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mercoledì 6 novembre 2019

La famiglia Addams 2 (1993)

Finalmente. Finalmente sono riuscita a riguardare La famiglia Addams 2 (Addams Family Values), uno dei miei film preferiti di sempre, diretto nel 1993 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: la famiglia Addams si ingrandisce grazie all'arrivo del piccolo Pubert. A causa dell'odio dei due fratelli, Mercoledì e Pugsley, i genitori decidono di procurarsi una babysitter e la scelta ricade su Debbie, affascinante bionda che tuttavia mira al patrimonio dello zio Fester...


Esiste un film di cui conosco le battute a memoria? Sì, ragazzi, ed è La famiglia Addams 2. Che poteva essere una copia carbone del primo film e in parte lo è anche (il ballo, splendido, di Morticia e Gomez, la discesa nella disperazione di quest'ultimo per colpa del fratello Fester, le sequenze dedicate alle performance di Mano) ma, in realtà, racchiude due anime meravigliose che lo portano a svettare anni luce sopra l'originale. E' brutto dire che il piccolo Pubert, il nuovo nato degli Addams, è tanto carino quanto inutile, un mero escamotage per costringere gli Addams ad avere bisogno di una babysitter, ma è la verità: le cose che più contano all'interno de La famiglia Addams 2 sono il Campo Chippewa e, soprattutto, la stupefacente Debbie, esempio di come i personaggi secondari siano talmente ben scritti e caratterizzati da non temere il confronto con i titolari storici, partoriti dalla fantasia di Charles Addams. Partiamo dal campo Chippewa e lasciamo il meglio come dessert. Il campo Chippewa, con i suoi partecipanti tutti biondissimi e wasp, è l'estensione perfetta di quella recita da incubo mostrata nel primo La famiglia Addams, e rende di fatto la caustica Mercoledì una dei protagonisti più interessanti della pellicola, soprattutto quando la ragazzina è costretta a sfoderare tutte le sue arti oscure, la sua intelligenza e la perfidia per contrastare lo strapotere degli esilaranti, stupidissimi "Grangers" e dell'odiosa Amanda, reginetta del campo e futura attrice. Lo stile deliziosamente eccentrico della Famiglia Addams cozza contro l'accozzaglia di luoghi comuni e l'ipocrisia di chi è buono e bravo solo a parole ma in realtà arriva a ghettizzare chi non risponde ai canoni di perfezione imposti da un campo per ricconi, per non parlare poi della farsa tragicomica dello spettacolo a tema "Ringraziamento", pieno di inesattezze storiche e parole offensive mascherate da termini urbani, e l'applauso durante le sequenze di ribellione scatta in automatico.


E mentre Mercoledì e Pugsley hanno il loro bel da fare a riportare coi piedi per terra Gary Granger e i suoi adepti, tentando di sopravvivere al terribile "capanno dell'amicizia", lo zio Fester si innamora della folle Debbie, bionda gold digger (non a caso disseppellisce l'anello di fidanzamento di mammà) e psicopatica all'ultimo stadio. La cosa buffa è che Debbie, come direbbe Mercoledì, è solo maldestra, altrimenti sarebbe un perfetto membro della famiglia Addams, pazza e criminale com'è. Purtroppo per Fester, Debbie ha la stessa mentalità egoista ed elitaria dei partecipanti al campo Chippewa e ciò che vede degli Addams è solo un branco di mostri assurdi, NONOSTANTE l'incredibile tenerezza di un Fester che sbocconcella il pane per condividerlo con lei o si infila lunghissime carote nel naso, durante uno degli appuntamenti più belli della storia del cinema; da par suo, il povero Fester si trasforma in uno zerbino imparruccato color pastello, tra un "biscottino" e gli esilaranti tentativi della novella moglie di ucciderlo, a rischio di condannare l'intera famiglia all'annichilimento. Se dovessero puntarmi una pistola alla testa e chiedermi quale sia il ruolo migliore di Joan Cusack, da cinèfila dovrei dire Cheryl Lang (ma non vedo lo splendido Arlington Road da più di dieci anni, quindi...) ma il mio cuore palpita per Debbie, nemmeno fossi lo Zio Fester. Le smorfiette dell'attrice, i flash di rozzissima follia (ah, ma lei era una Barbie ballerina. Piena di grazia!), l'atteggiamento da first lady presidenziale e la danza al ritmo di Macho Man sono semplicemente meravigliosi e io non posso non amarla. E sì, questo alla fine non era un post normale ma solo un modo per mettere finalmente nero su bianco la mia adorazione perenne per La famiglia Addams 2, alla faccia della sciatteria degli anni '90!


Del regista Barry Sonnenfeld, che interpreta anche Mr.Glicker, ho già parlato QUI. Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Raul Julia (Gomez Addams),  Christopher Lloyd (Zio Fester), Joan Cusack (Debbie Jellinsky), Christina Ricci (Mercoledì Addams), Carol Kane (Nonna), Carel Struycken (Lurch), David Krumholtz (Joel Glicker), Dana Ivey (Margaret Addams), Peter MacNicol (Gary Granger), Christine Baranski (Becky Martin-Granger), Mercedes McNab (Amanda), Nathan Lane (poliziotto) e Cynthia Nixon (Heather) ho parlato ai rispettivi link.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate La famiglia Addams. ENJOY!


domenica 30 giugno 2019

Toy Story 4 (2019)

Credevo non sarei riuscita a vederlo ma, come si suol dire, volere è potere e così giovedì sono andata al cinema per guardare Toy Story 4, diretto dal regista Josh Cooley. NO SPOILER, almeno ci proviamo!


Trama: i giocattoli che erano di Andy passano ora una vita più o meno serena nella cameretta di Bonnie, ormai pronta per andare all'asilo. L'arrivo del "giocattolo" Forky e un'inaspettata vacanza in camper arrivano a scombinare le cose...


Avevamo lasciato Woody e soci nelle amorevoli mani di Bonnie, nell'ormai lontano 2010. Una perfetta quadratura del cerchio, così come perfetto era Toy Story 3, conclusosi con il passaggio di consegne da una generazione a un'altra, con Andy che, diventato adulto, donava i compagni di una vita a una bambina che la sua l'aveva appena iniziata. Non c'era bisogno di un Toy Story 4, questo sia chiaro a tutti, ovviamente, perché la storia aveva già raggiunto la sua naturale conclusione. Però, come viene spesso ripetuto nello stesso film, c'è gente che non riesce ad andare avanti e a lasciarsi alle spalle il passato (soprattutto quando c'era UNA piccola questione in sospeso in Toy Story 3), che passerebbe tutta la vita chiusa in una teca di vetro dove vengono proiettati vecchi film Disney o Pixar 24 ore su 24, e a tutti loro è dedicato questo Toy Story 4. A loro e a chi, come il nuovo personaggio Forky, fatica ad accettare di poter diventare qualcos'altro, al di là dei pregiudizi che lo bloccano precludendogli mille interessanti possibilità. A quelle persone che faticano ad uscire dalla loro confort zone trovando mille scuse per non fare un passo avanti, rasentando una psicosi dannosa tanto per se stessi quanto per gli altri. Toy Story 4 è pieno di questi personaggi, Woody in primis, terrorizzati di perdere quello che pensano essere il loro posto nel mondo, al di là del quale c'è una terrificante oscurità fatta di incertezze e solitudine; è proprio questa incapacità di "evolvere" (specchio della paura della piccola Bonnie di andare all'asilo) il motore di una storia in cui Woody e soci si ritroveranno nuovamente coinvolti in una tipica, rocambolesca missione di recupero all'interno della quale i giocattoli dovranno mettere in mostra tutte le loro abilità senza farsi scoprire e senza mostrare agli umani la sottile vena di follia che li caratterizza. Una storia dove i momenti nostalgici e commoventi sono dietro l'angolo, pronti a colpire a tradimento, spingendo lo spettatore particolarmente cretino (ovvero io) a mettere mano ai fazzoletti, e dove si ride parecchio, anche perché il tasso di demenza dei nuovi personaggi introdotti è assai elevato.


E' tuttavia palese, al di là di tutti questi aspetti positivi, che molti personaggi non avessero più nulla da dire. I vecchi giocattoli, che nei primi tre film riuscivano a ritagliarsi un indispensabile spazio sotto i riflettori e a far da degna spalla a Woody (pezzi grossi come Jessie e Buzz Lightyear) qui sono molto sotto tono, parte del "mucchio" e spesso ridotti a far da tappezzeria, lasciando spazio a nuove creaturine che faranno impazzire gli abituali acquirenti di Funko Pop e prodotti del Disney Store e che, in effetti, sono molto spassose. Avevo molta paura di Forky, lo ammetto. Per i primi 20 minuti è l'equivalente di una gag tirata per le lunghe e non aiuta che a doppiarlo sia Luca Laurenti, dotato ahilui di una voce che mi istiga la violenza, poi per fortuna riesce in qualche modo a sbloccarsi e a rendersi amabile, anche se la palma di migliori personaggi (salvo una Bo-Peep evolutasi in uno dei migliori personaggi femminili Pixar di sempre) vanno agli svampitissimi peluche Ducky e Bunny, con quei loro sogni ad occhi aperti capaci di far la gioia di ogni amante dei film horror. Anzi, io chiederei a gran voce che gli sceneggiatori di Toy Story 4, assieme al regista, realizzassero qualcosa in ambito horror, in quanto hanno una conoscenza del genere (i riferimenti a Shining si sprecano. Chiedetevi, tra le altre cose, dove avete già sentito la canzone Midnight, the Stars and You. Ah, non c'entra nulla ma divertitevi anche a trovare una Boo cresciuta!), dei suoi topoi e dei suoi ritmi superiore a quella di molti registi e sceneggiatori impegnati nel campo, vedere le terrificanti marionette che accompagnano Gabby Gabby per credere ma anche gli inquietantissimi piani d'attacco di Ducky e Bunny. Sugli aspetti tecnici della pellicola c'è poco da dire, le animazioni e il character design sono a livelli superiori come sempre e in generale Toy Story 4 è un film piacevolissimo da vedere, sia per grandi che per piccini, perfettamente inserito all'interno di quel cerchio "chiuso" formato dalle prime tre pellicole. Insomma, quello che partiva come un film "inutile" è un gran bel quarto capitolo, da vedere e rivedere come i predecessori. Sperando, con tutto il rispetto, che sia finita lì, altrimenti tutti gli insegnamenti di Toy Story 4 saranno stati vani.


Di Tom Hanks (voce originale di Woody), Tim Allen (Buzz Lightyear), Annie Potts (Bo-Peep), Christina Hendricks (Gabby Gabby), Jordan Peele (Bunny), Keanu Reeves (Duke Caboom), Jay Hernandez (papà di Bonnie), Joan Cusack (Jessie), Bonnie Hunt (Dolly), Wallace Shawn (Rex), Laurie Metcalf (la mamma di Andy), Mel Brooks (Melephant Brooks), Bill Hader (Axel il giostraio), Patricia Arquette (la mamma di Harmony), Timothy Dalton (Mr. Pricklepants), Carl Weathers (Combat Carl) e Flea (voce dello spot di Caboom) ho già parlato ai rispettivi link.

Josh Cooley è il regista della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio ma aveva già diretto il corto Il primo appuntamento di Riley. Anche doppiatore, sceneggiatore e animatore, ha 39 anni.


Tony Hale è la voce originale di Forky. Americano, ha partecipato a film come Yoga Hosers e a serie quali Dawson's Creek. I Soprano, Sex and the City, E. R. Medici in prima linea, Numb3rs, Medium e Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore, ha 49 anni e un film in uscita.


Keegan-Michael Key è la voce originale di Ducky. Collaboratore storico di Jordan Peele, ha partecipato a film come Parto col folle, Come ammazzare il capo 2, Tomorrowland - Il mondo di domani, Scappa: Get Out, The Predator e a serie quali E.R. Medici in prima linea, How I Met Your Mother e Fargo, inoltre ha già lavorato come doppiatore per The Lego Movie, Hotel Transylvania 2 e Bojack Horseman, Robot Chicken, I Simpson e American Dad!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e quattro film in uscita tra cui Il re leone.


La voce originale di Bonnie è della giovanissima Madeleine McGraw che, nella serie Outcast, interpretava la figlia di Kyle Barnes. Nell'armadio di Bonnie si riuniscono un po' di vecchie glorie della commedia americana: assieme al Melephant Brooks ci sono infatti Chairol Burnett (la sedia verde doppiata da Carol Burnett), Bitey White (tigrotta doppiata da Betty White) e Carl Reinoceros (rinoceronte doppiato da Carl Reiner). Tra i doppiatori italiani segnalo invece il già citato Luca Laurenti (Forky) e Corrado Guzzanti (Duke Caboom). Il film segue, ovviamente, Toy Story, Toy Story 2 e Toy Story 3, assieme ai corti Vacanze hawaiiane, Buzz a sorpresa, Non c'è festa senza Rex, Toy Story of Terror e Toy Story - Tutto un altro mondo, tutte cosette che vi consiglio di recuperare. ENJOY!

lunedì 13 giugno 2011

Alta Fedeltà (2000)

Ho un rapporto di amore e odio con lo scrittore Nick Hornby. L’unico suo libro che ho letto, Non buttiamoci giù, è qualcosa che vorrei dimenticare, da tanto l’ho trovato brutto ed insipido. Per contro ho adorato questo Alta fedeltà (High Fidelity), diretto nel 2000 da Stephen Frears e tratto dall’omonimo romanzo dell’autore inglese.



Trama: dopo essere stato mollato dalla fidanzata Laura, Bob stila la Top 5 delle storie sentimentali che gli hanno spezzato il cuore e cerca di capire cosa non va nella sua vita costellata di fallimenti…



Non intendendomi affatto di musica, mi rendo conto che non sono in grado di apprezzare appieno un film come Alta Fedeltà, che cita a piene mani e vive su album, autori più o meno storici, band conosciute che hanno segnato generazioni. Mi rendo anche conto che, non avendo mai letto il libro, probabilmente avrò capito meno della metà di quello che Hornby voleva comunicare. Però, è anche vero che, se tanto mi da tanto, al mondo ce ne saranno parecchie di persone come me e, considerato che Alta Fedeltà mi è piaciuto tantissimo, uno dei vantaggi del film è quello di essere comunque “universalmente” godibile. Il merito, sicuramente, è da ricercarsi nella trama (particolare ma “semplice”, molto umana), negli attori (semplicemente eccelsi, soprattutto John Cusak, perfetto nel ruolo, e Jack Black, qui in una delle sue prime apparizioni ma già in grado di rubare la scena a tutti gli altri protagonisti e dotato di un’abilità canora sorprendente) e nella colonna sonora, importantissima per la trama stessa di Alta Fedeltà, che conta canzoni come I Want Candy, Walking on Sunshine, Crocodile Rock, Baby I love Your Way, We Are the Champions, e artisti come Elton John, Bruce Springsteen, Lou Reed, Aretha Franklin, i Queen, Elvis Costello, Bob Dylan, Stevie Wonder e Burt Bacharach.



Alta Fedeltà è la storia di un uomo “qualunque”, forse più intelligente di altri, sicuramente più egocentrico e psicolabile. La cosa bella del film è che il punto di vista della vicenda, per come ci viene mostrata, è quello assolutamente parziale di Bob, che ammicca costantemente allo spettatore rivolgendosi direttamente all’audience, come se il filtro dello schermo non esistesse. Detto questo, è ovvio che fin dall’inizio parteggiamo per lui: Bob è simpatico ma sfigato, è stato mollato per ben cinque volte da delle donne che, chi più chi meno, lo hanno trattato come un deficiente, tradito, preso in giro… e poi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, Laura, che lo ha abbandonato quasi per capriccio dopo una storia durata anni. Se consideriamo che, in aggiunta, il povero Bob lavora in un negozio di dischi assieme a un pazzo fanatico di musica e ad uno sfigatello che ha paura persino della propria ombra, non possiamo fare altro che esser solidali. Purtroppo per il protagonista, però, il punto di vista soggettivo a poco a poco viene insidiato dalle testimonianze di amici, parenti ed ex fidanzate che ci mostrano una realtà ben diversa, costringendo anche Bob, spesso e volentieri, a fare dietrofront e a scusarsi quasi con il pubblico che fino a quel momento era stato ingannato dalla sua autocommiserazione. Ma, del resto, non siamo un po’ tutti come Bob? Non ci fissiamo su quello che non possiamo avere, magari tralasciando stupidamente quel che abbiamo e mitizzando un passato che forse non è proprio come lo ricordiamo? Meditate, gente, meditate… e magari stilate anche voi una Top 5 di quello che vi piace o non vi piace, non sia mai che serva come valvola di sfogo!



Di John Cusack, che interpreta Rob, ho già parlato qui, mentre la sorella Joan, qui nei panni della sorella di Rob, Liz, la trovate qua. Immancabile anche la presenza di Jack Black, che interpreta il folle Barry e che è già stato nominato qua. Comparsata anche per l’eclettico Tim Robbins, ovvero Ian, che già trovate in questo post. Last but not Least, Lili Taylor, già nominata qui, che in Alta Fedeltà interpreta una delle ex di Rob, Sarah.

Stephen Frears è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto uno dei miei film preferiti in assoluto, il sontuoso Le relazioni pericolose, oltre a Mary Reilly. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 70 anni e un film in uscita.



Catherine Zeta – Jones interpreta una delle ex di Rob, Charlie. Da anni moglie di Michael Douglas e vincitrice di un Oscar come miglior attrice non protagonista (per il musical Chicago), la ricordo per film come La maschera di Zorro, Entrapment, Haunting – Presenze, Traffic, Chicago (con cui ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista) e Ocean’s Twelve. Gallese, ha 42 anni e due film in uscita.



Lisa Bonet (vero nome Lisa Michelle Boney) interpreta la cantante Marie De Salle. L’attrice americana deve sicuramente la sua popolarità al telefilm I Robinson, dove interpretava Denise, e la sua carriera si è espansa poi anche in campo cinematografico, dove ha recitato per film come Angel Heart – Ascensore per l’inferno e Nemico pubblico. Anche regista, ha 44 anni.



Todd Louiso interpreta il timido Dick. Americano, lo ricordo per film come Scent of a Woman – Profumo di donna, Apollo 13, The Rock, Jerry Maguire e Snakes on a Plane; inoltre, ha partecipato alle serie Weeds, Dr. House e Medium. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.



Impossibile non citare tra le guest star il cantautore Bruce Springsteen, guru dei sogni di Rob (anche se nelle intenzioni di John Cusak avrebbe dovuto esserci Bob Dylan al posto suo). Se il film vi è piaciuto, comunque, io vi consiglio spassionatamente di guardare anche I Love Radio Rock e ovviamente di cercare la colonna sonora da ascoltare quando volete. Intanto vi lascio al trailer originale di Alta fedeltà... ENJOY!!!

martedì 3 agosto 2010

Toy Story 3 (2010)

Ce l’ho fatta! Ho finito la trilogia, e finalmente posso dire senza ombra di dubbio che quella di Toy Story è una delle più belle che esistano, e farebbe degna figura accanto a quella del Padrino e a quella dei Guerre Stellari originali. Quando sono uscita dal cinema dopo aver visto Toy Story 3 di Lee Unkrich volevo rientrare per rivederlo, e non sto scherzando!

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La trama: sono passati 10 anni dall’ultimo film. Ridendo e scherzando Andy è cresciuto, ha abbandonato i giocattoli di sempre e ora sta per andare al college. Per un errore tutti i giocattoli meno Woody arrivano quasi ad essere buttati nella spazzatura, quindi Buzz e compagnia decidono di fuggire dal padroncino ingrato e di trovare rifugio in un asilo. Naturalmente, anche quello che sembra tutto rose e fiori in realtà nasconde qualcosa di torbido, e starà a Woody aiutare gli amici nella grande fuga…

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Come nel film, anche nella realtà sono passati 10 anni. Ovviamente in questo lasso di tempo la CG è migliorata tantissimo, così che ora non si riesce più a scorgere un solo difetto grafico in Toy Story 3, le cui immagini sono di una bellezza e di una nitidezza incredibili, anche senza l’ausilio del sempre inutile 3D (ma almeno questa volta non viene male agli occhi come davanti all’Alice in Wonderland di Tim Burton…), ma chi pensava che la forma avrebbe superato la “sostanza”, e che dopo 10 anni gli sceneggiatori si sarebbero limitati a cavalcare la nostalgia per i due film precedenti, come spesso accade, si è sbagliato di grosso. Toy Story 3 è un gioiello assolutamente superiore ai primi due, che regala momenti di pura commozione e di devastante ilarità, assieme ad una trama che lascia a bocca aperta ed incerti sul finale in più di un momento.

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Come sempre, quello che adoro di tutti i Toy Story, compreso questo, è che nonostante la storia sia ovviamente di fantasia, la realtà si avverte con tutta la sua spietatezza. L’inizio è un colpo al cuore per tutti i fan. Dopo una splendida sequenza ambientata nel glorioso passato in cui Andy creava incredibili avventure da vivere assieme ai suoi amici giocattoli, ci viene mostrato il bimbo ormai cresciuto, con Woody e compagnia che cercano in tutti i modi di richiamare la sua attenzione e farlo tornare a giocare con loro. Andando avanti si scopre che, col passare degli anni, non tutti i giocattoli “ce l’hanno fatta”, e sono stati buttati via o venduti: il pinguino Wheezy, la pastorella Bo Peep, la lavagna magica, i piccoli trolls. Nessuna concessione alla nostalgia dunque (anche se è vero che sono stati eliminati i personaggi più deboli…), neppure ai sentimenti del povero Woody che nutriva una forte simpatia per la procace pastorella. Vero è che, dal punto di vista pratico, una simile scelta consente agli sceneggiatori di concentrarsi su un ristretto gruppo di personaggi iperaffiatati e sicuramente divertenti e di aggiungerne di nuovi, in grado di non fare assolutamente rimpiangere chi non c’è più: l’orso Lotso è un villain molto più carismatico del debole Stinky Pete, Barbie e Ken sono semplicemente esilaranti e molte delle gag più azzeccate sono quelle che li riguardano, e il gruppetto di giocattoli di Molly è delizioso (il riccio shakespeariano e i pisellini nel baccello in primis, senza contare che il Totoro che la pargola tiene in camera mi ha fatta sbavare d’invidia…).

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Senza rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto il film, Toy Story 3 riprende tutti i temi accennati nei primi due film (l’amicizia, il senso di appartenenza ad un gruppo, l’inesorabilità del tempo che passa, l’accettazione di sé stessi e dei propri limiti) e tira le somme del discorso, arrivando ad una conclusione logica, per quanto malinconica. Il finale e le immagini che vengono mostrate poco prima, con i giocattoli che si tengono per mano uniti da un comune destino, sono talmente emblematiche ed emozionanti che mi viene il magone ancora adesso a scriverne. Un perfetto circolo che si chiude, e che ci riporta al primo, lontano episodio: spero davvero che a nessuno venga in mente di spezzare questo equilibrio miracoloso con un quarto episodio o partirò personalmente ad inibire eventuali sacrileghi registi o sceneggiatori. Tornando a temi più faceti, invece, vorrei far notare un paio di cose che ho adorato. Innanzitutto l’aspetto horror della pellicola, che veniva giusto accennato nei primi due film, nel terzo esplode con i personaggi della bambolina priva di un occhio che ruota la testa nemmeno fosse posseduta e soprattutto con l’orrenda scimmia urlante che batte i piatti, è identica a quella descritta dal buon Stephen King in uno dei racconti della raccolta Scheletri. Seconda cosa, l’aspetto vintage. Innanzitutto vorrei far notare che la Barbie del film indossa la stessa tutina con cui veniva venduta Barbie Aerobica, la prima che mi hanno comprato, datata 1984, e tutto l’immenso guardaroba dell’ambiguo Ken (Lovin’animal Ken, per la cronaca, figlio di una linea di pupazzi talmente trash che all’epoca non avevo nemmeno chiesto a mamma di comprarmi la Barbie in pendent) è ispirato ad abitini realmente esistiti, alcuni dei quali tra l’altro li ho anche visti di persona e ci ho persino giocato. Tra gli altri giocattoli conosciuti anche da noi segnalo il telefono della Fisher Price doppiato da Jerry Scotti e la Fattoria Parlante (qui genialmente utilizzata come roulette per le scommesse d’azzardo con i soldi del Monopoli) della Mattel con la quale ho giocato fino alla nausea da piccina.

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Toy Story 3 ha anche delle gag che possono venire capite solo da chi ha visto i primi due film. Innanzitutto i piccoli alieni verdi diventano finalmente padroni del “Dio Artiglio” che tanto venerano e riescono anche a salvare il loro “papà” Mr. Potato Head, ricambiando il gesto compiuto dalla patata in Toy Story 2. Buzz viene resettato, e riportato alla condizione di borioso e antipatico Ranger Spaziale che tanto odio aveva causato in Woody nel primo film. A proposito di Buzz, la sua versione spagnola è semplicemente strepitosa (come la canzone Hay un amigo en mi cantata dai Gipsy Kings nei titoli di coda..) e lo rende uno dei personaggi migliori del film, anche se i miei preferiti sono, oltre agli ovvi Barbie, Ken e alieni verdi, un Mr. Potato Head che in questo terzo episodio, assieme alla moglie novella Cassandra, da davvero il bianco (la gag della tortilla e del cetriolo sono da antologia) e le new entry: Chuckles il clown triste, i tre pisellini nel baccello e il riccio teatrante. Uno stuolo di guest star tra i doppiatori italiani; intelligentemente ripescati Fabrizio Frizzi e Massimo D’Apporto, rispettivamente nei panni di Woody e Buzz, al già citato Gerry Scotti si aggiungono Claudia Gerini nel ruolo di Barbie, il mitico Fabio De Luigi nel ruolo di Ken e l’inaspettato Giorgio Faletti nel ruolo del clown triste. Siete ancora qui a leggere?? Andatelo a vedereeee!!!!!

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Di Tom Hanks, che in originale doppia Woody, ho già parlato qui, Tim Allen lo trovate qua; Lee Unkrich, finalmente promosso regista, è stato nominato qui mentre un breve profilo di Joan Cusak, la voce di Jessie, lo trovate qua. Tra le guest star che prestano la voce ai personaggi secondari figura anche Timothy Dalton, di cui ho già parlato qui, in questo caso doppiatore del riccio attore Mr. Pricklepants.

Michael Keaton in originale presta la voce a Ken. Geniale attore americano legatissimo al primo Burton (come dimenticare la sua meravigliosa performance come Beetlejuice in Beetlejuice – Spiritello porcello o come Bruce Wayne in Batman e Batman Returns?), negli ultimi tempi purtroppo la sua carriera è finita un po’ sotto tono. Lo ricordo comunque in film come Quattro pazzi in libertà, My Life – questa mia vita, Mi sdoppio in quattro, Jackie Brown, Out of Sight, Jack Frost, White Noise, Herbie – Il supermaggiolino e telefilm come Frasier. Come doppiatore ha lavorato nei film Porco Rosso, Cars – Motori ruggenti e per la serie I Simpson. Ha 59 anni e un film in uscita.

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Woopi Goldberg spunta a sorpresa come doppiatrice di un personaggio molto secondario, quasi invisibile, il polpo Stretch. Eppure questa attrice (che definire solo comica è riduttivo...) è una delle più grandi in assoluto e ha persino vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista per il film Ghost. Tra le sue altre pellicole ricordo Il colore viola, Jumpin’ Jack Flash, Il grande cuore di Clara, Sister Act – Una svitata in abito da suora, Palle in canna, sister Act 2 – Più svitata che mai, Una moglie per papà, Bordello of Blood, Bogus – L’amico immaginario, la versione televisiva di Alice nel Paese delle Meraviglie, Ragazze interrotte e Rat Race; ha inoltre partecipato a un episodio de La Tata, doppiato Il re leone, Pagemaster – Un’avventura meravigliosa, Rugrats – Il film e parecchi episodi di Capitan Planet e i Planeteers. Newyorchese, ha 55 anni e due film in uscita.

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Ned Beatty in originale presta la voce all’orsacchiotto Lotso. Americano, lo ricordo per film come l’inquietante Un tranquillo weekend di paura, Nashville, Tutti gli uomini del presidente, Quinto potere (per il quale è stato nominato all’Oscar come Miglior attore non protagonista), L’Esorcista II: L’eretico, Superman, 1941: Allarme a Hollywood, Superman II, Giocattolo a ore e l’esilarante Riposseduta; ha inoltre partecipato ad episodi delle serie Il tenente Kojak, MASH, Hunter, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta, Pappa e ciccia, e CSI: Scena del crimine. Ha 78 anni e un film in uscita, Rango: un cartone animato di Gore Verbinski doppiato, tra gli altri, da Johnny Depp, che ha per protagonista un camaleonte in crisi d’identità perso per il deserto… mah!

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Jodi Benson in originale presta la voce a Barbie. Mi sembrava carino spendere due parole per questa attrice americana dalla splendida voce, visto che grazie a lei, nel 1989, ha preso vita la Ariel de La Sirenetta, personaggio a cui è rimasta legata per tutti i seguiti e spin – off nati da quel primo film. Inoltre, ha doppiato personaggi di Nausicaa della Valle del vento, Thumbelina – Pollicina, Flubber – Un professore tra le nuvole, A Bug’s Life, Toy Story 2, Giuseppe il re dei sogni e della serie Hercules, inoltre ha recitato in un episodio del telefilm Hunter. Ha 49 anni.

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E ora, siccome il post è particolarmente lungo, vi lascio semplicemente con il trailer del film… ENJOY!



giovedì 22 luglio 2010

Toy Story 2 (1999)

Prosegue la visione dei Toy Story, in previsione della spedizione cinematografica della settimana prossima, quando finalmente andrò a vedere il terzo capitolo. Toy Story 2, diretto nel 1999 sempre da John Lasseter, non è assolutamente inferiore al primo film, anzi.


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La trama: l’arrivo di Buzz è stato ormai “metabolizzato” da Woody e gli altri giocattoli, e la vita nella cameretta di Andy pare scorrere in armonia. Woody non vede l’ora di accompagnare il padroncino al campo dei Cowboy, ma una giocata dell’ultimo minuto gli danneggia il braccio e lo costringe a stare a casa; peggio ancora, per salvare un vecchio giocattolo che sta per essere venduto al mercatino, finisce nelle mani di un collezionista senza scrupoli che ha in mente di venderlo al proprietario di un museo giapponese assieme ad altri giocattoli, protagonisti assieme al cowboy di un vecchia serie tv. Ovviamente, Buzz e gli altri partono decisi a liberare l’amico…


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Dopo il successo di Toy Story è accaduto che, come per mille altri film Disney o Pixar, si decidesse di crearne un seguito da distribuire direttamente nel circuito dell’home video. Per fortuna, le prime prove del film sono venute così bene che il progetto è stato ampliato e Toy Story 2 è diventato un film da cinema in grado di sfatare il mito dei seguiti inferiori agli originali. A dire il vero non riesco ancora a decidere se mi è piaciuto più il primo o il secondo, perché sono entrambi bellissimi, ma forse Toy Story 2 è un po’ più “adulto” ed ironico, quindi più vicino ai miei gusti attuali.


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La cosa bella del film è che i personaggi vengono ripresi con una coerenza assoluta; l’effetto è quello che si avrebbe andando a trovare dei vecchi amici dopo qualche tempo, con la curiosità di capire cosa è accaduto loro mentre non li abbiamo visti. Buzz è finalmente venuto a patti con la sua natura di giocattolo, ed è diventato molto più simpatico di Woody che, paradossalmente, pur essendo il protagonista è l’unico a non essersi evoluto, continuando a rimanere bloccato nella sua fobia di venire abbandonato dal padroncino Andy per qualche giocattolo migliore o, peggio, a causa del tempo che passa. Toy Story 2 è incentrato proprio su questa domanda: siccome i bambini non rimangono tali per sempre, cosa accade ai giocattoli quando i loro padroni crescono e si stancano di giocare con loro? La risposta la danno i nuovi personaggi: il laido proprietario del negozio di giocattoli, interessato solo ai soldi che può fare con gli oggetti da collezionismo, la cowgirl Jessie, abbandonata dalla padroncina e terrorizzata all’idea di tornare nel buio di uno scatolone, e il minatore Stinky Pete. E’ un punto di vista più adulto e malinconico, che ci mostra la perdita dell’infanzia, lo snaturamento della natura delle cose, l’accettazione finale di un inevitabile destino e l’idea di vivere comunque con ottimismo il tempo che ci viene concesso, assieme agli amici e alla famiglia.


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Ovviamente, siccome gli argomenti trattati diventano più maturi, anche l’animazione e le gag evolvono di pari passo. Il personaggio di Andy rimane sempre statico e spigoloso, ma gli animali e i due adulti presenti sono molto più realistici, soprattutto il laido ciccione che si becca dei favolosi e dettagliatissimi primi piani quando Woody cerca di rubargli la chiave mentre dorme. Inoltre ora i personaggi riescono a chiudere tutti e due gli occhi contemporaneamente, il che non è poco! Carinissimi gli intermezzi con il cartone animato di Buzz Lightyear a inizio film e soprattutto lo show stile anni ‘50 di Woody & company, fatto con delle marionette (non vere, purtroppo, ma ricreate con la CG) e virato in seppia, ogni puntata conclusa con il tipico “cliffhanger” che andava tanto di moda all’epoca. Azzeccatissima l’introduzione di Mrs. Potato nel cast e, soprattutto, di Barbie, sogno “erotico” di ogni giocattolo, deliziosamente oca e assolutamente professionale nella sua versione Guida Turistica, mentre l’omaggio a Linux, con l’arrivo di un pinguinetto di gomma sfiatato, è abbastanza fiacco, così come i compagni di Woody; Jessie è fin troppo stordita e inutilmente chiassosa (anche se la canzone in cui ricorda l'amicizia con la sua padroncina mette il magone da tanto è triste...), mentre Stinky Pete viene sfruttato troppo poco. Assolutamente da Oscar invece le citazioni cinematografiche: il dinosauro che insegue la Jeep come in Jurassic Park, Buzz che salta su mattonelle sospese ricavando le note del Così parlò Zarathustra, colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio; ma la mia preferita è quella, tratta da Guerre Stellari, in cui Zorg, arcinemico di Buzz Lightyear, prima di venire sconfitto gli confessa:”Io sono tuo padre!” con conseguente, esilarante gag finale. Altra cosa pregevolissima, durante i titoli di coda, sono le finte “papere” dal set, con la partecipazione speciale dei carinissimi personaggi di A Bug’s Life. Insomma, un altro film da vedere assolutamente… aspetto con ansia di gustarmi il 3!   


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Di Tom Hanks, che in originale doppia Woody, ho già parlato qui, mentre Tim Allen lo trovate qua assieme a John Lasseter, regista.


Ash Brannon è co – regista del film. Americano, in seguito ha girato da solo Surf’s Up, e ha in progetto un altro cartone animato, Turkeys, che dovrebbe venire doppiato dai fratelli Wilson e Woody Harrelson, incentrato sulla storia di due tacchini che viaggiano indietro nel tempo fino al primo giorno del ringraziamento per evitare che lo storico menu preveda il tacchino come piatto forte. Innegabilmente trash!


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Lee Unkrich è il terzo co – regista del film. Americano, ha proseguito la carriera di regista “ombra” con Monsters & Co. e Alla ricerca di Nemo, prima di venire promosso proprio con Toy Story 3, il primo film ad avere diretto da solo. Ha 43 anni.


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Joan Cusack presta la voce, in originale, alla cowgirl Jessie. Sorella del più famoso John Cusak (con il quale recita spesso in coppia), è una delle mie attrici preferite, in particolare la adoro ne La famiglia Addams 2, dove interpreta la moglie di zio Fester, la folle Debbie. Tra gli altri suoi film ricordo Una donna in carriera, Toys – Giocattoli, Una moglie per papà, Nine Months – Imprevisti d’amore, In & Out, lo splendido ed inquietante Arlington Road – L’inganno, Alta fedeltà, Looney Tunes: Back in Action e ovviamente Toy Story 3. Americana, ha 48 anni e tre film in uscita.


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Wayne Knight presta la voce, in originale, al laido collezionista Al. Per la serie: “Carneade, chi era costui?”, il ciccionissimo caratterista americano interpretava lo sbirro innamorato dell’aliena nel (almeno per me) meraviglioso telefilm Una famiglia del terzo tipo e l’infame ladro di DNA giurassico in Jurassic Park. Tra gli altri suoi film ricordo Dirty Dancing, Nato il quattro luglio, Detective coi tacchi a spillo, JFK – Un caso ancora aperto, Basic Instinct, Space Jam e Rat Race, mentre per la TV lo troviamo in episodi di That’s 70s Show, CSI: NY, CSI e Nip/Tuck. Come doppiatore ha lavorato in Tarzan e Kung Fu Panda. Ha 55 anni e un film in uscita, senza contare che farà parte del cast di doppiatori della serie animata tratta da Kung Fu Panda.  


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E ora un paio di curiosità: l’attore Kelsey Grammer, che presta la voce al vecchio Stinky Pete, è lo storico doppiatore originale di Telespalla Bob de I Simpson. Fate inoltre attenzione ad un piccolo, “insignificante” particolare che differenzia la versione USA da quella passata in Italia e nel resto del mondo: durante il discorsetto che Buzz propina agli altri giocattoli, motivandoli ad andare a salvare Woody, alle spalle dell’astronauta compare un’animazione con il mondo e dei fuochi d’artificio, ma in America alle sue spalle c’era la bandiera a stelle e strisce. Ringraziamo la Pixar che ci ha intelligentemente evitato un simile stucchevole e trashissimo patriottismo. E ora vi lascio con le già citate "papere" del film... ENJOY!


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