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venerdì 23 novembre 2018

Bollalmanacco On Demand: Southland Tales - Così finisce il mondo (2006)

Torna il Bollalmanacco on Demand con una richiesta giunta direttamente da Kara Lafayette che mi ha chiesto di vedere Southland Tales - Così finisce il mondo (Southland Tales), pellicola che ha riconfermato il mio brutto rapporto con Richard Kelly, qui regista e sceneggiatore. Il prossimo film On Demand sarà Loveless. ENJOY!


Trama: in una Los Angeles "alternativa", si intrecciano le storie di Boxer Santaros, attore affetto da amnesia, del poliziotto Roland Taverner, alla ricerca del gemello perduto, di ex pornodive, ribelli ed esponenti del governo...


Correva l'anno 2001 e io andavo al cinema, un pomeriggio post università, piena di speranza a vedere Donnie Darko, solo per uscire dalla sala con un enorme punto interrogativo sulla testa. Non vi starò ovviamente a parlare del film che ha segnato una generazione di ragazzi che cominciava a scoprire internet e la possibilità di parlare di cinema al di fuori di Ciak (spero di parlarne, prima o poi, se avrò il coraggio e la voglia di affrontarlo di nuovo) ma questo piccolo non aneddoto mi serviva per introdurre il mio difficile rapporto con Richard Kelly. Si potrebbe banalmente dire che non lo capisco, forse perché non mi impegno, vinta dal fondamentale insieme di fuffa pop e deprimente che permea i suoi film, forse perché lo trovo troppo inutilmente arzigogolato, forse perché non tollero la sua fissa per le dimensioni e per i deliri del continuum spazio-temporale? O forse perché non avevo colto che Southland Tales fosse un suo film e, visto il cast, mi sarei aspettata invece una supercazzola enorme, non un delirio di storie apparentemente appiccicate a casaccio introdotte da un Justin Timberlake in guisa di narratore biblico, pronto a richiedere allo spettatore tutta l'attenzione che davanti a un film con The Rock non mi aspetto. Detto questo, lo stesso Justin Timberlake (che, per carità, non sarà una cima) ha ammesso di non aver capito che cavolo stesse interpretando e lo stesso vale, pare, per tutto il resto del cast, quindi un po' mi consolo. Per chi volesse approcciarsi a Southland Tales, in pratica trattasi di delirio post apocalittico ambientato in un universo alternativo non troppo diverso dal nostro; dopo che il Texas è stato vittima di attacchi terroristici, gli Stati Uniti vengono governati con pugno di ferro e i cittadini non hanno più di libertà, spiati 24 ore su 24 dai servizi segreti, la terza guerra mondiale incombe e un certo barone tedesco è riuscito a sfruttare il movimento perpetuo delle maree per sopperire alla crisi del carburante creando così una roba chiamata Fluid Karma che, tuttavia, rischia di alterare la struttura stessa della realtà causando la nascita di "buchi". In tutto questo, un attore vittima di amnesia si ritrova tra le mani un copione che in sostanza anticipa la realtà e finisce in mezzo alla guerra tra servizi segreti e ribelli neo-marxisti assieme ad un manipolo di altre persone di entrambi gli schieramenti, chi più consapevolmente chi meno. Insomma, un delirio bello e buono ma non è finita mica qui.


Il problema di Southland Tales è che lo spettatore rischia di far fatica a seguire quello che sta succedendo, bombardato da un quantitativo spropositato di informazioni e distratto da intermezzi fatti da spezzoni di esilaranti reality show (indubbiamente, il personaggio di Sarah Michelle Gellar si becca alcune delle perle migliori e anche il biasimo della voce narrante), pagine internet, proclami governativi e spot che sono lo specchio esatto di ciò che devono subire quotidianamente i protagonisti del film, il che a pensarci bene è geniale. Meno geniale è che, a fronte di una trama "seria", si debbano subire dialoghi che incarnano il nulla cosmico quando sono faceti e che fanno scoppiare a ridere quando sono seri, instillando il dubbio sulla natura di Southland Tales: supercazzola oppure serio film distopico/fantascientifico? Dati gli attori propenderei per la prima ma la pellicola è impregnata di così tanta "arroganza" che viene anche difficile esserne certi e poi, indubbiamente, bisogna ammettere che il film non è privo di fascino. Per esempio, ho apprezzato tantissimo quel paio di numeri musicali e allucinati che arrivano a spezzare il ritmo a un certo punto, tra ballerine bionde, drogati e triangoli sul palco, mentre alcuni personaggi li ho trovati al limite del cattivo gusto, come la tizia che a un certo punto implora di poter succhiare il ca**o di The Rock, oppure totalmente inutili, come il camionista interpretato da Christopher Lambert. E quest'ultimo è solo un esempio perché di personaggi secondari fondamentalmente inutili il film è zeppo, interpretati da attori tra lo spaesato e l'incoscientemente divertito; tra i protagonisti di questo delirio alla Terry Gilliam virato in salsa californiana, spiccano di sicuro Dwayne Johnson, Justin Timberlake e Sarah Michell Gellar, probabilmente quelli che ci credono di più (The Rock, con quel tic delle dita che lo fa sembrare un rimbambito, è adorabile), mentre Seann William Scott è più inespressivo e fuori ruolo del solito, tanto che sul finale mi sarei messa le mani nei capelli. Insomma, mi tocca chiedere scusa a Silvia per aver demolito questo film ma giuro che arrivata alla fine delle ben due ore e mezza di durata la domanda è stata: "cosa diavolo ho visto?" e, soprattutto "potrò tornare indietro nel tempo per convincere me stessa a NON guardare Southland Tales?".


Di Janeane Garofalo (Generale Teena MacArthur), Sarah Michelle Gellar (Krysta Kapowski / Krysta Now), Beth Grant (Dr. Inga Von Westphalen / Marion Card), Dwayne Johnson (Boxer Santaros / Jericho Cane), Christopher Lambert (Walter Mung), John Larroquette (Vaughn Smallhouse), Jon Lovitz (Bart Bookman), Mandy Moore (Madeline Frost Santaros), Lou Taylor Pucci (Martin Kefauver), Seann William Scott (Roland Taverner), Wallace Shawn (Barone Von Westphalen) e Kevin Smith (Simon Theory) ho parlato ai rispettivi link.

Richard Kelly è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Donnie Darko e The Box. Anche produttore, ha 43 anni.


Miranda Richardson interpreta Nana Mae Frost. Inglese, la ricordo per film come L'impero del sole, La moglie del soldato, Il mistero di Sleepy Hollow, Spider, The Hours, Il fantasma dell'Opera, Harry Potter e il calice di fuoco Harry Potter e i doni della morte - Parte I; come doppiatrice ha lavorato in Galline in fuga. Ha 60 anni.


Will Sasso interpreta Fortunio Balducci. Canadese, ha partecipato a film come Mai dire ninja, Comic Movie, Io, Dio e Bin Laden, Killing Hasselhoff e a serie quali Willy il principe di Bel Air, I viaggiatori, X-Files, Perfetti ... ma non troppo, CSI - Scena del crimine, Due uomini e mezzo, How I Met Your Mother e Grey's Anatomy; come doppiatore ha lavorato in The Cleveland Show, Robot Chicken e I Griffin. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Zelda Rubinstein, che interpreta la Dottoressa Katarina Kuntzler, era la medium del film Poltergeist. La prima versione del film sarebbe dovuta durare 160 minuti ma vista la disastrosa reazione degli spettatori a Cannes è stato tagliato e rimontato col risultato che qualcosa, nei dialoghi, si è perso. Se volete capire qualcosa di più di Southland Tales, invece, sappiate che i primi tre capitoli della "saga" si trovano in forma di graphic novel col titolo di Southland Tales: The Prequel Saga. Nell'attesa che vi arrivino i volumi da internet, se Southland Tales vi è piaciuto recuperate Donnie Darko e poi spiegatemelo, grazie! ENJOY!


venerdì 6 gennaio 2017

Ratatouille (2007)

Ci riproviamo? Ci riproviamo. Da quando ho aperto il blog avrò guardato almeno quattro volte Ratatouille, diretto nel 2007 dai registi Brad Bird e Jan Pinkava (e vincitore di un Oscar come miglior lungometraggio animato!) eppure non ho mai avuto il coraggio di scriverne una recensione. Perché?!


Trama: dopo essere stato separato dalla colonia, il ratto Remy decide di intraprendere il suo sogno di diventare chef quando incontra per caso Alfredo Linguini, giovane tuttofare appena assunto nel rinomato ristorante di Gusteau, modello di vita dell'animaletto il cui motto è "Chiunque può cucinare".



E niente, Ratatouille ha sfiga. Mentre scrivo queste righe è il 9 dicembre e io ho guardato in TV il film in questione almeno due settimane fa. Per di più, non oso immaginare quando riuscirò a pubblicare il post visto che riesco a scriverne solo adesso, quando purtroppo le emozioni suscitate dalla storia del topolino Remy si sono già raffreddate. Eppure io ADORO Ratatouille, mi ritrovo sempre ad asciugare una lacrima furtiva sul finale e vengo invasata nei giorni a seguire dal fuoco sacro della cucina, cosa che mi porta a combinare gli stessi disastri del povero, goffo Linguini. Lo adoro perché il ratèn Remy, per quanto razionalmente dovrebbe farmi schifo in quanto non topino di campagna ma proprio ratto, è di una tenerezza incomparabile, col suo modo di lavarsi le manine prima di cucinare o con quell'espressività incredibile che gli consente di farsi capire dagli esseri umani pur non parlando la loro lingua. Lo adoro per il messaggio positivo che veicola e per l'attenzione che dedica anche ad un apparente villain come il critico culinario Ego: al di là della "banale" morale per la quale le persone devono essere lasciate libere di seguire la propria vocazione anche quando questa pare essere non convenzionale, ho sempre amato molto la stoccata decisamente adulta lanciata a chi ormai ha perso la passione per il proprio mestiere, al punto da trasformarlo in grigia routine. Se il cuoco Skinner ha sempre lavorato col solo obiettivo di fare soldi e sfruttare il nome dello chef Gusteau (al punto da arrivare a creare una linea di precotti col suo marchio, snaturando così il motto dello chef defunto) e quindi, da un certo punto di vista, è irredimibile, il critico Ego ha invece cominciato il suo lavoro con la stessa passione e convinzione di Remy, Linguini e Colette, ma il suo spirito è stato fiaccato da una serie di cocenti delusioni e dalla "facilità" del suo mestiere, che condanna i ristoranti a chiudere per il solo gusto di scrivere stroncature argute e divertenti. Molto adulta ed apprezzabile è anche la scelta di non concedere allo spettatore un happy ending nel senso classico del termine, scelta che denota cura e coerenza in fase di sceneggiatura (ho sempre apprezzato il fatto che i cuochi rifiutassero di aiutare Linguini sul finale, disgustati dalla scoperta che lo chef più rinomato di Parigi fosse un ratto e probabilmente più feriti nell'orgoglio da questa "truffa" che dalla natura stessa di Remy).


E poi c'è Parigi, la meravigliosa parì, terra di mille e una possibilità anche se a cercarle è un rattino cresciuto in campagna. Zeppo dei più esilaranti stereotipi francesi eppure infuso di un amore gigantesco per quella città, Ratatouille fa venire voglia di prendere un aereo e andare a perdersi nella ville lumière, affittare un mini appartamentino dal quale guardare la Tour Eiffel illuminata per poi passare le serate a oziare in qualche caffé franscese dove è sicuro che qualche prelibatezza ci finirà sotto i denti (vabbé, adesso non esageriamo!!). Nel caso non trovassimo quello che ci interessa in giro per la città, c'è sempre da dire che, al di là del modo non convenzionale col quale cucina Remy (l'unica concessione all'assurdità di un character design caricaturale ma realistico e delle animazioni molto curate, assai attente agli ambienti veri come cucine e dispense), Ratatouille insegna anche un po' di tecniche base nonché delle regole fondamentali da seguire ai fornelli, soprattutto quando si sceglie di  buttarsi nell'ardua impresa di cucinare qualche prelibatezza a livello amatoriale, regole che madre non smette mai di urlarmi amichevolmente nelle orecchie come Colette fa con Linguini. Tornando al film in sé, senza divagare troppo nelle esperienze personali, col senno di poi Rataouille potrebbe sembrare un film "piccolo" se paragonato ad altri capolavori della Pixar, eppure, come il piatto da cui prende il nome, nonostante le travagliate vicende produttive funziona e si fa voler bene soprattutto grazie alla semplicità della storia, alla bontà delle caratterizzazioni dei personaggi e sì, anche alla bella presentazione: a me ne basta un boccone per tornare bambina, essere felice e volerne vedere ancora, quindi consiglio a tutti di assaggiare, almeno una volta, questo delizioso manicaretto a disegni animati!


Del co-regista e co-sceneggiatore Brad Bird ho già parlato QUI. Ian Holm (voce originale di Skinner), Peter Sohn (Emile) e Will Arnett (Horst) li trovate invece ai rispettivi link.

Jan Pinkava è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato nell'attuale Repubblica Ceca, è al suo primo e finora unico lungometraggio dietro la macchina da presa ma ha vinto un Oscar per il miglior corto animato con Il gioco di Geri. Anche produttore e animatore, ha 53 anni.


Patton Oswalt è la voce originale di Remy. Americano, ha partecipato a film come Giù le mani dal mio periscopio, Man on the Moon, Magnolia, Zoolander, Starsky & Hutch, Blade: Trinity e a serie come Dollhouse, Due uomini e mezzo e Agents of S.H.I.E.L.D.; come doppiatore, ha lavorato per serie quali Due fantagenitori, Spongebob, Kim Possible, Futurama, I Simpson, American Dad! e My Little Pony: L'amicizia è magica. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e due film in uscita.


Brian Dennehy è la voce originale di Django, il padre di Remy. Americano, lo ricordo per film come Rambo, Cocoon - L'energia dell'universo, FX - Effetto mortale, Cocoon - Il ritorno, Presunto innocente e Romeo + Giulietta; inoltre, ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, MASH, Dallas, Dynasty, Hunter e Miami Vice. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 78 anni e due film in uscita.


Peter O'Toole è la voce originale di Anton Ego. Inglese, lo ricordo per film come Lawrence d'Arabia, La Bibbia, Agente 007 - Casino Royale, Supergirl - La ragazza d'acciaio, L'ultimo imperatore, High Spirits - Fantasmi da legare e Stardust. Anche produttore e regista, è morto nel 2013, a 81 anni.


Janeane Garofalo è la voce originale di Colette. Americana, ha partecipato a film come Giovani, carini e disoccupati, Il rompiscatole, Dogma e a serie come Ellen, Quell'uragano di papà, I Soprano, Due uomini e mezzo e 24. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 52 anni e due film in uscita.


Sebbene Jan Pinkava sia accreditato come co-regista e co-sceneggiatore di Ratatouille, la storia principale, i personaggi, l'ambientazione e molto altro sono essenzialmente farina del suo sacco mentre Brad Bird è subentrato soltanto qualche anno dopo, quando alla Pixar hanno deciso che le idee di Pinkava non avrebbero portato al film il successo sperato, cosa che, ovviamente, ha spinto il regista a lasciare la compagnia. Detto questo, se Ratatouille vi fosse piaciuto recuperate Fievel sbarca in America e A Bug's Life - Megaminimondo. ENJOY!


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