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venerdì 20 marzo 2026

2026 Horror Challenge: Alligator (1980)


Il tema della Horror Challenge della settimana era "rip-off de Lo Squalo". La scelta è caduta su Alligator, diretto nel 1980 dal regista Lewis Teague.

Trama

Un cucciolo di alligatore viene gettato nelle fogne e, a causa dell'inquinamento scellerato di un laboratorio di ricerca, dopo qualche anno diventa un mostro gigante che comincia a fare scempio di esseri umani...

RECENSIONE

Aiuto. Tra Oscar e post più impellenti è passato un bel po' dalla visione di Alligator, speriamo di riuscire a portare a casa qualcosa di sensato. Allora, intanto Alligator era un film che, a meno di non essere incappata in un Effetto Mandela, veniva programmato spesso nelle TV italiane e, chissà, forse lo avevo anche già visto. Oppure, il fatto che io trovassi il tutto decisamente familiare potrebbe derivare in primis dalla struttura del film, assai simile a quella de Lo squalo o di Piranha, giusto per citarne un paio, oppure dalla leggenda metropolitana degli alligatori nelle fogne. Sia come sia, credevo che il film di Lewis Teague fosse una ciofeca, invece è un dignitoso prodotto di genere, nei limiti del budget e dell'epoca in cui è stato girato. Alligator è un eco-horror che, in primis, critica le politiche spregiudicate dei laboratori di ricerca, i quali alimentano ciò che vorrebbero cercare di combattere; in questo caso, si parla di steroidi per aumentare la dimensione degli animali da macello, che però generano inquinamento e morte, oltre ad essere portati avanti con metodi barbari e disgustosi. Oserei dire che è un alligatore che si morde la coda e, a tal proposito, mi è sembrato anche che ci fosse una critica all'inquietante usanza tutta americana di acquistare cuccioli di alligatore a mo' di souvenir, assai in voga un tempo ma ora, per fortuna, vietata. Anche perché che te ne fai di un alligatore, una volta raggiunta la dimensione anche solo di un cane, a rischio che ti sbrani? E' quello che devono aver pensato i genitori della piccola Robin, che in tempo zero glielo buttano nel gabinetto e tirano lo sciacquone. Purtroppo per gli altri cittadini, dopo qualche tempo il cucciolo, pompato dagli steroidi scaricati nelle fogne, non solo sopravvive, ma diventa un mostro grande quanto una Cadillac, il quale comincia a fare scempio di quanti siano abbastanza sconsiderati da avvicinarsi alla sua tana. A capo delle indagini viene messo David Madison, detective della omicidi  guardato con sospetto dai colleghi da quando il suo compagno di pattuglia era stato ucciso senza che lui potesse impedirlo. La nomea di visionario esaurito fa sì che, nel momento in cui David sopravvive a stento all'attacco dell'alligatore, nessuno gli creda, e ciò lo costringe ad allearsi con un'esperta di rettili per mettere fine alla minaccia zannuta, prima che il bodycount delle vittime salga sempre di più.

Come vedete, la trama del film ricalca quasi pedissequamente quella de Lo squalo, e molte delle inquadrature clou, per non parlare di alcuni stralci di colonna sonora, sono omaggi dichiarati all'opera di Spielberg. Alligator si distingue però da altri emuli per un umorismo abbastanza sopra le righe e un paio di protagonisti dotati di una personalità spiccata, in primis David Madison, interpretato da un Robert Forster ancora giovane ma già avviato verso un progressivo diradarsi della capigliatura, come sottolineato da dialoghi impietosi. Rozzo e spiccio, Madison non è un personaggio particolarmente gradevole, ma in qualche modo riesce a conquistare sia la bella di turno che il prestigio perduto, anche in virtù della demenza rara degli altri maschi alfa che gli vengono messi accanto (uno su tutti il "cacciatore bianco", beone e porco). A tal proposito, diciamo che le vittime dell'alligatore sono peggio del povero mostrone, il quale è abbastanza corretto da non divorare mai chi non se lo merita davvero e, a un certo punto, si imbarca in un godereccio "eat the rich" che non può non incontrare il plauso dello spettatore. Detto mostrone, e gli attacchi di cui si rende protagonista, purtroppo non sono proprio eccelsi. L'animatronic battezzato "Ramon" si rompeva spesso, quindi Lewis Teague è stato costretto ad ovviare riprendendolo da fermo, girandoci attorno, oppure (e purtroppo ormai sono sequenze che saltano all'occhio), utilizzando un alligatore di taglia normale lanciato su set in miniatura. Lungi dal considerarlo un difetto insormontabile, ormai mi ritrovo in quell'età per cui l'ingegno artigianale è uno degli aspetti più interessanti di un'opera, in grado di rendere dignitoso anche un b-movie dichiarato come questo, per cui devo dire che mi sono molto divertita guardando Alligator e non posso che consigliarlo, se vi piace il genere e non lo avete mai visto.

CAST

Del regista Lewis Teague ho già parlato QUI mentre Robert Forster, che interpreta David Madison, lo trovate QUA.

CURIOSITà

Sue Lyon, la Lolita di Kubrick, compare nei panni della giornalista bionda, in quello che sarebbe stato il suo ultimo film prima del ritiro dalle scene. La regia di Alligator era stata offerta a Joe Dante, che però ha rifiutato, forse perché Piranha, da lui realizzato solo due anni prima, era molto simile; a tal proposito, se Alligator vi fosse piaciuto, vi consiglio il recupero di Piranha e Lo squalo, tenendo presente che esiste anche un seguito del film, Alligator II: The Mutation, che però non ho mai visto. ENJOY!

lunedì 13 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 13: The Wolf of Snow Hollow (2020)

Il tema odierno della Nuovi Incubi Halloween Challenge era "Freddo, ghiaccio, neve". Ho recuperato quindi il film The Wolf of Snow Hollow, distribuito in Italia col titolo Il lupo della neve, diretto e sceneggiato nel 2020 dal regista Jim Cummings.


Trama: la cittadina turistica di Snow Hollow viene scossa da violenti e sanguinosi omicidi, che sconvolgono in primis il corpo di polizia del luogo...


Direi che con The Wolf of Snow Hollow ho azzeccato in pieno il tema della challenge, in quanto il film è ambientato in una cittadina turistica dove l'attrazione principale è proprio la neve, inoltre la vicenda si snoda durante le festività natalizie e si conclude proprio a Capodanno. Piccolo particolare piccante, però, The Wolf of Snow Hollow non è proprio un horror tout court ma è più un mistery con l'aggiunta di una bella dose di commedia nerissima. Tutto inizia quando una turista viene dilaniata ferocemente all'esterno del cottage affittato assieme al fidanzato. La sanguinosa brutalità dell'aggressione sconvolge non solo la cittadina di Snow Hollow, ma soprattutto un corpo di polizia formato da agenti non proprio brillanti per intelligenza, né immacolati nella loro vita privata. In particolare, John, figlio dell'anziano sceriffo Hadley, è vittima di tremendi eccessi di rabbia, aggravati dalla sua natura di ex alcolista e da una depressione strisciante, che lo spinge ad avere pensieri di morte abbastanza costanti. Quando alla prima vittima se ne aggiungono altre, la pressione porta John ad avere sempre più problemi di autocontrollo e, complice il cattivo stato di salute dello sceriffo, il corpo di polizia di Snow Hollow si ritrova nel caos totale; in più, i delitti avvengono durante la luna piena e la ferocia degli attacchi farebbe pensare nientemeno che a un lupo mannaro. Diretto, sceneggiato e interpretato dall'attore Jim Cummings, The Wolf of Snow Hollow è un film nevrotico come il personaggio protagonista e scorre veloce come una scheggia impazzita. Proprio per questo, a tratti sembra perdere il filo della sua parte "mistery", in quanto non dà allo spettatore neppure il tempo di ragionare, e preferisce trasformarsi nello one man show di un personaggio impegnato a superare i suoi problemi personali conquistando almeno una vittoria che non lo faccia sembrare un inetto totale agli occhi del padre, della figlia adolescente e di quei pochissimi colleghi che ancora tiene da conto. Questa scelta di sceneggiatura, soprattutto con l'approssimarsi dell'ultimo atto, si traduce nella necessità di chiudere in fretta tutte le piste lasciate aperte, tanto che quando arriva la rivelazione del mistero sembra di avere fatto una corsa forsennata e si rimane con un "ah sì? Vabbè..." stampato in faccia. Purtroppo, per lo stesso motivo, non si ha neppure il tempo di commuoversi di fronte alle tragedie personali di John, che pure lo meriterebbero, o congratularsi con lui per quei pochi, importantissimi passi verso una possibile serenità.


A prescindere da questa "fretta", The Wolf of Snow Hollow non è affatto un brutto film, anzi (in un'epoca in cui persino le durate degli horror più stupidi sono elefantiache, questo, in realtà, è una boccata di aria fresca!). La fotografia è splendida e cattura non solo il bianco della neve ma anche il freddo che si respira nella cittadina di Snow Hollow, dando l'illusione allo spettatore di poterlo sentire fin dentro le ossa. Il montaggio è particolarissimo e asseconda in toto la frenesia e la confusione provati dal protagonista, tanto che la narrazione non è mai lineare ma alterna il presente a scampoli di tragici eventi passati di cui i poliziotti possono solo vedere le conseguenze, terribilmente sanguinose. A tal proposito, il comparto horror di The Wolf of Snow Hollow è favoloso. Gli omicidi del misterioso killer sono efferatissimi e ognuno di essi è un piccolo gioiellino di tensione e orrore, cosa che denota come il Jim Cummings regista conosca alla perfezione le regole del genere e le sappia rielaborare, mettendole in pratica in maniera efficace; anche la figura del lupo è molto ben fatta e un mix di sapienti riprese, combinate con un buon uso della fotografia, compensano eventuali limiti di budget e, soprattutto, contribuiscono a rendere verosimile la rivelazione sul finale. Molto bravi anche gli attori. Jim Cummings ha la tendenza a soverchiare quanti dividono la scena con lui, anche per necessità di sceneggiatura, ma nessuno dei suoi comprimari, nemmeno quelli meno "importanti", se la fa menare, e o compensano la forte presenza del protagonista con una remissività foriera di momenti esilaranti, oppure ingaggiano con lui furibonde battaglie verbali, come nel caso del favoloso Robert Forster (che si sarebbe spento di lì a poco e al quale il film è dedicato), oppure Chloe East. In conclusione, per quanto mi riguarda The Wolf of Snow Hollow è uno di quei film che bisognerebbe guardare più di una volta, per apprezzare tutte le varie sfumature sfuggite ad una prima visione. Intanto, però, se non lo avete mai visto vi invito a recuperarlo, perché potrebbe darvi delle soddisfazioni! 


Di Robert Forster (Sceriffo Hadley) ho già parlato QUI.

Jim Cummings è il regista e sceneggiatore del film, inoltre interpreta John Marshall. Americano, è principalmente attore e ha partecipato a film come Greener Grass, Halloween Kills e serie quali The Handmaid's Tale. Anche produttore, ha 39 anni.


Riki Lindhome
interpreta la detective Julia Robson. Americana, ha partecipato a film come L'ultima casa a sinistra, Cena con delitto - Knives Out, Queens of the Dead e serie quali Buffy l'ammazzavampiri, Una mamma per amica, Heroes, Criminal Minds, Bones, Nip/Tuck, Dr. House, The Big Bang Theory e Mercoledì. Come doppiatrice ha lavorato in SpongeBob - Fuori dall'acqua, Adventure Time, DuckTales e Animaniacs. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 47 anni e due film in uscita, tra cui l'imminente remake de La mano sulla culla


Chloe East
interpreta Jenna Marshall. Americana, ha partecipato a film come The Fabelmans e Heretic. Anche regista, ha 24 anni e un film in uscita. 



venerdì 8 ottobre 2021

Bollalmanacco On Demand: Mulholland Drive (2001)

Mi devo scusare. E' più di un anno che ho abbandonato gli On Demand, lasciando richieste a macerare da tempo ormai immemorabile. Soprattutto, mi devo scusare con Bobby Han Solo perché ho deciso brutalmente di saltare la visione di Ciao Ni!. Ormai se riesco a vedere due film a settimana posso accendere un cero alla Madonna e con tutto quello che di bello c'è da recuperare, vivrei la visione di un film scritto e interpretato da Renato Zero come una privazione: puniscimi pure con la richiesta di qualche horror di serie Z, italiano, orribile, inguardabile, giuro che stavolta non mi sottrarrò! Scusami ancora! Ciò detto, oggi tocca ad Arwen Lynch e alla sua richiesta di un post su Mulholland Drive, scritto e diretto nel 2001 dal regista David Lynch. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere A caccia di un sì, chiesto dalla mitica Alessandra. ENJOY!


Trama: Betty, giovane attrice di belle speranze ospite nell'enorme casa della zia, trova come inaspettata inquilina una ragazza che, dopo un incidente, ha perso la memoria e si fa chiamare Rita. Le due decidono di indagare sul passato di Rita ma non sarà così facile...


Ho guardato per la prima volta Mulholland Drive ai tempi dell'università, quando riuscivo (ah, bei tempi!) a spararmi anche due film al giorno. La grossa quantità di pellicole viste in una settimana è però uno dei motivi per cui ricordavo ben poco di un film che avevo capito ancora meno, e l'unica cosa che si era impressa nella mia corteccia cerebrale era stata la comparsa improvvisa del terrificante clochard che porta allo svenimento il povero Patrick Fischler, cosa che, fortunatamente, mi ha impedito di saltare nuovamente sulla poltrona per lo shock. Stavolta devo ammettere che, anche grazie ai post di Edoardo, la visione di Mulholland Drive è stata molto più "facile" della precedente e sono riuscita così a godermi anche la bellezza formale di questo sogno (o incubo) messo su pellicola, innamorandomi soprattutto dell'interpretazione di una Naomi Watts semplicemente perfetta, un vero e proprio Giano bifronte capace di lasciare spiazzati. La sua Betty, attrice ingenua, pura ed innocente eppure dotata di un talento per la recitazione fuori dal comune, è l'ideale protagonista di una storia che più "hollywoodiana" non si può, un noir a base di donne splendide e prive di memoria, seguite da pericolosi criminali, che coinvolgono (e sconvolgono) persone ignare che si ritrovano a doverle aiutare affrontando esperienze al limite del surreale. Accanto a quella di Betty, c'è un'altra storia che sembra uscita dritta da una sceneggiatura hollywoodiana, magari qualche gangster movie alla Tarantino o dal sapore mafioso, ovvero quella del regista Adam, costretto da criminali senza scrupoli a scritturare un'attricetta per il suo nuovo film, pena vedersi privare di fama, ricchezza e vita. Cos'hanno in comune queste due storie lo scoprirete, ahimé, solo nella seconda parte del film, quando si paleserà il fil rouge (o fil bleu, fate voi) che percorre Mulholland Drive dall'inizio alla fine... o magari arriverete ai titoli di coda senza averci capito un'acca, cosa molto probabile.


Seguendo quanto mi ha suggerito il cervellino, l'unico modo di affrontare Mulholland Drive è partire dalla consapevolezza che sogno e realtà sono ribaltati: ciò che sembra lineare e comprensibile, oserei dire "sicuro", nonostante la particolarità delle situazioni presentate, è proprio il sogno nato dalla frustrazione e dal senso di colpa di una persona impazzita per amore e gettata via senza troppa considerazione, mentre nel momento in cui l'unità temporale si frammenta e le visioni cominciano a farla da padrone mescolandosi ai flashback, allora siamo di fronte all'impietosa realtà in cui Betty (amata dalla zia, solare, coccolata dagli sconosciuti e attrice dal talento smisurato) non esiste ma c'è solo Diane, un'attricetta spiantata dal carattere cupo e bizzoso, decisa a vendicarsi della donna che l'ha sedotta e abbandonata per un regista (che, nel sogno, ovviamente viene vessato in ogni modo possibile e immaginabile). Nel mezzo delle due realtà, un confine che sembra la Loggia Nera di Twin Peaks, dove un mefistofelico presentatore continua a ripetere "Silencio, no hay banda" (consegnando allo spettatore la chiave dell'intero film) e dove una cantante distrugge con un solo, tristissimo brano, sia il sogno che la realtà, dando modo agli elementi stridenti del primo di invadere la seconda con tutta la terrificante gioia della follia che cancella ogni cosa. Questo paragrafo prendetelo col beneficio d'inventario, ché potrebbe essere tutto un tentativo di bullarmi fingendo di averci capito qualcosa, che ne sapete?


Quello che è sicuramente innegabile, al di là di tutte le interpretazioni, delle inquietanti scatole blu più potenti della Torre di King e delle ancor più inquietanti chiavi che le aprono, è la bellezza di Mulholland Drive e sì, anche la sua capacità di intrattenere lo spettatore. Il sogno di Betty è giustamente coinvolgente, così come il mistero di Rita, e non c'è vergogna alcuna nel godersi staccando un po' il cervello le disgrazie di Adam, prendendo tutta la ridda di assurdi personaggi incontrati, il Cowboy in primis, come figure bizzarre e grottesche messe giusto per incuriosire ancor più lo spettatore; epurato da tutti gli elementi palesemente onirici, il sogno di Betty è una semplice storia ricca di suspance in cui le due protagoniste, a poco a poco, arrivano ad amarsi nonostante Betty sappia che, probabilmente, Rita nasconde qualcosa di oscuro che potrebbe ostacolare questo amore. E' un sogno godibile, forse un po' ingenuo e sciocchino, che lascia a bocca aperta per la bravura di Naomi Watts (il provino di Betty è qualcosa di splendido) e la bellezza sensualissima di Laura Harring, e che rende ancora più preziosi i momenti di vera "locura", quando tutto si confonde; le luci rosse e blu nell'ipnotica sequenza del Club Silencio, il senso di tristezza e imminente tragedia così tangibile che, anche non capendo nulla, viene da piangere assieme a Rita e Betty, l'orrore che viene vomitato in quel finale da brividi, da tapparsi le orecchie, la "condanna" definitiva della donna dai capelli blu, sono quei tocchi lynchiani che rendono Mulholland Drive un gioiello raffinatissimo e fanno venire voglia di riguardare da capo tutte le opere del regista per reimmergersi nei suoi sogni, nei suoi incubi e nei suoi deliri. Basta solo buttarsi senza paura!


Del regista e sceneggiatore David Lynch ho già parlato QUI. Naomi Watts (Betty/ Diane Selwyn), Laura Harring (Rita/Camilla Rhodes), Robert Forster (Detective McKnight), Brent Briscoe (Detective Domgaard), Patrick Fischler (Dan), Dan Hedaya (Vincenzo Castigliane), Justin Theroux (Adam) e Melissa George (Camilla Rhodes) li trovate invece ai rispettivi link. 


Tra le guest star del film segnalo Michael Anderson, che interpreta Mr. Roque e che era il nano di Twin Peaks, il compositore Angelo Badalamenti, che interpreta Luigi Castigliane, Billy Ray Cyrus (Gene), la cantante Rebekah del Rio nei panni di se stessa e nientepopodimeno che Laura Palmer e Ronette Pulaski in mezzo al pubblico del Club Silencio. A proposito di Twin Peaks, a quanto pare Lynch aveva già pensato a Mulholland Drive nei primi anni '90 come spin-off della serie e le vicende di Betty sarebbero dovute capitare ad Audrey Horne, personaggio principale dello spin-off in questione; lo spin-off è poi diventato il pilot per un'altra serie (intitolato Mulholland Dr.), rigettata dalla ABC perché incomprensibile e noiosa, e infine il film che conosciamo tutti. Se Mulholland Drive vi fosse piaciuto recuperate le tre stagioni di Twin Peaks, Inland Empire e Strade perdute. ENJOY!

venerdì 27 dicembre 2013

Jackie Brown (1997)

Oh, finalmente. Dopo tantissimo tempo sono riuscita a rivedere quello che per me (non me ne voglia l'aMMoro) è il film meno riuscito di Quentin Tarantino, ovvero Jackie Brown, da lui diretto nel 1997. Laddove "meno riuscito" significa comunque capolavoro assoluto...


Trama: Jackie Brown lavora come hostess per una piccola compagnia aerea. Attraverso il suo lavoro, introduce illegalmente in America il denaro del trafficante d'armi Ordell finché, un giorno, viene fermata da due agenti del dipartimento anti-frode che, assieme al denaro, trovano anche della droga nella sua borsa. Per rimanere fuori di prigione e assicurarsi un ricco futuro, alla povera Jackie non resta che mettere in piedi un pericolosissimo triplo gioco... 


Togliamoci il dente, via. Il motivo per cui non ritengo Jackie Brown all'altezza degli altri film di Quentin va ricercato semplicemente nel fatto che la sceneggiatura è tratta dal romanzo Rum Punch di Elmore Leonard e ciò ha limitato parecchio l'inventiva del regista e anche la naturalezza dei suoi dialoghi assurdi, come se tra il canovaccio di base e il fiume di parole messo in bocca ai protagonisti ci fosse un baratro incolmabile, una fastidiosa scollatura. Se i dialoghi tra Jackie e Max, delle amare e spesso realistiche riflessioni sul tempo che passa, l'inevitabile incombere della vecchiaia e il terrore verso un futuro incerto, risultano molto dolci e particolarmente adatti all'atmosfera "vintage" che si respira per tutto il film, il personaggio di Ordell risulta invece incredibilmente fastidioso, fanfarone e portatore sano di aria fritta, un soffiablabla salvato solo dall'incredibile abilità con cui Samuel L. Jackson riesce a freddare lo spettatore con un unico sguardo capace di trasformarlo da belinone a pericoloso e temibile killer. Ad affossare ulteriormente questi momenti di eccessiva logorrea, inoltre, concorre un De Niro particolarmente svogliato e stranamente inadatto al ruolo di laconica "spalla", costretto in un ruolo da mollo che non gli si confà, forse l'unico errore nella carriera di un mago del casting come il mio dolce aMMore Quentin. Al quale chiedo venia, andandomi subito ad amputare le mani per aver scritto queste cose così orribili su una sua Opera: continuare a redigere il post con i gomiti sarà un problema ma me lo sono meritata, quindi procediamo.

Due problemi. Mannaggiavvoi.
Tolti gli insignificanti (e sottolineo insignificanti) difetti di cui sopra, Jackie Brown si conferma una pellicola di tutto rispetto, una strana storia di crimine e amore (tanto, tanto aMMore!!) uscita dritta dritta dal cuoricino di Quentin che, a partire da questo film, comincia a spingere ulteriormente l'accelleratore sulla sua natura di "pescatore" di stili, generi e star di nicchia o relegati al limbo della serie B, aprendo la strada a capolavori maturi come Kill Bill, Inglorious Basterds o Django Unchained. L'intera pellicola, infatti, è un omaggio spudorato alla Blacksploitation e alla sua musa Pam Grier, che il regista riesce a rendere bella e fiera come una Dea in qualsiasi momento, che sia in vestaglia o che sia tiratissima in uno splendido tailleur; se non ci credete, pensate solo che la Jackie del romanzo di Elmore Leonard (peraltro, primo e unico libro rubato da un giovanissimo Quentin) è bianca, non afroamericana. A rendere ancora più seventies e black la pellicola ci pensa l'ennesima, splendida colonna sonora scelta per l'occasione dal regista, che spazia tra il soul e il funk regalando perle come la bellissima e fondamentale Didn't I (Blow Your Mind This Time) dei Deftonics o Long Time Woman, cantata dalla stessa Pam Grier nel film Sesso in gabbia; a tal proposito, è sempre meraviglioso vedere come Quentin giochi tantissimo con la natura stessa del film, creando degli inside joke che possono essere colti solo dopo mille mila visioni (per esempio, non avevo notato la prima volta che, quando Max esce dal cinema, la musica che lo accompagna durante l'uscita è la stessa che si sente nei titoli di coda di Jackie Brown) e che rendono ancora più preziosa ogni sua pellicola, compresa Jackie Brown. Che, per inciso, nonostante sia ambientata a Los Angeles, grazie a quegli stilosissimi baschi Kangol indossati da Jackie e Ordell, profumerà sempre di New York per me.


Del regista e sceneggiatore Quentin Tarantino (di cui peraltro si sente la vocetta in una scena con la segreteria telefonica) ho già parlato qui. Pam Grier (Jackie Brown), Samuel L. Jackson (Ordell Robbie), Michael Keaton (Ray Nicolette, ruolo ripreso dritto da Out of Sight), Robert De Niro (Louis Gara), Michael Bowen (Mark Dargus), Chris Tucker (Beaumont Livingston) e Sid Haig (il giudice) li trovate invece ai rispettivi link.

Robert Forster (che ha giustamente ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista) interpreta Max Cherry. Americano, ha partecipato a film come Psycho, Io, me & Irene, Mulholland Drive, Charlie’s Angels – Più che mai e a serie come Magnum P.I., La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Numb3rs, Desperate Housewives, Heroes, CSI: NY e Breaking Bad; inoltre, ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, ha 72 anni e sei film in uscita.


Bridget Fonda (vero nome Bridget Jane Fonda) interpreta Melanie Ralston. Americana, figlia di Peter Fonda, ha partecipato a film come Easy Rider, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, Il padrino – Parte III, L’armata delle tenebre, Piccolo Buddha, Può succedere anche a te e Soldi sporchi, inoltre ha lavorato come doppiatrice in Balto. Ha 49 anni.


Nel film compare di sfuggita anche Mira Sorvino, all'epoca fidanzata di Quentin, nella scena del processo a Jackie; inoltre, l'attrice viene ringraziata nei credits e citata come "Figlia di Bert D'Angelo" (Bert D'Angelo era un detective interpretato da Paul Sorvino, padre di Mira, in una serie televisiva). Come accade spesso e volentieri con ogni film di Quentin, prima della realizzazione definitiva di Jackie Brown si sono susseguiti rumors, proposte e defezioni per quel che riguarda il cast. Per esempio, Sylvester Stallone voleva il ruolo di Louis, John Travolta sarebbe stato la prima scelta per interpretare Ray Nicolette, mentre tra i nomi scelti da Tarantino per il ruolo di Max Cherry c'erano Paul Newman, Gene Hackman, John Saxon e, appunto, Robert Forster (che aveva già partecipato all'audizione per il Joe Cabot de Le Iene), che alla fine ha avuto la parte nonostante la volesse anche De Niro. Se Jackie Brown vi fosse piaciuto, infine, guardatevi pure Pulp Fiction e Killing Zoe. ENJOY!

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