venerdì 25 settembre 2009

Creepshow (1982)

C’erano una volta i giornaletti horror. Non quelli propriamente “raffinati”, seppur splatter, come poteva essere un Dylan Dog italiano, ma un’accozzaglia di becere storielle più o meno brevi e di svariata fattura. C’erano i vari zio Tibia, la serie I racconti della cripta, sia in telefilm che in cartone animato (chi se lo scorda il buon vecchio Pelleossa?), persino il Nightmare Café. Ora quei bei tempi sono finiti, sopraffatti da serie sempre più patinate e prive di ironia, fatte con lo stampino. Ma a volte capita di riuscire a ripescare un gioiellino come Creepshow, del 1982, diretto dal buon vecchio George Romero e scritto nientemeno che da Stephen King.


Il film è diviso in 5 episodi, corrispondenti a cinque diverse storie presenti in un fumetto horror che un dispotico padre di famiglia getta via strappandolo dalle mani del figlio. In La festa del papà, un vecchio squilibrato torna dalla tomba per perpetrare una postuma vendetta sulla sua famiglia. In La morte solitaria di Jordy Verril un povero bifolco trova un meteorite che a poco a poco lo trasforma in una pianta. In Alta marea due amanti vengono uccisi dal marito di lei ma trovano il modo di tornare. In La cassa un orrore vecchio di anni viene rinvenuto all’interno di una cassa nascosta in un sottoscale. Per finire, in Strisciano su di te, un maniaco della pulizia deve combattere contro orde di scarafaggi che gli infestano l’appartamento.



In un film a episodi, ovviamente la qualità può essere assai altalenante, anche se il regista e lo sceneggiatore sono sempre gli stessi, quindi sarebbe meglio guardare al risultato complessivo. Creepshow, in questo caso, è un film nostalgico e divertente, che regala delle piccole perle di cattiveria assoluta, non privo di una morale. Il fil rouge, infatti, che lega tutte le storie, tenute assieme anche dall’introduzione e dal finale, che costituiscono alla fine un sesto, piccolo episodio, potrebbe essere: se sei uno stronzo omicida o semplicemente un cretino animato da motivazioni meno che pure, avrai quello che ti meriti. In effetti, tutti quelli che nel film finiscono più o meno male, persino il povero Jordy Verril che alla fine agisce spinto dall’ignoranza e da una speranzosa avidità, o il marito disperato dell’episodio “La cassa”, hanno fatto qualcosa di male per meritare gli orrori che vengono scagliati loro contro. Le vittime lo sono sempre per un motivo, e non è detto che ai “buoni” o apparenti tali vada meglio che ai “cattivi”.



Data la semplicità quasi moralistica di questo assunto, che racchiude in sé, a mio avviso volontariamente, un’ingenuità tipica dei fumetti di quegli anni, è ovvio che anche le storie siano brevi e assai semplici, giusto dei bocconcini di horror. La festa del papà è una storia di orrori che provengono dal passato, assolutamente da non perdere per chi volesse capire come e dove il buon Leo Ortolani, papà di Ratman, abbia tirato fuori il nome della bastardissima Bedelia di Venerdì 12. Per il resto, l’episodio è uno dei più deboli e dei più grotteschi, con un finale da mazzata nello stomaco, una specie di contrappasso dantesco. La morte solitaria di Jordy Verril vede come protagonista assoluto uno Stephen King bifolco, che regge da solo un altro episodio non troppo memorabile, che lo vede come unica attrattiva. Certo, è inquietante e triste vedere un uomo trasformarsi in pianta, ma la realizzazione punta più sul grottesco e sull’interpretazione esilarante del buon King che sulla trama. In Alta marea è più apprezzabile la parte thriller che quella propriamente horror, visto che la tortura escogitata da Lesile Nielsen è la parte più interessante ed effettivamente inquietante. Rispetto agli altri due episodi è leggermente sottotono in quanto ad umorismo, ma la tensione aumenta, ed esplode negli ultimi due episodi, a mio avviso i più agghiaccianti. Sarà perché gli scarafaggi mi fanno naturalmente schifo, e vedere un appartamento sigillato e invaso dalle blatte non può che farmi desiderare di morire all’istante, sarà perché La cassa è l’unico episodio dove ci sono parecchie sequenze gore e il mostro è effettivamente inquietante, alla fine le ultime due storie risaltano rispetto alle altre. La cornice, invece, metà film e metà cartone animato, è gradevole e cattivella.



Nell’insieme la realizzazione è molto buona. Ogni spezzone viene introdotto da una pagina animata, che viene riproposta identica dalla prima inquadratura di ogni episodio, e si conclude con un’altra pagina che riprende l’ultima scena. Elementi fumettistici, come didascalie, cornici per flashback, vignette, sono ricorrenti per tutto il film. Gli attori non sono eccelsi, ma va bene così perché l’horror del film non dev’essere serio, bensì leggermente “naif” e volutamente caricato, così come le interpretazioni. Gli effetti speciali d’altra parte sono ottimi, grazie al buon Tom Savini che fa anche una comparsata come netturbino, e soprattutto negli ultimi due episodi sono assolutamente agghiaccianti. Insomma, se state cercando un horror leggero ma gradevole, avete trovato il film giusto!!

George Romero è il regista del film, e il padre putativo di tutti i film di Zombie che hanno invaso i nostri schermi fin dagli anni ’70. Qualsiasi regista che voglia entrare nel mondo dei morti viventi per mostrarcene uno scorcio non può prescindere dai capisaldi di Romero, La notte dei morti viventi in primis, per poi continuare con Zombi, Il giorno degli zombi e finire con i più recenti e meno “storici” La terra dei morti viventi e Le cronache dei morti viventi. Tra i suoi altri film ricordo il martoriato (almeno nell’edizione italiana) Wampyr, Monkey Shines: esperimento nel terrore, Due occhi diabolici e La metà oscura. Il regista newyorchese ha 69 anni.


Di Leslie Nielsen ho già parlato qui, di Tom Savini qua.


Della serie, saranno famosi, tra gli attori coinvolti c’è un giovanissimo Ed Harris, nei panni del maritino di una delle nipoti di Bedelia, nell’episodio La festa del papà. E’ incredibile come un attore così dotato, tanto da essere stato nominato agli Oscar per ben quattro volte (con i film The Hours, Pollock, The Truman Show e Apollo 13) abbia cominciato con un ruolo così sciapo che è difficile persino riconoscerlo. Tra i suoi altri film rammento The Abyss, Il socio,Cose preziose, L’ombra dello scorpione (quest’uomo è abbonato a King…), The Rock, Potere assoluto, A History of Violence. Per la TV ha lavorato in Chips, Cuore e batticuore, Fraisier. Ha 59 anni e tre film in uscita.


E ora, molto banalmente, vi lascio al trailer del film... chiedo perdono, ma essendo così vecchio non ho trovato niente di meglio!!! ENJOY!





     



sabato 12 settembre 2009

Ragazzi perduti (1987)

I vampiri degli anni ’80 hanno lasciato il segno per essere stati leggermente contaminati da una patina di infantilismo trash, che infilava nelle trame elementi di teen movies e commedie avventurose alla Goonies per intenderci. Esempio eclatante è Ammazzavampiri, esilarante horror dove un ragazzino ed una vetusta e disillusa star di un programma horror per ragazzi devono allearsi per sterminare dei veri vampiri. Oppure Scuola di mostri, la cui trama era molto simile, con il branco di ragazzini horrorofili impegnati a salvare la terra da Dracula e compagnia bella. Non si distacca da questi clichè Ragazzi perduti, girato nel 1987 da Joel Schumacher.





lost_boys

 

La trama: Michael è un ragazzotto che si trasferisce dal nonno in California con la mamma e il fratellino. Una sera, seguendo una ragazza, viene coinvolto in una sorta di “festino” da una banda di motociclisti guidata dal biondo David. Alla fine della notte brava, dopo essersi scolato una bottiglia di quello che altro non era se non sangue, Michael si risveglia.. vampiro. Con l’aiuto del fratellino e dei fratelli Frog, le massime autorità in fatto di vampirismo di tutta la città, dovrà cercare di tornare normale e di debellare David con tutta la sua banda di succhiasangue.






thelostboys

 

Come ho detto all’inizio, questo Ragazzi perduti è un horror un po’ atipico. La trama si concentra più sull’aspetto avventuroso legato alla caccia ai vampiri piuttosto che sulla rappresentazione di come, effettivamente, un ragazzo possa sentirsi se venisse trasformato in un non morto, oppure sulle razzie degli stessi vampiri. Questa è la particolarità ed il difetto principale del film, che non mi ha lasciata molto entusiasta, effettivamente. Diciamo che al posto dei vampiri poteva esserci qualsiasi altro mostro da debellare, visto che loro stessi si vedono poco: David e compagnia vengono rappresentati o come invisibili entità che calano dall’alto sulle vittime ignare, oppure come bikers bulletti e modaioli. Solo in un paio di scene, soprattutto verso la fine, gli effetti speciali si sprecano e la natura vampirica dei nostri si palesa al meglio, regalando anche qualche sano spavento… peccato che nel frattempo la pellicola si sia trascinata lenta e fiacca tra madri disperate in cerca di lavoro, infatuazioni adolescenziali, smorfie deprimenti del patetico fratellino di Michael e gli animali imbalsamati del nonno.



 



the-lost-boys-frogs-560

 

Quello che assolutamente risolleva il film e lo ha reso, nonostante i mille difetti, un cult oltreoceano, sono i due fratelli Frog, interpretati rispettivamente da Corey Feldman, ovvero il “Mouth” dei Goonies, e Jamison Newlander. Questi due personaggi sono meravigliosi, dei nerd che gestiscono un enorme negozio di fumetti grazie ai quali sono diventati i massimi esperti della città sui Vampiri e sui metodi per sconfiggerli. Il modo che hanno di parlare è esilarante, da esperti consumati, veri supereroi senza macchia e senza paura… se nonché le citazioni da geek ci scappano sempre, come quando chiamano il vampiretto “Eddie Munster” o paragonano un altro succhiasangue alle Twisted Sisters... o quando, alla proposta del capovampiro di fare della madre di Michael la madre dei suoi “ragazzi”, uno dei Frog ribatte:”Oh yes, the bloodsucking Brady Bunch!” Due pazzi completi, che incarnano il sapore adolescenziale del film, ma anche la sua parte più interessante.







lost-boys-boyeeee

 

Il resto del film, come ho detto, è piuttosto piatto. Merito anche di una realizzazione che molto ricorda i patinati videoclip dell’epoca, l’orribile moda pre Beverly Hills 90210. Persino l’idea di rappresentare i vampiri che calano dall’alto mostrando la loro soggettiva delle vittime non contribuisce a sollevare il piattume generale. Tuttavia gli effetti speciali, non abbondanti a dir la verità, sono molto ben fatti: il trucco di David e dei suoi compagni è sufficientemente inquietante e anche le scene di “volo”, comprese le battaglie aeree tra buoni e cattivi non risentono dell’usura del tempo. Trovo però stupidi sia l’idea di lasciare i mezzivampiri liberi di vagare alla luce del sole solo con un paio di occhiali da sole, sia il finale, talmente sbrigativo che anche la rivelazione prima dei titoli di coda non riesce a lasciare il pubblico stupito. Però ha dato vita ad un seguito uscito solo per il mercato dell’home video, Lost Boys: The Tribe, del 2008. Nel 2010 è previsto un altro seguito, se servisse un’ulteriore prova del fatto che ormai il cinema USA sta davvero raschiando il fondo del barile.

 


kiefer

Di Joel Schumacher ho già parlato qui. Kiefer Sutherland, invece, potete trovarlo qua.

 

Jason Patric interpreta Michael. L’attore americano ha cominciato la sua carriera negli anni ’80, ma non è mai diventato troppo famoso, nonostante un paio di film di discreto successo. Tra le sue pellicole ricordo Frankenstein oltre le frontiere del tempo (se la memoria non mi inganna l’ultimo film di Corman…), Sleepers, Speed 2 – Senza limiti. Ha 43 anni e un film in uscita.

 

23271_Patric-Jason



Corey Feldman, come ho già accennato, interpreta il folle Edgar Frog. Figlio degenere degli anni ’80, nel senso che dopo moltissimi, storici film, si è impantanato in abusi di droghe e altre stronzate da star demente, è impossibile dimenticare il suo Mouth dei Goonies, quello che terrorizzava la povera colf spagnola con le sue macabre traduzioni. Tra i suoi film ricordo, con assoluta nostalgia due capolavori come Gremlins e Stand By Me – ricordo di un’estate, con un accenno di tristezza invece cose come Venerdì 13: capitolo finale, Venerdì 13: Il terrore continua (ma non doveva essere finito nel capitolo precedente??), il pur esilarante Palle in canna, Il piacere del sangue, The Toxic Avenger IV – Citizen Toxie, Puppet Master vs Demonic Toys, Lost Boys: The Tribe, mentre ha dato la voce alla volpina di Red & Toby nemiciamici e a Donatello in Tartarughe Ninja alla riscossa e Tartarughe Ninja III (nel secondo film Donatello era muto?). Per la TV ha partecipato a La Famiglia Bradford, Mork & Mindy, Love Boat, Casa Keaton, I racconti di mezzanotte. Il nostro ha 38 anni e ben cinque film in uscita.

 

corey_feldman02


Dianne Wiest interpreta la madre di Michael, Lucy. L’attrice americana ha vinto due Oscar come migliore attrice non protagonista, uno per Hannah e le sue sorelle e l’altro per Pallottole su Broadway. Tra i suoi altri film ricordo Footlose, Radio days, lo splendido Edward mani di forbice, Il mio piccolo genio, Piume di struzzo, Amori e incantesimi, mentre per la TV ha lavorato in Law and Order. Ha 61 anni e tre film in uscita.






wiest



E ora vi lascio con il trailer originale, giusto per darvi un'idea!! ENJOY!!




 

 

giovedì 3 settembre 2009

Hot Fuzz (2007)

Non sempre quando si riunisce una squadra che ha dato vita ad un film che può essere giustamente definito cult si raggiunge un risultato identico o perlomeno simile. Tenendo bene a mente questa premessa, ho guardato Hot Fuzz (diretto nel 2007 da Edgar Wright), memore della perfezione assoluta di Shaun of the Dead. Per fortuna non sono stata delusa e, anche se la romzomcom per eccellenza è impossibile da eguagliare, questo film è altrettanto divertente e perfettamente confezionato.


hotfuzzposter


La trama: Nicholas Angel è un superpoliziotto di stanza a Londra. La sua eccessiva perfezione però fa sì che i superiori, che non lo sopportano tanto quanto i colleghi, lo mandino a prestare servizio in uno sperduto villaggio inglese nel quale i suoi metodi si scontrano con l’apparente pace e tranquillità del luogo. Apparente, perché una serie di morti comincia a turbare la piccola comunità. Con il solo aiuto dell’ingenuo collega Danny, e nonostante lo scetticismo dell’intera polizia che vede queste morti solo come “incidenti”, Angel comincia ad indagare…


hotfuzzpuba


Se Shaun era una parodia degli horror di serie B, Hot Fuzz è una parodia degli sboronissimi action USA, che vengono ampiamente citati e messi in ridicolo grazie ad un umorismo assolutamente british: macchine “volanti”, solitari superpoliziotti con problemi esistenziali e dalle strane abitudini (Angel, a differenza dei vari Bruce Willis e compagnia bella è assolutamente ligio al dovere e non beve, ma passa le serate annaffiando il suo Japanese Peace Lily perché impossibilitato ad interagire con le altre persone), inseguimenti ed esplosioni al limite della ragionevolezza umana, il tutto infilato nella cornice più improbabile, ovvero un piccolo paesetto della campagna inglese, dove ogni cosa può trasformarsi in arma impropria e i “campi di battaglia” sono fiere di paese o supermercati. La chiave comica di questo film sta proprio in questo contrasto, e nelle esilaranti caratterizzazioni dei personaggi. Paradossalmente, Angel e Danny fanno ridere più nelle scene che li vedono interagire con gli altri abitanti del villaggio piuttosto che nelle scene “di coppia” (che a tratti sono volutamente ambigue, al di là dell’amicizia virile). C’è il capo della polizia locale, un vecchietto che risolve tutto “punendo” chi si comporta male facendogli offrire dolci e gelati, l’agente vegliardo che parla un dialetto tutto suo, i geniali Andies, i due caustici e bastardissimi investigatori che prendono subito in odio Angel, l’ambiguo gestore del supermercato, il giornalista illetterato, i due attorucoli e il loro omaggio al Romeo + Juliet di Baz Luhrmann (da applauso il siparietto sulle note di “Love me, love me, say that you love me”), un mimo invadente e persino… un cigno. Anzi, IL cigno. Ognuno di questi elementi si incastrano perfettamente nella storia e rimangono impressi anche più dei personaggi secondari di Shaun of the Dead, al punto che se facessero un telefilm basato sul villaggetto di Hot Fuzz credo che non me ne perderei una puntata.


hotfuzz19


Il bello dei film diretti da Wright è che, oltre ad essere scritti e recitati splendidamente, sono anche diretti benissimo. Non c’è un attimo di pausa tra una scena e l’altra, il finale di una richiama l’inizio dell’altra con quegli stacchi senza soluzione di continuità che già si trovavano in Shaun of The Dead. Gli effetti speciali sono curatissimi, si è fatto ricorso stavolta ad un grande impiego della CGI, soprattutto nelle esplosioni ma anche nelle morti ad effetto (una su tutte, quella del tizio schiacciato da una delle guglie della chiesa): si può dire che Hot Fuzz non è una semplice parodia, come non lo era Shaun. La caratteristica degli “spoofs” in effetti, come nel caso dello storico Hot Shots!, o più recentemente Superhero Movie è anche quella di essere realizzati in modo artigianale, senza curare troppo i dettagli, anzi, puntando proprio sulla messa in scena rozza. I film di Wright sono invece curati fino all’inverosimile, e non hanno niente da invidiare ai generi che parodiano. Anzi, sono fatti anche meglio.


hot-fuzz


E come Shaun conteneva rimandi alle serie tv che in Inghilterra hanno fatto la fortuna di Peggs e Wright, anche Hot Fuzz contiene rimandi al film che li hanno consacrati agli occhi del pubblico internazionale: in una scena viene mostrato il dvd di Shaun of the Dead, in un’altra si ripropone l’idea di prendere una “scorciatoia” saltando gli steccati (e a differenza di Shaun, Angel ci riesce, anche se Danny fa una ben magra figura) e, soprattutto, viene citato l’immancabile Cornetto come cibo delle brame di chi è troppo scazzato per vivere; non a caso, a detta di regista e attori, Hot Fuzz è solo il secondo episodio di un’ideale trilogia chiamata “Blood and Ice Cream Trilogy”, il cui terzo capitolo si spera uscirà a breve. Aguzzate inoltre la vista: la ex fidanzata di Angel è nientemeno che Cate Blanchett (la riconoscerete dagli occhi e dalla voce, se guarderete il film in originale), mentre Peter Jackson è il babbo natale che traumatizza Angel all’inizio del film, accoltellandolo. Ah, per la cronaca: Hot Fuzz non vuol dire proprio nulla, è solo l’unione di due parole messe a caso che omaggiano gli storici action americani, come Point Break (ampiamente citato), Die Hard o Arma letale.


hot-fuzz-3


Di Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost ho ampiamente parlato qui, e la loro situazione dall’epoca del post su Shaun of the Dead non è cambiata. Di Jim Broadbent, che qui interpreta il capo della polizia, ho parlato qui. Di Bill Nighy, che qui ha un cameo come ispettore capo della polizia di Londra, ho invece parlato qui.


Timothy Dalton interpreta Simon Skinner, il bieco direttore del supermercato. L’affascinante attore inglese, uno degli ultimi portatori di un’eredità tipicamente teatrale, è stato James Bond in due episodi della saga negli anni ’80 (007 zona pericolo e 007 vendetta privata). Ha inoltre recitato in Cime Tempestose, Flash Gordon, Le avventure di Rocketeer, l’orrenda rivisitazione de La bella e la bestia con Fran Drescher de La Tata, L’amore è un trucco, Looney Tunes: back in action. Per la TV, ha partecipato ad episodi di Charlie’s Angels, Racconti di mezzanotte e Doctor Who. Ha 65 anni.


timothy_dalton_birthday


E ora, se non avete il doppio, splendido DVD (e per l'amor di Dio, compratelo!!!!!), ecco a voi le papere dal set!! ENJOY!!




mercoledì 26 agosto 2009

Snakes on a Plane (2006)

Nel lontano continente australiano si è molto influenzati dai cuginetti americani. Capita quindi che i giornali della Terra dei Canguri diano molto risalto a film che hanno pian piano raggiunto un livello di cult raramente eguagliato, mentre qui magari gli stessi film passano praticamente inosservati. Ed è così che io sono riuscita ad infiammarmi, prima ancora della sua uscita, per Snakes on a Plane, pellicola del 2006 diretta da David R. Ellis, semplicemente leggendo di un film modellato sui gusti del pubblico, tramite un blog che il regista ha tenuto per tutta la realizzazione per rimanere in contatto con quanti aspettavano con ansia la sua uscita. I miei studenti di allora ricorderanno i miei deliranti status su MSN, che recitavano cose tipo: “Can’t wait to see those motherfucking snakes on that motherfucking plane!”, tanto che alla fine credo di essere stata l’unica insegnante a venire accompagnata da un branco di teenagers festanti che non vedevano l’ora di assistere allo spettacolo non tanto del film ma della prof ormai impallata. E il bello è che ne siamo usciti tutti soddisfattissimi, e anche a rivederlo questo Snakes on a Plane è puro delirio.

La trama? Ci sono serpenti. Su un aereo in volo. E Samuel L. Jackson a farli fuori. Direi che basta questo per convincere chiunque a vederlo.


Allora, freno un attimino l’entusiasmo. Io ho ADORATO questo film, ma non posso pretendere che lo facciano tutti, quindi un piccolo prontuario per l’uso è doveroso. Innanzitutto, se da piccoli non vi siete mai appassionati per roba come Lo squalo, Piranha o simili, non provateci neppure ad avvicinarvi a SOAP. Il motivo è presto detto, visto che la pellicola è una sorta di “operazione nostalgia”, un film dove è assolutamente vietato pensare, bisogna solamente farsi avvolgere dalle spire dei serpenti, accettare un assunto così assurdo da risultare irritante e pretestuoso e perdersi in ogni sboronata registica ed attoriale. Bisogna tornare bambini e fare “ooh”” saltando sulla sedia ad ogni attacco di serpenti, senza farsi troppe domande. Attenzione però a non confonderlo con boiate pseudo fashion come potrebbe essere un Anaconda, o un Blu profondo. Quelli sono privi della necessaria ironia, mentre in SOAP sembra di essere tornati ai tempi di Indiana Jones e a quel caustico, sprezzante umorismo che non risparmia nemmeno un personaggio, dallo steward apparentemente gayo, alla signora cicciona, dal marito ansioso, alla donnina con l’inseparabile chihuahua, passando ovviamente per lo sbirro di Samuel L. Jackson che si spreca in frasi storiche degne di quelle che uscivano dalla bocca di un Indy o di un Rambo. Se si è disposti a prendere il tutto come un gioco, allora si uscirà assolutamente soddisfatti dalla visione. Altrimenti, serpenti su di voi!


Ovviamente la regia è ottima, così come la realizzazione. I serpenti sono molto realistici, e a volte viene utilizzata anche la “serpentovisione” che consente di vedere attraverso i loro occhi, espediente che per fortuna viene usato con parsimonia. Il ritmo è serratissimo, com’è giusto per questo genere di film, e le scene catastrofiche si sprecano: spettacolare il primo attacco dei serpenti e la decisione finale di Jackson di eliminarli nel modo più pericoloso per i passeggeri all’urlo di “I’ve had enough of those motherfucking snakes on this motherfucking plane!”. I personaggi sono assai simpatici, sebbene proprio il protagonista che dovrebbe affiancare Samuel è tra tutti il più moscio ed insignificante, tanto che non sarebbe una gran perdita se i serpenti lo masticassero. Assolutamente esilaranti le due guardie del corpo del rapper nero terrorizzato dai germi altrui e il bastardissimo snob che usa cagnolini innocenti come scudo contro i serpenti. Persino la lunghezza del film è pressoché perfetta: non troppo corta da dar l’idea di un filmetto buttato via, e nemmeno troppo lunga da lasciar subentrare noia e tempi morti. “Imperdibile” il video musicale che accompagna i titoli di coda, con un branco di strepponcelli fighetti a cantare, appunto, una canzone dall’inequivocabile titolo: Snakes on a Plane. Un tocco di trash che, indubbiamente, in un simile film non può mancare.


Di Samuel L. Jackson ho già parlato qui. Nel frattempo i suoi impegni si sono moltiplicati, e oltre a dare la voce a uno dei personaggi di Astroboy interpreterà Nick Fury (ma non era bianco? O___O) in una marea di film Marvel di prossima uscita, tra cui il seguito di Iron Man, Thor, The Avengers, Nick Fury e dovrà presenziare in altri 12 film. Auguri, Sam!!


David R. Ellis è il regista della pellicola. Americano, non proprio di primo pelo ma neppure troppo famoso,tra i suoi film ricordo Final Destination 2 e The Final Destination, l’ultimo episodio della saga, rigorosamente in 3D. Ha 57 anni e tre film in uscita.

Julianna Margulies interpreta l’hostess Claire. L’attrice americana è diventata famosa e familiare agli occhi di molti telespettatori grazie al ruolo dell’infermiera Carol Hathaway nella serie ER, dove la fortunata donna era la fidanzata del buon George Clooney. Tra i suoi film ricordo Nave fantasma e Il giovane Hitler, mentre tra le serie tv alle quali ha partecipato cito Law and Order, La Signora in giallo, Scrubs, I Soprano. Ha 43 anni.


Nathan Phillips interpreta il testimone, Sean. Australiano, ha raggiuntola notorietà con lo splendido, inquietantissimo Wolf Creek, che è l’unico altro suo film degno di menzione. Come tutti gli attori australiani che non hanno avuto parte in Home and Away ha partecipato comunque all’altra famosa soap del paese: Neighbours. Ha 29 anni e due film in uscita.  


E ora vi lascio con la cosa più trash del film, come promesso: i Cobra Starship e la loro Snakes on the Plane! ENJOY!!







domenica 9 agosto 2009

Ponyo sulla scogliera (2009)

Ogni tanto anche questo blog deve ospitare, al di là dell'horror e del trash, qualche film un pò più dolce e carino. In questo caso, dopo una lunga attesa, sono riuscita a vedere l'ultima fatica del maestro Hayao Miyazaki, datata 2009: Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo). L'attesa purtroppo non è stata ripagata come avrebbe dovuto, in effetti.


4044-550x-ponyo_poster


La trama è questa: Brunilde, una piccola pesciolina dal volto umano, figlia dello scienziato/stregone Fujimoto, fugge dalla sua casetta in fondo al mare e viene salvata in superficie da un bimbo umano, Sosuke, che la ribattezza Ponyo. Quando il papà riesce a recuperarla e a riportarla all'ovile, Ponyo gli confessa che vuole diventare umana perché innamorata del bimbo. Riesce così nuovamente ad uscire dalla sua casa/prigione e, pasticciando un pò con la magia di cui dispone il padre, riesce a tornare da Sosuke e da sua madre, trasformata in bambina umana. Ma il suo gesto causerà inondazioni a non finire, e la fuoriuscita di parecchia magia che rischierebbe di modificare l'intera realtà...


fujimoto_e_ponyo


In un'epoca in cui la CG domina, questo Ponyo sembra davvero un film d'altri tempi. Completamente realizzato con disegni fatti a mano, dallo stile un pò vecchio stampo sia come character design che come colori è comunque una gioia per gli occhi ed è l'ennesima conferma che Miyazaki è una spanna sopra a qualsiasi produzione ipertecnologica giapponese e americana. Scene come la splendida danza delle meduse, che trascinano Ponyo in superficie, il mare che insegue la madre di Sosuke in macchina, su per le colline, come se fosse un terribile ed instancabile gigante fatto d'acqua, la splendida luce della mamma di Ponyo, la divinità Gran Mammare (un nome che rimane identico anche nell'originale, e che palesa l'amore incondizionato di Miyazaki per l'Italia) rimangono impresse nella mente dello spettatore per lungo tempo, tanto sono perfette e grandiose.


ponyo


Purtroppo, in tutta questa meraviglia stilistica, ciò che manca a Ponyo è proprio l'anima. Intendiamoci, i grandi temi di Miyazaki ci sono sempre: l'attenzione per la natura corrotta dalla stupidità umana, l'ammonimento a non turbare forze più grandi di noi, una nostalgia per l'innocenza dei tempi passati, l'inno all'amicizia e all'amore, le forze più grandi che esistono, infine il rispetto assoluto per chi è anziano e quindi saggio, nonostante possa essere bislacco. Però sembra che questa volta i temi tanto cari al maestro siano solamente una cifra stilistica, e che non vengano affatto approfonditi. Ponyo sembra più una favola per bambini, ma non poetica e commovente come nel caso de Il mio vicino Totoro, quanto piuttosto sciocchina e anche un pò superficiale. Forse a dare quest'impressione è proprio il personaggio di Ponyo, a mio avviso uno dei meno riusciti del regista. Certo, la pesciolina dalla faccia umana è deliziosa, paurosamente carina; però è anche scemina, ripetitiva, somiglia tanto a una di quelle maghette oche dello Studio Pierrot. Inoltre alcune sboronate, come quella dei pesci preistorici che invadono il pacifico villaggio di Sosuke, riconosciuti specie per specie da un bambino prodigio di appena cinque anni sono francamente inverosimili anche per una favola. Altro difetto di Ponyo è la forse eccessiva velocità con la quale si scopre ogni cosa e si risolve ogni vicenda, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver visto un cartone animato senza averlo però "vissuto" appieno. Solitamente Hayao Miyazaki coinvolge ed emoziona, offre un'immedesimazione con i personaggi (che pur sono simpatici anche in questa pellicola, soprattutto la madre di Sosuke ed il trio di vecchiette) che ha del miracoloso. Questa volta, ahimé, non è successo. Speriamo nella prossima pellicola!


Hayao Miyazaki è il regista e sceneggiatore della pellicola. Credo che pochi al mondo non conoscano questo maestro dell'animazione giapponese, e quelli che non lo conoscono sono comunque cresciuti con lui senza saperlo, visto che ha collaborato ad alcune tra le serie animate più famose della tv. Tra i suoi splendidi film (che peraltro stanno venendo rispettati solo ora nel nostro Paese, mentre in passato soffrivano di mutilazioni e mancanze che sfioravano il ridicolo: basti pensare che Totoro verrà distribuito nei cinema italiani a fine anno, pur essendo datato 1988) ricordo  Lupin III - Il castello di Cagliostro, Nausicaa della valle del vento (di cui esiste anche un meraviglioso manga), Il mio vicino Totoro, Kiki's Delivery Service, Porco Rosso, La principessa Mononoke, La città incantata, Il Castello errante di Howl. Tra le serie animate citerei parecchi episodi di Lupin, Conan ragazzo del futuro e il bellissimo Il fiuto di Sherlock Holmes. Ha 68 anni.


hayao_miyazaki_princess_mononoke_001


E ora, semplicemente, vi lascio con il trailer originale di Ponyo sulla scogliera. Vale comunque una visione, a prescindere da quello che penso io! E ascoltate la canzoncina assurda e giapponese che lo accompagna XD! ENJOY!


venerdì 7 agosto 2009

L'ululato (1981)

Sia nei giochi che nei film che nella letteratura non vado matta per il tema “lupi mannari”. Trovo che quelle bestiacce siano quanto di più noioso esista sulla faccia della terra, niente a che vedere con i ben più stilosi ed affascinanti vampiri. E’ quindi con parecchia disillusione che mi sono messa a rivedere L’ululato (The Howling), film di Joe Dante del 1981, dopo una disastrosa prima mezza visione nell’halloween di qualche anno fa. Dimostrazione di come spesso non è tanto il film a contare per un giudizio, quanto piuttosto l’atmosfera in cui lo si guarda. Infatti a questo giro mi è piaciuto, e molto.

the-howling


La trama è questa: una giornalista riesce a diventare il contatto di un serial killer particolarmente sanguinario, Eddie Quist. Quando quest’ultimo le propone un appuntamento lei ci va per amore dell’audience ma l’esperienza, che si conclude con l’arrivo della polizia e con la morte del killer, la traumatizza lasciandole la consapevolezza di aver visto qualcosa di terribile che pur non riesce a ricordare. Decide così di andare, assieme al marito, in un centro “spirituale” tra le montagne, una comunità diretta dal Dr. George Waggner, che nasconde un tremendo segreto e i cui membri sono molto più vicini ad Eddie di quanto non si immagini…


howling3


Comincio subito con un’avvertenza: non aspettatevi effetti speciali della madonna né abbondanza di computer graphic. Questo film è affascinante proprio per la sua aria artigianale. Le zanne sono palesemente delle dentiere da mettere e togliere, almeno una scena della pellicola viene mostrata a disegni animati data l’impossibilità di mostrare un’intera trasformazione in lupo mannaro (sebbene sia la prima in assoluto, visto che il contemporaneo Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis è dello stesso anno ma successivo di qualche mese, ed è leggermente più raffinato come realizzazione) e i lupacchiotti presenti sono particolarmente mostruosi e disgustosi, coaguli di pelo, lattice ed animatronics. Ma la messa in scena rozza viene ampiamente compensata da una trama interessante e da una spietata critica nei confronti di una società guidata dai media e dai guru occasionali.




howling


Joe Dante come al solito ci mette davanti la sua satira sociale, che rende delle piccole perle anche le sue pellicole apparentemente meno impegnate e più “infantili”. In questo caso utilizza la figura della giornalista televisiva Karen White per scagliarsi contro l’idea del sensazionalismo a tutti i costi, di quella banalizzazione dell’orrore che ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, ci viene propinata quotidianamente ogni volta che accendiamo la televisione. Karen decide di metterci la faccia, di diventare ancora più famosa offrendo in prima persona allo spettatore un viaggio nella psiche malata di un serial killer, che non a caso preferisce la visibilità televisiva all’anonimato. Se ne pentirà amaramente, com’è ovvio e giusto, e anche se alcuni colleghi illuminati proveranno ad usare la sua storia come monito ed avvertimento per tutta l’America, ormai il danno è già stato fatto: come si può inculcare un senso di reale pericolo ad un’intera nazione assuefatta all’irrealtà di un giornalismo che punta solo allo share? Ed è in questa realtà così schiava del mezzo televisivo che i lupi mannari prosperano, anche se, poveracci, non hanno vita facile nemmeno loro.




Howling2


Infatti, peggio di un lupo mannaro, c’è solo un licantropo moralista e new age. Ora, non starò a svelare troppo a chi non ha visto il film, ma l’ironia di Joe Dante sta nell’inserire, all’interno di una comunità di lupi mannari selvaggi e schiavi degli istinti, una sorta di guru mediatico che cerca di sedarne la natura bestiale e di rinnegare la propria. Sembra davvero che Dante ci voglia mostrare come ognuno nasconda dentro di sé una sorta di bestia che non deve avere necessariamente il controllo su di noi se non lo desideriamo, e di come si debba assolutamente diffidare, oltre di chi vuole lo spettacolo a tutti i costi, anche dei teleimbonitori che offrono soluzioni facili e filosofia spicciola incantando le masse di tacchini pronti a bersi ogni singola parola. La soluzione ad ogni cosa, come diceva Quèlo, è sempre e comunque dentro di noi. Ma anche in questo caso, se ci sono di mezzo dei mannari, potrebbe essere sbagliata. Non è sbagliata invece la scelta di vedere questo film, che regala anche qualche genuino momento di tensione. Lo consiglio anche a chi non ama l’horror, ma preparatevi ad un inizio un po’ lento.


howling4


Di Dee Wallace ho già parlato qui.




Joe Dante è il regista della pellicola, uno dei registi più particolari, ironici e graffianti d’America, nonché un grande mito che accompagna noi figli degli anni ’80 fin dall’infanzia. Tra i suoi film ricordo Pirana, Ai confini della realtà, il meraviglioso Gremlins, Explorers, Salto nel buio, Gremlins 2 – La nuova stirpe, La seconda guerra civile americana, Small Soldiers, Looney Tunes: Back in Action. Per la TV ha diretto Ai confini della realtà, due episodi di Masters of Horror, tra i quali lo splendido Homecoming, e un episodio di CSI: NY. Ha 63 anni e tre film in uscita.


joe_dante


Patrick McNee interpreta il Dr. George Waggner. L’attore inglese, diventato un personaggio cult interpretando l’agente John Steed nella mitica serie Agente speciale, ha lavorato in pellicole come Agente 007 – Bersaglio mobile, Waxwork, La maschera della morte rossa e The Avengers – Agenti speciali, mentre tra le serie TV alle quali ha partecipato ricordo Alfred Hitchcock presenta, Rawhide, Ai confini della realtà, Colombo, Magnum P.I, Cuore e batticuore, Love Boat, La signora in giallo, Frasier. Ha 87 anni.




15


Dennis Dugan interpreta Chris, collega e amico della protagonista. L’attore americano ha sviluppato in seguito la sua carriera soprattutto in campo registico, collaborando a più riprese con l’odioso (per me è un pessimo attore…) Adam Sandler e facendo piccoli camei in ogni pellicola diretta. Tra i suoi film come regista ricordo La piccola peste, Mai dire ninja, Assatanata, Zohan – Tutte le donne vengono al pettine, mentre per la TV ha firmato alcuni episodi delle serie Hunter, Moonlighting, Avvocati a Los Angeles, Chicago Hope, Ally McBeal, New York Police Deparment. Ha 63 anni e un film in uscita.


dennis_dugan_big_daddy_001


E ora, prima di lasciarvi al trailer del film, un paio di curiosità. Il film è tratto dal libro The Howling di Gary Brandner, del 1977. Ha avuto ben sei seguiti molti dei quail inediti in Italia ed usciti solo per il mercato dell’home video: Howling II – L’ululato, Howling III, Howling IV: The Original Nightmare, Howling V: The Rebirth, Mostriciattoli (alias Howling VI: The Freaks) e Howling: New Moon Rising. Christopher Stone, che interpreta il marito di Karen, Bill, è stato sposato con Dee Wallace anche nella realtà ed è morto nel 1995 per un attacco cardiaco. Dick Miller, attore feticcio di Joe Dante e non solo, ha recitato anche nel film Evil Toon. E ora… a voi il trailer, ENJOY!!




lunedì 3 agosto 2009

Non entrate in quella casa (1980)

Da che mondo e mondo, anche i titoli italiani degli horror seguono le mode. Al giorno d’oggi basta che ci sia una parola inglese preceduta da un “The”, come nel caso di The Grudge, The Ring, The Phone, e chi più ne ha più ne metta, e si può star certi che orde di persone andranno a vedere il film, che sia una belinata o meno. Ma nel ruggente ventennio che va dall’inizio degli anni ’70 alla fine degli ’80 le parole d’ordine erano “divieti” oppure “case”. Tutto era verboten, non si poteva fare nulla: non si poteva aprire quella porta, figurarsi poi quel cancello, né seviziar paperini, o profanare il sonno dei morti, insomma non si poteva fare nulla di nulla o come minimo si sarebbero spalancate le porte dell’Inferno. Senza contare poi che anche se si rimaneva chiusi in casa, fermi, immobili, anche solo respirare poteva comportare l’arrivo di demoni calderiani e affini, tutto per colpa di Sam Raimi che con il suo Evil Dead, in italiano tradotto con La casa, diede inizio all’invasione di “case”, più o meno apocrife e spesso inguardabili, che invasero i cinema dell’epoca. Immaginate quindi quanto pubblico avrà richiamato nel 1980 un film dal titolo Non entrate in quella Casa (Prom Night), che racchiudeva in sé la summa del trend, come se oggi uscisse The Grudge of The Child at The Phone. Mi immagino però anche la reazione dello spettatore di allora nel trovarsi davanti la pellicola diretta dal regista Paul Lynch, così banale e noiosa che definirla horror mi pare azzardato.

prom-night


La trama è questa: un gruppetto di bambini si diverte a giocare all’”assassino” in una casa abbandonata, intonando macabre filastrocche. Senza un motivo plausibile i mocciosi si accaniscono contro un’altra bimba arrivata lì per caso e tanto fanno che la poveraccia casca giù dalla finestra e muore. Ovviamente i pargoli bastardi si giurano a vicenda che nessuno avrebbe mai saputo nulla di questa storia e così capita che venga incolpato un povero pazzoide che passava di lì per caso. Anni dopo i ragazzini cresciuti, e i fratelli della bimba morta, si trovano a dover fare i preparativi per il ballo della scuola (il prom, appunto), mentre qualcuno, nascosto nell’ombra, trama per uccidere tutti quelli che hanno preso parte alla morte della bimba.


 


Prom Night 1


A dare una scorsa alla trama, si capisce già l’errore di fondo di un film simile. Nessuno sano di mente parteggerebbe per le “vittime”, che sono palesemente un branco di bastardi e di ipocriti, addirittura due degli assassini della bimba sono rispettivamente la migliore amica e il fidanzato (!) di sua sorella. Tolto quindi l’elemento ansiogeno che solitamente si innesca durante l’immedesimazione nei poveri agnelli da macello della maggior parte degli horror, in questo film cosa rimane? Considerato che anche le scene splatter si riducono ad una testa che rotola (il resto avviene in fuori campo) e che il killer ha il fisico da sminchiatello inguainato in una calzamaglia nera, direi nulla! Nulla… tranne alcune allegre punte di goliardia e kitch.


 


Prom Night 2


Infatti, a dispetto della noia che regna sovrana, le scene esilaranti contenute in questo film sono molte. Cominciamo dalla migliore amica della protagonista che, priva di un partner per il prom, si riduce a portare con sé il primo che le fa un fischio per strada. E pazienza se costui è un mostriciattolo laido, occhialuto, ciccione, palesemente geek, che si fa chiamare “lo svelto”, mica dovrà andarci a letto.. Ecco. Mai parole furono più sbagliate, ci va a letto e pure mica una volta, ma almeno tre nella stessa sera. Potenza degli spinelli che il geek nasconde in un libro? Va bene, ma a tutto c’è un limite, e per l’ennesima volta si ringrazia l’assassino che sgozza lei e fa saltare in aria lui (scena che fa venire in mente i momenti più esilaranti dei Simpson e dei Griffin, nei quali qualsiasi oggetto che cade da un dirupo, fosse anche un passeggino per bambini, appena toccato il suolo esplode)! Altra scena trash ma parecchio diluita dall’eccessiva lunghezza è quella in cui Jamie Lee Curtis e il suo partner vengono colti dalla febbre del sabato sera e cominciano a ballare come dei tarantolati con delle mosse che farebbero invidia al Disco Stu dei Simpson, il che è assurdo perché è come se al giorno d’oggi, nel bel mezzo di un horror, si vedesse per 10 minuti Sarah Michelle Gellar ballare i successi del momento. Rimarrebbe solo il tritolo sotto le poltrone, ne sono certa. Vorrei far notare che nel cast c’è anche Leslie Nielsen, non ancora consacrato come idolo della comicità made in USA, e che ahimé qui ci fa davvero una pessima figura, chiuso in un personaggio, quello del padre/preside, che decisamente non rientra nelle sue performance migliori.


 


promnight


Inutile dire che sia la messa in scena, un’insieme di triti stereotipi horror, sia gli interpreti, sono al di sotto della media. Inoltre, come in ogni horror di serie z che si rispetti, anche questo non manca di plagi camuffati da citazioni. Lo spirito vendicativo ed il trauma infantile del killer, nonché la presenza dell’allora reginetta dell’horror Jamie Lee Curtis richiamano parecchio la serie Halloween, mentre lo scherzo ai danni del re e della regina del Prom sa molto di Carrie. Incredibile ma vero, una simile ciofeca ha generato tre sequel (Prom Night II: il ritorno, Prom Night III: l’ultimo bacio (!), Discesa all’inferno) e persino un remake datato 2008, dallo stupidissimo titolo italiano Che la fine abbia inizio. Ecco, speriamo che almeno per una volta la stupidità sia profetica e che possa davvero cominciare la fine per questa ammorbante serie di film.




Paul Lynch è il regista della pellicola. Inglese, ha all’attivo innanzitutto parecchi episodi di serie anche abbastanza famose (infatti Prom Night ha un taglio molto televisivo..) come La signora in giallo, Moonlighting, Ai confini della realtà, L’ispettore Tibbs, Star Trek: The Next Generation, Star Trek: Deep Space Nine, Robocop, Oltre i limiti, Baywatch Nights, Xena principessa guerriera, nonché qualche altro film per la TV. Ha 63 anni e un film di prossima uscita.


Non ho trovato imago del buon regista... Somebody HEELPP mee!!! >.<


Jamie Lee Curtis interpreta la retta e proba Kim. La buona Jamie Lee è stata la scream queen per eccellenza degli anni ’70-’80, consacrata dal film Halloween – La notte delle streghe, ed è inoltre figlia d’arte di due icone cinematografiche di tutto rispetto: quella Janet Leigh che, in Psycho, si beccò parecchie coltellate nella doccia del Bates Motel e quel Tony Curtis che, pur vestito da donna, è riuscito a conquistare l’amore di Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo. Tra i film interpretati dall’attrice ricordo The Fog, Terror Train, Halloween II – Il signore della morte, Una poltrona per due, Un pesce di nome Wanda, il commovente Papà ho trovato un amico (ed il suo seguito, Il mio primo bacio), True Lies, Arresti familiari, Creature selvagge, Halloween 20 anni dopo, Halloween: la resurrezione, Quel pazzo venerdì. Ha inoltre partecipato alle serie televisive Colombo, Charlie’s Angels, Love Boat. Ha 51 anni e un film in uscita.


jamielee


Leslie Nielsen interpreta il preside Hammond, padre di Kim. Ritengo impossibile che la gente non conosca quello che è forse il più grande interprete vivente delle demenziali parodie americane che periodicamente arrivano sui nostri schermi fin dai tempi de L’aereo più pazzo del mondo. Ma la carriera dell’inossidabile Leslie ha spaziato in ogni genere cinematografico e televisivo, con titoli come Il pianeta proibito, Creepshow, Una pallottola spuntata, Riposseduta, Una pallottola spuntata 2 e ½: l’odore della paura, S.P.Q.R.: 2000 e ½ anni fa, Una pallottola spuntata 33 1/3: l’insulto finale, Dracula morto e contento, Spia e lascia spiare, Mr. Magoo, Il fuggitivo della missione impossibile, Scary Movie 3, Scary Movie 4, Superhero Movie. Per la TV ha lavorato in Alfred Hitchcock Presenta, Bonanza, MASH., Le strade di San Francisco, Kojak, Kung Fu, Colombo, La famiglia Robinson, Loveboat, Fantasilandia, La signora in giallo. Ha 73 anni e due film in uscita.


312_g


Vi lascio con il trailer originale di Non entrate in quella casa, e vorrei farvi notare come la colonna sonora sia ammorbata da una sorta di "plagio" di I Will Survive. Gli accordi sono quelli ma la canzone si blocca prima di entrare nel vivo!!! ENJOY!



Se vuoi condividere l'articolo