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domenica 18 ottobre 2020

Nocturne (2020)

Prosegue l'infornata di film presentati su Amazon Prime con Welcome to the Blumhouse. Oggi tocca a Nocturne, diretto e sceneggiato dalla regista Zu Quirke.


Trama: Juliet è una pianista che, nonostante la dedizione alla musica, vive nell'ombra della gemella Vivian. Dopo aver trovato un quaderno misterioso, la ragazza comincia a cambiare e a dare la scalata ad un successo insperato...

Finalmente. Detto proprio in tutta sincerità, fino ad ora Welcome to the Blumhouse si era rivelato una mezza sòla e ci è voluto questo Nocturne per riabilitare un po' l'intera baracca. Merito di una regista, ennesima conferma che le donne e l'horror possono tranquillamente andare a braccetto e dare degli schiaffi a chi pensa che il genere possano gestirlo solo gli uomini, merito di una sceneggiatrice che ha deciso di trattare la nota storia del patto col Diavolo in maniera un po' anticonvenzionale. L'ambiente è quello feroce e competitivo delle scuole di musica classica, la protagonista è una ragazza che all'arte del pianoforte ha dato tutta se stessa, senza successo: Juliet ha la tecnica, ha la costanza e lo spirito di sacrificio, eppure lo stesso non è riuscita a farsi ammettere alla Juillard come invece ha fatto la gemella Vivian, bella e carismatica. Tutto sembra riuscire senza sforzo a Vivian, che a differenza di Juliet ha anche un fidanzato e degli amici, e la frustrazione della sorella cresce finché, un giorno, Juliet non trova il quaderno di una compagna di classe morta suicida, zeppo di misteriosi disegni che rapiscono l'attenzione della ragazza. Da quel giorno, Juliet si trasforma, decide di "osare" e mettersi in competizione con Vivian, intraprendendo un percorso che somiglia molto a un rito e che, a poco a poco, le spalanca le porte del tanto bramato successo a un prezzo decisamente alto. La trama di Nocturne ci accompagna nei meandri di una mente tormentata e rosa dall'invidia e dalla frustrazione, evitando di dare giudizi definitivi sulle due ragazze protagoniste ma sottolineando comunque la principale debolezza di Juliet, ovvero l'ambizione limitata di una ragazza che aspira a diventare una copia della sorella, arrivando a calpestare l'affetto innegabile che Vivian prova per lei e a dimenticare ciò che dovrebbe contare davvero, l'amore per la musica, sacrificata a un desiderio (tardivo) di successo a tutti i costi. Juliet si profonde in performance sempre più incredibili ma lei non gode della musica che crea, perché ogni volta sviene o cade in trance, come se il pianoforte fosse solo un mero mezzo per arrivare a qualcos'altro, non il fine di tutti i suoi sforzi. Gli stessi successi ottenuti durano il tempo di un applauso, di un brevissimo rapporto sessuale, di una parola di elogio, dopodiché cadono nel dimenticatoio e vengono subito sostituiti dallo step successivo, fino ad arrivare ad un amaro coronamento costellato di dubbi e terrore. 


Partirei proprio dal finale di Nocturne, che pure non rivelerò, per parlare della sua messa in scena e dello stile dell'intera operazione. Il film è interamente filtrato dal punto di vista di Juliet e ogni inquadratura, dall'inizio alla fine, veicola la nostra attenzione solo su quello che è importante per lei oltre a darci un'idea di cosi si agiti nell'animo della ragazza, da qui un finale volutamente ambiguo oltre che incredibilmente triste e poetico. Va da sé che, se all'inizio la sensazione preponderante che si ha è quella di una solitudine mal sopportata unita al terrore di uscire dal guscio (tutto espresso anche attraverso gli abiti indossati da Sydney Sweeney, sempre più appariscenti e sexy), andando avanti aumentano le sequenze allucinate, fatte di ralenti, composizioni ardite e soprattutto filtrate da un giallo malaticcio ed ingannevole, lo stesso colore (giuro!) dell'orrido sole/bambino dei Teletubbies, l'illusoria "speranza" di venire condotta verso un sogno quando invece Juliet sprofonda sempre più in un incubo. Splendidi ed efficaci, in tal senso, sono anche i disegni del quaderno incriminato, degli A4 realizzati con uno stile medievale perfetto per il richiamo demoniaco dell'intera vicenda e spesso animati e "rovinati" da quello stesso colore oro/giallastro. A tutto ciò si aggiunge un intelligente utilizzo delle melodie classiche, un montaggio valido e ovviamente delle bravissime attrici: Sydney Sweeney regge da sola l'intero film e si carica sulle spalle un personaggio a cui è facilissimo voler bene all'inizio e che è impossibile da odiare, nonostante atteggiamenti sempre più irritanti, fino alla fine. Rispetto ai due "fratellini" visti finora, Nocturne è almeno una spanna sopra quindi vi consiglierei, se come me non avete tempo di guardare molti film o non sapete da che parte iniziare con Welcome to the Blumhouse, di recuperare innanzitutto il film della Quirke. Non ve ne pentirete!


Di Madison Iseman, che interpreta Vivian, ho già parlato QUI mentre Julie Benz, che interpreta Cassie, la trovate QUA.

Zu Quirke è la regista e sceneggiatrice della pellicola. Inglese, è al suo primo lungometraggio. Lavora anche come produttrice.

Sydney Sweeney interpreta Juliet. Americana, ha partecipato a film come The Ward, C'era una volta a... Hollywood e a serie quali Heroes, Criminal Minds, Grey's Anatomy, The Handmaid's Tale e Sharp Objects. Ha 23 anni e un film in uscita. 


Se Nocturne vi fosse piaciuto recuperate Starry Eyes (lo trovate su Chili e altri servizi di streaming a pagamento) e The Perfection (su Netflix). ENJOY!

mercoledì 10 luglio 2019

Annabelle 3 (2019)

Potevo mancare all'appuntamento con la pupazza più malefica del creato mondo? No, infatti lunedì sono corsa a vedere Annabelle 3 (Annabelle Comes Home), diretto e co-sceneggiato dal regista Gary Dauberman.


Trama: dopo che Annabelle è stata messa al sicuro nello scantinato dei coniugi Warren, una ragazza decisa a contattare il suo defunto padre la libera dalla teca in cui è stata rinchiusa, con nefaste conseguenze...



Nuntio vobis gaudio magno, habemus film della serie Annabelle che sono riuscita a vedere per intero e urlando solo una volta. Sto invecchiando io o stavolta James Wan e Gary Dauberman hanno tirato un po' il freno? Allora, sicuramente sto invecchiando e questo è un dato di fatto ma, come al solito, succede che quando si vuole mettere troppa carne al fuoco la grigliata risulta mal cotta e questo è ciò che accade in Annabelle 3. Che, per inciso, parte anche da un'idea carina. Se ricordate l'ormai lontano L'evocazione - The Conjuring, vi tornerà in mente che i coniugi Warren avevano un'amena stanzetta al piano inferiore della casa, dove venivano custoditi tutti gli oggetti recuperati dai loro casi; tra tutti, ovviamente, Annabelle era il più potente e pericoloso ma anche gli altri non scherzavano e, come si evince dal trailer, se vengono in qualche modo "profanati" e toccati sono cavoli amari. Ci sarebbe dunque, potenzialmente, materiale per un centinaio di horror, e per questo Annabelle 3 sa un po' di amuse-bouche, di "galleria" per mostri e spettri assortiti confinati all'interno di quattro mura, qualcuno più efficace qualcun altro meno, una sorta di test di mercato per vedere quale di queste nuove creature potrebbe interessare maggiormente al pubblico nell'eventualità di un nuovo capitolo dell'universo espanso di The Conjuring. Se dessero retta a me, sarebbe meglio che queste creature rimanessero confinate all'interno di Annabelle 3, anche perché sono una più floscia dell'altra (il lupo mannaro fantasma, e su...) e le uniche presenze nuove vagamente perturbanti sono la scimmia meccanica, spauracchio di mille altre produzioni kinghiane e non, e forse la TV che mostra il futuro in differita. Un po' poco per crearci dei film sopra e, diciamolo, un po' poco anche per Annabelle 3, il cui punto di forza resta sempre e comunque la bambola titolare.


Il problema di Annabelle 3 è, appunto, che la bambolotta si vede troppo poco. Cioè, non mi fraintendete. Da una parte, meglio così, almeno non ho rischiato l'infarto e buona camicia a tutti, dall'altra parte l'unico motivo per stare sul chi va là è proprio l'attesa di vedere spuntare quella sua faccetta di merda in ogni anfratto, soprattutto quando Gary Dauberman gioca la carta della claustrofobia e rinchiude i personaggi non tanto all'interno di una casa, quanto piuttosto in una stanza piena zeppa di oggetti pericolosi e potenzialmente semoventi. Per il resto, i meccanismi del film sono sempre gli stessi, recuperati dal passato e riproposti ciclicamente dal 2014: corridoi bui, porte che si aprono e si chiudono rivelando cose brutte, specchi che ne riflettono altre ancora peggiori, figure che si muovono appena dietro i personaggi inquadrati, bruschi movimenti di macchina che ricercano lo jump scare a tutti i costi, schianti improvvisi, campanelli che si mettono a suonare senza un perché, bambine inquietanti che bussano alla porta. Quello che cambia un po', almeno in questo caso, è l'unità di tempo (niente possessioni/invasioni a lungo termine, qui si gioca tutto in una terribile serata e basta così) e il focalizzarsi su un gruppo di protagonisti molto giovani, tentando anche un minimo di approfondimento psicologico delle fanciulle in pericolo (interpretate da attrici carine e valide) che punta a renderle tridimensionali e, conseguentemente, a far sì che al pubblico importi qualcosa persino dell'elemento comico piazzato a tradimento, ovvero lo sfigatissimo Bob "ha le palle" (ma che soprannome è?). Sempre gradita, ovviamente, la comparsa di due volti amati come quelli di Vera Farmiga e Patrick Wilson, ma fate attenzione al sequel/spin-off incombente, incarnato in un bambino dalla faccia da schiaffi e cravattamunito (versione del vero marito di Judy Warren, Tony Spera) che potrebbe sempre tornare come love interest nel caso venissero dedicate altre pellicole a Judy da grande. Spero di no, anche perché nella classifica degli Annabelle questo si colloca al secondo posto e, a meno di grandi sconvolgimenti, continuando si può solo peggiorare.


Di Vera Farmiga (Lorraine Warren), Patrick Wilson (Ed Warren) e McKenna Grace (Judy Warren) ho già parlato ai rispettivi link.

Gary Dauberman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, alla prima prova dietro la macchina da presa. E' principalmente sceneggiatore e come tale ha lavorato in Annabelle, Annabelle Creation, It, The Nun - La vocazione del male e It - Capitolo 2. Americano, è anche produttore.


Madison Iseman interpreta Mary Ellen. Americana, ha partecipato a film come Tales of Halloween, e Jumanji - Benvenuti nella giungla. Ha 22 anni e quattro film in uscita tra i quali Jumanji - Next Level.


Gli eventi di Annabelle 3 si collocano subito dopo quelli di L'evocazione - The Conjuring. Per avere un quadro completo dell'universo creato da James Wan vi consiglio di recuperarlo assieme a The Conjuring - Il caso Enfield, Annabelle, Annabelle 2 - Creation, The Nun - La vocazione del male e magari anche La llorona - Le lacrime del male. ENJOY!

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