venerdì 22 settembre 2023
Assassinio a Venezia (2023)
mercoledì 7 ottobre 2020
Il legame (2020)
Sono sempre lì che rimando la visione del film che ormai sapete, anche perché Netflix continua a tirare fuori roba a tema ottobrino e di durata contenuta. Stavolta è toccato a Il legame, diretto e co-sceneggiato dal regista Domenico Emanuele de Feudis.
Trama: un musicista torna al suo paese in Puglia per presentare alla madre la futura moglie e la figlia di lei. Quest'ultima, dopo poco tempo, diventa però preda di forze oscure...
Indubbiamente sono stata colta da follia quando ho deciso di guardare un horror italiano prodotto e interpretato da Scamarcio, so che lo pensate. In realtà, ciò che mi ha spinta a vederlo è stata la recentissima vacanza in Puglia, sprone peraltro necessario ad invogliare il Bolluomo, e alla fine devo dire che Il legame non è nemmeno così male. La qualità, ovviamente, non è quella di un The Nest, per carità, al limite siamo più nel territorio degli originali Netflix provenienti dalla Spagna, il che non condanna Il legame all'oblio di certi orrori nostrani, almeno quello; gli unici difetti davvero grossi come una casa sono infatti l'inespressività imbarazzante di Scamarcio, un gatto di marmo se mai ne è esistito uno, e la scelta scellerata di utilizzare la bella Mía Maestro, che io ricordo con amore nei panni della Nadia di Alias ma il cui italiano risulta al 90% incomprensibile (ma io dico, ridoppiarla pareva brutto?), per il resto il film si lascia vedere senza troppi problemi. La sua natura "media" risiede, neanche a dirlo, nella scelta di annacquare il "gotico italiano" legato alla fascinazione o al malocchio, a quella reale e ancora presente vena superstiziosa presente nei paesi rurali soprattutto del sud, con suggestioni tipiche dell'horror USA, fatte di possessioni e jump scare assortiti, che ammosciano il film soprattutto verso il finale, quando tutte le carte della sceneggiatura vengono scoperte senza possibilità di errore e anche con un po' di cretineria assortita (SPOILER: io capisco il sud, capisco il paese arretrato, ma davvero Scamarcio non ha trovato altra soluzione a una gravidanza indesiderata se non un rito a base di demoni? Ma bafangù, dai).
Peccato, perché l'ambientazione rurale è interessante quanto la scelta di utilizzare, in parte, anche gli splendidi e soleggiati uliveti pugliesi come luogo dove l'orrore può strisciare e colpire inaspettatamente sotto forma di tarantola, misteriose fascine à la Blair Witch Project o figure dai vestiti bianchi; la casa dove abita Francesco è sufficientemente spoglia e decadente, perfetto contraltare di un lusso solo intuito ma al quale Emma è palesemente abituata, e le due anziane figure che la abitano, silenziose e pronte a dare battaglia a una donna divorziata e con figlia, concorrono ad accrescere il senso di spaesamento di chi è straniero in terra straniera e sta per affidare la sua vita a una persona che probabilmente è più amata dalla figlia che da lei. Purtroppo, nonostante Domenico Emanuele de Feudis si sia fatto le ossa come aiuto regista di Sorrentino, parrebbe che il nostro non abbia assorbito lo stile del Maestro o che comunque, per la sua opera prima, abbia preferito un approccio alla regia più dimesso, tra l'altro poco aiutato da una fotografia che da un lato trasforma il paesaggio pugliese in qualcosa di innaturalmente brillante ma dall'altro penalizza ogni scena notturna, immergendo persone, cose ed ambienti in un'oscurità dov'è difficile scorgere qualcosa. Insomma, diciamo che la voglia c'è, così come le idee buone, e probabilmente Domenico Emanuele de Feudis potrebbe essere un nome da tenere d'occhio, eventualmente, per un futuro. Gli servirebbero solo un po' di coraggio e personalità in più, oltre ad una scelta maggiormente oculata degli interpreti principali.
Di Riccardo Scamarcio, che interpreta Francesco, ho già parlato QUI.
Domenico Emanuele de Feudis è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. E' anche attore e produttore.
Mía Maestro interpreta Emma. Argentina, ha partecipato a film come The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2 e a serie quali Alias, Hannibal e The Strain; come doppiatrice ha lavorato ne I Griffin. Anche produttrice, ha 42 anni.
Se Il legame vi fosse piaciuto recuperate La casa dalle finestre che ridono e The Nest. ENJOY!
martedì 15 maggio 2018
Loro 2 (2018)
Trama: nella sua villa in Sardegna, Berlusconi si ritrova a dover orchestrare il ritorno in politica e a salvare un matrimonio ormai allo sfascio...
"Lei ha l'alito di mio nonno. Non è né profumato, né maleodorante, è solo... l'alito di un vecchio". Stralcio di dialogo ripreso da Loro 2, utilissimo per riassumere il mio pensiero alla fine della visione, con tutte le modifiche del caso. Per me, l'ultimo film di Sorrentino non è né profumato come vorrebbe dare a intendere la cVitica illuminata, né maleodorante come ritengono i feroci detrattori del grande regista italiano. Piuttosto, sta lì, stuck in the middle. Ha l'"alito di Sorrentino", il che è esattamente quello che mi sarei aspettata guardando il film, ovvero un'opera fatta di immagini bellissime e pochissima sostanza, resa ancora più inconsistente dalla natura vuota e fondamentalmente inutile della persona presa ad oggetto della disamina, specchio di un'Italietta triste che va matta per i "venditori di fumo e merda" (cit. aulica & forbita), come dimostra la nascita della Grande Alleanza governativa attuale. E in quanto specchio di un'Italietta triste, è un film facilmente prevedibile, dall'inizio alla fine, soprattutto da chi in quest'Italietta ci vive da quasi quarant'anni ed è cresciuta con la divertente, inquietante Maschera del Cavaliere, novello Pulcinella cantore e barzellettaro col piglio mefistofelico di chi conosce tutto e tutti, di chi non può essere psicanalizzato ma psicanalizza, un po' imprenditore di sé stesso e del Paese, un po' eterno Peter Pan costantemente alla ricerca di "vita" e proiettato verso il futuro, un po' salvatore della Patria in quanto unico depositario del Dio denaro. Veramente, un ritratto così di Berlusconi avrei potuto scriverlo io, parentesi tragica e lirica sul terremoto dell'Aquila compresa, in un gioco di contrasti talmente elementare da sembrare quasi confezionato da Panfilo Maria Lippi "per venire in contro alle nostre capacità mentali". Certo, come avevo preventivato, Sorrentino in questa seconda parte ci consegna un Silvio triste, fiaccato dalla vecchiaia, ripetitivo appunto come gli anziani ("Poi accendiamo il Vulcano, eh?"), protagonista di una parentesi di Storia tra le più imbarazzanti del nostro Paese... ma, ribadisco, l'avevo preventivato e Loro 2 scorre dall'inizio alla fine liscio come la potato di Euridice Axen, ripresa nell'inquadratura più raffinata dell'intera pellicola mentre si depila il montarozzo cespuglioso con un rasoio usa e getta a bordo piscina, ennesima metafora cheap dello squallore celato da glamour, balletti e festini.
So che da quello che ho scritto finora non si direbbe ma Loro 2 mi è piaciuto molto più di Loro 1 e per un semplicissimo motivo: al di là della ricercatezza formale di Sorrentino, sono rimasta a bocca letteralmente spalancata davanti alla prova attoriale di Servillo e (unica cosa davvero inaspettata) di Elena Sofia Ricci. Il quasi monologo di Berlusconi al telefono, fatto di logorroiche promesse di vita migliore e silenzi da brividi, conditi da sorrisi malvagi, è l'apoteosi della bellezza e mette un nervoso inaudito, al punto che se avessi mai dato una volta nella vita il voto a Silvio starei infilando le mani nello sterco per prendermi meglio a schiaffi, mettendomi nei panni della povera signora bibina e gabbata da colui che "conosce il copione della vita" e conseguentemente ti rigira come vuole. La seconda scena da applausi è invece l'incalzante dialogo tra Servillo e la Ricci, un pre-finale in cui i due attori duettano con una tristezza e una cattiveria incredibili rinfacciandosi a vicenda tutto ciò che, obiettivamente, il pubblico rinfaccerebbe ai veri Berlusconi e Veronica Lario ma senza dare il fianco alla faciloneria, lasciando all'interno del loro rapporto una frattura fatta di incomprensione, mistero e angoscia che è la parte più bella e, ahimé, meno sfruttata dell'intero film. E' un peccato che Sorrentino abbia puntato maggiormente sul vuoto e sul trash, lasciando solo affiorare, di tanto in tanto, elementi rabbiosi e realmente tristi oppure perturbanti come il meraviglioso "tuttofare" Carlo, è un peccato che Loro 2 si concluda con delle immagini bellissime e con un silenzio che avrei gradito l'avesse fatta da padrone nel corso di entrambe le pellicole invece di sfruttare musica, immagini, passera, trailer trash che nemmeno Maccio Capatonda o René Ferretti e vuote chiacchiere per stordire lo spettatore. Peccato davvero, perché nell'insieme il dittico di Loro è sicuramente un'opera particolare e meritevole dal punto di vista artistico, ma rischia di non lasciare traccia nella memoria dello spettatore, effimero com'è nei contenuti. Un po' come Silvio, a cui per farsi ricordare serve un'esposizione mediatica costante e un periodico ritorno, nemmeno fosse uno di quei boogeyman dei film slasher, cosa che purtroppo al film di Sorrentino non credo verrà concessa a meno che non arrivino un Loro 3, Loro 4 o Loro 5. Posso quindi solo augurare a Loro la stessa memoria "selettiva" che gli italiani mostrano di avere quando si parla del Berlusca, così da assicurare alla pellicola gloria imperitura ed immeritata nonostante i moltissimi errori.
Del regista e co-sceneggiatore Paolo Sorrentino ho già parlato QUI. Toni Servillo (Silvio Berlusconi), Elena Sofia Ricci (Veronica Lario), Riccardo Scamarcio (Sergio Morra), Kasia Smutniak (Kira), Fabrizio Bentivoglio (Santino Recchia), Anna Bonaiuto (Cupa Caiafa), Giovanni Esposito (Mariano Apicella) e Ricky Memphis (Riccardo Pasta), li trovate invece ai rispettivi link.
Oltre a Ugo Pagliai, che torna nel ruolo di Mike Bongiorno, in Loro 2 compare anche Max Tortora nei panni del produttore Martino. Come sempre, se Loro 2 vi fosse piaciuto, oltre a recuperare Loro 1 consiglio anche Il divo, La grande bellezza e The Wolf of Wall Street. ENJOY!
domenica 6 maggio 2018
Loro 1 (2018)
Trama: Sergio Morra, pappone dalle grandi ambizioni, raduna una corte di prostitute di lusso per arrivare a Lui. Il Silvio. Berlusconi, nel frattempo, ha il suo bel daffare per mantenere il rapporto con la moglie Veronica, ormai ridotto al lumicino...
"Non ci ho capito un ca**o". Questo il commento del Bolluomo alla fine della visione di Loro 1. Una constatazione solo apparentemente superficiale, che in realtà aveva tutt'altro significato, assai più condivisibile. Infatti, come poi mi ha spiegato in seguito, Mirco in realtà non ha ben capito come sia riuscito Sorrentino a trarre un film di durata standard da una trama risibile come quella scritta sopra e sinceramente non posso dargli torto. L'ho scritto su Facebook e lo ribadisco anche qui: Loro 1 è un film dove per un'ora si vede Scamarcio strafatto in mezzo alla patata, per altri 40 minuti invece c'è Servillo che imita Berlusconi come i peggiori comici del Bagaglino, mentre Sorrentino ipnotizza lo spettatore con una bellezza formale incredibile, folli soluzioni visive, momenti lisergici, metafore che capirà solo lui, tutto quello che continua a confermarlo uno dei migliori registi italiani. E però, Paoletto mio, non ti chiedo tanto ma un MINIMO di contenuto sì, per cortesia. Vero è che per ritrarre l'universo Berlusconiano, governato da colui che tanto si è impegnato, fin dagli anni '80, a traghettare gli italiani tra le braccia dell'Ignoranza, non c'è nulla di più azzeccato che portare sul grande schermo un coloratissimo Vuoto Cosmico; vero è che il 90% del cervello del Berlusca sarà occupato dalla passera e per il restante 10% ci saranno mastruzzi, manie di grandezza, autocelebrazioni e un costante desiderio di far fesso il prossimo, che è un po' la composizione di Loro 1; vero è che Lui è sempre stato e continua ad essere la caricatura di sé stesso quindi ben venga un'interpretazione che sa di posticcio lontano un chilometro; vero è che prima di giudicare bisognerebbe aspettare di vedere Loro 2, che dal trailer promette una malinconia senza fine in aperto contrasto con la squallida cazzoneria del primo capitolo; vero tutto ma, santo Silvio, a me Loro 1 è sembrata comunque una colossale, Berlusconiana presa per i fondelli. E facile che 1) non abbia capito una mazza oppure 2) questo era l'intento di Sorrentino, chissà.
Queste sono dunque le reazioni a caldo, che probabilmente troveranno completamento nel post che dedicherò a Loro 2 (film che, per inciso, andrò a vedere da sola, il Bolluomo ha detto "poi me lo racconti, eh!") quindi prendetele con le pinze, almeno per ora. Due parole, solo, aggiungo sugli attori e sulla realizzazione di Loro 1. Scamarcio ha raggiunto un'età in cui, finalmente, ha trovato il ruolo giusto per lui: quello del magnaccione cafone e strafatto di bamba. Probabilmente io lo ricorderò per sempre così, una scheggia impazzita che vuole a tutti i costi incontrare Lui, anche dando in pasto la bella e "raffinatissima" moglie (il montaggio iniziale in cui nel tempo di scaldare due sofficini nel microonde per i figli la signora si prepara per uscire e tira pure di naso è da antologia) al vecchio politico laido interpretato magistralmente da Fabrizio Bentivoglio, altro attore che da il meglio di sé nel crudele confronto col Berlusconi di Servillo. Su quest'ultimo mi sono già pronunciata, ho trovato la sua "versione" del Berlusca troppo caricaturale, inutilmente ridicola e se vogliamo banale, ché alla fine è quello che si sarebbe aspettato il pubblico; tra l'altro, il rapporto con Veronica Lario è di una tristezza incredibile, con lei che passa per gran intellettualona costretta (ma da chi, da cosa???) a sopportare un marito amato solo in virtù di ricordi passati ormai da tempo, invecchiati come il povero Concato che a un certo punto (non me ne vogliano i fan, ché il povero Fabio mi sta anche simpatico) spunta a coronare un teatrino del trash fatto di pecore che schiattano, Apicella che suona, castelli gonfiabili in mezzo ai prati e calciatori che citano Saramago rifiutando le veline (schiatto, dai!). In tutto questo, ho due sole certezze. Kasia Smutniak merita il premio Corinna Negri ad honorem e può giusto ringraziare di essere una gnocca colossale, mentre Sorrentino è sempre bravissimo nel creare sprazzi di poesia nei momenti più inaspettati, mostrando arte ed innocenza anche dove non ci si aspetterebbe di trovarli, e riuscendo a creare una sequenza in particolare che non avrebbe affatto stonato all'interno di The Neon Demon. Ovviamene, questa è solo la mia modestissima e ignorante opinione, decidete voi se la Grande Bellezza di un regista dotato che secondo me stavolta l'ha fatta un po' fuori dal vaso può essere sufficiente a spingervi a vedere Loro 1.
Del regista e co-sceneggiatore Paolo Sorrentino ho già parlato QUI. Toni Servillo (Silvio Berlusconi), Riccardo Scamarcio (Sergio Morra) e Kasia Smutniak (Kira) li trovate invece ai rispettivi link.
Elena Sofia Ricci interpreta Veronica Lario. Nata a Firenze, la ricordo per film come Io e mia sorella, inoltre ha partecipato a serie quali Caro maestro, Don Matteo, I Cesaroni e Che Dio ci aiuti. Ha 56 anni e tornerà ovviamente in Loro 2.
Fabrizio Bentivoglio interpreta Santino Recchia. Nato a Milano, ha partecipato a film come Marrakech Express, Turné, Puerto Escondido, Denti, Tutto tutto niente niente e Il ragazzo invisibile. Anche sceneggiatore e regista, ha 61 anni e due film in uscita, tra cui Loro 2.
Anna Bonaiuto interpreta Cupa Caiafa. Nata in Friuli-Venezia Giulia, ha partecipato a film come Il ginecologo della mutua, Giovanni Falcone, Il postino, Il caimano e Il divo. Anche sceneggiatrice, ha 68 anni e un film in uscita, Loro 2.
Giovanni Esposito interpreta Maiano Apicella. Nato a Napoli, lo ricordo per film come Tutti gli uomini del deficiente, La leggenda di Al, John e Jack e Ammore e malavita, inoltre ha partecipato a serie quali La piovra 8 - Lo scandalo, Anni '50 e I delitti del cuoco. Anche, ha 48 anni e un film in uscita, Loro 2.
Ricky Memphis (vero nome Riccardo Fortunati) interpreta Riccardo Pasta. Nato a Roma, lo ricordo per film come Ultrà, La scorta, I mitici - Colpo gobbo a Milano, Palermo Milano sola andata e Immaturi, inoltre ha partecipato a serie quali Distretto di polizia e Tutti pazzi per amore. Ha 40 anni e due film in uscita, tra cui Loro 2.
Oltre alla comparsata del vero Fabio Concato, tra gli altri attori che spuntano in piccoli ruoli segnalo Ugo Pagliai, che interpreta Mike Bongiorno. Il vecchio Mike è una delle persone reali di cui vengono fatti i nomi, altre sono ispirate a personaggi esistenti come l'attrice Sabina Began, amante del Berlusca che nel 2012 aveva persino dichiarato di aspettare un figlio da lui (poi perso) e che nel film è rappresentata da Kira. Detto questo, se Loro 1 vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca Loro 2 recuperate Il divo e The Wolf of Wall Street. ENJOY!
martedì 21 marzo 2017
John Wick - Capitolo 2 (2017)
Trama: finita la mattanza del primo capitolo John Wick cerca di ritirarsi a vita privata ma viene richiamato in attività dal camorrista Santino D'Antonio, deciso a scalare i vertici della criminalità mondiale...
Nel 2014 John Wick era stata una bella sorpresa, un action anni '80 tamarro al punto giusto, con un protagonista sufficientemente duro ed inespressivo e alcune finezze di fondo che facevano venire voglia di averne di più. Il di più è arrivato tre anni dopo, con un film che mostra John Wick ancora incazzato nero per la morte della moglie e dell'amato cagnussu (e basta, santo cielo!), ancora desideroso di pace e ancora circondato da gente che lo rivorrebbe in azione a tutti i costi. Stavolta la sceneggiatura, se tale la si può definire, scava maggiormente all'interno di quel mondo organizzato di assassini e criminali che era la parte più affascinante del primo capitolo: apprendiamo infatti (o forse lo dicevano già in John Wick ma chi se lo ricorda...) che il mondo è governato da una sorta di cosca criminale internazionale, un G7 del crimine tipo, un'organizzazione ancora diversa da quella che gestisce l'Hotel Continental ma ad essa strettamente legata. Questi due gruppi, ai quali bisogna aggiungerne un terzo che richiama molto i Morlock degli X-Men, evitano di pestarsi i piedi a vicenda grazie ad un ferreo codice fatto di regole che non bisognerebbe infrangere, pena la scomunica e la perdita non solo della vita ma anche e soprattutto di protezione e privilegi. In base ad una di queste regole, John Wick è costretto ad accettare di "rientrare nel giro" quando il camorrista Santino D'Antonio (nome meno banale e pizzaspaghettimandolino no?) gli chiede di ammazzare la sorella Gianna presentandogli un cosiddetto pegno, sorta di patto suggellato all'epoca in cui John voleva andare in pensione e passare la vita con l'amata moglie. Altro non aggiungerò sulla trama, ché tanto il succo è riassumibile, da qui in poi, in "John Wick spara in testa a laGGente" con pochissime varianti, tra le quali una molto interessante in cui l'intera New York si trasforma in un covo di assassini e le incursioni in un Hotel Continental che, se volete il mio parere, meriterebbe un film a parte con Ian McShane e Franco Nero come protagonisti assoluti. Rileggendo ciò che ho scritto finora mi sono resa conto di suonare poco entusiasta ma il fatto è che stavolta, nonostante la presenza di molti momenti ridicoli (la sparatoria silenziosa è esilarante, della pretestuosissima sequenza iniziale non voglio neppure parlare altrimenti scoppio a ridere), l'atmosfera generale è troppo seria e alcune scene d'azione ripetitive.
Non mi reputo un'esperta di film action zamarri o di "cinema di menare" (probabilmente se volete leggere una recensione competente di John Wick 2 dovete andare QUI), per carità, ma mi è sembrato che John Wick - Capitolo 2 riciclasse spesso e volentieri gli stessi stunt, con intere e lunghissime sequenze in cui Keanu Reeves, quando non ammazza alla prima i ventordici nemici che gli si parano davanti sbucando da ogni dove, li atterra con un paio di mosse di sottomissione rotolanti e poi li secca con un headshot ben piazzato. Questa routine si ripropone due o tre volte e sinceramente preferisco soluzioni un po' più fantasiose, che magari contemplino armi improprie particolari come una matita, un'automobile, pistole utilizzate a mo' di mattoni da lanciare, ecc. ecc. Di fatto, l'unica sequenza memorabile è quella sul finale, interamente ambientata in un labirinto di specchi e luci al neon che permette al regista di giocare un po' con prospettive e macchina da presa, oltre all'emozionante conclusione, che si svolge davanti allo splendido angelo della Bethesda Fountain in Central Park (location che grazie ad Angels in America mi smuove sempre un desiderio irrazionale di trovarmi lì in contemplazione), il resto francamente puzza un po' di già visto e gli attori non aiutano. Keanu Reeves fa John Wick e va bene, da lui mi aspetto una performance granitica, ma Riccardo Scamarcio è semplicemente imbarazzante, un blocco di tufo imbolsito, monoespressivo e autodoppiatosi con la verve di un paramecio (nulla credo rispetto al vedere quel gianduia di Luca Argentero che imita il Brad Pitt di Fight Club nell'imminente Il permesso, cercate il trailer poi ne riparliamo); non va meglio a Claudia Gerini, che ricordavo splendida e brillante e che invece mi si è riproposta col volto tumefatto da probabili ritocchi estetici nei panni di un'improbabile e moscia femme fatale, mentre perlomeno a tenere alto il buon nome del Cinema italiano ci pensa il già citato Franco Nero che, assieme a Ian McShane, interpreta l'unico personaggio davvero memorabile del film. Ribadisco: nel terzo John Wick ESIGO che il ruolo degli Hotel Continental sia preponderante perché tra assassini invulnerabili e tamarreide stavolta vince la fredda ed elegantissima burocrazia, mi spiace.
Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUI. Keanu Reeves (John Wick), Riccardo Scamarcio (Santino D'Antonio), Ian McShane (Winston), Claudia Gerini (Gianna D'Antonio), Laurence Fishburne (Bowery King), John Leguizamo (Aurelio), Franco Nero (Julius), Peter Serafinowicz (Sommelier), David Patrick Kelly (Charlie) e Peter Stormare (Abram) li trovate invece ai rispettivi link.
Common (vero nome Lonnie Rashid Lynn) interpreta Cassian. Americano, più conosciuto come rapper che come attore, ha partecipato a film come Wanted - Scegli il tuo destino, Comic Movie, Now You See Me - I maghi del crimine, Selma - La strada della libertà, Suicide Squad e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 45 anni e cinque film in uscita.
Lo avevo intuito dal finale ed è quasi certo che John Wick sarà una trilogia, quindi aspettatevi il ritorno di Keanu Reeves nei panni dell'eroe titolare tra qualche anno, magari con Samuel L. Jackson che, a quanto pare, muore dalla voglia di partecipare. Nell'attesa, se John Wick - Capitolo 2 vi fosse piaciuto recuperate John Wick e aggiungete Deadpool così da farvi due vere risate. ENJOY!
mercoledì 20 febbraio 2013
Bollalmanacco On Demand: Romanzo criminale (2005)
Trama: nella Roma degli anni’70 un gruppo di delinquenti riesce a farsi strada nel mondo della mala e a diventare la banda criminale più potente e pericolosa della Capitale…
Ovviamente, stavolta partivo prevenuta. Mi è bastato leggere nei credits i nomi, a me abbastanza invisi, di Claudio Santamaria, Michele Placido, Stefano Accorsi e Riccardo Scamarcio per cominciare a sudare freddo e a maledire il giorno in cui ho tirato fuori 'sta malsana idea delle recensioni a richiesta. Alla vista della durata della pellicola (quasi tre ore!!) ho rischiato invece l'embolia. Per fortuna questa volta mi tocca ammettere l'errore e cospargere il capo di cenere: Romanzo Criminale ha tutte le carte in regola per rappresentare degnamente il buon cinema italiano e per una volta non sembra di guardare un prodotto televisivo anche se, lo ammetto, ho sentito spesso il riverbero inquietante e nostalgico de La piovra, tanto che mi sarei aspettata di veder spuntare in qualsiasi momento Tano Cariddi e il Commissario Cattani (che effettivamente ciccia fuori, ma in un altro ruolo). La fotografia in particolare è molto bella e la pellicola è curatissima sia per quanto riguarda la colonna sonora che per i costumi e le scenografie, ricche di quei piccoli dettagli in grado sia di collocare la vicenda in una determinata epoca sia di approfondire maggiormente la psicologia e il carattere dei personaggi (emblematica la rappresentazione delle abitazioni dei tre "capi" della banda, semplice e spartana quella del Freddo, tamarra e piena di oggetti kitsch e costosissimi quella del Dandi ed enorme ma impersonale quella di Libano). Molto interessante ed utile, inoltre, la scelta di mescolare al girato anche degli spezzoni di veri telegiornali, che innanzitutto contestualizzano "il romanzo" e poi contribuiscono a rendere ancor più verosimile la storia di questo gruppo di criminali, ispirata a quella della banda della Magliana.
Come dice il titolo, per quanto la trama della pellicola sia legata alla realtà ci troviamo comunque davanti ad un romanzo, appunto. Libano, il Dandi e il Freddo sono tre criminali troppo belli per essere veri (come dice peraltro una delle due protagoniste femminili all'altra), troppo carismatici e ripuliti nonostante il pesante accento romanazzo con cui si esprimono. E' per questo che, nel corso di Romanzo Criminale, ci troviamo spesso a parteggiare per loro e ad assecondare quasi l'idea romantica che spinge Libano e gli altri a dar vita alla banda, un'idea di libertà, di indipendenza, di conquista, il desiderio di elevarsi da un destino che relegherebbe questi giovani ad essere dei semplici impiegati, dei delinquentelli di strada, dei servitori. E' interessante vedere come spesso e volentieri questa "filosofia" di vita riesca quasi a cammuffare l'effettiva bassezza delle azioni compiute dalla banda e come purtroppo essa si ritrovi a cozzare con una realtà fatta di mafiosi, politici corrotti e oscuri burattinai dei servizi segreti, che alla fin fine offrono a Libano e soci solo l'illusione di essere liberi e potenti e sono sempre pronti a farli tornare brutalmente con i piedi per terra. Questo intersecarsi di registri diversi appassiona ed intriga, soprattutto perché i tre protagonisti principali sono delineati con una precisione e una delicatezza che raramente si trova nel cinema italiano moderno. Personalmente, ho molto apprezzato l'introduzione che ci mostra il primo, tragico crimine commesso dal trio di malviventi da ragazzini, perché racchiude già in sé quello che sarà il loro destino da adulti: Libano rimarrà per sempre lo scapestrato di buon cuore che rinuncerebbe a tutto per salvare i compagni, Freddo sarà sempre quello più distaccato e taciturno, il Dandi quello codardo, infantile e paraculo. Il fatto che i tre non cambino nel corso della pellicola fa capire quanto la loro ricerca della grandezza e della libertà sia viziata da ignoranza, preconcetti e da un distorto codice d'onore, un trittico letale che non riuscirà a far fronte allo sterminato nugolo di parassiti, nemici e profittatori che gravita loro attorno.
Appurata quindi la bontà della trama e del film in sé, passo a spendere due parole sull'aspetto che mi inquietava di più a inizio visione, ovvero gli attori. Di Pierfrancesco Favino non posso che dire bene e non solo perché è un figo pazzesco in grado di ottenebrare il mio giudizio ad ogni comparsa, ma anche per il modo in cui riesce ad interpretare un personaggio sfaccettato e complesso come il Libano senza renderlo odioso. Bravissimi anche Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria, ognuno a modo loro, e molto validi anche i personaggi di contorno, a partire dalla femme fatale Cinzia, interpretati da caratteristi che riescono a non trasformare dei criminali borgatari, ignoranti e burini in macchiette kitsch di cui ridere a crepapelle. Ovviamente, in mezzo a tanta dignitosa professionalità (non necessariamente bravura) spunta anche una mosca bianca; nella fattispecie il solito, mollo, inguardabile Stefano Accorsi che con la sua floscia e inespressiva interpretazione di un personaggio importante come il commissario Scialoja rischia più volte di far sprofondare il livello di Romanzo Criminale dal bello all'insopportabile. Pericolosamente sotto il livello di guardia anche la zuccherosissima e tediosa Roberta di Jasmine Trinca, l'unica cretinetti che per quasi tutto il film si beve le bugie del Freddo senza sospettare minimamente la reale natura della sua attività, fissandolo con quell'atteggiamento da Madonnina infilzata che farebbe perder la pazienza a un santo. Mi si dice comunque che gli attori ingaggiati per la serie tratta da Romanzo Criminale siano due spanne sopra, quindi a questi punti mi dichiaro MOLTO incuriosita. Nel frattempo, ringrazio Tiziana per avermi "costretta" a ricordare che il cinema italiano può offrire ancora dei prodotti validi e vi invito a guardare, se non lo avete ancora fatto, questo pregevole Romanzo Criminale.
Di Pierfrancesco Favino (Libano), Claudio Santamaria (il Dandi), Gianmarco Tognazzi (Carenza) ed Elio Germano (il Sorcio) ho già parlato ai rispettivi link.
Michele Placido è il regista della pellicola, inoltre interpreta il padre del Freddo. Forse più famoso come attore che come regista, in quest’ultima veste ha firmato film come Le amiche del cuore, Del perduto amore, Un viaggio chiamato amore, Ovunque sei e Vallanzasca – Gli angeli del male. Originario della Puglia, anche sceneggiatore e produttore, ha 66 anni.
Kim Rossi Stuart interpreta il Freddo. Romano, idolo della mia infanzia scellerata per il ruolo del bel Romualdo nella serie Fantaghirò, lo ricordo anche per film come Il nome della rosa, Il ragazzo dal kimono d’oro, Il ragazzo dal kimono d’oro 2, Il rosso e il nero, Pinocchio e Vallanzasca – Gli angeli del male. Anche sceneggiatore e regista, ha 43 anni.
Stefano Accorsi interpreta il commissario Scialoja. Non faccio mistero di quanto non sopporti quest’attore, tra i più sopravvalutati in assoluto, mi limito a segnalare la sua partecipazione a film come Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Vesna va veloce, Radiofreccia, L’ultimo bacio, Le fate ignoranti, La stanza del figlio, Santa Maradona, Un viaggio chiamato amore, Baciami ancora e la recentissima serie tv Il clan dei camorristi. Bolognese, ha 41 anni e un film in uscita.
Riccardo Scamarcio interpreta il Nero. Altro attore il cui successo è per me assolutamente incomprensibile, ha partecipato a film come La meglio gioventù, Tre metri sopra il cielo, Manuale d’amore 2, Mio fratello è figlio unico e Manuale d’am3re. Pugliese, anche produttore, ha 33 anni e quattro film in uscita.
Antonello Fassari interpreta Ciro Buffoni. Romano, è tornato alla ribalta in questi ultimi anni per il suo ruolo nella serie I Cesaroni e ha partecipato a film come Montecarlo gran casinò, Il conte Max, Selvaggi e ad altre serie come I ragazzi della 3 C, Anni ’50 e Don Matteo. Anche sceneggiatore e regista, ha 60 anni.
Tra gli altri interpreti segnalo anche la presenza di Roberto Brunetti, alias Er Patata, nei panni di Aldo Buffoni. Del film esistono un paio di versioni: in quella tagliata sono stati omessi i riferimenti al ritrovamento di Aldo Moro e un discorso di Berlusconi, che peraltro pare sia stato censurato anche durante il passaggio di Romanzo Criminale sulle reti Mediaset. Rimanendo in ambito televisivo, la pellicola ha dato origine, nel 2008, a Romanzo Criminale – La serie, durata per due stagioni e interpretata, come già detto nel post, da attori completamente diversi. Pare sia molto meglio del film, quindi urge pronto recupero!! ENJOY!



































