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venerdì 6 dicembre 2024

Bollalmanacco on Demand: Mary Reilly (1996)

Un po' mi addolora affrontare l'On Demand di oggi, perché Mary Reilly, diretto nel 1996 da Stephen Frears, è l'ultimo film richiesto da Arwen Lynch, ed è triste pensare che non mi chiederà di guardare più nulla. Oggi, più che mai, la sua natura profondamente cinefila mi manca tantissimo.


Trama: la giovane cameriera Mary Reilly si innamora del suo datore di lavoro, il dottor Henry Jekyll, e rimane turbata dall'arrivo del suo violento, ferale assistente, Edward Hyde...


Non ho mai letto il romanzo originale di Valerie Martin, pubblicato anche in Italia col titolo La governante del Dottor Jekill, ma mi è venuta in soccorso Lucia con un suo vecchio, prezioso articolo che mi ha fatta venire voglia di andare a caccia della versione Bompiani, mai vista su nessuna bancarella. Leggere il post di Lucia mi ha fatta anche un po' vergognare della mia ignoranza; non riguardavo Mary Reilly dai tempi dell'università ma l'ho sempre considerato (e l'opinione, dopo quasi 20 anni, non è cambiata) un bellissimo film, un gotico dalle sfumature sensuali con degli ottimi attori (salvo la protagonista, ahimé), che fa uno splendido uso della cupa fotografia, delle scenografie, persino degli oggetti di scena. In realtà, da ciò che ho letto mi sembra di capire che la sceneggiatura di Christopher Hampton banalizzi un po' il romanzo della Martin, trasformando le riflessioni di una donna del suo tempo nella classica battaglia tra innocenza e oscurità; in effetti, per chi come me ha amato Le relazioni pericolose (sempre frutto del sodalizio tra Frears e Hampton), il legame che si viene a creare tra Mary Reilly e Jekyll/Hyde, soprattutto quando subentra l'alter ego malvagio del dottore, ricorda molto quello tra la pura Madame de Tourvel e Valmont, fatto di assalti e resistenze sempre più deboli, ma anche di crisi di coscienza da parte del "cattivo", frastornato dalla dignitosa purezza dell'avversaria. Questo, nonostante Mary Reilly non sia cresciuta nella bambagia come Madame de Tourvel, anzi, l'esatto contrario. Mary ha subito, fin dall'infanzia, tutto l'orrore di avere a che fare con un uomo incapace di controllare i propri istinti violenti, e ne porta evidenti cicatrici sulla pelle. Il suo naturale distacco nei confronti di Jekyll deriva non solo dal rispetto dei rigidi codici vittoriani ma, probabilmente, anche da un'inevitabile terrore nei confronti degli uomini. Da qui, però, nasce anche l'attrazione verso un padrone di casa gentile, colto, che la sceglie, proprio in virtù del suo acume, come confidente privilegiata, elevandola dal resto del personale di servizio. Il naturale riserbo di Mary fa breccia anche nel violento alter ego di Jekyll, Hyde, e, anche in questo caso, l'impressione è che la cameriera venga "blandita" da una condizione di esclusività che nasce dall'essere l'unica ad avere avuto contatto diretto con l'uomo e la sola ad avere il potere di instillargli scrupoli morali. 


Lo "scontro" tra Mary e Jekyll deriva soprattutto da una diversa concezione di "male". Mary accetta l'oscurità del mondo, il dolore, come qualcosa di naturale, dignitoso ed inevitabile quanto la gioia; non lo subisce, ma neppure si dispera quando ne viene colpita, seguendo una mentalità molto pratica. Viceversa, Jekyll richiama Hyde per non soccombere all'orrore dell'esistenza (si parla di una "malattia", ma non è dato sapere se ci si riferisca alle tendenze licenziose di Jekyll, testimoniate dal suo rapporto di lunga data con Mrs. Farraday, o alla perdita di una persona amata), cercando un modo per diventare puro istinto e non venire più turbato da scrupoli di coscienza o vincoli legati alla morale o alle convenzioni sociali. Mentre John Malkovich incarna perfettamente questo dualismo, convincente com'è sia nei panni di tormentato, elegante gentiluomo, che in quelli di demone depravato, quella che fatica di più è Julia Roberts. Dopo il successo ottenuto con commedie romantiche palesemente a lei più consone, l'attrice ha cercato probabilmente di dimostrare che poteva anche reggere altri ruoli (e in futuro ci sarebbe riuscita); purtroppo, Mary Reilly non era forse il personaggio giusto, e per me è la Roberts l'unico, grande difetto del film. L'attrice non riesce a veicolare la naturalezza con cui Mary vive ed accetta le regole della sua società, la rende o un burattino rigido e perennemente immusonito, oppure uno spirito libero che scalpita per diventare altro, e anche i momenti di intimità con Malkovich funzionano poco, tanto è il carisma che l'attore trasuda anche nei panni del dimesso Jekyll. Ho sempre amato molto, invece, la regia di Frears, coadiuvata dalla fotografia plumbea di Philippe Rousselot, che imprigiona i personaggi all'interno della falsa sicurezza di quattro mura claustrofobiche e rappresenta alla perfezione l'ipocrisia dell'epoca vittoriana; la fredda, rigorosa gestione delle ville borghesi rispecchia l'esteriorità della gente perbene, ma appena girato l'angolo c'è lo schifo di sangue e sporcizia che infesta i vicoli della città, pronto ad esplodere ad ogni momento, come i sentimenti negativi che si nascondono nei suoi abitanti. Per tutti questi motivi, Mary Reilly è uno di quei film che rivedo sempre volentieri, e che mi rapiscono nonostante le imperfezioni. Recuperatelo, se non vi è mai capitato di guardarlo, soprattutto se vi piacciono le opere gotiche. Io intanto cercherò il romanzo!


Del regista Stephen Frears ho già parlato QUI. Julia Roberts (Mary Reilly), John Malkovich (Dr. Henry Jekyll / Mr. Edward Hyde), Michael Gambon (padre di Mary), Glenn Close (Mrs. Farraday), Michael Sheen (Bradshaw) e Ciarán Hinds (Sir Danvers Carew) li trovate invece ai rispettivi link.


Tim Burton
avrebbe dovuto dirigere il film ma ha rifiutato per scazzi produttivi, portando con sé anche la possibilità di una Winona Ryder protagonista. Niente di fatto anche per Daniel Day-Lewis, che ha declinato l'offerta di interpretare Jekyll/Hyde, e per Uma Thurman, che ha perso non solo il ruolo titolare ma anche la possibilità di venire candidata a un Razzie Award, onore invece toccato sia a Julia Roberts (quell'anno vinse però Demi Moore per Striptease) che al regista Stephen Frears. Il prossimo film On Demand sarà Little Sister. ENJOY!


martedì 14 aprile 2020

Slaughterhouse Rulez (2018)

Su Netflix trovate un altro horror divertente con un sacco di cosette interessanti all'interno, Slaughterhouse Rulez, diretto e co-sceneggiato nel 2018 dal regista Crispian Mills.


Trama: Don viene ammesso alla Slaughterhouse, un esclusivo college inglese, proprio nel momento in cui, a causa di una scellerata attività di fracking, dal sottosuolo qualcosa comincia a strisciare nei boschi e nelle aule...


Slaughterhouse Rulez è una simpatica horror comedy, genere che come ben sapete piace tantissimo agli inglesi, che per più di metà della sua durata concede davvero poco all'orrore, salvo qualche leggenda misteriosa e un paio di indizi che rischiano di perdersi all'interno di quella che è, fondamentalmente, una critica sociale al sistema classista britannico frullata a un po' di ecologismo. Il film è ambientato in uno di quei college assurdi che paiono esistere solo nella vecchia albione, all'interno del quale gli alunni sono divisi in divinità e scarti, con ragazzi e ragazze rigorosamente separati e gli studenti di sesso maschile ulteriormente suddivisi in diverse fazioni; gli sfigati, nella fattispecie, sono gli Spartani e il protagonista di Slaughterhouse Rulez, costretto da mammà ad andare alla prestigiosa scuola in virtù del desiderio del defunto padre, si ritrova ovviamente in questa categoria, assieme ad una serie di altri personaggi più o meno interessanti tra i quali spicca Willoughby, l'unico dotato di un background un po' più elaborato. Oltre ad essere vessati dagli Dei e gestiti da un branco di insegnanti buffi e variamente incompetenti, i giovani virgulti sono anche costretti a subire gli effetti del fracking praticato da una compagnia che gestisce lo sfruttamento del gas ed è ovviamente in combutta col preside, il che ci porta alla parte prettamente horror del film, durante la quale vediamo materializzarsi leggende mostruose celate nel sottosuolo, pronte a fare scempio di studenti impegnati in "orge" latineggianti e quant'altro.


Slaughterhouse Rulez è tutto qui, un filmetto disimpegnato che a tratti è molto divertente, con una parte finale che accelera per non fermarsi più e una lunghissima introduzione fatta di momenti esilaranti ed altri un po' più mosci, soprattutto quando si concentra sul protagonista (effettivamente poco carismatico ed impegnato giusto a sbavare sulla biondina di turno, chissà perché a sua volta attratta dal tizio, con tutti gli altri studenti presenti nel college). Onestamente, ho guardato il film "solo" per la presenza degli adorati Simon Pegg e Nick Frost e non sono rimasta delusa: il primo ha un ruolo abbastanza importante ed è sempre adorabilmente sfigato anche quando si carica sulle spalle delle fisime che sarebbero state perfette per l'odioso Pete di Shaun of the Dead (I've got a splitting headache!), il secondo è invece sempre adorabilmente fattone e quel suo accento incomprensibile mi ha fatto venire voglia di abbracciarlo ancora di più. Se degli attori non ve ne frega nulla e siete qui solo per l'horror, sappiate che la parte finale del film è una simpatica macellata a base di schizzi di sangue, arti mozzati e gente pirla che ci rimette la ghirba nei modi più splatter possibili ed il design delle mordaci creature non è per nulla male anche se per la maggior parte del tempo possiamo soltanto intuirne la forma completa visto che il regista preferisce concentrarsi su muso e zanne. Quindi, se la pandemia vi è venuta a noia e vi sentite un po' giù, Slaughterhouse Rulez è un'ottima panacea, magari poco conosciuta e pompata da Netflix, il che è male. Fidatevi e guardatelo!


Di Margot Robbie (Audrey), Asa Butterfield (Willoughby Blake), Michael Sheen (Il Pipistrello), Simon Pegg (Meredith Houseman) e Nick Frost (Woody Chapman) ho già parlato ai rispettivi link.

Crispian Mills è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al secondo film dopo A Fantastic Fear of Everything. Inglese, leader del gruppo Kula Shaker, ha 47 anni.


Se Slaughterhouse Rulez vi fosse piaciuto recuperate Attack the Block. ENJOY!

mercoledì 31 ottobre 2018

Apostolo (2018)

A causa del meteo devastante che ha quasi distrutto mezza Liguria, lunedì non sono andata a vedere Halloween quindi ho ripiegato su Apostolo (Apostle), diretto e sceneggiato nel 2018 dal regista Gareth Evans.


Trama: Thomas, dipendente dalla droga e con l'animo spezzato, si reca su un'isola deserta popolata dai membri di una setta per liberare la sorella, tenuta prigioniera proprio da questi ultimi.


Con tutti gli improperi che ho letto rivolti ad Apostolo, mi aspettavo che uno degli ultimi originali Netflix fosse una schifezza cosmica. In realtà, anche in questo caso dipende da cosa uno pretende da un determinato Autore. Faccio mea culpa: non conosco Gareth Evans, non ho mai visto né i suoi The Raid né l'episodio di V/H/S 2 da lui diretto e sceneggiato ma immagino che i suoi fan si sarebbero aspettati un film adrenalinico e veloce, non qualcosa di riflessivo ed elegante come Apostolo, pellicola che si prende tutto il tempo di creare l'atmosfera necessaria per entrare nell'idea di un'isola vicino al Galles di inizio novecento, dove si riuniscono i membri di un culto, "perseguitati" dal Re e pronti a difendere la loro inespugnabile comunità con le unghie e con i denti. A pensarci bene, forse i fan di Evans condannano anche la "banalità" della storia portata su schermo. Su Netflix, non molti mesi fa, era già uscito Il rituale a raccontare di quanto sia pericoloso incappare in una comunità di invasati religiosi e Apostolo segue quasi pedissequamente il canovaccio tipico di questo genere di thriller/horror, con l'elemento di disturbo che, a poco a poco, arriva a svelare gli altarini di una comunità apparentemente perfetta, in bilico tra il paganesimo folle di The Wicker Man (anche qui servono sacrifici di varia natura per placare un dio che un tempo donava prosperità, ora solo carestia e orribili malformazioni) e la crudeltà di The Sacrament ma con una componente sovrannaturale e splatter più marcata, soprattutto da metà film in poi. E' indubbio che Apostolo parta lento, concentrato com'è sulle indagini del protagonista e su un minimo di costruzione dei personaggi e delle "situazioni" di potenziale pericolo, ma a un certo punto comincia a non dare un attimo di tregua allo spettatore, indulgendo anche in immagini da far rivoltare lo stomaco e in torture abbastanza efferate e crudeli, vista anche la natura delle vittime. Dove a mio avviso sbaglia Apostolo, neanche a dirlo, è nell'incertezza tra lo spiegone della natura del dio che governa l'isola e il desiderio di mantenere il mistero, che si conclude in un "e quindi?" da parte dello spettatore, che si ritrova forse un po' schifato da alcune scene anticipanti la rivelazione ma in definitiva soprattutto perplesso.


E' un dettaglio trascurabile questo soprattutto perché il film è gradevole non solo per come fila liscia la storia (anche se forse sarebbe servita un po' di introspezione in più, maggiormente incisiva e in un tempo più breve) ma anche per la presenza di bravi attori e per alcune sequenze interessanti e abbastanza ricercate, in bilico tra horror tout court e suggestione "new age", ove vengono mescolati sangue e poesia con un taglio decisamente cinematografico, fatto di dettagli claustrofobici e riprese ad ampio respiro di panorami mozzafiato o interni angusti. Sapete già della mia passione per Dan Stevens, non solo perché è un bel figliolo ma perché come interpreta lui il pazzo sofferente nessuno mai (Legion docet), e qui il personaggio di Thomas richiede tutta la nevrotica follia che è in grado di infondere l'attore inglese, oltre a quell'ambiguità di fondo che lo pone sempre in bilico tra buono e cattivo. Altrettanto valido il resto del cast, nel quale spiccano la sempre bellissima Lucy Boynton e un intenso Michael Sheen, anche lui chiamato ad interpretare un personaggio all'apparenza tagliato con l'accetta ma via via sempre più tormentato e profondo, mentre le due creature sovrannaturali sono interessanti e riescono a non scadere nel trash più becero nonostante ci sia il forte rischio almeno in un paio di occasioni (soprattutto per quel che riguarda il personaggio inquietante della vecchia). Sarà perché mi sono approcciata ad Apostolo senza troppe aspettative ma al momento è uno degli originali Netflix che più mi ha soddisfatta e vi consiglierei di dargli un'occhiata in occasione di Halloween. A proposito del quale, vi faccio ovviamente tanti auguri per una delle mie festività preferite!!!


Di Dan Stevens (Thomas Richardson), Lucy Boynton (Andrea) e Michael Sheen (Profeta Malcom) ho parlato ai rispettivi link.

Gareth Evans è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Raid - Redenzione, V/H/S 2 e The Raid 2. Anche produttore, stuntman e attore, ha 38 anni e due film in uscita.


Se Apostolo vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man. ENJOY!

domenica 20 novembre 2016

Animali notturni (2016)

Approfittando di un'"offerta che non potevo rifiutare", venerdì sono andata a vedere Animali notturni (Nocturnal Animals), diretto e co-sceneggiato dal regista Tom Ford a partire dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright e vincitore del Leone d'argento all'ultima Mostra del cinema di Venezia.


Trama: la ricca gallerista Susan riceve dall'ex marito, dalla quale è divorziata da diciannove anni, il manoscritto del romanzo Animali Notturni, a lei dedicato. Immersa nella lettura del manoscritto, Susan sarà costretta a ripensare agli errori del passato...


Un vecchio adagio recita "Ne uccide più la penna che la spada". Il secondo film di Tom Ford (e mi si perdoni l'ignoranza ma non ho mai guardato A Single Man) è la perfetta rappresentazione per immagini di questa antica massima e di una tristissima crisi di mezza età. Susan è una donna ricchissima, sposata con un marito bello ma inespressivo che la tradisce con una donna ben più giovane, ed è giunta ad un punto della sua esistenza in cui l'importantissimo lavoro di gallerista non la soddisfa né la entusiasma più, al punto che l'insofferenza per tutto ciò che la circonda non la fa dormire la notte. Inaspettatamente, dopo diciannove anni di silenzio, Susan riceve il manoscritto del primo romanzo del suo ex marito, Edward. Non sappiamo perché i due hanno divorziato né perché non si parlano più dopo tutti questi anni ma sta di fatto che il primo romanzo completato dallo scrittore è interamente dedicato a Susan e lei, approfittando dell'ennesima assenza del marito, comincia a leggerlo. Animali Notturni (identico al soprannnome dato da Edward a Susan) è l'agghiacciante storia di una famiglia che, in viaggio per le strade desolate del Texas, viene attaccata da un quartetto di balordi e costretta a vivere un'esperienza terribile che poco ha da invidiare ad un horror e Susan, come vediamo, ne è profondamente colpita, al punto da arrivare a vivere sulla propria pelle le sensazioni dei protagonisti. Immergersi in questi due livelli narrativi paralleli e capire cosa abbiano a che fare l'uno con l'altro è l'aspetto più bello di Animali Notturni e rovinarsi il gusto dell'esperienza con degli spoiler sarebbe nocivo; aggiungo solo che il film di Tom Ford è la storia crudele di una vendetta sottile, l'urlo disperato di chi si è visto strappare dalle mani ogni cosa buona e la triste sconfitta di chi non ha mai neppure provato ad affrontare la vita con coraggio, fuggendo per cordardia da un'esistenza magari priva di agi ma quasi sicuramente ricca di "sentimento", di emozioni capaci di travalicare una vuota apparenza.


E l'apparenza è ciò che colpisce maggiormente guardando Animali notturni, a partire dal sublime trash della sequenza iniziale, a base di ciccione twerkanti e lustrini, per arrivare allo skyline di una New York patinatissima e al trucco pesante di una Amy Adams splendida. L'estetica vuota del mondo reale (o meglio, del mondo di Susan), fatto di arte moderna, superfici riflettenti, accecanti luci al neon, candele soffuse e look curatissimi, fa a pugni con i flashback di una vita semplice e priva di orpelli e, soprattutto, con i colori saturi di un Texas da incubo, caratterizzato da tramonti infuocati, impietose distese desertiche e un'umanità che raschia il fondo della depravazione. Amy Adams sfoglia le pagine del manoscritto mentre la macchina da presa di Ford ne coglie ogni espressione, ogni moto di dolore, paura e stupore, affiancandole grazie ad un montaggio superbo alle emozioni di chi, all'interno del romanzo, soffre e muore in un'incontrollabile spirale di violenza. Al vuoto di una vita "reale" ma malvissuta (Susan chiede alla giovane assistente "Pensi mai che alla fine la tua vita non si sia rivelata come volevi che fosse?"), all'interno della quale persino i quadri diventano meri oggetti di arredamento invece che espressioni della personalità dell'artista e dove la quotidianità coi figli viene affidata alle app degli onnipresenti smartphone, si contrappongono dunque le potenti emozioni di un'opera di finzione che, di fatto, risulta molto più "vera" del mondo surreale abitato da Susan e compagnia; l'animo dell'artista, vomitato su carta e concretizzatosi in fiumi d'inchiostro, si rivela così un'arma potentissima capace di scuotere le coscienze "ciniche" e mandare in frantumi un'esistenza dalla quale è stato brutalmente buttato fuori. Alla fine della fiera, Animali notturni lascia un pesante senso di sconfitta che si estende a tutti i protagonisti, "reali" o di finzione che siano, a prescindere che si tratti di persone colpevoli di qualunque peccato si possa loro imputare o innocenti, e l'unico ad uscirne vincitore è lo spettatore che si è goduto quasi due ore di ottimo Cinema (dove, per una volta, la bellezza formale è assolutamente indispensabile e funzionale alla trama) e una di quelle rare opere capaci di far riflettere e discutere.


Di Amy Adams (Susan Morrow), Jake Gyllenhaal (Tony Hastings/Edward Sheffield), Michael Shannon (Bobby Andes), Aaron Taylor-Johnson (Ray Marcus), Isla Fisher (Laura Hastings), Armie Hammer (Hutton Morrow), Laura Linney (Anne Sutton), Andrea Riseborough (Alessia), Michael Sheen (Carlos) e Jena Malone (Sage Ross) ho già parlato ai rispettivi link.

Tom Ford è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come A Single Man. Anche attore, produttore e stilista, ha 55 anni.


Karl Glusman interpreta Lou. Americano, ha partecipato a film come e serie come Ratter: Ossessione in rete e The Neon Demon. Ha 28 anni e un film in uscita.


Ellie Bamber, che interpreta India Hastings, ha partecipato ad PPZ: Pride and Prejudice and Zombies nei panni di Lydia Bennet. Sinceramente, se Animali notturni vi fosse piaciuto non saprei quale altro film consigliarvi di vedere... probabilmente, io recupererò A Single Man! ENJOY!

giovedì 8 dicembre 2011

Midnight in Paris (2011)

E' successo. Dopo anni passati a snobbare sistematicamente i film di Woody Allen che puntualmente escono al cinema, ieri sera sono andata a vedere Midnight in Paris, spinta dalle ottime recensioni di vari amici blogger. Sono uscita camminando a un metro da terra, riconciliandomi col regista... e col naso di Adrien Brody.


Trama: Gil è uno sceneggiatore con velleità di romanziere e il desiderio sfrenato di vivere la Parigi degli anni '20. Il suo sogno diventa realtà quando una notte, a mezzanotte, una vecchissima automobile si ferma proprio davanti a lui e gli offre un passaggio... per il passato!


Che dire di questo film? E' un sogno. Di più, è una dichiarazione d'amore puro per una città che non può fare altro che catturare. E' un inno alla vita, all'arte, alla musica, al cinema, alla cultura, alle cose per cui vale davvero la pena vivere, a prescindere che si sia nel 2011, nel 1920 o nel 1890. E pensare che non volevo neppure andarlo a vedere. Di Woody Allen ho visto giusto qualche film che avevo trovato bello senza esserne catturata, concludendo la visione senza ricavarne alcunché, senza che i sentimenti del regista (o dei suoi alter ego) mi fossero arrivati. Con Midnight in Paris è successo proprio il contrario invece, forse perché ho vissuto cinque splendidi giorni a Parigi e non posso che concordare con il buon Gil e la cara Carlà: non esiste che una persona, dopo essere stata a Parigi, desideri vivere in un altro posto. Sembra davvero di entrare in un altro universo, dove i ritmi sono differenti, la cultura e l'arte si respirano ad ogni angolo, c'è grazia anche nel mangiare del cous cous da una vaschetta sugli scalini di Montmartre (scena di vita vissuta u__u) o nel passeggiare sotto la pioggia. Un animo sensibile che coglie queste sfumature... come potrebbe vivere come Gil?


La contrapposizione tra il protagonista e la "piccineria" della futura sposa e dei suoceri è sicuramente banale, vista e rivista al cinema, ma è molto efficace. Lo spettatore non può che detestare Inez e i suoi, e sperare che al pedante Paul venga rifilata una pedata negli stinchi. Non vediamo l'ora che arrivi l'auto a portare Gil fuori da questo universo triste e gretto, per catapultarlo in un mondo affascinante e popolato di figure mitiche e musica accattivante: Picasso, Zelda e Scott Fitzgerald, il bellissimo Hemingway, l'esilarante, geniale Dalì, Bunuel, Gertrude Stein e, per finire, la seducente, bellissima Adriana sono tutti personaggi che ognuno di noi, almeno per una volta, vorrebbe incontrare. Per avere un confronto, per capire, per scoprire altri punti di vista ed immergersi nel mito, per evadere da un mondo che sembra davvero non avere più nulla da dire. Midnight in Paris, in questo senso, nonostante sia una commedia molto divertente, è comunque un'opera triste e malinconica. Che lascia comunque spazio ad un ottimismo di fondo, legato alla nostra eventuale capacità di crearci un piccolo spazio ideale all'interno di una realtà che potrebbe non piacerci, ma nella quale dobbiamo lo stesso vivere.


E' attraverso Parigi che Allen ci spinge a queste riflessioni. La ville lumière non è semplice sfondo, ma diventa attrice, protagonista, elemento indispensabile per l'esistenza del film, nonostante le inquadrature e l'intera sequenza iniziale possano davvero far pensare ad uno spot turistico. A pensarci bene il regista non poteva fare altrimenti, perché QUELLA è Parigi... e sta solo a chi la visita scegliere se considerarla una città da cartolina oppure cercare qualcosa di più nelle immagini che conosciamo tutti molto bene. E all'interno di questa meravigliosa "cornice" si muovono attori semplicemente perfetti. Owen Wilson è l'ideale alter ego del regista, svagato, ingenuo e fuori posto, Marion Cotillard è lo splendore fatto a persona (peccato per il doppiaggio un po' bruttino...), Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein è grandiosa come sempre, Corey Stoll incarna un bellissimo, affascinante Hemingway e, soprattutto, Adrien Brody nei panni di Salvador Dalì è esilarante, da Oscar, lui e quei suoi maledetti rinoceronti!! Anche i personaggi "negativi" sono da voto 11... in particolare la gag finale dell'investigatore alla corte del Re di Francia merita la mia stima sempiterna. Insomma, Midnight in Paris è il film più bello che poteva regalarci la fine del 2011, lo consiglio senza remora alcuna e proprio perché non sono una fan di Woody Allen. Ite, gente, ite!!


Di Adrien Brody (Salvador Dalì), Kathy Bates (Gertrude Stein), Marion Cotillard (Adriana) ho già parlato nei rispettivi link.

Woody Allen (vero nome Allan Stewart Konigsberg) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Mito per la maggior parte dei cinefili, regista comunque famosissimo anche per chi non si intende affatto di cinema, lo ricordo per film come Il dittatore dello stato libero di Bananas, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, Io & Annie, Manhattan, Zelig, Radio Days, Harry a pezzi, La maledizione dello scorpione di giada, Match Point, Vicky Cristina Barcelona, e solo per citare quelli che ho visto anche io. Americano, nche attore, compositore e produttore, ha 76 anni e un film in uscita. Ha vinto tre Oscar, due per la regia e la sceneggiatura di Io & Annie e uno per la sceneggiatura di Hannah e le sue sorelle.


Owen Wilson interpreta Gil. Famosissimo per essere attore adatto soprattutto per le commedie demenziali o per film assurdissimi, fratello di Luke Wilson, lo ricordo per film come Il rompiscatole, Armageddon, Haunting, Ti presento i miei, Zoolander, I Tenenbaum, Starsky & Hutch, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, 2 single a nozze, Tu, io e Dupree e Il treno per il Darjeeling, oltre ad aver prestato la voce a Saetta McQueen di Cars - Motori ruggenti e del seguito. Americano, anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e un film in uscita.


Rachel McAdams interpreta Inez. Canadese, ha partecipato a film come Mean Girls, 2 single a nozze e Sherlock Holmes. Ha 33 anni e tre film in uscita, tra cui l'imminente Sherlock Holmes - Gioco di ombre.


Kurt Fuller (vero nome Curtis Fuller) interpreta il padre di Inez. Caratterista conosciutissimo e rivisto mille volte, lo ricordo per film come Danko, Una strega chiamata Elvira, Ghostbusters II, Il falò delle vanità, Fusi di testa, The Fan - Il mito, Scary Movie, Auto focus e Terapia d'urto, inoltre ha partecipato a serie come Supercar, La signora in giallo, Dharma & Greg, Malcom, Alias, Dr. House, Streghe, Desperate Housewives, I 4400, CSI e My Name Is Earl. Americano, ha 58 anni e due film in uscita.


Michael Sheen interpreta Paul. Inglese, lo ricordo per film come Mary Reilly, Wilde e Il gladiatore, inoltre ha doppiato il Bianconiglio in Alice in Wonderland. Anche produttore, ha 42 anni e tre film in uscita.


Mimi Kennedy, che qui intrerpreta l'odiosa madre di Inez, nella serie Dharma & Greg vestiva i panni di tutt'altro tipo di personaggio, ovvero la divertente madre figlia dei fiori della protagonista, mentre Alison Pill, ovvero Ella Fitzgerald, in Scott Pilgrim vs. the World interpreta la mitica Kim Pine. Anche il suo "compagno" Scott Fitzgerald, ovvero l'attore Tom Hiddleston, ha dovuto interpretare il personaggio di un comic, e tornerà a farlo nell'imminente The Avengers, dove tornerà a recitare nei panni del dio norreno dell'inganno, Loki. Ovviamente, la prèmiere dame di Francia Carla Bruni compare come guida turistica. Peccato non ci fosse anche Sarkò, ehm... vabbé. Si capisce che la presenza della Carlà è l'unica cosa che mi ha fatta storcere un po' il naso. A prescindere... ENJOY!!

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