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martedì 27 dicembre 2022

Bolla's Top 5: Worst of 2022

Benvenuti alle classifiche di fine anno! Il 2022 ha sicuramente portato molti film belli (tra l'altro, al momento di scrivere il post, sto ancora aspettando di vedere il Pinocchio di Del Toro, Avatar 2 e The Fabelmans, giusto per non mancare qualche pezzo grosso dell'ultimo minuto) ma, per la nostra "gioia", anche parecchie ciofeche. Ho cercato di inserire in classifica solo quelle che hanno avuto un'ampia distribuzione, ma tra i film più orribili e odiosi dell'anno figurano un paio di chicche che vi consiglio di cercare, per poi venire a prendermi per i capelli e pretendere una giusta e sommaria giustizia, come il pretenzioso The Scary of Sixty- First, l'imbarazzante All Jacked Up and Full of Worms e quell'incessante fonte di nervoso che risponde al nome di Dashcam. Fortunatamente domani arrivano cose meravigliose, capaci di riconciliarci col mondo!! ENJOY!


5. Diabolik - Ginko all'attacco!

Dio, quanto mi dispiace inserire una produzione "di genere" italiana all'interno di questa classifica, soprattutto perché i Manetti Bros. a me stanno molto simpatici. Però, davvero, ho trovato ben poco da salvare nel secondo capitolo dedicato alle gesta dell'antieroe creato dalle Giussani, e tantissimo di cui ridere fino all'eternità, in primis la love story tra la Contessa di Monica Bellucci e il povero Ginko di Valerio Mastandrea.

La mia reazione più o meno ad ogni sequenza

4. Non aprite quella porta

Anche detto Old Man Leatherface, è un guazzabuglio di momenti involontariamente ilari e facilonerie, zeppo di personaggi scemi che fanno cose stupide e detentore dell'anticlimax più grande del 2022. C'è di buono che, almeno, dura poco ed è zeppo di sangue, quindi si può anche approcciare per una serata ad altissimo tasso di ignoranza. Astenersi appassionati della saga, ovviamente. 

La svogliatezza anche nell'accettare laGGente

3. Pinocchio

Non posso nemmeno scrivere "tecnicamente ineccepibile", visto che la CGI a tratti fa schifo e i personaggi di finzione non interagiscono alla perfezione con quelli veri. Il Nadir delle carriere di Robert Zemekis e Tom Hanks, che tra tutti e due fanno una figura... una figura di... niente, non mi viene la parola. Agevolo una diapositiva assai ficcante, magari mi verrà in mente. 



2. How it Ends

Inserire in classifica questa palla al ca**o, invece, non mi dispiace per nulla. Girato tra amici in periodo di pandemia, ha ottenuto come unico risultato quello di farmi addormentare più volte e maledire tutti quelli che, per superare la noia da Covid, non hanno avuto nulla di meglio da fare che realizzare discutibili film di pseudo-fantascienza che scavano nella psiche di personaggi insopportabili e profondi quanto una pozzanghera.

Eh già. Non avrei saputo esprimermi meglio

1. Occhiali neri

E' giusto e doveroso che il Re dell'horror italiano si meriti il podio. Non so neppure da dove cominciare a sottolineare quanto male faccia al cinema di genere nostrano un film come questo. Nato già vecchio, svogliato da morire, recitato coi piedi, diretto senza un minimo di verve, più virato verso il ridicolo dramma familiare che verso il thriller, fonte dei dialoghi e delle scene più scult dell'anno, ha solo un momento apprezzabile, ovvero la sequenza iniziale. Il resto, andrebbe davvero guardato con un addosso un paio di occhiali neri e magari anche un paio di cuffie. Povero Argento, che brutta fine hai fatto!

L'unica reazione possibile al capolavoro


mercoledì 23 febbraio 2022

Non aprite quella porta (2022)

Nonostante ne abbiano parlato cani e porci, ho deciso di scrivere anche io due (stupide e spoilerose, vi avverto) righe su Non aprite quella porta (Texas Chainsaw Massacre), diretto dal regista David Blue Garcia e disponibile su Netflix.


Trama: i giovanissimi investitori che hanno acquistato una cittadina del Texas per trasformarla in un paradiso commerciale si ritroveranno a dover affrontare un problema tanto imprevisto quanto mortale, ovvero Leatherface.


Non aprite quella porta
, frutto della collaborazione tra David Blue Garcia, Fede Alvarez e la Romania, è probabilmente il film "horror" più divertente che vi capiterà di vedere quest'anno, ma vi avviso: per approfittare come si deve dei suoi mille aspetti esilaranti, dovrete essere un po' brilli, altrimenti vi gireranno solo le palle. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Dal mero punto di vista dello splatter, Non aprite quella porta 2022 ve ne regalerà litri, così come abbondanza di morti violente particolarmente atroci, quasi tutte inflitte ai danni di persone non granché simpatiche, se non addirittura detestabili, e un'altro punto di forza del film è che è talmente breve e veloce nel suo andare subito al punto, che non avrete modo di annoiarvi. Se da un horror chiedete solo questo, non sarò assolutamente io a dissuadervi dal guardarlo, e potrei anche dirvi che Non aprite quella porta è perfetto per quanto possa esserlo qualsiasi altro dimenticabile horror realizzato in esclusiva per Netflix. Purtroppo, anche sotto l'effetto di Riesling e Don Zoilo, non sono proprio riuscita ad evitare di venire schiaffeggiata da quelle due o tre belinate in guisa di eclatanti esempi di pigrizia in fase di sceneggiatura, oltre che dalla smaccata voglia di scimmiottare (o magari volevano cavalcarne il successo? Non si capisce) il recente reboot di Halloween, tanto che spesso mi è parso di guardare quei "bei" film horror di serie Z zeppi di dialoghi imbecilli e cretinate assortite che tanto mi divertivo a recensire armata di blocchetto per gli appunti, oppure uno Sharknado. Da qui in poi sono SPOILER come se piovessero, io vi avverto!


Non aprite quella porta
2022 parte dall'idea di essere un reboot ma anche un sequel, e non lo dico io che della saga ho visto giusto un paio di film, ma proprio la sceneggiatura, che ambienta le vicende in un universo dove Sally, l'unica sopravvissuta alla mattanza anni '70, ha passato tutta la sua vita (come Laurie Strode! *wink wink*) a cercare Leatherface per accopparlo. Peccato che Leatherface, tutt'altro che interdetto, abbia pensato bene, per non farsi beccare, di rifugiarsi in un orfanotrofio e mescolarsi ai pargoli dell'istituto nonostante fosse un omone di, a spanne, direi almeno 20 anni oltre che 190 cm, facendola fessa per lunghi decenni pur abitando nella stessa città. Se già questo non vi pare un assunto idiota, parliamo di come gli sceneggiatori hanno scelto di spedire giovani vittime da Leatherface. Nell'anno del Signore 2022, un branco di fighètti della grande città (non se ne salva uno. Né il ragazzo di colore, né la ragazzetta traumatizzata da una sparatoria che si convince di essere predestinata alla morte, nemmeno avesse sbagliato film) decide di acquistare proprio "quella" cittadina del Texas per trasformarla in rinomato centro di shopping, divertimenti, raffinatezza, vita migliore. E per quali eventuali clienti, di grazia? Per lo zotico panzone che sta alla pompa di benzina e non vede il sapone da decenni o per lo zotico che si presenta come un celodurista di prim'ordine, tutto fucili automatici, The South Gonna Rise Again e cazzimma, e poi soccombe appena Leatherface gli tira un buffetto? Giustamente è troppo anche per Leatherface, che di fronte all'idea di avere sotto casa ristoranti poké, negozi bio e monopattini, sbrocca male come un vecchio improvvisamente privato dei cantieri.


Quanto a Sally, la povera Sally. Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra, e si vede belin, sono decenni che hai Leatherface attaccato alle chiappe e manco te accorgi. Però chi se ne frega, direte voi. Sally è una vecchia incazzata, pure lei non se lo fa menare, ha un fucile e lunghi capelli bianchi, la carogna sulle spalle allevata a odio e rancore, sai che bello scontro fra titani ne uscirà fuori? Invece no. Nell'anticlimax più grosso della storia del cinema recente, Old Man Leatherface (cit.) se la trova davanti e la guarda con ancora meno interesse di quanto ne avrei io per l'ultima trasmissione della D'Urso e giuro che lei avrebbe ogni possibilità di fare spallucce e andarsene. Purtroppo, la poveraccia non solo viene dileggiata dalla sua ragione di vita, ma anche vilipesa dagli sceneggiatori mostrando di valere, ai fini della trama e dell'eventuale salvezza di un paio di personaggi, quanto il due di coppe a briscola, con buona pace di chi sperava in qualcosa di più di una semplice, triste lista di citazioni. La raffinatezza del "saluto" finale di Leatherface allo spettatore e alla gentrificazione è l'ennesimo, esilarante chiodo nella bara di un film che probabilmente voleva anche essere un serio e rispettoso omaggio aggiornato al gusto odierno di un film che, ancora oggi, è mirabile esempio di terrore e disagio privo o quasi di sangue, ma che si è invece trasformato nella pellicola più esilarante dell'anno. D'altronde, l'immagine che segue poteva darci un'idea di quali "stimoli" avrebbe indotto la visione. 


Di Olwen Fouéré, che interpreta Sally Hardesty, ho già parlato QUI mentre Alice Krige, che interpreta Mrs. Mc, la trovate QUA.

David Blue Garcia è il regista della pellicola, al suo secondo lungometraggio. Americano, lavora principalmente come direttore della fotografia ma è anche sceneggiatore, produttore e attore. 


Elsie Fisher
interpreta Lila. Americana, ha partecipato a serie quali Medium e Castle Rock; come doppiatrice, ha lavorato in Cattivissimo me, Masha e Orso, Cattivissimo me 2 e La famiglia Addams. Ha 19 anni e due film in uscita. 


Non sono particolarmente esperta di Non aprite quella porta ma, a ragion di logica, questo dovrebbe essere un sequel diretto del primo film; se siete amanti della completezza avete da recuperare però anche Non aprite quella porta - Parte 2 , Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta IV (1994), Non aprite quella porta 3D (che dovrebbe essere un sequel-reboot del primo) e Leatherface, ai quali potete aggiungere il remake del 2003 Non aprite quella porta e il suo prequel Non aprite quella porta: L'inizio (2006). ENJOY!

domenica 14 luglio 2019

Non aprite quella porta - Parte 2 (1986)

Siccome ne hanno mostrato degli spezzoni nel recente La bambola assassina, in questi giorni ho recuperato Non aprite quella porta - Parte 2 (The Texas Chainsaw Massacre 2), diretto e co-sceneggiato nel 1986 dal regista Tobe Hooper.



Trama: dieci anni dopo gli eventi accorsi nel primo film, la famiglia di cannibali texana torna a mietere vittime, nonostante la presenza di un tenente timorato di Dio alle calcagna...



Tante volte, l'ignoranza. Ero convinta che Hooper avesse diretto Non aprite quella porta - Parte 2 subito dopo aver realizzato il primo capitolo della saga, invece sono passati ben dodici anni e il regista nel frattempo si è dedicato a film dal successo variabile, come gli ancora grezzi Il tunnel dell'orrore o Quel motel accanto alla palude, lo spielberghiano Poltergeist: Demoniache presenze e il televisivo, tediosissimo Le notti di Salem. In dodici anni è cambiato molto anche l'horror, che negli anni '70 era espressione del terrore americano relativo ai cambiamenti sociali, alle guerre, al "nemico in casa", mentre negli anni '80 è diventato un po' più baracconesco e divertente, due aggettivi che calzano perfettamente a Non aprite quella porta - Parte 2. Prendete il pre-finale di Non aprite quella porta, quello in cui la povera final girl strilla come un aquilotto mentre davanti a lei si consuma la cena più grottesca della storia del cinema, e tiratelo fino a stenderlo per un metraggio di un'ora e quarantun minuti di personaggi sopra le righe, protagonista interpretato da Dennis Hopper su tutti, e avrete un'idea di cosa sia questo secondo capitolo della saga. Dove Non aprite quella porta era subdolo, schiacciato dall'accecante luce del sole, sporco e violentissimo ma anche contenuto, soprattutto all'inizio, la seconda parte è invece chiassosa fin dalle prime sequenze e percorre il filo sottile dell'autoparodia presentandoci due ragazzetti totalmente strafatti che pretendono di far casino in un Texas zeppo di cliché (pistole selvagge, ignoranza bucolica, premi culinari di dubbio gusto, squallore come se piovesse, cappelli da bifolco) prima che arrivino Leatherface e compagnia a metterli a tacere definitivamente. Da lì, il film si snoda seguendo le indagini della presentatrice radiofonica Stretch e del bigotto tenente Lefty, zio di due dei protagonisti della prima pellicola, pronto ad esigere giustizia sommaria al grido di "chi di motosega ferisce, di motosega perisce". E qui casca l'asino.


Non aprite quella porta - Parte 2 segnerà anche il ritorno dei cosiddetti "massacri con la motosega" ma quest'ultima nel 70% delle scene viene solo agitata a vuoto o utilizzata per tagliare cose più che persone. Non è che manchino i momenti disgustosi, per carità: tra facce strappate, martellate che fracassano crani, interi muri che nascondono frattaglie sanguinolente e altre simpatiche aberrazioni, il film non si propone come spettacolo per i deboli di stomaco, tuttavia si tratta spesso di una violenza e un gore così estremizzati da rasentare il ridicolo, inoltre si è cercato di dare una personalità ai membri della famiglia Sawyer, il che non sempre è un bene. Il Leatherface degli anni '70 era terrificante perché era semplicemente una furia urlante ed imprevedibile, tenuto a malapena a bada da un branco di creature all'apparenza più "normali" ma folli quanto lui, con l'aggravante di quel nonno dal sembiante decisamente "sbagliato", il tassello mancante per scatenare una pazzia senza ritorno. Qui Leatherface, con tutto il dovuto rispetto, è un coglione affamato di patata e va bene che la patata in questione è quella della splendida Caroline Williams ma, insomma, un po' di dignità. Accanto a un Leatherface fantozziano spiccano inoltre il ciarliero patriarca di Jim Siedow e un Bill Moseley (qui al suo primo ruolo importante) che ruba la scena praticamente a chiunque saltando, strillando, facendo vocette, grattandosi la testa nei modi più disgustosi del mondo e ricoprendo di insulti le malcapitate vittime. Col tempo, Dennis Hopper è arrivato a dichiarare che, assieme a Super Mario Bros., Non aprite quella porta - Parte 2 è il film più brutto al quale abbia mai partecipato e non stento a crederci, più che altro non posso dargli torto. Considerato che gli effetti speciali di Tom Savini sono spettacolari ho visto ben di peggio e se guardato con l'ottica giusta (desiderio di supercazzole vintage estive) sarebbe anche un film esilarante, ma personalmente da un Texas Chainsaw Massacre pretenderei un po' più di serietà.


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato QUI. Dennis Hopper (Tenente "Lefty" Enright), Caroline Williams (Vanita "Stretch" Brock) e Bill Moseley ("Chop-Top" Sawyer) li trovate invece ai rispettivi link.


Jim Siedow, che interpreta Drayton Sawyer, era già comparso in Non aprite quella porta nei panni del vecchio. L'idea originale per Non aprite quella porta - Parte 2 era quella di avere un'intera città di cannibali e di parodiare il film Motel Hell (già parodia del primo film di Hooper) ma i produttori hanno poi deciso diversamente. Come scritto in più parti nel post, Non aprite quella porta - Parte 2 è il seguito di Non aprite quella porta, che ha aperto la strada a tutto quello che è conseguito: Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta IV, Non aprite quella porta 3D e
Leatherface - Il massacro ha inizio per quanto riguarda la timeline "originale", poi ci sono Non aprite quella porta del 2003 e Non aprite quella porta: L'inizio, remake e sequel dello stesso. Non vi bastasse ancora, potreste sempre recuperare La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. NJOY!



domenica 22 novembre 2015

Non aprite quella porta (1974)

Lo scorso 7 novembre è venuta a mancare un'icona horror come Gunnar Hansen e in tale occasione ho deciso di rendergli omaggio guardando il film che lo ha consacrato ad imperitura memoria, Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre), diretto e co-sceneggiato nel 1974 dal regista Tobe Hooper. Se fate parte del pugno di lettori che si dilettano a leggere questo blog ormai avrete capito che lo slasher non è proprio il mio genere. Sarete quindi stupiti di sapere che Non aprite quella porta è uno di quei film che non mi stancherei mai di riguardare, per quanto mi faccia male, male, male da morire ogni volta che la sua perversione, follia e cattiveria mi vengono sbattute in faccia. E siccome ogni critico cinematografico horror che si rispetti ha detto la sua su ciò che sta dietro al film, sulle tecniche utilizzate da Hooper, sul periodo storico in cui la pellicola è stata girata e sulla grandissima influenza di Non aprite quella porta sul cinema che è seguito, vi inviterei a leggere i saggi di chi ne sa molto più di me e a stare attenti agli SPOILER perché il mio sarà un post per nulla tecnico e molto "de panza".


Trama: durante un viaggio in furgone, cinque ragazzi incappano in una famiglia di folli cannibali e vengono coinvolti in un sanguinoso incubo...


Ah, il Texas degli anni '70, che meraviglia. Cimiteri violati, corpi in decomposizione illuminati dai flash di una macchina fotografica, cadaveri dissotterrati e ricomposti in pose plastiche e fantasiose, armadilli morti sulle superstrade e un caldo talmente torrido che anche a novembre mi ritrovo a grondare sudore guardando Non aprite quella porta. Con questi presagi di morte neanche troppo sottili Tobe Hooper fin dall'inizio pare volerci dire che, per la nostra salute mentale, sarebbe meglio non sapere quello che è successo alla giovane Sally e ai suoi amici e forse sarebbe anche meglio uscire dal cinema o spegnere la TV, così come i protagonisti dovrebbero fuggire dal puzzo di carne macellata che impesta tutta quella parte del Texas, attaccandosi a capelli e vestiti come se la morte viaggiasse a mo' di carogna sulle loro spalle. Ma si sa, l'essere umano pecca di voyeurismo ed eccessiva curiosità e noi non possiamo fare a meno di salire sul torrido furgone assieme ai protagonisti e avvicinarci, allegri e spensierati, all'appuntamento con la morte. Non sarà un bel viaggio, tra l'effettiva antipatia dei protagonisti (Sally e i suoi amichetti carini sono odiosi da morire ma il fratello di lei, comprensibilmente incattivito dal fatto di essere paraplegico, forse è anche peggio) e gli inquietanti figuri che popolano le strade del Texas, primo fra tutti l'imprevedibile autostoppista che i nostri caricano con ammirevole sprezzo del pericolo, una sorta di folle e sanguinario messaggero di morte col compito di infastidire ed inquietare lo spettatore, predisponendolo a temere il peggio. E il peggio arriva nelle vesti del "festeggiato" Gunnar Hansen, alias Leatherface, protagonista di una delle scene più efficaci della storia del cinema horror.


Dal momento in cui compare Leatherface per me Non aprite quella porta diventa un delirio di terrore non tanto visivo, quanto uditivo. In effetti, se ci si pensa, la prima apparizione del "mostro" non coincide con una mattanza splatter quanto con un urlo, un atto di violenza neppure troppo efferato e, soprattutto, con il colpo fortissimo di una porta scorrevole che si chiude, celando di fatto agli occhi dello spettatore gli indicibili orrori a cui andrà sicuramente incontro la prima vittima di Leatherface. Da quel momento in poi, i grugniti di Gunnar Hansen, il suono della famigerata motosega e gli strilli terrorizzati e disperati della povera Sally (e dell'amica che avrà la sfortuna di precederla finendo appesa a un gancio da macellaio) saranno la colonna sonora della pellicola, un crescendo di suoni sempre più stridenti capaci di richiamare alla mente dello spettatore, assieme alle folli scenografie messe in piedi dai realizzatori, tutte le nefandezze che Hooper ci lascia solo intuire, senza mostrarci, condecendosi solo una volta al salto sulla sedia gratuito (non aprite quel congelatore più che Non aprite quella porta...); regia e montaggio, serrati e "grezzi", ci avvolgono nelle spire di un incubo claustrofobico nel quale non esistono salvezza o vie di fuga dalla follia che sta attanagliando il Texas. L'apice dell'orrore è la concitata, grottesca scena finale in cui Sally viene costretta ad "andare a cena" con la famiglia di assassini cannibali capitanata dal terrificante nonno mummificato; la sequenza durerà sì e no 10 minuti ma agli occhi dello spettatore ormai annichilito dall'orrore e dall'angoscia sembra interminabile e fa realmente venire voglia di andare lì per uccidere finalmente Sally e liberarla dalle sofferenze piuttosto che aspettare che lo faccia il nonno, che gioca coi nervi scoperti di tutti i coinvolti con quei terribili colpi di martello incapaci di andare a segno.


La fuga di Sally è, a mio avviso, un altro pezzo di grande Cinema. Dopo i lazzi maligni della famiglia cannibale, le urla disperate della protagonista e i suoni metallici del martello, con un ultimo fragore di vetri infranti la ragazza lascia la sala da pranzo buia, sanguinosa e maleodorante e praticamente "rinasce", cadendo pesantemente sulla nuda terra baciata da un sole accecante. In quel momento Non aprite quella porta si "ferma", godendo di un attimo di silenziosa sospensione in cui tutte le speranze dello spettatore e della protagonista si cristallizzano in un momento di ottimistica quiete. E' solo un attimo, ovviamente, ché la fuga di Sally mica è finita lì. Un attimo in cui allo spettatore ormai sfiancato viene concesso di riprendere fiato prima dell'ultimo, rumorosissimo rush di motosega verso l'inevitabile conclusione; dovessi dire la verità, il pre-finale è l'unico punto debole di Non aprite quella porta, forse perché manca sia della ferocia delle prime due, inaspettate apparizioni di Leatherface (non ho citato la scioccante apparizione nel bosco ma è lì che comincia davvero l'incubo ininterrotto), sia perché si ritrova in mezzo a due sequenze indimenticabili e magistrali. Quel maledetto suono di motosega, infatti, accompagna il "balletto" finale di un Leatherface frustrato ed impazzito, talmente colmo di insoddisfatta ferocia che sembra quasi voler tagliare la luce del tramonto e tutto il Texas, ancora e ancora, finché lo Stato e persino il mondo intero non saranno caduti sotto i colpi della sua arma. E' una fortuna che arrivino i titoli di coda a troncare brutalmente quel suono apparentemente senza fine, perché a me succede sempre di concludere la visione di Non aprite quella porta frastornata, senza respiro e tremante. Con la voglia matta di dare un bacio sulla fronte a Tobe Hooper e ricominciare da capo a farmi del male, ovviamente.


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato QUI mentre Marilyn Burns, che interpreta Sally, la trovate QUA.

Edwin Neal interpreta l'autostoppista. Americano, ha partecipato a film come JFK: Un caso ancora aperto e a serie come Power Rangers, Power Rangers Zeo, Power Rangers Turbo, Power Rangers in Space e Power Rangers Lost Galaxy; come doppiatore, ha lavorato per serie come Gatchaman, la battaglia dei pianeti e Il mistero della pietra azzurra. Anche sceneggiatore e produttore, ha 70 anni e un film in uscita.


Gunnar Hansen interpreta Leatherface. Islandese, ha partecipato a film come Campfire Tales, Mosquito, Reykjavik Whale Watching Massacre e Non aprite quella porta 3D. Anche sceneggiatore, è morto il 7 novembre di quest'anno, all'età di 68 anni.


John Larroquette (vero nome John Edgar Bernard Larroquette Jr.) è il narratore. Americano, ha partecipato a film come Il bacio della pantera, Ai confini della realtà, Appuntamento al buio, Roba da matti, JFK - Un caso ancora aperto, Richie Rich - Il più ricco del mondo, Il cavaliere del male, Non aprite quella porta, Beethoven 5, Non aprite quella porta: l'inizio e a serie come Il tenente Kojak, Fantasilandia, Mork & Mindy, Dallas, Dr. House e CSI: NY; come doppiatore, ha lavorato per serie come Phineas & Ferb. Anche regista e produttore, ha 67 anni e un film in uscita.


Paul A. Partain, che interpreta il paraplegico Franklin, sarebbe tornato per una breve guest appearance in Non aprite quella porta IV, con Matthew McConaughey e Renée Zelwegger, uno dei molti sequel, prequel e remake della pellicola originale. Gli altri sono Non aprite quella porta - Parte 2, sempre diretto da Tobe Hooper, Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta, Non aprite quella porta: L'inizio e Non aprite quella porta 3D, ai quali dovrebbe aggiungersi l'anno prossimo il prequel Leatherface, diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Nell'attesa, se Non aprite quella porta vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. ENJOY!



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