Spinti da insana curiosità giuridica, io e il Bolluomo un po' di tempo fa ci siamo sparati La giuria (Runaway Jury), diretto nel 2003 dal regista Gary Fleder e tratto dal romanzo omonimo di John Grisham.
Trama: dopo l'omicidio di un broker, la moglie fa causa alla società produttrice dell'arma usata per ucciderlo. Al processo, il consulente Rankin Finch punta a comporre una giuria in grado di far vincere la società ma qualcosa va storto...
Quest'anno il Bolluomo ha preso una laurea in giurisprudenza e siccome non è facilissimo conciliare i nostri gusti cinematografici/seriali ho pensato di fargli vedere American Crime Story - The People vs OJ Simpson; come al solito, per quel che riguarda la visione stiamo andando lenti come dei bradipi ma Mirco è rimasto incuriosito dalla questione "giuria" e dal modo in cui la stessa viene composta durante i processi in America, con fior di consulenti che aiutano la difesa o l'accusa a selezionare i membri che potrebbero portare alla vittoria dell'una o l'altra parte. Come al solito, in America tutto può venire trasformato in business e lo stesso vale per me: tutto può essere trasformato in un film da guardare senza temere occhiate sdegnate, quindi approfittando della sua programmazione su Netflix ho caldamente appoggiato il desiderio mirchiano di guardare La giuria, pellicola che avevo più volte sentito nominare (a sproposito, credevo che avesse vinto anche degli Oscar...) ma non avevo mai osato guardare per timore di mattonata sui marroni. La mattonata, per fortuna, non c'è stata, sebbene gli ultimi dieci minuti di film mi abbiano vista crollare causa stanchezza e inizio tardivo della visione, e La giuria si è confermata una pellicola molto interessante e a modo suo anche dinamica, zeppa di colpi di scena e fortunatamente non confinata esclusivamente all'interno di un'aula di tribunale. Il processo, in effetti, ha un ruolo abbastanza marginale, quel che contano sono innanzitutto la giuria e poi il dilemma morale di un avvocato anche troppo ingenuo e ligio al dovere contrapposto alla totale mancanza di scrupoli di un consulente geniale che mira solo a fare soldi. E' attraverso gli occhi di quest'ultimo che lo spettatore viene a conoscenza delle complesse dinamiche che sovrintendono alla scelta di una giuria e anche della facilità con cui la stessa, volendo, può essere manipolata dall'esterno e persino dall'interno (anche se pare che esistano regole "reali" che renderebbero la cosa un po' più difficile di come viene mostrato nel film) ed è sempre tramite Fitch che si sviluppa il "thriller" all'interno del processo. Uno dei membri della giuria, infatti, non è adamantino come parrebbe e, una volta scoperto quale dei giurati ha un secondo fine, rimane ancora da comprendere come si svilupperà il gioco d'astuzia sempre più pericoloso tra lui/lei e Fitch e soprattutto quali sono i motivi che risiedono dietro la scelta del giurato in questione, nonché quali saranno le conseguenze sull'intero processo e sulla vita di chi in esso ha riposto tutte le speranze di ottenere giustizia.
Le due carte vincenti de La giuria sono dunque la trama articolata nonché vivace e soprattutto un cast di ottimi attori e caratteristi capaci di incantare gli spettatori con le loro interpretazioni, anche perché sul piano della regia c'è poco da dire, classica ed elegante com'è. Partendo dai "pesci più grossi", Gene Hackman è un mostro di bravura e mangia letteralmente la scena; probabilmente, il momento più esaltante è quello in cui l'attore si confronta per la prima volta nella storia del Cinema con l'amico di vecchia data Dustin Hoffman, impegnato in un altro ruolo intenso benché forse meno memorabile rispetto ad altri, dando vita ad una doppia performance emozionante (ma in generale ogni sequenza in cui è presente Hackman non fa che sottolineare la grandezza dell'attore). Appena sotto troviamo John Cusak, qui ancora all'apice della sua carriera e capace di trasformare l'apparente scazzo del personaggio in qualcosa di più profondo e misterioso, e la bellissima Rachel Weisz, sensuale ed elegante come poche altre attrici. A completare il cast troviamo poi dei caratteristi che riescono, anche con pochi minuti a disposizione, a ritagliarsi uno spazio importante non solo all'interno del film ma anche nella memoria dello spettatore, il quale per una volta non ha difficoltà a destreggiarsi nella marea di personaggi più o meno importanti che popolano la pellicola o ad empatizzare con gli stessi. L'unico appunto che mi viene da muovere alla pellicola, siccome la trama differisce da quella del romanzo solo per la causa scatenante il processo, è: perché in America, non potendo fare causa all'assassino del marito in quanto suicidatosi subito dopo il delitto, ci si può rivalere contro i produttori dell'arma utilizzata? Sinceramente, pur con tutto l'odio e il dolore che proverei in occasione di un'eventualità simile, non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello di citare in giudizio la Beretta, per dire. Ma forse è a questo che servono gli avvocati? Mah. A parte questi miei ragionamenti cretini, La giuria è davvero un bel film che consiglio anche a chi non è mediamente appassionato del genere.
Del regista Gary Fleder ho già parlato QUI. John Cusak (Nicholas Easter), Gene Hackman (Rankin Fitch), Dustin Hoffman (Wendell Rohr), Rachel Weisz (Marlee), Bruce Davison (Durwood Cable), Bruce McGill (Giudice Harkin), Jeremy Piven (Lawrence Green), Jennifer Beals (Vanessa Lembeck), Bill Nunn (Lonnie Shaver) e Dylan McDermott (Jacob Woods) li trovate invece ai rispettivi link.
Leland Orser interpreta Lamb. Americano, è una di quelle facce conosciute che ricordo da film come Seven, Independence Day, Fuga da Los Angeles, Alien - La clonazione, Salvate il soldato Ryan, Cose molto cattive, Il collezionista di ossa, The Guest, The Devil's Candy e probabilmente anche da serie quali X-Files, Innamorati pazzi, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea e 24. Anche regista e sceneggiatore, ha 57 anni.
Luis Guzmán interpreta Jerry Hernandez. Portoricano, lo ricordo per film come Mr Crocodile Dundee II, Black Rain - Pioggia sporca, Sono affari di famiglia, Amore all'ultimo morso, Carlito's Way, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Out of Sight, Il collezionista di ossa, Magnolia, Traffic, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, Cleaner e Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice, Hunter e Walker Texas Ranger. Anche produttore, ha 61 anni e tre film in uscita.
Cliff Curtis, che interpreta Frank Herrera, era l'insopportabile Travis di Fear the Walking Dead (serie che ho finalmente abbandonato!). Nel romanzo di Grisham la causa veniva intentata contro l'industria del tabacco ma dopo l'uscita di Insider - Dietro la verità la sceneggiatura è stata cambiata, anche perché la realizzazione de La giuria ha subito un sacco di ritardi; nel 1997 il film avrebbe dovuto essere diretto da Joel Schumacher, con Edward Norton nei panni di Easter e Sean Connery e Gwyneth Paltrow in quelli di Fitch e Marlee, ma quando il regista ha abbandonato il progetto gli attori si sono dedicati ad altro è la stessa cosa è successa nel 2001, quando Will Smith ha rinunciato al ruolo di Easter causando la "dipartita" anche del regista Mike Newell e di Jennifer Connelly, designata per la parte di Marlee. Per la cronaca, il ruolo di Marlee era stato offerto anche a Naomi Watts, costretta a rinunciare per impegni pregressi, e si dice che a un certo punto persino Alfonso Cuarón fosse stato chiamato per dirigere e co-sceneggiare la pellicola. Detto questo, se La giuria vi fosse piaciuto potete recuperare Il cliente, L'uomo della pioggia e Il socio. ENJOY!
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mercoledì 20 dicembre 2017
mercoledì 13 luglio 2016
Cell (2016)
"Fo-Fo-Me?
Fo-Fo-Te?"
Fo**iti.
Domani uscirà in tutta Italia Cell, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, diretto dal regista Tod Williams e co-sceneggiato dal Re in persona. Il che, come sappiamo, non è MAI una bella cosa. Io l'ho già visto e vi consiglio di stare a casa ma l'avrete già capito dall'incipit immagino!
Trama: a causa di un impulso trasmesso dai cellulari, buona parte degli abitanti del pianeta si trasformano in pazzi assetati di sangue. Tra i pochi superstiti ci sono Clay, in cerca della moglie e del figlio, Tom e la giovane Alice, che tentano di sopravvivere in una società ormai allo sbando...
Cell, pubblicato in Italia nel 2006, non è una delle creature migliori di King. A dispetto di ciò è un romanzo al quale sono abbastanza affezionata visto che è volato con me in Australia e mi ha tenuto compagnia, causandomi anche qualche incubo che, di fatto, si è riproposto anche durante la seconda rilettura, fatta proprio qualche giorno fa in occasione della visione del film. Ciò significa che il nucleo di Cell contiene in sé qualcosa di altamente suggestivo, forse la natura pericolosa dei mostri che lo popolano, così potenti da riuscire ad alterare i sogni dei pochi superstiti all'impulso che ha trasformato quasi tutti gli abitanti della terra in "telepazzi", forse la naturale diffidenza per un oggetto ormai talmente comune e vincolante come il cellulare, forse una generale idea di "fine del mondo" che non raggiunge i livelli de L'ombra dello scorpione ma che è comunque molto rassegnata e fatalista. Insomma, non so cosa sia che mi scompendia il cervello leggendo Cell ma sicuramente quel qualcosa non è rimasto nel film di Tod Williams, un trionfo di banalità e piattume che, come succede per la maggior parte delle trasposizioni kinghiane, si divide in due parti distinte: la prima praticamente identica al romanzo e la seconda che se ne va allegramente per i cavoli suoi, gettando tutte le cose buone del libro nel cestino della rumenta per mantenere giusto delle vaghe, raffazzonate idee senza capo né coda. Siccome Cell è stato co-sceneggiato da Stephen King mi chiedo quanto di ciò che si vede nel film sia nato dallo sconsiderato desiderio dello scrittore di rimaneggiare un romanzo che magari lo ha lasciato insoddisfatto; di sicuro, i fan si sono lamentati del finale del romanzo e nel 2009 il Re si è impegnato a riscriverlo apposta per la sceneggiatura del film ma insomma, sticazzi, un po' di amor proprio. Sta di fatto che Cell, da metà in poi, mostra allegramente le terga all'ormai diffuso amore per gli zombi calando la carta del "contagio tramite rutto a 56K" (not kidding) e manda completamente in vacca non soltanto la figura fondamentale del Rettore di Harvard (praticamente il nucleo fondamentale degli stormi di telepazzi, qui ridotto a mero boogeyman sul conto del quale chi non dovesse aver letto il romanzo non capirà probabilmente un belino) ma anche il barbatrucco di uno dei superstiti il quale, per quanto paraculo, era comunque funzionale a concludere in qualche modo il romanzo pur senza lasciare che il lettore si abbandonasse alla speranza mentre qui non serve davvero a nulla.
Altro non dirò sulla trama per non incorrere nel solito, spiacevole rischio spoiler, se volete conoscere qualcosa di Cell recuperate il libro, è un po' logorroico e lento ma sicuramente è più piacevole del film che, ovviamente, ha un ulteriore, fatale difetto: gli attori. Anzi no, diciamo le cose come stanno. LO attore. Quasi tutti i coinvolti, tranne forse il terrificante ragazzino scelto per interpretare Jordan, bene o male arrivano alla fine di Cell senza gettare alle ortiche la propria dignità, magari un po' svogliati (come Samuel L.Jackson che pare chiedersi "Oh Felicia, dove cazzo ci troviamo?" ogni dieci minuti e che, diciamolo, nei panni del timido, ironico e diononvogliaomosessuale! Tom è calzante quanto me negli eventuali panni di Lady Gaga) o un po' scazzati (Isabelle Fuhrman te lo ricordi di non essere più Orphan, sì?) ma comunque in piedi. Chi non ci riesce, e io vorrei capire che cosa caspita gli sia successo, è John Cusack. John, ma Cristo santo, non ti si può guardare. Sembri Liberace con addosso il trucco di Apocalisse e il berretto di Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo, hai le sopracciglia più ad ala di gabbiano di un modello di Dolce e Gabbana, per caratterizzare il personaggio metti e togli il berretto preda dei tic manco fossi autistico, PERCHE'? Perché lo fai, disperato ragazzo mio? Perché mi costringi a citare Masini? Cosa devo farti perché tu torni ai fasti di Essere John Malkovich, Alta fedeltà, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, persino di CON AIR?? Non bastavano la regia piatta di Tod Williams, la mancanza di qualsivoglia tipo di tensione, un gusto per il gore che si asciuga nei primi cinque, concitati minuti e poi s'ammoscia in quel terrificante finale per il quale meriterebbero l'ergastolo sia il direttore della fotografia sia il supervisore degli effetti speciali! Ti ci dovevi mettere pure tu! Ma allora vai al diavolo tu, Kashwak No-Fo, i cellulari e la brillante idea di metterli in frigorifero per conservare la batteria quando sai benissimo che se dovessi utilizzarli ti partirebbe il cervello: preferisco bruciarmi la psiche con uno smartphone che riguardare 'sta robetta da due soldi!
Del regista Tod Williams ho già parlato QUI. John Cusack (Clay Riddell), Samuel L. Jackson (Tom McCourt) ed Isabelle Fuhrman (Alice Maxwell) li trovate invece ai rispettivi link.
A proposito di adattamenti kinghiani, il moscerello Owen Teague, che qui interpreta Jordan, è stato scritturato per il ruolo del viscido Patrick Hostetter nel nuovo adattamento di It; il fatto che il personaggio sia presente mi fa già stare male all'idea di un eventuale "momento sanguisuga" che, fortunatamente, mi era stato risparmiato nel film TV ma sento odore di miscasting ahimé. Chi ci ha visto lungo invece, almeno per quel che riguarda Cell, è stato Eli Roth che si è chiamato fuori dal progetto per divergenze creative. Vai, amorino peloso! Detto questo se il film vi fosse piaciuto (ma perché?) recuperate qualsiasi film sugli zombi diretto da Romero, che è meglio. ENJOY!
A proposito di adattamenti kinghiani, il moscerello Owen Teague, che qui interpreta Jordan, è stato scritturato per il ruolo del viscido Patrick Hostetter nel nuovo adattamento di It; il fatto che il personaggio sia presente mi fa già stare male all'idea di un eventuale "momento sanguisuga" che, fortunatamente, mi era stato risparmiato nel film TV ma sento odore di miscasting ahimé. Chi ci ha visto lungo invece, almeno per quel che riguarda Cell, è stato Eli Roth che si è chiamato fuori dal progetto per divergenze creative. Vai, amorino peloso! Detto questo se il film vi fosse piaciuto (ma perché?) recuperate qualsiasi film sugli zombi diretto da Romero, che è meglio. ENJOY!
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martedì 10 marzo 2015
Motel (2014)
Causa stanchezza e mancanza di tempo, invece di darmi ai recuperi "sensati" ho pensato bene di puntare su una robetta come Motel (The Bag Man), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista David Grovic nonché "ispirato" all'analisi di stampo Jungiano The Cat: A Tale of Feminine Redemption della psicologa svizzera Marie-Louise von Franz (ma stiamo scherzando?? No, giuro, è scritto anche sulla locandina originale).
Trama: un facoltoso e probabilmente malavitoso uomo d'affari chiede ad un killer di recuperare una misteriosa borsa e aspettarlo in un motel senza mai aprirla. Sembrerebbe un lavoretto facile se non fosse che tutti parrebbero interessati all'oggetto...
Motel è uno di quei film dalla trama maffa ed inconsistente, il cui punto di forza potrebbero essere soltanto gli attori e l'ambientazione scelta. Intitolato molto furbescamente Motel dalla distribuzione italiana, è infatti il luogo di "frontiera" americano per eccellenza l'elemento che potrebbe dare il la a momenti inquietanti, situazioni paradossali, incroci di destini sconosciuti e quant'altro; il problema è che solo David Lynch, Tarantino o i Coen potrebbero sfruttare tale ambientazione combinata ad una trama risicata ed elevare a cult un film simile, riempendolo di personaggi leggendari, sequenze visionarie e dialoghi da riscrivere sulla Smemoranda per gli anni a venire. Purtroppo David Grovic non è né Lynch né Tarantino né tantomeno uno dei fratelli Coen e il risultato è una pellicola dimenticabile con tanti di quei WTF che non saprei neppure da dove cominciare anche perché, come avrete capito, li ho già dimenticati. Jack è, come dice il titolo americano, il Bag Man, l'uomo della borsa. Lui ha questa sacca dal contenuto misterioso e il boss gli dice di non guardarci MAI dentro. Posso capire la fedeltà a questo signore pericolosetto e viscido, tuttavia quando la situazione comincia a farsi intricata (leggi: tutti gli ospiti del motel sembrano sapere della borsa e conoscere il boss) la cosa razionale da fare per Jack sarebbe aprire la borsa e capire perché Mr. Dragna sembrerebbe volerlo come minimo perculare; invece Jack se ne sta, ligio al dovere fino all'ultimo. Jack, a parole, è anche il miglior killer del mondo, tanto che Dragna farebbe carte false per tenerselo stretto, ma a conti fatti è solo un povero pirla che rischia di morire almeno una decina di volte e, ogni volta, viene salvato dalla sgnoccolona della situazione. Sgnoccolona a parole, anche lei, ché nel 90% delle scene sembra un travestito brasiliano ma si innamora di Jack e lo aiuta in tutti i modi "perché sì": è normale innamorarsi in una notte di un cretino che ti tratta male, è depresso, a momenti si becca pallottole persino dai bambini e risponde a monosillabi? No. Ma poi, chissenefrega, è già tanto se sono arrivata alla fine del film senza addormentarmi, nonostante il totale disinteresse per l'intera situazione.
Se la trama fa schifo gli attori non sono meglio (come ho detto sopra, non stiamo parlando di David Lynch, Tarantino o i Coen, gente che farebbe recitare bene persino la sottoscritta). John Cusak dovrebbe essere il carismatico protagonista ma ormai, diciamocelo, non ne ha più voglia. C'è stato un tempo in cui adoravo Cusak ma adesso mi sembra sempre più scazzato, stanco, quasi costretto a recitare; in Motel più che un killer sembra uno streppone di passaggio, con quel minicappellino messo perennemente in testa e lo sguardo perso nel vuoto di chi pensa ad altro. John, te lo dico da amica, se non ne hai più voglia smetti. Avrai altri talenti, fosse anche solo un pollice verde per cominciare a zappare campi? E l'altro poveraccio è De Niro. Cristo, Robert, a quanti altri film di merda vuoi ancora partecipare prima di farmi dimenticare la tua gloriosissima carriera e la tua grandezza di attore? Spiegamelo, perché ormai ogni volta che vedo la tua faccia provo una fitta di fastidio, un po' come quando vedo quella di Johnny Depp (e diciamocela tutta, preferisco vedere la sua ormai perenne smorfietta allucinata alla Jack Sparrow piuttosto che assistere ad una scena penosa in cui tu spieghi a Cusak la situazione con l'ausilio di un broccolo e di una fetta d'arrosto. Santo cielo) L'unico che si salva è Crispin Glover, convincentissimo nei panni del gestore di motel ficcanaso, nonostante anche il suo personaggio sia scritto coi piedi come tutti gli altri personaggi secondari che popolano la pellicola, messi lì giusto per fare colore (tornando a Lynch, c'è persino un nano armeno. Il buon David ci sarebbe uscito di testa, mentre qui la presenza nanica è totalmente irrilevante), allungare il brodo e portare alle lacrime persino lo spettatore più paziente. Motel dovrebbe essere stato l'ennesima vittima della mala distribución italiana ma nel caso dovessero proiettarlo dalle vostre parti evitatelo come se all'ingresso, per ogni biglietto acquistato, offrissero in omaggio anche il virus Ebola. Mi ringrazierete.
Di John Cusak (Jack), Robert De Niro (Dragna), Crispin Glover (Ned) e Dominic Purcell (Larson) ho già parlato ai rispettivi link.
David Grovic è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore e attore.
Martin Klebba interpreta Guano. Americano, ha partecipato a film come Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie, Men in Black 2, Austin Powers in Goldmember, La maledizione della prima luna, La casa dei fantasmi, Van Helsing, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, 3ciento - Chi l'ha duro... la vince!, Biancaneve, Comic Movie, Il grande e potente Oz e a serie come Malcom, Streghe, CSI - Scena del crimine, My Name is Earl, Scrubs, Bones e CSI: NY. Anche stuntman e produttore, ha 46 anni e film in uscita tra cui Ted 2 e Pirati dei Caraibi 5.
Se vi può interessare, sappiate che tutti i quadri mostrati verso la fine del film sono stati realizzati dal padre di Robert De Niro. Detto questo, nel caso Motel vi fosse piaciuto recuperate anche The Transporter, magari vi divertite di più! ENJOY!
Trama: un facoltoso e probabilmente malavitoso uomo d'affari chiede ad un killer di recuperare una misteriosa borsa e aspettarlo in un motel senza mai aprirla. Sembrerebbe un lavoretto facile se non fosse che tutti parrebbero interessati all'oggetto...
Motel è uno di quei film dalla trama maffa ed inconsistente, il cui punto di forza potrebbero essere soltanto gli attori e l'ambientazione scelta. Intitolato molto furbescamente Motel dalla distribuzione italiana, è infatti il luogo di "frontiera" americano per eccellenza l'elemento che potrebbe dare il la a momenti inquietanti, situazioni paradossali, incroci di destini sconosciuti e quant'altro; il problema è che solo David Lynch, Tarantino o i Coen potrebbero sfruttare tale ambientazione combinata ad una trama risicata ed elevare a cult un film simile, riempendolo di personaggi leggendari, sequenze visionarie e dialoghi da riscrivere sulla Smemoranda per gli anni a venire. Purtroppo David Grovic non è né Lynch né Tarantino né tantomeno uno dei fratelli Coen e il risultato è una pellicola dimenticabile con tanti di quei WTF che non saprei neppure da dove cominciare anche perché, come avrete capito, li ho già dimenticati. Jack è, come dice il titolo americano, il Bag Man, l'uomo della borsa. Lui ha questa sacca dal contenuto misterioso e il boss gli dice di non guardarci MAI dentro. Posso capire la fedeltà a questo signore pericolosetto e viscido, tuttavia quando la situazione comincia a farsi intricata (leggi: tutti gli ospiti del motel sembrano sapere della borsa e conoscere il boss) la cosa razionale da fare per Jack sarebbe aprire la borsa e capire perché Mr. Dragna sembrerebbe volerlo come minimo perculare; invece Jack se ne sta, ligio al dovere fino all'ultimo. Jack, a parole, è anche il miglior killer del mondo, tanto che Dragna farebbe carte false per tenerselo stretto, ma a conti fatti è solo un povero pirla che rischia di morire almeno una decina di volte e, ogni volta, viene salvato dalla sgnoccolona della situazione. Sgnoccolona a parole, anche lei, ché nel 90% delle scene sembra un travestito brasiliano ma si innamora di Jack e lo aiuta in tutti i modi "perché sì": è normale innamorarsi in una notte di un cretino che ti tratta male, è depresso, a momenti si becca pallottole persino dai bambini e risponde a monosillabi? No. Ma poi, chissenefrega, è già tanto se sono arrivata alla fine del film senza addormentarmi, nonostante il totale disinteresse per l'intera situazione.
Se la trama fa schifo gli attori non sono meglio (come ho detto sopra, non stiamo parlando di David Lynch, Tarantino o i Coen, gente che farebbe recitare bene persino la sottoscritta). John Cusak dovrebbe essere il carismatico protagonista ma ormai, diciamocelo, non ne ha più voglia. C'è stato un tempo in cui adoravo Cusak ma adesso mi sembra sempre più scazzato, stanco, quasi costretto a recitare; in Motel più che un killer sembra uno streppone di passaggio, con quel minicappellino messo perennemente in testa e lo sguardo perso nel vuoto di chi pensa ad altro. John, te lo dico da amica, se non ne hai più voglia smetti. Avrai altri talenti, fosse anche solo un pollice verde per cominciare a zappare campi? E l'altro poveraccio è De Niro. Cristo, Robert, a quanti altri film di merda vuoi ancora partecipare prima di farmi dimenticare la tua gloriosissima carriera e la tua grandezza di attore? Spiegamelo, perché ormai ogni volta che vedo la tua faccia provo una fitta di fastidio, un po' come quando vedo quella di Johnny Depp (e diciamocela tutta, preferisco vedere la sua ormai perenne smorfietta allucinata alla Jack Sparrow piuttosto che assistere ad una scena penosa in cui tu spieghi a Cusak la situazione con l'ausilio di un broccolo e di una fetta d'arrosto. Santo cielo) L'unico che si salva è Crispin Glover, convincentissimo nei panni del gestore di motel ficcanaso, nonostante anche il suo personaggio sia scritto coi piedi come tutti gli altri personaggi secondari che popolano la pellicola, messi lì giusto per fare colore (tornando a Lynch, c'è persino un nano armeno. Il buon David ci sarebbe uscito di testa, mentre qui la presenza nanica è totalmente irrilevante), allungare il brodo e portare alle lacrime persino lo spettatore più paziente. Motel dovrebbe essere stato l'ennesima vittima della mala distribución italiana ma nel caso dovessero proiettarlo dalle vostre parti evitatelo come se all'ingresso, per ogni biglietto acquistato, offrissero in omaggio anche il virus Ebola. Mi ringrazierete.
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David Grovic è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore e attore.
Martin Klebba interpreta Guano. Americano, ha partecipato a film come Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie, Men in Black 2, Austin Powers in Goldmember, La maledizione della prima luna, La casa dei fantasmi, Van Helsing, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, 3ciento - Chi l'ha duro... la vince!, Biancaneve, Comic Movie, Il grande e potente Oz e a serie come Malcom, Streghe, CSI - Scena del crimine, My Name is Earl, Scrubs, Bones e CSI: NY. Anche stuntman e produttore, ha 46 anni e film in uscita tra cui Ted 2 e Pirati dei Caraibi 5.
Se vi può interessare, sappiate che tutti i quadri mostrati verso la fine del film sono stati realizzati dal padre di Robert De Niro. Detto questo, nel caso Motel vi fosse piaciuto recuperate anche The Transporter, magari vi divertite di più! ENJOY!
venerdì 28 marzo 2014
Il ricatto (2013)
Beggars Can’t
Be Choosers. In giorni di vuoto cinematografico si piglia quel che passa al
convento e, chissà perché, io mi sono intestardita su Il ricatto (Grand Piano),
diretto nel 2013 dal regista Eugenio Mira.
Trama: Tom Selznick è un pianista che la moglie costringe a tornare sulle scene dopo cinque anni di assenza dovuti ad un concerto disastroso. All’ansia da palcoscenico si aggiunge la minaccia di un killer che gli impone di portare a termine una difficilissima esecuzione senza sbagliare una nota, pena la morte…
Il ricatto poteva essere un thriller, se non memorabile, perlomeno dignitoso. All’inizio ci avevo quasi creduto, nonostante gli strali che gli erano piovuti addosso più o meno da ogni parte della blogosfera. D’altronde, l’idea di base è molto intrigante e la situazione in cui viene a trovarsi il protagonista decisamente spinosa: solo davanti a una folla, impegnato ad eseguire il pezzo più difficile della sua carriera, con un killer spietato pronto a fare fuori o lui o la moglie seduta tra il pubblico al primo accenno di errore. Voi vi chiederete perché. Beh, l’assassino non è semplicemente pazzo, ha i suoi motivi e verranno spiegati debitamente nel corso della pellicola… il problema è che qui casca l’asino. Se le premesse sono buone, la cosa non vale purtroppo per lo svolgimento della trama, che si sgonfia come un soufflé dopo appena mezz’oretta di film per poi crollare definitivamente su uno dei finali più stinfi della storia del cinema, che mi ha fatta rimanere immobile a fissare i titoli di coda chiedendomi "E quindi? Tutto 'sto casino per cosa?". Non faccio spoiler, ovviamente, ma sappiate che alla fine della visione inserirete di diritto il killer de Il ricatto nell'elenco dei 10 "cattivi" più pretestuosi e raffazzonati di sempre, la classica montagna che partorisce un topolino.
Trama: Tom Selznick è un pianista che la moglie costringe a tornare sulle scene dopo cinque anni di assenza dovuti ad un concerto disastroso. All’ansia da palcoscenico si aggiunge la minaccia di un killer che gli impone di portare a termine una difficilissima esecuzione senza sbagliare una nota, pena la morte…
Il ricatto poteva essere un thriller, se non memorabile, perlomeno dignitoso. All’inizio ci avevo quasi creduto, nonostante gli strali che gli erano piovuti addosso più o meno da ogni parte della blogosfera. D’altronde, l’idea di base è molto intrigante e la situazione in cui viene a trovarsi il protagonista decisamente spinosa: solo davanti a una folla, impegnato ad eseguire il pezzo più difficile della sua carriera, con un killer spietato pronto a fare fuori o lui o la moglie seduta tra il pubblico al primo accenno di errore. Voi vi chiederete perché. Beh, l’assassino non è semplicemente pazzo, ha i suoi motivi e verranno spiegati debitamente nel corso della pellicola… il problema è che qui casca l’asino. Se le premesse sono buone, la cosa non vale purtroppo per lo svolgimento della trama, che si sgonfia come un soufflé dopo appena mezz’oretta di film per poi crollare definitivamente su uno dei finali più stinfi della storia del cinema, che mi ha fatta rimanere immobile a fissare i titoli di coda chiedendomi "E quindi? Tutto 'sto casino per cosa?". Non faccio spoiler, ovviamente, ma sappiate che alla fine della visione inserirete di diritto il killer de Il ricatto nell'elenco dei 10 "cattivi" più pretestuosi e raffazzonati di sempre, la classica montagna che partorisce un topolino.
A parte questo, c'è davvero poco altro da dire. Eugenio Mira confeziona un prodotto classico che non si distingue per originalità visiva (certo che il taglio della gola che viene interrotto senza mostrare una goccia di sangue per passare subito al primo piano di un archetto che strofina le corde di un violino è da voto dieci!!) ma che risulta comunque gradevole agli occhi, mentre le interpretazioni degli attori sono nella norma, nulla di trascendentale e nulla che porterebbe a urlare orripilati. Elijah Wood è molto bravo nel palesare inquietudine con quegli azzurri occhioni da lemure mentre John Cusack, per quel poco che si vede, ricorda anche troppo Alan Rickman, tanto che a un certo punto credevo che avrebbe ucciso Frod.. ehm... Elijah con un Avada Kedavra invece che col fucile. Meglio l'altro caratterista su cui non aggiungo nulla per non rovinare la sorpresa, nonostante sia lui sia i due amici di Tom e consorte siano davvero tagliati con l'accetta e stereotipatissimi, mentre la moglie, interpretata da una wannabe Reese Witherspoon, è uno dei personaggi più inutili che abbia mai visto in un film. Nulla da dire invece sulla colonna sonora: poiché è ambientato durante un concerto per pianoforte e orchestra, il film è quasi più piacevole da ascoltare che da vedere. Certo, a mio avviso la visione de Il ricatto sarebbe stata più divertente in presenza di un pianista vero che avrebbe potuto inorridire davanti alle prodezze multitasking del protagonista ma purtroppo i pianisti sono una brutta razza di gente snob (e ogni riferimento ad un Toto qualsiasi è puramente casuale), quasi quanto i blogger cinematografici. Infatti vi consiglio di non perdere tempo e soldi per questa bagatella.
Di Elijah Wood (Tom Selznick), John Cusack (Clem) e Dee Wallace (Marjorie Green) ho già parlato ai rispettivi link.
Eugenio Mira (vero nome Eugenio Mira Juliá) è il regista della pellicola. Spagnolo, prima de Il ricatto ha diretto un paio di corti e due lungometraggi che tuttavia non conosco. Anche compositore, sceneggiatore, attore e produttore, ha 37 anni.
Kerry Bishé interpreta Emma Selznick. Americana, ha partecipato a film come Sex and the City, Red State, Argo e a serie come Scrubs. Ha 30 anni.
Don McManus interpreta Reisinger. Americano, ha partecipato a film come Il falò delle vanità, Le ali della libertà, Air Force One, Magnolia, Il 6° giorno, Hannibal, Auto Focus, Il mistero dei templari, Ocean's Thirteen e a serie come Jarod il camaleonte, Innamorati pazzi, NYPD, Party of Five, Ally McBeal, Dharma & Greg, Dawson's Creek, CSI: Miami, Nip/Tuck, Malcom, Grey's Anatomy, Numb3rs, Dexter, Supernatural, 24 e CSI - Scena del crimine. Ha 55 anni e tre film in uscita.
Segnalo inoltre la presenza nel cast di Alex Winter, tra i caratteristi dello storico Freaked - Sgorbi, qui nei panni del bieco assistente. Infine, se Il ricatto vi fosse piaciuto, recuperate In linea con l'assassino o Speed. ENJOY!
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mercoledì 22 gennaio 2014
The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (2013)
Ispirata più dall'idea che lo avesse sceneggiato Danny Strong che dall'argomento del film in sé, in questi giorni ho guardato The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (The Butler), diretto nel 2013 dal regista Lee Daniels.
Trama: il film racconta la storia di Cecil Gaines, diventato uno dei maggiordomi di colore della Casa Bianca ai tempi del mandato di Eisenhower e ritiratosi durante la presidenza di Reagan, dopo anni di soddisfazioni lavorative e dolori in seno alla famiglia...
"I'm merely a humble butler, sir." "And what do you do?" "I buttle". Così parlava il geniale Tim Curry nell'esilarante Signori, il delitto è servito. Mentre Forrest Gump diceva "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita". Se unite queste due storiche frasi avrete la filosofia completa e definitiva dell'ambizioso The Butler, un film in cui l'odioso Forest Withaker (non posso farci niente, lo trovo mollo e privo di carisma, inoltre quell'occhio perennemente a mezz'asta fa calare la palpebra anche a me!) perlappuntamente serve i suoi padroni e racconta la sua storia come un novello Gump, inframmezzando a eventi strettamente personali degli stralci di nera storia americana, nera sia perché legata alla comunità di colore sia, soprattutto, perché vergognosa e disdicevole, segnata da segregazione, stupidità, soprusi e violenze di ogni tipo. Sulla carta, quindi, The Butler sarebbe indubbiamente interessante, considerando anche il suo essere tratto dalla vera storia di Eugene Allen, che ha lavorato alla Casa Bianca per più di trent'anni. Il problema è che condensare in due ore questi trent'anni di storia americana, le mentalità di mezza dozzina di presidenti, quattro o cinque diversi modi di combattere la segregazione razziale e il dramma di una famiglia allo sbando significa offrire allo spettatore un bignami colmo di buchi, piatto, didascalico e sbrigativo, che non lascia nemmeno il tempo di simpatizzare con le persone rappresentate. Si arriva alla fine della pellicola con un gigantesco punto interrogativo sulla testa e la consapevolezza di dover tirare fuori i vecchi libri dell'università o del liceo per riuscire ad apprezzare appieno la visione appena terminata e ciò, se da un lato è ammirevole, dall'altro rischia di condannare The Butler al dimenticatoio dopo un giorno o due.
Un po' deprimente anche lo spreco di grande potenziale attoriale. Se, come ho detto, Forest Withaker è di una mollezza rara, la sua famiglia (secondogenito a parte, un minorato mentale sotto mentite spoglie, probabilmente) e i suoi colorati colleghi offrono interpretazioni sentite e coinvolgenti mentre i grandi nomi chiamati per ruoli che dureranno sì e no dieci minuti a testa sono decisamente superflui e valgono giusto per richiamare la maggior parte del pubblico. Per chi, come me, è fan scatenata di Alan Rickman, John Cusack o Liev Schreiber è quasi una bestemmia vederli relegati in un angolo per fare spazio a Withaker e, soprattutto, quello di Cusack è un esempio di aberrante miscasting: vederlo sudato e con quel naso posticcio scatenerebbe la risata isterica a chiunque visto che la somiglianza con Nixon è praticamente inesistente. E' incredibile, quindi, come un film che aspettavo con abbastanza trepidazione si sia rivelato così una sòla o, meglio, talmente insapore da non ispirarmi nemmeno una recensione di media lunghezza; posso capire il didascalismo e la banalità della sceneggiatura, d'altronde secondo me Danny Strong deve ancora farsi le ossette, soprattutto per quel che riguarda i lungometraggi, ma visti i nomi degli altri coinvolti qualcosina in più si poteva fare. E adesso capisco anche perché The Butler è stato snobbato ai Golden Globe e non ha ricevuto nomination per l'Oscar nonostante il patriottismo che ne impregna ogni fotogramma. Comunque, se siete degli irriducibili appassionati di storia americana guardatelo perché alcune performance, soprattutto quelle di Oprah Winfrey e David Oyelowo, sono davvero notevoli.
Del regista Lee Daniels ho già parlato qui. Forest Whitaker (Cecil Gaines), Vanessa Redgrave (Annabeth Westfall), David Oyelowo (Louis Gaines), Terrence Howard (Howard), Cuba Gooding Jr. (Carter Wilson), Robin Williams (Dwight D. Eisenhower), John Cusack (Richard Nixon), James Marsden (John Fitzgerald Kennedy), Liev Schreiber (Lyndon Johnson) e Alan Rickman (Ronald Reagan) li trovate invece ai rispettivi link.
Danny Strong (vero nome Daniel William Strong) è lo sceneggiatore della pellicola e interpreta un giornalista all'interno dell'autobus durante l'attacco del KuKluxKlan. Da Buffy addicted non potevo non dedicargli un trafiletto perché il ragazzo, assieme ai compari Tom Lenk ed Adam Busch, faceva parte del trio di archenemesisses della bionda eroina conosciuto come Troika. Come attore, lo ricordo per pellicole quali L'angelo del male, Pleasantville, Shriek - Hai impegni per venerdì 17? e Seabiscuit, inoltre ha partecipato alle serie Bayside School - La nuova classe, Una famiglia del terzo tipo, Clueless, Nip/Tuck, Una mamma per amica, How I Met Your Mother e Grey's Anatomy. Americano, anche produttore, ha 39 anni.
Jane Fonda (vero nome Lady Jayne Seymour Fonda) interpreta Nancy Reagan. Americana, la ricordo per film come A piedi nudi nel parco, Tre passi nel delirio, Barbarella, Una squillo per l'ispettore Klute e Tornando a casa (queste due pellicole le sono valse l'Oscar come migliore attrice protagonista). Anche produttrice, ha 76 anni e due film in uscita.
Tra le altre guest star presenti nella pellicola troviamo inoltre un’irriconoscibile Mariah Carey (Hattie Pearl, la madre di Cecil), la conduttrice Oprah Winfrey (Gloria Gaines) e Lenny Kravitz (James Holloway). Nella "sala tagli" è invece rimasta una scena in cui Cecil avrebbe dovuto incontrare personalmente Barack Obama e quelle in cui Melissa Leo compare nei panni di Mamie Eisenhower, mentre tra gli attori che non hanno partecipato alla pellicola segnalo Matthew McConaughey e James Franco, entrambi interpellati per il ruolo di Kennedy, Mila Kunis (come Jackie Kennedy) e Liam Neeson (come Lyndon Johnson). Anche Nicole Kidman, Zac Efron e Hugh Jackman avrebbero dovuto essere presenti ma i loro ruoli sono rimasti sconosciuti. Detto questo, se The Butler vi è piaciuto recuperate anche The Help e Il colore viola. ENJOY!
Trama: il film racconta la storia di Cecil Gaines, diventato uno dei maggiordomi di colore della Casa Bianca ai tempi del mandato di Eisenhower e ritiratosi durante la presidenza di Reagan, dopo anni di soddisfazioni lavorative e dolori in seno alla famiglia...
"I'm merely a humble butler, sir." "And what do you do?" "I buttle". Così parlava il geniale Tim Curry nell'esilarante Signori, il delitto è servito. Mentre Forrest Gump diceva "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita". Se unite queste due storiche frasi avrete la filosofia completa e definitiva dell'ambizioso The Butler, un film in cui l'odioso Forest Withaker (non posso farci niente, lo trovo mollo e privo di carisma, inoltre quell'occhio perennemente a mezz'asta fa calare la palpebra anche a me!) perlappuntamente serve i suoi padroni e racconta la sua storia come un novello Gump, inframmezzando a eventi strettamente personali degli stralci di nera storia americana, nera sia perché legata alla comunità di colore sia, soprattutto, perché vergognosa e disdicevole, segnata da segregazione, stupidità, soprusi e violenze di ogni tipo. Sulla carta, quindi, The Butler sarebbe indubbiamente interessante, considerando anche il suo essere tratto dalla vera storia di Eugene Allen, che ha lavorato alla Casa Bianca per più di trent'anni. Il problema è che condensare in due ore questi trent'anni di storia americana, le mentalità di mezza dozzina di presidenti, quattro o cinque diversi modi di combattere la segregazione razziale e il dramma di una famiglia allo sbando significa offrire allo spettatore un bignami colmo di buchi, piatto, didascalico e sbrigativo, che non lascia nemmeno il tempo di simpatizzare con le persone rappresentate. Si arriva alla fine della pellicola con un gigantesco punto interrogativo sulla testa e la consapevolezza di dover tirare fuori i vecchi libri dell'università o del liceo per riuscire ad apprezzare appieno la visione appena terminata e ciò, se da un lato è ammirevole, dall'altro rischia di condannare The Butler al dimenticatoio dopo un giorno o due.
Un po' deprimente anche lo spreco di grande potenziale attoriale. Se, come ho detto, Forest Withaker è di una mollezza rara, la sua famiglia (secondogenito a parte, un minorato mentale sotto mentite spoglie, probabilmente) e i suoi colorati colleghi offrono interpretazioni sentite e coinvolgenti mentre i grandi nomi chiamati per ruoli che dureranno sì e no dieci minuti a testa sono decisamente superflui e valgono giusto per richiamare la maggior parte del pubblico. Per chi, come me, è fan scatenata di Alan Rickman, John Cusack o Liev Schreiber è quasi una bestemmia vederli relegati in un angolo per fare spazio a Withaker e, soprattutto, quello di Cusack è un esempio di aberrante miscasting: vederlo sudato e con quel naso posticcio scatenerebbe la risata isterica a chiunque visto che la somiglianza con Nixon è praticamente inesistente. E' incredibile, quindi, come un film che aspettavo con abbastanza trepidazione si sia rivelato così una sòla o, meglio, talmente insapore da non ispirarmi nemmeno una recensione di media lunghezza; posso capire il didascalismo e la banalità della sceneggiatura, d'altronde secondo me Danny Strong deve ancora farsi le ossette, soprattutto per quel che riguarda i lungometraggi, ma visti i nomi degli altri coinvolti qualcosina in più si poteva fare. E adesso capisco anche perché The Butler è stato snobbato ai Golden Globe e non ha ricevuto nomination per l'Oscar nonostante il patriottismo che ne impregna ogni fotogramma. Comunque, se siete degli irriducibili appassionati di storia americana guardatelo perché alcune performance, soprattutto quelle di Oprah Winfrey e David Oyelowo, sono davvero notevoli.
Del regista Lee Daniels ho già parlato qui. Forest Whitaker (Cecil Gaines), Vanessa Redgrave (Annabeth Westfall), David Oyelowo (Louis Gaines), Terrence Howard (Howard), Cuba Gooding Jr. (Carter Wilson), Robin Williams (Dwight D. Eisenhower), John Cusack (Richard Nixon), James Marsden (John Fitzgerald Kennedy), Liev Schreiber (Lyndon Johnson) e Alan Rickman (Ronald Reagan) li trovate invece ai rispettivi link.
Danny Strong (vero nome Daniel William Strong) è lo sceneggiatore della pellicola e interpreta un giornalista all'interno dell'autobus durante l'attacco del KuKluxKlan. Da Buffy addicted non potevo non dedicargli un trafiletto perché il ragazzo, assieme ai compari Tom Lenk ed Adam Busch, faceva parte del trio di archenemesisses della bionda eroina conosciuto come Troika. Come attore, lo ricordo per pellicole quali L'angelo del male, Pleasantville, Shriek - Hai impegni per venerdì 17? e Seabiscuit, inoltre ha partecipato alle serie Bayside School - La nuova classe, Una famiglia del terzo tipo, Clueless, Nip/Tuck, Una mamma per amica, How I Met Your Mother e Grey's Anatomy. Americano, anche produttore, ha 39 anni.
Jane Fonda (vero nome Lady Jayne Seymour Fonda) interpreta Nancy Reagan. Americana, la ricordo per film come A piedi nudi nel parco, Tre passi nel delirio, Barbarella, Una squillo per l'ispettore Klute e Tornando a casa (queste due pellicole le sono valse l'Oscar come migliore attrice protagonista). Anche produttrice, ha 76 anni e due film in uscita.
Tra le altre guest star presenti nella pellicola troviamo inoltre un’irriconoscibile Mariah Carey (Hattie Pearl, la madre di Cecil), la conduttrice Oprah Winfrey (Gloria Gaines) e Lenny Kravitz (James Holloway). Nella "sala tagli" è invece rimasta una scena in cui Cecil avrebbe dovuto incontrare personalmente Barack Obama e quelle in cui Melissa Leo compare nei panni di Mamie Eisenhower, mentre tra gli attori che non hanno partecipato alla pellicola segnalo Matthew McConaughey e James Franco, entrambi interpellati per il ruolo di Kennedy, Mila Kunis (come Jackie Kennedy) e Liam Neeson (come Lyndon Johnson). Anche Nicole Kidman, Zac Efron e Hugh Jackman avrebbero dovuto essere presenti ma i loro ruoli sono rimasti sconosciuti. Detto questo, se The Butler vi è piaciuto recuperate anche The Help e Il colore viola. ENJOY!
venerdì 30 agosto 2013
Cameron Diaz Day: Essere John Malkovich (1999)
Oggi non è il John Malkovich Day. No, quello arriverà, spero, a Dicembre. Come avrete capito dal banner "nasone ma figaccione" di Pio, oggi è il Cameron Diaz Day ma chissà perché alla bella e brava Camerona, che per inciso compie 41 anni, pungeva vaghezza di calarsi nei panni dell'eclettico e pelato attore in questo Essere John Malkovich (Being John Malkovich), diretto dal bravo Spike Jonze nel 1999 e, soprattutto, sceneggiato da quel genio di Charlie Kaufman!!
Trama: Craig, un burattinaio frustrato, scopre una porta collegata direttamente alla mente di John Malkovich. Possedendo l'attore e muovendolo come uno dei suoi pupazzi cercherà di ottenere il successo e l'amore della collega Maxine, che però è già oggetto del desiderio della moglie Lotte...
Se ho scelto Essere John Malkovich per celebrare Cameron non è solo perché amo John e adoro questo film ma perché, per una volta, la bionda attrice di origini cubane è brutta. Sì, oddio, brutta come potrei essere io tirata a lucido per un matrimonio ma comunque inguardabile rispetto al suo solito standard. Ed è brava, bravissima. Soprattutto perché il pazzo Kaufman ha creato un personaggio difficilissimo da interpretare senza sforare in una cialtronata sopra le righe. Immaginate una tizia che vive per i suoi animali, che ha trasformato la casa in uno zoo per sopperire all'istinto materno frustrato da un marito mollo ed inconcludente. Immaginate che la tizia in questione, dopo essersi fatta un viaggio nella mente di Malkovich, senta risvegliarsi il proprio lato maschile lo assecondi con entusiasmo, arrivando persino a concupire la donna amata dal marito e accendendo così una surreale rivalità tra le mura domestiche. Non vado avanti per non togliervi la sorpresa ma, anche così, vi sarete fatti un'idea di come un personaggio simile rischi di diventare borderline e perlomeno ridicolo. Invece Cameron Diaz riesce ad infondergli un candore e una dolcezza incredibili anche nei momenti di delirio, quando Lotte viene inebriata dall'esperienza Malkovich e, come un'adolescente, comincia ad entusiasmarsi ed abbracciare la sua nuova natura. Nascosta da un'improbabile capigliatura riccia e infagottata in abiti meno che glamour, la Diaz diventa così un importante e delicato tassello del rompicapo messo in piedi da Jonze e Kaufman, indimenticabile come il resto dei personaggi che popolano questo strano film.
Quanto ad Essere John Malkovich in sé, dovete vederlo perché nessuna recensione potrebbe mai rendergli giustizia. Potrei parlarvi della delicata e disperata poesia dei burattini di Craig, dei dialoghi al fulmicotone, della delirante scena in cui Malkovich incontra un universo di cloni, dell'assurda idea che possa esistere un passaggio segreto per la mente dell'attore, dell'esilarante comparsata di Charlie Sheen nei panni di sé stesso, dell'incredibile interpretazione di un John Cusack in stato di grazia, dell'indiscutibile abilità registica di Jonze, della bellezza della colonna sonora (Bjork, oh Bjork!!), della profondità di sentimenti (anche negativi) che caratterizza ognuno dei personaggi ritratti, tanto che alla fine chi conduce l'esistenza più banale di tutti è proprio l'oggetto del titolo, della storia del settimo piano e mezzo o del trauma infantile dello scimpanzé Elijah... ma il vero piacere sta nello scoprire tutte queste cose e moltissime altre durante la visione di Essere John Malkovich. Io lo amo con tutto il cuore ma credo sia un film facile ad odiarsi, sicuramente sarà un'esperienza che non dimenticherete facilmente e che, se la ripeterete, vi aprirà ogni volta la mente su un mondo assurdo e sempre diverso. Come Malkovich. E come Cameron Diaz, che nel Bollalmanacco è già comparsa in altre vesti...
The Mask - Da zero a mito (1994), il suo film d'esordio. Bionda e bellissima, ruba il cuore di un Jim Carrey in formissima!
Paura e delirio a Las Vegas (1998) una semplice comparsata nei panni di una reporter che, in ascensore, viene turbata dai deliranti protagonisti.
Shrek - E vissero felici e contenti (2010) dove la voce di Cameron da vita all'orchessa Fiona, una delle principesse più toste mai create!
E il Cameron Diaz Day non finisce qui!! Ecco i link delle recensioni degli altri compagni d'avventura... ENJOY!!
Movies Maniac
Scrivenny
Recensioni Ribelli
Era meglio il libro
Director's cult
Pensieri cannibali
Coocking Movies
Montecristo
venerdì 31 maggio 2013
Clint Eastwood Day: Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997)
A distanza di pochi giorni dall'Helena Bonham Carter Day eccomi a festeggiare, in questo mese zeppo di nascite importanti, nientemeno che il Texano dagli occhi di ghiaccio, alias Clint Eastwood, che oggi compie ben 83 anni. Ci sarebbero molti modi di celebrare quest'uomo tutto d'un pezzo, nato come attore di western conosciutissimi: io ho scelto di celebrarlo attraverso l'attività in cui più si è distinto in questi ultimi anni, quella di regista, che gli ha fruttato già due Oscar (per Gli spietati e Million Dollar Baby) e innumerevoli nomination. Mezzanotte nel giardino del bene e del male (Midnight in the Garden of Good and Evil), da lui diretto nel 1997, non ha mai portato a casa premi importanti, ma si è trovato un posto saldo tra i miei film preferiti.
Trama: nella pittoresca cittadina di Savannah, il famoso ed esclusivo party natalizio del milionario Jim Williams finisce con l'omicidio del suo giovane amante Billy. Un giornalista di New York, chiamato a scrivere un articolo sulla festa, si trova così costretto a scagionare l'eccentrico collezionista di oggetti d'arte...
Cominciando a scrivere la recensione di Mezzanotte nel giardino del bene e del male mi sono accorta che non è facile parlare del lavoro di un regista, soprattutto quando il film in questione ha un impianto classico che più classico non si può. Ma forse è proprio questo che mi piace di Clint Eastwood, il suo modo di prendere le storie e raccontarle senza troppi fronzoli, in maniera assai dettagliata ma comunque lineare, riuscendo a gestire miriadi di personaggi garantendo ad ognuno lo spazio necessario per essere ricordati dal pubblico e cercando di ottenere dagli interpreti delle interpretazioni valide ma mai eccessive. Mezzanotte nel giardino del bene e del male è tratto dall'omonimo romanzo di John Berendt, un esempio di cosiddetta non-fiction, quindi basato su eventi assolutamente reali ma trattati in modo da diventare più "appetibili" per il pubblico. Non l'ho mai letto ma, da quel che ho potuto capire, Eastwood è riuscito a coglierne gli aspetti salienti, mantenendo intatta l'atmosfera weird e al contempo ospitale e familiare che si respira all'interno della cittadina di Savannah, dove convivono realtà sociali apparentemente inconciliabili (pregiudizi a dir poco puritani e voodoo, travestiti e borghesucci omofobi): nelle mani di un John Waters il film si sarebbe trasformato probabilmente in un delirante teatrino trash mentre in qualche modo Eastwood riesce a mantenere in equilibrio la parte seria e "realistica" relativa al processo, alle indagini, ai mille misteri che circondano Jim e quella più surreale e volutamente ironica, legata soprattutto a personaggi pittoreschi come il travestito Lady Chablis, la sacerdotessa voodoo Minerva, "l'uomo delle mosche" Luther e chi più ne ha più ne metta. Questa mescolanza di generi è assai gradevole e per nulla straniante, così che anche le sequenze che rischierebbero di annoiare a morte il pubblico, come quelle del processo, vengono trattate con piglio brioso e intervallate da avvenimenti in grado di spezzare il ritmo monotono del dramma legale.
Come immagini, Eastwood purtroppo non riesce a sbizzarrirsi troppo o a regalare momenti particolarmente memorabili: io trovo sempre bellissimo l'inizio, con la statua che vigila sul cosiddetto Giardino del bene e del male con una malinconica canzone in sottofondo, tuttavia anche i due diversi modi in cui viene mostrata la morte di Billy e tutte le sequenze che hanno per protagonista le feste dell'alta società di Savannah sono ben coreografate. Vero punto di forza della pellicola sono però gli attori, a cominciare da un grandissimo Kevin Spacey, sempre caratterizzato da quel tocco di ambiguità che ha reso indimenticabili molti dei suoi personaggi, e da un giovane ma validissimo John Cusack nei panni dello spaesato scrittore di città, per continuare poi con tutti gli altri particolarissimi interpreti coinvolti, alcuni dei quali davvero presenti durante la vicenda: la mia preferita (o il mio preferito?) rimane THE Lady Chablis, peculiarissimo, sboccato transessuale che si atteggia comunque a donna d'altri tempi, facilmente conquistabile con un po' di sana galanteria, ma anche l'avvocato difensore di Jim è un bel personaggione, soprattutto per il modo pittoresco in cui si rivolge a Cusack. A maggior ragione, Mezzanotte nel giardino del bene e del male andrebbe visto esclusivamente in lingua originale per poter godere della parlata quasi antiquata della maggior parte dei personaggi, ma anche se non masticate bene l'inglese è un film che consiglio spassionatamente, soprattutto per conoscere un lato un po' diverso del festeggiato. Se però vi va di guardare film più recenti e famosi, ecco qualche altra pellicola di Clint Eastwood che potete trovare sul Bollalmanacco:
Hereafter (2010), il film che mi ha fatto beccare parecchie bottigliate da Mr. Ford, che lo adora. Io l'ho trovato ben girato, ma noioso e banale come pochi. Ahi!
J. Edgar (2011), biografia di un presidente gerbera. Particolare, non per tutti, ma sicuramente fulgido esempio di grande cinema!
E il Clint Eastwood Day non finisce qui. Ecco tutti i post realizzati dai blogger che hanno aderito ai festeggiamenti!
50/50 Thriller - Fino a prova contraria
500 film insieme - I ponti di Madison County
Bette Davis Eyes - J. Edgar
Combinazione Casuale - Per un pugno di dollari
Director's cult - Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo
Era meglio il libro - Assassinio sull'Eiger
Ho voglia di cinema - Mystic River
Il cinema spiccio - La recluta
In central perk - Invictus
Montecristo - Cacciatore bianco cuore nero
Movies Maniac - Gran Torino
Pensieri Cannibali - Changeling
Scrivenny - Gli spietati
Triccotraccofobia - Un mondo perfetto
White Russian Cinema - Space Cowboys
Viaggiando (meno) - Fuga da Alcatraz
La Fabbrica dei Sogni - Million Dollar Baby
martedì 9 aprile 2013
The Paperboy (2012)
Aaah, la mirabolante abitudine di scegliere i film in base agli attori presenti, mio enorme tallone d'Achille! Questa volta mi è bastato vedere i nomi di John Cusack, Nicole Kidman e Matthew McConaughey per gettarmi a capofitto e con ignoranza crassa su The Paperboy, film diretto nel 2012 dal regista Lee Daniels. La recensione che segue contiene SPOILER di alcune scene... e chiamiamole clou, vah.
Trama: un giornalista cerca di scagionare un uomo condannato alla sedia elettrica per l'omicidio di uno sceriffo. Mentre lui prosegue nelle indagini nell'ambigua Florida degli anni '60, il fratello adolescente si innamora di Charlotte, bellissima ma attempata donna che vorrebbe invece sposare il condannato, conosciuto per lettera...
Districo le dita delle mani dai capelli e mi accingo a recensire questo The Paperboy, cosa non facile, vista la duplice natura delle reazioni avute a fine visione. La parte buona di me vi dirà che la pellicola diretta da Lee Daniels è un thriller stilosissimo per quanto riguarda i costumi, l'aria vintage e la fotografia "invecchiata", arricchito da una storia molto interessante, ambientato in un'epoca e in un luogo che mi hanno sempre affascinata, ovvero nella paludosa Florida ai tempi del Ku Klux Klan (di cui non si ha traccia, per fortuna); in soldoni, ci troviamo davanti personaggi ignoranti e bifolchi, impegnati tenacemente a non scomparire davanti al progresso, incarnato nei giovani illuminati che vedono i neri come loro pari e non come schiavi da disprezzare, seviziare e condannare per ogni quisquilia. All'interno di questo ambiente malsano, immerso nelle paludi zeppe di alligatori e popolate dalla feccia dell'umanità, si svolgono le difficili indagini di un meraviglioso McConaughey, che tenta di "fare la cosa giusta", ovvero riabilitare un uomo condannato a morte a fronte di prove insufficienti, scontrandosi sia con i pregiudizi e i modi spicci dei locali sia con l'atteggiamento decisamente poco convincente di un John Cusack mai così laido: Van Wetter è davvero innocente o Ward si sta arrampicando sugli specchi basandosi su speranze ed illazioni? Oddio, la risposta salterebbe subito agli occhi, basterebbe guardare Cusack, ma se vogliamo possiamo anche lasciare un po' di spazio all'incertezza, facendoci cullare dalla particolarissima e triste voce di una bravissima Macy Gray, qui nei panni di narratrice. Adesso fatemi dare la buona Bolla in pasto agli alligatori, perché devo lasciare spazio all'incredulità.
Dopo essermi documentata sul romanzo, mi pare di aver capito che in esso non vi sia traccia di quella presa di posizione anti-razzismo che tanto mi ha affascinata, ma se il regista e sceneggiatore si fosse preso solo questa libertà avrei allegramente sorvolato. Il problema è che The Paperboy, così come è stato realizzato, è diventato in tempo zero il trionfo del trash, arricchendosi di tre scene messe lì giusto per “scandalizzare” e che portano lo spettatore a sgranare progressivamente gli occhi trattenendosi dal morire per le grasse risate. Ribadisco: da qui in poi mi butterò nello SPOILER selvaggio. Scena incriminata numero 1: Nicole Kidman, la brava Nicole, mima un rapporto orale a distanza con John Cusack, davanti al resto del cast. Nemmeno a voler essere clementi una roba simile potrebbe risultare seria, con lui che la incita a strapparsi il collant e lei che, molto finemente, sooca dell’aria, mentre il mocciosetto innamorato inorridisce e McConaughey sembrerebbe gradire. Proseguiamo su questa china e passiamo alla scena incriminata numero 2, la mia preferita: nuotando, Zac Efron finisce in un banco di meduse e si trascina a riva più morto che vivo. Tre ragazzine lo vedono e tirano fuori l’ideona! “Servirebbe dell’ammoniaca, ma dove trovarla?” Soluzione: scendi Zac Efron che lo piscio. Se non fosse che, in quella, giunge la possessiva Nicole, che non ha intenzione di darla al moccioso ma si sente in qualche modo legata a lui da un profondo rapporto di amicizia e le blocca in tempo: “NO!!! Se qualcuno deve pisciarlo questa sono io!!” O___O Ed ecco che la vincitrice premio Oscar si profonde nell’imitazione della barzelletta che il buon Quentin raccontava al barista in Desperado e ricopre di urina l’idolo di una generazione di bimbeminkia. Ovviamente, questa scena non serve a nulla per il prosieguo del film, sia chiaro: nel libro l’ipotesi era solo ventilata, qui hanno deciso di metterla in pratica per dare letteralmente colore (giallo) alla storia. Andiamo avanti? Nella scena incriminata numero 3 si scopre nel peggiore dei modi che McConaughey è leggermente gay: il fratellino se lo trova davanti con il chiulo nudo per aria, incaprettato, sanguinante, sfigurato… e circondato da tre mandinghi che lévati. Altra sequenza utile giusto per snaturare uno dei personaggi secondari della pellicola, il nero Yardley, che, dopo qualche tempo, con enorme tatto replica al fratellino sconvolto: “Mbé, che ti aspettavi? Per avere il lavoro ho dovuto fare a tuo fratello quello che la Kidman ha fatto a Cusack!” Gesù. A parte che il personaggio di Yardley nel libro non è nero, ma perché devi anche inserire gratuitamente questo dettaglio, degradante per entrambi i coinvolti e assolutamente ininfluente col resto del film? Faceva colore anche quello? Ma non bastano già le oscene mise di Nicole Kidman e i gruppetti di scemi del villaggio che mangiano il gelato nelle paludi per dar colore?? Mah.
Ora, cerchiamo di trovare un equilibrio tra i due estremi del mio cervellino bacato. Che dire, se non fosse per queste trashate gratuite The Paperboy non sarebbe male. Oggettivamente è ben fatto e ben diretto, la trama spogliata dagli orpelli è valida ed interessante, inoltre è ben recitato: tolto il povero Zac Efron, che ha la verve e l'espressività di un mitile anche se se riesce a riprendersi un po' nel drammatico finale, tutti gli altri attori portano a casa un'interpretazione validissima, nonostante quella della Kidman (pur nominata, se non erro, per il Golden Globe) sia anche troppo borderline, e non in senso buono. Certo, bisogna inghiottire un bel po' di insensatezze prima di arrivare alla fine del film e, ripensandoci, anche il fatto che la vicenda venga narrata in retrospettiva da una persona che non ha praticamente assistito al 90% degli eventi è a dir poco assurdo, però se non altro adesso mi è venuta voglia di cercare e leggere il libro per comprendere il vero senso dell'intera storia, che punta più sull'approfondimento del personaggio di Ward piuttosto che su quello di Jack. Intanto, per amor di discussione, se siete in grado di sopportare le inquietanti scene di cui sopra (o se siete curiosi di testimoniarle di persona!!) vi consiglio di recuperare e vedere questo The Paperboy, se non altro guarderete un film particolare e difficilmente ascrivibile ad un solo genere.
Di John Cusack (Hillary Van Wetter) e Scott Glenn (W.W. Jansen) ho già parlato ai rispettivi link.
Lee Daniels è il regista della pellicola, nonché co-sceneggiatore. Americano, ha diretto anche Precious. Anche produttore e attore, ha 54 anni e due film in uscita.
Zac Efron (vero nome Zachary David Alexander Efron) interpreta Jack Jansen. Americano, ha partecipato a film come High School Musical (con i suoi due seguiti) e alle serie E.R. – Medici in prima linea, CSI: Miami e Zach & Cody al Grand Hotel, inoltre ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Ha 26 anni e quattro film in uscita.
Matthew McConaughey interpreta Ward Jansen. Americano, lo ricordo per film come Non aprite quella porta IV, Frailty – Nessuno è al sicuro, Tropic Thunder, Killer Joe e Magic Mike. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.
Nicole Kidman interpreta Charlotte Bless. Sicuramente una delle mie attrici preferite (soprattutto per quel che riguarda il periodo fine anni ’90 – inizio 2000), la ricordo per film come Ore 10: Calma piatta, Giorni di tuono, Cuori ribelli, Batman Forever, Ritratto di signora, The Peacemaker, Eyes Wide Shut, Moulin Rouge!, The Others, The Hours (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista), Dogville, Ritorno a Cold Mountain, La donna perfetta, Birth – Io sono Sean e Australia. Hawaiiana, anche produttrice, ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente Stoker.
David Oyelowo intepreta Yardley Acheman. Inglese, ha partecipato a film come Derailed – Attrazione letale, L’alba del pianeta delle scimmie, The Help e Lincoln. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 36 anni e tre film in uscita.
Ned Bellamy interpreta Tyree Van Wetter. Americano, ha partecipato a film come Le ali della libertà, Ed Wood, Con air, Essere John Malkovich, Charlie’s Angels, Saw – L’enigmista, FBI: Protezione testimoni 2, Tenacious D in The Pick of Destiny, Twilight, Django Unchained e alle serie Ralph Supermaxieroe, MASH, Hazzard, Ai confini della realtà, 21 Jump Street, MacGyver, La signora in giallo, CSI: Miami, E.R. – Medici in prima linea, Scrubs e 24. Ha 56 anni e tre film in uscita.
Tra gli altri interpreti ri-segnalo ovviamente la presenza della cantante Macy Gray, che interpreta Anita. The Paperboy avrebbe potuto essere un film completamente diverso, visto che Tobey Maguire ha rinunciato al ruolo di Ward per impegni pregressi, Nicole Kidman è stata messa “come rimpiazzo” al posto di Sofía Vergara e Pedro Almodóvar avrebbe dovuto dirigere la pellicola (prima di rinunciare aveva già messo mano allo script). Peccato che il buon Pedro si sia chiamato fuori, non so cosa avrebbe tirato fuori da questo gorgo di perversioni!! E con questo è tutto per oggi… ENJOY!
Trama: un giornalista cerca di scagionare un uomo condannato alla sedia elettrica per l'omicidio di uno sceriffo. Mentre lui prosegue nelle indagini nell'ambigua Florida degli anni '60, il fratello adolescente si innamora di Charlotte, bellissima ma attempata donna che vorrebbe invece sposare il condannato, conosciuto per lettera...
Districo le dita delle mani dai capelli e mi accingo a recensire questo The Paperboy, cosa non facile, vista la duplice natura delle reazioni avute a fine visione. La parte buona di me vi dirà che la pellicola diretta da Lee Daniels è un thriller stilosissimo per quanto riguarda i costumi, l'aria vintage e la fotografia "invecchiata", arricchito da una storia molto interessante, ambientato in un'epoca e in un luogo che mi hanno sempre affascinata, ovvero nella paludosa Florida ai tempi del Ku Klux Klan (di cui non si ha traccia, per fortuna); in soldoni, ci troviamo davanti personaggi ignoranti e bifolchi, impegnati tenacemente a non scomparire davanti al progresso, incarnato nei giovani illuminati che vedono i neri come loro pari e non come schiavi da disprezzare, seviziare e condannare per ogni quisquilia. All'interno di questo ambiente malsano, immerso nelle paludi zeppe di alligatori e popolate dalla feccia dell'umanità, si svolgono le difficili indagini di un meraviglioso McConaughey, che tenta di "fare la cosa giusta", ovvero riabilitare un uomo condannato a morte a fronte di prove insufficienti, scontrandosi sia con i pregiudizi e i modi spicci dei locali sia con l'atteggiamento decisamente poco convincente di un John Cusack mai così laido: Van Wetter è davvero innocente o Ward si sta arrampicando sugli specchi basandosi su speranze ed illazioni? Oddio, la risposta salterebbe subito agli occhi, basterebbe guardare Cusack, ma se vogliamo possiamo anche lasciare un po' di spazio all'incertezza, facendoci cullare dalla particolarissima e triste voce di una bravissima Macy Gray, qui nei panni di narratrice. Adesso fatemi dare la buona Bolla in pasto agli alligatori, perché devo lasciare spazio all'incredulità.
Dopo essermi documentata sul romanzo, mi pare di aver capito che in esso non vi sia traccia di quella presa di posizione anti-razzismo che tanto mi ha affascinata, ma se il regista e sceneggiatore si fosse preso solo questa libertà avrei allegramente sorvolato. Il problema è che The Paperboy, così come è stato realizzato, è diventato in tempo zero il trionfo del trash, arricchendosi di tre scene messe lì giusto per “scandalizzare” e che portano lo spettatore a sgranare progressivamente gli occhi trattenendosi dal morire per le grasse risate. Ribadisco: da qui in poi mi butterò nello SPOILER selvaggio. Scena incriminata numero 1: Nicole Kidman, la brava Nicole, mima un rapporto orale a distanza con John Cusack, davanti al resto del cast. Nemmeno a voler essere clementi una roba simile potrebbe risultare seria, con lui che la incita a strapparsi il collant e lei che, molto finemente, sooca dell’aria, mentre il mocciosetto innamorato inorridisce e McConaughey sembrerebbe gradire. Proseguiamo su questa china e passiamo alla scena incriminata numero 2, la mia preferita: nuotando, Zac Efron finisce in un banco di meduse e si trascina a riva più morto che vivo. Tre ragazzine lo vedono e tirano fuori l’ideona! “Servirebbe dell’ammoniaca, ma dove trovarla?” Soluzione: scendi Zac Efron che lo piscio. Se non fosse che, in quella, giunge la possessiva Nicole, che non ha intenzione di darla al moccioso ma si sente in qualche modo legata a lui da un profondo rapporto di amicizia e le blocca in tempo: “NO!!! Se qualcuno deve pisciarlo questa sono io!!” O___O Ed ecco che la vincitrice premio Oscar si profonde nell’imitazione della barzelletta che il buon Quentin raccontava al barista in Desperado e ricopre di urina l’idolo di una generazione di bimbeminkia. Ovviamente, questa scena non serve a nulla per il prosieguo del film, sia chiaro: nel libro l’ipotesi era solo ventilata, qui hanno deciso di metterla in pratica per dare letteralmente colore (giallo) alla storia. Andiamo avanti? Nella scena incriminata numero 3 si scopre nel peggiore dei modi che McConaughey è leggermente gay: il fratellino se lo trova davanti con il chiulo nudo per aria, incaprettato, sanguinante, sfigurato… e circondato da tre mandinghi che lévati. Altra sequenza utile giusto per snaturare uno dei personaggi secondari della pellicola, il nero Yardley, che, dopo qualche tempo, con enorme tatto replica al fratellino sconvolto: “Mbé, che ti aspettavi? Per avere il lavoro ho dovuto fare a tuo fratello quello che la Kidman ha fatto a Cusack!” Gesù. A parte che il personaggio di Yardley nel libro non è nero, ma perché devi anche inserire gratuitamente questo dettaglio, degradante per entrambi i coinvolti e assolutamente ininfluente col resto del film? Faceva colore anche quello? Ma non bastano già le oscene mise di Nicole Kidman e i gruppetti di scemi del villaggio che mangiano il gelato nelle paludi per dar colore?? Mah.
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| Notare le facce degli astanti, please... |
Di John Cusack (Hillary Van Wetter) e Scott Glenn (W.W. Jansen) ho già parlato ai rispettivi link.
Lee Daniels è il regista della pellicola, nonché co-sceneggiatore. Americano, ha diretto anche Precious. Anche produttore e attore, ha 54 anni e due film in uscita.
Zac Efron (vero nome Zachary David Alexander Efron) interpreta Jack Jansen. Americano, ha partecipato a film come High School Musical (con i suoi due seguiti) e alle serie E.R. – Medici in prima linea, CSI: Miami e Zach & Cody al Grand Hotel, inoltre ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Ha 26 anni e quattro film in uscita.
Matthew McConaughey interpreta Ward Jansen. Americano, lo ricordo per film come Non aprite quella porta IV, Frailty – Nessuno è al sicuro, Tropic Thunder, Killer Joe e Magic Mike. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.
Nicole Kidman interpreta Charlotte Bless. Sicuramente una delle mie attrici preferite (soprattutto per quel che riguarda il periodo fine anni ’90 – inizio 2000), la ricordo per film come Ore 10: Calma piatta, Giorni di tuono, Cuori ribelli, Batman Forever, Ritratto di signora, The Peacemaker, Eyes Wide Shut, Moulin Rouge!, The Others, The Hours (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista), Dogville, Ritorno a Cold Mountain, La donna perfetta, Birth – Io sono Sean e Australia. Hawaiiana, anche produttrice, ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente Stoker.
David Oyelowo intepreta Yardley Acheman. Inglese, ha partecipato a film come Derailed – Attrazione letale, L’alba del pianeta delle scimmie, The Help e Lincoln. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 36 anni e tre film in uscita.
Ned Bellamy interpreta Tyree Van Wetter. Americano, ha partecipato a film come Le ali della libertà, Ed Wood, Con air, Essere John Malkovich, Charlie’s Angels, Saw – L’enigmista, FBI: Protezione testimoni 2, Tenacious D in The Pick of Destiny, Twilight, Django Unchained e alle serie Ralph Supermaxieroe, MASH, Hazzard, Ai confini della realtà, 21 Jump Street, MacGyver, La signora in giallo, CSI: Miami, E.R. – Medici in prima linea, Scrubs e 24. Ha 56 anni e tre film in uscita.
Tra gli altri interpreti ri-segnalo ovviamente la presenza della cantante Macy Gray, che interpreta Anita. The Paperboy avrebbe potuto essere un film completamente diverso, visto che Tobey Maguire ha rinunciato al ruolo di Ward per impegni pregressi, Nicole Kidman è stata messa “come rimpiazzo” al posto di Sofía Vergara e Pedro Almodóvar avrebbe dovuto dirigere la pellicola (prima di rinunciare aveva già messo mano allo script). Peccato che il buon Pedro si sia chiamato fuori, non so cosa avrebbe tirato fuori da questo gorgo di perversioni!! E con questo è tutto per oggi… ENJOY!
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