del film.


Per quel che riguarda la caratterizzazione dei due fratellini cacciatori, è simpatica l'idea di presentare una Gretel bellissima ma gretta e mascolina al punto da riuscire a trovarsi solo con un troll e un Hansel burbero, impacciato... e diabetico! La cosa sembra stupida ma mi ha fatto riflettere su come il folle Tommy Wirkola abbia trasformato la favola originale di Hansel e Gretel in qualcosa di totalmente non convenzionale ma anche, in qualche modo, coerente e neppure troppo campato in aria. Certo, le banalità non mancano  e nemmeno i personaggi tagliati con l'accetta (nel senso metaforico del termine ma non solo...), le streghe e lo sceriffo in primis, ma considerata la natura di prodotto di intrattenimento sono difetti accettabili e sui quali è facile sorvolare col cervello staccato. Gli attori portano a casa la pagnotta senza metterci troppo impegno e senza distaccarsi dai cliché in cui si sono impantanati nel corso degli anni (Famke Janssen è la solita fatalona pericolosa mentre Peter Stormare il solito villain dalla morale infima) ma anche loro hanno l'aria di essersi divertiti parecchio, quindi sembra quasi di respirare un'aria di totale relax. Il trucco delle streghe non è particolarmente esaltante, sembra più adatto ad una serie televisiva che ad un film e, sinceramente, non ho idea di come le armi di Hansel e Gretel o le varie scene d'azione siano state rese col 3D cinematografico, ma per quel che riguarda gli effetti speciali non mi è sembrato che la CG fosse invadente come spesso accade. Insomma, Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe non è nulla di trascendentale ma funziona, stranamente. Un'occhiata disimpegnata gliela darei!


Di Jeremy Renner (Hansel), Famke Janssen (Muriel), Derek Mears (Edward) e Peter Stormare (Sceriffo Berringer) ho già parlato ai rispettivi link.

Tommy Wirkola è il regista e sceneggiatore della pellicola. Norvegese, ha diretto film come Dead Snow e il suo seguito. Anche attore e produttore, ha 34 anni e un film in uscita.


Gemma Arterton interpreta Gretel. Inglese, ha partecipato a film come Rocknrolla, Quantum of Solace, I Love Radio Rock, Scontro fra Titani, Prince of Persia – Le sabbie del tempo e Byzantium. Ha 27 anni e tre film in uscita.


La stunt tarantiniana Zoe Bell compare durante il sabba come una delle streghe mentre il regista Tommy Wirkola fa una comparsata come uno degli assistenti dello sceriffo. Tra le “scartate” per il ruolo di Gretel figurano invece attrici del calibro di Diane Kruger, Eva Green e Noomi Rapace. Come si evince dal finale aperto, Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe ha da qualche tempo il sequel in produzione ma, per ora, non si conoscono né il regista né gli eventuali interpreti. Nell’attesa, sappiate che potete recuperare un’extended version della pellicola un bel po’ più esplicita e sanguinolenta e, se Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe vi fosse piaciuto, potete sempre guardare I fratelli Grimm e l’incantevole strega e magari, perché no, L’armata delle tenebre. ENJOY!

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