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venerdì 14 luglio 2023

Bolla loves Bruno: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (1991)

Dopo un paio di mesi di stop, torna la rubrica dedicata all'adorato Bruno e, stavolta, con un pezzaccio: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (The Last Boyscout), diretto nel 1991 dal regista Tony Scott.


Trama: un detective disilluso riceve l'incarico di proteggere una spogliarellista ma, quando quest'ultima viene uccisa, è costretto ad unire le forze con il suo ragazzo, un'ex promessa del football americano, per riuscire a smascherare i colpevoli...


Dopo una serie di film atipici, si torna finalmente a parlare del Bruce Willis consacratosi ad imperitura memoria dello spettatore, ovvero l'interprete di personaggi dalla parte giusta della legge ma sconfitti dalla vita, con problemi di alcolismo e famiglie allo sfascio, incapaci di tenersi stretto un futuro che sembrava roseo e scolpito nella pietra e, soprattutto, sprezzanti davanti al pericolo al punto da permettersi di scherzare (sempre con la noia scazzata di chi ti prende in giro nonostante tu sia armato di kalashnikov) anche quando tutto sembra perduto. Dall'unione della penna magica di Shane Black, dello stile strafottente dello Scott migliore e della faccia perfetta di Bruce Willis è nato uno dei più iconici action di inizio anni '90, un film impossibile da spiegare a chi non ha avuto la fortuna di vederlo, sconvolgente ancora oggi per il modo in cui inizia con l'acceleratore già pigiato al massimo (fatemi sapere se siete riusciti a ritrovare la mascella caduta in terra alla fine della prima, spettacolare sequenza ambientata durante una piovosa partita in notturna) e non si ferma più. Raccolta la mascella da terra, facciamo la conoscenza di Joe Hallenbeck, talmente straccionato dalla vita che nel giro di cinque minuti ce lo becchiamo con uno scoiattolo morto sul petto e alle prese con il monologo più demotivazionale di sempre, ma se fosse solo questo la "gioia" non sarebbe completa; altri cinque minuti e scopriamo infatti che quella (inserire insulto a caso oppure la foto di Giovanni Storti che ti manda a cagare) di sua moglie se la fa col migliore amico di lui. Mi fermo un secondo. L'ultimo boyscout è PIENO di momenti inverosimili, nella fattispecie quasi tutti quelli legati alla figlia di Joe e alle sue "naturalissime" reazioni davanti a eventi che porterebbero in terapia anche me, ma il più inverosimile è che, spinta dalla solitudine, la moglie di Willis vada a letto con 'sto coso. Capisco tu abbia la patata frizzante, signò, ma si aspetta con pazienza il ritorno del marito e poi lo si lega al letto per non farlo andare mai più via. Eh, che diamine, devo insegnarti tutto. Mi sono persa un attimo, torniamo al film, scusate.


A fianco di un Bruce Willis dal carisma fuori scala, qualche genio ha deciso di piazzare Damon Wayans (quello di Tutto in famiglia, quello che mi fa venire voglia di prenderlo a ceffoni da mane a sera assieme a Will Smith, sì). Per farvi capire quanto L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere sia un meccanismo di finezza incomparabile, vi dico solo che funziona anche lui e che la naturalezza della coppia Willis/Wayans si riproporrà solo quando a Bruno verrà affiancato Samuel L. Jackson in Die Hard e poi mai più. Con la sua strafottenza e quei rari ma importanti momenti di debolezza che tanto disgustano Joe, Jimmy Dix diventa uno di quei personaggi di cui, all'inizio, quasi non ti accorgi, ma che riescono poi a portare sulle spalle il peso di almeno mezzo film, diventando l'elemento indispensabile non solo come comic relief ma proprio come figura a tutto tondo, veicolo di importanti scoperte e ancora più importanti risoluzioni, utile anche per tenere sotto controllo il pessimismo cosmico del protagonista e il suo indiscutibile egoismo. E dopo gli eroi, vengono i cattivi. Ecco, dovessi proprio trovare un neo a L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è che ai molti criminali che popolano la pellicola non viene dato il giusto peso e, salvo un paio di eccezioni, servono giusto a rendere Joe ancora più meravigliosamente badass e non raggiungono quel livello di memorabilità che mi aspetterei da un film di questa portata. Non prendetela come una lamentela, ché la badassitudine di Willis è uno dei motivi che mi rende ancora felice di essere al mondo, anche perché L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è il trionfo della gente che muore malissimo ma con ironia, soprattutto quando lo fa per mano di Bruce; se non vi fosse caduta la mascella alla fine della succitata scena iniziale, sappiate infatti che ci saranno molti altri momenti in cui salterete dalla poltrona davanti all'esplosivo e sanguinolento scatenarsi di violenza improvvisa, non solo ai danni di esseri umani ma anche di confezioni di gelato innocenti o di genitori asfaltati dal turpiloquio di una ragazzina col sembiante apparecchiuto di Danielle Harris. E se tutto ciò non vi fa venire voglia di vedere subito L'ultimo Boyscout (o ballare una giga nell'attesa) temo siate delle persone irrecuperabilmente MALE. 


Del regista Tony Scott ho già parlato QUI. Bruce Willis (Joe Hallenbeck), Danielle Harris (Darian Hallenbeck), Halle Berry (Cory), Bruce McGill (Mike Matthews), Kim Coates (Chet) li trovate invece ai rispettivi link.

Damon Wayans interpreta Jimmy Dix. Famoso per il ruolo di in Tutto in famiglia, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Roxanne, Le ragazze della terra sono facili, Senti chi parla 2 e Last Action Hero. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 63 anni. 


Chelsea Field interpreta Sarah Hallenbeck. Americana, ha partecipato a film come Commando, I dominatori dell'universo, La metà oscura, Flipper e serie quali I racconti della cripta, Cold Case e Senza traccia. Ha 66 anni.


Noble Willingham interpreta Sheldon Marcone. Americano, ha partecipato a film come Chinatown, L'ululato, Good Morning Vietnam, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche, Mister Hula Hoop, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Scappo dalla città 2 e serie quali Dallas, Chips, Hazzard, A-Team, Quell'uragano di papà, La signora in giallo, I racconti della cripta e Walker Texas Ranger. E' morto nel 2004, all'età di 72 anni.


Dicono che nel film compaia anche il mio amatissimo James Gandolfini come scagnozzo di Marcone, quello grosso e con gli occhiali da sole che butta giù Jimmy dal cavalcavia. Nonostante L'ultimo boy scout abbia un numero spropositato di fan, sia Scott che Shane Black hanno odiato il risultato finale, zeppo di riscritture volute da Bruce Willis, quando invece il tono della sceneggiatura originale era molto più cupo e crudo, oltre che più centrato su Milo e Marcone (un esempio su tutti: la moglie di Joe, minacciata da Milo con una motosega sul set di uno snuff, ottiene vendetta uccidendolo personalmente con la pistola del marito). Un po' mi spiace ma un po', anche, pazienza. Il risultato finale per me è ottimo e, se L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere  vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la saga di Die Hard e Hudson Hawk - Il mago del furto. ENJOY! 
 

martedì 18 febbraio 2020

Fantasy Island (2020)

Senza aspettarmi nulla di che, solo un po' di divertimento scemo, domenica sono andata a vedere Fantasy Island, diretto e co-sceneggiato dal regista Jeff Wadlow.


Trama: un gruppo di persone viene invitato su Fantasy Island, un luogo dove i sogni diventano realtà... e rischiano di trasformarsi in incubi!


Fantasy Island, in italiano Fantasilandia, è un telefilm americano andato in onda tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, e di esso non ricordo quasi nulla salvo la faccia del nano Tattoo. Un po' come successo con The Banana Splits Movie non sono dunque cresciuta nel mito di questi due programmi televisivi e la loro trasformazione in thriller-horror non mi ha rovinato l'infanzia né creato chissà quali aspettative. Diciamo che sono andata al cinema perché il trailer mi ha intrigata, Michael Peña ha la faccetta simpatica, produce Jason Blum e in generale non mi perdo un horror al cinema (se esce a Savona), lo sapete; l'unica pecca era la firma Jeff Wadlow, che Obbligo o verità non mi era piaciuto per nulla, men che meno Kick-Ass 2, ma forse per quello sono entrata in sala senza aspettarmi nulla e proprio per questo motivo mi sono inaspettatamente divertita. Certo, il target del film è chiaro fin dall'inizio, il rating è PG-13 e ciò significa che Fantasy Island è vagamente spaventevole a tratti ed è assolutamente privo di gore (un paio di episodi violenti avvengono direttamente fuori campo e anche la figura più spaventosa di tutte, quella del mad doctor, viene trattenuta a dismisura), a differenza di The Banana Splits Movie che vantava invece una bella R, quindi come horror è molto blando, più assimilabile a un thriller con venature fantastiche, la cui trama prende almeno un paio di direzioni diverse senza troppe sbavature e facendo quadrare tutto sul finale. Il concept della serie originale, quello dell'isola in cui i sogni diventano realtà, acquista una connotazione sovrannaturale dal momento in cui il luogo viene dotato di poteri reali (mi sembra di ricordare che nella serie non ci fosse nulla di simile) e, poiché questi poteri scavano nell'animo degli ospiti scovando i loro più reconditi desideri, ecco che le esperienze di chi richiede di vivere un sogno diventano ancora più imprevedibili, soprattutto quando queste ultime arrivano, inevitabilmente, ad incrociarsi.


Andare più nello specifico, per quel che riguarda la trama, sarebbe un delitto perché un paio di colpi di scena ben orchestrati ci sono, al di là dei momenti in cui i sogni vanno in vacca e si trasformano in incubi, con alcune sequenze meglio realizzate di altre; per esempio, ho molto apprezzato lo stile "Hangover" della fantasia dei due assurdi fratelli, così come la versione "Hostel" di quella della fanciulla bullizzata da ragazzina, mentre sono molto meno efficaci quelle degli altri due personaggi (soprattutto la fantasia "militare"), per quanto entrambe funzionali al proseguimento del film, soprattutto una. I protagonisti in sé sono, in buona parte, simpatici al punto da creare un interesse dello spettatore nei confronti delle loro eventuali sorti e, se è vero che le motivazioni di qualcuno sono oltre il risibile e si condensano in un discreto WTF che rischierebbe di inficiare la qualità dell'intera operazione, è anche vero che Wadlow, stavolta, danza in punta di piedi proprio attorno a questo WTF, in maniera così sfacciata che volergli male è impossibile. Molto ma molto apprezzabile anche la quasi totale mancanza di schifezzuole semoventi realizzate in CGI o di jump scare, nonché la scelta felice di realizzare più un thriller "d'ambiente", in buona parte girato sotto la luce del sole e all'interno di un'isola paradisiaca oppure all'interno di evocative caverne, piuttosto che un'opera totalmente aderente ai canoni dell'horror commerciale moderno. Aggiungo che anche il cast non è male (Lucy Hale mi ha convinta più qui che in Obbligo o verità), peccato per un Michael Rooker un po' sottotono, in un ruolo che avrebbe potuto coprire qualunque caratterista mediamente conosciuto; onestamente, gli ho preferito Kim Coates, che compare poco ma si fa ricordare per la sua ironica follia. Con questo chiudo, consigliandovi Fantasy Island per una piacevole serata a cervello disinserito!


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI. Lucy Hale (Melanie), Maggie Q (Elena), Michael Peña (Mr. Roarke), Kim Coates (Diavolo), Michael Rooker (Morgan) e Austin Stowell (Randall) li trovate invece ai rispettivi link.

Portia Doubleday interpreta Sonja. Americana, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie e Lei. Anche produttrice, ha 32 anni.


Ryan Hansen interpreta Bradley. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13, Veronica Mars - il film, Jem e le Holograms e a serie quali Ally McBeal, Hunter, Raven, Santa Clarita Diet, 2 Broke Girls e Veronica Mars; come doppiatore ha lavorato in American Dad!. Anche produttore, ha 39 anni e un film in uscita.


Parisa Fitz-Henley, che interpreta Julia, era la moglie di Luke Cage nella serie Netflix a lui dedicata e in Jessica Jones. Quanto a chi non ce l'ha fatta, abbiamo avuto ENORMI perdite. La parte di Roarke era infatti stata offerta a Nicolas Cage che ha rifiutato (forse perché il ruolo non prevedeva la consueta dose di Cageitudine) mentre Dave Bautista non è riuscito a partecipare per impegni pregressi. Se Fantasy Island vi fosse piaciuto recuperate Obbligo o verità, Escape Room e magari anche Quella casa nel bosco, che è sempre meglio riguardare. ENJOY!

mercoledì 7 novembre 2012

Silent Hill (2006)

Siccome in questi giorni è uscito Silent Hill: Revelation, ho deciso di riguardare Silent Hill, diretto nel 2006 dal regista Christophe Gans.


Trama: per cercare di capire la natura dei disturbi che affliggono la figlia, una donna decide di recarsi nella città fantasma di Silent Hill. Una volta arrivate, la bambina scompare dopo un incidente e sua madre scopre che la città nasconde inquietanti segreti…  


Di Silent Hill ricordavo davvero poco, tranne la certezza che mi fosse piaciuto all’epoca dell’uscita cinematografica. Riguardandolo, ho trovato conferma della prima impressione, perché Silent Hill è davvero un film ben diretto e ottimamente recitato, graziato da una colonna sonora allo stesso tempo inquietante e malinconica. Bella forza, direte voi, hanno riutilizzato, riarrangiandole, le musiche che accompagnavano il videogame, ma io non ci ho mai giocato quindi mi perdonerete se anche la recensione presenterà le ingenuità di chi di Silent Hill non conosce nulla. Per il profano come me il film risulta essere un’ efficace pellicola che mescola momenti di horror tout court con dovizia di violenza, mostri e sangue, a momenti più riflessivi che rievocano atmosfere da ghost story. A dirla tutta queste ultime sono la parte migliore del film, strettamente legate alla storia della povera bimba condannata solo perché figlia illegittima di una donna troppo debole per opporsi ai suoi “simpaticissimi” compaesani, mentre il bestiario di mostri che sbucano da ogni angolo della città subito dopo il suono di una sirena è ormai troppo iconografico per mettere davvero paura.


In generale, comunque, Gans riesce a ricostruire alla perfezione un’atmosfera claustrofobica e assolutamente straniante, alternando la fotografia pulita e nitida della realtà all’oscura nebbia e ai toni grigi che invadono le strade di Silent Hill, immerse costantemente in una foschia di ceneri svolazzanti, malinconiche come fiocchi di neve. Predominano, oltre al grigio e al nero, anche i toni del rosso e dell’arancio, gli stessi del sangue e delle fiamme, ed è interessantissimo vedere come, a poco a poco, in modo talmente impercettibile che lo spettatore quasi non se ne accorge, il vestito della protagonista cambi colore dal pastello, al grigio al rosso sangue mano a mano che la storia si avvicina al finale, ad indicare come Rose passi dall’assoluta inconsapevolezza del “limbo” all’abbacinante comprensione dell’orribile realtà legata agli eventi che hanno reso Silent Hill una città fantasma. Altra scelta stilistica a mio avviso geniale è quella di rivelare l’oscuro passato della città modificando la qualità della pellicola come se ci trovassimo davanti ad un vecchio horror anni ’70, dalle atmosfere simili al capolavoro di Polanski, Rosemary’s Baby. Poi certo, assieme a queste finezze ci sono anche effetti speciali assai dignitosi, che uniscono una CGI pressoché perfetta alle vere ed inquietanti movenze di ballerini “sepolti” sotto il corpo di mostri (inutile dire che le infermiere senza faccia mi hanno creato più di uno scompenso).


Certo, un piccolo difetto Silent Hill ce l’ha. Nonostante la sceneggiatura di Roger Avary risulti adatta anche a chi non conosce il videogame e si riveli insospettabilmente “profonda” per un horror, a tratti la ricerca di Rose ha troppo il sapore di quest e di omaggio ai luoghi del gioco; la donna trova un indizio che la porta in un certo posto, lì dovrà sopravvivere al “boss di livello” e trovare l’oggetto o il disegnino che la porteranno al luogo successivo e così via. Questo succede soprattutto nella parte centrale della pellicola, che si distacca per stile e ritmo sia dall’intrigante inizio che dall’inquietantissimo e triste finale. A parte questo, comunque, Silent Hill risulta uno dei migliori esempi di horror degli ultimi tempi, anche grazie a delle buone interpretazioni degli attori coinvolti, in primis una superba e crudelissima Alice Krige… quindi, se non avete ancora avuto modo di vederlo, cercatelo e poi fate come me, mettetevi come suoneria il Silent Hill Theme che si sente poco prima dell’inizio dei titoli di testa.


Di Radha Mitchell (Rose Da Silva), Sean Bean (Christopher Da Silva), Alice Krige (Christabella) e Jodelle Ferland (Sharon/Alessa) ho già parlato ai rispettivi link.

Christophe Gans è il regista della pellicola. Francese, ha diretto anche Crying Freeman e Il patto dei lupi. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e un film in uscita.


Laurie Holden (vero nome Heather Laurie Holden) interpreta l’agente Cybill. Attrice americana salita alla ribalta negli ultimi  anni per il ruolo della stupidissima, irritante Andrea nella serie cult The Walking Dead, la ricordo anche per film come I Fantastici 4 e The Mist; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Highlander, La signora in giallo, Oltre i limiti e X – Files. Ha 43 anni.


Deborah Kara Unger interpreta Dahlia Gillespie. Canadese, ha partecipato a film come Highlander 3, Crash, The Game – Nessuna regola, White Noise – Non ascoltate e Silent Hill: Revelation. Anche produttrice, ha 48 anni.


Kim Coates interpreta l'agente Thomas Gucci. Canadese, ha partecipato a film come Amityville: Il ritorno, L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, Amore all'ultimo morso, Il cliente, Waterworld, Pearl Harbor, Resident Evil: Afterlife e alle serie Miami Vice, Oltre i limiti, CSI, CSI: NY, Smallville, Cold Case CSI: Miami, Prison Break e Sons of Anarchy. Anche produttore, ha 53 anni e quattro film in uscita.


Se Silent Hill vi fosse piaciuto, oltre a ricordarvi che nei cinema dovrebbe ancora esserci il seguito, Silent Hill: Revelation, vi consiglio la visione di The Ring, Il seme della follia, La nona porta o Amityville Horror. ENJOY!!




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