mercoledì 16 dicembre 2015

Il corvo - The Crow (1994)

Siccome il Bolluomo si è appassionato a Bruce Lee, in questi ultimi tempi parlando è saltato spesso fuori il suo nome e anche quello del figlio Brandon; ho scoperto così che il Bolluomo non aveva mai visto Il Corvo - The Crow (The Crow), diretto nel 1994 dal regista Alex Proyas e tratto dal fumetto omonimo di James O'Barr, quindi una sera abbiamo deciso di rimediare.


Trama: i giovani fidanzati Eric e Shelly vengono uccisi durante la Notte del Diavolo, il giorno prima del loro matrimonio. Un anno dopo, Eric torna dal mondo dei morti guidato da un corvo, per vendicarsi degli assassini e del loro mandante...


Credo che non esista nulla di più anni '90 ed adolescenziale de Il corvo, dico davvero. Guardandolo alla mia veneranda età mi sono resa conto di come la pellicola di Alex Proyas sia stata girata non tanto tenendo in mente i fan del fumetto ma probabilmente le Smemoranda delle ragazzine dell'epoca, riempitesi in un attimo di frasi poetiche e decadenti come "Il vero amore non muore mai", "Non può piovere per sempre " e "Sbalordito il diavolo rimase quando comprese quanto osceno fosse il bene". Il bellissimo, violento ma tanto fragile Brandon Lee salta sui tetti e salva bambine in pericolo, trucida assassini ma sempre con l'ars poetica a fior di labbra, prende pallottole in petto (e che petto, scolpito, glabro, praticamente perfetto!) e nel tempo libero da sfogo a tutto il suo dolore con potentissimi assoli di chitarra, in più nei flashback scopriamo che il povero Eric Draven era squattrinato ma bellissimo e tanto, tanto innamorato. Ce n'era d'avanzo all'epoca per far sospirare le adolescenti di mezzo mondo, quelle in piena fase ribelle che cominciavano ad affacciarsi alla musica dei Cure, dei Nine Inch Nails, degli Stone Temple Pilot e dei Rage Against the Machine, solo per fare un paio di nomi dei gruppi che hanno contribuito alla colonna sonora del film, e che magari stavano passando quel periodo gotico/dark nel quale siamo caduti tutti ad una certa età; se a ciò aggiungiamo che lo sfortunato Brandon Lee è morto proprio durante le riprese, colpito da una pistola che avrebbe dovuto sparare a salve (per mano di Michael Massee, alias Funboy, che smise di recitare per un anno, devastato dai sensi di colpa) e che invece ha posto fine alla sua breve vita, è facile capire perché Il corvo sia diventato un instant cult e ancora oggi conservi integra buona parte del suo fascino. Obiettivamente, io l'ho visto tante di quelle volte che, nonostante i miei 34 anni suonati, continuo ancora a commuovermi sia durante i dialoghi tra Eric e Sarah sia davanti a quel fermo immagine che, si dice, sia stata l'ultima scena girata da Brandon Lee ma d'altronde è anche vero che ho visto Il corvo a 15 anni e ciò ha segnato la mia mentalità di ragazzina.


Guardato con occhi scevri da nostalgia e sentimentalismo, abbiamo ancora oggi un bel film cupo, dai pesanti toni horror e condito da un bel po' di violenza, solo a tratti stemperata da una buona dose di ironia o dal sottesto sentimentale che affiora insistente attraverso i ricordi felici ma dolorosi del protagonista. La macchina da presa di Proyas alterna le nitide panoramiche di una città buia, afflitta dalla pioggia o devastata dagli incendi a flashback e soggettive distorte, dai colori sbiaditi in quanto filtrati o dall'occhio della mente o da quello di un corvo (barbatrucco di Proyas, che avrebbe voluto dirigere il film in bianco e nero ed è stato così costretto a ricorrere a tutta la gamma dei grigi e dei rossi); in generale la tecnica di Proyas risulta ancora molto adatta per un film simile ma dopo vent'anni bisogna anche ammettere che l'effetto d'insieme risulta a tratti un po' troppo finto e, soprattutto, inframmezzato da ralenti inopportuni, che conferiscono alle sequenze un'aria patinata dal sapore datato. Sempre fantastici, invece, la colonna sonora (di cui ho già parlato sopra) e gli attori. Dopo Brandon Lee non c'è stato nessuno capace di incarnare così bene il Corvo, anche perché i film che sono seguiti alla pellicola di Proyas erano a dir poco imbarazzanti, ma c'è da dire che anche i caratteristi impiegati per interpretare i buoni e, soprattutto, i cattivi sono spettacolari: su tutti, ovviamente, vincono il terrificante Top Dollar di Michael Wincott (assieme all'inseparabile e vajassa sorella), l'insopportabile Gideon di Jon Polito e il viscido Grange, interpretato da un quasi irriconoscibile Tony Todd. Arrivata a questo punto, devo purtroppo ammettere di avere letto Il corvo di O'Barr tantissimo tempo fa, probabilmente pochi anni dopo aver guardato il film, quindi mi perdonino i fan dell'opera originale per non aver stilato un dettagliato elenco d'invettive contro la poca aderenza al testo, anzi, forse è stata proprio questa mia ignoranza ad avermi permesso di apprezzare Il corvo cinematografico più di quanto meritasse. Sta di fatto che, per la sottoscritta, il film di Proyas ha tutto: orrore, violenza, personaggi capaci di bucare lo schermo, bella musica, fuoco e fiamme, fuoco e fiamme!, FUOCO E FIAMME!!!. Cosa chiedere di più?


Di Ernie Hudson (Sergente Albrecht), Michael Wincott (Top Dollar), Tony Todd (Grange) e Jon Polito (Gideon)  ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Proyas (vero nome Alexander Proyas) è il regista della pellicola. Egiziano, ha diretto film come Dark City, Io robot e Segnali dal futuro. Anche produttore, sceneggiatore, attore, tecnico degli effetti speciali e compositore, ha 52 anni e un film in uscita.


Brandon Lee (vero nome Brandon Bruce Lee) interpreta Eric Draven. Americano, figlio del mitico Bruce Lee, lo ricordo per film come Resa dei conti a Little Tokyo e Drago d'acciaio. E' morto nel 1993, all'età di 28 anni.


David Patrick Kelly interpreta T-Bird. Americano, lo ricordo per film come I guerrieri della notte, 48 ore, Commando, Cuore selvaggio, Fratelli, Ancora vivo e John Wick; inoltre, ha partecipato a serie come Miami Vice, Moonlighting, I segreti di Twin Peaks e Innamorati pazzi. Ha 64 anni e un film in uscita.


Alcune scene del film sono state necessariamente completate dopo la morte di Brandon Lee, come per esempio quella in cui Eric entra per la prima volta nel suo appartamento dopo essere risorto (ottenuta modificando digitalmente una ripresa in cui Lee camminava in un vicolo sotto la pioggia), quella in cui cade dalla finestra, quella in cui Sarah va a trovare Eric e persino quella ormai diventata cult in cui il protagonista si trucca e si volta verso la telecamera con il corvo sulla spalla, tutte girate applicando digitalmente il volto di Lee sulla figura reale di un altro attore. Passando a cose più facete, il povero James O'Barr (che compare nel film come uno dei tizi che ruba la TV dopo l'esplosione del negozio di Gideon) ha rischiato il colpo apoplettico quando ha saputo che i produttori avevano inizialmente pensato di trasformare la sua opera in un musical con Michael Jackson come protagonista; fortunatamente, nonostante O'Barr avrebbe preferito Johnny Depp al posto di Brandon Lee (vi rendete conto che oggi potrebbe non esserci più Depp? Shock!), l'arrivo di Lee e Proyas ha fatto prendere al progetto tutta un'altra piega. Tra gli altri che, come Depp, hanno scampato un orribile destino ci sono Christian Slater, River Phoenix (che è comunque morto giovane) e anche Iggy Pop, che è stato costretto a declinare l'offerta di interpretare Funboy con la promessa però di partecipare al seguito; Cameron Diaz ha invece rifiutato il ruolo di Shelley perché non le piaceva lo script. Anche Michael Berryman ha partecipato al film ma le sue scene sono state tagliate, purtroppo. Detto questo, se volete proseguire nell'avventura "corviana", vi informo che del film esistono tre seguiti (Il corvo 2, Il corvo 3 - Salvation e Il corvo - Preghiera maledetta), un remake, Wings of the Crow, e l'omonima serie TV Il corvo, durata giusto una stagione; è imminente anche il remake The Crow che, proprio in questi giorni, pare avere trovato in Jack Huston il volto del futuro Eric Draven. Staremo a vedere ma già tremo! Nell'attesa, vi fosse piaciuto Il corvo recuperate i titoli di cui sopra (tenendo a mente che i sequel fanno uno più schifo dell'altro) e aggiungete Dark City, Batman e Batman - Il ritorno. ENJOY!


martedì 15 dicembre 2015

Deathgasm (2015)

Arrivo in ritardo come al solito, dopo che lo ha fatto mezza blogosfera, a dire la mia su Deathgasm, scritto e diretto dal regista Jason Lei Howden.


Trama: il giovane Brodie, vessato dalla vita e dalla famiglia adottiva, cerca sfogo e riscatto nel metal. Assieme allo scapestrato amico Zakk penetra un giorno nella casa di un ex cantante metal ed entra in possesso di uno spartito capace di evocare realmente dei demoni...


Deathgasm è un'esilarante e splatterosa sferzata di energia, come non si vedeva dai tempi del primo Peter Jackson, regista al quale Jason Lei Howden rende palesemente omaggio. Come accadeva nelle prime pellicole di Peter Jackson, la trama di Deathgasm parte dalla presenza di un branco di sfigatissimi disadattati costretti a vivere in una cittadina persa in mezzo al nulla, dove la mentalità degli abitanti è talmente ristretta da essere al limite del parodico; l'unico mezzo che hanno questi reietti di realizzarsi o fuggire alla dura realtà che li circonda è il Metal, genere musicale capace di trasportare i cultori all'interno di geniali sogni ad occhi aperti fatti di donne nude, violenza e potere. Non passa molto, ovviamente, prima che la stupidità congenita dei protagonisti, unita alla loro voglia di rivalsa, scateni un'apocalisse splatter che non risparmia nessuno, né gli abitanti della cittadina né gli stessi spettatori, costretti a vergognarsi di fronte alla risata catartica e liberatoria che sgorga inevitabilmente davanti alle goduriose macellate perpetrate da indemoniati bruttissimi e realmente terrificanti. La brutalità Jacksoniana che permea la pellicola non è minimamente mitigata dal piglio ironico dei dialoghi e della maggioranza delle situazioni, anzi, il contrasto tra questi due elementi rende Deathgasm una delle migliori commedie horror (oppure horror comici?) viste quest'anno ma a tratti alcune sequenze fanno davvero paura oltre a provocare istintivo ribrezzo.


Deathgasm è fondamentalmente quello che avrebbero dovuto essere l'orrido Paganini Horror e il fin troppo citazionista Le streghe di Salem (che pur mi è piaciuto moltissimo!), con la musica capace di evocare i demoni peggiori e cancellare letteralmente le inibizioni e le difese mentali di chi la ascolta ma anche di rendere più forti coloro che in essa credono e ripongono ogni speranza. Non è un caso che abbia citato Paganini Horror, per quanto imbarazzante: un po' La casa e un po' Splatters - Gli schizzacervelli, il film di Jason Lei Howden ha infatti un sapore vintage e "grezzo" che ricorda molto gli anni '80 e che è capace di renderlo molto gradevole, perfetto per un genere di musica dura, pura ma anche "vecchia" come il Metal originale, non contaminato dai mille sottogeneri di cui i protagonisti si prendono gioco nel corso della pellicola. A proposito dei protagonisti, diciamo che il punto forte del cast non è la recitazione ma la presenza di personaggi ben scritti, ben caratterizzati e soprattutto divertenti, capaci di non scomparire sotto le tonnellate di sangue e viscere che vengono loro riversate addosso a secchiate; l'unico neo della pellicola potrebbe giusto essere l'utilizzo di villain umani non proprio all'altezza, interpretati da caratteristi privi del carisma necessario a bucare lo schermo. Poco danno: come ho detto, non è che gli attori siano molto importanti in un film come questo, anzi. L'importante è l'allegra sconsideratezza (e la bravura, ché la regia è frizzante e piena di escamotage grafici molto carini) con la quale Jason Lei Howden ha riproposto il binomio Metal/Morte realizzando le peggiori paure dei bigotti benpensanti e facendo divertire noi malvagi come dei bambini. D'altronde, come diceva JB in Tenacious D e il destino del mondo: "Dio can you hear me? [...] My father thinks you're evil but man, he can suck a cock!".Guardate Deathgasm, datemi retta, e al diavolo il buonismo!

Jason Lei Howden è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Neozelandese, è soprattutto artigiano degli effetti speciali e talvolta attore.


Milo Cawthorne, che interpreta Brodie, è stato il Power Ranger verde nella serie Power Rangers RPM. Detto questo, se Deathgasm vi fosse piaciuto recuperate Suck, Le streghe di Salem e Stage Fright. ENJOY!


domenica 13 dicembre 2015

Regression (2015)

Nonostante sia reduce da una settimana di ferie, o forse proprio per questo, ho avuto davvero pochissimo tempo per scrivere qualcosa sui film visti ultimamente o anche solo per andare al cinema. Rimedio oggi con un post su Regression, l'ultimo film scritto e diretto dal regista Alejandro Amenábar.


Trama: anni '90. La minorenne Angela confessa a un sacerdote di essere stata violentata dal padre e quest'ultimo non nega la possibilità di aver fatto violenza alla figlia, pur non ricordandolo. Nel tentativo di capire cosa sia successo, il detective Kenner chiede aiuto ad uno psichiatra che, inducendo nel padre di Angela una regressione, scopre l'esistenza di una setta satanica radicata all'interno di una cittadina del Minnesota...


Nonostante avessi adorato Tesis, Apri gli occhi e The Others, ultimamente avevo un po' perso di vista Amenábar, che nel frattempo si era dedicato a generi distanti da quelli solitamente nelle mie corde. Appena ho saputo che il suo nuovo film sarebbe stato un ritorno al thriller e visto il cast ho deciso di non farmi assolutamente scappare Regression e per fortuna ho avuto ragione a dar fiducia al regista cileno. Regression è infatti un thriller con forti venature horror che si concentra non tanto sulle perversioni dell'animo umano, quanto sulla percezione che le persone hanno della realtà che le circonda e anche di loro stesse. Fulcro della storia è il detective Kenner, un poliziotto tutto d'un pezzo che non fa nulla per rendersi simpatico ai suoi colleghi e vive soltanto per il lavoro; quando la sua vita, professionale e non, viene sconvolta dalle rivelazioni di Angela (figlia del meccanico ubriacone del paese, da poco convertitosi al cattolicesimo) e soprattutto da ciò che trapela dalle tecniche ipnotiche del Professor Raines, vediamo come la facciata di perfetta e razionale efficienza del detective si sgretoli arrivando a rasentare la pazzia. Il sospetto che ci sia una setta satanica in città, sospetto alimentato dall'ossessivo interesse dei media durante gli anni '90 (una caccia alle streghe assai simile a quella nei confronti dei comunisti durante il maccartismo, a dirla tutta), comincia ad attecchire come un virus contagiando il detective e con lui tutti gli abitanti della cittadina, alimentato dalla convinzione che i membri della setta siano in possesso di droghe o tecniche capaci di cancellare la memoria delle loro vittime e persino dei loro membri, così che i protagonisti del film cominciano a dubitare persino dei propri ricordi e delle proprie convinzioni; la paranoia e il terrore si radicano nella mente dei protagonisti arrivando a colpire anche lo spettatore che, preda di questo clima incerto ed orrorifico, viene preso all'amo da Amenábar e costretto a vedere e pensare quello che vuole il regista.


Ovviamente, il film funziona soprattutto per il suo essere ambientato negli anni '90. La ricerca di prove del detective Kenner, ossessionato dal caso al limite della paranoia, ai nostri giorni sarebbe stata risolta in quattro e quattr'otto grazie ad un paio di test del DNA ben piazzati, quindi le esigenze "di copione" arrivano a sposarsi perfettamente con la scelta di ambientare Regression durante l'ondata di isteria "satanista" americana, quell'epoca in cui si pensava che ogni bambino potesse rischiare abusi sessuali da parte di sette dedite al culto del dìmonio. A tutto questo, Amenábar aggiunge il suo gusto tutto particolare per il thriller e il gotico, cosa che lo porta a confezionare un paio di scene ad effetto genuinamente terrificanti e sul filo del delirio; non siamo ovviamente nel campo dell'horror tout court ma la costruzione della tensione è talmente ben orchestrata che un paio di volte sono arrivata a mettermi le mani davanti agli occhi temendo la comparsa di qualche satanista un po' troppo spaventevole. A rendere il tutto ancora più ambiguo e ad alimentare la diffidenza dello spettatore verso qualsiasi abitante della cittadina ci pensa l'azzeccatissimo casting di attori dotati di un volto impossibile da catalogare come "buono" o "cattivo": tolto il fastidiosissimo prete o la nonna e il papà ubriaconi, esempi di caratteristi perfetti per il loro ruolo, Emma Watson non è più la dolce ed ingenua Hermione di un tempo e il suo sguardo è più quello di una belva che quello di una ragazzina innocente, mentre Ethan Hawke e David Thewlis hanno entrambi delle belle facce da canaglie impunite e si palleggiano amabilmente il primato di "investigatore più odioso del globo terracqueo". Purtroppo, tra Papi Franceschi e feste di Natale imminenti questo Regression è stato un po' bistrattato dalla distribuzione nostrana ma se vi capita andatelo a vedere perché è davvero bello!


Di Emma Watson (Angela Grey), Ethan Hawke (Bruce Kenner), David Thewlis (Professor Kenneth Raines) e David Dencik (John Grey) ho già parlato ai rispettivi link. 

Alejandro Amenábar (vero nome Alejandro Fernando Amenábar Cantos) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Cileno, ha diretto film come Tesis, Apri gli occhi, The Others e Mare dentro. Anche compositore, attore e produttore, ha 43 anni.


Se Regression vi fosse piaciuto recuperate Tesis. ENJOY!


venerdì 11 dicembre 2015

Il Bollalmanacco On Demand: L'apprendista stregone (2010)

Non poteva durare, lo sapevo. Dopo un paio di cult ecco che qualcuno, nella fattispecie la brava Sabrina (QUI c'è il suo canale Youtube), mi chiede una roba come L'apprendista stregone (The Sorcerer's Apprentice), diretto nel 2010 dal regista Jon Turtletaub. Il prossimo film On Demand sarà invece The Divide. ENJOY!



Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...


Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.


Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!


Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.

Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.


Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.


Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!

giovedì 10 dicembre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 10/12/2015

Buon giovedì a tutti! La rubrica esce con qualche ora di ritardo e di questo mi scuso ma, francamente, speravo la programmazione del Multisala cambiasse e invece no. Poca roba, nell'attesa delle feste, e noi savonesi purtroppo non siamo stati così fortunati da poter vedere Il mio vicino Totoro, che uscirà domani e dopo in alcune sale d'Italia, in edizione restaurata. ENJOY!

Belle & Sebastien - L'avventura continua
Reazione a caldo: Cielo...
Bolla, rifletti!: Questo mi ricorda che devo ancora vedere il primo Belle e Sebastien. Poco danno credo, già non amavo molto il cartone animato ma il film credo valga solo per la bellezza del cane e a me piacciono i gatti...

Il professor cenerentolo
Reazione a caldo: NO.
Bolla, rifletti!: Basta Pieraccioni, BASTA!!! E' dai tempi de Il ciclone che non lo sopporto, è l'unico toscano, Renzi e Ceccherini a parte, che mi sta davvero sullo stomaco. Piuttosto riguardo in loop la Cenerentola di Branagh, giuro.

Al cinema d'élite c'è invece un grande recupero!

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto
Reazione a caldo: OH!
Bolla, rifletti!: E io che pensavo non sarebbe mai approdato nei lidi savonesi. Beh, a Sir Ian McKellen non si può dire di no... c'è qualcuno che ha già avuto modo di vederlo e riesce a dirmi se effettivamente è bello come spero?

mercoledì 9 dicembre 2015

Pay the Ghost (2015)

Vi avverto che questo post e il prossimo verteranno su Nicolas Cage, non so il perché di questa terrificante coincidenza. Oggi tocca all'horror Pay the Ghost, diretto dal regista Uli Edel e tratto dall'omonimo racconto breve di Tim Lebbon.


Trama: la sera di Halloween, il professore universitario Mike Lawford perde il figlioletto nel bel mezzo di una parata. Un anno dopo, lui e la moglie si ritrovano vittime di fenomeni paranormali che lascerebbero supporre un tentativo del bambino di comunicare con loro...



Prima di guardare Pay the Ghost mi aspettavo chissà quale aberrazione, un trionfo "horror" di faccette, fisime e parrucche Cageane, il tutto immerso in una storia ai limiti dell'inverosimile portata avanti sul filo del trash. Invece il film di Uli Edel è una normalissima, banale e quasi rilassante ghost story che, se devo essere sincera, per metà della sua durata risulta anche prodotto dignitoso e gradevole, nei limiti di un film di genere girato a scopi alimentari. La trama è quella classica in cui un fantasma vendicativo sceglie casualmente alcune vittime sulle quali scagliare un'antica maledizione, con conseguente tentativo dei poveri sfortunati di risolvere misteri sempre più pericolosi e tornare a vivere un'esistenza normale, possibilmente non ammorbata da spettri, avvoltoi e visioni traumatiche; Pay the Ghost gioca sull'ambientazione Halloweeniana e cerca di affascinare lo spettatore mediamente ignorante con un paio di leggende celtiche e simboli arcani per una volta non "satanici", il resto poi segue un canovaccio visto e stravisto. Dal momento in cui Mike e la moglie scoprono cosa si nasconde dietro il rapimento del figlio il film diventa infatti un susseguirsi di medium, sussurri spettrali e morti più o meno sanguinose, concludendosi in fretta e furia con un finale loffio e facilone che non fa temere neppure per un istante per la vita dei protagonisti (l'idea poi che nei bassifondi di New York si celi, guarda un po', il ponte per l'aldilà custodito da un barbone cieco mi ha fatto alzare talmente gli occhi al cielo che a momenti perdo la vista anch'io!) ma che, purtroppo, fa preoccupare all'idea di un seguito. Della serie, il titolo consiglia di pagare il ghost ma magari 'sti benedetti soldi diamoli anche ai produttori altrimenti muoiono di fame, poverini.


La trama è dunque banale e spesso scontata, la regia di Uli Edel, ex Ragazzo dello Zoo di Berlino, talmente anonima ed innocua che lì per lì pensavo ci fosse un signor Nessuno dietro la macchina da presa, gli effetti speciali il solito mix di artifici digitali e poco sangue finto... ma chi se ne frega di questi dettagli, voi siete qui per Cage, vero? Ebbene, vi dirò che Nicolas è stranamente molto misurato e a un certo punto è riuscito persino a coinvolgermi nel suo dolore. E' stato solo un attimo in cui mi sono presa a schiaffi fortissimi onde scacciare il temporaneo incantesimo, ma abbastanza per sorvolare sui chili di cerone che gli hanno messo in faccia o sul suo modo di correre assai simile a quello di un vecchio sciancato (Cage è sempre stato zoppo o è una cosa recente? Illuminatemi, please!) ed annuire di fronte alla sua interpretazione di padre e marito addolorato ma caparbio. Anche i capelli mi sono sembrati i suoi ma a questi punti comincio a pensare di essere stata ubriaca, non ci sono altre spiegazioni. Scherzi a parte, non mi aspettavo nulla da Pay the Ghost e questa non aspettativa è stata ripagata (fortunatamente non con un tributo di pargoli, non saprei dove metterli!) ecco perché scrivo questo post serenamente e priva di odio o astio nei confronti dei coinvolti. E' vero, nessuno mi restituirà mai il tempo che ho perso guardando Pay the Ghost ma, sinceramente, piuttosto che partire per gli USA e tormentare Uli Edel o Tim Lebbon con voci fantasmatiche preferisco essere buona e risparmiare la fatica a voi, consentendovi di spendere le vostre ore di libertà in maniera ben più proficua.


Di Nicolas Cage, che interpreta Mike, ho già parlato QUI.

Uli Edel è il regista della pellicola. Tedesco, ha diretto film come Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, Body of Evidence ed episodi di serie come I segreti di Twin Peaks. Anche sceneggiatore e produttore, ha 68 anni e un film in uscita.


Sarah Wayne Callies interpreta Kristen. Meglio conosciuta come la Lori di The Walking Dead, ha partecipato anche ad altre serie come Numb3rs, Prison Break e Dr. House. Americana, ha 38 anni e un film in uscita.


Se Pay the Ghost vi fosse piaciuto recuperate The Woman in Black. ENJOY!


martedì 8 dicembre 2015

Cooties (2014)

Oggi il Bollalmanacco va incontro a tutti gli insegnati frustrati d'Italia parlando di Cooties, horror diretto nel 2014 dai registi Jonathan Milott e Cary Murnion.


Trama: a causa di una partita avariata di bocconcini di pollo i bambini di una scuola elementare diventano delle belve assetate di sangue e gli insegnanti rimasti bloccati all'interno dell'edificio dovranno cercare di sopravvivere.



Cooties è una parola strana ma carina, che non avevo mai sentito prima di guardare questo film. Credevo derivasse dallo slang e venisse utilizzata per indicare i bambini in generale, magari in senso dispregiativo, invece "cooties" è un po' come il nostro "ce l'hai", nella misura in cui i maschietti e le femminucce rifiutano di venire toccati dagli esponenti del sesso opposto in quanto portatori appunto di "cooties", una sorta di bacillo immaginario particolarmente schifoso. Non c'è però nulla di immaginario nella malattia che colpisce i pargoli nella pellicola di Jonathan Milott e Cary Murnion, nata dall'ingestione di un pasto già di per sé poco sano (giuro su Cthulhu che non mangerò mai più i Chicken Nuggets del MacDonald, la mia cosa preferita all'interno di quelle schifoserie svunce) e diffusa come da tradizione attraverso il contatto fisico tipico appunto del "ce l'hai", con l'aggiunta di un graffio o un morsetto. La banale, noiosa e frustrante giornata di un corpo insegnante formato da casi umani si trasforma così in una lotta per la sopravvivenza nella quale le già imbarazzanti regole, fobie o convinzioni deontologiche di ciascun maestro diventano o dei mezzi per contrastare la ferocissima masnada di pargoli sanguinari oppure i veicoli per una dipartita più celere; massimi esempi di rara demenza sono l'odioso vicepreside col suo falso buonismo, l'insegnante di educazione fisica che riesce tuttavia a diventare una sorta di badassissimo giustiziere sul finale, persino la "mamma in carriera" con una mano sul telefonino, il culo sul SUV e l'occhio ciecamente rivolto al proprio importantissimo universo interiore, incapace di capire cosa stia succedendo ai figli messi al mondo a mo' di status symbol. I bambini selvaggi di Cooties si ribellano ad un sistema che li vuole parcheggiati per ore lontani da famiglie troppo impegnate ma il film offre anche la rivincita ad insegnanti costretti ad affrontare alunni resi idioti e maleducati da genitori inqualificabili e a veder sminuito il valore del proprio importantissimo lavoro; il risultato è un divertente bagno di sangue che potrebbe fungere da valvola di sfogo per chi si ritrovasse costretto ogni giorno ad affrontare le situazioni al limite del surreale presentate all'inizio del film.


A fronte di parecchie scene splatter, sequenze abbastanza cattive e un make-up realistico e rivoltante (ma mai quanto la lunghissima scena introduttiva dei titoli di testa, che mostra nel dettaglio la realizzazione del nugget avariato) ciò che comunque la fa da padrone in Cooties è la sua anima supercazzola di film che non si prende sul serio neppure per un secondo. L'ambiente lavorativo nel quale gravitano gli insegnanti è degno di una sit-com americana, così come i protagonisti, tagliati con l'accetta ma in qualche modo assai umani nell'esacerbare pregi e difetti riscontrabili nella maggior parte delle persone che ci circondano; lo scrittore frustrato di Elijah Wood, la maestrina tutta zucchero e soluzioni pacifiche, la zitella terrorizzata dagli uomini, l'asociale incapace di parlare, il macho, l'insegnante palesemente gay che tutti per tacito accordo fingono di considerare eterosessuale, persino la quintessenza degli stereotipi razziali racchiusi in un bidello giapponese risultano assurdi e familiari allo stesso tempo e ovviamente stridono perfettamente con la componente horror della pellicola. Poi, ovvio, Cooties non è assolutamente al livello di Shaun of the Dead o di altre commedie horror diventate cult, tuttavia gli attori coinvolti (anche comparse di lusso come lo Hugo di Lost o il regista Leigh Whannell) si sono palesemente divertiti, il film non è fiaccato da quell'aria di sciatteria tipica di altre produzioni simili e in generale i registi, per quanto siano dei novellini, si sono sicuramente impegnati per dare al pubblico qualcosa di simpatico e ben realizzato (ho trovato molto ben fatte in particolare la scena del contagio in cortile e la "festa" finale, che mi ha un po' ricordato una delle sequenze più riuscite di Clown). Soprattutto, bisognerebbe ricordare che il co-sceneggiatore è quel Ian Brennan che mi sta dando un sacco di gioie con la folle ed esilarante serie Scream Queens. Tenendo a mente questo dettaglio, Cooties diventa automaticamente un divertissement ideale per una serata di totale relax ad alto tasso di ignoranza citazionistica, zeppo di dialoghi sagaci da appuntarsi e riutilizzare. Aspettando, ovviamente, la fine dei titoli di coda.


Di Elijah Wood (Clint), Rainn Wilson (Wade) e Leigh Whannell (Doug) ho parlato ai rispettivi link.

Jonathan Milott e Cary Murnion sono i registi della pellicola, probabilmente americani e al loro debutto dietro la macchina da presa. Hanno un film in uscita.


Alison Pill interpreta Lucy. Canadese, ha partecipato a film come Scott Pilgrim vs. The World, Midnight in Paris e a serie come Psi Factor e CSI - Scena del crimine. Ha 30 anni e un film in uscita.


Jack McBrayer interpreta Tracy. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby, Comic Movie e, soprattutto, alla serie 30 Rock; come doppiatore ha lavorato per i film Cattivissimo me, Ralph Spaccatutto e per serie come I Simpson e Phineas e Ferb. Anche produttore, ha 42 anni.


Nasim Pedrad, che interpreta Rebekkah, è l'ambigua Gigi di Scream Queens mentre il già citato Jorge Garcia, qui nei panni del fattone Rick, è stato il mitico Hugo di Lost. Se Cooties vi fosse piaciuto recuperate il meno allegro The Children! ENJOY!

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