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venerdì 18 settembre 2026

2026 Horror Challenge: Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (2024)


Siccome questa settimana ho parlato di Pinocchio: Unstrung, e visto che la challenge settimanale lasciava libera scelta, oggi vi beccate due righe su Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (Winnie-the-Pooh: Blood and Honey 2), diretto e co-sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield.

TRAMA

Dopo gli omicidi del Bosco dei 100 acri, Christopher Robin ha tentato di rifarsi una vita come infermiere, ma tutti pensano sia un assassino. Almeno finché Pooh e i suoi mostruosi compagni non decidono di uscire dal bosco...

RECENSIONE

Torna, con un titolo italiano che farebbe la felicità di Antonio Albanese, l'orsetto non ricchione preferito dal webbe. Una volta avevamo gli Sharknado, oggi il Twisted Childhood Universe, e non so dirvi se si stava meglio prima oppure no. Quel che è certo è che i realizzatori di Sharknado sapevano di avere per le mani una puttanata col botto e hanno sempre giocato la carta, più o meno efficace, dell'ironia, mentre Rhys Frake-Waterfield crede di essere Wes Craven e si approccia alle opere da lui prodotte con la stessa baldanza e ancor più serietà, nonostante sia privo di qualsiasi capacità artistica. Qui, addirittura, si scomoda il metacinema: per giustificare le orrende maschere di gomma utilizzate in Winnie the Pooh: Sangue e Miele nonché il cambio dell'interprete di Christopher Robin, l'azione viene spostata avanti nel tempo, abbastanza perché la strage perpetrata da Pooh e soci sia già diventata leggenda e materia di riduzioni cinematografiche. Pertanto, gli schermi televisivi dei protagonisti proiettano Winnie the Pooh: Sangue e Miele in svariate occasioni, e più volte viene nominato il film in questione, con sommo scorno di Christopher Robin, ormai considerato il matto del paese, o il serial killer quando gli dice proprio male. Ovviamente, come noi sappiamo, Winnie the Pooh e soci esistono davvero anche se, plot twist shyamalano da me indovinato al minuto 41, la loro storia non è proprio quella che avevamo conosciuto nel primo film. Ad affiancare Pooh e Pimpi nelle loro sanguinose scorribande, questa volta troviamo il beniamino Tigro e un altro bestio al quale, per dare un volto disneyano, sono dovuta andare su Wikipedia, ovvero il gufo Uffa. E l'onomatopea in questione è proprio quella che è uscita più volte dalle mie labbra nel corso della visione. Winnie the Pooh: Sangue e Miele era una vaccata splatter al sapor di silicone, ma correva come un treno da un'efferatezza all'altra, qui invece Rhys Frake-Waterfield cerca di "nobilitare" la faccenda con noiosissimi intermezzi psicoanalitici e onirici, tentando persino di dare un background a Christopher Robin e famiglia, e i mostriciattoli del boschetto della sua fantasia si scatenano ben poco. Oppure, forse, lo fanno ma io non sono riuscita a vederli.

I realizzatori avranno, infatti, anche avuto il budget pompato, ma dev'essere andato tutto a discapito del direttore della fotografia, che invece di smarmellare ha pensato bene di giocare di sottrazione in ogni scena notturna (e ce ne sono parecchie). Il risultato, innanzitutto, è che Tigro e Pooh sono indistinguibili l'uno dall'altro a meno che non ci siano campi medi che li mostrino vestiti oppure che non si senta la voce di Tigro (che a me è sembrata intercambiabile a quella di Uffa, per inciso, una parodia del Freddy Krueger ciarliero), e poi non si capisce un belino nel corso della maggior parte delle mattanze, salvo qualche dettaglio particolarmente cruento in alcune scene. Se non altro, il make-up migliorato delle creature fa sì che Pooh non sembri più un rattuso idiota con una maschera di gomma in faccia, mentre Uffa fa molto Anjelica Huston in Chi ha paura delle streghe?, ma sono gli unici due aspetti positivi in un film sciatto a livello di sceneggiatura e, soprattutto, di attori. Con tutto l'amore che provo per l'accento inglese più stretto, non puoi pretendere di ingaggiare solo persone che biascicano con delle patate in bocca, stelline siliconate o cristiani inespressivi, conficcando peraltro l'ultimo chiodo nella bara della carriera di Simon Callow, uno che ha partecipato ad Amadeus, per Dio! Di più, il finale del film è apertissimo e persino minaccioso: illustrazioni ben più belle di tutto ciò che è stato mostrato fino a quel momento introducono Peter Pan's Neverland Nightmare (già uscito da anni anche in Italia. Probabilmente non ci avete fatto caso ma la psichiatra di Christopher si chiama Mary Darling), Bambi: The Reckoning e Pinocchio: Unstrung. Quest'ultimo l'ho apprezzato, come sapete, di Bambi mi se ne dice bene, ma ho il serio timore che Peter Pan mi farà male, male, male da morire. Ma chissà quando riuscirò a finire la saga! 

CAST

Del regista e co-sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI mentre Simon Callow, che interpreta Cavendish, lo trovate QUA.

CURIOSITÀ

Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele è il seguito di Winnie the Pooh: Sangue e Miele, se vi piace il genere recuperatelo, altrimenti evitate, ma recuperate senza indugio Pinocchio: Unstrung! ENJOY!



martedì 15 settembre 2026

Pinocchio: Unstrung (2026)


Non lo volevo nemmeno vedere, poi Lucia e Silvia ne hanno parlato con affetto, quindi ho recuperato Pinocchio: Unstrung, diretto e sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield.

Trama

Per risollevare il morale del nipote James, dopo la morte dei genitori e del migliore amico, Geppetto decide di fargli conoscere Pinocchio, un ragazzino di legno creato da lui. Tutto andrebbe per il meglio, non fosse che il desiderio di Pinocchio è diventare umano a sua volta...

Recensione

Non avevo voglia di guardare Pinocchio: Unstrung perché la mia fiducia nei confronti di Rhys Frake-Waterfield era pari a zero. Dopo l'inguardabile Winnie the Pooh: Sangue e miele e il suo seguito/reboot leggermente migliorato, Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (di cui non ho ancora parlato sul blog) il cosiddetto Twisted Childhood Universe mi aveva abboffata oltremisura. Il problema principale riscontrato durante la visione dei film dedicati all'orsetto rattuso era la totale mancanza di ironia a fronte di make-up ed effetti speciali al limite del decente e degli attori canini, mentre l'unico pregio del progetto TCU era una sfacciata esibizione di gore e violenza. Per fortuna, Rhys Frake-Waterfield deve avere udito i miei improperi, perché Pinocchio: Unstrung di serio ha poco o nulla. Certo, c'è la necessaria quota da pagare per il progetto "universo condiviso" che dovrebbe prima o poi condurre a Poohniverse: Monsters Assemble, con tutta una mitologia non meglio chiarita legata alla nascita di Pinocchio e dell'inquietante Wood Mother che, se non ho capito male, dovrebbe coinvolgere anche il creatore degli ibridi visti in Winnie the Pooh, ma sono dettagli che non rovinano il divertimento. In buona sostanza, Pinocchio: Unstrung è un rozzo coming of age in cui il burattino titolare, dopo aver cercato di diventare umano nel modo peggiore (per gli altri), impara a capire la differenza tra bene e male e ad accettare la propria unicità (forse). All'interno del percorso di crescita, come succede in quasi tutte le versioni di Pinocchio, il burattino incapperà in pochi buoni amici e troppi consiglieri fraudolenti, con un paio di aggravanti: gli amici, in Pinocchio: Unstrung, sono delle minchie di mare, e i consiglieri fraudolenti degli psicopatici da primato, come se già non bastasse quel minimo sindacale di devianza mentale di cui il burattino è dotato già in partenza. A farne le spese è chiunque si azzardi a fare del male, anche poco, al piccolo James, come accadeva nel reboot de La bambola assassina... solo che a Chucky piacerebbe essere matto in culo come il Pinocchio di Rhys Frake-Waterfield!

La più recente incarnazione di Pinocchio non ha, infatti, la minima remora morale e vuole solo divertirsi come un bambino, mettendo a frutto quelle poche "lezioni" di anatomia impartitegli dall'amichetto James per raccogliere quanto serve per diventare "vero". Mai mi sarei aspettata, all'interno di un film diretto da Rhys Frake-Waterfield, di trovare la sequenza più TW del 2026, una roba atroce che ha rischiato di farmi svenire in poltrona mentre con le mani cercavo di capire se la mia faccia aveva ancora tutto al suo posto. Obiettivamente, per quanto mi riguarda, la sequenza nello studio dentistico non ha rivali, e tutto il resto è la sagra dello humour nero e della cattiveria fuori scala, uniti ad effetti speciali deliziosi, interamente o quasi affidati ad artigiani che hanno evitato la CGI come la peste, e si vede. Questo è uno dei motivi per cui Pinocchio: Unstrung va visto, perché è ben raro al giorno d'oggi questo amore per gli effettacci splatter di una volta, e tale dedizione va ricompensata. Cascate male, invece, se decidete di salire sul treno di Pinocchio: Unstrung per godervi l'interpretazione di Robert Englund, perché il grillo è ben poco parlante. Detto ciò, a parte gli amici in carne e ossa di James (la versione discount di Dudley Dursley, apprezzabile solo per la cattiveria con cui viene trattato, e l'unica studentessa delle superiori che sembra una vecchia di 30 anni), gli attori che partecipano a Pinocchio: Unstrung sono molto meglio degli scappati di casa che infestavano i primi due film del Poohniverse, per non parlare poi della presenza di Richard Brake. Se Pinocchio è "unstrung", il suo Geppetto è "unhinged", e anche se mi fa riderissimo l'idea di un riccastro inglese che di nome fa Geppetto (se quello fosse il cognome sarebbe ancora peggio, ché James Geppetto non si può sentire), l'attore non si risparmia e, da un certo punto in poi, dà vita ad uno dei suoi tipici personaggi allucinanti e disgustosi che tutti i fan dell'horror hanno imparato ad amare. Non avrei mai pensato di scriverlo sul mio blog ma guardate Pinocchio: Unstrung perché ne vale proprio la pena. Io, intanto, proverò a dare una chance agli altri film del Poohniverse che mi mancano!

Cast

Del regista e sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI. Richard Brake (Geppetto) e Robert Englund (voce del Grillo) li trovate invece ai rispettivi link.
 

Curiosità

Scott Chambers, che interpreta Christopher Robin, riprende il ruolo da Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele, che vi consiglio di recuperare, se vi è piaciuto Pinocchio: Unstrung, assieme a Winnie the Pooh: Sangue e Miele, Peter Pan: Incubo nell'isola che non c'è e Bambi: La Vendetta. ENJOY!

martedì 16 maggio 2023

Winnie the Pooh: Blood and Honey (2023)

Lo so. Eravate erroneamente convinti che non avrei guardato Winnie the Pooh: Blood and Honey, diretto e sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield, e invece...


Trama: abbandonati da Christopher Robin nel Bosco dei Cento Acri e costretti a praticare cannibalismo, Winnie the Pooh e i suoi amici giurano vendetta contro gli esseri umani e si trasformano in feroci killer.


Togliamoci il dente. Non ho mai, e dico mai, sopportato Winnie the Pooh e i suoi amici, né da bambina quando passavano i cartoni Disney, né da adulta quando le mie coetanee si ricoprivano di gadget tenerelli di questa bestia del demonio e dei suoi compari foffi tra i quali, a scatenarmi il picco massimo di violenza, ricordo soprattutto Pimpi (creatura immonda nata dall'immorale rapporto tra un ravanello e un maialino) e quel mollo di Ih-Oh. E lo so, Winnie la cacchina non è una creatura Disney, magari leggendo i romanzi originali potrei arrivare ad adorarlo, chissà, ma ormai ho 42 anni suonati quindi ne dubito. Ciò detto, è stato forse questo mio odio atavico ad avermi spinta a guardare Winnie the Pooh: Blood and Honey, convinta che vedere dissacrato il personaggio mi avrebbe in qualche modo rallegrata; il problema è che il film di Rhys Frake-Waterfield è tutto meno che allegro e solo durante il prologo animato condanna al giusto destino uno dei comprimari dell'orsetto ricch... ehm, giallo, mangiato dai compari in tempo di carestia, per il resto la violenza viene inferta dagli abitanti del Bosco dei Cento Acri, non subita. Se non ci fossero Winnie e Pimpi, sui quali poi tornerò, Winnie the Pooh: Blood and Honey sarebbe un banalissimo, per quanto sanguinario, slasher a base di killer silenziosi ed efferati e vittime dal quoziente intellettivo pari a quello di Tigro, usate come carne da macello e seviziate nei luoghi più deprimenti che possiate immaginare. La sceneggiatura è un canovaccio che, di tanto in tanto, Rhys Frake-Waterfield "allunga" nel commovente tentativo di dare un po' più di spessore a quella che dovrebbe essere la final girl (poiché il suo passato non è connesso in alcun modo alla situazione contingente, sapere che è stata vittima di stalking è utile quanto sapere che due sue amiche sono lesbiche, che la terza è il tipico bagascione da Instagram e la quarta ha gli occhiali quindi dovrebbe essere più intelligente delle altre. Dovrebbe.) o di mostrare com'è diventato il Bosco dei Cento Acri da quando Pooh ha sbroccato male.


A tal proposito, facciamo due chiacchiere con la mia suspension of disbelief. Ok, in qualche modo Pooh e Pimpi dovevano diventare malvagi, ma dov'è mai stato scritto che Chistopher Robin li foraggiava e che senza di lui sarebbero morti di fame? L'altra domanda che mi sono posta spesso è perché trasformare il Bosco in una favela zeppa di rottami e carcasse di camper quando bastava dare al tutto un tocco gotico che richiamasse decomposizione e sangue senza far assomigliare la casa di Pooh a un covo di redneck, peraltro in Inghilterra. E rimanendo in tema redneck, ma quanto diavolo è rattuso Winnie the Pooh? Al di là delle orribili, invereconde maschere indossate dagli attori costretti ad incarnare Pooh e Pimpi (il quale però, finalmente, somiglia a un porco o, meglio, a un cinghiale), l'orsetto è diventato un borzo con annessa pettorina e camiciona a quadri, cosa che da una parte ha causato a me e al Bolluomo risate fuori scala, dall'altra però mi ha scatenato repulsione e disgusto perché più che un killer mi ricordava un maniaco sessuale. Ew. A parte tutta la rozzezza e le scelte sbagliate, sia a livello di cast (più cinofilo che cinefilo) che di messa in scena, c'è da dire che non mancano a Rhys Frake-Waterfield né la sfacciataggine né il gusto dello splatter artigianale, due caratteristiche che, gonfiando un po' più il budget e ficcandosi in testa l'idea di realizzare un secondo capitolo che non si basi esclusivamente sullo shock nato dallo scontro personaggino carino/incarnazione horror dello stesso, potrebbero anche portare ad un sequel più dignitoso. Nel frattempo, consiglio al regista una doccia di umiltà e il ricorso a un po' di sana ironia, perfetta per questo genere di film, perché il difetto più grosso della sua creatura è una totale mancanza di umorismo, se non vogliamo contare quello involontario. 

Rhys Frake-Waterfield è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto altri film come The Area 51 Incident, Demonic Christmas Tree e Firenado. Anche tecnico degli effetti speciali, produttore e attore, ha un film in uscita. 


Nikolai Leon
(Christopher Robin), Craig David Dowsett (Winnie-the-Pooh) e Chris Cordell (Pimpi) avevano già lavorato col regista nei suoi film precedenti. Non si ha ancora una data di uscita, ma il regista ha già annunciato un seguito di Winnie the Pooh: Blood and Honey e persino un Peter Pan's Neverland Nightmare. Non tratterrò il fiato nell'attesa ma, nel frattempo, se il genere vi intriga potete recuperare The Banana Splits Movie e Willy's Wonderland. ENJOY!

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