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venerdì 29 agosto 2025

2025 Horror Challenge: Maniac (1980)

Il tema della challenge horror, questa settimana, era Slasher: Classic era. Ho scelto così Maniac, diretto nel 1980 dal regista William Lustig. Se volete vederlo, potete trovarlo all'interno del catalogo Prime Video senza abbonamenti/acquisti aggiuntivi, ma attenzione perché la versione presenta tagli drastici in tutte le scene clou o vagamente splatter, e dovrete ricorrere agli spezzoni di Youtube o Vimeo per avere il quadro completo dell'opera.


Trama: Frank Zito, traumatizzato da una madre violenta, gira per la città di New York uccidendo giovani donne, per poi inchiodare i loro scalpi sui manichini che popolano il suo appartamento...


Come sempre, Maniac era un altro di quegli horror cult e imprescindibili che, fino a qualche giorno fa, avevo solo sentito nominare. Nonostante, come ho scritto sopra, la versione presente su Prime Video sia mutilata delle scene più scioccanti, Maniac è uno slasher adulto e malato, distante, come idea di fondo, da quella del boogeyman che si accanisce contro vittime solitamente giovani e stupide. Il film di Lustig racconta, infatti, una storia di profondo disagio urbano, attraverso gli occhi di un uomo che, come si evince dai dialoghi e da alcune allucinazioni che diventano invasive e mortali sul finale, ha passato l'infanzia seviziato da una madre orribile. Questo trauma si traduce nello straziante, perverso desiderio di uccidere donne, togliere loro lo scalpo ed inchiodarlo su dei manichini, trasferiti poi nello squallido, claustrofobico monolocale dove Frank passa le sue notti. Lo sguardo del regista, e la sceneggiatura alla quale ha collaborato anche Joe Spinell, l'attore che interpreta Frank, non è mai indulgente verso quest'ultimo; Frank Zito è un'ulteriore involuzione del Norman Bates di Psyco, e ciò che fa non è giustificabile, nemmeno a fronte di un'infanzia orribile. Piuttosto, Zito diventa la personificazione dell'alienazione urbana, di un male che sta ai margini di una "civiltà" fatta di persone che spesso si limitano a sopravvivere, oppure si perdono in un vortice di individualismo, opportunità mancate e legami labili, che durano il tempo di un lavoro (ciò vale per le prostitute, ovviamente, ma anche per fotografe, fotomodelle, infermiere, tutte vittime di una profonda solitudine, a prescindere da quanto sia"glamour" la loro vita). Perse in una città caotica, queste donne (e alcuni uomini con loro) diventano le vittime perfette di un uomo che vive esclusivamente all'interno della propria testa, dialogando con la madre defunta e col bambino che era un tempo, disperatamente desideroso di un contatto ma anche disgustato dalla natura di un'umanità di cui, inevitabilmente, ha una percezione distorta. Avere attorno dei manichini, resi "vivi" dai capelli di donne reali, è il perverso surrogato di una comunione col prossimo altrimenti ingestibile, se non per i pochissimi istanti in cui Frank riesce a "mascherarsi" da essere umano, risultando persino una compagnia piacevole per le donne così sfortunate da incontrarlo.


L'idea di unire aspetti tipici dello slasher anni '80 a un ritratto di serial killer che si sarebbe affermato solo anni dopo al cinema, è l'elemento che mi ha impedito di annoiarmi, come spesso mi accade guardando slasher puri, e mi ha fatto provare un disagio costante. Questa sensazione è legata anche ad un paio di aspetti tecnici. Partendo dal più "professionale", Maniac è un film girato con uno stile abbastanza grezzo e documentaristico, questo perché Lustig e Spinell non avevano sempre i permessi necessari per filmare gli esterni a New York, il che si traduceva in riprese rapide, realizzate quasi di straforo, con l'ansia di un controllo della polizia sempre sul collo (ciò vale, soprattutto, per la famigerata scena in cui la testa di Savini esplode in un trionfo di sangue, che ovviamente è stata tagliata nella versione del film presente su Prime Video). Tutto ciò conferisce a Maniac una rozza verosimiglianza assente in altri film, e si ha l'illusione di camminare per le strade di New York in mezzo ad ombre da cui potrebbe saltare fuori qualsiasi malintenzionato, pronto a gettarci in mezzo a vicoli maleodoranti e sporchi, dove il nostro cadavere rischia di non venire mai trovato. L'altro aspetto è, invece, puramente "personale". Oggettivamente, Joe Spinell offre un'interpretazione grandiosa, si annulla in un personaggio sgradevole trascinando lo spettatore nel suo mondo allucinato, ma mentirei se dicessi che non ho provato schifo a pelle, prima ancora che il film entrasse nel vivo, per quest'uomo baffuto, sudaticcio, leppegoso; vedere la bellissima Caroline Munro interagire col rattuso Spinell con intenti più che amichevoli, tra cene, telefonate entusiaste e baci sulle guance mi ha causato più di un conato. Lo so, il body shaming è una pratica orribile e io sono una brutta persona, ma lo stesso eew, no, grazie.  Tornando un po' più seri, sottolineerei anche come Maniac abbia un comparto effetti speciali pratici di tutto rispetto. Savini si è letteralmente superato, andando spesso oltre i limiti del buongusto anche per questo genere di film (sapete che ho una fissazione per i video nasties banditi in Inghilterra; Maniac non rientra nella lista ma ci è andato molto vicino e la sua versione non censurata è stata distribuita solo nel 2022 nel Regno Unito), e il finale allucinato, che vira nel sovrannaturale, lascia letteralmente a bocca aperta per la ferocia e il profluvio di sangue che lo caratterizza. Credevo che Maniac mi avrebbe fatto schifo oppure mi avrebbe annoiata, invece ho scoperto un film notevole, che vi consiglio caldamente, se apprezzate il genere. 


Di Tom Savini, che interpreta l'uomo che viene ucciso dentro la macchina e ha realizzato gli effetti speciali del film, ho già parlato QUI.

William Lustig è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Poliziotto sadico, Maniac Cop - Il poliziotto maniaco e Maniac cop 3 - Il distintivo del silenzio. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 70 anni. 


Joe Spinell
interpreta Frank Zito ed è il co-sceneggiatore del film. Americano, ha partecipato a film come Il padrino, Il padrino - Parte II, Taxi Diver, Rocky, Un mercoledì da leoni,  Rocky II, Cruising e Una vedova allegra... ma non troppo. Anche produttore, è morto nel 1989, all'età di 53 anni. 


Caroline Munro
interpreta Anna D'Antoni. Inglese, ha partecipato a film come James Bond 007 - Casino Royale, L'abominevole Dr. Phibes, 1972: Dracula colpisce ancora! e Frustrazione. Ha 76 anni. 


Secondo alcune dichiarazioni di Lustig, il regista Dario Argento avrebbe dovuto essere il co-produttore del film in quanto a Daria Nicolodi, all'epoca sua moglie, era stato offerto il ruolo di Anna; sfortunatamente, la Nicolodi ha dovuto rinunciare in quanto ancora impegnata con le riprese di Inferno, così è sfumata anche la collaborazione con Argento. Pare inoltre che i Goblin fossero il primo gruppo scelto per realizzare la colonna sonora di Maniac, ma alla fine Lustig è ricorso a Jay Chattaway. Non esiste un vero e proprio sequel di Maniac, tuttavia Joe Spinell era rimasto molto scosso dalle accuse di misoginia rivolte al film e, anni dopo, ha proposto al regista Buddy Giovinazzo di realizzare un seguito del film (nonché remake di Psychopath), in cui il presentatore di un programma per bambini si sarebbe messo ad uccidere i genitori colpevoli di abusi; l'idea è diventata un corto promozionale di 10 minuti intitolato Maniac 2: Mr. Robbie, ma la morte improvvisa di Spinell nel 1989 ha fatto sì che il progetto venisse abbandonato. In compenso, nel 2012 è stato realizzato un remake omonimo di Maniac, diretto da Alexandre Aja e con Elijah Wood nel ruolo di Frank Zito, che non ho mai visto ma che vi consiglio comunque di recuperare, nel caso vi fosse piaciuto il film di Lustig. ENJOY!

martedì 17 dicembre 2024

Terrifier 3 (2024)

Natale è alle porte, e finalmente sono riuscita a recuperare un film a tema che, purtroppo, dalle mie parti avevano pensato bene di non fare uscire, Terrifier 3, diretto e sceneggiato dal regista Damien Leone.


Trama: cinque anni dopo essere sopravvissuta a stento ad Art il Clown, Sienna fatica a mantenere la sanità mentale. Viene ospitata per Natale dalla famiglia della zia, proprio quando Art decide di tornare, a mo' di novello Santa Claus...


Damien Leone
ce l'ha fatta anche stavolta, anzi, si è superato. Ha stracciato film ben più blasonati del suo, al box office americano, e in Italia la Midnight Factory penso si sia riempita le casse per gli anni a venire, tanto ha pompato il terzo capitolo della saga Terrifier. E' una cosa buona, anche se ai puristi dell'horror potrà fare storcere il naso; che il nostro genere preferito diventi un fenomeno mondiale, significa dargli più fiducia, visibilità e distribuzione, e nella marea di puttanate che sicuramente ci sommergerà, arriveranno anche opere dignitosissime e meritevoli. Terrifier 3, per quanto mi riguarda, è un'opera che si pone esattamente nel mezzo di questi due estremi. Sono passati sette anni dal primo, rozzo e succido Terrifier, e molte cose si sono evolute all'interno della saga. Quella che più mi intriga, ahimé, è anche quella che Leone centellina maggiormente, ovvero quei fugaci rimandi a una dimensione demoniaca che ha probabilmente vomitato sulla terra la Pale Girl e Vicky e che usa Art come efferato strumento per diffondere il male a piene mani, con sommo scorno della povera Sienna, eletta invece a martire dell'umanità tutta. E' palesemente un work in progress, perché a mettere assieme tutti gli indizi sparsi all'interno dei tre film si troverebbero tanti di quei buchi da caderci dentro per anni, ma lascia in bocca il sapore di quei filmacci di serie Z italiani, dove accadevano cose "perché sì", quindi ben venga la confusione, sperando che nel prossimo capitolo non ci siano personaggi spiegoni a rovinare tutto. E' migliorato lo stesso Leone, a livello di messa in scena e di gusto per la composizione, probabilmente anche grazie a qualche soldino in più: se il primo Terrifier sembrava una cosa amatoriale portata avanti da cazzimma e voglia di sbattere in faccia allo spettatore effettacci artigianali da voltastomaco, il terzo è più ragionato, ben diretto, discretamente privo di punti morti (avrei comunque evitato il primo momento "Casa Vianello" che precede la decisione di Vicky ed Art di ibernarsi per cinque anni, la definizione stessa di "ciurlar nel manico"), interessato ad esplorare i personaggi e parte del loro passato/caratteristiche. Tutto un po' più raffinato, sì, ma per fortuna ciò non vale per il motivo che porta noi "filthy animals" al cinema, ovvero Art il Clown.


Stavolta, il "buon" Art decide di sostituirsi a Babbo Natale, con ovvi, benché imprevedibili e sempre più disgustosi, risultati. Sarà perché David Howard Thornton, al terzo film, ha ormai preso le misure del personaggio, delle sue espressioni e dei tempi comici (o sarà perché ho letto che la sua fonte di ispirazione è nientemeno che Stefán Karl Stefánsson, il Robbie Rotten della serie Lazy Town, e non riesco più a non notare le innegabili somiglianze nella mimica) ma non sono più in grado di provare paura o schifo come i primi tempi, anzi: ormai si guarda il film solo per Art, per quel suo menefreghismo totale verso il prossimo che, talvolta, si rischia di scambiare per innocenza, almeno finché non ti arriva un'accettata in faccia. Ci sono sequenze esilaranti, come quella che vede Art procurarsi il costume di Babbo Natale oppure quella in cui si ringalluzzisce per i commenti degli "amici" di Jonathan, in cui è davvero difficile non provare simpatia verso il personaggio (onestamente, ho riso moltissimo anche davanti al coppino tirato nella nuca a Sienna, benché inserito in uno dei contesti più terrificanti del film), e se la serie diventasse un one man show del mefitico clown non mi dispiacerebbe neppure. Nulla da togliere a Lauren LaVera e ai suoi compari, anche perché l'attrice ci mette l'anima quando interpreta la sfortunata Sienna, ma il giorno in cui Art verrà sconfitto sul serio mi dispiacerà parecchio. Anche perché, in Terrifier 3, la palma dell'orrore vero la vince la perfida Vicky; vero è che Art non si trattiene e riempie lo schermo di vernice rossissima e arti mozzati a profusione, ma quella che porta a casa i momenti più tremendi a livello di gore e schifo, tra omaggi a Bret Easton Ellis e ad Haneke, è proprio la disgraziata ex studentessa universitaria del primo film. Ciò detto, forse sarò insensibile io, ma non mi è sembrato che Terrifier 3 fosse più splatter dei precedenti capitoli della saga, e mi risulta davvero difficile anche solo immaginare che qualcuno sia svenuto e si sia messo a vomitare durante i primi minuti, visto che l'efferatezza peggiore avviene fuori dall'inquadratura. Vediamo cosa succederà con Terrifier 4, visto che Art ha intenzione di rimanere con noi ancora a lungo!


Del regista e sceneggiatore Damien Leone ho già parlato QUI. Lauren LaVera (Sienna), David Howard Thornton (Art il Clown), Clint Howard (Smokey), Tom Savini (Passante) e Jason Patric (Michael) li trovate invece ai rispettivi link. 


Se Terrifier 3 vi fosse piaciuto, recuperate ovviamente i primi due capitoli della saga, aggiungendo All Hallow's Eve e magari anche Black Christmas (Un Natale rosso sangue), Natale di sangue e Racconti dalla tomba. ENJOY!

mercoledì 30 novembre 2016

Zombi (1978)

A ridosso dell'uscita italiana delle tre edizioni distribuite dalla Midnight Factory mi sono ritrovata a guardare la cosiddetta "versione europea" di Zombi (Dawn of the Dead), scritto e diretto nel 1978 da George A. Romero e ri-montato da Dario Argento.


Trama: l'apocalisse zombi iniziata ne La notte dei morti viventi sembra ormai inarrestabile e quattro persone decidono di lasciare la città in elicottero, dirigendosi verso un centro commerciale ormai abbandonato. Ricominciare una nuova vita sarà però molto difficile...


Come tutti i primi tre film a tema diretti da George A. Romero, anche Zombi mi era capitato di vederlo durante gli anni del liceo. A differenza de La notte dei morti viventi, al quale mi ero già "abboccata" grazie al remake di Tom Savini, né Zombi né il seguente Il giorno degli zombi sono mai entrati nel novero dei miei film preferiti, probabilmente perché all'epoca preferivo un horror più grezzo e meno adulto, il che, se ci si pensa, è ironico. Leggendo qui e là onde documentarmi prima di scrivere il post sono venuta infatti a sapere che la versione Romeriana della pellicola (quella, cioé, distribuita essenzialmente solo in America) era stata ritenuta da Dario Argento troppo bambinesca, piena di inutili momenti ironici ed introspettivi, persino troppo "colorata" per quel che riguarda la fotografia e non parliamo poi della colonna sonora, signora mia!, quindi il buon Darione era intervenuto  rimaneggiando la versione europea e consegnando alla Bolla adolescente un film per molti aspetti diverso da quello che avrebbe voluto il regista americano. Il motivo per cui Argento ha potuto compiere una simile operazione va ricercato nel suo ruolo di co-produttore del film e in quello di "ospite" di un Romero che ha ricercato la tranquillità romana per scrivere la sceneggiatura di Zombi e che, per racimolare i fondi necessari, ha accettato di farseli prestare dai produttori italiani a condizione che Argento potesse rimontare a piacimento il film per il mercato europeo, giapponese e medio-orientale; il risultato di questa operazione è stato un horror tout-court, molto cupo ed incentrato sulle scene d'azione, accompagnato dalla colonna sonora degli immancabili Goblin, con zombi che non si limitano a grugnire ma sussurrano eterei. Non avendo mai avuto modo di vedere la versione "americana" posso solo dire che riguardare Zombi dopo almeno 20 anni è stata un'esperienza affascinante e persino "nostalgica", non tanto per le immagini quanto proprio per la colonna sonora che, nel frattempo, ho avuto modo di ascoltare più volte in un paio di CD tra i miei preferiti, ovvero la OST di Shaun of the Dead e la raccolta di successi argentiani Puro Argento Vivo. La musica dei Goblin è insinuante, mette inquietudine e segue la volontà Argentiana di rendere l'azione più incalzante, soprattutto quando gli zombi attaccano in branco le loro vittime privandole di un posto dove fuggire ed è l'elemento che più mi è rimasto impresso guardando Zombi sia la prima che la seconda volta.


Ora come ora, dopo anni di serie "patinate" incentrate sui morti viventi, l'altra cosa che ho adorato è l'aspetto vintage degli zombi, poveri figuri dal colorito grigio-bluastro (grazie Tom Savini e non te la prendere se il risultato finale non ti è piaciuto!!) che staccano, letteralmente, brandelli di carne dalle loro vittime: gli effetti speciali danno proprio l'idea di un boccone succulento che viene troncato di netto dal corpo degli esseri umani e non importa che il sangue sia rosso come un pomodoro e abbia la consistenza della vernice, vedere delle scene simili richiama alla mente il gusto dell'artigianalità e della passione, alla faccia della maniera verosimile in cui gli zombi si accaniscono, per esempio, contro i protagonisti di The Walking Dead (quando succede, ovvio!). Passando alla trama, è un peccato che la versione europea non indulga nell'approfondimento psicologico dei personaggi ma a mio avviso anche dalla versione Argentiana si evince un senso di sconfitta umana difficilmente superabile. Chi si ritrova a dover affrontare gli zombi soffre all'idea di dover uccidere persone che una volta erano vive e probabilmente comprende che di fronte ad un simile ribaltamento delle leggi naturali e delle convenzioni morali non rimane altro che il suicidio (il film originariamente doveva concludersi con DUE suicidi...); chi sceglie di sopravvivere, come i quattro protagonisti di Zombi, lo fa sapendo che potrà avere solo un pallido surrogato della "vita" come viene comunemente intesa e che non basteranno tutti i centri commerciali di questo mondo, i lussi un tempo tanto importanti e persino legami come il matrimonio o la maternità/paternità ad assicurare un futuro che valga la pena di affrontare. Quello che non hanno capito i personaggi che infestano The Walking Dead, tanto meno gli sceMeggiatori della serie, è l'impossibilità di tornare a vivere come se nulla fosse successo, perché ormai i vivi sono costretti a "mangiare" e accaparrarsi il necessario per sopravvivere proprio come quegli zombi che, spinti da un inquietante quanto atavico senso di "necessità consumistica", vengono attirati dal centro commerciale come fossero delle falene. Che Romero, già nel 1978, fosse riuscito a spiegarci con un solo film il vero significato di Apocalisse e Fine del mondo, due catastrofi che sono innanzitutto qualcosa di personale e molto umano, senza ricorrere alla serialità che rischia davvero di trasformarci tutti in zombie, fa di lui un genio dell'horror e di Zombi una di quelle pellicole da conservare e tramandare in saecula saeculorum.


Del regista e sceneggiatore George A. Romero (che compare anche nei panni del regista e di uno dei motociclisti) ho già parlato QUI. Ken Foree (Peter) e Tom Savini (uno dei motociclisti) li trovate invece ai rispettivi link.


Scott H. Reiniger, che interpreta Roger, è tornato nel remake diretto da Zack Snyder nei panni del Generale mentre Gaylen Ross, che interpreta Francine, prima di intraprendere la carriera di regista ha partecipato al film Creepshow, nell'episodio Alta marea. Il film segue La notte dei morti viventi ed è stato seguito nel tempo da Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi, Le cronache dei morti viventi e Survival of the dead - L'isola dei sopravvissuti oltre ad essere stato rifatto da Zack Snyder e distribuito in Italia col titolo L'alba dei morti viventi. Se il film vi fosse piaciuto recuperate tutti questi titoli e considerate l'idea di acquistare una delle tre versioni home video distribuite dalla Midnight Factory e restaurate in 4K; da non fan all'ultimo stadio quale sono mi è bastato il DVD doppio con la versione montata da Argento e un sacco di contenuti speciali (Interviste a Tom Savini, Nicolas Winding Refn, Dario Argento, Michele De Angelis e Gianni Vittori, conferenza stampa tenuta al Festival del Cinema di Venezia con presentazione in sala alla proiezione del film restaurato, trailer e spot televisivi, per non parlare del bel packaging con all'esterno un artwork di Refn e le locandine originali dei vari paesi nella custodia rigida interna) ma per i più esigenti c'è la versione in 4 Blu Ray (che contiene anche la versione voluta da Romero e la Extended Version presentata a Cannes nel 1978) e soprattutto quella in 6 Blu Ray, che contiene le versioni 4k Ultra HD e Full Frame della versione europea. A prescindere, tutte le edizioni contengono 5 cartoline con fan art a tema selezionate da Nicolas Winding Refn e il solito, esaustivo libretto curato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici di Nocturno Cinema  con tanto di botta e risposta tra Romero e Argento, quindi potrebbe essere un bel regalo di Natale. ENJOY!

martedì 25 marzo 2014

Redd Inc. (2012)

Dopo averne letto più o meno bene in diversi blog ho deciso di recuperare Redd Inc., slasher diretto nel 2012 dal regista Daniel Krige.


Trama: un dirigente condannato per omicidio evade dal manicomio e raduna una squadra di dipendenti forzati che dovranno occuparsi di scagionarlo...


Gli horror importanti, innovativi e cervellotici vanno bene ma ogni tanto fa piacere anche rilassarsi guardando qualcosa di sanguinosamente divertente ed ironico. Questo è il caso di Redd Inc., poco innovativo dal punto di vista della trama o della regia ma sicuramente piacevole, almeno per chi è costretto a sopportare per otto ore al giorno la camurrìa del lavoro d'ufficio. Tutte le caratteristiche principali di un "buon" presidente aziendale vengono riassunte infatti nella figura del signor Redd, un uomo ligio al dovere suo ma, soprattutto, attento a che i suoi dipendenti facciano seriamente il loro senza battere la fiacca, senza ritardi, senza distrazioni né lamentele... pena la morte, che diamine! Incatenati, terrorizzati, privi di pausa caffé ma comunque nutriti e dotati dei migliori strumenti di lavoro, gli schiav.. ehm... dipendenti di Redd hanno persino cinque opportunità di sgarrare prima di fare la fine del topo, cosa che non è consentita mica a tutti gli italiani e, vi dirò, mi raccontano che anche la pausa bagno di cinque minuti viene talvolta considerata un lusso. Magari il risultato finale non è definitivo e sanguinoso come quello descritto nella pellicola, ma vi assicuro che ci sono dei veri capoccia davanti ai quali persino Redd dovrebbe togliersi il cappello per quel che riguarda la capacità di comprensione e l'apertura mentale. Ma non divaghiamo, suvvia, ché qui si parla di cinema e non di storie di vita vissuta.


Redd Inc., si diceva, è uno di quei film che gioca allegramente in bilico tra la supercazzola e l'horror serio. La figura di Redd è grottesca, un mix tra una leggenda metropolitana e Hannibal il cannibale, mentre alcune svolte nella trama stemperano volutamente l'eventuale ansia che potrebbe provare lo spettatore, prendendo in giro alcuni vecchi cliché del genere e reiterandone allo stesso tempo altri tipici di un horror più moderno e leggero. Nonostante una sequenza debitrice di Rashomon e un paio di colpi di scena inaspettati che rendono il tutto più interessante, fondamentalmente Redd Inc. scorre indolore, tranquillo e prevedibile fino alla fine e punta più ad essere ricordato per un paio di incursioni splatter particolarmente efferate. D'altronde, gli effetti speciali assai curati e realistici sono stati supervisionati dal simpatico Tom Savini (l'hanno già detto altri e lo ripeto: arrivarci a settant'anni con quel fisico, uomini!!) e sangue ce n'è effettivamente a secchiate, ma di scene in grado di indurmi i conati o portarmi a distogliere lo sguardo non ne ricordo, per fortuna. Gli attori non saranno tra i migliori in circolazione ma portano dignitosamente a casa la pagnotta: in particolare, oltre alla solita mezza dozzina di vittime sacrificali senza nome, Nicholas Hope ci crede parecchio alla sua interpretazione di maniaco omicida (meglio lui, quasi sconosciuto, che Dennis Quaid in Beneath the Darkness...) mentre Kelly Paterniti è una scream queen che urla poco ma si da parecchio da fare, con quel suo sguardo furbetto, il visino cicciottello e lo scazzo tipico di una dipendente che vorrebbe finire a bastonate il suo boss. Insomma, non sarà sicuramente l'horror del secolo ma per una serata poco impegnata è l'ideale... e per convincervi a dargli una chance aggiungerò anche il definitivo commento di Papà Bolla che, come al solito, è arrivato a proiezione quasi finita durante uno dei momenti clou e ha esclamato, con non poco stupore disgustato: "Belin!!". Devo aggiungere altro?

Di Tom Savini, che ha supervisionato gli effetti speciali del film e compare brevemente nei panni di Peter Bava, ho già parlato qui.

Daniel Krige è il regista della pellicola. Sudafricano, ha diretto altri due lungometraggi e svariati corti che tuttavia non conosco. Anche sceneggiatore, attore e compositore, ha 44 anni.


Nicholas Hope interpreta Thomas Reddmann. Inglese, ha partecipato a film come Scooby - Doo e Anaconda - Alla ricerca dell'orchidea maledetta. Anche regista e sceneggiatore, ha 56 anni e un film in uscita.


Kelly Paterniti, che è facilmente confondibile con Danielle Harris e interpreta Annabelle, fa parte del cast della soap opera australiana Home and Away, che nessun lettore probabilmente conoscerà ma è un mio personalissimo amarcord; Sam Reid invece, che interpreta William, aveva partecipato al film Anonymous nei panni del conte di Essex. Se Redd Inc., conosciuto anche come Inhuman Resources, vi fosse piaciuto, recuperate anche Tagli al personale e Quella casa nel bosco. ENJOY!

domenica 17 novembre 2013

Machete Kills (2013)

Mercoledì la Bolla è andata a vedere Machete Kills. Quel film girato da Robert Rodriguez. La Bolla ora scrive, voi leggete.


Trama: Machete viene chiamato dal presidente degli Stati Uniti per impedire che la nazione venga colpita dai missili del pericolosissimo ribelle pazzo Mendez. Ovviamente sotto c'è molto più di quel che appare...


Alla Bolla Machete Kills è piaciuto. L'ha fatta tanto ridere, più del primo. C'è tanto tanto trash inutile ed ingiustificato, proprio l'ideale per non pensare. E infatti la Bolla non pensa. La Bolla accetta e ride. La Bolla va in brodo di giuggiole davanti a quella tamarra di Lady Gaga, a Mel Gibson chiaroveggente che prende in giro il suo ruolo di profeta dei poveri, a quel Carlo Estevez che compare per la prima volta sullo schermo, al ritorno di Tom Savini, al Camaleonte e a Banderas che gli mancava solo la gallina Rosita poi era a posto per sempre.


La Bolla ride davanti alla copulata in treddì, alle innumerevoli citazioni ignoranti di Guerre Stellari, della fantascienza maffa anni '80, di tutti i film di Rodriguez e di alcuni del buon Tarantino. La Bolla ride del fatto che Nicotero e Berger si sono bevuti il cervello realizzando effetti speciali da cartoleria o del fatto che il missile "puff" si sgonfia e sciabatta nell'acqua come una pietra tirata da un bambino mollo. La Bolla piange commossa davanti a quel finto trailer di Machete Kills Again... In Space, lo vorrebbe guardare adesso, subito. Perché Danny Trejo vestito come Big Jim astronauta e l'uomo con la maschera di ferro (Di Caprio? DaVero????) varrebbero da soli il prezzo del biglietto.


La Bolla ama Machete. Perché Machete vuole bene a tutti (mavaffanculo). E certo, pulin, pare proprio tenero come un Minipony. Perché anche se Danny Trejo ha una sola espressione (quella incazzata, ovviamente), fulmina i nemici, decapita, sventra, corre rigido come una foca sul Pack, fa implodere i nemici, veste da zamarro, parla in terza persona come Giulio Cesare e avrà sì e no tre minuti di dialogo in tutto il film si vede che è un tenerone. Però sentire Voz accusare  Machete di essere dotato di mezzo cervello ha fatto male alla Bolla. Così la Bolla si è adeguata. Perché Machete capita. Machete non twitta. Machete non saprebbe usare Blogger. Quindi la Bolla ha scritto l'unica recensione che Machete riuscirebbe a capir... ehm... avrebbe voglia di leggere. Stacce ™.


Del regista e co-sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato qui. Danny Trejo (Machete), Mel Gibson (Voz), Michelle Rodriguez (Luz), Amber Heard (Miss San Antonio), Charlie Sheen (o, meglio, Carlos Estevez, nei panni del presidente), Antonio Banderas (El Camaleón 4), Walton Goggins (El Camaleón 1), Vanessa Hudgens (Cereza), Alexa Vega (Killjoy), Tom Savini (Osiris Amanapur), William Sadler (Sceriffo Doakes) e Jessica Alba (Sartana) ho già parlato ai rispettivi link.

Demian Bichir (vero nome Demián Bichir Nájera) interpreta Mendez. Messicano, ha partecipato a film come Che – L’argentino, Che – Guerriglia, Le belve, Corpi da reato e a serie come Weeds. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 50 anni e due film in uscita. 


Cuba Gooding Jr. interpreta El Camaleón 2. Americano, lo ricordo per film come Il principe cerca moglie, Codice d’onore, Cuba Libre – La notte del giudizio, Virus letale, Jerry Maguire (Oscar come miglior attore non protagonista), Qualcosa è cambiato, Al di là dei sogni, Instinct – Istinto primordiale, Pearl Harbor, Rat Race e Zoolander; inoltre, ha partecipato alla serie MacGyver e doppiato Mucche alla riscossa. Anche produttore, ha 45 anni e due film in uscita.


Nel film, come ho già accennato nel post, compare anche la cantante Lady Gaga nei panni di La Camaleón, ma non solo: tra le altre guest stare segnalo Sofia Vergara (Desdemona), il "VanDamme" cileno Marko Zaror (Zaror) e le immancabili sorelle Electra ed Elise Avellan in versione sexy infermiere. E adesso arriva la nota dolente, ovvero scoprire quale attrice famosissima e già molto vituperata dalla sottoscritta ai tempi di Dawson's Creek non è stata al gioco e verrà per questo ri-bollata di infamia perpetua: Michelle Williams ha rifiutato il ruolo di Miss San Antonio. Cacca su di lei. E cacca anche su Rodriguez se non dirigerà il promesso Machete Kills Again... In Space! Nell'attesa, se Machete Kills vi fosse piaciuto recuperate Machete e aggiungete Desperado, Grindhouse - Planet Terror, I mercenari e I mercenari 2. ENJOY!

martedì 29 ottobre 2013

Creepshow 2 (1987)

Momento amarcord all’ennesima potenza. Se c’è un film di cui ho consumato la videocassetta a partire dal momento in cui lo registrai durante Notte Horror è CreepShow 2, diretto nel 1987 dal regista Michael Gornick. E siccome stiamo parlando di un film a episodi ecco tre mini recensioni con qualche inevitabile SPOILER!


Old Chief Wood’nhead - Vecchio capo Testa di Legno

Trama: A seguito di una rapina finita male, la statua di un capo indiano si anima e va in cerca di una sanguinosa vendetta.
Il primo episodio di Creepshow 2 è il più debole del trittico ma è quasi sicuramente quello recitato meglio, anche grazie ai due vecchi attori protagonisti, George Kennedy e Dorothy Lamour, che consentono all'appassionato fedele lettore Kinghiano di ritrovare le nostalgiche atmosfere dei suoi racconti migliori. Nonostante ci sia pochissima suspance e ben poca efferatezza, c'è da dire però che la statua semovente non è realizzata male, soprattutto durante la sequenza in cui gli arti legnosi si animano. L'unica cosa davvero imbarazzante dell'episodio è la presenza di un attore truccato da giovane indiano che di pellerossa non ha davvero nulla.


The Raft - La zattera

Trama: Quattro ragazzi rimangono intrappolati in mezzo a un lago da una famelica entità.
Questo è senza dubbio il mio episodio preferito, in primis perché ricordo bene il racconto omonimo di Stephen King da cui è stato tratto, pubblicato nella raccolta Scheletri, poi perché è probabilmente il più sanguinoso e raccapricciante del trittico. Condito da una buona dose di cinismo e da una macabra ironia (il finale differisce completamente da quello del racconto ma per una volta è perfetto e adattissimo per un fumetto da adolescenti), La zattera mantiene la tensione fino all'ultimo e la macchia "d'olio" che bracca i quattro ragazzi è talmente disgustosa che è praticamente impossibile dimenticarla.


The Hitch-hiker - L'autostoppista

Trama: Una facoltosa signora paga a caro prezzo le proprie scappatelle e la propria guida spericolata.
Altra bella dose di sangue e spaventi nell'ultimo episodio della pellicola che, pur se inferiore a La zattera, è un perfetto esempio di horror "punitivo" e mescola l'idea classica dello spirito assetato di vendetta a quella più moderna di zombie. Il risultato finale è amaramente ironico (Thanks for the ride, Lady!!) e gli effetti speciali sono molto grandguignoleschi, l'unica nota dolente è il ridicolo e costante monologo della protagonista che, per inciso, merita tutto quello che le accade durante la sua odissea notturna. Infine, la guest appearance di Stephen King, autore dello script di tutte e tre le storie qui nei panni di uno stralunato e cinico camionista, è un simpatico regalino per tutti i fan del Re.


Per riassumere, due parole sulla pellicola in generale. CreepShow 2, diciamocelo sinceramente e senza paura di offendere nessuno, è una robetta girata malissimo e in gran parte con dei pessimi attori, formata da tre storie di qualità altalenante e, non dimentichiamolo, racchiuse in una cornice (dove il Creep segue la vicenda di un inquietante ragazzino appassionato di horror che si vendica delle vessazioni di alcuni bulli proprio grazie a un articolo acquistato tramite il giornaletto Creepshow)  dall’animazione a dir poco scadente. Eppure non riesco a non amarlo perché è praticamente uno dei primi horror “veri” che sia mai riuscita a vedere per intero e talmente tante volte da ricordare battute, sequenze e musiche a memoria. Rivisto dopo tanto tempo fa l'effetto di quei film che tanto abbiamo amato da bambini e che, visti con l'occhio di un adulto, si rivelano delle sòle di prim'ordine e, soprattutto, cade vittima di un impietoso paragone con il primo Creepshow, molto più stiloso, ironico e anche spaventoso o perlomeno ansiogeno, ma è anche vero che Creepshow 2, nonostante il successo commerciale del suo predecessore, è stato realizzato con un budget a dir poco ridicolo che ha necessariamente portato a diversi cambiamenti al progetto iniziale, come spiegherò nelle solite note a fine post. Quindi, come ho detto, per affrontare la pellicola ci vogliono indulgenza, animo candido e tanto amore. Se non siete nel mood per un nostalgico tuffo negli anni '80 abbandonate pure l'impresa.


Di Tom Savini, che compare nei panni del Creep, ho già parlato qui.

Michael Gornick è il regista della pellicola. Americano, a parte alcuni episodi per delle serie TV questo è l’unico film che abbia mai diretto. E’ anche produttore e attore.


George Kennedy interpreta Ray Spruce nell’episodio Old Chief Wood’nhead. Americano, lo ricordo per film come Quella sporca dozzina, Nick mano fredda (che gli è valso l’Oscar come miglior attore non protagonista), Assassinio sul Nilo e, soprattutto, Una pallottola spuntata, Una pallottola spuntata 2½ - L'odore della paura e Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale; inoltre, ha partecipato alle serie Love Boat e Dallas. Ha 88 anni.


Holt McCallany (vero nome Holt McAloney) interpeta Sam Whitemoon nell’episodio Old Chief Wood’nhead. Americano, ha partecipato a film come Alien³, Alla ricerca di Jimmy, Fight Club, Mumford, Three Kings, A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga, Gangster Squad e a serie come Monk, CSI Miami, Medium, Criminal Minds, Heroes e CSI – Scena del crimine. Ha 50 anni e tre film in uscita.


Durante l’episodio Old Chief Wood’nhead compare, nei panni della moglie di Ray Spruce, Martha, la diva degli anni ’30 Dorothy Lamour, famosa all’epoca per le sue mise esotiche e soprattutto per il suo sarong. Sempre nello stesso episodio compare anche il ciccionissimo David Holbrook (Fatso), che altri non è che il figlio di quel Hal Holbrook che aveva partecipato al primo Creepshow, nell'inquietantissimo episodio The crate. Come ho già accennato durante il post, Creepshow 2 è stato ridotto a tre soli episodi per problemi di budget ma, originariamente, avrebbe dovuto contarne cinque, tutti scritti da Stephen King: uno di essi era The Cat From Hell (Il gatto nero), che è stato poi utilizzato per il film a episodi I delitti del gatto nero, mentre l'altro si intitolava Pinfall e parlava di due squadre rivali di bowling tornate dall'aldilà. Pinfall è rimasto nel limbo e non è stato usato nemmeno per Creepshow III, uscito nel 2006 per il mercato dell'home video; ne ho letto le peggio cose e non l'ho mai visto quindi non ve lo consiglio, ma se vi fosse piaciuto Creepshow 2 vi rimando alla visione di Creepshow, del già citato I delitti del gatto nero e di Ai confini della realtà. ENJOY!

domenica 15 settembre 2013

Martin (1976)

Essendo appassionata di cinema mi capita spesso di leggere su riviste, libri e siti trame o retroscena legati ad alcuni film che in qualche modo accendono la curiosità più di altri. E' sicuramente il caso di Martin, diretto nel 1976 dal regista George Romero e arrivato in Italia e in Europa col titolo Wampyr, rimontato da Dario Argento e con la colonna sonora dei Goblin.


Trama: Martin è un ragazzo disturbato che prima narcotizza le donne e poi beve il loro sangue. Il vecchio zio lo ritiene un vampiro ma su di lui i metodi tradizionali non funzionano...


Essendo a conoscenza della versione curata da Argento, ho tirato un sospiro di sollievo nello scoprire che il mio DVD, pur essendo italiano, contiene il film distribuito nel mercato USA. Non per altro, adesso infatti sarei curiosa di vedere com'è stata rimontata la pellicola e di sentire lo score dei Goblin, ma come primo impatto desideravo guardare il "vero" film com'era stato concepito da Romero, visto che, dichiaratamente, è il preferito dal regista tra quelli da lui girati. Ed effettivamente questo Martin è un horror atipico, che reinventa la figura del vampiro attualizzandola e privandola di quell'aura di fascino romantico e sensuale che l'ha caratterizzata sin dai tempi di Bram Stoker. Il protagonista infatti è Martin, uno schivo e silenzioso adolescente (o poco più) che ama bere il sangue delle donne ma è assolutamente privo di tutti quei poteri che la tradizione ascriverebbe ai vampiri, canini appuntiti compresi. La sua vita è fin troppo reale, squallida e solitaria; nel suo mondo "la magia non esiste" se non nelle sue romantiche fantasie da film in bianco e nero, nelle quali lui è l'affascinante vampiro desiderato da vittime adoranti e inseguito da folle inferocite. Ai vampiri letterari e cinematografici basta schioccare le dita per avere nel letto le donne più belle del mondo mentre per il povero Martin il sesso, o meglio la "sexy stuff", è qualcosa di misterioso, frustrante e che fa paura anche più del rischio di essere scoperto, imprigionato o ucciso. Impossibilitato a vivere la normale esistenza di un adolescente a causa della sua insana passione per il sangue, il ragazzo è costretto a sfogarsi per telefono con un deejay che, appioppandogli il nome di "Conte", lo tratta come un fenomeno da baraccone, mentre sulla porta di camera sua attende come un falco lo zio Cuda, impastato di timori superstiziosi e convinto di avere in casa Nosferatu in persona. Completa il quadro la triste cugina Christine, insoddisfatta della propria vita tanto quanto Martin e tutta una ridda di varia e squallida umanità composta da mogli sole e fedifraghe, mariti violenti ed egoisti, drogati, barboni e potenziali violentatori di donne. Insomma, Martin più che un horror tout court è una deprimente riflessione sulla bigotta e fasulla piccola borghesia americana.


Romero, da par suo, non fa sconti né ai personaggi, quasi tutti ridicoli e negativi, né allo spettatore. Risulta infatti impossibile, nonostante il suo "vizietto", non parteggiare per Martin, mentre il piglio grottesco con cui viene tratteggiato lo zio, armato di aglio, croci, esorcismi e chi più ne ha più ne metta, fa ridere tanto quanto il teatrale scherzone che gli gioca il nipote ad un certo punto del film... per questo il finale, repentino ed inaspettato, arriva come una doccia fredda ed è più scioccante dell'intera pellicola. Oltretutto, l'abilità del regista sta anche nello sviare lo spettatore perché, per esempio, io ho inteso i surreali flash in bianco e nero immaginati dal protagonista come semplice frutto della sua fantasia, ma non è detto che non siano invece ricordi di un passato che farebbe di Martin un vampiro reale, per quanto atipico, dando così ragione allo zio e ribaltando tutto il senso del film. Al di là dunque del sangue e dei momenti di tensione, comunque sempre ben presenti, è importante per Romero il parallelo tra orrore e reale, l'utilizzo del cinema di genere per sviscerare le magagne di una società marcia e corrotta quanto la carcassa di uno zombie e altrettanto vuota e priva di pulsioni che non siano gli istinti egoistici. Martin è, per concludere, anche un validissimo esempio di come si possa girare un horror con due lire e tanta passione perché, se si riesce a riutilizzare e reinventare gli archetipi per dire qualcosa di nuovo, non contano né effetti speciali né gore gratuito né fotografia patinata ed interpreti bellini. Conta solo la bravura di un competente artigiano. Bravissimo, George, mi hai dato un altro film da inserire tra le più belle pellicole vampiriche.


Del regista George Romero ho già parlato qui mentre Tom Savini, che interpreta Arthur, ha creato gli effetti speciali usati nella pellicola e ha effettuato anche alcuni degli stunt, lo trovate qua.

John Amplas interpreta Martin. Americano, ha partecipato a film come Zombi, Il ritorno degli zombi, Creepshow e Il giorno degli zombi. Ha 64 anni e un film in uscita.


Tra gli altri attori segnalo la presenza dell'ex moglie di Romero, Christine Forrest, nei panni della cugina di Martin, Cristina. Si dice che Martin originariamente durasse ben 2 ore e 45 minuti (ma non esistono copie di questa versione della pellicola) e che, prima che Romero vedesse John Amplas, il film avrebbe dovuto raccontare la storia di un vampiro più maturo e costretto a vivere nell'incomprensibile mondo moderno. A mio avviso, è andata meglio così! Se Martin vi fosse piaciuto consiglio infine la visione del meraviglioso The Addiction, di Ammazzavampiri o Miriam si sveglia a mezzanotte. ENJOY!! 

giovedì 30 giugno 2011

Machete (2010)

Ho rimandato a lungo, centellinando la visione come si fa col vino. E alla fine sono riuscita a vedere il tanto atteso Machete, diretto nel 2010 da Ethan Maniquis e Robert Rodriguez. Mi è stato chiesto di citare questa frase nell’eventuale recensione, lo faccio subito, giusto per riassumere le mie impressioni: è una cazzata così grande che non potevo non commuovermi.



Trama: Machete è un ex agente federale che viene incaricato di fare fuori un senatore impegnato nella lotta contro l’immigrazione messicana. Il “lavoro” non va a buon fine, Machete viene incastrato e da lì comincia la sanguinosa vendetta…



Cominciamo con un po’ di storia. Machete nasce nel 2007, in uno dei fake trailer che accompagnavano la versione USA del film Grindhouse, feature doppia che univa A prova di morte di Quentin Tarantino e Planet Terror di Robert Rodriguez (anche se il personaggio di Machete lo si incontra fin dal primo Spy Kids). Gli splendidi ed esilaranti fakes in questione erano Hobo With a Shotgun, Werewolf Women of the SS di Rob Zombie, Don’t di Edghar Wright e Thanksgiving di Eli Roth. Se avessi dovuto scommettere su chi per primo di questi registi avrebbe tratto un intero film da questi trailer, avrei detto Eli Roth. Ma siccome lui continua a menarsela con produzioni varie e tempestando i fan di tweets da far morire dal ridere senza mai mettersi dietro la macchina da presa, ecco che ci ha pensato l’infaticabile Rodriguez a prendere lo spirito del tamarrissimo trailer di Machete e a riportarlo fedelmente in un film. E che film!!



Machete è la quintessenza del b – movie, della mexploitation, chiamatelo un po’ come volete. In termini più prosaici è la legittimazione della tamarreide (senza pulmino e senza Fiammetta, per fortuna) più cafona, è un film fatto apposta per essere assurdo, senza senso, mal recitato, pieno di buchi nella trama, con personaggi inconsistenti e terronate assortite, dove il regista molla i freni del buon senso e del buon gusto e mostra sangue, mutilazioni, tette, culi, esplosioni praticamente in ogni scena, con il risultato che Machete si arriva o ad amare alla follia o ad odiare e demonizzare. Che piaccia o meno, è un giocattolo, e come tale va trattato. E’ il divertimento del bimbo Rodriguez, qualcosa che chi ha un minimo di senso dell’umorismo, nostalgia dei “bei tempi andati” e cultura trash non può non apprezzare. Ecco perché mi commuovo davanti a tanto spavaldo senso del ridicolo.



Considerata la marea di attori che si sono prestati all’operazione (tra cui un De Niro matto come un cavallo che si è palesemente divertito a far la parte del senatore razzista e pure un po’ porcello), accettando di indossare mise perlomeno imbarazzanti e pronunciare dialoghi a tratti inascoltabili (il monologo finale di Steven Seagal con corollario di dialogo imbecille tra la Rodriguez e la Alba è qualcosa che non riuscirò a dimenticare tanto facilmente…), mi viene da pensare che non sono l’unica cultrice del trash a questo mondo. E se Danny Trejo è l’icona vivente del (non) attore che mangia lo schermo con la sua inespressività, il capello unto, il corpo tozzo alla Wolverine, le sue frasi storiche (“Machete NON manda messaggi”), la sua capacità inspiegabile di far cadere ai suoi piedi le più belle donne del creato, insomma se lui E’ Machete già di per sé, Rodriguez gli crea attorno un gruppo di personaggi a dir poco splendidi nella loro assurdità e gli da la possibilità di compiere le imprese più sanguinose ed improbabili senza lesinare in effetti speciali, citazioni e gore. Lungi da me descrivere ogni immagine (il bungee jumping intestinale), dialogo, personaggio (Osiris!! Osiris!!) e sequenza ad avermi colpita (nel senso di farmi stramazzare a terra dalle risate urlando “No… ma come puoi?? Ma cos’è???”), perché non basterebbe un libro e rovinerei la sorpresa e l’incredulità di chi ancora non ha avuto la fortuna di vedere Machete. Vi basti sapere che dovete guardarlo, fosse l’ultima cosa che fate. Aspettando che Rodriguez decida davvero di girare Machete Kills e Machete Kills Again.



Attori e registi coinvolti nella realizzazione di Machete hanno già trovato ampio spazio sul Bollalmanacco: Robert Rodriguez, Danny Trejo (Machete), Robert De Niro (Senatore John McLoughlin), Michelle Rodriguez (Luz), Tom Savini (Osiris), persino Nimród Antal (una delle guardie del corpo di Booth, a occhio e croce quella che si fa venire la crisi di coscienza), li trovate tutti cliccando sui link.

Ethan Maniquis è l’altro regista della pellicola. Già collaboratore di Rodriguez dai tempi di Desperado, per quanto riguarda montaggio ed effetti speciali. Di lui non sono riuscita a scoprire né la nazionalità, né l’età, sorry.



Jessica Alba interpreta Sartana. Americana, la ricordo per film come Giovani diavoli, Fantastici 4 e Sin City; ha inoltre partecipato a Beverly Hills 90210, Flipper e Dark Angel, la serie tv che le ha dato la notorietà internazionale. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita, il quarto episodio di Spy Kids.



Steven Seagal interpreta Torrez. Prima di Chuck Norris erano lui e Jean Claude Van Damme a spaccare le chiappe a mille anonimi cattivoni in quanto versioni tamarre e più sfigate delle star Stallone e Schwarznegger. In particolare, Seagal ha partecipato a roba come Nico, Duro da uccidere e Sfida tra i ghiacci. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 60 anni (Cristo, ha l’età di mio padre… Oddio, Seagal E’ mio padre!!).



Jeff Fahey interpreta Booth. Americano, la maggior parte dei lettori se lo ricorderà come Lapidus, il pilota di Lost, ma ha partecipato a parecchi film come Psycho III, Il tagliaerbe, Grindhouse, Planet Terror, e a serie tv come Miami Vice, Criminal Minds, Cold Case e CSI: Miami. Anche produttore, ha 59 anni e nove film in uscita.



Cheech Marin (vero nome Richard Anthony Marin) interpreta Padre Cortez. Uno dei migliori caratteristi degli ultimi decenni, utilizzatissimo da Rodriguez ma non solo, lo ricordo per film come Fuori orario, Ghostbusters II, Desperado, il meraviglioso Dal tramonto all’alba, Paulie – Il pappagallo che parlava troppo, Spy Kids (e seguiti), C’era una volta in Messico, Grindhouse e Planet Terror. Ha doppiato la versione inglese del Pinocchio di Benigni, i film Disney Oliver & Company e Il re leone, un episodio di South Park e ha partecipato alle serie Nash Bridges, Grey’s Anatomy e Lost. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 65 anni e due film in uscita.



Don Johnson (vero nome Donnie Wayne Johnson) interpreta Von. Ex marito di Melanie Griffith, famosissimo per il suo ruolo come protagonista della serie Miami Vice, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man e a serie come Kung Fu, La famiglia Bradford e Nash Bridges. Americano, anche regista, produttore, compositore e sceneggiatore, ha 62 anni e due film in uscita.



Lindsay Lohan interpreta April. Ennesima ragazzina prodigio rovinata dal precoce successo che è riuscita, in tempo zero, ad affossare la sua carriera grazie a condanne per ubriachezza, furto, droga e quant’altro (infatti alla “veneranda” età di 25 anni è già frusta da morire..), ha partecipato a film come Genitori in trappola, Quel pazzo venerdì, Mean Girls e Herbie – Il super maggiolino, oltre ad alcuni episodi delle serie That’s 70’s Show e Ugly Betty. Americana, ha tre film in uscita.



Le guest star della pellicola sono quasi tutte più o meno legate all’universo “rodrigueziano” e ci vorrebbe un fan sfegatato per riconoscerle tutte. Nel mio piccolo segnalo Daryl Sabara (Julio), ovvero il piccolo Juni presente in tutti gli Spy Kids e Gilbert Trejo, ovviamente figlio di Danny, nei panni del muto disegnatore Jorge; tornano anche il dottore ciccione e le crazy babysitter twins di Planet Terror (le gemelle Elise ed Electra Avellan, nipoti acquisite di Rodriguez), qui “trasformate” in due combattive infermiere, mentre la reporter di origine messicana, interpretata dall’attrice Ara Celi, era la “inca mummy girl” dell’omonimo episodio della terza serie di Buffy l’ammazzavampiri. Vi fosse piaciuto Machete, io vi consiglio di vedervi in sequenza Dal Tramonto all’alba e Planet Terror, giusto per assistere all’escalation tamarra di Rodriguez, poi aggiungerei Desperado, sempre dello stesso regista e l’immancabile I mercenari, altro trashissimo omaggio moderno ai film di una volta. E ora, vi lascio con il trailer di questo capolavoro... ENJOY!!

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