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venerdì 10 maggio 2024

Humane (2024)

Un uccellino mi ha detto che era già disponibile il film Humane, l'opera prima della regista Caitlin Cronenberg. Potevo forse perderlo?


Trama: in un futuro imminente dove i disastri ecologici hanno portato la terra al collasso, l'ONU ha imposto un termine ultimo per ridurre la popolazione. In questo clima di terrore, il giornalista in pensione Charles York convoca a cena la sua famiglia disfunzionale per un annuncio...


Il nome Cronenberg pesa quanto un macigno, quindi Caitlin l'aspettavamo tutti al varco, pronti a giudicare la legittimità della sua appartenenza alla stirpe. Forse la fanciulla lo sapeva e ha deciso, per il suo esordio, di non seguire ciecamente le orme di padre e fratello, e di non approcciare le tematiche del body horror, pur conservando inalterato "l'ottimismo" che serpeggia in famiglia. Come fa da anni papà David, seguito a ruota dal fratello Brandon, Caitlin ci offre lo spaccato di un'umanità perduta, e comincia partendo dal titolo, Humane. All'inizio del film si dice che le catastrofi naturali e i conseguenti problemi da esse derivate sono un problema squisitamente umano: abbiamo ridotto noi il pianeta uno schifo e, da un punto di vista egoisticamente antropocentrico, siamo noi quelli che avranno più da soffrirne. E' giusto dunque che l'uomo diventi anche la soluzione al problema, attraverso un mezzo che non vi spoilero se avrete piacere di guardare il film. Attenzione, lo dico perché lo penso davvero. Il mezzo di salvezza concertato dallo sceneggiatore Michael Sparaga, benché spesso sfruttato nelle opere horror e fantascientifiche, sarebbe incredibilmente giusto se fosse amministrato con equità imparziale. Il problema è, come sempre, l'essere umano. Una creatura profondamente ingiusta, elitaria ed egoista, in grado di creare centri di potere che esasperano queste caratteristiche e mettono in piedi società basate sull'ipocrisia, l'opportunismo e lo sfruttamento. Ciò vale in primis per i privilegiati coi soldi, come i membri della famiglia York, ma vale anche per chi, nelle disgrazie, cerca una rivalsa per un destino ingiusto o magari, chissà, per qualche psicosi latente. E così, Caitlin Cronenberg ricrea in piccolo tutto lo schifo dell'umanità, portando sullo schermo protagonisti odiosi e grotteschi, con pochissimi sprazzi di positività che ci mettono davvero poco a venire inghiottiti ed annullati per sempre. Lo fa con un senso dell'umorismo nerissimo e una messa in scena classica ma efficace, che sfrutta cliché sempre graditi (cene eleganti all'interno di magioni lussuose che diventano, in un attimo, teatro di indicibili atti di violenza e codardia) con l'aggiunta di "pubblicità progresso" confezionate ad hoc, trasudanti ipocrisia e un pietismo agghiaccianti.


Si ride parecchio in questo Humane, anche se si tratta di un riso molto amaro. Il film della Cronenberg rientra di diritto nella categoria di film che amo di più, quelle commedie bastarde, al confine col thriller e l'horror, in cui l'affetto diventa odio in quattro e quattr'otto e la sete di potere e denaro trasforma il sangue in acqua, e gli attori sono stati scelti di conseguenza. Infatti, in mezzo a performance serie e quasi dolorose come quella di Sebastian Chacon nei panni di Noah o quella di Alanna Bale in quella di Ashley, spiccano quelle caricatissime di Emily Hampshire (una donna la cui resting bitch face fa il paio con un animo nero come la pece), quella di Jay Baruchel (il belino mollo per eccellenza, talmente odioso che il personaggio sarebbe calzato a pennello a Justin Long, ultimamente abbonato a questo genere di ruoli) e, soprattutto, quella di Enrico Colantoni nei panni di Bob. Ecco, quest'ultimo è, al momento, candidato come mio personaggio dell'anno. Bob è un essere abietto, l'emblema della banalità (stronza) del male, e mi spiace mi abbia ricordato tanto, almeno per l'aspetto, la bonanima di Bob Hoskins (anche se penso che si sarebbe divertito ad interpretarlo); ogni apparizione di Bob gela il sangue nelle vene e spinge a volersi alzare dalla poltrona per per tirare una ciabattata sul televisore, solo per non vedere più la sua sorridente, cortese faccia di merda. Anche solo per questo, spero che Humane ottenga vasta distribuzione in Italia, ché mi piacerebbe vedere un film simile al cinema, anche solo per essere testimoni delle reazioni dei miei storici compagni di horror. Se non dovesse succedere, date in qualche modo una chance a Caitlin Cronenberg. Magari il suo esordio non è stato eclatante come quello del fratello, ma la ragazza ha il cuore nel posto giusto, e rischia di dare delle soddisfazioni agli appassionati!


Di Jay Baruchel (Jared York) e Peter Gallagher (Charles York) ho parlato ai rispettivi link.

Caitlin Cronenberg è la regista del film. Canadese, figlia di David Cronenberg e sorella di Brandon Cronenberg, è al suo primo lungometraggio. Lavora principalmente come fotografa di scena ma è anche attrice e produttrice. Ha 40 anni.


Sia Emily Hampshire, che interpreta Rachel York, che Sirena Gulamgaus, che interpreta sua figlia Mia, hanno partecipato alla serie Chapelwaite. Se Humane vi fosse piaciuto recuperate Silent Night e The Feast. ENJOY!

martedì 5 settembre 2023

Bolla Loves Bruno: I protagonisti (1992)

Bolla Loves Bruno atipico quello di oggi, perché parliamo de I protagonisti (The Player), diretto nel 1992 dal regista Robert Altman, dove Bruccino compare per 1 minuto o poco più.


Trama: il produttore hollywoodiano Griffin Mill si ritrova ad essere oggetto di misteriose minacce. Nel tentativo di fare chiarezza, la sua vita si ingarbuglia ancora di più...


Non avendo mai visto I protagonisti, ho dovuto rischiare. Immaginavo che Bruce avrebbe avuto giusto una particina, visto che interpretava se stesso, ma nel caso non fosse stato così mi sarei sentita punta nella mia pignoleria. E' andata comunque bene, perché I protagonisti è la satira graffiante e tristemente attuale di un sistema che ha rifiutato i grandi Autori degli anni '70 preferendo un cinema di consumo e privo di coraggio, dove le cose che contano di più sono happy ending (anche paradossali), divi strapagati e tutto ciò che possa attirare lo spettatore medio, che ovviamente va fidelizzato. Altman si mette al servizio dello sceneggiatore Michael Tolkin e riporta su schermo tutto il suo disgusto verso il sistema delle grandi case di produzione, da cui il regista era stato tenuto lontano per anni, trasmettendo allo spettatore la sensazione di un "anti-sogno", di un freddo e caotico business dove uomini d'affari in giacca e cravatta plasmano e guidano i gusti del pubblico puramente in base a un'idea di profitto. Lo splendido piano sequenza iniziale, in tal senso, è lapalissiano: dieci minuti durante i quali miriadi di idee nascono e muoiono nel giro di una telefonata o una rapida conversazione, con gli studios brulicanti di formiche umane in cerca di una briciola di torta, i loro destini appesi a un filo anche nel caso di personaggi influenti, come nel caso di Griffin Mill. Quest'ultimo, il protagonista del film, è un giovane produttore che rischia di venire messo da parte in favore di un collega e che, come se non bastasse, continua a ricevere minacciose cartoline da parte di uno sceneggiatore scartato. Questo è l'aspetto del film che può risultare gradevole anche per chi non è appassionato di cinema, in quanto I protagonisti ha l'ossatura di un thriller non privo di colpi di scena, all'interno del quale le indagini di Mill prendono una piega sinistra e sempre più pericolosa; la cinepresa di Altman, coadiuvata dall'ottimo montaggio di Geraldine Peroni, circonda Mill di presagi funesti nascosti in locandine e cartoline, lo rende oggetto di sguardi da parte di figure sempre un po' defilate e accresce così il ritmo e la suspance del film.


So che la rubrica dovrebbe parlare di Bruce Willis (il quale, negli anni '90, poteva già permettersi di parodiare se stesso in una breve sequenza che è la summa di tutti i suoi personaggi, ironici e badass fino al midollo) ma il cuore nero de I protagonisti, stavolta, è Tim Robbins. Mill non è un personaggio gradevole, per nulla; fin dall'inizio viene connotato come uno squalo dai gusti snob, un uomo pavido consapevole dei suoi modi sbagliati, praticamente il "fratello" del protagonista di un altro film con Bruce Willis, Il falò delle vanità. Anche in questo caso, una sceneggiatura amaramente ironica sottolinea come, in una società dove l'unica cosa a contare sono fama e soldi, gente come Mill avrà sempre vita facile, non necessariamente per i "capricci" di uno sceneggiatore, ma è comunque difficile non lasciarsi coinvolgere, per buona parte del film, dalle vicende del protagonista e non tifare per lui, visto che tutto è filtrato dalla sua percezione personale. Tim Robbins è stata una scelta di casting fondamentale, con quella sua faccina da bimbo e gli occhi di un freddo blu che, da sempre, gli conferiscono un'aura ambigua, mentre l'altro colpo di genio è stato affiancargli co-protagonisti ancora più sgradevoli di lui e dotarlo di un antagonista, di uno stalker e persino di un affascinante love interest, tutti subdoli cliché che impediscono allo spettatore di odiarlo come meriterebbe. L'importante, guardando I protagonisti, è non lasciarsi sviare dalla marea di attori famosi che appaiono anche solo per un istante a gettarci fumo negli occhi (e deliziarci con battute improvvisate), facendoci girare la testa con la testarda illusione che, una volta arrivati a Hollywood, si possa inciampare in stelle del cinema e venire annaffiati di champagne, ma il gioco del who's who appassiona e regala momenti epici come quello del monologo dell'adoratissimo Richard E. Grant e la spassosa sequenza dell'interrogatorio con riconoscimento annesso, durante i quali credevo di strozzarmi dalle risate ad ogni espressione di Whoopi Goldberg. Come avrete capito, se non avete mai visto I protagonisti vi siete persi una gran cosa che consiglio senza remore... e pazienza per Bruno, al quale dò un amorevole appuntamento per il prossimo film!

Non si nomina Bruno!

Del regista Robert Altman ho già parlato QUI. Tim Robbins (Griffin Mill), Whoopi Goldberg (Detective Avery), Peter Gallagher (Larry Levy), Brion James (Joel Levison), Vincent D'Onofrio (David Kahane), Dean Stockwell (Andy Civella), Richard E. Grant (Tom Oakley), Jeremy Piven (Steve Reeves), Karen Black, Michael Bowen, Gary BuseyRobert Carradine, CherJames CoburnJohn Cusack, Peter FalkLouise Fletcher, Teri Garr, Jeff GoldblumElliott GouldAnjelica Huston, Jack LemmonAndie MacDowell, Malcom McDowell, Nick NolteJulia Roberts, Mimi RogersAlan RudolphSusan SarandonRod SteigerRobert Wagner e Bruce Willis li trovate invece ai rispettivi link.

Greta Scacchi interpreta June Gudmundsdottir. Nata a Milano, ha partecipato a film come Presunto innocente, Jefferson in Paris, Emma, Il morso del coniglio e a serie quali The Terror. Ha 63 anni e un film in uscita.

Fred Ward interpreta Walter Stuckel. Americano, indimenticabile Earl Bassett della saga Tremors, ha partecipato ad altri film come America oggi, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Reazione a catena, e a serie quali L'incredibile Hulk, Grey's Anatomy, E.R. Medici in prima linea e True Detective. Anche produttore, è morto l'anno scorso, a 80 anni.


Nella miriade di guest star presenti nel film e non ancora "coperte" da un post sul Bollalmanacco segnalo il regista Sydney Pollack nei panni di Dick Mellen, Gina Gershon (Whitney Gersh) e, come se stessi, Richard Anderson, Harry Belafonte, Brad Davis, Dennis Franz, Scott Glenn, Sally Kellerman, Marlee Matlin, Burt Reynolds e Lily Tomlin, mentre le scene con Jeff Daniels e Patrick Swayze sono invece state tagliate. Nel 1997 era stato realizzato un pilot televisivo mai mandato in onda, con Patrick Dempsey nel ruolo di Mill. ENJOY!

venerdì 12 febbraio 2021

Palm Springs: Vivi come se non ci fosse un domani (2020)

Ho cominciato a recuperare qualche film in vista dei Golden Globes ma purtroppo quest'anno va così, una sfiga dietro l'altra, quindi credo non riuscirò nemmeno a fare il solito rush da Oscar. Ci proviamo, dai. Oggi per esempio tocca a Palm Springs: Vivi come se non ci fosse un domani (Palm Springs), diretto nel 2020 dal regista Max Barbakow.


Trama: Nyles, da chissà quanto tempo, è bloccato all'interno del matrimonio di gente che a malapena conosce, in un loop temporale infinito. Quando la sorella della sposa, Sarah, si ritroverà bloccata assieme a lui, i due cercheranno in qualche modo di liberarsi dalla maledizione...


Credo di averlo già scritto altrove ma ho un debole per i film che hanno per tema i loop temporali. Anche delle effettive schifezze gnegne come Prima di domani trovano il modo di tenermi avvinta allo schermo, perché adoro vedere come gli sceneggiatori gestiscono la giornata ripetuta e ne cambiano piccoli dettagli di volta in volta, facendo evolvere chi è così sfortunato da finirci in mezzo. Palm Springs non fa eccezione in questo ma ciò che lo diversifica da altri film simili è che la pellicola comincia in medias res, cioè quando Nyles è già bloccato da tempo all'interno della stessa giornata (un matrimonio, nientemeno, che orrore!!) ed è quindi oltre il livello di sperimentazione che solitamente è il fulcro di queste storie; Nyles, già dotato di un carattere cinico e cupo, ha superato ogni speranza e ogni disperazione ed è diventato una persona disillusa, amorfa, senza alcuna obiettivo per un futuro che tanto sa non arriverà mai. Tutto cambia quando anche Sarah viene trascinata nel loop e, resasi conto della situazione, viene costretta a prendere Nyles come "insegnante" e scomodo alleato, dando il via ad una trama che si sviluppa nel solco della commedia talvolta romantica talvolta nerissima, sviluppando in maniera molto piacevole sia la personalità dei due protagonisti sia una serie di twist in grado di lasciare a bocca aperta e strappare soprattutto qualche risata.


Il punto di forza di Palm Springs è proprio la sua natura comica e vivace, sostenuta da un cast di alta qualità nel quale spiccano non solo i due protagonisti, che personalmente non conoscevo e che ho apprezzato molto (dispiace che per il Golden Globe sia stato nominato solo Andy Samberg visto che Cristin Milioti gli tiene testa senza nessun problema, anzi, spesso superandolo), ma anche gli attori "secondari" (che poi, secondari virgola, uno è J.K. Simmons, tra l'altro in un ruolo tragicomico che sembra fatto apposta per lui), i quali concorrono a rendere ancora più dinamica la pellicola grazie ad una serie di idiosincrasie una più folle dell'altra. Non di sola comicità si vive, comunque: Palm Springs, dietro la sua facciata allegra e la sua trama sicuramente stra-abusata, si apre spesso e volentieri a un mood amarognolo, a riflessioni sulla solitudine e la disillusione, sulla paura di aprirsi agli altri e perdere le cose che riteniamo davvero importanti, il che rende tutto meno sciocco di quanto possa apparire ad una prima occhiata. Certo, ci sono dei momenti in cui il film diventa inutilmente "fantascientifico", come nel momento "dinosauri", che su di me ha fatto l'effetto di un uomo che rutta forte in mezzo a una cena con Queen Betty, ma per il resto Palm Springs è davvero un'ottima pellicola, che merita di sicuro una visione. Lo trovate anche su Prime Video, quindi approfittatene!


Di Andy Samberg (Nyles) e J.K. Simmons (Roy) ho già parlato ai rispettivi link.  

Max Barbakow è il regista della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha un film in uscita. 


Cristin Milioti
interpreta Sarah. Americana, ha partecipato a film come The Wolf of Wall Street e a serie quali I Soprano, How I Met Your Mother e Black Mirror; come doppiatrice ha lavorato per I Griffin. Ha 36 anni. 


Peter Gallagher
interpreta Howard. Americano, ha partecipato a film come High Spirits - Fantasmi da legare, America Oggi, Mister Hula Hoop, American Beauty e a serie quali The O.C. e How I Met Your Mother; come doppiatore ha lavorato per I Griffin e Robot Chicken. Anche sceneggiatore, ha 66 anni e un film in uscita. 


Se Palm Springs: Vivi come se non ci fosse un domani vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Ricomincio da capo e magari ancheAuguri per la tua morte e il suo seguito. ENJOY!

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