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mercoledì 17 gennaio 2024

Wish (2023)

Me la sono presa con molta calma, ma la settimana scorsa sono andata a vedere Wish, diretto e co-sceneggiato nel 2023 dai registi Chris Buck e Fawn Veerasunthorn.


Trama: nel regno di Rosas, la giovane Asha vuole diventare apprendista di Magnifico, re e potentissimo mago che custodisce i desideri dei sudditi e, di tanto in tanto, ne esaudisce alcuni. Durante il colloquio col sovrano, tuttavia, Asha scopre cosa si nasconde dietro la sua volontà di proteggere i desideri...


Wish è il cartone animato che la Disney ha distribuito per festeggiare i suoi 100 anni e, come potete immaginare, è un'opera celebrativa, che avrebbe dovuto racchiudere in sé tutti valori della Casa del Topo. Uso il condizionale perché non è un film granché riuscito e, invece che una celebrazione, mi è sembrata una banalizzazione del concetto di "desiderio" inteso come ciò che riempie i cuori delle persone e le spinge a fare del loro meglio, non solo per loro e per il presente, ma soprattutto per gli altri e per il futuro; di più, è la drammatizzazione della canzone When You Wish Upon a Star (diventata, nel tempo, la "sigla" della Disney), con una stella che si fa personaggio dotato del potere di esaudire i desideri di una protagonista col cuore al posto giusto, colma d'amore per la famiglia, i suoi amici e il suo Paese. Una marchetta, insomma, troppo breve per approfondire certi concetti e vittima, per questo, di un po' di superficialità a livello di caratterizzazioni e trama. Asha, tanto quanto, è una protagonista coraggiosa e ribelle (benché la sua ribellione sia talmente subitanea che il suo tormento dura giusto il tempo di una canzone), mentre il villain sarebbe anche dotato di una storia appena abbozzata che gli darebbe ben più motivazioni e la speranza di una redenzione, ma purtroppo è stato designato come il primo antagonista veramente "cattivo" dai tempi di Rapunzel, quindi la cosa è caduta nel dimenticatoio dopo un quarto d'ora. Tutto questo, unito alla ferrea volontà di inserire numeri musicali e personaggi secondari che riprendessero ed omaggiassero la sessantina di "classici" che hanno preceduto Wish (sacrificando, a mio avviso, parte della bellezza del character design e risultando talvolta forzati), fa del cartone animato un'opera facilona e per buona parte prevedibile, che emoziona nel corso della visione perché riesce a toccare tutti i tasti giusti ma, di fatto, viene condannata all'oblio dopo qualche giorno.


E' un peccato, perché a livello visivo Wish è un capolavoro. Gli animatori hanno cercato di unire le moderne animazioni in CGI a degli spettacolari sfondi ad acquerello, dove le linee che tracciano architetture e personaggi sono perfettamente evidenti, e l'effetto è quello di avere figure che danzano su un foglio di carta acquerello 100% cotone, con la stessa grana delicata e le stesse sfumature. Oltretutto, le immagini hanno un rapporto d'aspetto molto ampio, e guardando Wish, si ha l'impressione che le illustrazioni di una fiaba "esplodano" sullo schermo avvolgendo lo spettatore, con un effetto nostalgia richiamato anche dal ritorno del "verde villain" e da tantissimi elementi (abiti, colori, dettagli nelle architetture, movimenti o espressioni dei personaggi) che parlano, a livello inconscio, ai ricordi più remoti e fanciulleschi del pubblico. Per quanto riguarda la colonna sonora, importantissima perché i numeri musicali di Wish sono parecchi, non l'ho trovata memorabile né troppo originale (la canzone iniziale, Venite a Rosas, mi ha ricordato tantissimo l'introduzione di Encanto, tanto che pensavo ci fosse la mano di Lin-Manuel Miranda e Germaine Franco anche qui!) ma mi sono piaciute molto la canzone "portante" Un sogno splende in me e quella del vanesio Magnifico, Il grazie dov'è?. Per finire, voto dieci al delizioso "stellino" che funge da potente mascotte dell'intero film, che sembra uscito da un'opera dello Studio Ghibli, e un BAH! grosso come una casa per la carinissima ma insopportabile capretta Valentino, già odiosa di suo e peggiorata dall'utilizzo di Amadeus come doppiatore, che vince il podio dell'animale più antipatico mai visto in un film Disney. Il mio consiglio, (anche perché ormai, dopo un mese, lo avranno tolto dai cinema) è non sprecare troppi soldi per Wish e attenderne l'uscita in streaming, anche se la visione delle immagini su grande schermo merita tantissimo!


Del co-regista e co-sceneggiatore Chris Buck ho già parlato QUI. Chris Pine (voce originale di Magnifico), Alan Tudyk (Valentino), Victor Garber (Sabino), Evan Peters (Simon), Heather Matarazzo (donna volante) e Nasim Pedrad (Sania), li trovate invece ai rispettivi link. 

Fawn Veerasunthorn è la co-regista e co-sceneggiatrice del film, al suo primo lavoro come regista. Tra i suoi lavori come animatrice figurano Raya e l'ultimo drago, Zootropolis e Cattivissimo me 2. Thailandese, anche scenografa, ha 41 anni.


Ariana DeBose è la voce originale di Asha. Americana, ha partecipato a film come West Side Story (che le è valso un Oscar come migliore attrice non protagonista). Anche regista e sceneggiatrice, ha 33 anni e quattro film in uscita tra cui Kraven - Il cacciatore



 

martedì 17 settembre 2019

American Animals (2018)

Mi è capitato di recente sotto mano il film American Animals, scritto e diretto nel 2018 dal regista Bart Layton. Scelto essenzialmente per la presenza di un paio di attori, si è rivelato una visione gradevolissima.


Trama: quattro studenti universitari pianificano un furto di antichi e preziosissimi volumi nella biblioteca della Transylvania University di Lexington.



Convincersi che per diventare veri artisti bisogna avere una vita tragica potrebbe non essere una delle idee migliori. L'ha imparato a sue spese Spencer Reinhard, studente universitario che, nel 2003, ha portato via dalla biblioteca universitaria di Lexington alcuni volumi dal valore inestimabile. Spencer non era solo, ovviamente. A spalleggiarlo c'erano altri tre ragazzi più o meno coetanei, in primis Warren Lipka, studente ribelle capitato "per caso" all'università grazie a una borsa ottenuta per meriti sportivi, galvanizzato dall'idea di poter commettere un furto come quelli dei film. Ma poiché American Animals è una storia vera (non è "tratto da", attenzione), ben poco di quel furto è andato come nei film, e lo dimostrano i volti provati da quasi dieci anni di carcere di coloro che questa storia l'hanno vissuta davvero, e che all'interno dell'opera di Bart Layton si alternano agli attori per raccontarla, rendendo American Animals una sorta di "docufilm" capace di toccare le corde più profonde degli spettatori. Non c'è nulla di romanzato, infatti, all'interno di American Animals, tranne per quello che riguarda le idee e i pensieri dei coinvolti, la cui giovinezza e felice ignoranza dell'epoca hanno filtrato una vicenda destinata a finire male già in partenza nonostante i quattro non volessero fare male a nessuno; la prima parte del film è simile infatti a quella di molti altri heist movies, coi ragazzotti pieni di speranze che, nonostante i dubbi, continuano a perseverare nell'impresa anche solo per il gusto di avere qualcosa di particolare, di speciale da fare, qualcosa che possa allontanarli dallo squallido grigiore della provincia del Kentucky. La seconda parte, introdotta dagli sguardi e dai silenzi dei veri Warren, Spencer e compagnia, è invece più cupa e si concentra sul disagio e sul senso di colpa, sulla consapevolezza di aver scazzato come solo ragazzini inesperti possono fare e sull'attesa, inevitabile, di venire condotti davanti alla giustizia, ritrovando così forse un po' di sollievo da quella situazione non così esaltante né "speciale".


Ciò che colpisce maggiormente di American Animals è il gusto e l'abilità con cui Bart Layton unisce in maniera indissolubile realtà e finzione, facendo del film una sorta di compendio visivo di quanto raccontato dai veri protagonisti; capita quindi che Spencer ricordi un uomo con una sciarpa blu, o forse viola, e nel giro di un secondo l'immagine cambi, oppure capita che nessuno sappia davvero se Warren sia andato o meno ad Amsterdam ad incontrare un bieco uomo d'affari, ed ecco quindi sparire dalla storia Udo Kier. Insomma, il film si trasforma a seconda di ciò che raccontano, omettono e ricordano i protagonisti che hanno davvero vissuto la vicenda e, a corollario, ci sono non solo le loro testimonianze ma anche quelle di genitori, insegnanti e vittime, la povera Betty Jean Gooch in primis. C'è da dire che i veri Warren Lipka e Spencer Reinhard sono a tratti più "personaggi" degli attori che li interpretano, soprattutto il primo, al quale il carcere pare non avere minimamente corretto quella vena di follia e strafottenza che sembra caratterizzare ogni suo gesto e sguardo. Bravissimo Evan Peters, che è riuscito a catturarne lo spirito alla perfezione offrendo ai fan un'altra delle sue interpretazioni sopra le righe, ma bravissimi anche gli altri attori coinvolti, Barry Keoghan in primis, con lo sguardo perso di chi sogna imprese grandiose e l'inquietudine di chi, alla fine, capisce di essere solo un ragazzino come tanti, che ha fatto il passo più lungo della gamba rovinandosi la vita. Un vero peccato che American Animals sia passato sotto silenzio (a Savona, per esempio, è durato un solo weekend al cinema d'élite ed è uscito in ritardo, inoltre ho letto pochissime recensioni in giro) perché è uno dei film più interessanti e godibili del 2018.


Di Evan Peters (Warren), Barry Keoghan (Spencer), Ann Dowd (Betty Jean "BJ" Gooch) e Udo Kier (Mr. Van Der Hoek) ho già parlato ai rispettivi link.

Bart Layton è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come L'impostore - The Imposter. Anche produttore, ha 44 anni.




martedì 11 giugno 2019

X-Men: Dark Phoenix (2019)

E finalmente è uscito anche l'ultimo film degli X-Men pre-Disney, un prodotto sulla carta assai ambizioso come X-Men: Dark Phoenix, diretto dal regista Simon Kinberg e tratto dalla Saga di Fenice Nera, storico arco narrativo della seconda generazione di X-Men. NO SPOILER, of course!


Trama: dopo aver recuperato degli astronauti persi nello spazio, Jean Grey viene investita da una forza cosmica che, a poco a poco, la corrompe, mettendo in pericolo tutto ciò che gli X-Men avevano ottenuto con fatica.



Verso questo X-Men: Dark Phoenix nutro sentimenti ambivalenti ma lasciate che metta in chiaro una cosa: NON è l'abominio che vorrebbero farvi credere l'80% delle recensioni presenti su internet. Sono molti gli aspetti positivi del film, in primis l'atmosfera cupa e disperata che permea ogni singolo fotogramma della pellicola, imperniato su una storia così tetra che nemmeno le scintille di Dazzler all'inizio possono rischiararla. La storia di Fenice Nera dovreste conoscerla tutti, quindi in questo caso non c'è spoiler: la mente di Jean Grey viene corrotta dal potere di un'entità cosmica che enfatizza tutte le sue emozioni, positive o negative che siano, e la priva del controllo sui suoi poteri, già di base abbastanza "volatili". Questo risvolto narrativo, contestualizzato all'interno della storyline cinematografica degli X-Men recenti, ci consegna un'adolescente (o poco più) che si trova ad avere a che fare con traumi infantili spaventosi, che incappa in un errore dopo l'altro poiché smette di fidarsi di coloro che ama di più, che distrugge letteralmente il mondo pacifico in cui gli X-Men sono riusciti ad affermarsi come eroi amati invece di paria. Il mondo è bianco o nero quando si ha l'età di Jean Grey e non è facile capire le azioni di un uomo storicamente ambiguo come Charles Xavier, qui finalmente ritratto come il rattuso emerso nel corso di anni di fumetti piuttosto che come un'amorevole papà; è difficile fidarsi di chi palesemente gode della fama e del successo, di chi si fa scudo di giovani mutanti mandandoli allo sbaraglio (vi ricordo che, nei fumetti, Xavier ne ha fatti morire parecchi di X-Men giovani) e di chi prende decisioni importantissime senza consultare nessuno, per poi "dimenticarsene" lasciando nella confusione i diretti interessati. E' difficile empatizzare con un personaggio come Xavier, che alla fine risulta più negativo di Jean Grey e persino dello stesso Magneto, poiché se la rabbia e i crimini di questi ultimi nascono dal (ri)sentimento, il primo non si accorge nemmeno di commettere crimini, preso com'è dal suo ego e dal desiderio di plasmare il mondo secondo la sua concezione. Davanti a un villain in disguise come Xavier (ah, quanto mi sarebbe piaciuto un bell'Onslaught, ma ormai...) è normale che scompaiano i flosci D'Bari, spenti ed asettici come l'orrida tinta bionda in cui è stata costretta la solitamente splendida Jessica Chastain, mai così poco carismatica.


Stavo quasi per cominciare a parlare degli aspetti negativi di Dark Phoenix ma prima diamo a Cesare quel che è di Cesare (oltre alle trentatré pugnalate), ché qualcosa di positivo, oltre a questa strisciante oscurità, ancora c'è. Sophie Turner, per esempio. Già, proprio lei, la spilungona de Il trono di spade. C'è qualcosa di liberatorio nel vederla abbandonarsi al potere di Fenice, qualcosa che con Famke Janssen non era abbastanza sottolineato, soffocato da sottotrame "sentimentali" e da una generale incapacità di gestire i personaggi, mentre attraverso la giovane attrice si percepisce in tutta la sua sublime grandezza; la sofferenza di Jean Grey stavolta si trasmette direttamente allo spettatore (sì, persino a me che ho sempre odiato Jean, in carta e in film) ma è comunque ipnotico il modo in cui la mutante annienta con un solo gesto tutti coloro che la vorrebbero vedere morta o vorrebbero approfittarsi di lei in qualche modo, con un sorriso di puro godimento sulle labbra, la consapevolezza di essere superiore a chiunque mescolato all'orrore causato da questa conoscenza. Ecco perché i combattimenti all'interno del film sono tra i migliori realizzati per questo genere di film, perché in essi c'è la cattiveria e la sofferenza, oltre alla perizia tecnica e l'entusiasmo di responsabili degli effetti speciali, stuntman ecc.. La sequenza dello scontro all'interno del treno, catastrofica a più livelli, è chiarissima, molto ben diretta, ha persino il pregio di inserire un elemento che avrebbe potuto essere trattato meglio, ovvero la tentacolare azione dell'oscurità di Fenice, che arriva a toccare persino l'infantile Nightcrawler, cambiandolo. Lo sfogo finale di Fenice da dei punti a quell'orrore di X-Men - Conflitto finale, l'incidente a inizio film, mostrato attraverso due punti di vista differenti, è angosciante, e anche lo scontro ambientato in mezzo alla città (nonostante la presenza di due dei mutanti più MEH dell'intero franchise, poi ci torno) è epico e ben fatto. Insomma, sono molti gli aspetti positivi di Dark Phoenix, eppure ho percepito qualcosa che mi ha fatta uscire dal cinema "media" come diceva Elio ne Il vitello dai piedi di balsa, né esaltata né scazzata.


Come ho scritto su FacebookDark Phoenix mi è sembrato molto svogliato, e non solo perché è palese che molti dei coinvolti non ne hanno più voglia (Jennifer Lawrence doveva già abbandonare la baracca con Apocalisse e si vede, idem per Michael Fassbender e Nicholas Hoult) ma anche per come sono stati scritti i personaggi. Salvo Xavier e Jean Grey, gli altri sono dei pupazzetti senz'anima ai quali sono state messe in bocca le peggiori banalità e la cartina tornasole di quanto affermo è la scomparsa di un personaggio importantissimo che diventa mero mezzo per portare la trama nella direzione voluta dagli sceneggiatori. Nessuna emozione, nessuna empatia nel corso dell'evento, il che è assurdo. Nonostante i personaggi da gestire fossero molto pochi, perché fortunatamente Dark Phoenix non è la sagra della guest star mutante (anche se qui e lì cicciano la già citata Dazzler e, di spalle, persino Quentin Quire con la capigliatura da cacca di Arale), gli X-Men rimasti sono comunque delle figurette intercambiabili in (orribile) tutina e benché sia felice di non aver assistito all'ennesimo sfoggio tecnico imperniato sui poteri di Quicksilver (che pur si profonde in un bel numero, più contenuto, giustamente adatto all'atmosfera del film), il poco metraggio che gli viene concesso ha del perplimente. Ma d'altronde Tempesta e Ciclope sono delle ombre sullo sfondo, mera manovalanza da VFX, quindi perché domandare di più? Abbastanza terrificante anche la resa di Genosha, storico stato mutante ipertecnologico, teatro delle più sconvolgenti catastrofi della saga cartacea. Qui abbiamo un meraviglioso Magneto in versione George Clooney immerso nelle atmosfere tipiche di uno spot della Nescafé, dove tutto è equo e solidale, persino la marijuana. Anonima Genosha, anonimi i D'Bari, alieni sui generis usciti dal bignami della fantascienza, anonimi i tirapiedi di Magneto: santo cielo, ma con tutti i mutanti tirati fuori nel corso degli anni, hanno dovuto ripiegare su un tizio sconosciuto che muove i dread e ridurre Selene (Selene. Ho dovuto andare a controllare su Imdb perché speravo di aver sentito male nel film) al rango di scappata di casa? Nemmeno quella schifezzuola di The Gifted aveva osato tanto. La cosa mi intristisce ancor più perché Dark Phoenix poteva essere come il suo corrispettivo cartaceo: sfacciato, tragico, cattivissimo, capace di distruggere i personaggi lasciando strascichi decennali, mentre qui basta un mese per far tornare tutto a posto, vai di tarallucci e vino, vecchi amici e fotografie di gente sorridente. L'amaro in bocca che mi ha lasciato l'ultima possibilità di far brillare davvero gli X-Men come una Fenice, prima di gettarli nell'oblio o nell'omologazione, è lo stesso rimasto allo Xavier scornato, senza più un perché nella vita. Questo freno tirato, questa parziale noncuranza svogliata, mi fanno avere molta paura per quanto riguarda New Mutants. Spero di sbagliarmi.


Di James McAvoy (Professor Charles Xavier), Michael Fassbender (Erik Lehnsherr/Magneto), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Tye Sheridan (Scott Summers/Ciclope), Evan Peters (Pietro Maximoff/Quicksilver), Kodi Smit-McPhee (Kurt Wagner/Nightcrawler) e Jessica Chastain (Vuk) ho parlato ai rispettivi link.

Simon Kinberg è il regista della pellicola. Inglese, conosciuto più come produttore (X-Men - L'inizio, La leggenda del cacciatore di vampiri, X-Men - Giorni di un futuro passato, Cenerentola, Sopravvissuto: The Martian, X-Men: Apocalisse, Logan - The Wolverine, Deadpool, Assassinio sull'Orient Express, Deadpool 2, The Gifted, Legion), è al suo primo lungometraggio dopo un episodio de The Twilight Zone. Anche sceneggiatore e attore, ha 46 anni.


Sophie Turner interpreta Jean Grey/Fenice. Inglese, la ricordo per film come X-Men: Apocalisse, inoltre ha partecipato alla serie Il trono di spade. Ha 23 anni e due film in uscita.


Alexandra Shipp interpreta Ororo Munroe/Tempesta. Americana, ha partecipato a film come Alvin Superstar 2, X-Men:Apocalisse, Tragedy Girls e Deadpool 2. Anche produttrice, ha 28 anni e quattro film in uscita.


Tra gli ospiti della Casa Bianca spunta fuori lo scrittore storico degli X-Men, Chris Claremont. L'attrice Halston Sage, che interpreta Dazzler, aveva già lavorato con Tye Sheridan in Manuale scout per l 'apocalisse zombie. Folli voci di corridoio affermavano che Jessica Chastain avrebbe interpretato l'aliena Shi'ar Lilandra, storica moglie di Xavier, e si pensava persino che tale personaggio sarebbe stato affidato ad Angelina Jolie. Se il film vi fosse piaciuto recuperate  X-MenX-Men 2X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio X-Men: Giorni di un futuro passato, X-Men Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale, Logan - The Wolverine, Deadpool e Deadpool 2. ENJOY!


E ritorna, per la gioia di tutti i bambini... L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi)
HIC SUNT SPOILER!:

Starhammer/Vuk: solitamente per questo spazio non uso Wikipedia ma ricordavo che i D'Bari erano semplicemente "il popolo fatto scomparire da Fenice", invece qualcuno è sopravvissuto e questo qualcuno, per esempio, è Vuk. Un D'Bari verdognolo impegnato in una quest per distruggere la Fenice, dotato di un'armatura che lo ha reso Starhammer. Di più non domandate.

Alison Blair/Dazzler: membro degli X-Men capace di trasformare il suono in fasci di luce luminosi, fuochi d'artificio, quello che volete. Un simile potere, unito alle sue doti canore, per un po' ne ha fatto anche una rockstar se non sbaglio, ma la cosa che più conta è che, dopo anni di tira e molla col fidanzato alieno (e fortunato) Longshot, in qualche modo contorto tirato fuori da sceneggiatori rincoglioniti, sembrava ci fosse scappato anche un figlio, Shatterstar... e in effetti è così ma Shatterstar è anche il materiale genetico da cui è nato Longshot, che ha messo incinta Dazzler, che ha fatto nascere Shatterstar, che è tornato nel passato per fornire il materiale genetico per Longshot che al mercato mio padre comprò.

Selene: Regina Nera del Club infernale, mutante millenaria, praticamente una dea, ha poteri psichici potentissimi, è telecineta e persino una strega, inoltre riesce a rimanere perennemente giovane perché assorbe l'energia vitale delle sue vittime e spesso e volentieri le assoggetta a sé. Insomma, un bel donnino potentissimo nonché una dei più mortali nemici di X-Men e affini. Altro che contadina delle piantagioni di Magneto, dai.

martedì 24 maggio 2016

X-Men: Apocalisse (2016)

Siete pronti a leggere il lunghissimo sproloquio SENZA SPOILER su X-Men: Apocalisse (X-Men: Apocalypse), diretto e co-sceneggiato dal regista Bryan Singer? Dai, non perdiamo tempo.


Trama: A dieci anni dagli eventi accorsi nell'ultimo film Mystica è un'eroina ormai leggendaria, Magneto si è ritirato a vita privata e Xavier ha aperto la sua scuola per giovani dotati. Il risveglio dell'antichissimo mutante Apocalisse e l'arrivo dei suoi quattro Cavalieri cambierà ovviamente le cose, costringendoli a tornare in azione...


 Invecchiando cambiano le priorità, ormai l'ho capito. Se 20 anni fa mi avessero detto che sarebbe uscito un film sugli X-Men, avrei ovviamente voluto vedere sul grande schermo quanti più mutanti possibili, non importa per quanto tempo, e mi sarei divertita come una matta a puntare il dito urlando a squarciagola "Ma quello è - inserire nome mutante a piacere - !!!" per poi magari ficcarmi lo stesso dito in gola vomitando per l'orrore di un make-up teso a rovinare per sempre l'immagine di un personaggio che sulla carta era un figo pazzesco (Sabretooth nel primo X-Men docet). Allo stesso modo, se 20 anni fa mi avessero detto che avrei aspettato con più ansia una pellicola sugli odiati Avengers rispetto ad una dedicata agli X-Men avrei riso e sicuramente avrei giurato che la seconda sarebbe stata meglio della prima. Oggi però voglio assolutamente mettere nero su bianco che le parate di guest star non mi bastano più e che, per quanto blanda, voglio l'introspezione psicologica, ESIGO che si creino un minimo di legami sensati tra i personaggi, soprattutto che i nuovi eroi introdotti non siano messi lì tanto per vendere pupazzetti o stagliarsi sullo schermo freddati in improbabili pose epiche. Nei limiti, a queste poche pretese sono venuti incontro la Marvel e persino Gabriele Mainetti, la Fox e Bryan Singer invece no, quindi mi ritrovo a dire che X-Men: Apocalisse è semplicemente un divertente fumettone senz'anima, buono per una serata in compagnia passata a scommettere come Xavier perderà i capelli o poco più, dimenticabile nel giro di una settimana o anche meno. Quello che nei primi due reboot era uno spunto interessante, ovvero mostrare, di decennio in decennio, un mondo ancora "vergine" per quanto riguarda la questione mutante, e gli stessi mutanti ancora incerti su come usare i propri poteri o affrontare la propria diversità, in X-Men: Apocalisse si rivela un autogol sottolineato dalla stessa Mystica in uno dei dialoghi: di Magneto parliamo tra un attimo, ma com'è possibile che per dieci anni (l'azione si è spostata negli anni '80) Xavier, nonostante possieda un macchinario capace di trovare chiunque sia in possesso del Gene X, si sia isolato nella sua scuoletta pensando solo ai mutanti che possono pagare la retta quando nel resto del mondo i suoi simili vengono sfruttati come fenomeni da baraccone? Mistero.


Da qui si snoda la trama di X-Men: Apocalisse, la cui azione "vera" parte dal momento in cui Mystica, forse l'unico personaggio ancora tratteggiato decentemente, decide di dare la sveglia a Xavier. Ma il film si chiama Apocalisse, quindi parliamo di En Sabah Nur. Il villano della pellicola si ritaglia un paio di scene epiche, scatenando "fenomenali poteri cosmici" capaci di far scurire la braghetta di Stan Lee e della moglie, ma in definitiva Elvis avrebbe potuto prenderlo da parte e dirgli: "A little less conversation, a little more action please". Buona parte del film infatti è basata soltanto sul lavoro di restyling offerto dal vecchio Apocalisse ad un quartetto di mutanti, ai quali viene data non solo la possibilità di aumentare i propri poteri ma anche quella di sfoggiare un look cool indispensabile per gli araldi di una Divinità egizia; e se è vero che Tempesta, orfana abitante del Cairo costretta a rubare per vivere, oppure Angelo, privato delle ali come nel fumetto, un paio di motivi per dare retta a 'sto vecchio pedofilo ce li avrebbero pure, nulla giustifica la decisione dell'inutile Psylocke e di Magneto di seguirlo imbarcandosi nella distruzione del mondo "perché sì". A proposito di personaggi gettati a caso nel calderone, Psylocke, Havok e Jubilee hanno avuto la sfiga di finire sotto le mani di sceneggiatori incompetenti ottenendo lo spessore di tre figurine di carta, tanto che vi sento già pensare "Jubilee chi?": ecco, avete presente la tizia con l'impermeabile giallo, i codini e gli orecchini grossi che dirà due parole in tutto il film? E' una dei personaggi mutanti più gradevoli di sempre ma in X-Men: Apocalisse è diventata una tristissima marchetta che abbiamo riconosciuto solo noi nerd. Forse però è andata peggio a Magneto il quale, come dicevo, per ogni anno che passa perde probabilmente un pezzo di cervello e non sa più bene se essere buono o cattivo, dipende da quale enorme tragedia ha la sventura di segnarlo quel giorno e se la bromance tra lui e Xavier funziona oppure no. Sta di fatto che ormai Xavier a furia di perdere parti del corpo per colpa di Magneto è diventato 'na chiavica, mentre Erik viene rimandato a casa con una ramanzina e una botta di "vecchio amico" a prescindere che faccia saltare un pianeta oppure uccida una cucciolata di gattini (vi rendo edotti del fatto che il bodycount di X-Men: Apocalisse è altissimo e le implicazioni delle azioni di ogni mutante coinvolto farebbero schiumare di rabbia non solo Trump, Salveenee e Tony Stark ma persino il Dalai Lama eppure nessuno batte ciglio. Giuro. Come se nulla fosse successo).


Sulla trama e i personaggi non dirò più nulla, rischio lo spoiler e ho promesso che non ne avrei fatti, rinuncio anche a spiegarvi qualcosa sulla continuity, tanto il furbissimo Singer ha cancellato i tre film originali e il futuro mostrato in Giorni di un futuro passato con un barbatrucco temporale quindi ha ragione lui (nei limiti, ché comunque mi deve spiegare cosa diamine ci fa un Angelo adolescente a Berlino negli anni '80). Aggiungo solo, per ricollegarmi alla parte tecnica del film, che il Quicksilver di Evan Peters è favoloso come sempre e, insieme a Hugh Jackman, vince a man bassa per quel che riguarda le sequenze più fighe di tutta la pellicola. Narra la leggenda che Peters sia stato l'attore che ha passato più tempo sul set, probabilmente perché la scena riservata a Quicksilver in Giorni di un futuro passato era qualcosa di spettacolare e giustamente i produttori e Singer hanno deciso di girarne una simile, più lunga e più divertente, sulle note di Sweet Dreams, facendone il fiore all'occhiello di X-Men: Apocalisse; per il resto, le altre due sequenze che ho molto apprezzato sono quella iniziale e quella ambientata dentro Cerebro, andando avanti si assiste invece ad un triste riciclo di idee straviste nei film precedenti e, peggio ancora, ad una certa sciatteria fatta di scene statiche e pose epiche che paiono realizzate apposta per creare dei wallpapers (a farne le spese, neanche a dirlo, sono quella tristezza di Psylocke e la povera Tempesta). Il make-up e il guardaroba dei personaggi, i due elementi che più di tutti rischiano di trascinare nel baratro dell'ignominia un film di supereroi, vanno dall'inguardabile di un Nightcrawler emo e un Angelo zamarro, alla bellezza di una Tempesta finalmente credibile e con un taglio di capelli e una tinta "naturali", un bel traguardo rispetto all'orrido gnomo imparruccato che era Halle Berry. Gli attori portano più o meno tutti a casa la pagnotta, nei limiti ovviamente della caratterizzazione del loro personaggio. Se, infatti, McAvoy, la Lawrence ed Evans ne escono a testa alta, a farne le spese stavolta sono Michael Fassbender, decisamente poco convinto, il povero Oscar Isaac sepolto sotto tonnellate di cerone, un'Olivia Munn tanto attesa e tanto gnocca ma anche tanto gatta di marmo e un Nicholas Hoult nei panni di una Bestia interessata solo a bombarsi Mystica (ho davvero sentito la frase "E io copro te!" in un film di supereroi? Serva, GIRATI che ti copro!), mentre i novellini Nightcrawler, Jean, Tempesta e Ciclope alla fine sono carini e potrebbero regalare delle soddisfazioni in futuro. Se un futuro ci sarà per la franchise. Quello che spero è che NON ce ne sia uno per l'orribile doppiaggio italiano. Vi prego, davvero, BASTA utilizzare degli stranieri per doppiare accenti diversi da quello americano: già l'Ajax di Deadpool faceva schifo ma Magda e Nightcrawler sono proprio inascoltabili, un mortale mix tra "spaco botilia amazo familia" e una pessima imitazione di Papa Ratzinger. Possiamo ritornare all'uniformità di accenti e al limite se vogliamo capire la nazionalità di un personaggio recuperiamo il film in lingua originale o la evinciamo dai dialoghi? Grazie. Ah, il post è finito, potete andare in pace Vecchi Amici.


 Del regista e co-sceneggiatore Bryan Singer ho già parlato QUI. James McAvoy (Professor Charles Xavier), Michael Fassbender (Erik Lehnsherr/Magneto), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Oscar Isaac (En Sabah Nur/Apocalisse), Rose Byrne (Moira MacTaggert), Evan Peters (Pietro Maximoff/Quicksilver), Tye Sheridan (Scott Summers/Ciclope), Lucas Till (Alex Summers/Havok), Kodi Smit-McPhee (Kurt Wagner/Nightcrawler) e Hugh Jackman (un non accreditato Logan) li trovate invece ai rispettivi link.

Josh Helman interpreta il Colonnello William Stryker. Australiano, ha partecipato a film come X-Men: Giorni di un futuro passato, Mad Max: Fury Road e a serie come Home and Away e Wayward Pines. Ha 30 anni e un film in uscita.


Olivia Munn (vero nome Lisa Olivia Munn) interpreta Psylocke. Americana, ha partecipato a film come Iron Man 2, Magic Mike, Liberaci dal male e Zoolander 2, inoltre ha lavorato come doppiatrice per serie come Robot Chicken. Anche sceneggiatrice, ha 36 anni e un film in uscita.

Sophie Turner, che interpreta Jean Grey, ha ottenuto la fama come Sansa Stark della serie Il trono di spade ma siccome non si parla ancora di un sequel diretto del film non è detto che torni nei panni della rossa telepate; Alexandra Shipp invece, che nel film interpreta Tempesta, potrebbe tornare nell'annunciato spin-off X-Men: The New Mutants, la cui data è ancora da destinarsi. Passando a chi non ce l'ha fatta, Tom Hardy ed Idris Elba erano stati contattati per il ruolo di Apocalisse poi scartati (fossi in loro me ne farei una ragione, indubbiamente!) mentre per quello di Jean erano in lizza Elle Fanning, Chloë Grace Moretz, Hailee Steinfeld, Saoirse Ronan, Lily Collins e persino Margot Robbie; Taron Egerton (il protagonista di Kingsman: Secret Service) ha giustamente rifiutato il ruolo di Ciclope mentre Kodi Smit-McPhee aveva invece rinunciato di interpretare il giovane Logan in X-Men: le origini - Wolverine e a proposito del canadese artigliato questo sarà il penultimo film in cui Hugh Jackman ne vestirà i panni, prima di concludere l'ormai quasi ventennale carriera con una pellicola (ancora senza titolo) che dovrebbe uscire l'anno prossimo. Rimaniamo in tema progetti futuri. Jennifer Lawrence ha dichiarato che questo sarà il suo ultimo film nei panni di Mystica, mentre Fassbender, McAvoy e Hoult si sono resi disponibili per ulteriori sequel, nel caso gli script fossero interessanti; al momento, tuttavia, in cantiere per l'universo mutante cinematografico ci sono "solo" Deadpool 2, il già citato spin-off X-Men: The New Mutants, X-Force (nel quale dovrebbe tornare Psylocke) e il nuovo Wolverine, al quale dovrebbe fare riferimento la scena post-credit di X-Men: Apocalisse. Nell'attesa, se questo film vi fosse piaciuto recuperate  X-MenX-Men 2X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio X-Men: Giorni di un futuro passato, X-Men Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale e Deadpool. ENJOY!

L'angolo del nerd (o del gnègnègnè, fate voi!!)
HIC SUNT SPOILER

En Sabah Nur/Apocalisse: diciamo che pressappoco quello del film rispetta la controparte cartacea, i cui poteri sono assai nebulosi. Fondamentalmente, parliamo di un mutante antichissimo capace di controllare ogni molecola del proprio corpo il quale, in aggiunta, è entrato in possesso della tecnologia dei Celestiali rendendosi virtualmente immortale; col tempo è diventato anche telepate, telecineta, spara raggi, guarisce altri mutanti, è in grado di modificarli geneticamente... insomma, un tuttofare che ha creato non pochi grattacapi agli X-Men presenti, futuri e di altre dimensioni (d'altronde la saga Era di Apocalisse era interamente basata su di lui). L'ultima volta che ho letto fumetti Marvel Apocalisse era un adolescente di nome Evan, clonato dalle cellule del malvagio e cresciuto in un mondo artificiale. Avete mal di testa, eh?

I quattro cavalieri di Apocalisse: siccome anche questi sono diventati, col tempo, tanti quante le stelle in cielo, soffermiamoci su quelli contemplati anche nel film. Angelo è stato uno dei primi X-Men a diventare Cavaliere, col nome di Morte, proprio perché gli erano state strappate le ali in battaglia e Apocalisse gliene ha dato un paio di acciaio organico, semi-senzienti, oltre a fornire al mutante un bel colore blu puffo e una personalità da psicopatico. Anche Psylocke è stata Morte per un certo periodo, così come Calibano, visto brevemente nel film e stravolto da Apocalisse sia nel fisico che nell'animo. Gli altri Cavalieri sono Pestilenza, Carestia e Guerra e tra gli eroi "conosciuti" ad essere finiti a ricoprire l'uno o l'altro ruolo ci sono stati anche Wolverine, Gambit (entrambi come Morte) e persino Hulk (Guerra).

Magda: ebbene sì, è vero che Magneto si è sposato e ha avuto dei figli dall'umana Magda, ma questo prima di sapere di essere un mutante. Nella fattispecie, i suoi poteri si sono scatenati per la prima volta dopo che una folla inferocita, scoperta la natura di Erik, ha bruciato la casa del mutante con dentro la prima figlioletta, Anya. Magda è fuggita terrorizzata dopo che Magneto ha sterminato la folla, dando poi APPARENTEMENTE luce a Pietro e Wanda, i futuri Quicksilver e Scarlett (il fatto che ora si sia scoperto come costoro non fossero i veri figli di Magneto e neppure mutanti è uno dei motivi per cui mi sono rotta le palle di leggere i comics della Marvel) prima di morire.

Psylocke: Elizabeth "Betsy" Braddock era una mutante inglese dai blandi poteri telepatici che, per traversie che non vi sto a raccontare, si è ritrovata nel corpo di una mutante ninja giapponese, cosa che nel tempo le ha causato non pochi scompensi psico-fisici e un lato oscuro mica da ridere. L'espressione fisica dei suoi poteri telepatici (ai quali col tempo si sono aggiunti anche quelli telecinetici) è la cosiddetta "lama psionica", capace di lobotomizzare le persone, non quella belinata né carne né pesce vista nel film!! Capre! Al momento la signorina dovrebbe militare in X-Force ma per anni è stata una delle colonne portanti degli X-Men.

Essex: Nathaniel Essex, conosciuto come Sinistro. Nel film non si vede neppure, si legge solo il suo cognome su una valigetta, ma sappiate che è uno dei mutanti più pericolosi del mondo, uno scienziato pazzo mutaforma con il pallino della genetica. E' grazie a lui se praticamente tutti i mutanti morti tornano in vita (ha una scorta di cloni praticamente infinita) e se Scott Summers ha più figli di Noé, tutti sparsi in una moltitudine di realtà e futuri, poiché Sinistro ritiene che nel gene dei Summers si nasconda il segreto per creare il mutante perfetto.




domenica 7 giugno 2015

The Lazarus Effect (2015)

Nonostante a Savona l'abbiano tenuto tipo tre giorni sono comunque riuscita a vedere The Lazarus Effect, diretto dal regista David Gelb.


Trama: un gruppo di scienziati sperimenta un siero che, nelle loro intenzioni, dovrebbe tenere vive più a lungo le funzioni cerebrali dei pazienti durante le operazioni particolarmente difficili. Il siero si rivela invece capace di resuscitare i morti ma quando toccherà ad una di loro tornare dall'aldilà scopriranno che questo "dono" ha un prezzo terribile...


Dopo tutte le critiche negative lette su The Lazarus Effect mi sono stupita quando, arrivata più o meno a metà film, mi sono resa conto di quanto la storia (tolte le inevitabili banalità) scorresse abbastanza e di quanto gli attori fossero, in effetti, più che dignitosi. Tolto Duplass e la sua faccia da caSSo (perdonatemi il francese) e dimenticata la limitante mini-comparsata di Ray Wise c'è davvero di che leccarsi le dita: Olivia Wilde (non a caso Presidentessa ad honorem dell'Antro) accetta di imbruttirsi, per quanto possibile, e offre un'interpretazione inquietante e sensuale al tempo stesso e tutti i giovinetti che le sono stati affiancati, in primis Sarah Bolger e il sempre gradito Evan Peters, riescono a rendere i loro personaggi abbastanza tridimensionali, senza limitarsi alle solite interpretazioni da "carne da macello" tipiche del genere. La trama ricorda poi un paio di "capisaldi" (almeno per me) anni '80/'90, a partire dal quasi dimenticato Link, che passava spesso in TV quando ero ragazzina, per arrivare al più conosciuto Linea mortale; l'idea di un gruppo di scienziati che gioca a sovvertire le regole della natura, ovviamente sempre cominciando con le migliori intenzioni, si porta appresso un fascino risalente già ai tempi dell'800 e anche il mistero che circonda le esperienze post-mortem ha sempre il suo perché. Se The Lazarus Effect si fosse limitato a bullarsi tronfio dei suoi attori e, soprattutto, a mescolare queste due componenti, cercando di concentrare la storia e, conseguentemente, l'orrore, sugli strani effetti del siero protagonista sul cervello dei resuscitati, non dico che ci saremmo trovati davanti un capolavoro ma perlomeno un film dignitoso sì. E invece gli sceneggiatori Luke Dawson (responsabile di quella mezza schifezza di Shutter - Ombre dal passato) e Jeremy Slater (al suo esordio quindi perdonabile ma se mi rovina Death Note lo aGGido) hanno pensato bene di sbragare.


Volevate mica che The Lazarus Effect si limitasse a propinare ai mocciosetti aMMeregani un noiosissimo e banale complesso della divinità oppure qualcosa che affondasse le basi esclusivamente su dei concetti scientifici? E il mostrone finale? E le possessioni demoniache che ci piacciono tanto? E il finale aperto che altrimenti l'anno prossimo non possiamo andare al cinema a vedere The Lazarus Effect 2 - Lazaruses Unleashed (titolo puramente inventato ma fattibilissimo)? Tranquilli piccoli consumatori americani, ché la Blumhouse pensa sempre a voi! Dopo lo sdegno dei cattolici benpensanti e un incidente che a definirlo idiota gli si fa un complimento, comincia a sentirsi puzza di zolfo e quello che cominciava come un horror "scientifico" diventa un horror sovrannaturale con tanto di esseri che rimangono immobili a fissare le vittime per ore (vi ricorda qualcosa Paranormal Activity?), effettacci al computer, sensi di colpa che diventano il veicolo per qualche demone sconosciuto e, ovviamente, un assurdo quanto sbrigativo finale che lascia lo spettatore perplesso a chiedersi "perché". La cosa divertente, infatti, è che mentre di solito questo genere di film propina spiegoni lunghi e complessi, The Lazarus Effect preferisce fare propria la lezione orientale del "taciuto" senza ovviamente esserne in grado e il risultato è che il cambio di registro fa soltanto l'effetto "Casa delle Libertà", ovvero "facciamo un po' quel caSSo che ci pare". Peccato perché, come ho detto all'inizio, The Lazarus Effect poteva essere molto gradevole e invece è stata solo l'ennesima occasione sprecata all'interno di un genere che ne è già zeppo. Guardatelo solo se non avete nulla di meglio da fare o se siete fan di Oliviona perché l'occhiolino rivolto al buon Evan Peters vi farà impazzire.


Di Mark Duplass (Frank), Olivia Wilde (Zoe), Evan Peters (Clay) e Ray Wise (Mr. Wallace) ho già parlato ai rispettivi link.

David Gelb è il regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche produttore, attore, sceneggiatore e animatore. Ha 32 anni e un film in uscita.


Sarah Bolger interpreta Eva. Irlandese, la ricordo innanzitutto per essere stata la Principessa Aurora nella serie C'era una volta, inoltre ha partecipato a film come Locke & Key e ad altre serie come I Tudors; come doppiatrice, ha lavorato nella versione inglese de La collina dei papaveri. Ha 24 anni e tre film in uscita.


Se The Lazarus Effect vi fosse piaciuto recuperate senza indugio i ben migliori Linea mortale, L'uomo senza ombra e magari anche Link o Monkey Shines - Esperimento nel terrore. ENJOY!

mercoledì 28 maggio 2014

X-Men - Giorni di un futuro passato (2014)

Ieri sera sono finalmente tornata a varcare la soglia di una sala cinematografica e ho recuperato l'attesissimo X-Men - Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past), diretto da Bryan Singer. Avevo un po' di timor panico ma, fortunatamente, l'attesa è stata ricompensata!


Trama: nel futuro, i mutanti vengono cacciati e uccisi spietatamente da robot assassini chiamati Sentinelle. Per impedire lo sterminio della razza mutante, i sopravvissuti spediscono la coscienza di Wolverine all'interno del suo io passato, incaricandolo di cercare i giovani Xavier e Magneto e fermare Mystica, fermamente intenzionata ad uccidere il creatore delle Sentinelle, Bolivar Trask.


X-Men - Giorni di un futuro passato è la conferma filmata di come, se gestiti intelligentemente, anche i sequel o i reboot possono costituire un ottimo intrattenimento cinematografico. Quando Bryan Singer aveva abbandonato il timone delle X-saghe cinematografiche il risultato era stato quella schifezza di X-Men - Conflitto finale, una roba talmente obbrobriosa che non avrebbe neppure dovuto essere filmata; il reboot della saga, X-Men - L'inizio, era stato per contro una ventata d'aria fresca piuttosto convincente e sarebbe stato MOLTO comodo proseguire su quella strada, facendo finta che i tre film precedenti non fossero mai esistiti. Con l'ultima pellicola dedicata ai mutanti Marvel, invece, Bryan Singer e soci hanno deciso di prendere una via accidentata e tortuosa, cercando di tirare le fila di quattro film completamente diversi tra loro, sia per qualità che per interpreti, confrontarsi con escamotage difficili da gestire come quello dei viaggi spazio-temporali e ricominciare tutto da capo senza abbandonare i vecchi personaggi, amati quanto e più di quelli nuovi. Il risultato è un film sicuramente imperfetto, con tanti buchetti logici sparsi qui e là, che mostra delle crepe quando cerca di incastrarsi col resto delle pellicole girate (e soprattutto con la scena post credit di Wolverine-L'immortale!), tuttavia convincente, entusiasmante e gradevole, soprattutto se si considera che il punto di partenza era una pietra miliare dei comics dedicati agli X-Men. Alla fin della fiera, lo ammetto, lo status quo tra buoni e cattivi o la personalità dei vari protagonisti rimane pressoché invariata rispetto a X-Men - L'inizio e, gira che ti rigira, il plot è sempre lo stesso (i mutanti vengono minacciati dagli umani perché diversi, segue rappresaglia dei mutanti malvagi e tentativo di quelli buoni di metterci una pezza), tuttavia X-Men - Giorni di un futuro passato pone le basi per un ottimo avvenire e fa sicuramente venire voglia di scoprire cosa accadrà ai mutanti cinematografici nei prossimi film.


La trama, come ho detto, mescola elementi di X-Men - L'inizio ed elementi della prima trilogia dedicata agli X-Men. Il fulcro dell'intera vicenda, forse anche perché la Lawrence è diventata ormai una delle attrici più famose in circolazione, questa volta è la sempre affascinante ed ambigua Mystica, la cui anima oscilla per tutto il film tra dannazione e salvezza, luce ed oscurità. A differenza della sua controparte cartacea, nel film Mystica è ancora una "ragazzina" che cerca il modo migliore per proseguire sul suo cammino verso l'indipendenza da due figure autorevoli e carismatiche come il fratellastro Xavier e l'amante Magneto; il problema, ovviamente, è che nella sua ricerca il movente maggiore sono il dolore, il disagio e l'odio nei confronti degli umani mutantofobi (incarnati dalla figura folle e quasi Hitleriana di Bolivar Trask), che rischiano di spingerla a condannare non solo sé stessa, ma l'intera razza che vorrebbe salvare. Il punto più alto ed emozionante di X-Men - Giorni di un futuro passato è infatti, neanche a dirlo, la rappresentazione del distopico futuro governato dalle terribili sentinelle, dove il clima da pre-guerra fredda viene sostituito da una soverchiante sensazione di disperazione: davanti allo sparuto gruppo di mutanti sopravvissuti, vecchi "amici" di tempi più innocenti ormai consunti, stanchi e fondamentalmente rassegnati all'inevitabile fine, è inevitabile sentire una stretta al cuore che porta ad essere ancora più partecipi dell'intera, complicata vicenda.


A tal proposito, ammetto che il mio maggior timore era quello di vedere, in questi squarci di futuro, un'accozzaglia di carne mutante gettata in pasto ai fan senza un perché, come accadeva appunto in X-Men - Conflitto finale. Gli autori sono invece riusciti ad aggiungere (miracolo!!) pochi nuovi mutanti fatti bene, cadendo giusto in qualche pacchianata come l'aspetto ridicolo di Quicksilver o il look da Torcia Umana di Sunspot e regalandomi, bontà loro, una meravigliosa resa dei poteri di teletrasporto della bellissima Blink. Superlativo anche il lavoro compiuto sulle inquietanti sentinelle, così come il montaggio nel prefinale, dove ad ogni azione di Mystica nel passato segue l'ineluttabile conclusione delle vicende future, con un crescendo di tensione e momenti commoventi, ma sicuramente il mio momento preferito è stato lo "show" del giovane Quicksilver, un trionfo di gag al ralenti sulle note dell'appropriatissima Time in a Bottle di Jim Croce. A proposito di Quicksilver, non lasciatevi ingannare dall'orrendo look da bimbominkia di Evan Peters, praticamente perfetto in una versione giovanile del supereroe che, probabilmente, avrebbe apprezzato anche il geniale scrittore Peter David: il signorino si candida tranquillamente come miglior attore del film accanto ai bellissimi (da infarto!!!) Hugh Jackman e Michael Fassbender e ad un James McAvoy nei panni di un inedito e sboccato Xavier in piena crisi esistenziale (e d'astinenza). E se tutto questo ancora non vi basta per correre a vedere X-Men - Giorni di un futuro passato ... beh, sappiate che nell'ormai indispensabile scena post-credit risuona chiaro un solo, terribile nome: En Sabah Nur. 'nuff said!!! 

 

Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Hugh Jackman (Logan/Wolverine), James McAvoy (Charles Xavier), Michael Fassbender (Eric Lehnsherr), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Halle Berry (Tempesta), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Anna Paquin (Rogue), Ellen Page (Kitty Pryde), Peter Dinklage (Dr. Bolivar Trask), Shawn Ashmore (Bobby/Uomo Ghiaccio), Ian McKellen (Magneto), Patrick Stewart (Professor X), Famke Janssen (Jean Grey) e James Marsden (Scott Summers/Ciclope) li trovate invece ai rispettivi link.

Omar Sy interpreta Bishop. Francese, ha partecipato a film come Quasi amici - Intouchables e Mood Indigo - La schiuma dei giorni. Anche sceneggiatore e produttore, ha 36 anni e tre film in uscita, tra cui l'annunciato Jurassic World.


Evan Peters (vero nome Evan Thomas Peters) interpreta Peter/Quicksilver. Giovane ma carismatico protagonista di tre serie di American Horror Story (confermato anche per la quarta, alé!), ha partecipato a film come Kick-Ass e ad altre serie come Monk, Dr. House, Ghost Whisperer e Criminal Minds. Ha 27 anni e due film in uscita.


Daniel Cudmore torna ad interpretare Colosso otto anni dopo X-Men - Conflitto finale; l'attore, assieme a Booboo Stewart (Warpath), ha partecipato nel frattempo anche alla saga Twilight. Josh Helman invece, che nel film interpreta il giovane William Stryker, era stato scritturato per il ruolo del giovane Cain Marko/Fenomeno, tagliato poi dalla sceneggiatura così come un altro paio di interessanti idee: quando ancora si pensava di affidare la regia a Matthew Vaughn, l'intenzione era infatti quella di dirigere un seguito diretto di  X-Men - L'inizio, ambientato negli anni '70, e di cominciarlo con l'assassinio di Kennedy per mano di Magneto (incastrato in questo caso da Mystica ed Emma Frost, intenzionate a prendere il potere e governare gli States). Come si può tranquillamente notare, inoltre, anche la presenza di Anna Paquin è stata drasticamente ridotta: avrebbe dovuto infatti esserci una sequenza in cui Rogue, intrappolata in una Scuola Xavier trasformata in prigione dalle sentinelle, veniva liberata da Xavier, Magneto e l'Uomo Ghiaccio, scena eliminata per questioni di metraggio. Chissà se la povera Paquin tornerà in uno degli X-Film previsti a partire dal 2016, ovvero X-Men: Apocalypse (che, a quanto pare, ha già una data, 26 maggio 2016!), X-Force e una terza pellicola interamente dedicata a Wolverine. Chi vivrà vedrà ma, nel frattempo, se X-Men - Giorni di un futuro passato vi fosse piaciuto oppure se volete guardarlo e capirci qualcosa recuperate X-Men, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio, X-Men Origins: Wolverine e Wolverine - L'immortale. ENJOY!


L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi!!)

Giorni di un futuro passato: il titolo e la trama della pellicola si ispirano a due importantissime storie degli X-Men, sceneggiate da Chris Claremont e disegnate da John Byrne. In esse è un anziana Kate Pryde a trasferire la propria coscienza nel passato e ad avvisare gli X-Men del terribile futuro che li attenderebbe se Mystica (aiutata dalla Confraternita dei Mutanti) riuscisse ad assassinare il Senatore Kelly (già protagonista del primo X-Men e di conseguenza sostituito da Bolivar Trask). Tra i mutanti del futuro spiccano Wolverine, Colosso, Tempesta, un paraplegico Magneto, il figlio della Donna Invisibile e di Mr. Fantastic, Franklin Richards, e la figlia di Jean Grey e Ciclope, Rachel Grey Summers che, di fatto, è l'unica ad avere il potere di rimandare Kate nel passato. Una delle poche belinate del film, infatti, è il fatto che sia Kitty Pride (dotata del potere dell'intangibilità) a spedire le coscienze dei suoi compagni nel passato, con un metodo che ovviamente non viene specificato né spiegato. Male!

Quicksilver/Pietro Maximoff: nei fumetti è il figlio naturale di Magneto, ha una gemella, Scarlet/Wanda Maximoff e una sorellastra, Polaris/Lorna Dane. Al momento milita nei Vendicatori ma, in passato, ha fatto parte di varie X-Squadre e ciò ha creato scompensi nella scombinata, assurda gestione dei diritti cinematografici delle serie Marvel: lo stesso personaggio, infatti, compare sia in X-Men - Giorni di un futuro passato che, assieme alla sorella Scarlet, nell'imminente Avengers: Age of Ultron, dove verrà interpretato da Aaron Taylor-Johnson. L'accordo tra Fox e Marvel per l'utilizzo di Quicksilver in entrambe le saghe prevede, tra le altre cose, che in nessuna delle due pellicole il personaggio venga chiamato "mutante" e che non venga fatta menzione della sua parentela con Magneto. Mah.

Bolivar Trask: anche nel fumetto ha creato le Sentinelle ma i robottoni gli si sono rivoltati contro, rendendolo prima schiavo e poi costringendolo a sacrificarsi per salvare l'umanità. Decisamente più pericoloso il figlio mutante Larry, pervaso dallo stesso odio mutantofobo del padre e dotato di un potere precognitivo.

Blink, Bishop, Warpath e Sunspot: li ho raggruppati tutti assieme perché, in effetti, per il ruolo di semplici combattenti che hanno nel film, non necessitavano di grandi chiose o spiegoni, sono più o meno come vengono dipinti nella pellicola. Bishop (in Italia conosciuto come Alfiere) in particolare è stato uno dei mutanti del futuro a viaggiare e stabilirsi definitivamente nel passato per scovare il presunto "traditore" che avrebbe portato alla fine degli X-Men. Interessantissimo personaggio chiave negli anni '90, è tornato prepotentemente alla ribalta qualche anno fa durante la saga Messiah Complex, che lo ha visto impazzire e cercare di uccidere Hope, la prima mutante nata dopo l'evento che aveva praticamente condannato la specie all'estinzione. Perso nuovamente nel tempo, recentemente è tornato nel presente, un po' più savio e posato di prima.

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