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mercoledì 6 novembre 2019

La famiglia Addams 2 (1993)

Finalmente. Finalmente sono riuscita a riguardare La famiglia Addams 2 (Addams Family Values), uno dei miei film preferiti di sempre, diretto nel 1993 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: la famiglia Addams si ingrandisce grazie all'arrivo del piccolo Pubert. A causa dell'odio dei due fratelli, Mercoledì e Pugsley, i genitori decidono di procurarsi una babysitter e la scelta ricade su Debbie, affascinante bionda che tuttavia mira al patrimonio dello zio Fester...


Esiste un film di cui conosco le battute a memoria? Sì, ragazzi, ed è La famiglia Addams 2. Che poteva essere una copia carbone del primo film e in parte lo è anche (il ballo, splendido, di Morticia e Gomez, la discesa nella disperazione di quest'ultimo per colpa del fratello Fester, le sequenze dedicate alle performance di Mano) ma, in realtà, racchiude due anime meravigliose che lo portano a svettare anni luce sopra l'originale. E' brutto dire che il piccolo Pubert, il nuovo nato degli Addams, è tanto carino quanto inutile, un mero escamotage per costringere gli Addams ad avere bisogno di una babysitter, ma è la verità: le cose che più contano all'interno de La famiglia Addams 2 sono il Campo Chippewa e, soprattutto, la stupefacente Debbie, esempio di come i personaggi secondari siano talmente ben scritti e caratterizzati da non temere il confronto con i titolari storici, partoriti dalla fantasia di Charles Addams. Partiamo dal campo Chippewa e lasciamo il meglio come dessert. Il campo Chippewa, con i suoi partecipanti tutti biondissimi e wasp, è l'estensione perfetta di quella recita da incubo mostrata nel primo La famiglia Addams, e rende di fatto la caustica Mercoledì una dei protagonisti più interessanti della pellicola, soprattutto quando la ragazzina è costretta a sfoderare tutte le sue arti oscure, la sua intelligenza e la perfidia per contrastare lo strapotere degli esilaranti, stupidissimi "Grangers" e dell'odiosa Amanda, reginetta del campo e futura attrice. Lo stile deliziosamente eccentrico della Famiglia Addams cozza contro l'accozzaglia di luoghi comuni e l'ipocrisia di chi è buono e bravo solo a parole ma in realtà arriva a ghettizzare chi non risponde ai canoni di perfezione imposti da un campo per ricconi, per non parlare poi della farsa tragicomica dello spettacolo a tema "Ringraziamento", pieno di inesattezze storiche e parole offensive mascherate da termini urbani, e l'applauso durante le sequenze di ribellione scatta in automatico.


E mentre Mercoledì e Pugsley hanno il loro bel da fare a riportare coi piedi per terra Gary Granger e i suoi adepti, tentando di sopravvivere al terribile "capanno dell'amicizia", lo zio Fester si innamora della folle Debbie, bionda gold digger (non a caso disseppellisce l'anello di fidanzamento di mammà) e psicopatica all'ultimo stadio. La cosa buffa è che Debbie, come direbbe Mercoledì, è solo maldestra, altrimenti sarebbe un perfetto membro della famiglia Addams, pazza e criminale com'è. Purtroppo per Fester, Debbie ha la stessa mentalità egoista ed elitaria dei partecipanti al campo Chippewa e ciò che vede degli Addams è solo un branco di mostri assurdi, NONOSTANTE l'incredibile tenerezza di un Fester che sbocconcella il pane per condividerlo con lei o si infila lunghissime carote nel naso, durante uno degli appuntamenti più belli della storia del cinema; da par suo, il povero Fester si trasforma in uno zerbino imparruccato color pastello, tra un "biscottino" e gli esilaranti tentativi della novella moglie di ucciderlo, a rischio di condannare l'intera famiglia all'annichilimento. Se dovessero puntarmi una pistola alla testa e chiedermi quale sia il ruolo migliore di Joan Cusack, da cinèfila dovrei dire Cheryl Lang (ma non vedo lo splendido Arlington Road da più di dieci anni, quindi...) ma il mio cuore palpita per Debbie, nemmeno fossi lo Zio Fester. Le smorfiette dell'attrice, i flash di rozzissima follia (ah, ma lei era una Barbie ballerina. Piena di grazia!), l'atteggiamento da first lady presidenziale e la danza al ritmo di Macho Man sono semplicemente meravigliosi e io non posso non amarla. E sì, questo alla fine non era un post normale ma solo un modo per mettere finalmente nero su bianco la mia adorazione perenne per La famiglia Addams 2, alla faccia della sciatteria degli anni '90!


Del regista Barry Sonnenfeld, che interpreta anche Mr.Glicker, ho già parlato QUI. Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Raul Julia (Gomez Addams),  Christopher Lloyd (Zio Fester), Joan Cusack (Debbie Jellinsky), Christina Ricci (Mercoledì Addams), Carol Kane (Nonna), Carel Struycken (Lurch), David Krumholtz (Joel Glicker), Dana Ivey (Margaret Addams), Peter MacNicol (Gary Granger), Christine Baranski (Becky Martin-Granger), Mercedes McNab (Amanda), Nathan Lane (poliziotto) e Cynthia Nixon (Heather) ho parlato ai rispettivi link.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate La famiglia Addams. ENJOY!


martedì 5 novembre 2019

La famiglia Addams (1991)

Complice un articolo trovato nell'infinito flusso di notizie di Facebook, che però parlava del meraviglioso sequel e dell'ancor più meravigliosa Debbie, e complice anche il fatto che, causa orari di merda, non mi è stato possibile guardare il nuovo cartone animato, mi è venuta una voglia pazzesca di rivedere La famiglia Addams (The Addams Family), diretto nel 1991 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: Lo zio Fester è scomparso da venticinque anni e gli Addams tentano da allora di contattarlo, invano. Un terzetto di malviventi approfitta della situazione e, per rubare l'immenso tesoro degli Addams, infiltra all'interno dell'ignara famigliola un uomo che somiglia terribilmente allo zio Fester...



Lo dico senza ombra di vergogna: La famiglia Addams è uno dei miei film preferiti, anche se il sequel per una volta lo supera. Non sono mai stata una spettatrice accanita del telefilm in bianco e nero, ho visto qualche episodio come tutti, quando ancora passava in TV, e ho evitato come la peste sia la serie TV moderna che quella a cartoni animati. Per me, dunque, anche se tecnicamente Fester è lo zio di Morticia (non il fratello di Gomez) e "nonna" è la madre di Gomez (non quella di Morticia), la "vera" famiglia Addams è sempre stata quella di Barry Sonnenfeld: zeppa di humour nero, terribilmente glamour, una gioia da vedere e da ascoltare, anche perché sfido chiunque a dimenticare la Mamushka o la splendida melodia che accompagna i momenti di intimità tra Gomez e Morticia, in una colonna sonora che pare scritta da Danny Elfman e invece no. E' proprio la caratterizzazione dei personaggi, resi vivi da attori mai così iconici, a fare de La famiglia Addams uno degli adattamenti migliori di un materiale già esistente da decenni, perché la trama, di per sé, è solo un pretesto per introdurre a una nuova generazione le stranezze degli Addams. Vero, per una volta i personaggi secondari sono resi alla perfezione, anche perché i villain introdotti sono la quintessenza della sfiga poraccia che solo l'ingenuità della famiglia Addams riesce a rendere mortalmente pericolosa, ma quello che davvero resta nella mente dello spettatore sono singoli microepisodi, spezzoni di dialoghi esilaranti ed esagerazioni darkissime entrate di diritto nella memoria collettiva di chi ha avuto la fortuna di guardare il film.


Allora ecco che non ci si può non innamorare dell'amore masochistico e sadico che lega Tissy a Gomez, cara mia a mon cher, lei interpretata da un'Anjelica Huston mai così bella e lunare (con quel faro perennemente piazzato in faccia e gli occhi tiratissimi), lui interpretato dall'adorato Raul Julia, un Gomez Addams perfetto e affascinante anche quando si presenta in veste di "uomo abbruttito". Non ci si può sottrarre alla simpatia di Christopher Lloyd, inguainato in un costume grasso che lo priva del collo e lo rende ancora più goffo, né si può evitare di subire il fascino di Christina Ricci, piccola ma già perfetta nei panni della gelida Mercoledì ("Sicura che siano di veri scout?") e capace di far spiccare, per contrasto, anche il ciccionissimo e stupidotto fratello Pugsley. E purtroppo è impossibile anche scrivere un post su La famiglia Addams, perché io potrei stare delle ore a scrivere di quanto Barry Sonnenfeld, al suo debutto dietro la macchina da presa, sia stato bravo a tenere in piedi una baracca che, nelle mani di Tim Burton (che avrebbe dovuto dirigere il film), sarebbe stata schiacciata dalla personalità del regista, o di quanto scenografi e costumisti si siano impegnati per offrire allo spettatore ambienti e abiti che coniugassero il rispetto per le creature di Charles Addams a un gusto moderno per l'ironia nera (ma pensate solo alle statue nel cimitero. Quanto sono belle? Senza contare i trenini di Gomez, il delirio di passaggi segreti della camera del tesoro, ecc.), ma la verità è che La famiglia Addams "nun va visto. Va vissuto". Lo trovate su Amazon Prime Video, in italiano e in lingua originale. Personalmente, stavolta ho rifiutato di vederlo in lingua originale perché per una volta l'adattamento italiano e ricco e divertente, zeppo di termini desueti, e poi è quello che ho imparato ad amare ai bei tempi in cui potevo permettermi di riguardare i film anche dieci volte di fila!


Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Christopher Lloyd (Zio Fester/Gordon Craven), Dan Hedaya (Tully Alford), Carel Struycken (Lurch), Christina Ricci (Mercoledì Addams) e Mercedes McNab (Girl Scout) ho parlato ai rispettivi link.

Barry Sonnenfeld è il regista della pellicola e compare non accreditato come il passeggero del trenino giocattolo di Gomez. Americano, ha diretto film come La famiglia Addams 2, Get Shorty, Men in Black, Wild Wild West, Men in Black II, Men in Black 3 e la serie Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 66 anni.


Raul Julia interpreta Gomez Addams. Portoricano, lo ricordo per film come Il bacio della donna ragno, Presunto innocente, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, La famiglia Addams 2 e Street Figher - Scontro finale. E' morto nel 1994, a 54 anni.


Elizabeth Wilson interpreta Abigail Craven (anche Dottoressa Greta Pinder-Schloss). Americana, ha partecipato a film come Notorious - l'amante perduta, Gli uccelli, Il laureato, A proposito di Henry, A Royal Weekend e a telefilm come Dark Shadows e La signora in giallo. E' morta nel 2015, a 94 anni.


Judith Malina interpreta la nonna. Tedesca, ha partecipato a film come Quel pomeriggio di un giorno da cani, Radio Days, Il segreto del mio successo, Risvegli e a telefilm come Miami Vice, E.R. Medici in prima linea e I Soprano. Anche regista e sceneggiatrice, è morta nel 2015, a 88 anni.


Dana Ivey interpreta Margaret Alford. Americana, ha partecipato a film come Explorers, Il colore viola, Mamma, ho riperso l'aereo: Mi sono smarrito a New York, La famiglia Addams 2, La lettera scarlatta, Mumford, The Help, Ocean's 8 e a serie come Sex and the City e Monk. Ha 78 anni.


Cher avrebbe voluto interpretare Morticia (sarebbe stato molto più trash ma io adoro la Huston) mentre Anthony Hopkins ha rifiutato il ruolo di Fester; un'altra candidata Morticia, Kim Basinger, ha rinunciato alla parte per impegnarsi in un altro film. Il film è tratto ovviamente dai fumetti di Charles Addams, che avevano già dato origine a due serie televisive, una negli anni '60 e una, a cartoni animati, negli anni '70. Nel 1977 è uscito poi il film TV Halloween con la famiglia Addams, mentre il film di Sonnenfeld ha dato vita a un revival che comprende il meraviglioso La famiglia Addams 2, La famiglia Addams si riunisce (film TV del 1998 dove Gomez è interpretato da Tim Curry e Morticia da Daryl Hannah) e le serie La nuova famiglia Addams e The Addams Family, quest'ultima a cartoni animati. E' uscito poi il mese scorso il cartone La famiglia Addams ma siccome a Savona lo hanno messo ad orari pancini, chissà quando lo recupererò. ENJOY!


martedì 4 settembre 2018

La settima musa (2017)

Mentre ero in Scozia è uscito anche La settima musa (Muse), diretto e co-sceneggiato dal regista Jaume Balagueró partendo dal romanzo La dama numero tredici di José Carlos Somoza. 



Trama: un professore universitario viene perseguitato da un incubo nel quale una donna sconosciuta viene uccisa. Quando l'incubo si traduce in realtà, il professore decide di indagare a incontra Rachael, una donna a sua volta perseguitata dallo stesso sogno...


Mi sono accinta a guardare La settima musa con tutto l'entusiasmo del mondo, approfittando di una serata libera, dopo una sessione di piscina alla fine di una settimana lavorativa intensa, cominciando ahimé alle 22. Il risultato è stato ovviamente quello di addormentarmi dopo i primi, concitati, dieci minuti, durante i quali vengono gettate le basi per una storia che ho perso abbandonandomi presto tra le braccia di Morfeo, giusto per rimanere in ambito mitologico; ho provato a ridestarmi di tanto in tanto e a mandare indietro il video, ricominciando dove il sonno mi aveva vinta, ma nulla, non c'è stato niente da fare e sono stata così costretta a guardare il film a pezzi, durante la colazione. Ora, che una pellicola mi faccia questo effetto non dispone granché bene in suo favore ma c'è anche da dire che quando uno è stanco morto non c'è film che tenga; resta comunque il fatto che La settima musa è oggettivamente un po' soporifero e, a parte un paio di zampate tra lo splatter e il genuinamente inquietante piazzate qui e là, si adagia nell'elegante "sicurezza" di una tranquilla indagine sovrannaturale, intervallata da un paio di sequenze ambientate nel sordido ambiente dei club erotici, dove infidi malviventi tengono prigioniere ragazze straniere costringendole a prostituirsi. L'idea di base è assai intrigante e si fonda su una concezione della Musa intesa come strega/demone che, attraverso la potenza delle parole ispirate ai poeti, reca distruzione nel mondo. Riflettendoci, è anche un'idea un po' pirla, perché seguendo il filo del ragionamento allora ogni poesia ispirata dalle muse dovrebbe causare inenarrabili catastrofi, ma ragionare sul senso di un horror, anche di uno blando come questo, rischia sempre di rendere il film peggiore di quello che effettivamente è. Di fatto, questo "potere della parola" viene sfruttato per condannare i personaggi a subire morti truculente (ma, ahimé, troppo poche) ed inspiegabili, con un manipolo di esseri umani particolarmente colti che si ritrovano in mezzo a una guerra tra mostri, vuoi perché tirati in ballo dai capricci di esseri incomprensibili o perché traditi dalla curiosità e dal desiderio di ficcare il naso nell'ignoto con tutte le conseguenze del caso.


Dunque La settima musa non è un brutto film, affatto, solo poco incisivo, che tenterebbe a un certo punto anche di fare leva su sentimenti importanti come l'amore, di coppia oppure filiale. Peccato, anche lì, che la costruzione dei personaggi non porti lo spettatore ad interessarsi alle loro vicende, tanto che persino i momenti che dovrebbero risultare, almeno sulla carta, molto commoventi (anche grazie all'ausilio di un'ottima colonna sonora) in realtà non vengano espressi al meglio delle loro potenzialità. La cosa di per sé è strana perché ho trovato gli attori tutti molto validi, soprattutto il protagonista maschile, e le guest appearence di Franka Potente e Christopher Lloyd sono interessanti quanto basta per non urlare all'"attore di spessore sprecato", per non parlare poi del sembiante tra l'aristocratico e l'inquietante delle muse (tra le quali spicca un'interessante bambina malvagia). Inoltre, la mano del regista è delicata ma ferma, si avvale di una bella fotografia dai toni freddi per creare un prodotto palesemente raffinato e ricerca la bellezza delle immagini anche e soprattutto nelle sequenze più sanguinolente (il suicidio iniziale l'ho trovato splendido, per esempio) o in quelle dove sono l'oscurità e l'incubo a farla da padroni, tuttavia è proprio la storia che non decolla.  Forse perché un po' troppo ghost story vecchio stampo, forse perché i protagonisti ricadono in molti cliché, forse perché avremmo voluto più muse e meno drammi, chissà. O forse non era proprio il momento giusto per guardarlo, può anche essere. Quindi, non mi sento di sconsigliare La settima musa in quanto film sicuramente pieno di pregi, tuttavia non posso nemmeno dire di essere entusiasmata, né nascondere che da Balaguerò mi sarei aspettata un po' più di un compitino educato.


Del regista e co-sceneggiatore Jaume Balagueró ho già parlato QUI. Franka Potente (Susan Gilard) e Christopher Lloyd (Bernard Rauschen) li trovate invece ai rispettivi link.


domenica 16 giugno 2013

Ritorno al futuro - Parte III (1990)

Si concludono oggi le recensioni di una delle trilogie più amate di tutti i tempi, quella di Ritorno al futuro. Nel 1990 Robert Zemeckis dirigeva infatti Ritorno al futuro - Parte III (Back to the Future - Part III), praticamente subito dopo aver girato il secondo capitolo.


Trama: bloccato nel passato, Marty riesce, grazie alla lettera di Doc, a ritrovare la DeLorean per tornare nella propria epoca... ma un'iscrizione su una lapide lo spinge a viaggiare fino ai tempi del Far West, dove il buon dottore sta vivendo una vita felice e serena.


Esaurito tutto quello che c'era da dire su McFly e la sua sciagurata e problematica famiglia, Zemeckis e compagnia decidono, con questo terzo episodio, di concentrarsi sulla figura di Doc che, per quanto carismatico, era sempre rimasto un po' in secondo piano. In Ritorno al futuro - Parte III, infatti, Emmet è protagonista quasi assoluto, molto meno svitato di come ce lo avevano presentato e, soprattutto, in grado di superare i suoi "limiti" di scienziato (vedi Ritorno al futuro, dove il ballo veniva definito "cerimoniale ritmico") e usare la sua saggezza e conoscenza per vivere nel modo migliore, arrivando persino ad innamorarsi, ricambiato, di una donna eccezionale. Gli sceneggiatori tirano le fila del discorso con un'eleganza e un'abilità senza pari, chiudono tutti i punti lasciati in sospeso nella pellicola precedente e, nonostante sul finale ci si commuova parecchio per la consapevolezza che le avventure dei nostri amici Marty e Doc sono arrivate purtroppo alla fine, rimane comunque un messaggio assai positivo: il futuro non è scritto ed immutabile, ma ce lo costruiamo noi, con le nostre scelte, giorno dopo giorno. Questa "morale" finale viene compresa anche da Marty e Jennifer che, in qualche modo, sono cresciuti con lo spettatore e hanno tratto profitto dalle loro esperienze, sebbene la fanciulla abbia dormito per tre film di seguito.


Tristezza e saggi precetti a parte, l'idea di ambientare Ritorno al futuro - Parte III nel Far West infonde nuova freschezza alla saga, che rischiava di diventare ripetitiva dopo aver mostrato da diverse angolazioni gli anni '80 e gli anni '50, consente agli sceneggiatori di giocare con i topoi del genere Western o con icone come Clint Eastwood e a Zemeckis di omaggiare Sergio Leone o film come Il texano dagli occhi di ghiaccio, senza ovviamente dimenticare i marchi di fabbrica della saga (soprattutto per quanto riguarda le frasi e le azioni di Buford Tannen). Il risultato è un simpatico ed avventurosissimo mix di fantascienza e western, dove il bello sta nel capire come i nostri eroi riusciranno a sopperire a cose come benzina e 88 miglia orarie senza cambiare irrimediabilmente la storia... e dove anche le donzelle, per una volta, potranno sognare ad occhi aperti davanti alla rappresentazione del più classico dei colpi di fulmine, con una dolcissima ma cazzuta Mary Steenburgen che sembra nata per il ruolo di Clara. Purtroppo, dunque, le avventure dei nostri eroi finiscono col botto ma con un lapidario The End... per fortuna esistono i DVD e la consapevolezza che noi figli degli anni '80 continueremo a celebrare e diffondere l'intera saga di Ritorno al futuro rendendola un capolavoro senza tempo!


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui. Michael J. Fox (Marty), Christopher Lloyd (Doc Brown), Thomas F. Wilson (Buford “Mad Dog” Tannen/Biff Tannen), Lea Thompson (Maggie McFly/Lorraine McFly), Elisabeth Shue (Jennifer Parker) e Marc McLure (Dave McFly) li trovate invece ai rispettivi link.

Mary Steenburgen interpreta Clara. Americana, ha partecipato a film come Una volta ho incontrato un milionario (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Buon compleanno Mr. Grape, Philadelphia, Gli intrighi del potere – Nixon, Mi chiamo Sam, Elf, The Help e a serie come 30 Rock, inoltre ha lavorato come doppiatrice per le serie Back to the Future e Robot Chicken. Anche produttrice, ha 60 anni e quattro film in uscita.


Ronald Reagan in persona, grande fan del primo film, era stato contattato per il ruolo di sindaco ma ha dovuto rinunciare suo malgrado. Verso la metà degli anni ’90, invece, si parlava di un possibile Ritorno al Futuro – Parte IV, incentrato sulla famiglia di Doc e ambientato a Roswell, nel 1947, con un piccolo cammeo di Michael J. Fox, ma ad oggi non se n’è fatto nulla, per fortuna. Tuttavia, le avventure della famiglia Brown sono continuate nella serie animata Ritorno al futuro, uscita proprio nel 1991. Cercatela se vi è piaciuto Ritorno al futuro – Parte III e guardatevi anche i primi due episodi della saga, ovviamente! ENJOY!!

venerdì 14 giugno 2013

Ritorno al futuro - Parte II (1989)

So che avrei dovuto aspettare una riedizione magari l'anno prossimo, ma in questi giorni mi è venuta voglia di rivedere Ritorno al futuro - Parte II (Back to the Future Part II), diretto nel 1989 dal regista Robert Zemeckis.


Trama: Doc torna nel 1985 e convince Marty ad andare nel futuro per impedire un avvenimento che distruggerebbe la famiglia del ragazzo. E' solo l'inizio di una serie di disavventure che porterà di nuovo i nostri eroi a spasso per le epoche...


Ritorno al futuro rimane un film storico e il capitolo della saga a cui sono più affezionata, ma la Parte II è un grandissimo esempio di come, se diretti e sceneggiati con accortezza, anche i sequel possono essere dei capolavori. Nonostante il difficile argomento trattato e gli innumerevoli salti temporali che caratterizzano la pellicola, Ritorno al futuro - Parte II è perfettamente collegato al film precedente (da cui riprende un paio di sequenze chiave e persino un paio di dettagli che sicuramente ad una prima visione sono impossibili da cogliere) e riesce ad approfondire alcuni aspetti dei personaggi che abbiamo imparato ad amare, anche in maniera non del tutto positiva: per esempio, abituati come eravamo a considerare Marty un ragazzo forte e dinamico, ce lo ritroviamo nel futuro quasi più sfigato del padre, prostrato dalla sua tendenza a cadere nei tranelli di chiunque gli dia del codardo e con una famiglia a dir poco disastrata. Inoltre, scorazzando tra  le epoche, gli sceneggiatori giocano ironicamente sia con quello che conoscevamo dei protagonisti del primo film, sia con i simboli dell'epoca in cui è stato girato che, nel futuro prossimo, diventano dei pezzi da museo come il pupazzetto di Roger Rabbit o l'ennesimo episodio de Lo Squalo.


Come trama, quindi, la Parte II si distacca poco da Ritorno al futuro e il meccanismo rimane sempre lo stesso, sia per quanto riguarda i viaggi temporali sia per i villain (anzi, IL villain) che si ripropongono più o meno sempre identici nel corso delle epoche. Se il tono della pellicola precedente era però più ingenuo e scanzonato, questa fa il verso agli apocalittici film di fantascienza che imperversavano in quegli anni e a tratti diventa più cupa ed intricata del capostipite, con i paradossi temporali che rischiano di diventare assai pericolosi, addirittura mortali. Incredibile il lavoro tecnico alle spalle del film, visto che parecchie scene vengono ricreate identiche a quelle di Ritorno al futuro (pensate anche solo ai costumi: nella scena del ballo pare  fosse stata solo Lea Thompson a conservare l'abito, gli altri sono stati ricreati per l'occasione...) e visto che, spesso e volentieri, gli attori devono condividere la scena con i loro doppi, cosa possibile solo con degli effetti speciali più che validi che, tra l'altro, non risentono del passare del tempo. Gli attori offrono, come già nel primo capitolo, un'interpretazione convincentissima ed è impossibile non voler bene ai personaggi di Marty e Doc... in effetti, l'unico difetto che trovo al film è la mancanza di scene e battute destinate a diventare cult, ma la cosa viene ampiamente compensata dal geniale colpo di scena finale: il film si conclude infatti con un cliffhanger non da poco seguito dal trailer del terzo capitolo, che prometteva agli spettatori dell'epoca l'imminente conclusione della saga. Non oso immaginare come si saranno sentiti emozionati i fan seduti sulle poltroncine davanti ad una simile anticipazione.. io, sicuramente, quando avevo visto la videocassetta, mi ero fiondata ad affittare il terzo episodio, di cui troverete la recensione domenica.


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui. Michael J. Fox (Marty), Christopher Lloyd (Doc Brown), Lea Thompson (Lorraine), Thomas F. Wilson (Biff Tannen/Griff), Elisabeth Shue (che interpreta Jennifer al posto della Claudia Wells del primo episodio, costretta a interrompere la carriera di attrice per stare vicina alla madre malata di cancro), Billy Zane (Match), Elijah Wood (irriconoscibile, interpreta uno dei bimbetti alle prese con il videogioco del bar anni ’80) e George “Buck” Flowers (il barbone) li trovate invece ai rispettivi link.

In questo sequel alcuni personaggi del primo film vengono interpretati da altri attori, è il caso della già citata Elisabeth Shue e anche di Jeffrey Weissman, che ha preso il ruolo di George McFly al posto di Crispin Glover (che peraltro, dopo essere stato sostituito a causa dell’esoso compenso richiesto per comparire nel sequel ha anche fatto causa ai realizzatori della pellicola per aver utilizzato alcune delle sue vecchie scene senza permesso). Inaspettatamente, inoltre, compare tra gli attori anche il bassista dei Red Hot Chili Peppers Flea, nei panni del viscido Needles. Un seguito di Ritorno al futuro non era affatto nei progetti di Zemeckis & co., tanto che se avessero immaginato le intenzioni degli studios non avrebbero mai concluso il primo film facendo salire in macchina con Doc e Marty anche Jennifer (non a caso, la poveraccia viene messa ko all’inizio di Ritorno al futuro – Parte II e non si vede per più di metà film); stantibus rebus hanno ovviamente deciso di essere parte integrante della cosa, tanto che Ritorno al futuro – Parte III, come si evince dal teaser integrato nel finale, è stato girato contemporaneamente al secondo capitolo della saga. Inutile aggiungere quindi che, se Ritorno al futuro – Parte II vi fosse piaciuto, converrebbe recuperare l’intera, bellissima trilogia. ENJOY!

mercoledì 23 gennaio 2013

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (1984)

Per la serie: Bolla, ma non sai davvero più cosa cappero guardare? Eh, la curiosità cinefila o, per meglio dire, l'insana follia, mi porta anche a recuperare strane robe sconosciute come questo Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension), diretto nel 1984 dal regista W.D. Richter.


Trama: Buckaroo Banzai è uno scienziato, neurochirurgo, avventuriero e rocker che un giorno scopre un passaggio per la fantomatica ottava dimensione. Venuto a conoscenza di questa sensazionale scoperta, il Dr. Emilio Lizardo, posseduto da un alieno originario proprio di quella dimensione, cerca di ritornare a casa rischiando di scatenare la terza guerra mondiale... starà così a Buckaroo e soci, gli Hong Kong Cavaliers, fermare il malvagio alieno!


La trama di Buckaroo Banzai, come avete avuto modo di leggere, è già delirio allo stato puro, ma affrontare il film è stato anche più delirante. In questo allucinante mix di commedia demenziale, fantascienza e parodia è stato infilato praticamente di tutto, dall'infallibile eroe e avventuriero senza il quale il governo USA non può andare avanti, al villain pseudo-fascista, dagli omaggi a Cina e Giappone all'elegia dei comics, dai riferimenti alla Guerra dei Mondi di Orson Welles alla lotta tra alieni caucasici (i rossi) e rasta (i neri), dalle gemelle perdute di mogli morte ai messaggi trasmessi tramite scossa elettrica... e se pensate che a questo guazzabuglio venga data una parvenza di linearità scordatevelo! Il difetto principale del film, quello che nonostante alcune cose positive di cui poi parlerò lo rende troppo spesso noioso, è l'impressione di stare vedendo la puntata di un telefilm che non abbiamo mai seguito prima, zeppa di riferimenti e cose date per scontato che solo i fan di questo Buckaroo Banzai potrebbero conoscere... peccato che il personaggio non esistesse prima che realizzassero il film, quindi è comprensibile che all'uscita la pellicola sia stata un fiasco al botteghino! L'effetto finale di questa scelta peculiare è infatti quello di creare una gran confusione e far sbuffare lo spettatore ogni volta che Buckaroo e i suoi piacionissimi compari si strizzano l'occhio a vicenda, ammiccando. E ciò è una cosa grave, una cosa a cui mal si rimedia, perché il film avrebbe dovuto dare più spazio ai villain e insistere meno sulle sboronate degli Hong Kong Cavaliers.


La cosa veramente pregevole di Buckaroo Banzai e il motivo per cui un simile film andrebbe guardato assolutamente in lingua originale è infatti la presenza di un John Lithgow carismatico e folle come non mai. Anche Christopher Lloyd con il suo John Bigboote (vi lascio immaginare come il cognome venga sempre storpiato a mo' di gag ricorrente...) dà parecchie gioie, ma Lithgow con i suoi capelli sparati, le pose da Mussolini con tanto di Il Duce scritto sul muro e quell'incredibile, marcatissimo accento italiano è indimenticabile. Ma che dico accento italiano? La bellezza sta nel sentirlo pronunciare intere, lunghissime frasi nella nostra lingua, roba mai sentita prima in un film USA tipo "Porco Giuda! Devo lavorare con persone idiotA!", detta con quell'adorabile faccia da pazzoide. Che delirio. Altrettanto stuzzicante, per chi come me ama alla follia il trash, sono le mise insopportabilmente anni '80 di metà dei protagonisti, che parrebbero usciti fuori da una puntata del telefilm Kiss Me Licia: basterebbe solamente citare la tutina rossa da Cowboy di un giovanissimo Jeff Goldblum o i capelli ossigenati del cosiddetto Perfect Tommy per avere incubi da qui all'eternità. Non mancano sconvolgenti siparietti musicali come l'inespressivissimo Peter Weller (oh, ammazzatemi, a me come attore non è mai piaciuto!) che canta Since I Don't Have You ad una tizia che sta per ammazzarsi oppure la camminata finale sui titoli di coda (saltate al minuto 0.25 o vi spoilererete l'ultima scena), una roba trash a livelli sconvolgenti.



Per il resto, Buckaroo Banzai è davvero poca roba e risente parecchio del peso del tempo (cosa che, per esempio, non è accaduta con Flash Gordon nonostante sia moooolto più trash). Tolti i difetti e le esagerazioni della trama, infatti, anche gli effetti speciali e il trucco degli alieni sono abbastanza da mani nei capelli, per non parlare poi della recitazione di buona parte dei coinvolti. Certo, bisogna dire anche che col tempo il film ha acquisito lo status di cult, che vanta oggi innumerevoli fan in tutto il mondo e che c'è persino un sito web interamente dedicato alla pellicola, quindi magari sono io che non ne ho capito la natura intrinseca e il valore di diamante allo stato grezzo, come diceva il buon Jafar. D'altronde, Buckaroo Banzai è del 1984 e Ritorno al futuro è dell'anno dopo... e quella roba luminosa che si vede nella macchina del protagonista durante il primo esperimento è praticamente identica al flusso canalizzatore di Doc, quindi potrebbe avere influenzato uno dei film più belli che siano mai stati girati. E anche questo è un pregio. Insomma, con tutti i suoi difetti Buckaroo Banzai si becca comunque la sufficienza... ma vi consiglierei di guardarlo e farvi un'idea, perché potrebbe diventare oggetto di accanite discussioni!


Di John Lithgow (Lord John Whorfin/ Dr. Emilio Lizardo), Jeff Goldblum (New Jersey), Christopher Lloyd (John Bigboote), Clancy Brown (Rawhide), Vincent Schiavelli (John o’ Connor) e Jamie Lee Curtis (che compare all’inizio come madre di Buckaroo Banzai) ho già parlato ai rispettivi link.

W.D. Richter è il regista della pellicola. Americano, ha diretto solo un altro film, Surgelati speciali. In compenso, è stato nominato all’Oscar nel 1980 per la sceneggiatura del film Brubaker. Anche produttore, ha 67 anni.


Peter Weller interpreta Buckaroo Banzai. Americano, lo ricordo per film come RoboCop, Un poliziotto in blue jeans, il meraviglioso (devo recuperarlo e recensirlo al più presto!!) Leviathan,  RoboCop2 e Il pasto nudo (che invece non recensirò never!), inoltre ha partecipato alle serie 24, Monk, Dexter e Dr. House. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 65 anni e un film in uscita, Into Darkness – Star Trek.


Ellen Barkin interpreta Penny Priddy. Americana, ha partecipato a film come Daunbailò, Johnny il bello, Seduzione pericolosa, Nei panni di una bionda, Voglia di ricominciare, The Fan – Il mito e Paura e delirio a Las Vegas. Anche produttrice, ha 58 anni.


Carl Lumbly interpreta John Parker. Americano, lo ricordo soprattutto per il ruolo di Dixon nella serie Alias, inoltre ha partecipato a film come The Alphabet Killer e ad altri telefilm come I Jefferson, X-Files, E.R. – Medici in prima linea, Cold Case, Grey’s Anatomy e Criminal Minds. Ha 61 anni.


Dan Hedaya interpreta John Gomez. Americano, ha partecipato a film come Miriam si sveglia a mezzanotte, Commando, La famiglia Addams, I soliti sospetti, Ragazze a Beverly Hills, Daylight – Trappola nel tunnel, In & Out, Una vita esagerata, Alien – La clonazione, Mulholland Drive e a serie come Il tenente Kojak, Chips, Ai confini della realtà, Miami Vice, Casa Keaton, NYPD,  E.R. Medici in prima linea e Monk. Ha 72 anni e tre film in uscita.


James Saito (vero nome James Tomio Saito) interpreta il padre di Buckaroo Banzai nell’introduzione iniziale. Americano, ha partecipato a film come Tartarughe Ninja alla riscossa (nei panni di Shredder), Die Hard – Duri a morire, L’avvocato del diavolo, Vita di Pi e a serie come L’incredibile Hulk, MASH, Ralph supermaxi eroe, Alfred Hichcock presenta, MacGyver, A-Team, Miami Vice e Sex and the City. Ha 57 anni.


Lewis Smith, che interpreta il biondo Perfect Tommy, è anche nel cast di Django Unchained, da qualche parte tra i brutti ceffi di Candyland.  Alla fine del film compare l’invito a guardare anche Buckaroo Banzai vs. The World Crime League, che era il vero titolo del seguito che avrebbero girato se Buckaroo Banzai avesse avuto successo. Purtroppo, la pellicola è stata un disastro al botteghino, tanto da mandare in bancarotta gli studios, e ovviamente non se n’è fatto nulla. Nell’attesa  però che lo ripeschino per un revival, come è accaduto spesso di recente, se Buckaroo Banzai vi fosse piaciuto consiglio la visione di Grosso guaio a Chinatown (co-sceneggiato proprio da W.D. Richter) e Balle spaziali. ENJOY!!

venerdì 14 dicembre 2012

Cosa fare a Denver quando sei morto (1995)

Con il tempo che scarseggia per scrivere recensioni e queste ultime che si cancellano dagli hard disk (sì, vi perderete La spada nella roccia e soprattuttamente After Death di Fragasso, ché non ho voglia di riscriverle, sorry...) non so sinceramente come verrà fuori quella dedicata ad uno dei miei film preferiti, Cosa fare a Denver quando sei morto (Things To Do in Denver When You're Dead, diretto nel 1995 da Gary Fleder), visto che è una settimana che macera nel mio cervello. Siate indulgenti e via che si va...


Trama: Jimmy "il santo" è un ex gangster impegnato in un'attività particolare, quella di registrare videomessaggi che le persone in punto di morte lasceranno ai loro cari rimasti in vita. Quando il suo ex capo deciderà di affidargli un'ultima missione, il rischio che sia lo stesso Jimmy a finire dietro una telecamera sarà molto concreto...


Negli anni '90 gli emuli di Pulp Fiction e, in generale, del cinema "di maniera" tarantiniano si sprecavano. Cosa fare a Denver quando sei morto è uno degli esempi più mirabili del genere perché è uno dei pochi che non cerca di fare il verso al mio adorato QT, bensì cerca di crearsi una propria personalità all'interno di questo sfruttatissimo filone. Niente arditi giochi di macchina, dialoghi interminabili e campati in aria (in questo caso, l'unico vezzo è quello del vecchietto che racconta la storia dei protagonisti agli avventori del bar o il fatto che uno dei due tirapiedi di Christopher Walken usi un linguaggio molto forbito) o citazionismo dispensato come se non ci fosse un domani: Cosa fare a Denver quando sei morto ha un taglio e una regia molto classici, quasi un po' retrò, il difficile slang che utilizzano i personaggi sembrerebbe un mix di modi di dire da galera, gergo del Vietnam e dialetto di strada e, per quanto riguarda la trama, ha davvero poco di scanzonato e "trendy", per così dire.


Come si evince dal titolo, infatti, il film porta avanti una malinconica e particolare riflessione sulla vita e la morte. All'inizio vediamo il protagonista, Jimmy il Santo, come un uomo apparentemente pacato, sicuro di sé, perfettamente in grado di controllare la sua vita dopo essersi lasciato il passato di criminale alle spalle. L'attività che conduce è infinitamente triste e poco remunerativa, ma ancor più tristi sono le vite del suo ex capo, di quelli che un tempo erano i suoi compagni di "sventura", della prostituta Lucinda e del figlio ormai folle del cosiddetto Man with a plan. Davanti a questi personaggi patetici Jimmy, con i suoi modi garbati, i capelli e gli abiti impeccabili, sembrerebbe svettare come chi guarda alle vite altrui con distacco e una blanda commiserazione, ma tutto cambia drasticamente quando nella sua esistenza entra il vero amore... proprio quando il fallimento dell'ultima missione, accettata banalmente per bisogno di soldi, decreta la sua condanna a morte. Il film racconta gli ultimi giorni di un uomo che ha finalmente trovato una cosa per cui vivere e cerca disperatamente di recuperare il tempo perduto lasciando un ricordo di sé e, parallelamente, racconta il modo in cui le persone decidono di affrontare la morte: chi non ha rimpianto alcuno e si prepara ad affrontare il momento fatidico con dignità, chi pensa soprattutto alla moglie e ai figli, chi si prepara a dare una folle battaglia, chi non rispetta la vita neppure quando è ormai ad un passo dal concluderla.


Per rendere più incisiva questa riflessione, il film si avvale di attori a dir poco superbi. I migliori sono senza dubbio Christopher Lloyd che, per una volta, interpreta un personaggio stranamente pacato e dignitoso, diverso da quelli folli e nevrastenici a cui siamo abituati, il pazzo e detestabile (per quanto è deficente il suo Critical Bill) Treat Williams, l'inquietantissimo Christopher Walken in sedia a rotelle e, soprattutto, Steve Buscemi e il suo Mr. Shh: l'incarnazione stessa della morte, freddo, silenzioso, sparuto e insignificante nella sua faccetta di uomo qualunque.. perché d'altronde anche una morte violenta non deve essere necessariamente spettacolare o strana. Insomma, se non lo avete mai visto e avete perso i radi passaggi televisivi di Cosa fare a Denver quando sei morto, cercate di recuperarlo perché ne vale veramente la pena.


Di Christopher Lloyd (Pieces), William Forsythe (Franchise), Treat Williams (Critical Bill), Steve Buscemi (Mister Shhh), Christopher Walken (The man with the plan), Bill Cobbs (Malt), Don Cheadle (Rooster) e Jenny McCarthy (l'infermiera bionda) ho già parlato nei rispettivi link.

Gary Fleder è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il collezionista ed episodi di serie come Racconti di mezzanotte. Anche produttore, ha 47 anni e due film in uscita.


Andy Garcia (vero nome Andrés Arturo García Menéndez) interpreta Jimmy il santo. Cubano, lo ricordo per film come The Untouchables - Gli intoccabili, Black Rain - Pioggia sporca, Il padrino - Parte III, Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, Ocean's Twelve, Ocean's Thirteen e La Pantera Rosa 2, inoltre ha partecipato alle serie La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta, Will & Grace e doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, regista, compositore e sceneggiatore, ha 56 anni e sei film in uscita.


Bill Nunn (vero nome William G. Nunn) interpreta Easy Wind. Americano, ha partecipato a film come Cadillac man, A proposito di Henry, Sister Act - Una svitata in abito da suora, Palle in canna, L'inferno nello specchio (Candyman 2), Extreme Measures - Soluzioni estreme, Il collezionista, La leggenda del pianista sull'oceano, Spider - Man, Spider - Man 2, Spider - Man 3 e alla serie Millenium. Anche produttore, ha 59 anni.


Jack Warden (vero nome John H. Lebzelter) interpreta Joe Heff. Americano, ha partecipato a film come Tutti gli uomini del presidente, Assassinio sul Nilo, Giallo in casa Muppet, Piccola peste, Piccola peste torna a far danni, Toys - Giocattoli, Piccola peste s'innamora e alle serie Ai confini della realtà e Vita da strega. E' morto nel 2006, all'età di 85 anni.


Fairuza Balk (vero nome Fairuza Alejandra Feldthouse) interpreta Lucinda. Benché poco "sfruttata", quest'attrice americana è una delle mie preferite e la ricordo per film come Nel fantastico mondo di Oz, Giovani streghe,Valmont, L'isola perduta, American History X e Quasi famosi, inoltre ha partecipato alle serie I Soprano, Masters of Horror e doppiato alcuni episodi de I Griffin. Ha 38 anni e due film in uscita.


Gabrielle Anwar interpreta Dagney. Inglese, ha partecipato a film come Scent of a Woman - Profumo di donna, Ultracorpi - L'invasione continua, I tre moschettieri e alle serie Beverly Hills 90210, I Tudors e Burn Notice. Anche produttrice, ha 42 anni.


Marshall Bell (vero nome Archibald Marshall Bell) interpreta Atwater. Americano, ha partecipato a film come Nightmare 2: la rivincita, Stand by Me - Ricordo di un'estate, Manhunter - Frammenti di un omicidio, I gemelli, Atto di forza, Dick Tracy, Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, il geniale e meraviglioso Il silenzio dei prosciutti, Airheads - Una banda da lanciare, Natural Born Killers, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Identità, Capote e alle serie X - Files, Millenium, Jarod il camaleonte, CSI e Dr. House. Ha 70 anni e due film in uscita.


Se Cosa fare a Denver quando sei morto vi fosse piaciuto, consiglio un paio di film forse poco conosciuti ma molto carini, Insoliti criminali e Compagnie pericolose. ENJOY!!






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