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venerdì 29 maggio 2026

2026 Horror Challenge: Bug (2006)


La challenge settimanale chiedeva la visione di un film uscito nel 2006, quindi ho scelto di festeggiare i 20 anni di Bug, diretto dal regista William Friedkin.

Trama

Agnes, separata da un marito violento appena uscito dal carcere, vive da sola in un motel. Un giorno, un'amica le presenta Peter, uomo dal passato misterioso. Dopo essersi fermato a dormire da lei, Peter sviluppa con Agnes un rapporto sempre più stretto e pericoloso...

RECENSIONE

Se vogliamo essere proprio precisi, Bug festeggerà i vent'anni l'anno prossimo, perché l'opera di Friedkin era stata distribuita nelle sale statunitensi a maggio del 2007, dopo essere stata presentata al festival di Cannes l'anno prima. Per amor di challenge, e poiché ormai ho già guardato il film, ho deciso di far valere comunque il 2006, tanto l'anno prossimo ci sarà già un sacco di gente appassionata che vi parlerà di Bug e il mio post sarebbe un'insignificante goccia nel mare. Tra l'altro, la challenge mi ha dato modo di colmare l'ennesima lacuna. Nonostante la regia importante, infatti, non avevo mai avuto modo di guardare Bug e ne sono rimasta folgorata. Il film racconta, in maniera lucidissima, una triste vicenda dove proprio la lucidità va a invece farsi friggere e, come da orripilante sottotitolo italiano, la paranoia diventa contagiosa. La vicenda, tratta dall'omonima pièce teatrale di Tracy Letts (autore anche della sceneggiatura), ruota attorno al rapporto che si instaura tra Agnes, donna spezzata da un passato doloroso e in fuga dal marito violento, e Peter, taciturno veterano della Guerra del Golfo. I due si incontrano una sera grazie ad un'amica comune e Agnes decide di ospitare per la notte Peter, privo di un posto dove stare. Inizialmente, le interazioni tra i due, pur influenzate dalla profonda solitudine di entrambi, sono all'insegna di un cortese distacco. Una notte di sesso, tuttavia, segna l'inizio di una connessione più profonda e deleteria per entrambi. Agnes, vittima del senso di colpa legato alla scomparsa del figlio e terrorizzata dal marito appena uscito di prigione, sviluppa una contorta dipendenza da Peter, un mix tra un istinto di protezione quasi materno verso una "vittima" della società e dei "poteri forti" e il bisogno di avere accanto un uomo che la faccia sentire necessaria. L'atteggiamento di Agnes, al tempo stesso altruista ed egoista, non fa altro che esacerbare i problemi mentali di Peter, il quale, privo di qualcuno in grado di porre un freno logico alle sue paranoie, le porta all'estremo. In una graduale ma inarrestabile inversione dei ruoli, la natura potenzialmente salvifica di Agnes viene sconfitta dal desiderio di tenere vicino Peter a tutti costi e la donna di polso dell'inizio diventa uno scricciolo impaurito e privo di pensieri "suoi"; viceversa, Peter passa dall'essere l'uomo timido che voleva soltanto un amico a complottista terrorizzato ma sicuro di sé, autoproclamandosi guida di Agnes all'interno di un mondo governato da un'élite di potenti intenzionati a controllare il genere umano. La cosa triste e angosciante di Bug è la zona grigia in cui si muovono i due protagonisti, due anime perse che non possono venire definiti come carnefice o vittima, colpevole o innocente. Lo stesso Peter non è cattivo, anzi, vuole soltanto il bene dell'unica persona che ha ascoltato e accolto ciò che per altri erano solo paranoie da curare, senza rendersi conto che il suo atteggiamento è persino più deleterio e pericoloso di quello dell'ex marito di lei.  

Essendo un dramma teatrale, gli ambienti dove si svolge Bug sono ridotti all'osso. La maggior parte della vicenda ha luogo all'interno della stanza di motel dove vive Agnes, mentre quel paio di sequenze nel bar e nel supermercato hanno due funzioni diverse, la prima quella di contestualizzare il sostrato sociale in cui si muove la protagonista, la seconda per delinearne il dramma passato. La stanza del motel, già claustrofobica e squallida all'inizio, tanto che sembra quasi di sentire l'odore stantio dell'alcol, delle sigarette e del caffè che scandiscono i giorni e le notti di Agnes, si trasforma sotto la cinepresa di Friedkin in un mondo alieno. La metamorfosi del mondo ridotto dei due protagonisti passa attraverso un drastico cambiamento di scenografia, che va di pari passo con una fotografia sempre più fredda; da insicuro ricettacolo di sporcizia ed insetti, dove chiunque o qualunque cosa potrebbe entrare senza nemmeno troppa fatica, la stanza diventa un asettico trionfo di alluminio, proiettando all'esterno la follia che divora la mente di Agnes e Peter. Friedkin, rigorosissimo nel mettere in scena una discesa agli inferi quanto più verosimile possibile, lascia talvolta che le paranoie dei protagonisti trovino sfogo sullo schermo, coinvolgendo lo spettatore con movimenti di macchina e un montaggio isterici, sottolineati da un sonoro invasivo, oppure giocando di sottrazione e lasciando che siano gli attori a convincere il pubblico della presenza o meno dei fantomatici insetti del titolo. Ed è difficile, credetemi, non cominciare a grattarsi in maniera forsennata, nel momento in cui Michael Shannon e Ashley Judd iniziano a convincersi gradualmente che ci sia un'infestazione (o peggio) in corso. Coadiuvati da un sapiente trucco prostetico, i due attori sono talmente tanto intensi nelle loro interpretazioni da far scomparire dalla memoria dello spettatore i pochi comprimari che li affiancano (tranne un surreale Brían F. O'Byrne). In particolare, Michael Shannon, che già interpretava Peter a teatro, compie un lento e convincente percorso da eccentrico tutto sommato innocuo a matto col botto dotato di una logica agghiacciante, difficile da confutare, mentre Ashley Judd, nei suoi disperati tentativi di rimanere aggrappata a una sanità mentale sempre più labile, spezzerebbe il cuore a un sasso; il dialogo e la sequenza "rivelatori", prima dell'inevitabile, scioccante epilogo, sono tra i punti più alti raggiunti al cinema quell'anno, e lasciano svuotati, vittime di un tarlo nel cervello che rischia di rendere difficile il sonno. Se, come me, avete sempre vissuto nell'ignoranza, è giunto il momento di festeggiare i 20 anni di Bug recuperandolo e inserendolo nei vostri film preferiti di sempre. E' un viaggio angosciante, ma val la pena, credetemi!

CAST

Del regista William Friedkin ho già parlato QUI. Ashley Judd (Agnes White) e Michael Shannon (Peter Evans) li trovate invece ai rispettivi link.

  • Harry Connick Jr. interpreta Jerry Goss. Americano, lo ricordo per film come Il mio piccolo genio, Independence Day e serie quali Will & Grace. Anche produttore, cantante e compositore, ha 59 anni. 

venerdì 3 febbraio 2023

Anche io (2022)

E' uscito la scorsa settimana al cinema Anche io (She Said), diretto nel 2022 dalla regista Maria Schrader, un film che mi aveva intrigata già dal trailer e che è stato tratto dal libro She Said, scritto dalle reporter Jodi Kantor e Megan Twohey.


Trama: Due giornaliste del New York Times conducono una difficile indagine sulla lunghissima storia di abusi sessuali perpetrati da Harvey Weinstein ai danni di donne alle dipendenze della Miramax e di svariate attrici.


"Lei ha detto". Un titolo (ripetuto sul finale in mille lingue tranne credo l'italiano, visto che gli adattatori hanno deciso di tradurre invece il "Me Too", mancando di qualche centimetro l'argomento centrale del film) che spalanca un universo di riflessioni. "Lei ha detto" di essere stata violentata da Harvey Weinstein, per esempio. Weinstein, il mogul della Miramax, facoltoso, potente, importante. E quindi cosa vorrà fare questa "lei", se non screditare una persona che dà da lavorare a mille altre e che ha le mani in pasta ovunque? Vorrà per caso dei soldi? Siccome "l'ha detto lei", e magari ci ha messo qualche anno a trovare il coraggio di dirlo, non è che magari era consenziente e adesso ha deciso di ritrattare tutto solo per un po' di fama e denaro? Ma poi, quello che dice "lei", quanto peso ha rispetto a quello che può dire Weinstein e, soprattutto, rispetto al muro di silenzio che la povera "lei" si trova a dover affrontare quando le parole finalmente le escono di bocca, dolorose e amare come il fiele? Magari ci sono anche, e sono tantissimi, quelli che le consiglieranno di dimenticare, perché non ne vale la pena, perché "che vuoi che sia", perché "così ti rovini la vita", perché "non potrai mai vincere", che fiaccano il coraggio ed alimentano i dubbi non solo relativamente al fare la cosa giusta, ma anche sull'interpretazione data a un evento orribile, in grado di distruggere l'esistenza di chi lo ha subito. Ecco perché ci sono voluti anni prima che alle "lei" passate sotto le manazze di Weinstein venisse data la possibilità di "dire", di urlare le loro storie a tutto il mondo attraverso la penna delle giornaliste Jodi Kantor e Megan Twohey, ma il retroscena più triste di questa brutta storia il film non lo racconta: al New York Times sapevano già nel 2004 degli abusi di Weinstein, ma quest'ultimo si era recato in visita alla redazione, e quindi addio indagini approfondite e conseguente articolo, almeno fino a quando non ci si è messo in mezzo anche Ronan Farrow, anni dopo. Ma facciamo finta che al Times siano tutti dei santi, anche il giornalista Glenn Thrush, che nel film non compare perché lavora tuttora per il giornale nonostante sia stato accusato (in seguito all'ondata di coraggio infusa da questi articoli) di comprovate molestie sessuali, e parliamo di Anche io.


Anche io è un'angosciante indagine filtrata dall'occhio di due giornaliste che tentano di scoperchiare un'immane cloaca di abusi e violenze tenuti nascosti da decenni di omertà e terrore. Rigorosissimo per quanto riguarda la regia e le indagini di Jodi Kantor e Megan Twohey (salvo per qualche ovvia licenza "poetica"), il film concede poco al sentimentalismo e molto allo schifo, alla frustrazione di avere "off records" tutte le prove per incastrare Weinstein e ritrovarsi comunque con le mani legate perché le testimoni sono state imbavagliate, impossibilitate a parlare da accordi di segretezza o, banalmente, dalla paura di rimanere una singola voce che non verrà creduta e che, quindi, si ritroverà con la vita rovinata, inutilmente. Allo spettatore viene risparmiata la vista delle atrocità commesse da Weinstein, sostituite da immagini di donne sconfitte che hanno cercato di andare avanti, ma la voce di queste donne (tra ricostruzioni, attrici che ci mettono la faccia dopo essere state davvero vittime di Weinstein, e un paio di intercettazioni reali che mettono letteralmente i brividi) convoglia tutto l'orrore e la vergogna delle esperienze passate, e indigna più di quanto farebbero delle sequenze esplicite. Zoe Kazan e Carey Mulligan conferiscono alle due protagoniste tutta l'umanità necessaria affinché lo spettatore venga coinvolto dalla loro indagine e resti col fiato sospeso nonostante sappia che, alla fine, l'articolo è stato per fortuna pubblicato con tutto ciò che ne è seguito; trama, regia e montaggio concorrono a creare una sensazione di disagio e minaccia palpabile, tracciano l'immagine di due professioniste la cui vita familiare viene in qualche modo "sporcata" da una sensazione di paranoia derivante dalla natura infida e tentacolare di Weinstein e di coloro che lo proteggono, in più la Kazan infonde nel suo personaggio una dolcezza incredibile e la Mulligan la cazzimma che la contraddistingue da sempre, con risultati che, ovviamente, aggiungono ulteriore valore a una vicenda che già di suo meritava di venire raccontata.  Anche io non sarà un film memorabile o innovativo, ma è una visione assai piacevole nella sua sgradevolezza e, come accade per questo genere di pellicole, spinge indubbiamente a volersi informare e ad aprire gli occhi sullo schifo che ci circonda, il che, per me, è sempre un punto in più. Se lo proiettano ancora dalle vostre parti recuperatelo!


Di Zoe Kazan (Jodi Kantor), Carey Mulligan (Megan Twohey), Patricia Clarkson (Rebecca Corbett), Jennifer Ehle (Laura Madden), Samantha Morton (Zelda Perkins) e Gwyneth Paltrow (solo come voce, interpreta se stessa) ho già parlato ai rispettivi link.

Maria Schrader è la regista del film. Tedesca, ha diretto film come I'm Your Man e la serie Unorthodox. Anche attrice, sceneggiatrice e produttrice, ha 58 anni.


Ashley Judd interpreta se stessa. Americana, la ricordo per film come Poliziotto in blue jeans, Natural Born Killers, Heat - La sfida e Il collezionista, inoltre ha partecipato a serie quali Twin Peaks: Il ritorno. Anche produttrice e regista, ha 55 anni. 


Se Anche io vi fosse piaciuto recuperate The Post, Il caso Spotlight, Tutti gli uomini del presidente, Bombshell - La voce dello scandalo e anche Promising Young Woman. ENJOY!


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