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mercoledì 9 agosto 2023

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (2023)

Parliamo oggi di un altro film Marvel che avevo evitato di vedere al cinema, ovvero Ant-Man and the Wasp: Quantumania, diretto dal regista Peyton Reed.


Trama: Ant-Man e famiglia vengono risucchiati all'interno dell'Universo Quantico e sono costretti a combattere contro Kang il Conquistatore...


Ant-Man and the Wasp: Quantumania (da qui in poi, per comodità mia, "Quantumania" e basta) si era beccato talmente tante recensioni negative che la mia voglia di andarlo a vedere era finita sotto i piedi, soprattutto dopo la visione del noiosissimo Wakanda Forever. L'ho recuperato quindi su Disney +, in una calda serata estiva in cui io e il Bolluomo cercavamo qualcosa di leggero che non gravasse sul nostro cervello già sciolto e, date le premesse, è stata anche una buona scelta. Non mi sentirete MAI dire che Quantumania è un bel film ma non è neppure un abominio inguardabile; purtroppo, il suo difetto principale è quello di essere un pigro collage rimasticato e privo di fantasia di stili e franchise che risalgono agli anni '60, dotato dell'ingrato compito di introdurre il prossimo Thanos della nuova fase del MCU, ovvero Kang il Conquistatore, villain legato a doppio filo a quel multiverso di cui, fino all'anno scorso, sapevamo spaventosamente poco ma che ora comincia un po' a spaccare le palle. E' un film, per inciso, che si porta sulla schiena un carico di sfiga non indifferente: se alla DC hanno Ezra Miller col god complex, il nuovo super villain della Marvel è stato accusato di violenza domestica e a breve finirà a processo, quindi che Jonathan Majors continui a giocare un ruolo fondamentale nel futuro del MCU è tutto da vedere e Quantumania rischia di diventare ancora più inutile e dimenticabile. Tolte queste considerazioni postume, Quantumania è un film Marvel come tanti altri e, ormai, anche Scott Lang se lo semo giocato. Sì, il suo è sempre il punto di vista di un "eroe suo malgrado", ma nulla di ciò che fa nel corso della sua ultima avventura lo rende tanto diverso dai colleghi Avengers e anche il suo desiderio di normalità, che fa a pugni con la volontà della figlia ormai cresciuta di mettere poteri e conoscenze scientifiche (eccola qua, un'altra che a 16 anni è diventata un genio in virtù di cosa non si sa) al servizio dei deboli, si rivela nulla più che un tratto caratteriale superficiale, che poco aggiunge all'economia della storia. La trama, a dire il vero, si regge quasi interamente sulle vicende passate di Janet Van Dyne, la quale guadagna dunque lo scettro non solo della più gnocca del mucchio (il confronto tra la 65enne Michelle Pfeiffer e la 44enne Evangeline Lilly è nuovamente impietoso, sempre per quest'ultima) ma anche del personaggio più interessante e cazzuto, mentre è di nuovo il buon Michael Douglas a raccogliere lo scettro di elegante e sagace comic relief.


Il resto della trama è "rilassante" perché già vista mille volte. Ci sono i ribelli di Star Wars contro i trooper di Star Wars e il supercattivo impossibile da sconfiggere fino a tre minuti dalla fine, c'è un bestiario talmente variegato e strano che, alla fine, la creatura più assurda è proprio Bill Murray in un cameo brevissimo ma meno svogliato rispetto ai suoi standard (anche lì, potere del fascino della Pfeiffer?), c'è un mondo da scoprire di cui, alla fine, non si viene a sapere praticamente nulla e c'è un potentissimo oggetto da recuperare, quindi nulla di originale o inaspettato. Se si vuole un film medio va benissimo così, d'altronde dalla Marvel non mi aspetto granché di più ormai. Piuttosto, il problema vero di Quantumania è la devastante quantità di CGI che mi ha ferito gli occhi in più di un'occasione, asservita al desiderio di mostrare 'sto maledetto Universo Quantico che di naturale non ha nemmeno, chessò, la fogliolina di un albero; almeno, lo avessero fatto talmente psichedelico da vomitare ad ogni scena avrei apprezzato le abbondanti dosi di droga assunta dagli animatori, ma così è tutto cupo, ravvivato giusto da sporadici sprazzi di neon e qualche triste pennellata di viola/arancione. Insomma, bruttino e non ci vivrei. La palma però dell'effetto speciale demmerda la vince M.O.D.O.K.  Da alcune interviste è trapelato che le vere risorse per gli effetti speciali sono state destinate al "cavallo di punta" Wakanda Forever (girato in contemporanea a Quantumania e Thor: Love & Thunder, declassati a prodotti minori) ma vorrei che guardaste lo stesso il film solo per spiegarmi perché NESSUNO ai Marvel Studios si è alzato per dire "ragazzi, comunque abbiamo speso ugualmente 200 MILIONI di dollari e sembra di guardare un film della Asylum, vi prego, eliminiamo questo orrore dal film, tanto non fa neppure ridere". Il Bolluomo sostiene che più di metà budget sia andato solo per gli attori, Bill Murray compreso, e potrebbe anche avere ragione, ma allora anche Corey Stoll si sarà preso dei bei soldoni o non capisco perché avrebbe accettato una figura di tolla così epica. Vabbé, avanti il prossimo, che se non sbaglio dovrebbe essere The Marvels. Ho già paura, anche perché di Captain Marvel non ricordo nulla tranne il gatto, tanto che già ai tempi di Wanda/Vision non avevo capito da dove fosse spuntata Monica Rambeau, e con Secret Invasion mi sto facendo due palle cubiche, ma se non altro Kamala Khan e la sua Ms. Marvel mi sono rimaste abbastanza impresse. Ci riaggiorniamo a novembre!


Del regista Peyton Reed ho già parlato QUIPaul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne/Wasp), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Michelle Pfeiffer (Janet Van Dyne/Wasp), Kathryn Newton (Cassie Lang), Corey Stoll (M.O.D.O.K.), Bill Murray (Lord Krylar) e David Dastmalchian (Veb) li trovate invece ai rispettivi link.

Jonathan Majors interpreta Kang il Conquistatore. Americano, ha partecipato a film come Creed III e a serie quali Lovecraft County e Loki. Anche produttore, ha 34 anni.


Le due scene post-credit sono pesantemente legate alla serie Loki, quindi, se Ant-Man and the Wasp: Quantumania vi fosse piaciuto, vi direi di recuperarla oltre a guardare, ovviamente, Ant-Man e Ant-Man and the Wasp. Li trovate su Disney + assieme a tutto il resto del baraccone MCU, se avete tempo QUI trovate tutta la cronologia che vi serve per farvi un quadro dettagliato della situazione finora! ENJOY!

martedì 28 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp (2018)

Tornata dalla splendida Scozia ho trovato aperto il Multisala di Savona e, pur poco convinta, per rimettermi in carreggiata ho deciso di recuperare Ant-Man and the Wasp, diretto dal regista Peyton Reed. NO SPOILER, ci mancherebbe.


Trama: dopo gli eventi accorsi in Civil War, Scott Lang è agli arresti domiciliari e gli è stato proibito di contattare Hope Van Dyne o Hank Pym. Le visioni della moglie scomparsa di Pym lo costringono però a tornare in azione...


Sono passati tre anni dal primo Ant-Man e due da Civil War eppure, col sovraccarico di uscite annuali del MCU, pare quasi trascorso un secolo soprattutto per chi, come me e il Bolluomo, non ha minimamente tempo di indulgere in recuperi che possano rinfrescare la memoria relativamente a pellicole usa e getta, che entusiasmano il tempo di un mese per poi venire subito cancellate dall'uscita successiva. Questo per dire che, se io ricordavo poco o nulla di Ant-Man (occavolo, Scott Lang aveva una figlia???) e di Civil War, il mio povero fidanzato non rammentava nemmeno che il personaggio avesse partecipato ad una delle più attese scene di botte tra supereroi della storia dei cinecomic, quindi continuava a chiedermi perché mai Scott Lang fosse agli arresti domiciliari dopo aver aiutato Captain America. E vi dirò, noi probabilmente staremo anche cominciando l'allegro viaggio verso i prodromi dell'alzheimer, ma posso mettere la mano sul fuoco relativamente al fatto che Ant-Man and the Wasp subirà lo stesso destino dei film che lo hanno preceduto e in meno della metà del tempo. Se le altre pellicole Marvel erano dei ricchissimi fazzolettini usa e getta, il film di Peyton Reed è infatti l'allegro vuoto tra le parole Ma e Quindi (?), il sequel di un film simpatico al quale tuttavia aggiunge poco o nulla, sia in termini di trama che in termini di approfondimento psicologico dei personaggi, affiancati da villain presi direttamente dal discount della malvagità. La mia è una critica, è vero, però non mi ci arrabbio nemmeno più di tanto, anche perché Ant-Man and the Wasp fa il suo dovere di intrattenere per tutta la sua durata, che è probabilmente il compito per cui era stato progettato, oltre a rispondere alla domanda (se qualcuno se la fosse posta) "perché Ant-Man in Infinity War non c'era?" e riempire l'attesa per il prossimo filmone Marvel con qualcosa di non troppo impegnativo. Abbiamo quindi tutti gli ingredienti che rendevano gradevole Ant-Man con pochissime variazioni; se nel primo film Scott Lang era un criminale in quanto ladro, qui lo è in quanto supereroe "in disgrazia", se là il rapporto con Hope era teso, benché romanticamente in evoluzione, proprio per l'ambigua natura di Lang, in questo sequel la disaffezione trova radici in quello che è successo in Civil War. La trama, per il resto, è totalmente incentrata sull'universo Quantico nominato nel primo film, croce e delizia dei vari personaggi, più o meno tutti toccati, buoni o malvagi che siano, dall'esistenza di questa dimensione parallela.


Il pregio principale del film, al di là della trama, resta l'umorismo lieve e tipico di alcune commedie americane, di cui si fanno portavoce il sempre simpatico Paul Rudd, un po' guascone e un po' clueless come giustamente impone il ruolo, lo spassoso Michael Peña che riporta sullo schermo il suo esilarante Luis con tanto di dialoghi messi in bocca ad altri personaggi, e soprattutto un Michael Douglas che riesce a fare ridere senza risultare ridicolo quanto, chessò, uno Skarsgård nudo o un tristissimo Anthony Hopkins in Thor. Anzi, diciamo pure che Ant Man and the Wasp segna la rivincita dei sex symbol anni '80 anche perché la visione della pellicola vale anche solo per la presenza di una Michelle Pfeiffer splendida, capace di dare dei punti a tutto il resto del cast femminile a fronte di un'apparizione totale di nemmeno un quarto d'ora; non è che Evangeline Lilly e la new entry Hannah John-Kamen (tanto affascinante quanto, diciamolo tranquillamente, poco utile) siano da buttare via ma il confronto tra giovinezza e "vecchiaia" stavolta risulta impietoso per la prima, non certo per la seconda. Mettendo un attimo da parte le considerazioni di una persona che ha sempre venerato la Pfeiffer e tornando in campo un po' più "tecnico", l'altra cosa apprezzabile di Ant-Man and the Wasp sono i gradevoli effetti speciali a base di oggetti e persone che si rimpiccioliscono e ingrandiscono a dismisura, particolarmente azzeccati nelle sequenze di lotta ben coreografate, dove il cambio di dimensione diventa fondamentale per conferire dinamismo alle scene, soprattutto quando entra in gioco l'intangibilità di Ghost, personaggio che avrebbe potuto (e avrebbe dovuto) essere utilizzato al meglio delle sue infinite e mortali possibilità, non come un "di più" da affiancare al tristissimo uomo d'affari interpretato da Walton Goggins. Su Ant Man and the Wasp c'è quindi poco altro da dire. Riassumendo, un "classico" cinecomics poco sensazionale ma comunque valido per passare una serata in lieta spensieratezza; non ho idea di come sia la versione 3D (azzarderei a dire "inutile") ma, a parte questo, vi consiglierei di non alzarvi dalla poltrona fino alla fine dei carinissimi titoli di coda perché ci sono ben due scene post-credit, una anche molto interessante. 


Del regista Peyton Reed ho già parlato QUI. Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne/Wasp), Michael Peña (Luis), Walton Goggins (Sonny Burch), Bobby Cannavale (Paxton), Judy Greer (Maggie), David Dastmalchian (Kurt), Michelle Pfeiffer (Janet Van Dyne/Wasp), Laurence Fishburne (Dr. Bill Foster) e Michael Douglas (Dr. Hank Pym) li trovate invece ai rispettivi link.


L'immancabile Stan Lee compare nel film nei panni di un signore che si ritrova la macchina rimpicciolita. Ovviamente, Ant Man and the Wasp è da vedersi dopo Ant-ManCaptain America: Civil War e, pur collocandosi cronologicamente prima di Avengers: Infinity War, sarebbe meglio che abbiate visto l'ultimo film degli Avangers prima di tornare a divertirvi con Scott Lang. Se il film vi fosse piaciuto recuperate inoltre Captain America: Il primo vendicatoreIron ManIron Man 2, L'incredibile HulkThor , The Avengers, Iron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della GalassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of UltronDoctor StrangeSpider-Man: Homecoming , Thor: Ragnarok Black PantherENJOY!


domenica 5 novembre 2017

Little Evil (2017)

La scorsa sera cercavo un film corto da guardare col Bolluomo e la scelta è caduta su una delle ultime produzioni Netflix, Little Evil, scritto e diretto dal regista Eli Craig.


Trama: dopo il matrimonio con la donna dei suoi sogni, Gary si ritrova a fare da patrigno al figlio di lei, un pargoletto che potrebbe essere proprio l'Anticristo.


Posso dire una cosa senza timore di offendere nessuno? Da quando mi sono abbonata a Netflix mi pare che il colosso americano stia tirando fuori una ciofeca dietro l'altra, a parte Okja. Ho dato una chance a Little Evil non solo perché cercavo qualcosa di corto e leggero (oltre che doppiato) da guardare con Mirco ma anche perché il regista e sceneggiatore era quello di Tucker and Dale vs Evil, uno dei film più divertenti visti negli ultimi anni. Lì per lì credevo di averci azzeccato, in quanto Little Evil inizia come una parodia di tutti i film a tema "figlio del demonio" (in particolare Il presagio) e mette alla berlina tutti i topoi del genere, rendendoli parte integrante della trama: abbiamo il bambino cupo che non spiccica parola ma molto spesso si esprime attraverso un inquietante pupazzo, adulti che muoiono in maniere assurde magari dopo averlo rimproverato, gravidanze a dir poco peculiari e orde di invasati pronti a compiacere il piccolo satanasso, tutti stereotipi finalizzati a creare le situazioni più improbabili e divertenti possibili, soprattutto se ad affrontarle è un uomo impreparato a fare il patrigno e costretto a fronteggiare non solo il figliastro ma anche una mammina cieca davanti a qualunque difetto di quest'ultimo. L'elemento horror/parodico si fonde quindi, almeno all'inizio, con un po' di sana satira che va a colpire proprio il modo in cui si tende a trattare coi guanti i cosiddetti "bambini traumatizzati" quando forse sarebbero invece i genitori quelli da mandare da uno psichiatra, ciechi come sono davanti al fatto che anche il bambino dalla situazione sociale più disastrata va comunque educato e non assecondato, compatito o perdonato qualunque cosa faccia o dica, pena la creazione di veri e propri mostri. E' simpatica quindi l'idea di inserire il protagonista in un gruppo di patrigni "disperati", perennemente in cerca di un modo per sopportare i figliastri o entrare nelle grazie di madri che non hanno occhi che per i loro "angeli", ma quando la commedia parodistica sfocia nella retorica d'accatto di un film sentimentale a base di padri e figli che copre l'intera seconda metà della pellicola il risultato diventa tragico, al punto che persino la sottotrama sovrannaturale si fa caotica e poco interessante.


Little Evil quindi funziona quasi esclusivamente quando Eli Craig mostra di conoscere alla perfezione l'horror e, come già accadeva in Tucker & Dale vs Evil, di saper trasformare anche i più semplici incidenti in testimonianze della presenza del maligno non solo attraverso la sceneggiatura ma anche grazie ad un sapiente mix di regia, colonna sonora e citazioni ad hoc; quando però non ci si concentra sulle malefatte del piccolo satanasso persino questi tre elementi si appiattiscono e Little Evil risulta, anche esteticamente, poco più di una banale commedia americana, con troppi momenti morti. E' un peccato perché gli attori sono tutti molto simpatici e in parte, a cominciare da quell'Adam Scott che spuntava già in Krampus (film a sua volta "ibrido" ma più feroce di Little Evil) per arrivare ad Evangeline Lilly, sempre bellissima, con l'aggiunta di un'accozzaglia di facce note molto apprezzate come quelle di Sally Field, Donald Faison, Tyler Labine e soprattutto Clancy Brown, ambiguo come sempre e in grado di mangiarsi con la sua sola presenza tutti coloro che lo circondano (magari se non lo avessero doppiato in modo così spoileroso...). Molto carino anche il bimbetto protagonista, impressionante soprattutto per il modo in cui passa dall'essere inquietante a tenerissimo nel giro di un paio di sequenze, mentre sinceramente non saprei come definire la presenza dell'attrice Bridget Everett. Il personaggio di AL, lesbica dagli atteggiamenti prettamente maschili, anzi, più uomo degli stessi uomini e altrettanto volgare e cretina, dovrebbe fungere da "consigliere" per il protagonista oltre che da elemento comico ma a tratti mi è sembrata talmente esagerata da farmi dubitare di essere stata creata dalla stessa mano delicata che ha dato vita all'originale storia d'amore vista in Tucker & Dale vs Evil... e inoltre fa davvero poco ridere. Mah. In soldoni, l'ennesimo film MEH della stagione, né troppo bello né troppo brutto, sicuramente dimenticabile. Speriamo che Eli Craig torni ai vecchi fasti, non posso credere si sia già bruciato dopo così pochi anni di attività.


Del regista e sceneggiatore Eli Craig ho già parlato QUI. Evangeline Lilly (Samantha), Adam Scott (Gary), Sally Field (Miss Shaylock), Clancy Brown (Reverendo Gospel), Tyler Labine (Carl C. Miller) e Donald Faison (Larry) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Little Evil vi fosse piaciuto recuperate Benvenuti a Zombieland e Tucker & Dale vs Evil. ENJOY!

martedì 18 agosto 2015

Ant-Man (2015)

Indubbiamente uno dei film più attesi dell'estate, almeno per me, era Ant-Man, diretto dal regista Peyton Reed e per fortuna il multisala ha riaperto in tempo per consentirmi di guardarlo. Segue post SENZA SPOILER!


Trama: Scott Lang è un ladruncolo dal cuore d'oro a cui un giorno viene chiesto di rubare in casa del genio miliardario Hank Pym. Lang si ritrova così tra le mani una tuta dagli incredibili poteri e l'inaspettata occasione di salvare il mondo...


Come già era successo per The Avengers, Ant-Man non è mai stato un personaggio di cui mi sia mai interessato qualcosa, almeno a livello cartaceo. Sono quindi andata a vedere il film di Peyton Reed a cuor leggero, sicura che mi sarei trovata davanti il tipico film Marvel divertente e avventuroso e così, in effetti, è stato: Ant-Man è totalmente conformato allo stile cinematografico della Casa delle Idee, un simpatico ed indispensabile tassello che porterà a quella che ormai dovrebbe, se non sbaglio, essere la terza fase dell'ondata di film Marvel che ci sommergeranno negli anni a venire. La sua natura di "tassello", comunque, non gli impedisce di essere un film godibilissimo a sé, con un suo stile scanzonato in parte legato ai ritmi latini di un demenziale sottobosco criminale e con un protagonista che, a differenza della maggior parte dei film Marvel, è il tipico uomo "di strada" privo di legami col mondo dei supereroi di cui, al massimo, ha sentito parlare nei telegiornali. E' la natura scanzonata e disincantata del protagonista la carta vincente di Ant-Man, ideale passaggio di testimone tra il vecchio (rappresentato dallo scienziato, miliardario, agente segreto Hank Pym) e il nuovo, tra la vecchia generazione di lettori legati al personaggio creato da Stan Lee e quella nuova che magari non ha mai preso in mano un fumetto e conosce gli Avengers e compagnia cantante solo dalle pellicole a loro dedicate; il fulcro della sceneggiatura (alla quale ha messo mano anche quell'Edgar Wright che si è chiamato fuori come regista proprio perché voleva un film indipendente) è proprio la nascita di un nuovo eroe con una forte personalità e degli obiettivi da perseguire più legati alla propria serenità familiare che al mantenere la pace nel mondo, un uomo impegnato a diventare migliore innanzitutto per sé stesso e a sfruttare le seconde occasioni che gli vengono offerte. Tutto il resto è mitologia Marvel, indispensabile e godereccia quanto volete (MOLTO godereccia ad un certo punto, grazie ad una battaglia incredibilmente epica che non vi sto a spoilerare) ma priva di significato se il personaggio principale non mostrasse di avere cuore ed anima come lo Scott Lang di Paul Rudd.


Per quel che riguarda il fondamentale aspetto visivo della pellicola, non posso fare a meno di chiedermi "cosa avrebbe fatto Edgar Wright" ma alla fine Peyton Reed ha imbastito un lavoro dignitoso o, meglio, un lavoro che rientra nella media "alta" delle migliori produzioni Marvel. Indubbiamente gli sbalzi tra le due dimensioni in cui vive il personaggio, che può rimpicciolirsi e tornare grande a piacere, sono l'elemento più spettacolare del film e non solo quando Scott Lang interagisce con le amiche formichine/formicone o cambia stazza senza soluzione di continuità ma anche quando, molto ironicamente, il regista sceglie di mostrare le devastanti battaglie in miniatura dal punto di vista di un essere umano normale (il momento "Trenino Thomas" tocca livelli di epicità assoluta!). Personalmente, ho anche adorato la scelta di inserire nel film un Michael Peña particolarmente logorroico e divertente e di rappresentare i suoi interminabili racconti con una sfilata di persone che ovviamente parlano con la sua voce. L'aver citato Peña mi porta necessariamente a dover parlare degli attori che, a parte una quasi irriconoscibile e neroparruccata Evangeline Lilly nei panni di Hope Van Dyne e l'inquietante Corey Stoll chiamato ad interpretare il ruolo di un capriccioso villain, formano un campionario di facce anni '80/'90 mica da ridere: da Paul Rudd a Michael Douglas per arrivare a Judy Greer mi è sembrato di essere tornata ai bei tempi in cui Douglas era un affascinante piacione (il ringiovanimento nelle scene iniziali è impressionante e per nulla fasullo, giuro!) e gli altri due imperversavano nelle commedie adolescenziali, senza contare che i duetti tra vecchio e nuovo Ant-Man sono decisamente simpatici e ben riusciti. Molto belli anche i costumi di Ant-Man e della sua nemesi (un po' più tamarro del normale ma comunque minaccioso al punto giusto) e per il futuro si prospetta un costume ancora più bello ed elegante... ma questo lo capirà solo chi avrà la pazienza di aspettare le ben DUE, importantissime scene post-credits. Nell'attesa che Ant-Man torni, si capisce, perché quest'uomo formica mi è davvero piaciuto parecchio!!


Di Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Judy Greer (Maggie Lang), Michael Peña (Luis), Hayley Atwell (Peggy Carter), John Slattery (Howard Stark) e Martin Donovan (Mitchell Carson) ho già parlato ai rispettivi link.

Peyton Reed è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Abbasso l'amore - Down With Love, Ti odio, ti lascio, ti..., Yes Man ed episodi di serie come Ritorno al futuro. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita.


Corey Stoll interpreta Darren Cross. Americano, ha partecipato a film come Number 23, Midnight in Paris e a serie come CSI - Scena del crimine, Streghe, NYPD, Alias, Numb3rs, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, House of Cards e The Strain; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad!. Ha 39 anni e cinque film in uscita.


Bobby Cannavale (vero nome Roberto Cannavale) interpreta Paxton. Americano, ha partecipato a film come Il collezionista di ossa, Snakes on a Plane, Blue Jasmine e a serie come Sex and The City, Squadra emergenza, Ally McBeal, Oz, Six Feet Under, Will & Grace, Cold Case e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad! e Robot Chicken. Ha 45 anni.


Inizialmente il film avrebbe dovuto concentrarsi su Hank Pym ma il personaggio è stato ritenuto troppo poco adatto alle famiglie (personalità multiple, abusi sulla moglie, insomma una personcina simpatica...) e quindi si è preferito puntare su Scott Lang.. sarà questo uno dei motivi per cui Edgar Wright ha deciso di chiamarsi fuori dal progetto dopo che per anni aveva portato avanti la causa di un film su Ant-Man possibilmente STACCATO dall'Universo Marvel cinematografico? Un altro nome eccellente ad essere rimasto fuori  dalla pellicola è quello di Steve Buscemi, originariamente scelto per il ruolo di Hank Pym e poi costretto a rinunciare per impegni pregressi (cosa che sono stati costretti a fare anche Jessica Chastain, in lizza per il ruolo di Hope Van Dyne, e Patrick Wilson, scelta originale per Paxton), mentre se Wasp fosse stata inclusa nello script il ruolo sarebbe probabilmente andato ad Emma Stone. Non è rimasto fuori invece Stan Lee, che compare verso la fine come barista dopo avermi fatto inutilmente preoccupare! E ora, tenetevi pronti al momento continuity! Ant-Man segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia , Avengers: Age of Ultron e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!

domenica 22 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013)

Con l'animo fiaccato dalle recensioni negative, giovedì sono andata a vedere Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (The Hobbit: The Desolation of Smaug), diretto dal regista Peter Jackson. Tante volte è bene non dar retta a quel che si legge in giro...


Trama: la compagnia dei Nani, Gandalf e l'hobbit Bilbo continuano il loro viaggio verso Erebor, ora dimora del terribile drago Smaug. Nel cammino, dovranno guardarsi da mostri, ragni giganti, elfi e da un'oscura minaccia che sta prendendo forma...


Leggendo qua e là le recensioni di La desolazione di Smaug vien da farsi solo una domanda: ma cosa diamine vi aspettavate? Se Un viaggio inaspettato già non vi era piaciuto non proseguite con la lettura del post perché il nuovo film della trilogia de Lo Hobbit è essenzialmente identico al precedente, solo più virato in chiave horror, maggiormente legato alla trilogia de Il signore degli anelli e, manco a dirlo, maggiormente distaccato dal libro da cui è stato tratto. Come già accadeva con Un viaggio inaspettato, La desolazione di Smaug non arriva ai livelli epici della precedente trilogia Tolkeniana ed è essenzialmente un lento racconto di formazione focalizzato sulla crescita dell'hobbit Bilbo contrapposta alla progressiva corruzione del nano Thorin che, da valoroso condottiero, sta diventando un monarca disposto a sacrificare chiunque rischi di rallentare la sua impresa; qui e là, ovviamente, la storia è inframmezzata da battaglie, intrighi, inseguimenti, incantesimi, complotti e persino improbabili ma assai apprezzate storie d'amore, il tutto immerso nel solito, splendido paesaggio neozelandese ed arricchito dagli effetti speciali della WETA, come sempre una spanna sopra quelli realizzati per molti altri film simili. Quindi, cos'altro c'è da dire rispetto a Un viaggio inaspettato?


Le note positive sono che, archiviata l'introduzione del primo capitolo, la storia qui fa un passo avanti, la sceneggiatura si concentra su pochi personaggi relegando quelli più deboli a mere comparse e il tutto risulta molto più dinamico e "adulto": in tal senso, ho trovato molto belle, per quanto da pelle d'oca, le sequenze dove i nostri sono costretti a combattere i ragni, la battaglia sul fiume tra elfi ed orchi (magnificamente coreografata) e l'incontro tra Gandalf e il Necromante. Simpatico il ritorno, a mo' di omaggio, di un inquartato Orlando Bloom nei panni di Legolas, abbastanza tosta (per quanto stereotipata) la rossa elfa Tauriel, l'unico personaggio non tolkeniano introdotto giusto per dare la svolta romantica e aggiungere un altro nano fico oltre a Thorin e, ovviamente, oltre ogni dire la bellezza dello Smaug del titolo, un drago talmente ben fatto che ad ogni sua apparizione rimanevo a bocca aperta come una scema (e non oso immaginare cosa sia visto in originale con la voce di Benedict Cumberbatch!!), soprattutto nel momento in cui si scrolla di dosso una cascata di oro liquido, lasciando gli spettatori con un bel cliffhanger lungo un anno intero.


D'altra parte, la pellicola non è esente nemmeno da difetti. Si sente molto la mancanza di una colonna sonora adeguata, per esempio: col film precedente mi ero riuscita a commuovere immergendomi nell'effetto nostalgia del Tema della Contea o della melodia che si associa sempre a Gollum, stavolta ne ho sentito solo un assaggio e il resto delle musiche non sono riuscite ad imprimersi nel mio cuoricino di spettatrice. Un altro grande difetto è la durata eccessiva, raggiunta inserendo sequenze inutili o troppo legate alla vecchia trilogia, con dettagli che rischiano di mettere a dura prova la pazienza di chi o non la conosce affatto o non rientra nel novero degli appassionati all'utimo stadio. Ritengo sarebbe stato meglio curare gli aspetti più legati a Lo Hobbit cartaceo, magari approfondendo i personaggi già esistenti come il povero Beorn, messo quasi da parte come un novello Tom Bombadil, oppure evitando di dare all'elfo Thranduil quell'inquietante aspetto da Sirenetta incrociata con Elio che mi ha strappato la risata isterica in più di un'inquadratura. Insomma, Jackson poteva sicurmaente ridurre l'aspetto essenzialmente commerciale della pellicola e rispettare maggiormente la furbizia e l'affetto degli spettatori, ma La desolazione di Smaug resta comunque un film ben fatto e godibile, che invoglia a vedere come andrà a finire l'anno prossimo.


Del regista Peter Jackson ho già parlato qui. Ian McKellen (Gandalf), Martin Freeman (Bilbo), Richard Armitage (Thorin), Ken Stott (Balin), Graham McTavish (Dwalin), James Nesbitt (Bofur), Orlando Bloom (Legolas), Evangeline Lilly (Tauriel), Cate Blanchett (Galadriel), Luke Evans (Bard e Girion) e Stephen Fry (Governatore di Lungolago) li trovate invece ai rispettivi link.

Aidan Turner interpreta Kili. Irlandese, ha partecipato a film come Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Shadowhunters - Città di ossa e a serie come I Tudors e Being Human. Ha 30 anni e anche lui, come gli altri interpreti, tornerà nel 2014 con Lo Hobbit - Racconto di un ritorno.


Benedict Cumberbatch (vero nome Benedict Timothy Carlton Cumberbatch) presta la voce sia al Necromante che a Smaug.  Inglese, ha partecipato a film come La talpa, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Into Darkness - Star Trek, 12 anni schiavo, Il quinto potere e alla serie Sherlock, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 37 anni e sette film in uscita, tra cui Lo Hobbit - Racconto di un ritorno e The Penguins of Madagascar.


Peter Jackson compare in un piccolo cammeo all'inizio del film, come hobbit mangiacarote. Detto questo, se La desolazione di Smaug vi fosse piaciuto, recuperate ovviamente Un viaggio inaspettato e l'intera Trilogia de Il signore degli anelli. ENJOY!

giovedì 1 dicembre 2011

Real Steel (2011)

Come ampiamente preannunciato proprio su questo blog, ieri sera sono andata a vedere Real Steel, del regista Shawn Levy, liberamente tratto dal racconto Steel di Richard Matheson, che era già stato trasposto in un episodio della serie Ai confini della realtà. Carino, molto carino.


Trama: siamo nel 2020, la normale boxe umana è stata sostituita da combattimenti tra robot. Charlie, un ex pugile oberato dai debiti, è costretto a tenere con sé per tutta l’estate il figlio che non vede da dieci anni; sarà proprio Max a trovare, in una discarica, il vecchio robot Atom e a insistere per farlo combattere. Comincerà così la riscossa di Charlie come padre e come atleta…


Come dicevo, e come mi aspettavo, Real Steel è molto carino. Non è sicuramente il film dell’anno, visto che la trama segue un canovaccio vecchio come il mondo e ci sono altri “limiti” che non gli hanno fatto fare il salto di qualità necessario per diventare cult, ma per le sue due ore e passa di durata si lascia assolutamente guardare (e non solo perché Jackman è un gran figo). Siamo davanti alla classica storia dove il genitore snaturato si ritrova tra le scatole un figlio che non vuole ed è costretto a portarselo dietro mentre cerca di continuare la propria (di solito fallimentare) attività e dove, man mano che si va avanti, proprio il rinnovato rapporto con il pargolo migliorerà sia la vita sia la personalità del protagonista, di solito con dovizia di riflessioni, spiegoni e momenti commoventi. Ecco, il bello di Real Steel è che gli spiegoni e le riflessioni non sono troppe, anche perché Charlie non pare davvero in grado di farne, ma c’è qualche momento commovente ad hoc che non risulta affatto pesante. Per il resto, il fulcro della pellicola sono i combattimenti tra robot e quella strana creatura che è Atom.


Il robot che da il via a tutta la vicenda, infatti, è un interessante ibrido. Gli effetti speciali di Real Steel sono estremamente ben fatti, grazie ad un giusto mix di CG ed Animatronics, ma in particolare Atom mantiene per tutta la durata della pellicola quell’aura “vintage”, di rottame rappezzato, che lo rende ancora più vero. E poi, pur non avendo un viso antropomorfo, i realizzatori sono comunque riusciti ad infondergli un’anima e un’espressività del tutto particolari, tanto che le interazioni con Max risultano quasi toccanti e gli allenamenti con Charlie si caricano di un significato assai particolare. Come pubblico, arriviamo a tifare spudoratamente per questo team di reietti durante tutti i combattimenti che ci vengono mostrati, a partire da quello allo zoo (con un “bestiario” di strepponeria umana mica da ridere!!) per arrivare a quello finale, assolutamente coinvolgente, tra Atom e il campione in carica Zeus, dove mi sono trattenuta a fatica per non mettermi urlare a mia volta incitando Charlie e il robot. Insomma, Real Steel sì, ma con un’anima. Non a caso Atom porta lo stesso nome dell’Astro Boy di Osamu Tezuka, Tetsuwan Atom in originale.


Quanto ai protagonisti umani, Hugh Jackman interpreta magistralmente la figura dell’ex boxeur privato della “voglia di vincere” e ridotto a vivere una vita di espedienti ma ancora capace di tirar fuori le palle quando necessario (e indossare una tutina niente male… ma sto divagando!!!!) e il ragazzino scafato e furbetto gli ruba spesso e volentieri la scena senza mai risultare antipatico. Purtroppo, però, il neo del film, oltre al fatto che lo score di Danny Elfman (a sto giro stranamente impersonale…) è sepolto da una quantità di pezzi reppusi zamarroni, è che non esistono villain degni di questo nome. Gli avversari di Atom sono delle scatolette senza personalità, i creatori di Zeus sono due gatti di marmo penalizzati da un orrendo doppiaggio italiano in quanto una russa e l’altro giapponese, e il solito Kevin Durand ripropone sempre lo stesso personaggio di redneck infighettato cialtrone e stronzo nell’animo (non che Evangeline Lilly si distacchi molto dal suo personaggio lostiano, eh…). Insomma, io sono convinta che un film simile, per potersi definire degnamente riuscito, necessiti di cattivi all’altezza, che possano far temere almeno per dieci minuti sulla sorte dei protagonisti. In questo modo, purtroppo, Real Steel rischierà invece di finire nel dimenticatoio molto presto. Ma per passare una serata al cinema è sicuramente un’ottima pellicola.


Di Hugh Jackman, che interpreta Charlie, ho già parlato qui, mentre Hope Davis, che interpreta zia Debra, la trovate qua.

Shawn Levy è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Una scatenata dozzina, The Pink Panther - La pantera rosa, Una notte al museo e Una notte al museo 2 - La fuga. Anche produttore e attore, ha 43 anni e un film in uscita.


Evangeline Lilly (vero nome Nicole Evangeline Lilly) interpreta Bailey. Attrice che, personalmente, ricorderò sempre come la Kate di Lost, ha partecipato a film come Judgment Day, Freddy vs Jason e a serie come That’s 70’s Show, Tru Calling, Smallville, Kingdom Hospital. Canadese, ha 32 anni e due film in uscita, The Hobbit: An Unexpected Journey e The Hobbit: There and Back Again.


Kevin Durand interpreta Ricky. Canadese, ha partecipato a film come Austin Powers – La spia che ci provava, Scooby – Doo 2 – Mostri scatenati, X – Men le origini – Wolverine e a serie come Oltre i limiti, E.R. Medici in prima linea, Taken, CSI, La zona morta, Senza traccia, CSI: Miami e Lost, inoltre ha doppiato un episodio della serie American Dad!. Ha anni 37 e due film in uscita.


James Rebhorn interpreta Marvin. Americano, ha partecipato a film come A proposito di Henry, Mio cugino Vincenzo, Basic Instinct, Scent of a Woman – Profumo di donna, L’olio di Lorenzo, Carlito’s Way, Independence Day, The Game – Nessuna regola, Il talento di Mr. Ripley, Ti presento i miei e Lontano dal paradiso. Ha 63 anni e un film in uscita.


Del film è già previsto un seguito, che dovrebbe uscire nel 2014. Quanto all’episodio Steel di Ai confini della realtà, mantiene la stessa idea di un mondo dove i combattimenti tra umani sono stati sostituiti da quelli tra robot, ma nel telefilm il protagonista decide di travestirsi e sostituire personalmente il vecchio robot danneggiato, a rischio della vita. Come sempre, la fantascienza di quegli anni riusciva ad essere molto più inquietante e “sovversiva” di quella attuale, nonostante i pochi mezzi. Detto questo, credo proprio che andrò a cercarmi Steel… magari lo trovo!! ENJOY!

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