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lunedì 11 marzo 2024

Oscar 2024

Buon lunedì a tutti! Dopo due notti matte e disperatissime, gatta Sandy ha scelto proprio questa per dormire fino alle 5, facendomi perdere la serata degli Academy Awards. Poco danno. Quest'anno il mio tifo da stadio era ai minimi storici e le uniche due cose che m pento di non aver visto sono John Cena ignudo e l'esibizione di Ryan Gosling sulle note di I'm Just Ken, per il resto direi che questa sia stata una delle edizioni più "educate" e prevedibili di sempre, almeno a livello di premi. Sarà, infatti, molto facile scrivere il post visto che un film ha vinto praticamente tutto... ENJOY!


Come ampiamente previsto, Oppenheimer ha vinto la statuetta come miglior film e Christopher Nolan quella come miglior regista. L'esito era scontato fin dall'uscita della pellicola: stavolta il regista britannico ha unito la sua indiscutibile tecnica a una storia universale, perfetta per il periodo storico, realizzando un film evento che, diciamolo senza paura, ha sfruttato anche l'antagonismo verso Barbie, uscito ridimensionato e sconfitto con una cattiveria tale da chiedermi cos'abbia fatto di così male all'industria cinematografica. Oppenheimer si porta a casa altri cinque Oscar. Uno, scontatissimo, per Cillian Murphy come miglior attore protagonista (perfetto, non discuto assolutamente, ma posso comunque spendere una lacrima per Paul Giamatti?), uno per Robert Downey Jr. (avrei preferito il collega Mark Ruffalo ma ogni premio dato a Robertino è cosa buona e giusta) e tre premi "tecnici", il doveroso miglior colonna sonora e i più discutibili miglior fotografia e montaggio, che io avrei dato rispettivamente a El conde e Anatomia di una caduta


Altro Oscar ampiamente prevedibile e doverosissimo è stato quello ad Emma Stone come miglior attrice protagonista in Povere creature! A chi ha non ha dormito per giorni pensando a un colpo di mano di Lily Gladstone ricordo che Scorsese è stato snobbato per film molto migliori della sua ultima opera, quindi un po' di realismo ci stava, su. L'ultimo film di Lanthimos partiva stra-favorito ma, tolto l'oscar alla strepitosa Stone, alla fine si è "limitato" ad ottenere riconoscimenti per gli spettacolari costumi, l'interessantissimo trucco e parrucco e le altrettanto splendide scenografie (anche se avrei preferito che il premio andasse a Barbie, visto tutta la vernice rosa consumata).


Vince l'Oscar come miglior attrice non protagonista Da'Vine Joy Randolph. Quest'anno non c'era nessun'attrice che mi ispirasse per la categoria, quindi una vale abbastanza l'altra. Auguro alla vincitrice di non fare la fine di molte altre sue colleghe esordienti, finite nel dimenticatoio dopo la brillante carriera promessa dalla statuetta.

Comunque la prossima volta scegli un altro abito, please

Anatomia di una caduta
vince la miglior sceneggiatura originale lasciandomi molto soddisfatta. E' l'unico premio andato a un film partito favoritissimo, ma meglio che rimanere a bocca asciutta.


La miglior sceneggiatura non originale è andata a un film che, a me personalmente, ha detto proprio poco ma che ha fatto sfracelli in patria, American Fiction. Forse non era il mio genere, ma era quello che meno preferivo tra tutti i candidati. Meglio questo che altri premi per cui era in lizza, per carità.


Mi dispiace per i patrioti, ma sono molto contenta che l'Oscar per il miglior film straniero sia andato a La zona d'interesse, uno dei pochi film di quest'anno ad avermi convinta in toto, che giustamente porta a casa anche l'Oscar per il miglior sonoro, tratto distintivo e fondamentale della pellicola.


Travolge, giustamente, lo strapotere dell'animazione americana l'ultima opera di Miyazaki sensei, Il ragazzo e l'airone. Sono curiosissima di vedere Il mio amico robot ma, nel frattempo, gioisco per lo Studio Ghibli e il suo fondatore (che, conoscendolo, avrà gettato già la statuetta nel bidone della rumenta).

Siccome il sensei non era presente, è giusto postare della figaggine

Infine, riassumo quell'altro paio di premi "tecnici" andati ad altre pellicole. Godzilla -1.0, che purtroppo non ho visto, vince l'Oscar per i migliori effetti speciali. Barbie, alla fine, ha vinto solo la miglior canzone originale, purtroppo non I'm Just Ken come avrei voluto ma What Was I Made For? (oh, ma mai una gioia, eh). Aggiungo, come ogni anno, quelle categorie di cui non ho assolutamente conoscenza, tranne che per lo spettacolare La meravigliosa storia di Henry Sugar, giustamente vincitore del premio come miglior corto: 20 Days in Mariupol Miglior Documentario (mi è bastato il trailer per sentirmi male e piangere, vi credo sulla fiducia), The Last Repair Shop come Miglior Corto Documentario e War Is Over! come Miglior Corto Animato. Vi lascio con tre foto meravigliose e vi dico che da domani, per fortuna, torno a recuperare horror e affini, ma le recensioni a tema Oscar vi accompagneranno, ahivoi, per moltissimo tempo ancora! 





mercoledì 28 febbraio 2024

La zona d'interesse (2023)

Gli Oscar si avvicinano a grandi passi e so, anche quest'anno, che il mio intento di vedere tutti i film candidati naufragherà miseramente. La distribuzione sta comunque dando una mano per quelli più importanti, come La zona d'interesse (The Zone of Interest), diretto e co-sceneggiato nel 2023 dal regista Jonathan Glazer a partire dal romanzo omonimo di Martin Amis e candidato a cinque premi Oscar: Miglior film, Miglior regista, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior film internazionale, Miglior sonoro.


Trama: vita quotidiana di Rudolf Höss, comandante del campo di concentramento di Auschwitz, che vive assieme alla sua famiglia in un'idilliaca casetta a un passo dall'orrore...


Siccome cerco (a ragione o a torto) di sapere il meno possibile sui film, prima di guardarli, non avevo idea di cosa aspettarmi da La zona d'interesse, tranne che avesse a che fare col nazismo e con una pericolosa vicinanza ad Auschwitz. Ciò ha contribuito ad aumentare il disagio di fronte alla cronaca della quotidianità dell'allegra famiglia Höss, novelli Von Trapp ibridati con le peggiori caratteristiche WASP, che vivono (in)felici in un paradiso borghese a pochi metri da un luogo dove si consuma uno dei più grandi crimini della storia dell'umanità. Ho messo "in" davanti a "felici" perché il comandante Rudolf Höss e la moglie, Hedwig, sperimentano tutti i banali problemi di un lavoratore indefesso e una casalinga devota. Rudolf è "il migliore in quello che fa", la versione nazi dell'impiegato del mese, e si impegna quotidianamente per inventare nuovi ed efficienti metodi di sterminio ad Auschwitz, ciò nonostante i suoi superiori temono non sia in grado di gestire il carico di lavoro e, come succede in qualsiasi multinazionale, il rischio è quello di venire trasferito o demansionato. Hedwig vive per la splendida casetta frutto del lavoro del marito e per i privilegi da esso derivanti, come abiti e gioielli provenienti dal "Kanada", vacanze italiane, scuole esclusive per i pargoli, giardini lussureggianti e chi più ne ha più ne metta, ma non crediate che la sua sia una vita più facile: tirare su alberi e viti in grado di coprire muri di cinta, filo spinato e il fumo che esce dai forni crematori è un lavoraccio, tanto quanto passare le giornate ignorando l'orrore o derubricandolo a uno sconveniente fastidio. Questo, in breve, è ciò che lo spettatore deve "subire" dall'inizio alla fine de La zona d'interesse e se la regia asseconda il desiderio dei protagonisti di non vedere, attraverso riprese di rigorosa e fredda geometria che relegano i dettagli indesiderabili a bordo schermo (tranne quando il punto di vista diventa quello della madre di Hedwig, che viene travolta da un orrore inaccettabile che la spinge a fuggire), il sonoro non concede un attimo di tregua né di pietà e violenta le orecchie con un costante brusio di urla, spari, sirene e pianti disperati, a malapena celati dal perenne rombo di un motore. 


Col suo stile rigoroso, Glazer mette in scena un atteggiamento sociale attualissimo e quanto mai pericoloso. Non si tratta solo di vivere come se niente fosse davanti a tragedie umanitarie enormi, tappandosi il naso per non sentire e inorridendo solo quando le conseguenze indesiderate arrivano a sfiorarci più da vicino, incupendoci per un minuto o due, ma anche della stolida determinazione ad ignorare il bene. Realizzate utilizzando una telecamera termica per non ricorrere alla luce artificiale, le sequenze in cui una ragazza, mettendo a repentaglio la propria vita, esce di notte per lasciare viveri nei luoghi dove gli ebrei ridotti in schiavitù potranno trovarli, sono ulteriore emblema della cecità dei protagonisti e dell'orrore di una società dove i mostri vestono di un bianco abbacinante, baciati dalla luce del giorno, e dove i pochi eroi strisciano non visti, illuminati da un'invisibile luce interiore che la tecnica in questione amplifica ed evidenzia. La figura della domestica polacca, realmente esistita, è l'unica fonte di speranza in un film che non solo condanna il passato, ma mette in guardia anche le future generazioni. Separata dal presente da quotidiane pulizie e comode teche di vetro, la storia rischia di perdere mordente e ridursi ad innocue (per quanto tristi) immagini di un passato che si pensa, erroneamente, non potrà mai ripetersi; la luce che, dal fondo di un buio tunnel, colpisce Höss sul finale, preceduta da conati di vomito, potrebbe essere simboleggiare il corpo che si ribella a una mente capace di annullare la percezione di un orrore senza limiti, ma anche la paura di vedersi derubricato a nota a margine di una tragedia in cui vengono celebrati i vinti, oppure l'incubo di avere "lavorato" tanto per nulla, ché del grandioso progetto nazista non è rimasto altro che un asettico museo, un monumento al loro fallimento. Comunque la si veda, un film come La zona d'interesse (al di là dei suoi effettivi meriti artistici, e sono tanti, a partire dalla bravura dei due interpreti principali) è necessario per i mala tempora in cui ci troviamo. Non saremo sicuramente cattivi come Rudolf o Hedwig, almeno non tutti, ma l'orrore della morte e della guerra è a un passo dall'enorme casa con giardino in cui abbiamo la fortuna di abitare ed è sempre più facile girare la schiena e fare finta di non vedere, tra un apericena e un meme su Facebook.


Del regista e co-sceneggiatore Jonathan Glazer ho già parlato QUI mentre Sandra Hüller, che interpreta Hedwig Höss, la trovate QUA.




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