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martedì 7 marzo 2023

Black Panther: Wakanda Forever (2022)

Oh, finalmente il momento è arrivato anche per me, signori! Black Panther: Wakanda Forever, diretto e co-sceneggiato nel 2022 dal regista Ryan Coogler e vergognosamente candidato a cinque premi Oscar (Angela Bassett miglior attrice non protagonista, Migliori Costumi, Miglior Make-Up e Acconciature, Miglior Canzone Originale e Migliori Effetti Speciali) ha inaugurato la Fase 1 del mio frantumamento di coglioni da MCU


Trama: dopo la morte di T'Challa, la sorella Shuri e la madre Ramonda cercano di andare avanti e di proteggere dalle mire internazionali un Wakanda indebolito dall'assenza del protettore Black Panther. La situazione precipita quando, per una serie di eventi, il principe di un popolo di creature subacquee decide di violare i confini della Nazione...


Sia messo agli atti che, all'alba del 20 Febbraio 2023, data in cui sto scrivendo questo post, ho raggiunto la saturazione, al punto che la visione di Black Panther: Wakanda Forever, già peraltro recuperato su Disney + invece che in sala, mi ha fatto passare la voglia di andare al cinema a vedere Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Recupererò poi con calma quello che viene già salutato come uno dei peggiori film del MCU, con buona pace di Bill Murray, perché se mi sono già fatta due palle cubiche con questo "capolavoro" di quasi tre ore, che continua a mietere premi e candidature in virtù di non ho capito ancora bene cosa, non oso immaginare davanti a una ciofeca certificata. Non è che Black Panther: Wakanda Forever sia brutto, intendiamoci, ma è sempre il SOLITO film Marvel che funge da riempitivo per qualcosa di più grande e, ancor peggio, per passare mille testimoni a personaggi di cui ormai ha smesso di interessarmi qualcosa col pensionamento dei vecchi titolari. T'challa è morto (ecco, la consapevolezza della morte reale di Chadwick Boseman, povero ragazzo, è l'unica cosa che mi ha mossa a commozione, in particolare durante il passaggio del logo MCU, silenzioso e interamente dedicato all'attore, ma parliamo di un minuto in un film che ne dura 161) e sorella e madre sono in crisi mistica, la prima letteralmente, ché ha scelto di dimenticare le radici wakandiane e dedicarsi completamente alla scienza. Tutti vogliono il Vibranio, minerale dalle proprietà fantascientifiche presente solo nel Wakanda, di conseguenza la nazione africana subisce attacchi più o meno continui da parte degli altri Stati mondiali, soprattutto ora che re e Black Panther non ci sono più; durante la forsennata ricerca del minerale, la CIA va inoltre a rompere incidentalmente le palle a Namor, sovrano semidivino e quasi immortale di un regno subacqueo discendente dagli Incas, il quale, com'è ovvio, va a spaccare i maroni ai Wakandiani e, invece di chiedere aiuto gentilmente, comincia a parlare di omicidi e guerra (d'altronde, anche nei fumetti Namor è famoso per essere un testa di pazzo umorale). La sceneggiatura di Black Panther: Wakanda Forever, ridotta all'osso, è questa. Purtroppo, gli sceneggiatori hanno voluto mettere altri quintali di carne al fuoco, col risultato che anche spunti potenzialmente interessanti, come la perdita della fede e il dubbio di aver basato miti e leggende su menzogne, piuttosto che la distruzione di civiltà evolute per mano di conquistatori senza scrupoli, per non parlare di una società in cui sono effettivamente le donne ad avere il potere e la conoscenza, si perdono nel marasma di upgrade, nuovi poteri, costumini ridisegnati e giovani eroi inseriti a cazzo de cane (e certo. La studentessa squattrinata che nel garage di papà ricostruisce l'armatura di Iron Man dopo avere creato, come progetto scolastico, un rilevatore di Vibranio. Ma la piantate di coglionare gli spettatori e di usare geniali quanto improbabili ragazzini prodigio come protagonisti delle serie con cui riempirete Disney +?).



Wakanda Forever è dunque un film Marvel né migliore né peggiore degli altri, ma nonostante ciò è stato candidato a ben cinque Oscar. Mettiamo pure da parte gli effetti speciali (belli, niente da dire, ma comunque impallidiscono inevitabilmente davanti a quelli di Avatar - La via dell'acqua, film che presenta un'ambientazione simile) e la canzone originale, che avendo mandato avanti i titoli di coda fino alla tristissima scena post-credit (triste nel senso di imbarazzante) ho saltato a pié pari, e parliamo di Angela Bassett. Ora, io non ho nulla contro la Bassett, ci mancherebbe, è un'attrice che mi è sempre piaciuta e la sua interpretazione di Ramonda, salvo per i capelli inguardabili da anziana del ghetto (il reparto make-up, parrucco e costumi probabilmente è stato candidato in virtù delle evocative mise sfoggiate dal cast durante i due funerali, altrimenti non si spiega, visto che anche gli Atlantid... perdonate, Talocaniani, sono abbastanza inguardabili, dei Na'avi sbiaditi), è palesemente frutto di impegno e coinvolgimento... ma per la miseria, vogliamo davvero metterla sullo stesso piano delle altre candidate, in termini di presenza scenica, importanza, capacità di emozionare e di fare riflettere? Suvvia, per quanto ancora il franchise dovrà vivere sugli allori della morte di Boseman e del retaggio di primo film con supereroi di colore, prima che spettatori e addetti ai lavori si rendano conto che l'unica "particolarità" della serie è una punta di serietà e cazzimma in più e la possibilità di fruire dei due film anche senza conoscere l'intera cosmogonia del MCU? Se ci si deve limitare a questo, allora, Eternals era molto simile, eppure è stato stroncato senza pietà, quando personalmente l'ho trovato leggermente più originale di altri. Ma tanto, chi se ne frega. Tra una settimana mi sarò dimenticata Wakanda Forever com'è successo con Black Panther, roba che davanti alla comparsa di Martin Freeman ho pensato: "ah, c'era pure lui nel primo?" e durante i discorsi su Killmonger ho detto a Mirco: "ah, ma perché, nel primo film era morto?". Insomma, alla grandissima! Anzi, per rimanere in tema, Imperius Rex!!  


Del regista e co-sceneggiatore Ryan Coogler ho già parlato QUI. Letitia Wright (Shuri), Lupita Nyong'o (Nakia), Danai Gurira (Okoye), Winston Duke (M'Baku), Angela Bassett (Ramonda), Martin Freeman (Everett Ross), Julia Louis-Dreyfus (Valentina Allegra De Fontaine) e Michael B. Jordan (Killmonger) li trovate invece ai rispettivi link. 

Tenoch Huerta interpreta Namor. Messicano, ha partecipato a film come Tigers are Not Afraid e La notte del giudizio per sempre. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e due film in uscita. 


Daniel Kaluuya avrebbe dovuto riprendere il ruolo di W'Kabi ma, essendo impegnato sul set di Nope, ha rinunciato. Preparatevi invece al ritorno di Dominique Thorne (già ai tempi del primo Black Panther tenuta come "seconda scelta" per il ruolo di Shuri, è stata ripescata per il ruolo di Riri Williams), nella serie Ironheart, che sarebbe dovuta uscire quest'anno ma probabilmente verrà rimandata, e in Avengers: Secret Wars, che dovrebbe uscire nel 2026 e tirare le fila di tutto 'sto casino. Nell'attesa, a mio avviso, se volete vedere Black Panther: Wakanda Forever vi basta solo recuperare Black Panther, anche perché siamo già arrivati a 29 film e 7 serie (senza contare quelle prodotte da Netflix, quelle che le hanno precedute e altre che non si è filato nessuno) e vi sfido a fare un rewatch senza soccombere! ENJOY!

venerdì 28 settembre 2018

Ghost Stories (2017)



Nel mese di settembre la Midnight Factory ha distribuito sul mercato dell'home video il film Ghost Stories, diretto e sceneggiato da Andy Nyman e Jeremy Dyson.


Trama: il Professor Goodman, esperto di paranormale pronto a smascherare le truffe di sensitivi e medium ciarlatani, viene contattato da un suo anziano collega per risolvere tre casi misteriosi e difficili da ricondurre a mano umana...



Ghost Stories è una strana, particolare ed interessante "bestia". Un film che ti prende a poco a poco, dopo un'inizio che sa tanto di già visto, col protagonista scettico costretto ad indagare su tre avvenimenti inspiegabili che hanno messo a dura prova un altro investigatore, ormai anziano e malato. Noi spettatori scafati sappiamo fin da subito che il Professor Goodman si pentirà di aver accettato l'incarico e che dovrà prostrarsi di fronte alla presenza di spiriti ed entità maligne assortite e la prima storia raccontata asseconda la nostra convinzione di avere davanti una pellicola sui generis; per quanto d'atmosfera, la storia di un uomo che, durante un turno di notte all'interno di una fabbrica, si trova davanti orribili presenze fatte apposta per assecondare lo jump scare compulsivo, è praticamente un bignami dei film recenti della BlumHouse, nonché il segmento più debole della pellicola. Già col secondo "caso", però, Ghost Stories alza l'asticella del weird e ci presenta una vicenda più complessa ed inquietante. In essa, un ragazzo viene perseguitato da un'entità non ben definita che, probabilmente, influenza anche la sua famiglia, composta da persone di cui non vediamo il volto né sentiamo la voce... ma qualcosa, indubbiamente, in casa c'è e la sua natura potrebbe venire rivelata dalle inquietanti immagini che tappezzano la stanza del ragazzo e che richiamano culti satanici e altre simili amenità. Un po' The Conjuring e un po' La Casa di Raimi, soprattutto quando il teatro della vicenda si sposta dalla casa ai boschi catturati da rapidissime carrellate di steadycam, l'episodio in questione si interrompe proprio quando lo spettatore ne vorrebbe di più e quando la sensazione di terrore ha quasi raggiunto il punto di non ritorno, contribuendo alla riuscita dell'effetto straniante causato dal terzo segmento.


Ecco, questa terza storia è ciò che rende Ghost Stories così particolare, benché in apparenza non vi sia proprio nulla di strano in una trama che unisce gravidanze sospette ad ancora più sospetti poltergeist casalinghi, soprattutto se a "vivere" il tutto è un uomo con la faccia perbene del meraviglioso Martin Freeman (a proposito, sono arrivata ad adorare questo attore)... ma è qui che comincia a convergere tutto ciò che strideva fin dall'inizio del film. Piccoli dettagli, immagini più esplicite, numeri che tornano a ripetersi, strane coincidenze che, dal nulla, trasformano quella che avrebbe dovuto essere solo la cornice di Ghost Stories in qualcosa di più importante e meritevole di attenzione e che, purtroppo, mi costringono a scrivere un post più breve del solito per non incappare in scandalosi spoiler. Basti solo sapere che Andy Nyman (già adorato nello splendido e ormai vecchio Dead Set e nell'altro splendido ma pure lui vecchiotto Severance - Tagli al personale) e il suo compare Jeremy Dyson hanno approfittato alla perfezione del fatto che l'horror non è morto come molti sperano ma, anzi, sta tornando in auge alla grandissima, e hanno scelto di portare sul grande schermo un esperimento nato a teatro che omaggia solo in apparenza gli horror a episodi degli anni '70. Ghost Stories è infatti un ottimo esempio di horror moderno, perfettamente in linea con i gusti del pubblico odierno e per questo non privo di difetti, ma comunque costruito per divertire, spaventare e, perché no, stupire lo spettatore con twist non esattamente prevedibili, dunque meritevolissimo di una visione.


Del co-regista e co-sceneggiatore Andy Nyman, che interpreta anche il Professor Goodman, ho già parlato QUI mentre Martin Freeman, che interpreta Mike Priddle, lo trovate QUA.

Jeremy Dyson è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, anche produttore e attore, ha 52 anni.


Paul Whitehouse interpreta Toy Matthews. Inglese, ha partecipato a film come Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Neverland - Un sogno per la vita e Morto Stalin, se ne fa un altro; come doppiatore ha lavorato in La sposa cadavere e Alice in Wonderland. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 60 anni e un film in uscita.




domenica 10 giugno 2018

Cargo (2017)

Ne ho letto recensioni contrastanti ed ero quasi tentata di non guardarlo ma per un caso fortuito qualche sera fa ho recuperato su Netflix il film Cargo, diretto nel 2017 dai registi Ben Howling e Yolanda Ramke, anche sceneggiatrice.


Trama: a seguito di una non ben precisata epidemia che trasforma gli uomini in famelici "vaganti", Andy si ritrova solo con la figlia Rosie, di un anno, costretto a cercare una famiglia a cui affidarla dopo essere stato morso ed infettato a sua volta...



Sarà che sto invecchiando ma ultimamente trovo assai gradevoli quegli horror "poco horror", che puntano maggiormente sull'elemento umano piuttosto che sulle terribili circostanze in cui vengono a trovarsi i protagonisti o su jump scare da due soldi. Cargo, è bene dirlo fin da subito, è un film di una banalità sconcertante, prevedibile dall'inizio alla fine e popolato da personaggi che fanno quello che ci si aspetterebbe in un film a tema "pandemia zombie"; c'è la famigliola costretta a sfaldarsi perché i suoi membri non rispettano le basilari regole di sicurezza che li farebbe altrimenti campare cent'anni, c'è il tizio che ha approfittato dell'epidemia per diventare uno stronzo da primato, c'è la popolazione indigena che, in quanto portatrice di valori antichi, della tragedia che ha colpito la civiltà se ne sbatte abbastanza ed è pronta a prosperare in una landa deserta, mostrando un bel dito medio all'uomo moderno. Tutti questi elementi topici vengono mescolati all'interno di una trama che fin dall'inizio punta alla tragedia senza alcuna possibilità di speranza, col cuore dello spettatore che si stringe sempre di più e cerca di mettere delle barriere per non ritrovarsi sul finale sanguinante e ricoperto di lacrime copiose, mentre i pochi "zombie" che compaiono a mettere in pericolo i protagonisti vengono quasi dismessi come se di loro ce ne fregasse assai poco, cosa che in effetti è. A noi, o perlomeno a me, è fregato solo di Andy, Rose e della giovane aborigena Thoomi, tre vite che a un certo punto si intrecciano dopo essere state mostrate separate per almeno metà pellicola, divise ma parallele; Andy percorre le lande desolate dell'Australia onde cercare una famiglia per Rosie e salvarla, Thoomi invece fugge dalla propria per "salvare" l'anima e il corpo di suo padre, convinta che la malattia sia solo una maledizione alla quale si può porre rimedio, prima che la tribù riesca a uccidere e bruciare l'uomo. Le disavventure di questo piccolo manipolo di disperati sono scandite da un orologio impietoso, che scala le 48 ore rimanenti ad Andy prima di trasformarsi a sua volta e dimenticarsi di Rosie o, ancora peggio, ucciderla... ma, come ho scritto sopra, Cargo non punta sull'ansia trasmessa da questo countdown.


Quello che interessa ai due registi è piuttosto mostrare il coraggio di un uomo buono, la disperazione di chi ama la propria famiglia e sa che non potrà più proteggerla (disperazione che porta a due diversi esiti, uno dei quali assai angosciante e triste...), il dolore che scava dentro e rischia di distruggere una persona, il tutto immerso nel brullo paesaggio Australiano, salvifico e insidioso allo stesso tempo; in una Terra così vasta c'è effettivamente la possibilità di salvarsi da una simile epidemia ma per contro sopravvivere diventa molto difficile, soprattutto per un uomo solo costretto a portarsi in spalla una bimbetta di un anno con esigenze ovviamente particolari. In tutto questo, comunque, quello che ho apprezzato maggiormente è stato Martin Freeman. Ho letto di come i registi abbiano lodato la recitazione dell'esordiente Simone Landers, ragazzina molto sensibile e finalmente "vera", sgamata ma nei limiti del realistico, eppure a me è andato il cuore dietro all'attore inglese, con quel suo volto da uomo "medio" ma buono, il tipico cittadino che non saprebbe sopravvivere un giorno nel bosco ma perlomeno ci prova, per amore della moglie e della figlia; con tutti gli horror (migliori, per carità) visti fino a oggi, vedere questo simpatico attore preda di convulsioni, costretto a sbavare sangue terrorizzando figlia e piccola compagna di viaggio, impegnato ad ricorrere alla soluzione estrema che era il cuore del corto da cui è tratto Cargo, mi ha fatto davvero male. E chiunque non si sia sciolto in lacrime davanti alla scena della piccola Rosie che, con tutta la genuinità che solo un piccolo, paffutissimo ravatto biondo può avere, sbavussa il naso di Martin Freeman a mo' di bacio, è una persona davvero MALE. Mentre io ormai sono una vecchia ciabatta piagnona, lo ammetto.


Di Martin Freeman, che interpreta Andy, ho già parlato QUI.

Ben Howling è il co-regista della pellicola, al suo primo lungometraggio, e ha diretto il corto Cargo. Australiano, è anche produttore e sceneggiatore.
Yolanda Ramke è la co-regista e sceneggiatrice della pellicola, al suo primo lungometraggio, e ha diretto il corto Cargo. Australiana, è anche attrice e produttrice.


Cargo è l'estensione dell'omonimo cortometraggio del 2013, diretto sempre da Ben Howling e Yolanda Ramke. Se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete magari Contagious: epidemia mortale e gli altri due film nominati QUI.


martedì 27 febbraio 2018

Black Panther (2018)

Primo della pressoché infinita sfilza di cinecomics che ci verranno propinati quest'anno, è arrivato anche a casa Bolla Black Panther, diretto e co-sceneggiato dal regista Ryan Coogler. NO SPOILER, of course.


Trama: dopo la morte del padre, T'challa diventa sovrano del ricchissimo Wakanda ed eredita i poteri della Pantera Nera. Oltre a proteggere lo stato africano dalle mire del mondo esterno, il nuovo re deve anche fare i conti con una minaccia dal passato...


Lo scrivo all'inizio del post così ci togliamo il dente: dopo DIECI anni davvero non avete ancora capito che dovete rimanere seduti a subire in silenzio TUTTI i titoli di coda di un film Marvel perché ci saranno come minimo DUE scene post credits, solitamente la migliore proprio alla fine degli stessi? In una sala gremita, al primo spettacolo ho contato otto spettatori rimanenti, quando sono andata io pochi di meno. Siete ridicoli, su. A parte questo sfogo, Black Panther era uno dei film del MCU a cui non avrei dato un euro e invece mi sono trovata davanti l'opera migliore dai tempi di Winter Soldier (parlando ovviamente di pellicole con un'impronta action e seria, ché Guardiani della Galassia gioca su un altro livello, ormai direi che sia chiaro a tutti...). Il personaggio di Pantera Nera, supereroe africano del quale, beninteso, a me non è mai importato una cippa come del resto di tutti i Vendicatori cartacei, viene portato sullo schermo con intelligenza e finezza, grazie ad una sceneggiatura non esente da cliché ma comunque interessante ed entusiasmante, che sottolinea le differenze del personaggio rispetto ai suoi colleghi americani, inglesi ed extraterrestri. T'Challa, infatti, non è un "banale" supereroe con superproblemi, bensì un re guerriero, conscio dei doveri non già verso il mondo ma verso la sua gente, il popolo di Wakanda. Questa piccola nazione inventata, situata nel cuore dell'Africa, ha la particolarità di sembrare un poverissimo Paese di contadini ma in realtà, grazie al metallo chiamato Vibranio, è invece una fucina di scienza, tecnica e ricchezza, dove gli abitanti vivono in bilico tra tradizioni tribali e un progresso inimmaginabile; per proteggersi da eventuali minacce esterne, radicate in un desiderio di espansione coloniale ai danni dei popoli "deboli", Wakanda deve mantenere una maschera di povertà ed ignoranza e per questo il suo re è sempre stato costretto a lasciare che la sua gente (le persone di colore non Wakandiane) venisse ridotta in schiavitù e privata di terre e diritti. Partendo da questo assunto, Black Panther collega una storia di pura fantasia a lotte civili realmente accorse e contestualizzate nel tempo, spingendo lo spettatore a riflettere assieme ai personaggi su quale sia il modo migliore per aiutare i nostri simili ed evitare l'insorgere di violenza ed ignoranza, ché spesso a nascondere la testa sotto la sabbia si fanno solo danni: è giusto rimanere isolati per timore di venire schiacciati dal mondo esterno, privando così quest'ultimo di importanti scoperte scientifiche, oppure è più vantaggioso tendere una mano ed instaurare un rapporto di mutuo arricchimento? E' meglio costruire muri o ponti? Domande banali, domande necessarie in tempi bui come questi, non solo nell'America di Trump ma anche nell'Italia di Forza Nuova, Salveenee e Casapound, e fa ridere che sia un film Marvel a doverle porre scatenando il panico nelle teste vuote di tutto il mondo.


C'è tanto cuore, dunque, in questo Black Panther ma anche tanta azione, visto che T'challa e i suoi degni compari sono dei badass da primato. Anche stavolta il PG-13 ha reso di gomma gli artigli della Pantera, per carità, ma le scene d'azione sono parecchio goduriose e ben coreografate, perlomeno quando non sono ambientate in un tunnel nero dove si scontrano le pantere, ché lì mi è sembrato di guardare un videogame; alla tecnologia Wakandiana, che rende possibile l'impossibile, va dato il merito di buona parte della riuscita degli inseguimenti mozzafiato sia in auto che sui mezzi alati mentre la regia di Ryan Coogler, fattosi le ossa con Creed - Nato per combattere, ha reso per una volta chiari e gradevoli i corpo a corpo rituali ambientati sul ciglio della cascata. Black Panther è molto curato anche dal punto di vista delle scenografie e dei costumi, un mix di design dal moderno al fantascientifico e ispirazioni tribali, con abiti utilizzati per caratterizzare le diverse tribù del Wakanda attraverso una commistione di colori e materiali che ricordano molto quella dei reali stati africani, in più ha anche una splendida colonna sonora tra il truzzo e il tribale, perfetta per esprimere la particolare natura "borderline" di T'challa e del suo popolo. A proposito di colonna sonora, devo collegarmi proprio alle canzoni, anzi, a What is Love di Haddaway per parlare degli attori, partendo da chi mi ha colpita al punto da pregare (invano, ahimé) per uno spin-off interamente dedicato al personaggio. Mi riferisco, ovviamente, all'Ulysses Klaue di Andy Serkis, matto come un cavallo ed esaltante come pochi altri villain del MCU (diciamo proprio nessuno, a parte l'indimenticato Yondu), in grado di surclassare ad occhi chiusi il pur valido Killmonger di Michael B. Jordan e di riconfermarsi uno dei più grandi attori "commerciali" al mondo; apprezzatissima anche la Okoye di Danai Gurira, la donna capace di stenderti con un'occhiataccia mortale anche quando non è armata di katana come in The Walking Dead o impegnata a far volteggiare lance come in questo caso. Come al solito, i personaggi secondari mi hanno colpita più di quelli principali (a Mirco è piaciuto il rinoceronte leppegoso, per dire...) ma sarebbe un peccato non rendere merito a Chadwick Boseman per la fiera interpretazione del suo T'Challa e a Lupita Nyong'o per la dolce e forte Nakia, così come sarebbe un peccato se futuri sceneggiatori e registi mancassero di sviluppare la giovane Shuri, simpatico comic relief dell'intera operazione, fortunatamente non irritante né invasivo come un Thor: Ragnarok qualsiasi. Gli artigli della Pantera hanno quindi colpito, signori. Speriamo che Avengers: Infinity War sia altrettanto bello!


Del regista e co-sceneggiatore Ryan Coogler ho già parlato QUI. Chadwick Boseman (T'Challa/Black Panther), Michael B. Jordan (Erik Killmonger), Lupita Nyong'o (Nakia), Martin Freeman (Everett K. Ross), Daniel Kaluuya (W'Kabi), Forest Whitaker (Zuri) e Andy Serkis (Ulysses Klaue) li trovate invece ai rispettivi link.

Angela Bassett interpreta Ramonda. Americana, la ricordo per film come FX- Effetto mortale, Un poliziotto alle elementari, Critters 4, Amore all'ultimo morso, Malcom X, Strange Days, Vampiro a Brooklyn e Contact; inoltre, ha partecipato a serie quali I Robinson, Flash, Nightmare Cafe, Alias, E.R. - Medici in prima linea, American Horror Story e ha doppiato episodi de I Simpson e Bojack Horseman. Anche produttrice e regista, ha 60 anni e due film in uscita, Avengers: Infinity War e Mission: Impossible - Fallout.


Danai Gurira, che interpreta Okoye e che dovrebbe tornare anche in Avengers: Infinity War, è ovviamente la Michonne della serie The Walking Dead mentre Letitia Wright, che interpreta Shuri, dovrebbe tornare sia nel succitato Infinity War ed essere tra i protagonisti dell'imminente Ready Player One; altro volto conosciuto è quello di Sterling K. Brown, alias N'Jobu, che in American Crime Story era l'avvocato Christopher Darden. In tempi non sospetti, ovvero negli anni '90, Wesley Snipes avrebbe voluto interpretare Pantera Nera e aveva realizzato persino uno script; l'attore avrebbe voluto che la storia fosse interamente ambientata in Africa mentre il regista legato al progetto, John Singleton, preferiva l'America dei movimenti civili, inoltre il nome Black Panther era ancora troppo legato all'omonimo gruppo di attivisti, così non se n'è fatto nulla e nel frattempo Wesley Snipes è diventato troppo vecchio per il ruolo. Oltre a Wesley Snipes ci sono altri attori che hanno sperato di diventare Pantera Nera e quasi tutti sono poi finiti ad interpretare altri personaggi nel MCU, come Djimon Hounsou (Korath nel primo Guardiani della Galassia) ed Anthony Mackie, diventato Falcon al posto di Michael B. Jordan, che aveva fatto il provino per il ruolo e invece è diventato Killmonger. Manca solo John Boyega all'appello, considerato per il ruolo di T'Challa ma ancora fuori dal MCU per ora. Per quel che riguarda i registi, invece, la prima a cui era stato proposto di lavorare a Black Panther è stata Ava DuVernay, che si è ritirata dal progetto per divergenze creative ma è rimasta a lavorare con la Disney per l'imminente Nelle pieghe del tempo. Dopo tutto questo infoporn passiamo alle cose serie, ovvero alla CONTINUITY! T'Challa, assieme al padre T'Chaka, è comparso per la prima volta in Captain America: Civil War (e tornerà assieme a quasi tutti gli eroi nel pluricitato Avengers: Infinity War); nello stesso film era comparso anche l'agente Everett Ross mentre per la prima apparizione di Ulysses Klaue bisogna risalire all'anno precedente con Avengers: Age of Ultron. Apparentemente, quindi, per godere appieno di Black Panther avreste da recuperare solo tre film... ma non scherziamo, ecco l'elenco completo delle pellicole che compongono il MCU, per una volta in ORDINE CRONOLOGICO: Captain America: Il primo vendicatore, Iron Man, Iron Man 2, L'incredibile Hulk, Thor (qui aggiungete di nuovo Captain America: Il primo vendicatore), The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia, Guardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of Ultron, Ant - Man, Doctor Strange, Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming e Thor: Ragnarok. ENJOY!

domenica 22 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013)

Con l'animo fiaccato dalle recensioni negative, giovedì sono andata a vedere Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (The Hobbit: The Desolation of Smaug), diretto dal regista Peter Jackson. Tante volte è bene non dar retta a quel che si legge in giro...


Trama: la compagnia dei Nani, Gandalf e l'hobbit Bilbo continuano il loro viaggio verso Erebor, ora dimora del terribile drago Smaug. Nel cammino, dovranno guardarsi da mostri, ragni giganti, elfi e da un'oscura minaccia che sta prendendo forma...


Leggendo qua e là le recensioni di La desolazione di Smaug vien da farsi solo una domanda: ma cosa diamine vi aspettavate? Se Un viaggio inaspettato già non vi era piaciuto non proseguite con la lettura del post perché il nuovo film della trilogia de Lo Hobbit è essenzialmente identico al precedente, solo più virato in chiave horror, maggiormente legato alla trilogia de Il signore degli anelli e, manco a dirlo, maggiormente distaccato dal libro da cui è stato tratto. Come già accadeva con Un viaggio inaspettato, La desolazione di Smaug non arriva ai livelli epici della precedente trilogia Tolkeniana ed è essenzialmente un lento racconto di formazione focalizzato sulla crescita dell'hobbit Bilbo contrapposta alla progressiva corruzione del nano Thorin che, da valoroso condottiero, sta diventando un monarca disposto a sacrificare chiunque rischi di rallentare la sua impresa; qui e là, ovviamente, la storia è inframmezzata da battaglie, intrighi, inseguimenti, incantesimi, complotti e persino improbabili ma assai apprezzate storie d'amore, il tutto immerso nel solito, splendido paesaggio neozelandese ed arricchito dagli effetti speciali della WETA, come sempre una spanna sopra quelli realizzati per molti altri film simili. Quindi, cos'altro c'è da dire rispetto a Un viaggio inaspettato?


Le note positive sono che, archiviata l'introduzione del primo capitolo, la storia qui fa un passo avanti, la sceneggiatura si concentra su pochi personaggi relegando quelli più deboli a mere comparse e il tutto risulta molto più dinamico e "adulto": in tal senso, ho trovato molto belle, per quanto da pelle d'oca, le sequenze dove i nostri sono costretti a combattere i ragni, la battaglia sul fiume tra elfi ed orchi (magnificamente coreografata) e l'incontro tra Gandalf e il Necromante. Simpatico il ritorno, a mo' di omaggio, di un inquartato Orlando Bloom nei panni di Legolas, abbastanza tosta (per quanto stereotipata) la rossa elfa Tauriel, l'unico personaggio non tolkeniano introdotto giusto per dare la svolta romantica e aggiungere un altro nano fico oltre a Thorin e, ovviamente, oltre ogni dire la bellezza dello Smaug del titolo, un drago talmente ben fatto che ad ogni sua apparizione rimanevo a bocca aperta come una scema (e non oso immaginare cosa sia visto in originale con la voce di Benedict Cumberbatch!!), soprattutto nel momento in cui si scrolla di dosso una cascata di oro liquido, lasciando gli spettatori con un bel cliffhanger lungo un anno intero.


D'altra parte, la pellicola non è esente nemmeno da difetti. Si sente molto la mancanza di una colonna sonora adeguata, per esempio: col film precedente mi ero riuscita a commuovere immergendomi nell'effetto nostalgia del Tema della Contea o della melodia che si associa sempre a Gollum, stavolta ne ho sentito solo un assaggio e il resto delle musiche non sono riuscite ad imprimersi nel mio cuoricino di spettatrice. Un altro grande difetto è la durata eccessiva, raggiunta inserendo sequenze inutili o troppo legate alla vecchia trilogia, con dettagli che rischiano di mettere a dura prova la pazienza di chi o non la conosce affatto o non rientra nel novero degli appassionati all'utimo stadio. Ritengo sarebbe stato meglio curare gli aspetti più legati a Lo Hobbit cartaceo, magari approfondendo i personaggi già esistenti come il povero Beorn, messo quasi da parte come un novello Tom Bombadil, oppure evitando di dare all'elfo Thranduil quell'inquietante aspetto da Sirenetta incrociata con Elio che mi ha strappato la risata isterica in più di un'inquadratura. Insomma, Jackson poteva sicurmaente ridurre l'aspetto essenzialmente commerciale della pellicola e rispettare maggiormente la furbizia e l'affetto degli spettatori, ma La desolazione di Smaug resta comunque un film ben fatto e godibile, che invoglia a vedere come andrà a finire l'anno prossimo.


Del regista Peter Jackson ho già parlato qui. Ian McKellen (Gandalf), Martin Freeman (Bilbo), Richard Armitage (Thorin), Ken Stott (Balin), Graham McTavish (Dwalin), James Nesbitt (Bofur), Orlando Bloom (Legolas), Evangeline Lilly (Tauriel), Cate Blanchett (Galadriel), Luke Evans (Bard e Girion) e Stephen Fry (Governatore di Lungolago) li trovate invece ai rispettivi link.

Aidan Turner interpreta Kili. Irlandese, ha partecipato a film come Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Shadowhunters - Città di ossa e a serie come I Tudors e Being Human. Ha 30 anni e anche lui, come gli altri interpreti, tornerà nel 2014 con Lo Hobbit - Racconto di un ritorno.


Benedict Cumberbatch (vero nome Benedict Timothy Carlton Cumberbatch) presta la voce sia al Necromante che a Smaug.  Inglese, ha partecipato a film come La talpa, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Into Darkness - Star Trek, 12 anni schiavo, Il quinto potere e alla serie Sherlock, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 37 anni e sette film in uscita, tra cui Lo Hobbit - Racconto di un ritorno e The Penguins of Madagascar.


Peter Jackson compare in un piccolo cammeo all'inizio del film, come hobbit mangiacarote. Detto questo, se La desolazione di Smaug vi fosse piaciuto, recuperate ovviamente Un viaggio inaspettato e l'intera Trilogia de Il signore degli anelli. ENJOY!

mercoledì 19 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (2012)

Lunedì mi sono gettata a capofitto nella visione (che doveva essere alle 21 ma è stata spostata alle 22,15 CON occhialetto 3D della morte, mannaggia al multisala!!!) de Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, la pellicola che ha segnato il ritorno del regista Peter Jackson nella Terra di Mezzo creata da Tolkien.


Trama: 60 anni prima degli eventi narrati ne Il Signore degli Anelli, troviamo un giovane Bilbo Baggins alle prese con una spedizione organizzata dal mago Gandalf e da un pugno di Nani che desiderano riprendersi la loro dimora, usurpata dal feroce Drago Smaug.


"Ma... sei emozionata??". Questa la prima domanda postami all'inizio del film dal buon Toto, che ha accettato di buon grado di accompagnarmi a vedere Lo Hobbit. La risposta è giunta naturalissima: sì!! E non per una questione di amore nerd o incredibile passione per i film della trilogia dedicata al Signore degli Anelli, ma per l'inspiegabile sensazione che mi ha presa nel vedere la primissima inquadratura della casa di Bilbo, accompagnata dalla meravigliosa musica "della Contea" che inevitabilmente associo alla paciosa, coraggiosissima e splendida figura di Samvise Gamgee: è stato come incontrare nuovamente degli amici che non vedevo da tempo o, meglio, andare a casa loro, una casa che è rimasta esattamente come me la ricordavo. Per questo non crederei mai ad una recensione scritta da una persona che, dopo aver visto la trilogia e averla amata, arrivasse a dire che Lo Hobbit è un brutto film oppure "non è come Il Signore degli Anelli". Perché non è davvero cambiato nulla per quanto riguarda attori, colonna sonora, regia ed effetti speciali: parliamo di un prodotto confezionato al meglio, che annienta lo spettatore con splendide riprese di paesaggi naturali a dir poco mozzafiato, lo incanta con battaglie epiche ed effetti speciali all'avanguardia, lo diverte con personaggi destinati a diventare icone, lo commuove con canti e musiche in grado di sottolineare alla perfezione il momento per cui sono stati scritti (il canto iniziale dei Nani mette i brividi) e, infine, mette sullo stesso piano sia i fan del libro che quelli della trilogia Jacksoniana, consentendo ai primi di godere di un adattamento minuziosissimo de Lo Hobbit e ai secondi di trovare alcuni dei personaggi più amati dei "vecchi" film e maggiori riferimenti all'epico tomo Il Signore degli Anelli.


Infatti, l'unica critica che si può muovere all'ex ciccione neozelandese è: bimbo bello, ma come hai potuto tirare fuori due ore e mezza di film dalle prime pagine di un romanzo che ne conterrà si e no quattrocento?? Eh, come si dice, "volere è potere". La struttura de Lo Hobbit viene rispettata dall'inizio alla fine, ma regista e sceneggiatori si sono presi, pur senza snaturare troppo il materiale di partenza, parecchie libertà, prendendo spunto dalle Appendici de Il Signore degli Anelli e ricollegando il nuovo film a quelli vecchi: la caduta del regno dei Nani viene narrata con un intensissimo e drammatico flashback iniziale (dove Smaug viene prefigurato, in maniera deliziosa, da un aquilone a forma di Drago...), l'avventura di Bilbo viene introdotta da un'intera sequenza nella quale compare anche Frodo, riusciamo finalmente a vedere il mago Radagast il bruno nonché un indizio della nascita di Sauron, assistiamo a un conciliabolo tra Gandalf, Saruman, Galadriel ed Elrond di cui ne Lo Hobbit non si fa affatto menzione ma che serve comunque a costituire una sorta di "prequel" dei tre film precedenti. Il materiale nuovo non stona con quello originale e l'inserimento non risulta forzato ma, sicuramente, osservandolo con un occhio disincantato si vede che è stato messo per allungare parecchio il brodo e giustificare una nuova trilogia. Tuttavia, personalmente, mi sento di perdonare l'avidità di Peter Jackson e di tutti i coinvolti, perché le quasi tre ore di film sono passate in un lampo.


D'altronde, è impossibile non farle passare, soprattutto in modo assolutamente soddisfacente. Ammetto che l'inizio, nonostante l'innegabile simpatia dei personaggi (e la bellezza del nano Thorin, porca misera, non me l'aspettavo!!!), il film risulta un po' troppo lento e che l'apparizione di Radagast, con la sua slitta trainata da conigli, sfiora i limiti del trash ma, a parte questi due aspetti, il resto del film è un trionfo. Assolutamente epiche la fuga dal sotterraneo dei Goblin e la battaglia tra i giganti di pietra, mozzafiato il volo finale delle aquile, splendide le scenografie che rappresentano Gran Burrone. I personaggi nuovi sono ben caratterizzati e la trama del primo film mira a concludere un percorso di formazione per il giovane hobbit Bilbo e anche per il nano Thorin: il primo deve cercare di diventare parte integrante di un gruppo in cui è stato inserito con l'inganno (a fin di bene, ma pur sempre inganno) e di aprire gli occhi sul mondo che lo circonda e sulle proprie, enormi potenzialità, mentre il secondo deve imparare a diventare un vero re e una guida a prescindere dalla sua forza morale e fisica, mettendo da parte pregiudizi e diffidenze legate ai torti passati e a un distorto senso di superiorità razziale. Ovvio, il punto più alto della pellicola si tocca con l'apparizione di Gollum, con il solito Andy Serkis che, pur nascosto dall'orrido sembiante della creatura (e il film abbonda di bestie inguardabili, a cominciare dal Re dei Goblin dotato di pappagorgia mastodontica!), riesce a mangiarsi in un sol boccone tutti gli altri bravissimi interpreti con un'interpretazione magistrale, inquietante e pietosa allo stesso tempo. Roba che mette i brividi, son sincera. E per concludere, altrettanto sinceramente e come lo direbbe Gandalf, vi dico: andate a vedere Lo Hobbit, sciocchi!!


Del regista Peter Jackson ho già parlato qui, mentre Martin Freeman (il giovane Bilbo), James Nesbitt (Bofur), Ian Holm (il vecchio Bilbo), Hugo Weaving (Elrond), Christopher Lee (Saruman) ed Andy Serkis (Gollum) ho già parlato nei rispettivi link.

Ian McKellen interpreta Gandalf, ruolo ripreso dalla trilogia de Il Signore degli Anelli. Grandissimo attore inglese, lo ricordo anche per film come The Last Action Hero - L'ultimo grande eroe, L'uomo ombra, Demoni e dei, L'allievo, X-Men, X-Men 2, Il codice Da Vinci, X-Men - Conflitto finale e Stardust. Anche sceneggiatore e produttore, ha 73 anni e film in uscita, tra cui i seguiti di Lo Hobbit e X-Men - Giorni di un futuro passato, dove riprenderà il ruolo di Erik "Magneto" Lehnsherr.


Richard Armitage interpreta Thorin. Inglese, ha partecipato a film come Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma e Capitan America – Il primo vendicatore.  Ha  42 anni e  tre film in uscita, tra cui ovviamente i due seguiti di Lo Hobbit.


Ken Stott interpreta Balin. Scozzese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, King Arthur Le Cronache di Narnia: il principe Caspian. Ha 57 anni e due film in uscita, i seguiti di Lo Hobbit.


Elijah Wood interpreta Frodo, ruolo che lo ha reso famoso per la trilogia de Il Signore degli Anelli. Americano, lo ricordo per Ritorno al futuro – Parte II, Affari sporchi, Amore per sempre, L’innocenza del diavolo, Tempesta di ghiaccio, Deep Impact, The Faculty, Se mi lasci ti cancello e Sin City, inoltre ha doppiato episodi delle serie American Dad! e Robot Chicken. Anche produttore e assistente alla regia, ha 31 anni e otto film in uscita, tra cui i due seguiti di Lo Hobbit.


Cate Blanchett interpreta Galadriel, ruolo ripreso dalla trilogia de Il Signore degli Anelli. Splendida e assai capace attrice australiana, la ricordo per film come Elizabeth, Il talento di Mr. Ripley, The Gift - Il dono, The Shipping News - Ombre dal profondo, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, The Aviator (ruolo che le è valso l'Oscar per la miglior attrice non protagonista), Hot Fuzz, Elizabeth: The Golden Age, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e Il curioso caso di Benjamin Button; inoltre, ha doppiato Granmamare nella versione USA di Ponyo sulla scogliera e un episodio de I Griffin. Anche produttrice e regista, ha 44 anni e nove film in uscita, tra cui i due seguiti di Lo Hobbit.


Jed Brophy, che interpreta Nori, aveva già partecipato alla trilogia del Signore degli Anelli e ad altri film di Peter Jackson come Splatters – Gli schizzacervelli e Creature dal cielo, mentre Sylvester McCoy, che interpreta il bizzarro stregone Radagast, è stato il settimo Dottor Who. Per chi, come me, non conosce benissimo l’universo Tolkieniano, aggiungo che questo Radagast viene solo citato nella versione cartacea de Lo Hobbit, ma compare nel libro Il Signore degli Anelli  come ingenua pedina di Saruman e nel Silmarillion; l’orco Azog, invece, che passa per eterna nemesi del nano Thorin, viene appena menzionato in un’appendice de Il signore degli anelli nella quale si racconta di come l’orco sia stato decapitato da Dain Piediferro come vendetta per l’uccisione di Thror, nonno appunto di Thorin. Probabilmente non ci avrete capito una mazza, ma vi consiglio comunque di leggere questi libri perché sono un capolavoro della letteratura fantasy e non... inoltre, se Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato vi fosse piaciuto, nell'attesa che escano Lo Hobbit: La desolazione di Smaug nel 2013 e Lo Hobbit: Andata e ritorno nel 2014 vi consiglio di riguardare la trilogia de Il signore degli anelli. ENJOY!

  


giovedì 20 settembre 2012

Pirati! Briganti da strapazzo (2012)

Poiché l’amore per One Piece ha risvegliato in me anche un’insana passione per le storie di pirati, in questi giorni ho guardato Pirati! Briganti da strapazzo (The Pirates! Band of Misfits), di Peter Lord e Jeff Newitt.


Trama: Capitan Pirata cerca da anni, inutilmente, di vincere il premio di pirata dell’anno. L’occasione si presenta quando Charles Darwin scopre che l’amato pappagallo del capitano è nientemeno che… un rarissimo Dodo.


Ai tempi in cui la parola claymation era ancora qualcosa di misterioso, almeno per il pubblico italiano, passavano in TV la serie Wallace & Gromit, quella con il distinto signore inglese che amava il formaggio ed era sempre accompagnato dal fedele cane. Ricordo in particolare il secondo episodio della serie, I pantaloni sbagliati, esilarante ed inquietante al tempo stesso, nel quale un minaccioso pinguino si insediava nella casa dei due e cercava in tutti i modi di sostituirsi a Gromit. Da allora la claymation e, soprattutto, la casa di produzione Aardman hanno fatto passi da gigante, affermandosi anche al cinema, tuttavia nei lungometraggi non ho mai più ritrovato il feroce e pungente wit inglese di quei vecchi corti animati. Purtroppo è il caso anche di questo Pirati! Briganti da strapazzo, che si conferma carino e simpatico ma nulla più, con qualche idea geniale buttata qua e là ma, tendenzialmente, un po’ troppo infantile e all’acqua di rose per poter aspirare al rango di capolavoro.


Di solito, nel guardare un cartone animato, quello che mi cattura più di tutto il resto è la particolarità dei personaggi. In questo caso è sicuramente simpatica l’idea di non dare veri nomi ai membri della ciurma del Capitano, ma di chiamarli semplicemente “pirata” e poi aggiungere la caratteristica che li distingue dagli altri (per esempio Pirata Albino, Pirata con la sciarpa, ecc.), tuttavia all’interno di questa banda di “briganti da strapazzo” non ce n’è uno particolarmente degno di nota. Andiamo meglio, invece, con i villain: il film offre infatti un’inedita versione sfigata, pavida e innamorata di Charles Darwin (degnamente accompagnato dal personaggio più divertente del film, la scimmia che usa i cartoncini per comunicare) e, soprattutto, un’incommensurabile e folle Regina Vittoria, feroce moralista e contemporaneamente golosa consumatrice di animali rari, capace di trasformarsi da sovrana col pugno di ferro a combattente armata di doppia lama. Le interazioni con questi due “fenomeni” sono i momenti più divertenti dell’intero film e sfociano in magistrali sequenze action come quella del combattimento sulla nave – ristorante o quella della rocambolesca fuga da casa Darwin. Passando alla parte tecnica, premettendo che ormai il design dei personaggi (sempre uguale dai tempi, appunto, di Wallace e Gromit) mi ha un po’ stancata, l’animazione dei pupazzini in plastilina risulta comunque fluida e degnamente completata  da una CG poco invadente. Voto dieci anche alla colonna sonora, che comprende pezzacci come London Calling dei Clash e Alright dei Supergrass, ma nonostante tutto questo Pirati! Briganti da strapazzo non mi ha entusiasmata come avrebbe dovuto.


Di Hugh Grant (Capitan Pirata, doppiato in italiano da Christian De Sica), Imelda Staunton (la Regina Vittoria, doppiata in italiano da Luciana Littizzetto), David Tennant (Charles Darwin), Salma Hayek (Sciabola Liz) e Brendan Gleeson (il Pirata con la gotta) ho già parlato nei rispettivi link.

Peter Lord è il regista della pellicola, inoltre presta la voce ad alcuni personaggi secondari. Inglese, ha diretto Galline in fuga. Anche produttore, animatore e sceneggiatore, ha 59 anni. 
Jeff Newitt è co-regista della pellicola. Inglese, ha all’attivo la regia di una serie tv e due corti. E’ anche animatore, sceneggiatore e produttore.

Lord a sinistra, Newitt a destra..!
Martin Freeman da la voce al Pirata con la sciarpa, anche detto Numero Due. Inglese, ha partecipato a film come Shaun of the Dead e Hot Fuzz. Ha 41 anni e cinque film in uscita, tra cui Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, che lo vedrà protagonista nei panni di Bilbo Baggins.


Jeremy Piven da la voce a Bellamy il Moro. Americano, lo ricordo per film come Cuba Libre – La notte del giudizio, Heat – La sfida, Cose molto cattive e Scary Movie 3; inoltre ha partecipato alle serie Ellen e Will & Grace e doppiato un personaggio di Cars – Motori ruggenti. Anche produttore, ha 47 anni e un film in uscita.


Non chiedetemi il motivo, ma dalla versione inglese a quella americana cambiano un paio di doppiatori: per esempio, il pirata albino in Inghilterra viene doppiato da Russell Tovey, mentre in America lo stesso personaggio è stato affidato ad Anton Yelchin. Se qualcuno mi aiutasse a chiarire il mistero gliene sarei grata! Sarei invece curiosa di leggere il ciclo di romanzi dell’inglese Gideon Defoe da cui è stato tratto il film, i cui titoli sono abbastanza pittoreschi: The Pirates! in an Adventure with Scientists (Pirati! Briganti da strapazzo avrebbe dovuto intitolarsi così), The Pirates! in an Adventure with Whaling, The Pirates! in an Adventure with Communists, The Pirates! in an Adventure with Napoleon e The Pirates! in an Adventure with the Romantics, che è uscito proprio il mese scorso. ENJOY!


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