Di ritorno dallo Smack!, la fiera del fumetto di Genova, con un portachiavi dalle fattezze pseudo-feline, non potevo esimermi dal parlare del soggetto del ninnolo in questione, ovvero il meraviglioso film Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro), diretto nel 1988 da Hayao Miyazaki.
Trama: Satsuki e Mei, due bimbe la cui madre è ricoverata da tempo in ospedale, si trasferiscono con il padre in campagna. Lì, fanno amicizia con un peculiare spirito dei boschi, il pacioso Totoro.
Il mio vicino Totoro è per me il film più bello dello Studio Ghibli. Potete dire qualsiasi cosa: è lento, non succede nulla, è un film per bambini. Io risponderò con un bel "chissenefrega", perché lo amo alla follia. E' l'emblema di un tempo più sereno, di un'infanzia lontana, di un momento di pura innocenza in cui contava solo correre, giocare, godersi l'estate e la quiete con le persone più care, di una comunione con la Natura e gli spiriti che la abitano, di un pazzo desiderio di avere un vicino meraviglioso, morbido e magico come Totoro, soprattutto quando la vita ci mostra i denti anche se siamo piccoli e non riusciamo a capire. E' l'unico cartone animato che, mentre lo guardo, riesce a cancellare tutto ciò che mi circonda e a farmi credere di essere accanto a Mei e Satsuki, di poter correre a perdifiato nelle splendide campagne giapponesi, persa in labirinti di alberi e rovi, a ballare attorno ai germogli oppure a bordo di un dolcissimo gattobus. E a compiere una magia simile può riuscirci solo Miyazaki.
Il poeta dell'animazione giapponese prende i dolorosi ricordi della sua infanzia, passata assieme ai suoi fratelli a temere per la vita della madre cagionevole di salute e spesso all'ospedale, e li riversa su pellicola offrendo allo spettatore un piccolo scorcio d'estate, uno sguardo nell'esistenza di due vivaci bimbette. Fin dalla deliziosa sequenza iniziale, nella quale Mei e Satsuki vengono spaventate dai piccoli makkuro kurosuke, il regista ci invita in un mondo dove la realtà e la magia convivono, dove gli spiriti vengono giustamente accettati e rispettati, dove le tradizioni sono più importanti del progresso (non a caso, in tutto il film vediamo solo un antiquatissimo motocarro come mezzo meccanico). Ne Il mio vicino Totoro sono la natura e le stagioni a regolare il ritmo della vita e il vento diventa come musica: una splendida, dolcissima colonna sonora accompagna le immagini che mostrano le foreste e la campagna in tutta la loro la loro imponenza, mentre lo scompiglio delle bimbette e degli spiriti della foresta vengono sottolineati da uno score allegro e quasi infantile, coronato nei titoli di coda dalla canzoncina Tonari no Totoro.
Il film alterna con una naturalezza incredibile piccoli momenti allegri e divertenti, come l'arrivo di Mei e Satsuki nella nuova casa, a grandi momenti di puro stupore e meraviglia, come il primo incontro di Mei con Totoro e i suoi amici spiritelli, l'incredibile, dolcissima sequenza in cui le bimbe fanno amicizia con Totoro sotto la pioggia prestando l'ombrello al gattone e la mirabolante scena notturna in cui gli alberelli crescono fino a diventare un'enorme quercia. Non mancano anche momenti talmente tristi da strappare il cuore, a dimostrazione di come Miyazaki sia riuscito a creare dei personaggi così verosimili da sembrare vivi: sfido chiunque a rimanere impassibili durante la sequenza che precede il momento più drammatico della pellicola, quando la piccola Mei rifiuta l'idea che la madre possa morire e non tornare a casa da lei. E' un pensiero orribile, una presa di coscienza tremenda, resa magnificamente sia dall'animazione perfetta che dalla voce della doppiatrice originale (ecco, non pensate di poter vedere Il mio vicino Totoro doppiato, per cortesia. Il giapponese è una lingua troppo melodiosa e bella per poter essere annullata dal doppiaggio italiano). Ed è per questo, oltre che per l'inaudita tenerezza dello spirito Totoro, che consiglio questo film a grandi e piccoli, per la delicatezza e l'innocenza con cui affronta temi universali e dolorosi. Facendoci sorridere e prendere la vita con leggerezza, per una volta. Un Capolavoro, senza giri di parole.
Del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki ho già parlato qui.
Nel 2002 il regista ha realizzato uno spin-off de Il mio vicino Totoro, un corto proiettato solo all'interno del museo dedicato allo Studio Ghibli, dal titolo Mei to Koneko basu (letteralmente, Mei e il piccolo gattobus). Nonostante Totoro sia diventato il simbolo dello Studio Ghibli, alla sua uscita nei cinema giapponesi il film era stato abbinato a Una tomba per le lucciole, diretto da Isaho Takahata, perché si credeva che sarebbe stato un flop commerciale. Il film, effettivamente, ha sfondato solo un paio d'anni dopo, quando i pupazzi di Totoro hanno invaso i negozi giapponesi. Follie nipponiche a parte, se Il mio vicino Totoro vi fosse piaciuto vi consiglio di non perdere altri film meravigliosi dello Studio Ghibli, come Princess Mononoke, La città incantata e Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, solo per citare un paio di titoli (tanto, sono belli tutti!!!). ENJOY!!
domenica 20 maggio 2012
venerdì 18 maggio 2012
WE, Bolla! del 18/5/2012
Vedi, Bolla, sei una scema. Mai rimandare le visioni, che poi te ne penti e ti ritrovi con una settimana davanti in cui vorresti andare a vedere non uno ma tre film, prima che li tolgano per fare spazio alla fuffa. Quindi, appena possibile, si va di corsa a vedere Chronicle e poi beh.... vediamo quali sorprese ha riservato il Multisala! ENJOY!!
Quella casa nel bosco
Reazione a caldo: Ma vaiiiii non ci speravo piùùù!!!!!
Bolla, rifletti!: Ecco il film che aspetto da mesi, altro che Dark Shadows e The Avengers!!! Dopo che l'uscita italiana è stata rimandata millantamila volte, finalmente l'ultima produzione di Joss Whedon è arrivata anche nel mio multisala. Un horror (non horror, tra l'altro), di cui tutti quelli che l'hanno visto dicono meraviglie, scritto da Whedon e da Drew Goddard, responsabile di alcuni dei più begli episodi di Buffy the Vampire Slayer, con Tom Lenk tra le guest star... non vedo l'ora di sedermi sulla poltrona e gustarmelo!!
Margin Call
Reazione a caldo: O tu, maledetto film che non conoscevo ma che mi ha messo la scimmia...
Bolla, rifletti!: Sicuramente lo metto in coda rispetto a Quella casa nel bosco e Chronicle, ma anche questo Margin Call voglio andarlo a vedere. Innanzitutto, per il popo' di attori che sono stati coinvolti nella realizzazione, gente come Kevin Spacey, Zachary Quinto, Paul Bettany, Jeremy Irons e Stanley Tucci, giusto per fare due nomi "a caso"... seconda cosa perché è un film indipendente e di solito l'indipendenza paga, soprattutto negli USA. Terza cosa, perché me ne hanno parlato benissimo e, anche se di solito i film ambientati nel mondo della finanza non mi sconfinferano perché non ci capisco una beneamata cippa, pare che questo Margin Call risulti godibile anche per gli ignoranti come me. Speriamo solo di trovare il tempo di (e le persone con cui) andarlo a vedere, vah.
Non avrei voluto buttare un occhio anche alla programmazione del cinema d'élite, per evitare di dovermi direttamente trasferire nei cinema savonesi per la prossima settimana, ma per fortuna il film che propongono non mi ispira troppo.
Il pescatore di sogni
Reazione a caldo: mah....!
Bolla, rifletti!: Diciamo che Lasse Hallström come regista non mi è mai dispiaciuto. Le sue storielle semplici, quasi delle favolette, messe lì per rilassare il pubblico le ho sempre trovate molto gradevoli e distanti dal solito cinema cerebrale o fracassone. Certo, magari andare a vedere i suoi film al cinema non vale molto la pena, ecco. In questo caso, poi, l'idea di uno che cerca di introdurre salmoni nel deserto dello Yemen mi perplime un po'... sarà per la presenza di Ewan McGregor, ma mi torna in mente il mediocre L'uomo che fissa le capre. E ciò mi arreca abbastanza pregiudizio da decidere di stare lontana da un'eventuale visione della pellicola, finché non ne saprò di più.
Quella casa nel bosco
Reazione a caldo: Ma vaiiiii non ci speravo piùùù!!!!!
Bolla, rifletti!: Ecco il film che aspetto da mesi, altro che Dark Shadows e The Avengers!!! Dopo che l'uscita italiana è stata rimandata millantamila volte, finalmente l'ultima produzione di Joss Whedon è arrivata anche nel mio multisala. Un horror (non horror, tra l'altro), di cui tutti quelli che l'hanno visto dicono meraviglie, scritto da Whedon e da Drew Goddard, responsabile di alcuni dei più begli episodi di Buffy the Vampire Slayer, con Tom Lenk tra le guest star... non vedo l'ora di sedermi sulla poltrona e gustarmelo!!
Margin Call
Reazione a caldo: O tu, maledetto film che non conoscevo ma che mi ha messo la scimmia...
Bolla, rifletti!: Sicuramente lo metto in coda rispetto a Quella casa nel bosco e Chronicle, ma anche questo Margin Call voglio andarlo a vedere. Innanzitutto, per il popo' di attori che sono stati coinvolti nella realizzazione, gente come Kevin Spacey, Zachary Quinto, Paul Bettany, Jeremy Irons e Stanley Tucci, giusto per fare due nomi "a caso"... seconda cosa perché è un film indipendente e di solito l'indipendenza paga, soprattutto negli USA. Terza cosa, perché me ne hanno parlato benissimo e, anche se di solito i film ambientati nel mondo della finanza non mi sconfinferano perché non ci capisco una beneamata cippa, pare che questo Margin Call risulti godibile anche per gli ignoranti come me. Speriamo solo di trovare il tempo di (e le persone con cui) andarlo a vedere, vah.
Non avrei voluto buttare un occhio anche alla programmazione del cinema d'élite, per evitare di dovermi direttamente trasferire nei cinema savonesi per la prossima settimana, ma per fortuna il film che propongono non mi ispira troppo.
Il pescatore di sogni
Reazione a caldo: mah....!
Bolla, rifletti!: Diciamo che Lasse Hallström come regista non mi è mai dispiaciuto. Le sue storielle semplici, quasi delle favolette, messe lì per rilassare il pubblico le ho sempre trovate molto gradevoli e distanti dal solito cinema cerebrale o fracassone. Certo, magari andare a vedere i suoi film al cinema non vale molto la pena, ecco. In questo caso, poi, l'idea di uno che cerca di introdurre salmoni nel deserto dello Yemen mi perplime un po'... sarà per la presenza di Ewan McGregor, ma mi torna in mente il mediocre L'uomo che fissa le capre. E ciò mi arreca abbastanza pregiudizio da decidere di stare lontana da un'eventuale visione della pellicola, finché non ne saprò di più.
giovedì 17 maggio 2012
Dark Shadows (2012)
Dopo una lunga attesa, sono riuscita ad andare a vedere l’ultima fatica di Tim Burton, Dark Shadows, tratto dall’omonima serie televisiva americana andata in onda alla fine degli anni ‘60.
Trama: il ricco Barnabas Collins, reo di avere rifiutato l’amore di una strega, viene trasformato da quest’ultima in vampiro e rinchiuso sottoterra per quasi duecento anni. Nel 1972 il vampiro viene casualmente liberato e si ritrova a dover affrontare un’epoca sconosciuta, i suoi disastrati discendenti e quella stessa strega che lo aveva maledetto…
Diamo innanzitutto risposta alla domanda che, da almeno un anno, affliggeva tutti i Burtonomani: Tim è tornato? Hmmmmmmnì. O meglio, avrei detto sì fino a ben oltre la metà del film. Dark Shadows comincia con un meraviglioso, gotico ed emozionante flashback che ci introduce alla vicenda e ci catapulta in una fine ‘700 non molto dissimile da quella dei meravigliosi vecchi horror in costume della Hammer. Ci troviamo davanti ad un mix quasi perfetto di regia, costumi, scenografie e musica, con un Johnny Depp intensissimo e una Eva Green perfetta nei panni della sensuale amante scornata. Il film poi vira su un registro più ironico e camp quando Barnabas si risveglia nel 1972. Se avete visto Mars Attacks! sapete sicuramente di cosa sto parlando, ovvero di un Tim Burton che abbandona la sua anima gotica e apre la fiera del modernariato dei freaks, immergendosi in un’epoca e in un’America nelle quali la “diversità” comincia ad emergere per diventare “normalità”: fricchettoni, lava lamp, esseri inquietanti ed ambigui come Alice Cooper, improbabili abiti e capigliature, droga, amore libero, movimenti per la parità dei sessi e chi più ne ha, più ne metta. In tutto questo ben di Dio regista e sceneggiatore (su cui poi torneremo) ci sguazzano e Dark Shadows prosegue mantenendo un miracoloso equilibrio tra horror, ghost story, soap opera e commedia: geniale e trashissima la sequenza in cui Barnabas e la sua vecchia amante si abbandonano al fuoco della passione distruggendo un ufficio, splendida l’immagine del fantasma di Josephine che danza attorno al meraviglioso lampadario del salone del maniero dei Collins, incredibilmente cinefilo l’arrivo di Barnabas sulla strada principale, con gli spettatori che escono da un cinema in cui si proiettano Superfly e soprattutto 1972: Dracula colpisce ancora! (film con il buon Christopher Lee, che in Dark Shadows compare in un cameo come boss dei pescatori), esilaranti i mille modi in cui il disperato vampiro cerca di mettersi a dormire. Insomma, puro divertimento vintage e visionarietà targati Tim Burton.
Questo per quanto riguarda la regia, sicuramente la cosa migliore di Dark Shadows. Anche la storia, di per sé, è interessante e scorrevole e i personaggi sono simpatici e divertenti (basta non scavare troppo a fondo ma, come ho detto, ne parliamo dopo). Neanche a dirlo, Johnny Depp è perfetto nel ruolo del vampiro fuori dal tempo, contemporaneamente gentiluomo innamorato e ironico assassino, ma stavolta viene superato di gran lunga dalla favolosa femme fatale Anjelique, brillantemente interpretata da un’Eva Green in formissima: sorrisetto affilato, sguardo da pazza, aspetto supersexy e alcune tra le battute migliori dell’intero film rendono la “povera” strega innamorata uno dei migliori personaggi dell’universo di freaks burtoniani (basterebbe solo il momento in cui “imbavaglia” Johnny Depp con un paio di mutande in pizzo rosso per consacrarla nell’Olimpo del cult). Per quanto riguarda la famiglia Collins, se devo proprio essere sincera, a parte la meravigliosa ed enigmatica Elizabeth di Michelle Pfeiffer il resto dei componenti è un po’ sottotono: Chloe Moretz è divertente ma fin troppo rigida nelle sue movenze da ragazzina che vuole fare la vamp, il piccolo Gulliver McGrath è praticamente inesistente e Jonny Lee Miller viene cacciato a calci dal film dopo solo un’oretta (e ne parliamo, ne parliamo…). Quanto a Helena Bonham Carter e Jackie Earle Haley, è un peccato vederli rilegati a semplici caratteristi, ma sono entrambi perfetti per i loro ruoli di dottoressa e custode ubriaconi e sicuramente partecipano ad alcune delle sequenze più esilaranti dell’intera pellicola, mentre gli enormi occhioni e l’aspetto “antico” di Bella Heathcote (talmente bella sul finale, assieme a Johnny Depp, che avrebbero meritato entrambi di essere immortalati da qualche grande artista Romantico) portano quasi a dimenticare l’assoluta mancanza di carisma del suo personaggio, che in teoria dovrebbe essere uno dei principali. Il che ci porta, finalmente, a parlare dei difetti della pellicola.
Purtroppo Dark Shadows cade vittima di un pre-finale (che non rivelerò) a dir poco orrendo e attaccato alla bell’e meglio al resto della trama, un twist talmente assurdo che riesce ad agire come uno schiaffo sullo spettatore ipnotizzato dalla mirabolante e ritrovata verve burtoniana. Lo spettatore in questione, infatti, si ripiglia un attimo e comincia a porsi delle domande. A ricordare, nella fattispecie, come Seth Grahame – Green, il furbone matricolato autore di Orgoglio, pregiudizio e zombie, sia sì uno scrittore in grado di cavalcare le mode ed imbastire una buona ed interessante trama generale, ma anche di sorvolare sui dettagli e sulla coerenza, infilando cose “ad mentula canis”, come si suol dire. E così, la maschera di perfezione di Dark Shadows comincia a creparsi come il bellissimo viso di Eva Green, quando cominciamo a pensare… ma era il caso di liberarsi di Jonny Lee Miller in quel modo così imbecille? Cosa lo avete messo a fare il suo personaggio nel cast? Perché mai lo spettatore viene spinto a chiedersi più volte che fine abbia fatto il marito di Michelle Pfeiffer… e poi la cosa viene lasciata cadere lì? Perché, in generale, la famiglia Collins parrebbe semplicemente un’accozzaglia di pittoreschi figuri appena abbozzati tanto per dare colore? Perché l’interessante passato di Vicky viene accennato e poi lasciato lì a languire? Perché il finale viene tirato via di corsa, come se tutti avessero fretta di tornare a casa, e chiuso giusto con un paio di battutine ad effetto? Insomma, riflettendoci bene Dark Shadows è come una di quelle partite di calcio dove i giocatori fanno dei numeri della madonna ma poi, gira che ti rigira, palle in rete ne mandano poche o nessuna. Però è anche la dimostrazione di come Tim Burton non sia ormai privo di cose da dire, anzi. Gli basterebbe tanto così per regalarci un film degno dei suoi antichi fasti. Nella fattispecie, il tanto così sarebbe prendere Seth Grahame – Green e seppellirlo vivo, lasciandolo sottoterra per almeno duecento anni. Voi però non aspettate così tanto e andate a vedere Dark Shadows perché, a prescindere da queste imperfezioni, merita davvero.
Del regista Tim Burton, Johnny Depp (Barnabas Collins), Michelle Pfeiffer (Elizabeth Collins Stoddard, personaggio presente anche nella serie originale), Chloe Moretz (Carolyn Stoddard, un po' più adulta nella serie e "fulcro" di molteplici storie d'amore), Helena Bonham Carter (Dr. Julia Hoffman, presente anche nella serie, solo che lì era una dei più fedeli alleati di Barnabas), Jackie Earle Haley (Willie Loomis, che nella serie originale era colui che liberava Barnabas e diventava suo schiavo) e Christopher Lee (Clarney) ho già parlato nei rispettivi link.
Eva Green (vero nome Eva Gaelle Green) interpreta Anjelique Bouchard. Francese, la ricordo per film come The Dreamers - I sognatori e Casino Royale. Ha 32 anni e un film in preparazione, 300: Battle of Artemisia.
Jonny Lee Miller (vero nome Johnathan Lee Miller) interpreta Roger Collins, personaggio già presente nella serie originale. Figliuole, lo ricordate quel figo di Sick Boy in Trainspotting? Un po' più calvo e un po' più brutto, ma eccolo qui! Tra gli altri suoi film ricordo Dracula's Legacy - Il fascino del male, Melinda e Melinda e Aeon Flux - Il futuro ha inizio, inoltre ha partecipato alle serie Doctor Who e Dexter. Inglese, ha 40 anni e due film in uscita.
Bella Heathcote interpreta Victoria Winters (presente come governante anche nella serie ma un po' diversa dalla versione del film) e il fantasma Josette. Australiana, ha partecipato al film Acolytes e In Time. Ha 24 anni e un film in uscita.
Tra gli altri attori che compaiono nella pellicola, segnalo il piccolo Gulliver McGrath (David Collins, altro personaggio mutuato direttamente dal vecchio telefilm), già comparso in Hugo Cabret, e ovviamente la presenza, come ospiti dell'happening, di alcuni membri del cast originale della serie Dark Shadows: oltre all'immancabile Jonathan Frid, il "vero" Barnabas Collins, compaiono anche Kathryn Leigh Scott (il cui personaggio, Maggie Evans, era in realtà la donna molto somigliante alla Josette amata da Barnabas, non Victoria), Lara Parker (l'Anjelique originale) e David Selby (Quentin Collins, personaggio che nel film non compare). Mi sembra una soap un po' complicatussa ma personalmente cercherò di recuperare Dark Shadows nell'immediato futuro, giusto per poter fare un confronto. ENJOY!
Trama: il ricco Barnabas Collins, reo di avere rifiutato l’amore di una strega, viene trasformato da quest’ultima in vampiro e rinchiuso sottoterra per quasi duecento anni. Nel 1972 il vampiro viene casualmente liberato e si ritrova a dover affrontare un’epoca sconosciuta, i suoi disastrati discendenti e quella stessa strega che lo aveva maledetto…
Diamo innanzitutto risposta alla domanda che, da almeno un anno, affliggeva tutti i Burtonomani: Tim è tornato? Hmmmmmmnì. O meglio, avrei detto sì fino a ben oltre la metà del film. Dark Shadows comincia con un meraviglioso, gotico ed emozionante flashback che ci introduce alla vicenda e ci catapulta in una fine ‘700 non molto dissimile da quella dei meravigliosi vecchi horror in costume della Hammer. Ci troviamo davanti ad un mix quasi perfetto di regia, costumi, scenografie e musica, con un Johnny Depp intensissimo e una Eva Green perfetta nei panni della sensuale amante scornata. Il film poi vira su un registro più ironico e camp quando Barnabas si risveglia nel 1972. Se avete visto Mars Attacks! sapete sicuramente di cosa sto parlando, ovvero di un Tim Burton che abbandona la sua anima gotica e apre la fiera del modernariato dei freaks, immergendosi in un’epoca e in un’America nelle quali la “diversità” comincia ad emergere per diventare “normalità”: fricchettoni, lava lamp, esseri inquietanti ed ambigui come Alice Cooper, improbabili abiti e capigliature, droga, amore libero, movimenti per la parità dei sessi e chi più ne ha, più ne metta. In tutto questo ben di Dio regista e sceneggiatore (su cui poi torneremo) ci sguazzano e Dark Shadows prosegue mantenendo un miracoloso equilibrio tra horror, ghost story, soap opera e commedia: geniale e trashissima la sequenza in cui Barnabas e la sua vecchia amante si abbandonano al fuoco della passione distruggendo un ufficio, splendida l’immagine del fantasma di Josephine che danza attorno al meraviglioso lampadario del salone del maniero dei Collins, incredibilmente cinefilo l’arrivo di Barnabas sulla strada principale, con gli spettatori che escono da un cinema in cui si proiettano Superfly e soprattutto 1972: Dracula colpisce ancora! (film con il buon Christopher Lee, che in Dark Shadows compare in un cameo come boss dei pescatori), esilaranti i mille modi in cui il disperato vampiro cerca di mettersi a dormire. Insomma, puro divertimento vintage e visionarietà targati Tim Burton.
Questo per quanto riguarda la regia, sicuramente la cosa migliore di Dark Shadows. Anche la storia, di per sé, è interessante e scorrevole e i personaggi sono simpatici e divertenti (basta non scavare troppo a fondo ma, come ho detto, ne parliamo dopo). Neanche a dirlo, Johnny Depp è perfetto nel ruolo del vampiro fuori dal tempo, contemporaneamente gentiluomo innamorato e ironico assassino, ma stavolta viene superato di gran lunga dalla favolosa femme fatale Anjelique, brillantemente interpretata da un’Eva Green in formissima: sorrisetto affilato, sguardo da pazza, aspetto supersexy e alcune tra le battute migliori dell’intero film rendono la “povera” strega innamorata uno dei migliori personaggi dell’universo di freaks burtoniani (basterebbe solo il momento in cui “imbavaglia” Johnny Depp con un paio di mutande in pizzo rosso per consacrarla nell’Olimpo del cult). Per quanto riguarda la famiglia Collins, se devo proprio essere sincera, a parte la meravigliosa ed enigmatica Elizabeth di Michelle Pfeiffer il resto dei componenti è un po’ sottotono: Chloe Moretz è divertente ma fin troppo rigida nelle sue movenze da ragazzina che vuole fare la vamp, il piccolo Gulliver McGrath è praticamente inesistente e Jonny Lee Miller viene cacciato a calci dal film dopo solo un’oretta (e ne parliamo, ne parliamo…). Quanto a Helena Bonham Carter e Jackie Earle Haley, è un peccato vederli rilegati a semplici caratteristi, ma sono entrambi perfetti per i loro ruoli di dottoressa e custode ubriaconi e sicuramente partecipano ad alcune delle sequenze più esilaranti dell’intera pellicola, mentre gli enormi occhioni e l’aspetto “antico” di Bella Heathcote (talmente bella sul finale, assieme a Johnny Depp, che avrebbero meritato entrambi di essere immortalati da qualche grande artista Romantico) portano quasi a dimenticare l’assoluta mancanza di carisma del suo personaggio, che in teoria dovrebbe essere uno dei principali. Il che ci porta, finalmente, a parlare dei difetti della pellicola.
Purtroppo Dark Shadows cade vittima di un pre-finale (che non rivelerò) a dir poco orrendo e attaccato alla bell’e meglio al resto della trama, un twist talmente assurdo che riesce ad agire come uno schiaffo sullo spettatore ipnotizzato dalla mirabolante e ritrovata verve burtoniana. Lo spettatore in questione, infatti, si ripiglia un attimo e comincia a porsi delle domande. A ricordare, nella fattispecie, come Seth Grahame – Green, il furbone matricolato autore di Orgoglio, pregiudizio e zombie, sia sì uno scrittore in grado di cavalcare le mode ed imbastire una buona ed interessante trama generale, ma anche di sorvolare sui dettagli e sulla coerenza, infilando cose “ad mentula canis”, come si suol dire. E così, la maschera di perfezione di Dark Shadows comincia a creparsi come il bellissimo viso di Eva Green, quando cominciamo a pensare… ma era il caso di liberarsi di Jonny Lee Miller in quel modo così imbecille? Cosa lo avete messo a fare il suo personaggio nel cast? Perché mai lo spettatore viene spinto a chiedersi più volte che fine abbia fatto il marito di Michelle Pfeiffer… e poi la cosa viene lasciata cadere lì? Perché, in generale, la famiglia Collins parrebbe semplicemente un’accozzaglia di pittoreschi figuri appena abbozzati tanto per dare colore? Perché l’interessante passato di Vicky viene accennato e poi lasciato lì a languire? Perché il finale viene tirato via di corsa, come se tutti avessero fretta di tornare a casa, e chiuso giusto con un paio di battutine ad effetto? Insomma, riflettendoci bene Dark Shadows è come una di quelle partite di calcio dove i giocatori fanno dei numeri della madonna ma poi, gira che ti rigira, palle in rete ne mandano poche o nessuna. Però è anche la dimostrazione di come Tim Burton non sia ormai privo di cose da dire, anzi. Gli basterebbe tanto così per regalarci un film degno dei suoi antichi fasti. Nella fattispecie, il tanto così sarebbe prendere Seth Grahame – Green e seppellirlo vivo, lasciandolo sottoterra per almeno duecento anni. Voi però non aspettate così tanto e andate a vedere Dark Shadows perché, a prescindere da queste imperfezioni, merita davvero.
Del regista Tim Burton, Johnny Depp (Barnabas Collins), Michelle Pfeiffer (Elizabeth Collins Stoddard, personaggio presente anche nella serie originale), Chloe Moretz (Carolyn Stoddard, un po' più adulta nella serie e "fulcro" di molteplici storie d'amore), Helena Bonham Carter (Dr. Julia Hoffman, presente anche nella serie, solo che lì era una dei più fedeli alleati di Barnabas), Jackie Earle Haley (Willie Loomis, che nella serie originale era colui che liberava Barnabas e diventava suo schiavo) e Christopher Lee (Clarney) ho già parlato nei rispettivi link.
Eva Green (vero nome Eva Gaelle Green) interpreta Anjelique Bouchard. Francese, la ricordo per film come The Dreamers - I sognatori e Casino Royale. Ha 32 anni e un film in preparazione, 300: Battle of Artemisia.
Jonny Lee Miller (vero nome Johnathan Lee Miller) interpreta Roger Collins, personaggio già presente nella serie originale. Figliuole, lo ricordate quel figo di Sick Boy in Trainspotting? Un po' più calvo e un po' più brutto, ma eccolo qui! Tra gli altri suoi film ricordo Dracula's Legacy - Il fascino del male, Melinda e Melinda e Aeon Flux - Il futuro ha inizio, inoltre ha partecipato alle serie Doctor Who e Dexter. Inglese, ha 40 anni e due film in uscita.
Bella Heathcote interpreta Victoria Winters (presente come governante anche nella serie ma un po' diversa dalla versione del film) e il fantasma Josette. Australiana, ha partecipato al film Acolytes e In Time. Ha 24 anni e un film in uscita.
Tra gli altri attori che compaiono nella pellicola, segnalo il piccolo Gulliver McGrath (David Collins, altro personaggio mutuato direttamente dal vecchio telefilm), già comparso in Hugo Cabret, e ovviamente la presenza, come ospiti dell'happening, di alcuni membri del cast originale della serie Dark Shadows: oltre all'immancabile Jonathan Frid, il "vero" Barnabas Collins, compaiono anche Kathryn Leigh Scott (il cui personaggio, Maggie Evans, era in realtà la donna molto somigliante alla Josette amata da Barnabas, non Victoria), Lara Parker (l'Anjelique originale) e David Selby (Quentin Collins, personaggio che nel film non compare). Mi sembra una soap un po' complicatussa ma personalmente cercherò di recuperare Dark Shadows nell'immediato futuro, giusto per poter fare un confronto. ENJOY!
mercoledì 16 maggio 2012
1921 - Il mistero di Rookford (2011)
Per la serie “il film bello che non ti aspetti”, il post odierno lo dedicherò interamente a 1921 – Il mistero di Rookford (The Awakening), film diretto nel 2011 dal regista Nick Murphy, ovviamente mal distribuito nei cinema italiani e fortunatamente recuperato.
Trama: nel 1921 un’esperta di fenomeni paranormali viene chiamata presso un collegio maschile, dove pare che un fantasma abbia già ucciso uno degli studenti. Inizialmente scettica, la donna dovrà ricredersi quando la misteriosa entità comincerà a prendere di mira proprio lei…
1921 – Il mistero di Rookford è quel genere di thriller soprannaturale che io adoro, sottilmente inquietante, molto malinconico e in grado di tenere incollati allo schermo fino alla fine. L’elemento horror o comunque fantastico viene utilizzato per indagare su emozioni molto reali e umane, come la solitudine, il senso di colpa, il dolore e l’elaborazione del lutto; a fronte di queste sensazioni spesso le persone si chiudono in sé stesse o si svuotano, diventando dei gusci vuoti impenetrabili agli stimoli esterni e incapaci di relazionarsi con gli altri, in pratica dei fantasmi essi stessi. Nella pellicola tra vivi e morti c’è poca differenza, poiché entrambi sono accomunati da un soverchiante senso di perdita e solitudine, incapaci di superare la loro condizione, la protagonista in primis: Florence non riesce a credere all’esistenza degli spiriti, eppure li cerca con una passione quasi disperata, punendosi per non essere riuscita ad essere felice quando l’uomo che amava era ancora in vita, mascherando il dolore con la freddezza e lo scetticismo. Quando scopre che il collegio nasconde effettivamente qualcosa di inspiegabile, saranno la paura e la speranza a incrinare la costante maschera di indifferenza che indossa, e a portarla a scoprire la verità su quel luogo, su se stessa e su chi la circonda.
I personaggi che popolano 1921 – Il mistero di Rookford hanno quindi tutti un loro scheletro nell’armadio, qualcosa che li blocca nella loro condizione di anime infelici. Per fortuna la bravura degli interpreti impedisce alla pellicola di scivolare nel patetico o di creare delle figure stereotipate e monodimensionali, e l’elemento psicologico si fonde perfettamente con quello soprannaturale, creando un film in grado di intrattenere e rendere partecipi allo stesso tempo. La parte thriller, infatti, funziona alla perfezione, perché pone davanti allo spettatore un mistero facilmente risolvibile con un po’ di attenzione e metodi di indagine ortodossi, che tuttavia apre le porte ad una vicenda molto più complicata dove nulla e ciò che sembra, seminando qui e là degli indizi che, nel finale, verranno ripresi per rivelare tutta la verità e nient’altro che la verità. A proposito della quale arriviamo a parlare dell’aspetto tecnico del film.
Nonostante Nick Murphy sia al suo primo lavoro cinematografico, 1921 – Il mistero di Rookford è visivamente molto bello, come raramente succede di questi tempi. La fotografia ha un sapore antico e malinconico, inoltre i personaggi e gli ambienti sembrano immersi in una nebbiolina fredda e costante, come se gli spiriti non li abbandonassero mai. Il regista non cerca il facile espediente horror per far saltare sulla sedia lo spettatore, ma infila qua e là degli elementi inquietanti, come la casetta delle bambole con i pupazzetti che ripropone fedelmente alcune scene del film, oppure inquadrature attraverso passaggi segreti ed aperture che, idealmente, consentono di vedere quello che le persone vorrebbero tenere nascosto. Un paio di sequenze mi sono piaciute molto, in particolare, come quella rivelatoria del finale, dove la stessa scena si ripropone più volte agli occhi della protagonista con un effetto a dir poco vertiginoso, oppure l’inizio, dove l’atmosfera spettrale della seduta spiritica viene cancellata con un inaspettato colpo di mano che rivela la recita messa in piedi da un gruppo di truffatori. Essendo anche curatissimo dal punto di vista della colonna sonora, molto adatta alle tristi atmosfere della pellicola, 1921 – Il mistero di Rookford è una delle poche produzioni recenti che merita sicuramente una visione, sono sicura che non ve ne pentirete.
Di Rebecca Hall, che interpreta Miss Cathcart, ho già parlato qui.
Nick Murphy è il regista della pellicola. Inglese, ha alle spalle episodi di varie serie televisive e documentari. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha un film in uscita.
Dominic West (vero nome Dominic Gerard Fe West) interpreta Robert. Inglese, ha partecipato a film come Sogno di una notte di mezza estate, 300 e Hannibal Lecter – Le origini del male. Anche regista e produttore, ha 43 anni e un corto in uscita.
Imelda Staunton (vero nome Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton) interpreta Maud. Inglese, la ricordo per film per aver interpretato la perfida Dolores Umbridge in Harry Potter e l’Ordine della Fenice e Harry Potter e i doni della morte – parte I, inoltre ha partecipato ad altri film come Shakespeare in Love, serie come Little Britain e Doctor Who, doppiato personaggi di Alice in Wonderland e Galline in fuga. Ha 56 anni e un film in uscita.
Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di guardare The Others oppure, andando un po’ più sul "pesante", The Ward di John Carpenter. ENJOY!
Trama: nel 1921 un’esperta di fenomeni paranormali viene chiamata presso un collegio maschile, dove pare che un fantasma abbia già ucciso uno degli studenti. Inizialmente scettica, la donna dovrà ricredersi quando la misteriosa entità comincerà a prendere di mira proprio lei…
1921 – Il mistero di Rookford è quel genere di thriller soprannaturale che io adoro, sottilmente inquietante, molto malinconico e in grado di tenere incollati allo schermo fino alla fine. L’elemento horror o comunque fantastico viene utilizzato per indagare su emozioni molto reali e umane, come la solitudine, il senso di colpa, il dolore e l’elaborazione del lutto; a fronte di queste sensazioni spesso le persone si chiudono in sé stesse o si svuotano, diventando dei gusci vuoti impenetrabili agli stimoli esterni e incapaci di relazionarsi con gli altri, in pratica dei fantasmi essi stessi. Nella pellicola tra vivi e morti c’è poca differenza, poiché entrambi sono accomunati da un soverchiante senso di perdita e solitudine, incapaci di superare la loro condizione, la protagonista in primis: Florence non riesce a credere all’esistenza degli spiriti, eppure li cerca con una passione quasi disperata, punendosi per non essere riuscita ad essere felice quando l’uomo che amava era ancora in vita, mascherando il dolore con la freddezza e lo scetticismo. Quando scopre che il collegio nasconde effettivamente qualcosa di inspiegabile, saranno la paura e la speranza a incrinare la costante maschera di indifferenza che indossa, e a portarla a scoprire la verità su quel luogo, su se stessa e su chi la circonda.
I personaggi che popolano 1921 – Il mistero di Rookford hanno quindi tutti un loro scheletro nell’armadio, qualcosa che li blocca nella loro condizione di anime infelici. Per fortuna la bravura degli interpreti impedisce alla pellicola di scivolare nel patetico o di creare delle figure stereotipate e monodimensionali, e l’elemento psicologico si fonde perfettamente con quello soprannaturale, creando un film in grado di intrattenere e rendere partecipi allo stesso tempo. La parte thriller, infatti, funziona alla perfezione, perché pone davanti allo spettatore un mistero facilmente risolvibile con un po’ di attenzione e metodi di indagine ortodossi, che tuttavia apre le porte ad una vicenda molto più complicata dove nulla e ciò che sembra, seminando qui e là degli indizi che, nel finale, verranno ripresi per rivelare tutta la verità e nient’altro che la verità. A proposito della quale arriviamo a parlare dell’aspetto tecnico del film.
Nonostante Nick Murphy sia al suo primo lavoro cinematografico, 1921 – Il mistero di Rookford è visivamente molto bello, come raramente succede di questi tempi. La fotografia ha un sapore antico e malinconico, inoltre i personaggi e gli ambienti sembrano immersi in una nebbiolina fredda e costante, come se gli spiriti non li abbandonassero mai. Il regista non cerca il facile espediente horror per far saltare sulla sedia lo spettatore, ma infila qua e là degli elementi inquietanti, come la casetta delle bambole con i pupazzetti che ripropone fedelmente alcune scene del film, oppure inquadrature attraverso passaggi segreti ed aperture che, idealmente, consentono di vedere quello che le persone vorrebbero tenere nascosto. Un paio di sequenze mi sono piaciute molto, in particolare, come quella rivelatoria del finale, dove la stessa scena si ripropone più volte agli occhi della protagonista con un effetto a dir poco vertiginoso, oppure l’inizio, dove l’atmosfera spettrale della seduta spiritica viene cancellata con un inaspettato colpo di mano che rivela la recita messa in piedi da un gruppo di truffatori. Essendo anche curatissimo dal punto di vista della colonna sonora, molto adatta alle tristi atmosfere della pellicola, 1921 – Il mistero di Rookford è una delle poche produzioni recenti che merita sicuramente una visione, sono sicura che non ve ne pentirete.
Di Rebecca Hall, che interpreta Miss Cathcart, ho già parlato qui.
Nick Murphy è il regista della pellicola. Inglese, ha alle spalle episodi di varie serie televisive e documentari. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha un film in uscita.
Dominic West (vero nome Dominic Gerard Fe West) interpreta Robert. Inglese, ha partecipato a film come Sogno di una notte di mezza estate, 300 e Hannibal Lecter – Le origini del male. Anche regista e produttore, ha 43 anni e un corto in uscita.
Imelda Staunton (vero nome Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton) interpreta Maud. Inglese, la ricordo per film per aver interpretato la perfida Dolores Umbridge in Harry Potter e l’Ordine della Fenice e Harry Potter e i doni della morte – parte I, inoltre ha partecipato ad altri film come Shakespeare in Love, serie come Little Britain e Doctor Who, doppiato personaggi di Alice in Wonderland e Galline in fuga. Ha 56 anni e un film in uscita.
Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di guardare The Others oppure, andando un po’ più sul "pesante", The Ward di John Carpenter. ENJOY!
martedì 15 maggio 2012
Palle in canna (1993)
Scorrendo le pagine del Bollalmanacco mi sono resa conto che mancano recensioni su pellicole dichiaratamente demenziali. Rimedio oggi alla mancanza, parlando di Palle in canna (National Lampoon’s Loaded Weapon 1), diretto nel 1993 da Gene Quintano.
Trama: gli agenti Colt e Luger, l’uno scapestrato, l’altro ligio alle regole, devono smantellare un’organizzazione che riesce a smerciare cocaina… trasformandola in biscotti delle Giovani Castorine.
Noi mocciosi degli anni ’80 siamo cresciuti con film storici (e storicamente dementi) come le serie di Una pallottola spuntata, Scuola di polizia e Hot Shots!, tutte supercazzole esilaranti e completamente folli che, ancora adesso, è impossibile non citare praticamente a memoria. Questo Palle in canna era arrivato un po’ fuori tempo massimo ed è sicuramente inferiore ai titoli che ho citato, ma quanto a demenza non scherza neppure lui, ed è particolarmente apprezzabile per la marea di grandissimi attori chiamati a recitare parti più o meno importanti all’interno della pellicola. La trama, ovviamente, è un pretesto per prendere in giro innanzitutto la serie Arma letale, con gag che riprendono direttamente alcune storiche sequenze dei film con Mel Gibson (una su tutte: la camminata nudo al chiaro di luna o quella in cui Samuel L. Jackson è seduto sulla tazza del cesso), mescolandole con “omaggi” ad altri film di genere che prevedono un eroe provato dalla vita e dall’amore, ormai disilluso, possibilmente alcolizzato e pronto a vivere ai margini della legge, ovviamente affiancato dal poliziotto perfettino, una gnocca paurosa e legata al supercriminale di turno, ambigui testimoni, scagnozzi sacrificabili, esplosioni come se piovessero e capi urlanti.
Più di altri film simili, però, questo Palle in canna si distingue per la serie davvero ininterrotta di gag. Non c’è un solo momento in cui, anche solo sullo sfondo, non succeda qualcosa di assurdo, né dialoghi che non siano basati sul nonsense assoluto: insomma, un’ora e mezza di follia completa, sulla quale è abbastanza duro fare una critica prettamente cinematografica, anche perché visivamente non è granché come film. Per quanto riguarda gli interpreti, però, c'è da dire che Palle in canna da parecchie soddisfazioni. Abituati come siamo a vedere Samuel L. Jackson calato nel ruolo di badass per eccellenza, assistere alle buffissime smorfie che fa nel film è semplicemente esilarante e più di una volta il buon Sam ruba la scena all'inespressivo Emilio Estevez; a questo si aggiungono anche un Tim Curry con l'accento tedesco (o austriaco, chissà!!) e la parrucchetta bionda da giovane castorina poco meno che leggendario e un William Shatner in formissima nei panni del supervillain talmente cattivo da riuscire persino a mangiarsi dei piranha vivi. Se a questo aggiungiamo anche un' "inquadratura gratuita della topa" (che torna sul finale per agitarsi sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen), l'esilarante confronto tra due pezzi da novanta come Tim Curry e Woopi Goldberg, il General Mortars confuso col General Motors, la faccia di Luger quando Colt gli racconta del suo rapporto con la "partner" Claire (si sentiva esclusa e mi ha fatto i bisogni nelle scarpe), gli errori sintattici di Becker, la metamorfosi di Destiny e mille altre trovate geniali, è ovvio che Palle in canna diventa un film da vedere almeno una volta nella vita.
Di Samuel L. Jackson (Wes Luger), Tim Curry (Jigsaw), Lin Shaye (è la testimone che “incastra” Mr. Potato), Woopi Goldberg (Sergente York), Bruce Willis (il tizio con la roulotte sbagliata), Corey Feldman (poliziotto giovane), ho già parlato nei rispettivi link.
Gene Quintano è il regista della pellicola, al suo terzo film. Molto più famoso come sceneggiatore (suoi capisaldi della commedia demenziale come Scuola di polizia 3 e 4), anche produttore, attore e assistente alla regia, ha 66 anni.
Emilio Estevez interpreta Jack Colt. Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen, lo ricordo per film come I ragazzi della 56esima strada, Breakfast Club, Brivido, Cuba Libre – La notte del giudizio, Mission: Impossible e serie come Two and a Half Men. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.
Jon Lovitz (vero nome Jonathan M. Lovitz) interpreta Becker. Americano, ha partecipato a film come Big, Ho sposato un’aliena, Ragazze vincenti, Scappo dalla città 2, Matilda 6 mitica, Rat Race e doppiato Fievel conquista il West oltre ad alcuni episodi de I Simpson; ha anche partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita.
William Shatner interpreta il General Mortars. Attore canadese universalmente conosciuto come Capitano Kirk della serie Star Trek, ha partecipato a film come L’aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Osmosis Jones, American Psycho II, Dodgeball e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Hercules e Una famiglia del terzo tipo (dove ha interpretato il fantomatico e più volte nominato Grande Capoccione Gigante). Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 81 anni.
F. Murray Abraham (vero nome Fahrid Murray Abraham) interpreta Harold Leacher. Americano, ha partecipato a film come Serpico, Tutti gli uomini del presidente, Scarface, Amadeus (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Il nome della rosa, I promessi sposi, Il falò delle vanità, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, Mimic e I 13 spettri, oltre a serie come Il tenente Kojak. Ha 63 anni e cinque film in uscita.
Charlie Sheen (vero nome Carlos Irwin Estevez) interpreta il parcheggiatore. Fratello di Emilio Estevez e figlio di Martin Sheen, lo ricordo per film come Platoon, Wall Street, Ore contate, Hot Shots!, Hot Shots! 2, I tre moschettieri, Essere John Malkovich, Scary Movie 3 e 4, Wall Street: Il denaro non muore mai e per aver partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha anni e un film in uscita.
Incalcolabile la marea di guest star che compaiono solo per una battuta o poco più: tra quelle che ho riconosciuto segnalo James Doohan, che riprende il ruolo “trekkiano” di Scotty per aggiustare la macchina del caffè all’interno della stazione di polizia, Denis Leary, che presta la voce alla tigre Diego della serie L'era glaciale, nel ruolo di Mike McCracken, Denise Richards (ex moglie di Charlie Sheen e interprete di Sex Crimes e Starship Troopers) nei panni di una delle Judy, i Chips Erik Estrada e Larry Wilcox nei panni di se stessi e Christopher Lambert come passante in macchina. Il film in originale si intitola Loaded Weapon 1, perché era già in progetto di dotarlo di un seguito… quando però il film ha incassato poco, non se n’è fatto più nulla. Se comunque, a dispetto degli incassi, il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la trilogia de Una pallottola spuntata, Starsky & Hutch e anche il recente e divertentissimo Red. ENJOY!!
Trama: gli agenti Colt e Luger, l’uno scapestrato, l’altro ligio alle regole, devono smantellare un’organizzazione che riesce a smerciare cocaina… trasformandola in biscotti delle Giovani Castorine.
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| "Wiilderness Guuurls!" Questa immagine vale da sola l'intero film. Comunque. |
Più di altri film simili, però, questo Palle in canna si distingue per la serie davvero ininterrotta di gag. Non c’è un solo momento in cui, anche solo sullo sfondo, non succeda qualcosa di assurdo, né dialoghi che non siano basati sul nonsense assoluto: insomma, un’ora e mezza di follia completa, sulla quale è abbastanza duro fare una critica prettamente cinematografica, anche perché visivamente non è granché come film. Per quanto riguarda gli interpreti, però, c'è da dire che Palle in canna da parecchie soddisfazioni. Abituati come siamo a vedere Samuel L. Jackson calato nel ruolo di badass per eccellenza, assistere alle buffissime smorfie che fa nel film è semplicemente esilarante e più di una volta il buon Sam ruba la scena all'inespressivo Emilio Estevez; a questo si aggiungono anche un Tim Curry con l'accento tedesco (o austriaco, chissà!!) e la parrucchetta bionda da giovane castorina poco meno che leggendario e un William Shatner in formissima nei panni del supervillain talmente cattivo da riuscire persino a mangiarsi dei piranha vivi. Se a questo aggiungiamo anche un' "inquadratura gratuita della topa" (che torna sul finale per agitarsi sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen), l'esilarante confronto tra due pezzi da novanta come Tim Curry e Woopi Goldberg, il General Mortars confuso col General Motors, la faccia di Luger quando Colt gli racconta del suo rapporto con la "partner" Claire (si sentiva esclusa e mi ha fatto i bisogni nelle scarpe), gli errori sintattici di Becker, la metamorfosi di Destiny e mille altre trovate geniali, è ovvio che Palle in canna diventa un film da vedere almeno una volta nella vita.
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| Ma anche questa non scherza. Notare la parrucca della Goldberg!! |
Di Samuel L. Jackson (Wes Luger), Tim Curry (Jigsaw), Lin Shaye (è la testimone che “incastra” Mr. Potato), Woopi Goldberg (Sergente York), Bruce Willis (il tizio con la roulotte sbagliata), Corey Feldman (poliziotto giovane), ho già parlato nei rispettivi link.
Gene Quintano è il regista della pellicola, al suo terzo film. Molto più famoso come sceneggiatore (suoi capisaldi della commedia demenziale come Scuola di polizia 3 e 4), anche produttore, attore e assistente alla regia, ha 66 anni.
Emilio Estevez interpreta Jack Colt. Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen, lo ricordo per film come I ragazzi della 56esima strada, Breakfast Club, Brivido, Cuba Libre – La notte del giudizio, Mission: Impossible e serie come Two and a Half Men. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.
Jon Lovitz (vero nome Jonathan M. Lovitz) interpreta Becker. Americano, ha partecipato a film come Big, Ho sposato un’aliena, Ragazze vincenti, Scappo dalla città 2, Matilda 6 mitica, Rat Race e doppiato Fievel conquista il West oltre ad alcuni episodi de I Simpson; ha anche partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita.
William Shatner interpreta il General Mortars. Attore canadese universalmente conosciuto come Capitano Kirk della serie Star Trek, ha partecipato a film come L’aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Osmosis Jones, American Psycho II, Dodgeball e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Hercules e Una famiglia del terzo tipo (dove ha interpretato il fantomatico e più volte nominato Grande Capoccione Gigante). Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 81 anni.
F. Murray Abraham (vero nome Fahrid Murray Abraham) interpreta Harold Leacher. Americano, ha partecipato a film come Serpico, Tutti gli uomini del presidente, Scarface, Amadeus (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Il nome della rosa, I promessi sposi, Il falò delle vanità, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, Mimic e I 13 spettri, oltre a serie come Il tenente Kojak. Ha 63 anni e cinque film in uscita.
Charlie Sheen (vero nome Carlos Irwin Estevez) interpreta il parcheggiatore. Fratello di Emilio Estevez e figlio di Martin Sheen, lo ricordo per film come Platoon, Wall Street, Ore contate, Hot Shots!, Hot Shots! 2, I tre moschettieri, Essere John Malkovich, Scary Movie 3 e 4, Wall Street: Il denaro non muore mai e per aver partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha anni e un film in uscita.
Incalcolabile la marea di guest star che compaiono solo per una battuta o poco più: tra quelle che ho riconosciuto segnalo James Doohan, che riprende il ruolo “trekkiano” di Scotty per aggiustare la macchina del caffè all’interno della stazione di polizia, Denis Leary, che presta la voce alla tigre Diego della serie L'era glaciale, nel ruolo di Mike McCracken, Denise Richards (ex moglie di Charlie Sheen e interprete di Sex Crimes e Starship Troopers) nei panni di una delle Judy, i Chips Erik Estrada e Larry Wilcox nei panni di se stessi e Christopher Lambert come passante in macchina. Il film in originale si intitola Loaded Weapon 1, perché era già in progetto di dotarlo di un seguito… quando però il film ha incassato poco, non se n’è fatto più nulla. Se comunque, a dispetto degli incassi, il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la trilogia de Una pallottola spuntata, Starsky & Hutch e anche il recente e divertentissimo Red. ENJOY!!
lunedì 14 maggio 2012
Get Babol! #20
Questa settimana è uscito Dark Shadows anche in America! Aspettando di vedere se l'ultima fatica della premiata ditta Burton/Depp riuscirà a superare i mille dubbi che mi pervadono sulla sua effettiva validità, vediamo che altro ci offrono le sale d'oltreoceano. ENJOY!
God Bless America
Di Bobcat Goldthwait
Con Joel Murray, Tara Lynne Barr e Mackenzie Brooke Smith.
Trama (da Imdb): Frank, un malato terminale la cui missione è ripulire la società dai cittadini più repellenti, trova un'improbabile complice in una ragazzina di 16 anni.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Arancia meccanica, American Psycho, Hot Fuzz e Fight Club. Innanzitutto, una doverosa premessa: il regista e sceneggiatore è Zed di Scuola di polizia, il mio idolo indiscusso da tempo immemorabile, e uno dei comici più cinici e graffianti che esistano. Joel Murray invece era l'amico idiota di Greg nella sit - com Dharma & Greg, un uomo a cui, secondo me, non avevano dato abbastanza spazio, con quella sua meravigliosa faccetta bolsa da uomo qualunque. E già questi due sono punti a favore della pellicola. Il trailer poi è.... awesome, come dice Tara Lynne Barr dopo che il povero cristo vessato dalla società fa fuori la ragazzina incazzata per aver ricevuto un'automobile che non voleva. Un'improbabile coppia on the road, che fa strage di tutti coloro che rendono la nostra società il regno della spazzatura, del trash, della maleducazione e dell'ipocrisia. So che non succederà mai ma... non vedo l'ora che esca!!!
Girl in Progress
Di Patricia Riggen
Con Eva Mendes, Cierra Ramirez, Patricia Arquette.
Trama (da Imdb): mentre Grace, madre single, si barcamena tra lavoro, bollette e una relazione con un dottore già sposato, sua figlia, Ansiedad, progetta un modo per diventare adulta prima del tempo, ispirandosi ai racconti di formazione letti a scuola.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Ghost World e Little Miss Sunshine. Allora, non scomodiamo i grandi e nemmeno una brava attrice come Patricia Arquette, per l'amor di dio. Questo film, uscito negli USA appunto in occasione della festa della mamma, sembrerebbe un episodio molto allungato di Una mamma per amica, con la figlia più grebana e la madre ancora più stupida (anche se gli ometti potranno dire: più gnocca, visto che stiamo parlando di Eva Mendes). Se posso dire, lo eviterò come la peste, sperando non esca mai in Italia.
El Gringo
Di Eduardo Rodriguez
Con Scott Adkins, Yvette Yades e Christian Slater.
Trama (da Imdb): un uomo in procinto di attraversare il Messico con 2.000.000 dollari e un sanguinoso passato alle spalle, si ritrova improvvisamente attaccato nella sonnolenta cittadina di El Fronteras.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Kill Bill, Drive e Machete. El Gringo potrebbe essere uno di quei film che, nelle mani giuste (vedi Robert Rodriguez o Quentin Tarantino) e con gli attori giusti potrebbe diventare una tamarrata cult, talmente bella da essere quasi commovente. E' vero che qui c'è Christian Slater ma affidare la parte del protagonista al fratello brutto e (ancor più) tabozzo di Eli Roth è stata una mossa poco saggia, secondo me. Il trailer parrebbe il trionfo del cliché del cinema "cool", anche se le pallottole con sopra scritto Chinga Tu Madre mi fanno sorridere. Però... guardate bene la casa di produzione: After Dark Action. After Dark??!! Oh noooo!!! Bocciato, bocciato!!!
Hick
Di Derick Martini
Con Chloe Moretz, Blake Lively, Rory Culkin.
Trama (da Imdb): Un'adolescente del Nebraska ottiene più di quanto volesse quando parte per la città delle luci, Las Vegas.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Natural Born Killers e Non è un paese per vecchi. Dal primo film questo Hick eredita la presenza di Juliette Lewis, unica grande "vecchia", assieme ad Alec Baldwin, in un cast di giovani promesse che giocano a fare i duri. Sinceramente, adoro Chloe Moretz, ma la storia della ragazzina che perde la sua innocenza nel corso di un viaggio on the road, incontrando strepponi assortiti e il grande aMMore della sua vita, mi sa di già vista trecento volte. E purtroppo il suo look mi ricorda quello della Lolita di Adrian Lyne, una camurrìa pesante come poche. Mah, francamente eviterei, poi magari cambio idea.
God Bless America
Di Bobcat Goldthwait
Con Joel Murray, Tara Lynne Barr e Mackenzie Brooke Smith.
Trama (da Imdb): Frank, un malato terminale la cui missione è ripulire la società dai cittadini più repellenti, trova un'improbabile complice in una ragazzina di 16 anni.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Arancia meccanica, American Psycho, Hot Fuzz e Fight Club. Innanzitutto, una doverosa premessa: il regista e sceneggiatore è Zed di Scuola di polizia, il mio idolo indiscusso da tempo immemorabile, e uno dei comici più cinici e graffianti che esistano. Joel Murray invece era l'amico idiota di Greg nella sit - com Dharma & Greg, un uomo a cui, secondo me, non avevano dato abbastanza spazio, con quella sua meravigliosa faccetta bolsa da uomo qualunque. E già questi due sono punti a favore della pellicola. Il trailer poi è.... awesome, come dice Tara Lynne Barr dopo che il povero cristo vessato dalla società fa fuori la ragazzina incazzata per aver ricevuto un'automobile che non voleva. Un'improbabile coppia on the road, che fa strage di tutti coloro che rendono la nostra società il regno della spazzatura, del trash, della maleducazione e dell'ipocrisia. So che non succederà mai ma... non vedo l'ora che esca!!!
Girl in Progress
Di Patricia Riggen
Con Eva Mendes, Cierra Ramirez, Patricia Arquette.
Trama (da Imdb): mentre Grace, madre single, si barcamena tra lavoro, bollette e una relazione con un dottore già sposato, sua figlia, Ansiedad, progetta un modo per diventare adulta prima del tempo, ispirandosi ai racconti di formazione letti a scuola.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Ghost World e Little Miss Sunshine. Allora, non scomodiamo i grandi e nemmeno una brava attrice come Patricia Arquette, per l'amor di dio. Questo film, uscito negli USA appunto in occasione della festa della mamma, sembrerebbe un episodio molto allungato di Una mamma per amica, con la figlia più grebana e la madre ancora più stupida (anche se gli ometti potranno dire: più gnocca, visto che stiamo parlando di Eva Mendes). Se posso dire, lo eviterò come la peste, sperando non esca mai in Italia.
El Gringo
Di Eduardo Rodriguez
Con Scott Adkins, Yvette Yades e Christian Slater.
Trama (da Imdb): un uomo in procinto di attraversare il Messico con 2.000.000 dollari e un sanguinoso passato alle spalle, si ritrova improvvisamente attaccato nella sonnolenta cittadina di El Fronteras.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Kill Bill, Drive e Machete. El Gringo potrebbe essere uno di quei film che, nelle mani giuste (vedi Robert Rodriguez o Quentin Tarantino) e con gli attori giusti potrebbe diventare una tamarrata cult, talmente bella da essere quasi commovente. E' vero che qui c'è Christian Slater ma affidare la parte del protagonista al fratello brutto e (ancor più) tabozzo di Eli Roth è stata una mossa poco saggia, secondo me. Il trailer parrebbe il trionfo del cliché del cinema "cool", anche se le pallottole con sopra scritto Chinga Tu Madre mi fanno sorridere. Però... guardate bene la casa di produzione: After Dark Action. After Dark??!! Oh noooo!!! Bocciato, bocciato!!!
Hick
Di Derick Martini
Con Chloe Moretz, Blake Lively, Rory Culkin.
Trama (da Imdb): Un'adolescente del Nebraska ottiene più di quanto volesse quando parte per la città delle luci, Las Vegas.
GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Natural Born Killers e Non è un paese per vecchi. Dal primo film questo Hick eredita la presenza di Juliette Lewis, unica grande "vecchia", assieme ad Alec Baldwin, in un cast di giovani promesse che giocano a fare i duri. Sinceramente, adoro Chloe Moretz, ma la storia della ragazzina che perde la sua innocenza nel corso di un viaggio on the road, incontrando strepponi assortiti e il grande aMMore della sua vita, mi sa di già vista trecento volte. E purtroppo il suo look mi ricorda quello della Lolita di Adrian Lyne, una camurrìa pesante come poche. Mah, francamente eviterei, poi magari cambio idea.
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sabato 12 maggio 2012
The Avengers (2012)
E fu così che, dopo avere contagiato il mondo intero al grido di “Vendicatori uniti!!” il film The Avengers, diretto da Joss Whedon, ha raggiunto anche me, che avevo giurato di non vederlo mai. Ma, come dice Padre Maronno, mai fare giuramenti simili perché… e se poi te ne penti?
Trama: il malvagio dio Loki riesce a rubare il Tesseract, cubo di origine misteriosa in grado di produrre un’energia praticamente illimitata e aprire varchi su altri mondi. Per sventare la minaccia, il direttore dello S.H.I.E.L.D. Nick Fury chiama a raccolta Capitan America, la Vedova Nera, Bruce Banner e Iron Man, ai quali si aggiungeranno poi anche Thor e Occhio di Falco…
Il motivo principale per cui avrei volentieri evitato di vedere The Avengers, come ho fatto in effetti per tutti gli Hulk, Captain America e Thor, è sostanzialmente uno solo: questi supereroi mi stanno sulle scatole come i Fantastici 4 e l’Uomo Ragno. Sono personaggi che, su carta, non ho mai potuto soffrire, e tutte le volte che si infilano in qualche crossover con gli X-Men mi viene da piangere. La mera presenza di Robert Downey Jr. mi aveva ovviamente portata a sorvolare e a guardarmi i due esilaranti e bellissimi Iron Man, ma da qui a dare fiducia ad un'intera pellicola dedicata al gruppo di eroi più potente della terra ne passava. Poi, insomma, sono arrivati un trailer della Madonna e recensioni strepitose che mettevano d'accordo un po' tutti, dal nerd allo streppone che dei Vendicatori non sapeva nulla (un po' come me, appunto) e mi sono lasciata convincere ad andarlo a vedere. Inaspettamente, sono uscita dalla sala estasiata, soddisfattissima e pronta a godermi un seguito, se mai ci sarà.
Il pregio maggiore di The Avengers è la sua assoluta fruibilità anche da parte di chi ignora completamente la materia trattata e i film che lo hanno preceduto. A prescindere dalla bellezza degli effetti speciali, dalla fluidità della regia, dall'ottimo utilizzo del 3D, infatti, è il solidissimo lavoro di sceneggiatura che mi ha catturata. Il bravissimo Joss Whedon tira le fila di una vicenda complicata rendendola scorrevole, divertente ed emozionante, inframezzando momenti seri o maggiormente comprensibili dai fan a sequenze di puro intrattenimento che rivelano la fondamentale umanità e imperfezione dei personaggi coinvolti, senza tuttavia snaturarne il carattere: abbiamo così il "solito" Iron Man guascone e geniale, un Bruce Banner impacciato e vergognoso della sua natura di mostro, due pezzi grossi come Thor e Capitan America assolutamente impreparati ad affrontare il mondo che li circonda, una Vedova Nera femminile ed ambigua. L'interazione tra tutti questi eroi è la carta vincente di The Avengers, perché è realistica e per nulla forzata, sia quando si prendono a pugni per mostrare, metaforicamente, "chi ce l'ha più grosso", sia quando si fanno forza o si prendono in giro a vicenda. Indispensabile, a questo proposito, la bravura degli attori. Se su un Robert Downey Jr. sempre più figo e a suo agio nel ruolo di Tony Stark (con tanto di maglietta dei Black Sabbath!) non avevo dubbio alcuno, chi mi ha piacevolmente sopresa sono Mark Ruffalo, perfetto erede di Edward Norton, Tom Hiddleston con la faccetta affilata e il sorrisetto bastardo e Scarlett Johansson, che riesce a non rendere insopportabile un personaggio come la Vedova Nera, che avrebbe tutte le potenzialità per esserlo. Meno incisivi ma comunque perfetti per il ruolo anche Jeremy Renner, Chris Evans e Chris Hemsworth: il primo deve "limitarsi" ad essere un duro di prima categoria, riuscendosi benissimo, gli altri due sono l'incarnazione ideale di un uomo talmente rigido da dar l'idea di andarsene in giro con un perenne bacco infilato nel culo e di un Dio potentissimo ma babbalone, capitato in una terra dove a nessuno frega nulla della sua natura. Il voto 11 va però a Hulk, che in quattro momenti chiave riesce a regalare momenti di assoluta comicità, l'equivalente moderno di un John Belushi che sfonda la chitarra contro il muro in Animal House.
Torniamo un momento più seri ora e soffermiamoci sugli aspetti più tecnici della pellicola. Come ho detto, la regia di Whedon regala delle sequenze d'azione fluidissime, delle scene più statiche ricche di pathos e particolari, infine grandiosi momenti mozzafiato come l'arrivo degli alieni sulla Terra con conseguente distruzione della città. Chapeau agli scenografi, che hanno ricreato un Elivelivolo S.H.I.E.L.D. praticamente perfetto e anche ai costumisti, che sono riusciti a rendere meno ridicoli ed imbarazzanti persino il costumino di Cap e l'elmetto cornuto di Loki. Per una volta, inoltre, lodi sperticate al 3D: è vero che dubito avrebbe fatto differenza se avessero lasciato The Avengers girato normalmente, ma questa volta non ho avuto nemmeno un accenno di mal di testa, la fotografia si è mantenuta luminosa per tutta la durata del film e ammetto che anche i combattimenti finali hanno ottenuto una profondità particolare che li ha resi ancora più avvincenti. Certo, dopo tutti questi elogi qualcosa che mi ha fatto storcere il naso c'è stata, come l'idea francamente imbarazzante che la Vedova Nera potesse combattere dei mostri con due pistolette scrause o il design stesso dei cosiddetti Chitauri e delle loro immonde balene meccaniche, ma sono davvero quisquilie. Anzi, no, non è vero, mi ha intristita anche l'assenza di una parte un po' più consistente per la dolce Miss Pepper e la triste fine toccata ad uno dei miei personaggi preferiti. A prescindere, però, mi sento di consigliare tranquillamente The Avengers a tutti: uomini, donne (soprattutto, fanciulle, andate a vedere quanto ben di Dio!!!), nerd, fighètti, figli dei Vendicatori, fratelli degli X - Men, Marvel - maniaci all'ultimo stadio, gente che la Marvel nemmeno sa cosa sia, veri credenti e beghini falsi. Stavolta la Casa delle Idee ha davvero fatto il botto, signori.
Di Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk, scritturato dopo che Edward Norton ha dato forfait), Gwyneth Paltrow (Ms. Pepper), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova Nera), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), Stellan Skarsgaard (Professor Erik Selvig) e Harry Dean Stanton (la guardia che ritrova Hulk a metà film) ho già parlato nei rispettivi link.
Joss Whedon è regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, creatore di uno dei miei telefilm preferiti, Buffy the Vampire Slayer, e scrittore di una delle più belle saghe recenti degli X-Men, come regista ha diretto film come Serenity, lo spezzone post – titoli di coda di Thor ed episodi delle serie Angel, Dollhouse e Glee. Anche produttore e attore, ha 48 anni e un film in uscita, un adattamento del shakespeariano Much Ado about Nothing con Clark Gregg, Alexis Denisof, Nathan Fillion e Tom Lenk tra i protagonisti. Yum!
Chris Evans (vero nome Christopher Robert Evans) interpreta Steve Rogers/Capitan America. Americano, ha partecipato a film come I Fantastici Quattro, I Fantastici Quattro e Silver Surfer, Scott Pilgrim vs. The World, Capitan America: il primo Vendicatore e ha doppiato alcuni episodi di Robot Chicken. Ha 31 anni e tre film in uscita, tra cui un probabile Captain America 2.
Chris Hemsworth interpreta Thor. Australiano, ha partecipato a film come A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga, Thor e l’imminente Quella casa nel bosco; inoltre era tra i protagonisti della soap australiana Home and Away. Ha 29 anni e quattro film in uscita, tra cui Biancaneve e il cacciatore e un probabile Thor 2.
Tom Hiddleston (vero nome Thomas William Hiddleston) interpreta Loki. Inglese, ha partecipato a film come Thor, Midnight in Paris e War Horse. Ha 31 anni e cinque film in uscita, tra cui un probabile Thor 2.
Clark Gregg (vero nome Robert Clark Gregg) interpreta l’agente Phil Coulson. Americano, ha partecipato a film come I soliti sospetti, Magnolia, A.I. intelligenza artificiale, One Hour Photo, Iron Man, Iron Man 2 e Thor, oltre a serie come Le avventure del giovane Indiana Jones, Sex & the City, Will & Grace e CSI: New York. Anche sceneggiatore e regista, ha 48 anni e quattro film in uscita, tra cui un probabile Nick Fury.
Tra le guest star presenti nella pellicola, Lou Ferrigno da la voce a Hulk, Stan Lee compare nei panni del vecchio che dichiara al TG di non credere nei supereroi, la dolce Robin di How I Met Your Mother, alias l’attrice Cobie Smulders, interpreta l’agente Maria Hill ed infine il marito di Allyson Hannighan, Alexis Denisof, già Wesley in Buffy the Vampire Slayers, interpreta l’incappucciato alieno “Altro”. A proposito di mostri ed incappucciati, a metà dei titoli di coda il film continua per mezzo minuto, più o meno, e ci anticipa quello che sarà il prossimo avversario dei Vendicatori in caso di sequel: io pensavo fosse uno Skrull, invece fonti attendibili me lo vendono come Thanos, malvagissimo e praticamente invincibile alieno/semidio dell’universo Marvel. Inoltre, pare che nella versione US del film ci sia una scena alla fine di TUTTI i titoli di coda, dove i Vendicatori mangiano in silenzio il fantomatico Shawarma che Tony era così curioso di assaggiare. Per quanto riguarda futuri sequel, invece, visto il successo internazionale di The Avengers la Marvel ha già annunciato un The Avengers 2, che dovrebbe essere sempre diretto da Joss Wedon e venire subito dopo i futuri Iron Man 3, Thor 2 e Capitan America 2. Nell'attesa, vediamo di recuperare Iron Man e Iron Man 2, io intanto mi userò violenza e cercherò di guardare Thor e Capitan America: il primo Vendicatore. ENJOY!!!
Trama: il malvagio dio Loki riesce a rubare il Tesseract, cubo di origine misteriosa in grado di produrre un’energia praticamente illimitata e aprire varchi su altri mondi. Per sventare la minaccia, il direttore dello S.H.I.E.L.D. Nick Fury chiama a raccolta Capitan America, la Vedova Nera, Bruce Banner e Iron Man, ai quali si aggiungeranno poi anche Thor e Occhio di Falco…
Il motivo principale per cui avrei volentieri evitato di vedere The Avengers, come ho fatto in effetti per tutti gli Hulk, Captain America e Thor, è sostanzialmente uno solo: questi supereroi mi stanno sulle scatole come i Fantastici 4 e l’Uomo Ragno. Sono personaggi che, su carta, non ho mai potuto soffrire, e tutte le volte che si infilano in qualche crossover con gli X-Men mi viene da piangere. La mera presenza di Robert Downey Jr. mi aveva ovviamente portata a sorvolare e a guardarmi i due esilaranti e bellissimi Iron Man, ma da qui a dare fiducia ad un'intera pellicola dedicata al gruppo di eroi più potente della terra ne passava. Poi, insomma, sono arrivati un trailer della Madonna e recensioni strepitose che mettevano d'accordo un po' tutti, dal nerd allo streppone che dei Vendicatori non sapeva nulla (un po' come me, appunto) e mi sono lasciata convincere ad andarlo a vedere. Inaspettamente, sono uscita dalla sala estasiata, soddisfattissima e pronta a godermi un seguito, se mai ci sarà.
Il pregio maggiore di The Avengers è la sua assoluta fruibilità anche da parte di chi ignora completamente la materia trattata e i film che lo hanno preceduto. A prescindere dalla bellezza degli effetti speciali, dalla fluidità della regia, dall'ottimo utilizzo del 3D, infatti, è il solidissimo lavoro di sceneggiatura che mi ha catturata. Il bravissimo Joss Whedon tira le fila di una vicenda complicata rendendola scorrevole, divertente ed emozionante, inframezzando momenti seri o maggiormente comprensibili dai fan a sequenze di puro intrattenimento che rivelano la fondamentale umanità e imperfezione dei personaggi coinvolti, senza tuttavia snaturarne il carattere: abbiamo così il "solito" Iron Man guascone e geniale, un Bruce Banner impacciato e vergognoso della sua natura di mostro, due pezzi grossi come Thor e Capitan America assolutamente impreparati ad affrontare il mondo che li circonda, una Vedova Nera femminile ed ambigua. L'interazione tra tutti questi eroi è la carta vincente di The Avengers, perché è realistica e per nulla forzata, sia quando si prendono a pugni per mostrare, metaforicamente, "chi ce l'ha più grosso", sia quando si fanno forza o si prendono in giro a vicenda. Indispensabile, a questo proposito, la bravura degli attori. Se su un Robert Downey Jr. sempre più figo e a suo agio nel ruolo di Tony Stark (con tanto di maglietta dei Black Sabbath!) non avevo dubbio alcuno, chi mi ha piacevolmente sopresa sono Mark Ruffalo, perfetto erede di Edward Norton, Tom Hiddleston con la faccetta affilata e il sorrisetto bastardo e Scarlett Johansson, che riesce a non rendere insopportabile un personaggio come la Vedova Nera, che avrebbe tutte le potenzialità per esserlo. Meno incisivi ma comunque perfetti per il ruolo anche Jeremy Renner, Chris Evans e Chris Hemsworth: il primo deve "limitarsi" ad essere un duro di prima categoria, riuscendosi benissimo, gli altri due sono l'incarnazione ideale di un uomo talmente rigido da dar l'idea di andarsene in giro con un perenne bacco infilato nel culo e di un Dio potentissimo ma babbalone, capitato in una terra dove a nessuno frega nulla della sua natura. Il voto 11 va però a Hulk, che in quattro momenti chiave riesce a regalare momenti di assoluta comicità, l'equivalente moderno di un John Belushi che sfonda la chitarra contro il muro in Animal House.
Torniamo un momento più seri ora e soffermiamoci sugli aspetti più tecnici della pellicola. Come ho detto, la regia di Whedon regala delle sequenze d'azione fluidissime, delle scene più statiche ricche di pathos e particolari, infine grandiosi momenti mozzafiato come l'arrivo degli alieni sulla Terra con conseguente distruzione della città. Chapeau agli scenografi, che hanno ricreato un Elivelivolo S.H.I.E.L.D. praticamente perfetto e anche ai costumisti, che sono riusciti a rendere meno ridicoli ed imbarazzanti persino il costumino di Cap e l'elmetto cornuto di Loki. Per una volta, inoltre, lodi sperticate al 3D: è vero che dubito avrebbe fatto differenza se avessero lasciato The Avengers girato normalmente, ma questa volta non ho avuto nemmeno un accenno di mal di testa, la fotografia si è mantenuta luminosa per tutta la durata del film e ammetto che anche i combattimenti finali hanno ottenuto una profondità particolare che li ha resi ancora più avvincenti. Certo, dopo tutti questi elogi qualcosa che mi ha fatto storcere il naso c'è stata, come l'idea francamente imbarazzante che la Vedova Nera potesse combattere dei mostri con due pistolette scrause o il design stesso dei cosiddetti Chitauri e delle loro immonde balene meccaniche, ma sono davvero quisquilie. Anzi, no, non è vero, mi ha intristita anche l'assenza di una parte un po' più consistente per la dolce Miss Pepper e la triste fine toccata ad uno dei miei personaggi preferiti. A prescindere, però, mi sento di consigliare tranquillamente The Avengers a tutti: uomini, donne (soprattutto, fanciulle, andate a vedere quanto ben di Dio!!!), nerd, fighètti, figli dei Vendicatori, fratelli degli X - Men, Marvel - maniaci all'ultimo stadio, gente che la Marvel nemmeno sa cosa sia, veri credenti e beghini falsi. Stavolta la Casa delle Idee ha davvero fatto il botto, signori.
Di Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk, scritturato dopo che Edward Norton ha dato forfait), Gwyneth Paltrow (Ms. Pepper), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova Nera), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), Stellan Skarsgaard (Professor Erik Selvig) e Harry Dean Stanton (la guardia che ritrova Hulk a metà film) ho già parlato nei rispettivi link.
Joss Whedon è regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, creatore di uno dei miei telefilm preferiti, Buffy the Vampire Slayer, e scrittore di una delle più belle saghe recenti degli X-Men, come regista ha diretto film come Serenity, lo spezzone post – titoli di coda di Thor ed episodi delle serie Angel, Dollhouse e Glee. Anche produttore e attore, ha 48 anni e un film in uscita, un adattamento del shakespeariano Much Ado about Nothing con Clark Gregg, Alexis Denisof, Nathan Fillion e Tom Lenk tra i protagonisti. Yum!
Chris Evans (vero nome Christopher Robert Evans) interpreta Steve Rogers/Capitan America. Americano, ha partecipato a film come I Fantastici Quattro, I Fantastici Quattro e Silver Surfer, Scott Pilgrim vs. The World, Capitan America: il primo Vendicatore e ha doppiato alcuni episodi di Robot Chicken. Ha 31 anni e tre film in uscita, tra cui un probabile Captain America 2.
Chris Hemsworth interpreta Thor. Australiano, ha partecipato a film come A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga, Thor e l’imminente Quella casa nel bosco; inoltre era tra i protagonisti della soap australiana Home and Away. Ha 29 anni e quattro film in uscita, tra cui Biancaneve e il cacciatore e un probabile Thor 2.
Tom Hiddleston (vero nome Thomas William Hiddleston) interpreta Loki. Inglese, ha partecipato a film come Thor, Midnight in Paris e War Horse. Ha 31 anni e cinque film in uscita, tra cui un probabile Thor 2.
Clark Gregg (vero nome Robert Clark Gregg) interpreta l’agente Phil Coulson. Americano, ha partecipato a film come I soliti sospetti, Magnolia, A.I. intelligenza artificiale, One Hour Photo, Iron Man, Iron Man 2 e Thor, oltre a serie come Le avventure del giovane Indiana Jones, Sex & the City, Will & Grace e CSI: New York. Anche sceneggiatore e regista, ha 48 anni e quattro film in uscita, tra cui un probabile Nick Fury.
Tra le guest star presenti nella pellicola, Lou Ferrigno da la voce a Hulk, Stan Lee compare nei panni del vecchio che dichiara al TG di non credere nei supereroi, la dolce Robin di How I Met Your Mother, alias l’attrice Cobie Smulders, interpreta l’agente Maria Hill ed infine il marito di Allyson Hannighan, Alexis Denisof, già Wesley in Buffy the Vampire Slayers, interpreta l’incappucciato alieno “Altro”. A proposito di mostri ed incappucciati, a metà dei titoli di coda il film continua per mezzo minuto, più o meno, e ci anticipa quello che sarà il prossimo avversario dei Vendicatori in caso di sequel: io pensavo fosse uno Skrull, invece fonti attendibili me lo vendono come Thanos, malvagissimo e praticamente invincibile alieno/semidio dell’universo Marvel. Inoltre, pare che nella versione US del film ci sia una scena alla fine di TUTTI i titoli di coda, dove i Vendicatori mangiano in silenzio il fantomatico Shawarma che Tony era così curioso di assaggiare. Per quanto riguarda futuri sequel, invece, visto il successo internazionale di The Avengers la Marvel ha già annunciato un The Avengers 2, che dovrebbe essere sempre diretto da Joss Wedon e venire subito dopo i futuri Iron Man 3, Thor 2 e Capitan America 2. Nell'attesa, vediamo di recuperare Iron Man e Iron Man 2, io intanto mi userò violenza e cercherò di guardare Thor e Capitan America: il primo Vendicatore. ENJOY!!!
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