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martedì 29 settembre 2020

Le strade del male (2020)

Non ho ancora trovato il coraggio di guardare Sto pensando di finirla qui e la gioia di avere Lupin The First su Amazon Prime Video si è infranta contro la presenza del solo audio italiano (va bene, mi avete convinto, compro il BluRay a scatola chiusa piuttosto che strapparmi le orecchie con il nuovo, orribile doppiaggio!) quindi ho deciso di tentare Le strade del male (The Devil All the Time), diretto e co-sceneggiato dal regista Antonio Campos a partire dal romanzo omonimo di Donald Ray Pollock.


Trama: nella provincia americana del primo dopoguerra si incrociano i destini di mezza dozzina di persone perseguitate dalla sfortuna, ossessionate dalla fede e in generale afflitte da un destino sanguinoso.


A dimostrazione del fatto che in questo periodo sono completamente avulsa dal mondo cinèfilo che conta, de Le strade del male non sapevo nulla di nulla, a malapena ero consapevole del fatto che ci fosse Tom Holland come attore principale ma a dire il vero credevo si trattasse di un horror. Trattasi invece di southern gothic, dove l'orrore esiste, certo, ma è intrinsecamente legato a una società superstiziosa e corrotta, dominata in parte da Dio (e dall'ossessiva ricerca della sua benevolenza, qualcosa che spesso sconfina nella follia religiosa) e in parte da uomini violenti, pericolosi e senza scrupoli, là dove le donne "fortunate" possono ambire ad essere mogli e madri amate ma niente di più, mentre per quelle sfortunate l'unico destino è una vita misera probabilmente conclusa con una morte violenta. All'interno della provincia rurale americana post- seconda guerra mondiale si intrecciano dunque le vicende di svariati personaggi, in un alternarsi di diversi piani temporali: il protagonista principale è Arvin Russell, ragazzo di cui seguiamo la vita dall'infanzia dominata dal padre religioso e violento fino ad arrivare a una faticosa maturità come orfano e "fratellastro" di una ragazza complessata e tristemente piegata, anche lei, dalla religione, e attorno a lui gravitano altre povere anime identificabili in una coppia di serial killer, un poliziotto corrotto, un predicatore lussurioso e un altro predicatore completamente pazzo. Come ho scritto su, i destini di tutti questi personaggi arrivano a incrociarsi tra passato e presente, accompagnati dalla voce narrante di Donald Ray Pollock, a tratti caustica e spesso amaramente ironica, come se trovasse assai divertente farsi beffe delle illusioni di esseri dannati fin dal principio, all'interno di una struttura circolare in cui tutto torna sul finale e che ha molto del noir. Non è sempre facile seguire queste vicende, dilatate in più di due ore di film all'interno delle quali la sceneggiatura pare spesso perdersi in dettagli insignificanti, pesantezze varie e squilibri (non ho letto il romanzo ma la vicenda dei due serial killer mi pare preponderante al suo interno mentre qui ha un'utilità pari a zero o quasi, e sembrerebbe quasi una nota di colore aggiunta per sconvolgere ancor più lo spettatore), eppure il risultato è interessante e talvolta inaspettato, soprattutto se si pensa agli attori coinvolti.


Abituati a vedere Tom Holland nei panni dell'amichevole Uomo Ragno di quartiere, fa piacere notare l'impegno profuso dal fanciullo nello scrollarsi di dosso facili etichette e spingersi ad indossare le vesti di un personaggio con cui non è facile empatizzare, nonostante il carico di sfiga che si porta appresso. Arvin è infatti un ragazzo privo di qualità, un animaletto preso in trappola che cerca di sopravvivere e di tenersi stretto quel poco che la vita gli ha dato, in primis la sorellastra Lenora, ma che per il resto nasconde il proprio nucleo dagli occhi dello spettatore, che arriva a volergli bene quasi per reazione all'odio smisurato verso la maggior parte dei comprimari, papà Willard compreso (il cui dolore e la cui follia sono comprensibili ma, insomma, certe scene spezzano il cuore). Tom Holland affronta dunque tutto il film compreso in una furia e una disperazione intensi, inusuali per l'attore, che può così tenere testa a un Robert Pattinson meravigliosamente leppego, al solito, inquietantissimo Bill Skarsgård e all'altro campione di laidità del film, un Jason Clarke che fa venire voglia di togliersi la pelle di dosso dallo schifo; complimenti vivissimi anche all'ex Dudley Dursley, Harry Melling, il cui sguardo spiritato è perfetto per il ruolo di predicatore invasato, e anche all'irriconoscibile Sebastian Stan, altro membro della scuderia Marvel capace di un gradevolissimo trasformismo. E il cast femminile? Come ho scritto più su, le donne de Le strade del male sono l'equivalente di accessori soggetti al volere di Dio o dell'uomo e ciò comporta uno spreco di talenti come quello di Mia Wasikowska o Haley Bennett, mentre Riley Keough ed Eliza Scanlen si difendono come possono nel tempo che viene loro concesso. In definitiva, Le strade del male è un ibrido strano ed inusuale per il catalogo Netflix, che probabilmente non incontrerà il gusto di un buon numero di utenti della piattaforma ma che a me è comunque piaciuto, nonostante alcuni difetti. Il mio consiglio è quello di recuperarlo, possibilmente a mente fresca. 


Di Robert Pattinson (Reverendo Preston Teagardin), Haley Bennett (Charlotte Russell), Tom Holland (Arvin Russell), Bill Skarsgård (Willard Russell), Riley Keough (Sandy Henderson), Mia Wasikowska (Helen Hatton), Sebastian Stan (Lee Bodecker) e Jason Clarke (Carl Henderson) ho parlato ai rispettivi link. 

Antonio Campos è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Afterschool e Christine. Anche produttore e attore, ha 37 anni.


Harry Melling interpreta Roy Laferty. Inglese, famoso per il ruolo di Dudley Dursley nella saga cinematografica di Harry Potter, ha partecipato a film come Edison - L'uomo che illuminò il mondo e La ballata di Buster Scruggs. Ha 31 anni e due film in uscita. 


Eliza Scanlen, che interpreta Lenora, era la Beth di Piccole donne. Chris Evans avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Lee Bodecker ma ha dovuto rinunciare perché impegnato in altri lavori. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Frailty - Nessuno è al sicuro, Hell or High Water (su Netflix), Prisoners (su Chili e altre piattaforme simili) e Non è un paese per vecchi (su Amazon Prime Video). ENJOY!

venerdì 30 ottobre 2015

Crimson Peak (2015)

Ce l'ho fatta! Finalmente anche io sono riuscita a vedere Crimson Peak, l'ultimo, attesissimo film diretto e co-sceneggiato da Guillermo Del Toro! Com'è stato? Bello, molto. E siccome domani non pubblicherò nulla... buon Halloween!!


Trama: dopo una terribile tragedia familiare la giovane Edith, infatuata del bel baronetto Thomas Sharpe, decide di sposarlo e di andare a vivere con lui in Inghilterra, nella fatiscente magione di quest'ultimo. Lì la ragazza verrà a conoscenza di sanguinosi segreti...



Normalmente comincio a parlare dei film partendo dalla trama ma con Crimson Peak farò un'eccezione perché l'ultima pellicola di Del Toro è innanzitutto un meraviglioso delirio visivo. L'incanto di Guillermone inizia con i loghi della Universal e della Legendary Pictures, virati in rosso, il colore dei fantasmi e l'unico che può essere portato da qualunque persona o qualunque luogo abbia a che fare con gli spiriti che "infestano" la pellicola. Gli occhi vengono poi inevitabilmente rapiti dalla sontuosità e dall'infinita quantità di particolari che arricchiscono non solo gli abiti della Wasikowska ma anche e soprattutto le scenografie in cui si muovono i personaggi; la casa d'infanzia di Edith, con i corridoi e le porte che paiono infiniti, per non parlare degli spettrali bagni del club dove si consuma il delitto più efferato del film, sono un degno antipasto per il luogo che da il titolo alla pellicola, Crimson Peak. Stephen King e Shirley Jackson dicevano che le case sono spesso malvagie. Ora, la magione degli Sharpe non lo è necessariamente ma di sicuro incarna tutta la decadenza, il marcio e la tenacia presenti all'interno di questa nobile casata ed è ambigua quanto i fratelli che la abitano, oltre ad essere altrettanto affascinante; dubito che riuscirò a dimenticare tanto presto i pavimenti grondanti argilla rossa, materiale che impregna persino i muri tanto da far sembrare che gli stessi sanguinino durante i momenti più concitati del film e soprattutto rimarrà sempre impresso nella mia mente lo squarcio del tetto, dal quale a seconda della stagione piovono foglie autunnali, neve o farfalle, offrendo l'illusione di un mondo "altro", appena fuori dalla sfera della realtà tangibile ma sempre pronto a ghermire gli incauti visitatori. Magione gotica zeppa di passaggi, labirinti, segreti sotterranei, spifferi, rumori ed oscurità, la dimora degli Sharpe, interamente costruita per l'occasione e purtroppo in seguito abbattuta per lasciare spazio negli studios, è il cuore pulsante e malato della pellicola, arricchito da colori incredibilmente saturi e bellissimi, reso ancor più elegante e misterioso da una regia dal sapore retrò che si concede solo ad una cosa che non mi è piaciuta, quei maledetti e fasullissimi fantasmi in CGI, talmente "pupazzosi" da non mettere ansia o paura neppure per sbaglio.


Mi ricollego ai fantasmi per passare a parlare della trama, quella "maledetta" trama che in molti, compreso il mio compagno di ventura, non hanno gradito. L'obiezione che si muove a Crimson Peak è quella di avere una storia prevedibile, all'interno della quale gli spiriti sono pressoché inutili e spesso pretestuosi, messi giusto per ricreare ad hoc quell'atmosfera gotica che avrebbe dovuto essere la cifra stilistica del film. In realtà io credo che, come dice il personaggio di Edith all'inizio, Crimson Peak non sia una storia DI fantasmi ma una storia CON fantasmi, creature infelici costrette a rimanere legate ad un luogo che le ha viste soffrire, trattenute dai rimpianti e incapaci di impedire che ai vivi tocchi lo stesso, infausto destino. I personaggi principali vivono la loro esistenza in maniera indipendente, perseguendo ognuno i propri scopi, facendosi influenzare poco o nulla dalla presenza degli spiriti che, di fatto, Thomas e Lucille neppure vedono, pur vivendo da anni in una casa infestata; eppure, nella morte anche i protagonisti rischiano di essere condannati a diventar parte di queste schiere infelici proprio in virtù delle scelte che compiono ed è questo secondo me a rappresentare quell'"anima" che molti critici non hanno trovato in Crimson Peak. Gli sforzi dei vivi, le loro crudeltà, i desideri materiali e l'amore disperato si trasformano nell'aldilà di Del Toro in un'angosciante condanna che li priva di qualsiasi significato e che riesce a rendere, paradossalmente, molto più umani e degni di pietà anche i malvagi, ben più complessi di quanto sembrerebbe di prim'acchito; come già accadeva in La madre o in The Orphanage, il lieto fine non è mai totale od univoco, ha sempre un inaspettato risvolto malinconico che serra la gola ed inumidisce gli occhi anche quando bisognerebbe esultare. Potere della poesia di Ciccio Del Toro ma anche di Mia Wasikowska, dell'affascinante Tom Hiddleston e, soprattutto, dello splendore di un'ambigua Jessica Chastain alla quale non si può voler male. Non troppo, almeno. Voi cercate di non volerne a Crimson Peak e guardatelo con gli occhi innocenti di un bambino o di un'adolescente fantasiosa che si immerge per la prima volta nella lettura di un romanzo gotico, lasciandovi trasportare. Spero ne rimaniate affascinati com'è successo a me.


Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato QUI mentre Mia Wasikowska (Edith Cushing), Jessica Chastain (Lucille Sharpe), Tom Hiddleston (Thomas Sharpe), Charlie Hunnam (Dr. Alan McMichael) e Doug Jones (la madre di Edith) li trovate ai rispettivi link.

Jim Beaver (vero nome James Norman Beaver Jr.) interpreta Carter Cushing. Americano, ha partecipato a film come Turner e il "casinaro", Sister Act - Una svitata in abito da suora, Sliver, Magnolia, Il ladro di orchidee e a serie come Dallas, Santa Barbara, Quell'uragano di papà, NYPD, Melrose Place, X-Files, Una famiglia del terzo tipo, That's 70s Show, Six Feet Under, Monk, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds, Breaking Bad, Dexter e Supernatural. Anche sceneggiatore, produttore, stuntman e regista, ha 65 anni e due film in uscita.


Burn Gorman interpreta Holly.  Americano, ha partecipato a film come Johnny English - La rinascita, Red Lights, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, Pacific Rim e a serie come Il trono di spade. Ha 41 anni e tre film in uscita.


Il ruolo di Thomas sarebbe dovuto andare a Benedict Cumberbatch ma l'attore è stato costretto a rinunciare (come del resto è successo anche a Emma Stone, scelta per la parte di Edith) per motivi non meglio specificati; è stato comunque lui stesso a dare la "benedizione" a Tom Hiddleston una volta saputo che lo avrebbe rimpiazzato. Detto tra noi, io sono molto più contenta così, trovo Cumberbatch affascinante quanto una patella. A parte questo, se Crimson Peak vi fosse piaciuto recuperate Il labirinto del fauno, La madre, The Woman in Black, La spina del diavolo, The Others e The Orphanage. ENJOY!

domenica 23 marzo 2014

Only Lovers Left Alive (2013)

Da più o meno un anno aspettavo spasmodicamente di vedere Only Lovers Left Alive, film vampirico con Tommolino e Tilda Swinton diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Jim Jarmusch. Appena sono venuta a conoscenza della sua “disponibilità” me lo sono procurato e questo è il risultato…


Trama: Adam ed Eve sono due vampiri centenari ed innamoratissimi, nonostante vivano separati. Della coppia, Adam è quello più propenso ad avere crisi depressive, quindi Eve vola da Tangeri a Detroit per stargli accanto ed aiutarlo a superare l’ennesimo periodo buio…


Detto senza peli sulla lingua: che due palle. Se qualche settimana fa mi ero lamentata del fatto che Kiss of the Damned reiterava il cliché dei vampiri colti, ricchi, annoiati e “buoni”, oggi tocca mettermi le mani nei capelli perché Only Lovers Left Alive non si limita solo a riproporre tali stereotipi, ma li incastra anche in una trama dove non accade praticamente nulla. Dopo metà film, quasi sul finale, Jarmush dev’essersi reso conto che anche le Hiddlestoners più sfegatate si sarebbero stufate di vedere il loro idolo impossibilmente bello ed affascinante ma con gli occhi chiusi e lo scazzo a tremila, quindi ha deciso di far “succedere cose” che, diciamocelo francamente, smuovono un po’ la situazione ma fondamentalmente non servono a nulla. Only Lovers Left Alive si attiene infatti strettamente al titolo che porta: in un mondo sostanzialmente corrotto, caotico e vuoto, l’unica cosa rimasta in vita è l’Amore, quello eterno tra Adam ed Eve, ed ogni persona o evento che minaccia anche solo di avvicinarsi al “dinamico” duo viene affrontata come fosse un fastidio, una parentesi scomoda di cui liberarsi il prima possibile. Se Eve, tanto quanto, cerca di aprirsi alla modernità e coltiva qualche sporadica quanto surreale amicizia (Marlowe/Shakespeare), Adam è l’incarnazione stessa del male di vivere, un vampiro talmente preda dello spleen e del pessimismo cosmico che in confronto Louis di Intervista col vampiro era il Pagliaccio Baraldi, schifato da quegli esseri umani che lui chiama "zombi" e interessato solo alla sua musica o alle chitarre d'antiquariato. Come già in Kiss of the Damned, a un certo punta arriva la sorella scapestrata di lei, Ava (che fantasia, soprattutto visto che viene pronunciato Eva!!) a ravvivare un po' la situazione e spargere qualche cadaverino qua e là, ma viene presto congedata dall'affabile coppia che, per tutta risposta, si becca quell'insulto che aleggiava da più di un'ora nella mente dello spettatore: "Siete due fottuti snob!!". E, aggiungo io, non fate altro che dormire e lamentarvi, a che vi serve vivere in eterno, per la miseria??? Mah.


Per quel che riguarda la regia, per carità, niente da dire, anzi. Only Lovers Left Alive è visivamente affascinantissimo, una contaminazione di ambienti grunge occidentali e affascinanti e calde atmosfere orientali, col regista che indugia sui volti e i corpi dei due amanti vampiri ricercando soluzioni particolarissime (la rotazione della telecamera all'inizio, i primi piani dopo le bevute di sangue, che ricordano tanto i trip di Trainspotting) ed elaborate costruzioni delle immagini. La colonna sonora è meravigliosa e a tratti ipnotica, soprattutto per quel che riguarda i due concerti che vengono mostrati e, ovviamente, i due protagonisti sono a dir poco stupendi: Tilda Swinton, con la sua androgina bellezza, è talmente particolare da risultare affascinante in qualsiasi scena mentre Tom Hiddleston è fuori da ogni immaginazione, bello da far paura e bravissimo nel conferire quel soverchiante ed aristocratico ennui al suo Adam. Una Mia Wasikowska sempre più brava e sicura di sé interpreta una simpatica e sensuale little bitch che ravviva la pellicola come un folletto e verrebbe da pregarla di fermarsi un po' di più per scuotere la sorellona e il cognato ma è solo un attimo, come ho detto, che passa e se ne va. Non come Only Lovers Left Alive che invece procede, lento, eterno ed immanente, alla faccia del Drugo che "sa aspettare": molto prosaicamente comprendo, da burina qual sono (e dico così perché all'inizio c'era un po' più di azione nel film ma, quando i produttori hanno detto a Jarmusch di abbondare ancora, lui ha deciso di ridurla ulteriormente quindi forse sono io che non capisco nulla), perché Adam abbia costanti pensieri suicidi e mi immagino anche lo sbattimento di Eve nel provare a tener desto l'interesse di un marito così visto che come spettatrice la mia mente vagava, vagava e riusciva a focalizzarsi solo quando compariva su schermo l'addominale scolpito e asciutto di Tommolino. Il resto sono solo vuote parole immerse in una bellissima cornice, reiterate in una noiosissima eternità. Quindi chissà se è meglio essere vampiri o zombie.


Di Tom Hiddleston (Adam), Tilda Swinton (Eve), Mia Wasikowska (Ava), John Hurt (Marlowe), Anton Yelchin (Ian) e Jeffrey Wright (Dr. Watson) ho già parlato ai rispettivi link.

Jim Jarmusch (vero nome James R. Jarmusch) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Daunbailò, Coffee and Cigarettes, Taxisti di notte, Dead Man, Ghost Dog - Il codice del samurai Broken Flowers. Anche attore, produttore e compositore, ha anni e un film in uscita.


A proposito di figoni incredibili, si narra che Michael Fassbender fosse in trattativa per un ruolo ma alla fine non se n'è fatto nulla ahimé! Detto questo, se Only Lovers Left Alive vi fosse piaciuto procuratevi Intervista col vampiro, The Addiction e Miriam si sveglia a mezzanotte. ENJOY!


Articolo pubblicato anche su Filmovie.it

martedì 10 settembre 2013

Albert Nobbs (2011)

E' passato un po' di tempo dalla sua uscita nelle sale italiane, ma in questi giorni sono riuscita a guardare Albert Nobbs, diretto nel 2011 dal regista Rodrigo García, tratto dal racconto The Singular Life of Albert Nobbs di George Moore e candidato a tre premi Oscar (migliore attrice protagonista, miglior attrice non protagonista e miglior make up, ne avesse vinto uno!!).


Trama: diciannovesimo secolo. Una donna, per evitare la povertà, passa decenni nei panni del maggiordomo Albert Nobbs ma la sua vita diventa più difficile mano a mano che aumenta la solitudine...


Albert Nobbs è un film particolarissimo. All'inizio mi aspettavo una pellicola che denunciasse la condizione della donna in Inghilterra e Irlanda alla fine del diciannovesimo secolo, ma non è solo questo. La singolare vita di Albert Nobbs racconta innanzitutto la solitudine di una persona costretta a perdere la propria identità, a rinunciare alla propria natura fino a rimuoverla del tutto, a diventare una creatura imperfetta, insicura, triste e piena di desideri irrealizzati. Il film non è una divertente commedia degli equivoci dove una donna si traveste da uomo per sbarcare il lunario e deve cercare di non farsi scoprire; il motivo che spinge, o meglio costringe, la protagonista a vestire panni maschili è un orrendo e sconcertante insieme di ingiustizie sociali e traumi adolescenziali, che da soli tuttavia non bastano a sedare le naturali pulsioni di un essere umano. Basta infatti l'arrivo di una persona nelle sue stesse condizioni ma felicemente sposata per fare sì che Albert Nobbs (il cui vero nome non verrà mai svelato) cominci a fantasticare di avere una vita sua, un piccolo negozio, magari persino l'amore, l'unica "cosa" in grado di illuminare una vita consacrata alla semplice e fredda sopravvivenza. Attorno a lui/lei ruota un intero microcosmo di donne oppresse, costrette a combattere contro uomini violenti ed egoisti, contro una società crudele ed ingiusta, e a reinventarsi per riuscire ad ottenere quelle cose che le persone più agiate o fortunate considerano banali e quasi dovute.


Considerate le delicate e complesse emozioni che animano il cuore del protagonista, il ritmo del film viene impostato quasi in modo da rispettarle, come se fosse un dramma teatrale invece che una pellicola: poche variazioni di set (l'albergo, la strada e la casa di Hubert Page), abbondanza di sequenze "rituali" e a loro modo coreografiche come quelle dove i dipendenti prestano i loro servizi all'hotel e, infine, molti dialoghi tra personaggi. Pregevolissimi, quindi, costumi e scenografie ma, soprattutto, indispensabile la presenza di attori bravissimi. Sembra banale cominciare da Glenn Close, qui quasi irriconoscibile, ma la verità è che Albert Nobbs sarà anche il protagonista del film però è uno dei personaggi meno accattivanti e più passivi della storia del cinema... quindi, a maggior ragione, la bravura dell'attrice sta nel coinvolgere il pubblico davanti al dramma umano di questo piccolo e timido omino/donnina. Fortunatamente, a fargli da contraltare e fungere da sprone, c'è un'incredibile Janet McTeer che parrebbe davvero un uomo nei primi fotogrammi e che, spesso e volentieri, ruba la scena al personaggio principale. Anche i nomi eccellenti che animano il sottobosco della pellicola sono molto validi, soprattutto Mia Wazikowska che ormai è anni luce distante dalla Alice Burtoniana, per fortuna, ma è un piacere anche vedere Pauline Collins in un personaggio falso e melodrammatico e Brendan Gleeson nei panni del dottore ubriacone ma fondamentalmente buono. In sostanza, mi spiace che Albert Nobbs non abbia avuto la risonanza che avrebbe meritato, perché è una visione che consiglio caldamente a chi cerca un film particolare e si trova a suo agio con ritmi lenti e ragionati.


Di Mia Wazikowska (Helen), Pauline Collins (Madge), Brendan Gleeson (Dr. Holloran) e Aaron Taylor-Johnson (Joe) ho già parlato ai rispettivi link. 

Rodrigo García è il regista della pellicola. Colombiano, figlio dello scrittore Gabriel García Márquez, ha diretto Le cose che so di lei ed alcuni episodi delle serie I Soprano e Six Feet Under. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 54 anni.


Glenn Close interpreta Albert Nobbs, ruolo che aveva già interpretato nel 1982 a teatro e per cui ha ricevuto la sesta nomination all’Oscar. Americana, la ricordo per film come Il grande freddo, Attrazione fatale, Le relazioni pericolose, Hook – Capitan Uncino, La casa degli spiriti, Mary Reilly, La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera, Mars Attacks! e Air Force One. Come doppiatrice ha lavorato nei film Tarzan, Pinocchio, Hoodwinked e in alcuni episodi de I Simpson, inoltre ha partecipato alle serie Will & Grace e The Shield. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 66 anni e cinque film in uscita tra cui Guardians of the Galaxy.


Jonathan Rhys Meyers (vero nome Jonathan Michael Francis O'Keefe) interpreta il Visconte Yarrell. Irlandese, lo ricordo per film come Velvet Goldmine, Titus, Sognando Beckham, Alexander, Match Point, Mission: Impossible III, From Paris With love e Shadowhunters – Città di ossa. Anche produttore, ha 36 anni, un film e una serie in uscita, Dracula.


Janet McTeer interpreta Hubert Page, ruolo per cui ha ricevuto la seconda nomination all'Oscar, questa volta come migliore attrice non protagonista. Inglese, ha partecipato a film come In cerca d'amore, Velvet Goldmine e The Woman in Black. Anche sceneggiatrice, ha 52 anni e un film in uscita.


Mark Williams, che interpreta il maggiordomo Sean Casey, ha prestato il volto al buon Arthur Weasley nella saga cinematografica di Harry Potter. Amanda Seyfried e Orlando Bloom, invece, erano stati scritturati per i ruoli di Helen e Joe ma hanno dovuto rinunciare per impegni pregressi. Posso dire che, In My Humble Opinion, è stato meglio così? Direi di sì e aggiungo che, se Albert Nobbs vi fosse piaciuto, potete sempre recuperare Victor/Victoria! ENJOY!!

domenica 7 luglio 2013

Stoker (2013)

Qualche settimana fa è uscito (ovunque tranne a Savona) Stoker, il primo film americano del regista coreano Chan-wook Park e, tra l'altro, l'unica sua pellicola che sono riuscita a vedere. Accolto da pareri discordanti ma soprattutto negativi, mi ha incuriosita moltissimo, ça va sans dire...


Trama: l'adolescente India si ritrova orfana di padre e costretta a vivere con una madre che, palesemente, non la sopporta. Durante il funerale arriva lo zio Charles, fratello del padre, da anni in giro per il mondo... e strani eventi cominciano a rendere la vita della famiglia Stoker assai inquietante.


Adesso passerò per essere spocchiosa, ma sono contenta a volte di essere come San Tommaso e di voler guardare i film che mi intrigano a prescindere dai giudizi di colleghi ben più esimi di quanto potrò mai essere io. Stoker è un thriller bellissimo, con l'unico difetto di avere un paio di colpi di scena facilmente prevedibili e non troppo entusiasmanti... ma alla fine quello che più conta non è tanto l'effetto sorpresa, perché la pellicola deve venire letta come un film sull'adolescenza e sul difficile passaggio dall'infanzia all'età adulta. Tutto ruota, fin dall'inizio, sulla figura di India, una strana ragazza che vediamo ferma su bordo strada ad osservare un campo apparentemente sterminato, indossando la gonna della madre e la cintura del padre; India è un'adolescente schiva, dotata del potere di "sentire" quello che altri non possono (e non c'è nulla di sovrannaturale in questo) e di un'anima oscura che, a poco a poco, si rivela allo spettatore e anche a lei stessa, sia attraverso le parole del padre defunto ("A volte le persone devono fare qualcosa di brutto per evitare di fare qualcosa di peggio") sia attraverso il rapporto che arriva a legarla allo strano zio, un rapporto costantemente sul filo dell'incesto che riesce a risvegliare la ragazza anche sessualmente. L'elegantissima tensione di Stoker verte tutta sui legami di sangue, sui conflitti tra genitori e figli, sui piccoli, orribili segreti che possono nascondere le famiglie e sulla naturale reticenza di chi vorrebbe proteggere i propri cari dalla verità, anche a costo di peggiorare la situazione.


Il modo in cui Chan-wook Park riesce a mettere in scena tutte queste dinamiche rasenta il capolavoro. Fin dall'inizio, ci rendiamo conto che è proprio la sua regia, oltre all'indubbia bravura degli interpreti, a strappare Stoker dall'anonimato, basti solo pensare a come allucinazioni, realtà, passato e presente si mescolino in un modo così fluido da riuscire tranquillamente a trarre in inganno lo spettatore, ma non solo: alcune sequenze sono dei gioielli, fatte di immagini di incredibile bellezza che, da sole, dicono più di quanto farebbero dei dialoghi, come per esempio l'intelligentissima scena che mostra un ragno arrampicarsi lungo la gamba di India per poi scomparire sotto la sua gonna lunga e antidiluviana. A tal proposito, da donna mi sono innamorata dei costumi, vintage e dimessi ma contemporaneamente elegantissimi, perfetti per rappresentare la personalità schiva ed inquieta di India e quella raffinata ma indolente della madre Evelyn, interpretata da una Nicole Kidman perfettamente a suo agio nei panni di algida stronza.


Il modo in cui Evelyn civetta con Charles, il costante bisogno di ottenere l'amore della figlia senza desiderarlo davvero ma solo per poter "competere" col defunto marito, l'orgoglio per la propria educazione unito alla pigrizia conseguente al proprio status sociale, la sfuriata finale in cui, finalmente, l'odio per la figlia, per la propria condizione di vedova e madre e la conseguente invidia vengono sviscerati in modo crudele, concorrono a rendere il personaggio della Kidman quello forse meglio costruito, quasi più della protagonista. Da par suo, la Wasikowska dimostra di aver mandato (giustamente) a quel paese Burton, Depp e la loro deliranza e si conferma un'attrice matura, in grado di sostenere un ruolo scomodo ed ambiguo come quello di India, mentre Matthew Goode è sufficientemente affascinante per rendere credibile il suo Charles, sebbene nel ruolo avrei visto meglio un Fassbender (vedi note finali). De gustibus, lo so. Così come so che Stoker è un film che mi ha soddisfatta parecchio, grazie anche alla bella colonna sonora e alla splendida fotografia, quindi mi sento di consigliarlo senza remora alcuna.


Di Nicole Kidman (Evelyn Stoker), Matthew Goode (Charles Stoker) e Dermot Mulroney (Richard Stoker) ho già parlato ai rispettivi link.

Chan-wook Park è il regista della pellicola. Coreano, ha diretto film come Mr. Vendetta, Old Boy, Three… Extremes e Lady Vendetta. Anche sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.


Mia Wasikowska interpreta India Stoker. Australiana, la ricordo per film come Alice in wonderland, Jane Eyre e Albert Nobbs. Anche regista, ha 24 anni e sei film in uscita, tra cui il vampiresco Only Lovers Left Alive


Tra le candidate al ruolo di India c’erano Kristen Stewart (see vabbééé, ahhahahaah!! XDXD), Rooney Mara, Emily Browning e Carey Mulligan. Alla fine quest’ultima aveva ottenuto la parte assieme a Jodie Foster, scritturata per interpretare Evelyn, ma entrambe hanno dovuto rinunciare per motivi pregressi. Allo stesso modo, Colin Firth l’aveva spuntata su Michael Fassbender e James Franco per il ruolo di Charlie ma anche lui ha dovuto rinunciare. Se Stoker vi fosse piaciuto direi che potreste buttarvi sull’Hitchcockiano L’ombra del dubbio. Non l’ho mai visto ma la trama è molto simile, quindi… ENJOY!!

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