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mercoledì 22 gennaio 2025

Here (2024)

Un altro film che aspettavo con trepidazione era Here, diretto e co-sceneggiato nel 2024 dal regista Robert Zemeckis a partire dalla graphic novel omonima di Richard McGuire.


Trama: dall'epoca dei dinosauri ai giorni nostri, assistiamo a tante piccole storie che si svolgono nel medesimo spazio fisico...


Un film che si sviluppa interamente nello spazio di un'inquadratura fissa, all'interno della quale il tempo scorre consegnando all'occhio dello spettatore tutti gli inevitabili mutamenti accorsi a luoghi e persone. Questa l'idea geniale dell'ultima pellicola di Robert Zemeckis, mutuata dall'opera di Richard McGuire, dalla quale Here prende in prestito anche il taglio fumettistico e l'idea di aprire delle "vignette" temporali dentro l'inquadratura, così che lo spettatore possa vedere dipanarsi in contemporanea eventi verificatisi in anni, o secoli, diversi. In Here è il tempo ad essere il vero protagonista, una presenza costante che, pur essendo invisibile, fa sentire il proprio peso, soprattutto addosso a chi pensa di averne ancora in abbondanza e si ritrova invece alla fine del percorso, con pochi granelli di sabbia all'interno di una clessidra svuotatasi troppo presto. C'è chi riesce a sfruttarlo cogliendo l'attimo, seguendo correnti fortunate, chi lo affronta in maniera frenetica perdendone pezzi qui e là, chi è perfettamente inserito nella Storia (o almeno pensa di esserlo), chi si adegua al ritmo naturale del suo scorrere, chi, come molti di noi, rimpiange di non averlo utilizzato meglio, dando per scontati gli affetti più cari e inaridendosi l'animo seguendo gli imperativi sociali, denaro e lavoro in primis. E così, in Here, il tempo non è lineare, è come se passato, presente e futuro convivessero per raccontarci una serie di storie legate più al concetto di "vita" che di "famiglia", anche se è proprio un nucleo familiare il protagonista principale del film, quello che ha vissuto più a lungo all'interno del salone che funge da unico setting. Sullo schermo scorrono dunque scorci di esistenze (stra) ordinarie; nascite e morti, malattie, gioie e dolori, problemi economici e piccole vittorie, importanti lezioni di vita e momenti triviali, con qualche incursione nella storia americana o nel costume di una nazione che, attraverso lo sguardo indulgente di Zemeckis, viene celebrata con tutte le sue contraddizioni. Purtroppo, uno dei difetti di Here è che il suo scopo grandioso, la volontà di essere un enorme affresco temporale, si scontra inevitabilmente contro un metraggio che lo porta ad essere spesso superficiale. Delle tante famiglie che passano sullo schermo, solo quella di Richard è oggetto di approfondimento, le altre sono piccoli tocchi di colore talvolta interessanti (come la deliziosa coppia che arriverà a brevettare la poltrona La-Z-boy), talvolta perplimenti (non ho capito l'importanza di Benjamin Franklin, limite mio), mentre indiani e afroamericani sembrano messi lì giusto per amore di inclusività.


Nonostante abbia trovato la sceneggiatura diversa da come mi sarei aspettata e, forse, un po' deludente, sono comunque rimasta estasiata davanti alla voglia di sperimentare dell'ormai ultrasettantenne Zemeckis, sempre pronto a sfruttare gli ultimi ricavati della tecnologia e ad usarli in maniera innovativa. E' vero che squadra che vince non si cambia (tra Tom Hanks,Robin Wright, Eric Roth e Alan Silvestri, mi aspettavo di sentire pronunciare uno "Stupido è chi lo stupido fa!" o che cicciasse fuori il tenente Dan la sera di capodanno) ma l'utilizzo "in diretta" dell'intelligenza artificiale onde consentire a Zemeckis di constatare i risultati del de-aging non in post produzione, bensì nel momento stesso in cui venivano riprese le varie scene, ha del fantascientifico. Ha anche dell'inquietante, e non solo per le mille implicazioni morali e il tremendo impatto che avrà sugli attori, nell'immediato futuro, l'utilizzo di una simile tecnologia, ma anche perché il risultato su Tom Hanks è perfetto, mentre Robin Wright, nelle scene in cui interpreta una diciannovenne, sembra una quarantenne con addosso dei vestiti vintage. Pertanto, c'è sicuramente da lavorarci un po' su, tuttavia ciò non toglie che Zemeckis abbia rischiato e portato a casa un risultato egregio. Per fortuna, l'AI non può ancora prescindere dalla bravura degli attori. Per quanto riguarda Here, a spiccare su tutti sono Paul Bettany e Kelly Reilly, entrambi quasi irriconoscibili ed impegnati nell'interpretazione di due personaggi imperfetti e sfaccettati, il simbolo spesso triste e malinconico di un'epoca di apparenze mantenute a scapito della salute fisica e mentale di padri abbruttiti dalla guerra e dal lavoro, e di madri rimbecillite dalla TV e condannate ad essere un simbolo nazionale al pari della torta di mele da sfornare quotidianamente per orde di figli. Zemeckis, col suo solito tocco delicato, ci indora un po' la pillola e risparmia le brutture come violenze verbali o fisiche, ciò non toglie però che Here assesti comunque un paio di colpi pesantini, soprattutto se, come me, siete in un periodo di pensieri foschi legati a malattie, vecchiaia e affetti. Nel caso, prendete il film con le pinze, perché potrebbe farvi maluccio.


Del regista e co-sceneggiatore Robert Zemeckis ho già parlato QUI. Tom Hanks (Richard), Robin Wright (Margaret), Paul Bettany (Al), Kelly Reilly (Rose) e Nikki Amuka-Bird (Helen Harris) li trovate invece ai rispettivi link. 

Michelle Dockery interpreta Pauline Harter. Inglese, ha partecipato a film come Anna Karenina, The Gentlemen e a serie quali Downton Abbey. Come doppiatrice ha lavorato in I Griffin e American Dad!. Ha 44 anni e due film in uscita. 


Se Here vi fosse piaciuto, recuperate The Tree of Life e Boyhood. ENJOY!


mercoledì 21 settembre 2022

Pinocchio (2022)

Qualche sera fa ho guardato su Disney + il live action Pinocchio, diretto e co-sceneggiato dal regista Robert Zemeckis.



Trama: il falegname Geppetto costruisce un burattino di legno per superare la morte del figlio e, una notte, esprime il desiderio di farlo diventare un bambino vero. Udito il desiderio, la Fata Turchina dà vita al burattino, ribattezzato Pinocchio, e, dopo avergli affiancato il Grillo Parlante a mo' di coscienza, gli comunica che per diventare un bambino vero dovrà superare diverse prove...  


Ormai ho la memoria che fa cilecca, me ne rendo conto. Guardavo questa nuova versione di Pinocchio e intanto cercavo di ricordare come fosse quello Disney del 1940, dopo averne visto passare su schermo altre tre versioni italiane, e ovviamente ho cominciato a fare un po' di casino. Quindi, mi posto un memento per l'eventuale prossima versione: il Mangiafuoco della Disney è un maledetto (quello "vero" piange e libera Pinocchio), il Gatto e la Volpe dei cartoni sono meno machiavellici di quelli reali, Pinocchio non diventa un ciuchino completo e, soprattutto, il burattino creato dagli americani è un pisquano, non un monellaccio cattivo. Per non turbare i bimbi buoni, il Pinocchio riveduto e corretto della Disney è semplicemente un candido che presta orecchio ai consigli sbagliati e tale rimane anche in questo adattamento live action; addirittura, nel Pinocchio di Zemeckis il burattino viene cacciato da scuola perché "lì possono andare solo dei bambini veri" e viene dapprima rapito da Postiglione e solo in seguito convinto, sfruttando la peer pressure, a recarsi nel Paese di Bengodi per non rovinare il divertimento agli altri bambini. Una volta arrivato lì, poi, Pinocchio beve giusto un sorso di birra (di radice, non sia mai!), per il resto non si comporta male come tutti gli altri suoi compagni di sventura. Insomma, Pinocchio ha solo tanta sfortuna e poca esperienza, quindi va da sé che la "coscienza" incarnata dal Grillo Parlante ha più la funzione di un espediente per cavare il burattino d'impiccio e salvarlo fisicamente alla bisogna, oltre a fungere da narratore. Di più, in questa versione della storia la natura di burattino fa sì che Pinocchio sia una sorta di Astroboy dalle mille risorse, un piccolo supereroe le cui abilità, sul finale, trascinano la storia verso un twist inaspettato e, a mio parere, fuori luogo. Questo Pinocchio non insegna ai bambini ad essere bravi, coraggiosi e disinteressati, ma parrebbe puntare su un elogio dell'unicità e dell'umanità "là dove conta davvero", diventando l'ennesimo invito a seguire i propri sogni a prescindere dalle circostanze e, a mio avviso, ci sono altre storie migliori per veicolare questo messaggio, non certo una vicenda da sempre moralista come quella di Pinocchio.


Soprattutto, non era il caso di allungare così tanto il brodo di un classico Disney già stra-conosciuto, aggiungendo quasi mezz'ora di personaggi nuovi (sì, la marionettista ex ballerina è l'ennesimo simbolo del "se vuoi, puoi, e nessuno cancellerà mai quel che sei dentro". Tra l'altro, tutti a rompere le palle con la Fata nera e calva e ovviamente nessuno si è accorto che la "vera" storia di Pinocchio l'ha vissuta proprio la ballerina in questione, femmina e di colore pure lei, ma poiché l'ha liquidata con un "la mia storia non è importante" ce ne saremo accorti in 6. Beccatevi questa, broflakes!) e, per la gioia del mio compagno di visione, di nuovi momenti musicarelli. Se pensavate che il vero problema di Pinocchio fosse la Fata Turchina di colore, vi farà piacere sapere che detta Fata viene calcioruotata fuori dalla storia dopo 5 minuti, quindi potete anche fingere che non sia mai comparsa... purtroppo, non è altrettanto facile ignorare la natura cheap della CGI in moltissime scene. L'aria d'insieme del live action è quella posticcia di un mondo quasi interamente ricreato al computer, e questo me l'aspettavo. Quello che non mi sarei mai aspettata dall'uomo che nel 1989 è riuscito a convincermi dell'esistenza di Cartoonia è il modo in cui i pochi attori veri non riescono mai ad interagire in modo realistico con le animazioni; ogni volta che Geppetto è costretto a tenere per mano Pinocchio o accarezzare Figaro salta agli occhi la finzione di un arto che è sempre un pochino staccato rispetto all'oggetto con cui dovrebbe interagire, ma l'apice lo tocca la rocambolesca fuga da Monstruo (altro orrore grafico al cui confronto gli squali di Sharknado sono un capolavoro), con un Pinocchio che sembra attaccato con lo sputo su uno sfondo che non c'entra nulla con lui, né a livello di ombre né di colori. Me ne imbelino che un film come questo sia approdato dritto in streaming, perché penso ci sarebbe stato da cavarsi i bulbi oculari su uno schermo grande. Aggiungo che l'interpretazione di Tom Hanks è una delle peggiori dopo quelle di Robert Langdon e che l'unico motivo per godere un minimo di Pinocchio (oltre agli spettacolari orologi di Geppetto, pieni di citazioni disneyane) è quello di guardarlo in lingua originale per spanciarsi di fronte all'accento italo-americano usato da buona parte dei coinvolti e al "Pinoke!" strillato a gran voce dal Grillo di Joseph Gordon-Levitt. Per il resto, potete anche evitare.  


Del regista e co-sceneggiatore Robert Zemeckis ho già parlato QUI. Joseph Gordon-Levitt (Grillo Parlante), Tom Hanks (Geppetto), Cynthia Erivo (Fata Turchina), Lorraine Bracco (Sofia), Keegan-Michael Key (la Volpe), Giuseppe Battiston (Mangiafuoco) e Luke Evans (Postiglione) li trovate invece ai rispettivi link.


Benjamin Evan Ainsworth, la voce originale di Pinocchio, era il piccolo Miles di The Haunting of Bly Manor. Il regista Sam Mendes doveva dirigere il film ma si è poi ritirato dal progetto. Pinocchio è ovviamente un remake dell'omonimo film del 1940, che vi consiglio di recuperare assieme alla versione di Garrone e a quella di Comencini... nell'attesa che arrivi quella di Guillermo del Toro! ENJOY!

domenica 16 giugno 2013

Ritorno al futuro - Parte III (1990)

Si concludono oggi le recensioni di una delle trilogie più amate di tutti i tempi, quella di Ritorno al futuro. Nel 1990 Robert Zemeckis dirigeva infatti Ritorno al futuro - Parte III (Back to the Future - Part III), praticamente subito dopo aver girato il secondo capitolo.


Trama: bloccato nel passato, Marty riesce, grazie alla lettera di Doc, a ritrovare la DeLorean per tornare nella propria epoca... ma un'iscrizione su una lapide lo spinge a viaggiare fino ai tempi del Far West, dove il buon dottore sta vivendo una vita felice e serena.


Esaurito tutto quello che c'era da dire su McFly e la sua sciagurata e problematica famiglia, Zemeckis e compagnia decidono, con questo terzo episodio, di concentrarsi sulla figura di Doc che, per quanto carismatico, era sempre rimasto un po' in secondo piano. In Ritorno al futuro - Parte III, infatti, Emmet è protagonista quasi assoluto, molto meno svitato di come ce lo avevano presentato e, soprattutto, in grado di superare i suoi "limiti" di scienziato (vedi Ritorno al futuro, dove il ballo veniva definito "cerimoniale ritmico") e usare la sua saggezza e conoscenza per vivere nel modo migliore, arrivando persino ad innamorarsi, ricambiato, di una donna eccezionale. Gli sceneggiatori tirano le fila del discorso con un'eleganza e un'abilità senza pari, chiudono tutti i punti lasciati in sospeso nella pellicola precedente e, nonostante sul finale ci si commuova parecchio per la consapevolezza che le avventure dei nostri amici Marty e Doc sono arrivate purtroppo alla fine, rimane comunque un messaggio assai positivo: il futuro non è scritto ed immutabile, ma ce lo costruiamo noi, con le nostre scelte, giorno dopo giorno. Questa "morale" finale viene compresa anche da Marty e Jennifer che, in qualche modo, sono cresciuti con lo spettatore e hanno tratto profitto dalle loro esperienze, sebbene la fanciulla abbia dormito per tre film di seguito.


Tristezza e saggi precetti a parte, l'idea di ambientare Ritorno al futuro - Parte III nel Far West infonde nuova freschezza alla saga, che rischiava di diventare ripetitiva dopo aver mostrato da diverse angolazioni gli anni '80 e gli anni '50, consente agli sceneggiatori di giocare con i topoi del genere Western o con icone come Clint Eastwood e a Zemeckis di omaggiare Sergio Leone o film come Il texano dagli occhi di ghiaccio, senza ovviamente dimenticare i marchi di fabbrica della saga (soprattutto per quanto riguarda le frasi e le azioni di Buford Tannen). Il risultato è un simpatico ed avventurosissimo mix di fantascienza e western, dove il bello sta nel capire come i nostri eroi riusciranno a sopperire a cose come benzina e 88 miglia orarie senza cambiare irrimediabilmente la storia... e dove anche le donzelle, per una volta, potranno sognare ad occhi aperti davanti alla rappresentazione del più classico dei colpi di fulmine, con una dolcissima ma cazzuta Mary Steenburgen che sembra nata per il ruolo di Clara. Purtroppo, dunque, le avventure dei nostri eroi finiscono col botto ma con un lapidario The End... per fortuna esistono i DVD e la consapevolezza che noi figli degli anni '80 continueremo a celebrare e diffondere l'intera saga di Ritorno al futuro rendendola un capolavoro senza tempo!


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui. Michael J. Fox (Marty), Christopher Lloyd (Doc Brown), Thomas F. Wilson (Buford “Mad Dog” Tannen/Biff Tannen), Lea Thompson (Maggie McFly/Lorraine McFly), Elisabeth Shue (Jennifer Parker) e Marc McLure (Dave McFly) li trovate invece ai rispettivi link.

Mary Steenburgen interpreta Clara. Americana, ha partecipato a film come Una volta ho incontrato un milionario (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Buon compleanno Mr. Grape, Philadelphia, Gli intrighi del potere – Nixon, Mi chiamo Sam, Elf, The Help e a serie come 30 Rock, inoltre ha lavorato come doppiatrice per le serie Back to the Future e Robot Chicken. Anche produttrice, ha 60 anni e quattro film in uscita.


Ronald Reagan in persona, grande fan del primo film, era stato contattato per il ruolo di sindaco ma ha dovuto rinunciare suo malgrado. Verso la metà degli anni ’90, invece, si parlava di un possibile Ritorno al Futuro – Parte IV, incentrato sulla famiglia di Doc e ambientato a Roswell, nel 1947, con un piccolo cammeo di Michael J. Fox, ma ad oggi non se n’è fatto nulla, per fortuna. Tuttavia, le avventure della famiglia Brown sono continuate nella serie animata Ritorno al futuro, uscita proprio nel 1991. Cercatela se vi è piaciuto Ritorno al futuro – Parte III e guardatevi anche i primi due episodi della saga, ovviamente! ENJOY!!

venerdì 14 giugno 2013

Ritorno al futuro - Parte II (1989)

So che avrei dovuto aspettare una riedizione magari l'anno prossimo, ma in questi giorni mi è venuta voglia di rivedere Ritorno al futuro - Parte II (Back to the Future Part II), diretto nel 1989 dal regista Robert Zemeckis.


Trama: Doc torna nel 1985 e convince Marty ad andare nel futuro per impedire un avvenimento che distruggerebbe la famiglia del ragazzo. E' solo l'inizio di una serie di disavventure che porterà di nuovo i nostri eroi a spasso per le epoche...


Ritorno al futuro rimane un film storico e il capitolo della saga a cui sono più affezionata, ma la Parte II è un grandissimo esempio di come, se diretti e sceneggiati con accortezza, anche i sequel possono essere dei capolavori. Nonostante il difficile argomento trattato e gli innumerevoli salti temporali che caratterizzano la pellicola, Ritorno al futuro - Parte II è perfettamente collegato al film precedente (da cui riprende un paio di sequenze chiave e persino un paio di dettagli che sicuramente ad una prima visione sono impossibili da cogliere) e riesce ad approfondire alcuni aspetti dei personaggi che abbiamo imparato ad amare, anche in maniera non del tutto positiva: per esempio, abituati come eravamo a considerare Marty un ragazzo forte e dinamico, ce lo ritroviamo nel futuro quasi più sfigato del padre, prostrato dalla sua tendenza a cadere nei tranelli di chiunque gli dia del codardo e con una famiglia a dir poco disastrata. Inoltre, scorazzando tra  le epoche, gli sceneggiatori giocano ironicamente sia con quello che conoscevamo dei protagonisti del primo film, sia con i simboli dell'epoca in cui è stato girato che, nel futuro prossimo, diventano dei pezzi da museo come il pupazzetto di Roger Rabbit o l'ennesimo episodio de Lo Squalo.


Come trama, quindi, la Parte II si distacca poco da Ritorno al futuro e il meccanismo rimane sempre lo stesso, sia per quanto riguarda i viaggi temporali sia per i villain (anzi, IL villain) che si ripropongono più o meno sempre identici nel corso delle epoche. Se il tono della pellicola precedente era però più ingenuo e scanzonato, questa fa il verso agli apocalittici film di fantascienza che imperversavano in quegli anni e a tratti diventa più cupa ed intricata del capostipite, con i paradossi temporali che rischiano di diventare assai pericolosi, addirittura mortali. Incredibile il lavoro tecnico alle spalle del film, visto che parecchie scene vengono ricreate identiche a quelle di Ritorno al futuro (pensate anche solo ai costumi: nella scena del ballo pare  fosse stata solo Lea Thompson a conservare l'abito, gli altri sono stati ricreati per l'occasione...) e visto che, spesso e volentieri, gli attori devono condividere la scena con i loro doppi, cosa possibile solo con degli effetti speciali più che validi che, tra l'altro, non risentono del passare del tempo. Gli attori offrono, come già nel primo capitolo, un'interpretazione convincentissima ed è impossibile non voler bene ai personaggi di Marty e Doc... in effetti, l'unico difetto che trovo al film è la mancanza di scene e battute destinate a diventare cult, ma la cosa viene ampiamente compensata dal geniale colpo di scena finale: il film si conclude infatti con un cliffhanger non da poco seguito dal trailer del terzo capitolo, che prometteva agli spettatori dell'epoca l'imminente conclusione della saga. Non oso immaginare come si saranno sentiti emozionati i fan seduti sulle poltroncine davanti ad una simile anticipazione.. io, sicuramente, quando avevo visto la videocassetta, mi ero fiondata ad affittare il terzo episodio, di cui troverete la recensione domenica.


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui. Michael J. Fox (Marty), Christopher Lloyd (Doc Brown), Lea Thompson (Lorraine), Thomas F. Wilson (Biff Tannen/Griff), Elisabeth Shue (che interpreta Jennifer al posto della Claudia Wells del primo episodio, costretta a interrompere la carriera di attrice per stare vicina alla madre malata di cancro), Billy Zane (Match), Elijah Wood (irriconoscibile, interpreta uno dei bimbetti alle prese con il videogioco del bar anni ’80) e George “Buck” Flowers (il barbone) li trovate invece ai rispettivi link.

In questo sequel alcuni personaggi del primo film vengono interpretati da altri attori, è il caso della già citata Elisabeth Shue e anche di Jeffrey Weissman, che ha preso il ruolo di George McFly al posto di Crispin Glover (che peraltro, dopo essere stato sostituito a causa dell’esoso compenso richiesto per comparire nel sequel ha anche fatto causa ai realizzatori della pellicola per aver utilizzato alcune delle sue vecchie scene senza permesso). Inaspettatamente, inoltre, compare tra gli attori anche il bassista dei Red Hot Chili Peppers Flea, nei panni del viscido Needles. Un seguito di Ritorno al futuro non era affatto nei progetti di Zemeckis & co., tanto che se avessero immaginato le intenzioni degli studios non avrebbero mai concluso il primo film facendo salire in macchina con Doc e Marty anche Jennifer (non a caso, la poveraccia viene messa ko all’inizio di Ritorno al futuro – Parte II e non si vede per più di metà film); stantibus rebus hanno ovviamente deciso di essere parte integrante della cosa, tanto che Ritorno al futuro – Parte III, come si evince dal teaser integrato nel finale, è stato girato contemporaneamente al secondo capitolo della saga. Inutile aggiungere quindi che, se Ritorno al futuro – Parte II vi fosse piaciuto, converrebbe recuperare l’intera, bellissima trilogia. ENJOY!

venerdì 7 dicembre 2012

Ritorno al futuro (1985)

Mercoledì sera c'è stato "il raduno" in alcune sale cinematografiche italiane che proiettavano il meraviglioso, storico Ritorno al futuro (Back to the Future), diretto nel lontano 1985 da Robert Zemeckis. Ovviamente, un'occasione così ghiotta non poteva andare sprecata...


Trama: Marty è un adolescente che, durante un esperimento del bizzarro Doc Brown, finisce su una macchina del tempo e viene catapultato negli anni '50. Impossibilitato a tornare a casa e concupito dalla madre adolescente al punto da rischiare di compromettere la sua stessa esistenza futura, il povero Marty cerca così l'aiuto di un più giovane ma sempre geniale Doc...


Un film come Ritorno al futuro non ha assolutamente bisogno di una recensione, perché pur non essendo una pietra miliare del cinema (ma ne siamo proprio sicuri...?) incarna tutto ciò che quelli della mia generazione hanno amato e visto non una, ma tremila volte, al punto da conoscere le battute del film a memoria. E allora, come ho fatto per Ghostbusters - Acchiappafantasmi, ecco "solo" un elenco di motivi per cui chiunque, almeno una volta nella vita, dovrebbe sedersi e guardare questo trionfo di umorismo e avventura anni '80.

HEY tu, PORCO! Levale le mani di dosso!!!
Innanzitutto per i personaggi. Marty McFly (e Michael J. Fox di conseguenza!!) è il prototipo dell'adolescente "figo". Ma non figo nel senso di fighetto, di precisino, di elegantino, ma proprio figo: simpatico, brillante anche nel suo essere sfigato, in grado di cavarsela in ogni situazione e con uno spropositato senso dell'umorismo. Impossibile non applaudire davanti alle sue storiche evoluzioni sullo skateboard o al modo in cui riesce a mettere nel sacco il prepotente Biff, perché parliamo di sequenze che hanno fatto storia. Così come hanno fatto storia lo sguardo stralunato di Doc Brown, un Christopher Lloyd mai così indimenticabile, e il suo assurdo modo di parlare (il gigowatt, il cerimoniale ritmico...!), gli straordinari strafalcioni del timidissimo George McFly (immancabile l'urlo in mezzo alla sala "Hey tu, porco!! Levale le mani di dosso!!" ma anche "E' il delfino che ci unisce" non è male...!), l'aspetto da madonnina infilzata di Lorraine, che tanto gentile e tanto onesta pare e poi... vabbé!, oppure l'"Hallo??hallo?? C'è nessuno in casa?" dell'odioso Biff. Insomma, un mix di caratteri così ben distribuiti in grado di generare personaggi indimenticabili è qualcosa che non si vede tanto spesso in un film.


Seconda cosa: la trama. Difficilotta da comprendere per la bambina di sette, otto anni che ero quando ho visto per la prima volta Ritorno al futuro (ma il secondo era anche più incasinato). Un ragazzo che parte dal 1985, torna indietro negli anni '50 e modifica il futuro, ovvero il suo presente, rischiando di venire violentato dalla madre e cercando di rimediare ai paradossi temporali che tanto fanno orrore a Doc... non è facile tenere le redini di una trama così, soprattutto perché nerd e spettatori "cinici" hanno mille appigli per trovare difetti ed errori o fare elucubrazioni: perché Doc non ha il giubbetto antiproiettile nelle prime scene del film? Perché i genitori di Marty non si ricordano di averlo conosciuto negli anni della loro adolescenza? Perché Marty arriva a casa e si stupisce di vedere la sua famiglia così cambiata, sul finale? Tutte domande che ho sentito fare al cinema e di cui ho letto su internet, ma io dico: non fatevi domande e guardatevi il film con gli occhi di un bambino innocente, per cortesia!! Lasciate le questioni strane all'uomo fumetto de I Simpson! Assaporate il vero spirito d'avventura degli anni '80 e ciò che di meglio potevano offrirci intraprendenti autori come Zemeckis, perché in Ritorno al futuro non c'è un solo momento di noia né un singolo tempo morto e quest'atmosfera frizzante ed elettrica si mantiene inalterata fino alla conclusione!


Arriviamo infine alla realizzazione del film (che, tra l'altro, si è portato a casa anche un Oscar per i migliori effetti sonori e altre tre nomination). Superba, semplicemente. Una colonna sonora da urlo, che conta musiche originali e hit degli anni '50, con una strizzata d'occhio a grandi musicisti come Chuck Berry. Passando a scenografie e costumi, si ravvisa una cura certosina sia per i dettagli (all'inizio, notate come tra gli orologi ce ne sia uno con un uomo appeso ad una delle lancette, come succederà poi a Doc sul finale...), che si manifesta specialmente nelle differenze che caratterizzano gli stessi luoghi e personaggi nelle due epoche, come i genitori di Marty e Biff, oppure il cinema trasformato in sala a luci rosse, la proprietà di Mr. Peabody trasformata in centro commerciale, il giubbotto "da marinaio" di Marty, ecc. ecc. Geniale, infine, l'idea di usare una VERA automobile come macchina del tempo: il design della DeLorean era già sufficientemente all'avanguardia negli anni '80 e nel passato può tranquillamente venire confusa con un'astronave spaziale, senza contare che la difficoltà di trovare il carburante adatto per il salto temporale (il plutonio mica lo vendono al supermercato!!) da il La all'altra sequenza assolutamente indimenticabile, quella dell'attacco dei libici. E con un ultimo "Scappa Marty! I libici!!", altra battuta cult che ricordo dall'infanzia, vi dico di recuperare assolutamente Ritorno al futuro se non l'avete mai visto... e di riguardarlo per l'ennesima volta se, come me, lo annoverate tra gli immancabili cult della vostra vita. Per ora è tutto, ci risentiamo quando riproporranno nelle sale il secondo capitolo, e ricordate: "non esistono strade... nel futuro!!".


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui mentre Christopher Lloyd (Dr. Emmet Brown), Billy Zane (uno degli sgherri di Biff) e George "Buck" Flower (Red Thomas, il barbone che compare verso la fine del film) li trovate ai rispettivi link.

Michael J. Fox (vero nome Michael Andrew Fox) interpreta Marty McFly. Idolo assoluto della mia infanzia al pari di Bill Murray, purtroppo costretto a ridurre di parecchio la sua attività di attore fin quasi a ritirarsi dalle scene per una grave forma del morbo di Parkinson, lo ricordo per film come Voglia di vincere, Il segreto del mio successo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Doc Hollywood - Dottore in carriera, Caro zio Joe, Sospesi nel tempo, Mars Attacks! e ha partecipato alle serie Love Boat, Casa Keaton, Racconti di mezzanotte e Scrubs; inoltre, ha lavorato come doppiatore per i film Stuart Little - Un topolino in gamba, Atlantis - L'impero perduto e la serie Phineas & Ferb. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 51 anni.


Lea Thompson interpreta Lorraine. Americana, la ricordo per film come Lo squalo 3, Howard... e il destino del mondo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Dennis la minaccia e J.Edgar, inoltre ha partecipato alle serie Racconti di mezzanotte, Friends e Robot Chicken. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 51 anni e un film in uscita.


Crispin Glover interpreta George McFly. Americano, lo ricordo per film come Venerdì 13 Parte IV: Capitolo finale, Cuore selvaggio, The Doors, Buon compleanno mr. Grape, Dead Man, Larry Flint - Oltre lo scandalo, Charlie's Angels, Charlie's Angels - Più che mai, La leggenda di Beowulf (era il Grendel, nientemeno!!) e Alice in Wonderland, inoltre ha partecipato alle serie Happy Days e Casa Keaton. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.  


Thomas F. Wilson (vero nome Thomas Francis Wilson Jr.) interpreta Biff. Americano, lo ricordo per film come Ritorno al futuro - parte III, inoltre ha partecipato alle serie Supercar, Sabrina vita da strega, Nash Bridges, Two and a Half Men, Cold Case, Dr. House, Bones e Ghost Whisperer.  Ora soprattutto doppiatore, ha lavorato nelle serie Back to the Future, Gargoyles, Pinky and The Brain, The Angry Beavers, Spongebob Squarepants (anche nel film), Batman: The Brave and the Bold e I Griffin. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e un film in uscita.


Marc McClure interpreta il fratello di Marty, Dave. Americano, ha partecipato a film come Tutto accadde un venerdì, Superman, Superman II, Superman III, Supergirl la ragazza d'acciaio, Superman IV, Ritorno al futuro - parte III, Apollo 13 e a serie come Happy Days, La famiglia Bradford, Hunter, Beverly Hills 90210, Nash Bridges, E.R. Medici in prima linea, Cold Case e Smallville. Ha 55 anni e due film in uscita.


Frances Lee McCain, che interpreta la madre di Lorraine, è stata anche la madre di Billy nell'altro film cult anni '80 per eccellenza, I Gremlins. Rimanendo sempre in tema di attori, Michael J. Fox è sempre stata la prima scelta per il ruolo di Marty. Tuttavia, a causa dei pressanti impegni con la serie Casa Keaton, era stato costretto a rifiutare e la parte era finita ad Eric Stoltz che aveva girato anche parecchie scene prima di risultare inadatto e lasciare così nuovamente la parte ad un Michael J.Fox che si è ritrovato costretto a fare innumerevoli tour de force tra i due set. Parlando invece della trama, pare che in origine non si fosse pensato di girare dei seguiti del film (effettivamente il To be continued a cui siamo abituati fin dagli anni '80 nel film che ho visto al cinema non c'era) e che, addirittura, il finale prevedesse un 1985 fermo alla mentalità degli anni '50 a causa delle continue interferenze di Marty. Interessanti anche le differenze tra l'adattamento italiano e la versione originale del film, causate dal fatto che le marche citate, all'epoca, erano praticamente ancora sconosciute nel nostro paese: Marty viene ribattezzato Calvin Klein e non Levi Strauss e al bar chiede la TaB (una versione dietetica della Coca-Cola) e non una "Fanta senza". Infine, oltre ai seguiti "canonici", ovvero Ritorno al futuro - parte II e Ritorno al futuro - parte III, esiste anche un simpatico spin - off animato della serie, Ritorno al futuro, che è andato in onda negli anni '90 sulle reti Mediaset. Senza andare a disseppellire questo dinosauro, comunque, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Navigator e Pleasantville. ENJOY!!

sabato 28 gennaio 2012

La morte ti fa bella (1992)

Oggi parlerò di uno dei miei film preferiti, La morte ti fa bella (Death Becomes Her), diretto da Robert Zemeckis nel 1992.


Trama: dopo aver scoperto il segreto dell’eterna giovinezza, Helen decide di vendicarsi di Madeline, che anni prima le aveva portato via il fidanzato proprio ad un passo dal matrimonio. Quando anche Madeline si impadronirà dello stesso segreto le cose precipiteranno…


La morte ti fa bella è un film semplicemente geniale. Riprendendo più o meno la trama di una precedente pellicola che aveva per protagonista sempre Meryl Streep, She - Devil, ne mantiene le caratteristiche grottesche e la vira in chiave soprannaturale, avvalendosi di strepitosi effetti speciali. In She – Devil si parlava di questa donna onestamente brutta (una meravigliosa Roseanne Barr) sposata ad uno splendido uomo che cominciava a tradirla con la bellissima e vanesia scrittrice interpretata da Meryl Streep. Attraverso la terribile vendetta la donna riusciva comunque a sbocciare e a scoprire i suoi vari talenti nascosti, migliorandosi, e i bellocci di turno ci facevano la figura dei cioccolatai. La morte ti fa bella non è così ottimista, sicuramente non per i personaggi femminili, che rappresentano la quintessenza della stupidità, due primedonne che dall’esperienza non imparano nulla (e questo vale sia per Madeline che per Helen la quale, almeno all’inizio, suscita la compassione del pubblico). La pellicola è infatti una critica spietata alla società che impone la bellezza, la giovinezza ed il successo a tutti i costi, che tira fuori il peggio dalle persone fino a snaturarle completamente, rendendole dei gusci vuoti… dei morti viventi, appunto. Sarà solo il povero e vessato Ernest, apparentemente il personaggio più debole, a ridere in faccia alla morte e ad appropriarsi della vita che fino a quel momento gli era stata succhiata via dalle due amiche/nemiche.


Al servizio dell’interessante e grottesca storia di queste due donne che arrivano a morire per la bellezza ci sono poi, oltre ad un’azzeccatissima colonna sonora, degli effetti speciali semplicemente splendidi, oltre che funzionali. Resi indimenticabili dalla bravura degli attori coinvolti (tutti e tre strepitosi, a partire da un irriconoscibile Bruce Willis), gli FX della pellicola ed il make up sono favolosi: la Streep che cammina al contrario con la testa avvitata o Goldie Hawn con gli occhi di ghiaccio e un buco nello stomaco da cui si vede ciò che la circonda e che le permette di sedersi facendoci passare in mezzo il manico di una pala hanno fatto scuola, e nonostante la pellicola abbia venti anni non risente affatto della “vecchiaia”, perché queste immagini risultano verosimili oggi come allora. Difficile trovare anche qualche difetto nella regia o nella trama in sé. La storia prosegue, incredibile ma logica, fino all’inquietante colpo di scena finale ed è costellata di momenti esilaranti: oltre alla storica battaglia tra le due rivali, le scene più divertenti sono l’improbabile recital autocelebrativo iniziale di Madeline (che io pensavo inventato di sana pianta e invece è tratto da un’opera di Tennessee Williams), accolto dal disgusto del pubblico pagante, la terapia di una ciccionissima Helen e l’artistica visione del piano che quest’ultima e Ernest concertano per fare fuori Madeline (“…e qui facciamo saltare subito all’occhio che Madeline ha bevuto un po’ troppo…”). Per una volta, inoltre, voto dieci al doppiaggio italiano che mantiene la parola “cheap” come massimo insulto che si scambiano le due rivali. Effettivamente, secondo me non esiste una parola italiana adatta per rendere l’essere “cheap” ed è qualcosa che comunque fa ridere se sentito in un contesto come quello di La morte ti fa bella. Che, come avrete capito, è un film che consiglio spassionatamente.


Di Bruce Willis, che interpreta Ernest (nonostante il ruolo fosse stato scritto per Kevin Kline), ho già parlato qui, mentre Meryl Streep, che interpreta Madeline, la trovate qua.

Robert Zemeckis è il regista della pellicola. Uno dei più famosi tra i registi americani “tutorati” dal buon Spielberg, lo ricordo per film storici e geniali come All’inseguimento della pietra verde, Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, Ritorno al futuro II, Ritorno al futuro III e Forrest Gump (con il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista), oltre a film più recenti e meno incisivi, come Le verità nascoste, Castaway e l’orrendo ed imbarazzante Beowulf. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 60 anni e tre film in uscita.


Goldie Hawn interpreta Helen. Americana, storica compagna di Kurt Russell e madre dell’attrice Kate Hudson, ha partecipato a film come Soldato Julia agli ordini, Due nel mirino e Moglie a sorpresa. Anche produttrice e regista, ha 66 anni.


Isabella Rossellini (vero nome Isabella Fiorella Elettra Giovanna Rossellini) interpreta Lisle. Italiana, figlia del regista Roberto Rossellini ed Ingrid Bergman, ex moglie di Martin Scorsese, ha partecipato a film come Velluto blu, Cuore selvaggio, Wyatt Earp e Fratelli. Ha inoltre partecipato alla serie Alias nei panni della spia Katya Derevko e doppiato un episodio de I Simpson. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 59 anni e due film in uscita.


Tra gli altri attori presenti c’è anche il regista Sydney Pollack, nei panni del dottore che visita Helen dopo la caduta dalle scale. Inutile dire che, se il film vi fosse piaciuto, forse sarebbe l’ora di cercare anche She – Devil e Beetlejuice!

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