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venerdì 28 marzo 2025

2025 Horror Challenge: Body Bags (1993)

La challenge horror oggi ha come tema "film per la TV". La scelta è caduta su Body Bags - Corpi estranei (Body Bags), diretto dai registi John Carpenter e Tobe Hooper nel 1993.


Body Bags
è un po' un cheat, nel senso che era nato come serie antologica per la televisione, ma è diventato un film quando l'emittente Showtime ha deciso di sospendere il progetto. Di un'intera serie sono rimasti dunque tre episodi e una cornice assai simile, per atmosfere e stile, agli intermezzi de I racconti della cripta, dove un "narratore" dall'umorismo assai macabro introduceva l'episodio settimanale. Il narratore, in questo caso, è quello delle grandi occasioni, perché proprio John Carpenter, nei panni di un coroner dedito al consumo di formalina e ben poco schifato dai cadaveri che lo circondano, funge da anfitrione all'interno della cornice del film. Le singole storie esplorano ognuna un sottogenere dell'horror: la prima, The Gas Station, è uno slasher, la seconda, Hair, una commedia nera  virata sui toni surreali alla Twilight Zone, e l'ultima, Eye, un body horror sovrannaturale. Ma andiamo con ordine. The Gas Station, diretto da John Carpenter, è un classico slasher urbano in cui una ragazza, sola in un luogo isolato, è costretta ad affrontare uno spietato killer che cerca di assassinarla, dopo essere stata "snervata" da una serie di incontri con diversi casi umani (il più inquietante dei quali ha il volto di un Wes Craven abbastanza irriconoscibile) e alcune piccole sventure "da distrazione". Un film abbastanza recente, Open 24 Hours, deve moltissimo a The Gas Station, che è un manuale condensato di elementi thriller capace di tenere con il fiato sospeso lo spettatore e, nonostante la sua breve durata, di piazzare anche un plot twist angosciante. Come aperitivo, per così dire, non mi è dispiaciuto, anzi. In tutta onestà, ero tesa come una corda di violino durante la visione.


Più sciocchino e divertente è invece Hair che, come da titolo, parla di capelli. Per citare Elio, quelli del protagonista "sono andati via e non torneranno mai", il che è causa di profondo sconforto, talmente profondo da intaccare persino quella che sembrerebbe una relazione ben avviata. In quanto dotata, al momento almeno, di capelli folti e spessi, il tormento del protagonista e la sua folle vanità mi hanno indotta a ridere spesso, più che a compatirlo, e in effetti l'esilarante interpretazione di Stacy Keach (affiancato da un paio di caratteristi d'eccezione, tra i quali la sempre sexyssima Deborah Harris) accentua la natura grottesca della minaccia horror che gli grava sulla capoccia pelata, una volta fatto ricorso a un "prodigio della tecnica frutto di ricerche e sperimentazioni che ci aiutano nel look". A livello di paura ed effetti speciali (un pochino ridicoli, a differenza di un make-up di prim'ordine) c'è da dire che Hair è l'episodio più debole dei tre, nonostante la regia di Carpenter, ma ha comunque delle implicazioni abbastanza disgustosette per riuscire a strappare qualche brivido, magari agli spettatori meno scafati.


Si torna a fare sul serio con Eye, episodio diretto da un Tobe Hooper in ottima forma (se penso che quell'abominio de Le notti proibite del Marchese De Sade è dello stesso anno di Body Bags mi sento male). Il segmento inizia con una mutilazione terrificante, sbattuta in faccia allo spettatore con degli effetti speciali ottimi, e continua con visioni agghiaccianti che portano lentamente alla follia il giocatore di baseball professionista interpretato da Mark Hamill. Eye è più lungo degli altri due episodi, quindi gli sceneggiatori hanno un po'più di respiro nel dare un minimo di background all'orrore che stravolge la vita di Brent e tratteggiare i protagonisti, il rapporto che intercorre tra Brent e la moglie Cathy e, soprattutto, la loro natura profondamente religiosa; la Bibbia, in particolare, diventa sia veicolo per una rapida follia, sia ultima fonte di salvezza, almeno parziale, perché il tono di Eye è cupo, disperato e tremendamente serio, a differenza dei due episodi che lo hanno preceduto. Un vero peccato che Hooper non si sia tenuto un po' di ispirazione per i successivi lungometraggi della sua carriera, ahimé.


Riassumendo, Body Bags è un piacevolissimo figlio del suo tempo, un horroraccio senza troppe pretese né chissà quali particolarità, salvo l'essere pieno zeppo di belle facce adorate dagli amanti del genere. Non incute particolare paura, soprattutto quando traspare la natura televisiva di un'opera che, in particolare per quanto riguarda Carpenter (si dice che l'estenuante processo di make-up per trasformarlo nel coroner gli abbia fatto passare ogni velleità, ma visto il modo in cui gigioneggia sullo schermo, a me sembra si sia anche divertito!), è sicuramente stata vissuta dai registi come un divertissement e un mezzo per rilassarsi nell'attesa di progetti più seri, ma ho visto cose ben peggiori. Body Bags è l'espressione di una scena horror vivace e divertita, un film "brutto" con il suo perché, un piccolo baluardo di ciò che il nuovo millennio, di lì a poco, avrebbe spazzato via. Agli amici di Notte Horror che dovessero leggere il post, lo consiglio in particolare per l'annuale rassegna estiva, nel caso non lo avessero mai visto o non ne abbiano mai parlato sul blog. Chi non ha idea di cosa stia parlando ma volesse comunque passare una serata non troppo impegnativa davanti alla TV, può trovarlo su Prime Video


Dei registi John Carpenter (che ha diretto gli episodi "The Gas Station" e "Hair", oltre a partecipare come Coroner) e Tobe Hooper (che ha diretto l'episodio "Eye" e compare come medico dell'obitorio) li trovate ai rispettivi link, come anche Tom Arnold (medico dell'obitorio), Robert Carradine (Bill), Wes Craven (Uomo pallido), Peter Jason (Uomo alla pompa di benzina), Sam Raimi (il cadavere di Bill), David Naughton (Pete), George 'Buck' Flower (Straniero), David Warner (Dr. Lock), Deborah Harry (l'infermiera), Mark Hamill (Brent Matthews) e Charles Napier (Manager della squadra di baseball).  

Stacy Keach interpreta Richard Coberts. Americano, ha partecipato a film come Classe 1999, Fuga da Los Angeles, American History X, Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac, Machete, Sin City - Una donna per cui uccidere, Cell, Gotti - Il primo padrino e a serie quali L'ispettore Tibbs, Oltre i limiti, Will & Grace, E.R. Medici in prima linea e Due uomini e mezzo. Come doppiatore, ha lavorato in Rugrats e I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 84 anni e un film in uscita. 


Tra le varie guest star segnalo la presenza di Greg Nicotero (l'uomo col cane nell'episodio Hair), la modella Twiggy (Cathy Matthews nell'episodio The Eye) e il regista Roger Corman (Dr. Bregman). A Clive Barker era stato chiesto di partecipare, ma ha rinunciato per impegni pregressi. Se Body Bags vi fosse piaciuto, recuperate Creepshow, Creepshow 2 e I delitti del gatto nero. ENJOY 

mercoledì 9 ottobre 2024

Le notti di Salem (1979)

Siccome mentre sto scrivendo queste righe manca pochissimo all'uscita streaming della nuova versione diretta da Gary Dauberman, ho deciso di riguardare Le notti di Salem (Salem's Lot), miniserie diretta dal regista Tobe Hooper nel 1979 e tratta dal romanzo omonimo di Stephen King.


Trama: lo scrittore Ben Mears torna nella cittadina di Salem's Lot per scrivere il suo nuovo romanzo, proprio nel momento in cui un vampiro pluricentenario la sceglie come covo e terreno di caccia...


Mamma mia, la monnezza che ho visto. Monnezza "ridotta", ma pur sempre tale. E ringrazio, per una volta, tutti gli dèi per l'esistenza di una divisione in zone per DVD e BluRay, il che impedisce al DVD acquistato in Australia, contenente la versione da 183 minuti de Le notti di Salem, di funzionare in Italia, cosa che mi ha costretta ad accontentarmi del film da 112 minuti recuperato al Libraccio. Ricordo benissimo di essermi addormentata, in Australia, durante la visione della miniserie, e ho dovuto usare spesso il tasto rewind anche stavolta, benché abbia cominciato alle 20.30, dopo una giornata neppure tanto stancante. Il problema de Le notti di Salem è che è soporifero da matti, a prescindere che sia una mattonata di miniserie o una sua riduzione pensata per i cinema europei, un'opera che ridefinisce il concetto stesso del "non succede nulla". L'enorme problema è la scelta (salvo alcuni cambiamenti di personalità, scambi di personaggi e altre "libertà" che, di per sé, nulla toglierebbero alla qualità dell'adattamento) di seguire pedissequamente lo spirito di un romanzo che vive delle esistenze private degli abitanti di Salem's Lot, molti dei quali già diretti verso l'oscurità prima ancora dell'arrivo dei malvagi Barlow e Straker. Ciò che su carta è entusiasmante, reso vivo dall'abilità Kinghiana di realizzare opere corali ambientate nelle piccole cittadine, su pellicola rallenta tantissimo il ritmo del racconto (questo non solo nella versione "ridotta", dove alcune storie sembrano non portare da nessuna parte, in primis quella del cornuto Sawyer e della moglie fedifraga, ma anche nella lunghissima miniserie), al punto che quando i vampiri arrivano è già passato l'interesse, e la loro presenza centellinata non aiuta. Personaggi importanti come Padre Callahan e il piccolo Mark, per esempio, sono due macchiette le cui peculiarità servono solo per dare una nota di colore, tanto che la questione della fede del prete si riduce a due parole dette en passant prima che quest'ultimo scompaia dalla storia senza lasciare traccia, e anche il trauma subito da Ben proprio per colpa di Casa Marsden è talmente posto male che perde di qualsiasi importanza, al punto che ci si chiede perché mai lo scrittore sia così ossessionato dall'edificio (un'altra delle case maligne di King, la cui sola presenza basta ad avvelenare tutto ciò che entra in contatto con loro, ma se non avessi letto il romanzo o non conoscessi il Re non sarei riuscita ad evincerlo guardando Le notti di Salem). 


Mi sono chiesta spesso perché mai un adattamento così malfatto sia assurto a livello di cult e mi sono risposta che moltissima gente l'avrà guardato solo nel 1979 e probabilmente conserverà lo stesso ricordo che ho io della miniserie di It (un'altra di quelle opere che, riviste con occhi scevri di nostalgia, esce con le ossa rottissime). Capisco però anche perché molti registi lo apprezzino e lo citino ancora oggi, visto che un paio di sequenze hanno retto alla perfezione l'usura del tempo. La più famosa è, ovviamente, quella in cui un Ralphie Glick ormai vampirizzato va a far visita al fratello e bussa alla sua finestra; la tecnica con cui è stata realizzata, unita al trucco terrificante del pargolo e al taglio delle inquadrature, crea materiale da incubo, e anche il paio di jump scares che vedono Barlow protagonista, con quella pelle blu e gli occhi gialli, rimangono notevoli. Lo stesso aggettivo si può applicare alla scenografia di Casa Marsden, la cui splendida facciata posticcia, messa davanti a un edificio fatiscente, è costata, in dollari, l'equivalente di una casa vera acquistata all'epoca. Tutto il resto, purtroppo, è da dimenticare. Regia ed interpretazioni sono televisive nell'accezione più brutta del termine perché, salvo per quel paio di sequenze già citate, non c'è un'idea originale né un'immagine che sorprenda, solo un piattume infinito messo assieme da un montaggio impersonale, quanto agli attori stenderei un velo pietoso. David Soul sarà stato anche un ottimo manzo biondo in Starsky e Hutch ma qui sembra spaesato e, pur essendo il protagonista, non ha un briciolo di carisma. Per sua fortuna, chi lo affianca non ha alcun modo di eclissarlo, in quanto ogni attore sembra voler andare da punto A a punto B e recitare le battute giusto per portare a casa lo stipendio e infilare in curriculum una miniserie tratta dal romanzo di uno scrittore all'epoca giovane ma già sulla cresta dell'onda. Ho già capito, da un paio di anteprime, che il nuovo Salem's Lot sarà poco meno deludente, ma spero che almeno la presenza di quell'ottimo patatone di Pilou Asbæk mi impedirà di addormentarmi, così come spero di non dover rivedere mai più questa versione de Le notti di Salem.


Del regista Tobe Hooper ho già parlato QUI. Bonnie Bedelia (Susan Norton), George Dzundza (Cully Sawyer), Fred Willard (Larry Crockett) e Geoffrey Lewis ( Mike Ryerson) li trovate invece ai rispettivi link.

James Mason interpreta Richard K. Straker. Inglese, lo ricordo per film come E' nata una stella, Intrigo internazionale, Lolita e Il verdetto. Anche produttore, sceneggiatore e regista, è morto nel 1984, all'età di 75 anni. 


David Soul
, che interpreta Ben Mears, era l'Hutch della serie Starsky e Hutch. George A. Romero era stato contattato per dirigere un film tratto da Le notti di Salem, ma dopo che erano stati annunciati sia il Dracula con Langella, sia Nosferatu - Il principe della notte, la Warner Bros. ha deciso di realizzare una miniserie, cosa che ha spinto Romero a rinunciare. Le notti di Salem ha una sorta di sequel, I vampiri di Salem's Lot, e un remake, Salem's Lot, miniserie del 2004. Nell'attesa della più volte posticipata versione di Dauberman, se il genere vi piace recuperateli e aggiungete la serie Chapelwaite. ENJOY!

venerdì 5 marzo 2021

Il principe cerca moglie (1988)

Dunque, poiché ieri è uscito su Amazon Prime Video Il principe cerca figlio, mi è tornata voglia di riguardare Il principe cerca moglie (Coming to America), diretto nel 1988 dal regista John Landis.


Trama: Akeem, principe del Regno di Zamunda, frustrato dalle mille imposizioni di corte, decide di andare in America a cercare una moglie che lo ami per quello che è dentro, non per il suo status sociale...


Adesso andrò contro i gusti "cult" del novanta per cento delle persone che leggono questo blog o che, in generale, hanno vissuto infanzia o adolescenza negli anni '80, ma io non ho mai particolarmente amato Il principe cerca moglie e averlo riguardato dopo, credo, 25 anni dall'ultima volta ha rinconfermato le mie opinioni di bambina. All'epoca adoravo i vari 48 ore, Beverly Hills Cop e Il bambino d'oro, cose più avventurose e dinamiche oltre che molto più divertenti, e per me Eddie Murphy dava il meglio di sé proprio in quelle occasioni, con quella meravigliosa risata regalatagli dal compianto Tonino Accolla, mentre Il principe cerca moglie l'ho sempre trovato prevalentemente noioso. Salvo pochi momenti divertenti, legati ovviamente alle esagerazioni del cerimoniale di corte del regno di Zamunda (il  "pene reale" su tutte) e a qualche momento di scontro culturale tra africani e americani, Il principe cerca moglie è un film anche troppo serio, questo perché il principe Akeem deve essere ammantato comunque da una regale superiorità, soprattutto nei momenti in cui la commedia si fa più romantica, e inoltre è lungo come la quaresima, cosa che lo fa sembrare ancora più lento, un sentire, per la cronaca, condiviso dallo stesso John Landis, che da anni vorrebbe proporre un director's cut un po' più stringato. E un sentire, per inciso, condiviso anche da Mirco, che già dopo mezz'ora stava dando segni di cedimento dopo aver esordito con un "Ah, ma questo l'ho già visto" (Sì, ma non te lo ricordi!! Mortacci tua!). Se non ci fossero le mattane di Arsenio Hall e l'esordio dei ruoli multipli di Eddie Murphy, oltre a un cast all black di tutto rispetto, credo che Il principe cerca moglie sarebbe finito nel novero di flop anni '80 perché, davvero, il nucleo centrale di questo film sono le peripezie nemmeno troppo ardue di un principe che si incapriccia (vai a sapere perché visto che Lisa è noiosissima e banale) di un'americana e cerca di "conquistarla" (considerato che è fidanzata con un cretino, le ci vogliono circa 10 minuti per infatuarsi perdutamente di Akeem), nulla più.


Visto oggi, con un po' più di consapevolezza rispetto a quando avevo 11 anni, beh, ovviamente il divertimento (relativo) della visione de Il principe cerca moglie deriva dal riconoscere una serie di attori diventati col tempo anche famosissimi oppure sgamare Eddie Murphy e Arsenio Hall sotto i vari travestimenti, cosa che, dopo decenni di Simpson, diventa un po' più facile col primo; in realtà, l'unica trasformazione che ancora oggi, grazie al make up di Rick Baker, lascia con la mascella slogata, è quella in cui Eddie Murphy diventa un vecchio ebreo bianco (italoamericano nella versione italiana), davvero notevole. Ci si diverte a vedere il "solito" Samuel L. Jackson, al suo quarto/quinto film, già impegnato ad interpretare uno sboccatissimo criminale, oppure quello che sarebbe diventato il compassato Dr. Benton di E.R., qui nei panni di un arrogante fighetto dai capelli unti, e si apprezza una sorta di continuity Landiana quando senza preavviso spuntano i Dukes di Una poltrona per due, felici perché finalmente l'incubo della povertà è finito. Per il resto, onestamente, mi sono spesso distratta e ho buttato più volte un occhio all'ora, chiedendomi quanto ancora sarebbe passato prima di arrivare al confronto in metropolitana, una delle cose che ricordavo da quando ero piccola assieme alla sposa abbaiante, al rituale mattutino e alla canzone Mbube, che corre sui titoli di testa e che altro non è se non la versione originale di The Lion Sleeps Tonight. Stantibus rebus, non oso immaginare quanto mi romperò le scatole a guardare Il principe cerca figlio, considerato anche che Accolla non c'è più e che dovrò necessariamente guardarlo in lingua originale senza neppure commuovermi per l'iconica risata di Akeem.  


Del regista John Landis ho già parlato QUI. Eddie Murphy (Principe Akeem, Clarence, Saul, Randy Watson), Cuba Gooding Jr. (il ragazzo che si fa tagliare i capelli), Eriq La Salle (Darryl Jenks), Vondie Curtis-Hall (bibitaro alla partita di basket), Samuel L. Jackson (Rapinatore), Tobe Hooper (Ospite alla festa) li trovate invece ai rispettivi link.

James Earl Jones interpreta il Re Jaffe Joffer. Americano, lo ricordo per film come Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, L'esorcista II - L'eretico, Caccia a Ottobre Rosso, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Rogue One, Star Wars: L'ascesa di Skywalker e a serie come Una famiglia del terzo tipo, La vita secondo Jim, Due uomini e mezzo, Dr. House, The Big Bang Theory; come doppiatore ha lavorato in Guerre stellari, L'impero colpisce ancora, Il ritorno dello Jedi, Il re leone e I Simpson. Ha 90 anni.


Arsenio Hall
interpreta Semmi (ma anche Morris, la ragazza bruttissima al bar e il Reverendo Brown). Americano, ha partecipato a film come Ghost - Fantasma e a serie quali Alfred Hitchcock presenta e Più forte ragazzi; come doppiatore ha lavorato in The Real Ghostbusters. Anche produttore, sceneggiatore e cantante, ha 65 anni.


Frankie Faison
interpreta l'affittacamere. Americano, ha partecipato a film come Il bacio della pantera, Brivido, Manhunter - Frammenti di un omicidio, Mississippi Burning - Le radici dell'odio, Il silenzio degli innocenti, Hannibal, Red Dragon, The Grudge e a serie quali I langolieri e Luke Cage. Ha 71 anni.


John Amos
interpreta Cleo McDowell. Americano, ha partecipato a film come 58 minuti per morire, Diamanti grezzi e a serie quali A-Team, Hunter, La signora in giallo, I Robinson, Willy, il principe di Bel Air, Walker Texas Ranger, Oltre i limiti, My Name is Earl e Due uomini e mezzo. Anche sceneggiatore e produttore, ha 81 anni e un film in uscita.


Per il ruolo del re era stato preso inizialmente in considerazione Sidney Poitier. Anche a Paul Gleeson, così come a Don Ameche e Ralph Bellamy, era stato chiesto di riprendere il ruolo che aveva in Una poltrona per due, ma l'attore è stato costretto a rifiutare perché già impegnato sul set di Trappola di cristallo. Ovviamente, adesso aspettiamo Il principe cerca figlio ma, se Il principe cerca moglie vi fosse piaciuto, recuperate già Una poltrona per due anche se siamo fuori stagione! ENJOY!

domenica 14 luglio 2019

Non aprite quella porta - Parte 2 (1986)

Siccome ne hanno mostrato degli spezzoni nel recente La bambola assassina, in questi giorni ho recuperato Non aprite quella porta - Parte 2 (The Texas Chainsaw Massacre 2), diretto e co-sceneggiato nel 1986 dal regista Tobe Hooper.



Trama: dieci anni dopo gli eventi accorsi nel primo film, la famiglia di cannibali texana torna a mietere vittime, nonostante la presenza di un tenente timorato di Dio alle calcagna...



Tante volte, l'ignoranza. Ero convinta che Hooper avesse diretto Non aprite quella porta - Parte 2 subito dopo aver realizzato il primo capitolo della saga, invece sono passati ben dodici anni e il regista nel frattempo si è dedicato a film dal successo variabile, come gli ancora grezzi Il tunnel dell'orrore o Quel motel accanto alla palude, lo spielberghiano Poltergeist: Demoniache presenze e il televisivo, tediosissimo Le notti di Salem. In dodici anni è cambiato molto anche l'horror, che negli anni '70 era espressione del terrore americano relativo ai cambiamenti sociali, alle guerre, al "nemico in casa", mentre negli anni '80 è diventato un po' più baracconesco e divertente, due aggettivi che calzano perfettamente a Non aprite quella porta - Parte 2. Prendete il pre-finale di Non aprite quella porta, quello in cui la povera final girl strilla come un aquilotto mentre davanti a lei si consuma la cena più grottesca della storia del cinema, e tiratelo fino a stenderlo per un metraggio di un'ora e quarantun minuti di personaggi sopra le righe, protagonista interpretato da Dennis Hopper su tutti, e avrete un'idea di cosa sia questo secondo capitolo della saga. Dove Non aprite quella porta era subdolo, schiacciato dall'accecante luce del sole, sporco e violentissimo ma anche contenuto, soprattutto all'inizio, la seconda parte è invece chiassosa fin dalle prime sequenze e percorre il filo sottile dell'autoparodia presentandoci due ragazzetti totalmente strafatti che pretendono di far casino in un Texas zeppo di cliché (pistole selvagge, ignoranza bucolica, premi culinari di dubbio gusto, squallore come se piovesse, cappelli da bifolco) prima che arrivino Leatherface e compagnia a metterli a tacere definitivamente. Da lì, il film si snoda seguendo le indagini della presentatrice radiofonica Stretch e del bigotto tenente Lefty, zio di due dei protagonisti della prima pellicola, pronto ad esigere giustizia sommaria al grido di "chi di motosega ferisce, di motosega perisce". E qui casca l'asino.


Non aprite quella porta - Parte 2 segnerà anche il ritorno dei cosiddetti "massacri con la motosega" ma quest'ultima nel 70% delle scene viene solo agitata a vuoto o utilizzata per tagliare cose più che persone. Non è che manchino i momenti disgustosi, per carità: tra facce strappate, martellate che fracassano crani, interi muri che nascondono frattaglie sanguinolente e altre simpatiche aberrazioni, il film non si propone come spettacolo per i deboli di stomaco, tuttavia si tratta spesso di una violenza e un gore così estremizzati da rasentare il ridicolo, inoltre si è cercato di dare una personalità ai membri della famiglia Sawyer, il che non sempre è un bene. Il Leatherface degli anni '70 era terrificante perché era semplicemente una furia urlante ed imprevedibile, tenuto a malapena a bada da un branco di creature all'apparenza più "normali" ma folli quanto lui, con l'aggravante di quel nonno dal sembiante decisamente "sbagliato", il tassello mancante per scatenare una pazzia senza ritorno. Qui Leatherface, con tutto il dovuto rispetto, è un coglione affamato di patata e va bene che la patata in questione è quella della splendida Caroline Williams ma, insomma, un po' di dignità. Accanto a un Leatherface fantozziano spiccano inoltre il ciarliero patriarca di Jim Siedow e un Bill Moseley (qui al suo primo ruolo importante) che ruba la scena praticamente a chiunque saltando, strillando, facendo vocette, grattandosi la testa nei modi più disgustosi del mondo e ricoprendo di insulti le malcapitate vittime. Col tempo, Dennis Hopper è arrivato a dichiarare che, assieme a Super Mario Bros., Non aprite quella porta - Parte 2 è il film più brutto al quale abbia mai partecipato e non stento a crederci, più che altro non posso dargli torto. Considerato che gli effetti speciali di Tom Savini sono spettacolari ho visto ben di peggio e se guardato con l'ottica giusta (desiderio di supercazzole vintage estive) sarebbe anche un film esilarante, ma personalmente da un Texas Chainsaw Massacre pretenderei un po' più di serietà.


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato QUI. Dennis Hopper (Tenente "Lefty" Enright), Caroline Williams (Vanita "Stretch" Brock) e Bill Moseley ("Chop-Top" Sawyer) li trovate invece ai rispettivi link.


Jim Siedow, che interpreta Drayton Sawyer, era già comparso in Non aprite quella porta nei panni del vecchio. L'idea originale per Non aprite quella porta - Parte 2 era quella di avere un'intera città di cannibali e di parodiare il film Motel Hell (già parodia del primo film di Hooper) ma i produttori hanno poi deciso diversamente. Come scritto in più parti nel post, Non aprite quella porta - Parte 2 è il seguito di Non aprite quella porta, che ha aperto la strada a tutto quello che è conseguito: Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta IV, Non aprite quella porta 3D e
Leatherface - Il massacro ha inizio per quanto riguarda la timeline "originale", poi ci sono Non aprite quella porta del 2003 e Non aprite quella porta: L'inizio, remake e sequel dello stesso. Non vi bastasse ancora, potreste sempre recuperare La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. NJOY!



lunedì 28 agosto 2017

Tobe Hooper (1943 - 2017)


Quante estati passate a guardare The Mangler. So che è brutto ricordarti per questo e non per Non aprite quella porta ma uno dei primi amori, per quanto trucido, non si scorda mai. You'll be missed.

domenica 22 novembre 2015

Non aprite quella porta (1974)

Lo scorso 7 novembre è venuta a mancare un'icona horror come Gunnar Hansen e in tale occasione ho deciso di rendergli omaggio guardando il film che lo ha consacrato ad imperitura memoria, Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre), diretto e co-sceneggiato nel 1974 dal regista Tobe Hooper. Se fate parte del pugno di lettori che si dilettano a leggere questo blog ormai avrete capito che lo slasher non è proprio il mio genere. Sarete quindi stupiti di sapere che Non aprite quella porta è uno di quei film che non mi stancherei mai di riguardare, per quanto mi faccia male, male, male da morire ogni volta che la sua perversione, follia e cattiveria mi vengono sbattute in faccia. E siccome ogni critico cinematografico horror che si rispetti ha detto la sua su ciò che sta dietro al film, sulle tecniche utilizzate da Hooper, sul periodo storico in cui la pellicola è stata girata e sulla grandissima influenza di Non aprite quella porta sul cinema che è seguito, vi inviterei a leggere i saggi di chi ne sa molto più di me e a stare attenti agli SPOILER perché il mio sarà un post per nulla tecnico e molto "de panza".


Trama: durante un viaggio in furgone, cinque ragazzi incappano in una famiglia di folli cannibali e vengono coinvolti in un sanguinoso incubo...


Ah, il Texas degli anni '70, che meraviglia. Cimiteri violati, corpi in decomposizione illuminati dai flash di una macchina fotografica, cadaveri dissotterrati e ricomposti in pose plastiche e fantasiose, armadilli morti sulle superstrade e un caldo talmente torrido che anche a novembre mi ritrovo a grondare sudore guardando Non aprite quella porta. Con questi presagi di morte neanche troppo sottili Tobe Hooper fin dall'inizio pare volerci dire che, per la nostra salute mentale, sarebbe meglio non sapere quello che è successo alla giovane Sally e ai suoi amici e forse sarebbe anche meglio uscire dal cinema o spegnere la TV, così come i protagonisti dovrebbero fuggire dal puzzo di carne macellata che impesta tutta quella parte del Texas, attaccandosi a capelli e vestiti come se la morte viaggiasse a mo' di carogna sulle loro spalle. Ma si sa, l'essere umano pecca di voyeurismo ed eccessiva curiosità e noi non possiamo fare a meno di salire sul torrido furgone assieme ai protagonisti e avvicinarci, allegri e spensierati, all'appuntamento con la morte. Non sarà un bel viaggio, tra l'effettiva antipatia dei protagonisti (Sally e i suoi amichetti carini sono odiosi da morire ma il fratello di lei, comprensibilmente incattivito dal fatto di essere paraplegico, forse è anche peggio) e gli inquietanti figuri che popolano le strade del Texas, primo fra tutti l'imprevedibile autostoppista che i nostri caricano con ammirevole sprezzo del pericolo, una sorta di folle e sanguinario messaggero di morte col compito di infastidire ed inquietare lo spettatore, predisponendolo a temere il peggio. E il peggio arriva nelle vesti del "festeggiato" Gunnar Hansen, alias Leatherface, protagonista di una delle scene più efficaci della storia del cinema horror.


Dal momento in cui compare Leatherface per me Non aprite quella porta diventa un delirio di terrore non tanto visivo, quanto uditivo. In effetti, se ci si pensa, la prima apparizione del "mostro" non coincide con una mattanza splatter quanto con un urlo, un atto di violenza neppure troppo efferato e, soprattutto, con il colpo fortissimo di una porta scorrevole che si chiude, celando di fatto agli occhi dello spettatore gli indicibili orrori a cui andrà sicuramente incontro la prima vittima di Leatherface. Da quel momento in poi, i grugniti di Gunnar Hansen, il suono della famigerata motosega e gli strilli terrorizzati e disperati della povera Sally (e dell'amica che avrà la sfortuna di precederla finendo appesa a un gancio da macellaio) saranno la colonna sonora della pellicola, un crescendo di suoni sempre più stridenti capaci di richiamare alla mente dello spettatore, assieme alle folli scenografie messe in piedi dai realizzatori, tutte le nefandezze che Hooper ci lascia solo intuire, senza mostrarci, condecendosi solo una volta al salto sulla sedia gratuito (non aprite quel congelatore più che Non aprite quella porta...); regia e montaggio, serrati e "grezzi", ci avvolgono nelle spire di un incubo claustrofobico nel quale non esistono salvezza o vie di fuga dalla follia che sta attanagliando il Texas. L'apice dell'orrore è la concitata, grottesca scena finale in cui Sally viene costretta ad "andare a cena" con la famiglia di assassini cannibali capitanata dal terrificante nonno mummificato; la sequenza durerà sì e no 10 minuti ma agli occhi dello spettatore ormai annichilito dall'orrore e dall'angoscia sembra interminabile e fa realmente venire voglia di andare lì per uccidere finalmente Sally e liberarla dalle sofferenze piuttosto che aspettare che lo faccia il nonno, che gioca coi nervi scoperti di tutti i coinvolti con quei terribili colpi di martello incapaci di andare a segno.


La fuga di Sally è, a mio avviso, un altro pezzo di grande Cinema. Dopo i lazzi maligni della famiglia cannibale, le urla disperate della protagonista e i suoni metallici del martello, con un ultimo fragore di vetri infranti la ragazza lascia la sala da pranzo buia, sanguinosa e maleodorante e praticamente "rinasce", cadendo pesantemente sulla nuda terra baciata da un sole accecante. In quel momento Non aprite quella porta si "ferma", godendo di un attimo di silenziosa sospensione in cui tutte le speranze dello spettatore e della protagonista si cristallizzano in un momento di ottimistica quiete. E' solo un attimo, ovviamente, ché la fuga di Sally mica è finita lì. Un attimo in cui allo spettatore ormai sfiancato viene concesso di riprendere fiato prima dell'ultimo, rumorosissimo rush di motosega verso l'inevitabile conclusione; dovessi dire la verità, il pre-finale è l'unico punto debole di Non aprite quella porta, forse perché manca sia della ferocia delle prime due, inaspettate apparizioni di Leatherface (non ho citato la scioccante apparizione nel bosco ma è lì che comincia davvero l'incubo ininterrotto), sia perché si ritrova in mezzo a due sequenze indimenticabili e magistrali. Quel maledetto suono di motosega, infatti, accompagna il "balletto" finale di un Leatherface frustrato ed impazzito, talmente colmo di insoddisfatta ferocia che sembra quasi voler tagliare la luce del tramonto e tutto il Texas, ancora e ancora, finché lo Stato e persino il mondo intero non saranno caduti sotto i colpi della sua arma. E' una fortuna che arrivino i titoli di coda a troncare brutalmente quel suono apparentemente senza fine, perché a me succede sempre di concludere la visione di Non aprite quella porta frastornata, senza respiro e tremante. Con la voglia matta di dare un bacio sulla fronte a Tobe Hooper e ricominciare da capo a farmi del male, ovviamente.


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato QUI mentre Marilyn Burns, che interpreta Sally, la trovate QUA.

Edwin Neal interpreta l'autostoppista. Americano, ha partecipato a film come JFK: Un caso ancora aperto e a serie come Power Rangers, Power Rangers Zeo, Power Rangers Turbo, Power Rangers in Space e Power Rangers Lost Galaxy; come doppiatore, ha lavorato per serie come Gatchaman, la battaglia dei pianeti e Il mistero della pietra azzurra. Anche sceneggiatore e produttore, ha 70 anni e un film in uscita.


Gunnar Hansen interpreta Leatherface. Islandese, ha partecipato a film come Campfire Tales, Mosquito, Reykjavik Whale Watching Massacre e Non aprite quella porta 3D. Anche sceneggiatore, è morto il 7 novembre di quest'anno, all'età di 68 anni.


John Larroquette (vero nome John Edgar Bernard Larroquette Jr.) è il narratore. Americano, ha partecipato a film come Il bacio della pantera, Ai confini della realtà, Appuntamento al buio, Roba da matti, JFK - Un caso ancora aperto, Richie Rich - Il più ricco del mondo, Il cavaliere del male, Non aprite quella porta, Beethoven 5, Non aprite quella porta: l'inizio e a serie come Il tenente Kojak, Fantasilandia, Mork & Mindy, Dallas, Dr. House e CSI: NY; come doppiatore, ha lavorato per serie come Phineas & Ferb. Anche regista e produttore, ha 67 anni e un film in uscita.


Paul A. Partain, che interpreta il paraplegico Franklin, sarebbe tornato per una breve guest appearance in Non aprite quella porta IV, con Matthew McConaughey e Renée Zelwegger, uno dei molti sequel, prequel e remake della pellicola originale. Gli altri sono Non aprite quella porta - Parte 2, sempre diretto da Tobe Hooper, Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta, Non aprite quella porta: L'inizio e Non aprite quella porta 3D, ai quali dovrebbe aggiungersi l'anno prossimo il prequel Leatherface, diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Nell'attesa, se Non aprite quella porta vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. ENJOY!



martedì 15 luglio 2014

NOTTE HORROR 2014: The Mangler - La macchina infernale (1995)


Finalmente è arrivato il mio turno di partecipare alla Notte Horror - Blog Edition indetta dal solito gruppetto di folli blogger al quale mi pregio di appartenere! Non vedevo l'ora infatti di parlare di uno dei film che più mi aveva colpita in quelle folle notti de paura, ovvero The Mangler - La macchina infernale (The Mangler), diretto nel 1995 da Tobe Hooper e tratto dal racconto Il compressore di Stephen King, contenuto nella raccolta A volte ritornano.


Trama: alla lavanderia Blue Ribbon succedono orribili e sanguinosi incidenti ogni volta che i dipendenti si avvicinano troppo al mangano. Un detective si mette ad indagare e scopre un terribile segreto...


The Mangler all'epoca mi aveva sconvolta, non ci avevo dormito la notte. Era stato eletto subito (complici la presenza di Englund e il nome Stephen King) come uno dei miei horror preferiti e devo avere consumato la cassetta a furia di riguardarlo, tanto che posso tranquillamente citare dialogo per dialogo la prima ventina di minuti. Dopo i quali il film diventa fuffa, sia chiaro, ma da ragazzina non lo capivo mica. The Mangler parte infatti col botto, annichilisce lo spettatore con fiumi di sangue, vecchie ridotte a stracci (giuro!!), urla come se gli attori non avessero un domani e, su tutto, il terribile Robert Englund che incombe sui poveri dipendenti come un ave caroñero sbraitando improperi contro quella "stupida vacca" della Signora Frawley prima di concupire con occhio (uno) voglioso una delle giovani impiegate. E il film potrebbe finire lì. O, meglio, potrebbe andare avanti a pezzi, saltando direttamente agli altri due o tre momenti tremendamente gore ed evitando tutto il contorno fatto di pippe mentali del protagonista, il solito poliziotto abbattuto dal diludendo di un passato di morte e sfiga, incazzoso come un'ape, ignorante come una capra di Biella e stranamente non alcoolizzato (però è zoppo, gobbo e quando si stupisce un'occhio diventa più grande dell'altro, tipo Popeye). Eh sì, avrete capito che, tolto il povero Englund che gigioneggia come al solito, coperto da un trucco che lo rende più che orrendo e che sembra stato ripreso, in alcuni dettagli, dritto dal BELLISSSSSSSSIMO Le notti proibite del Marchese De Sade, il resto del cast va dal livello guitto a quello imbarazzante e questo vale sia per i protagonisti che per le comparse: evidentemente, anche prendere il Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti e schiaffarlo a fare il protagonista non si è rivelata un'idea geniale, col senno di poi.


Ed è buffo che sia proprio Englund, assieme al gore, a salvare The Mangler dalla caterva di insulti che meriterebbe visto che, di fatto, tutto il plot del patto col Diavolo e la saggia massima "non fidarti della gente a cui manca un pezzo di corpo" sono stati aggiunti per rimpolpare un racconto che era interamente basato su sfigatissime coincidenze, dannosa incompetenza... e finiva in modo tale da provocare altro che UNA notte insonne. Almeno un mese. La sceneggiatura, scritta a tre mani dallo stesso Hooper, Stephen Brooks e Harry Alan Towers (sceneggiatore, tra l'altro, di Dieci piccoli indiani trinceratosi, chissà perché, dietro lo pseudonimo di Peter Welbek), è un tentativo noiosissimo e raffazzonato di allungare la broda, con dialoghi imbarazzanti, concetti ripetuti allo sfinimento e personaggi che non sanno, per dirla alla Guzzanti, né quando stanno andando né quando stanno facendo su questa Tèra. E la finisco qui altrimenti Zio Tibia mi da tante di quelle cartelle che mi leva dal mondo, facciamoci una bella iniezione di nostalgia e ricordiamoci perché The Mangler merita comunque un posticino nel mio cuore. Perché pare che Tobe Hooper abbia abbandonato il film quasi completato lasciandolo in mano a tale Avant Singh, non accreditato. Perché il doppiatore di Englund è un porcone ringhiante. Perché fa più paura il vecchio fotografo impiccione del mangano. Perché i due protagonisti si sfondano di cibo come se non avessero un domani (ed effettivamente...). Perché una signora si ritrova una ghiacciaia in un giardino, non sua, e la lascia lì, senza chiedersi perché né trovarle un posto più consono. Perché una ghiacciaia, sempre lei, la esorcizzi a martellate ma un mangano col razzo. Perché, per liberarsi dalla stretta di una stiratrice, è molto più semplice prendere a revolverate l'orlo dell'impermeabile invece di toglierselo di dosso. Perché Robert Englund riesce a diventare uno dei migliori Robot Transformer di sempre. Perché l'attrice che interpreta Shelly, sul finale, passa dall'essere scialba al semplicemente imbarazzante. Vedere per credere. Ciao, zombetti!!!


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato qui. Robert Englund, che interpreta William "Bill" Gartley, lo trovate invece qua.

Ted Levine (vero nome Frank Theodore Levine) interpreta John Hunton. Americano, indimenticabile Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti, ha partecipato a film come Heat - La sfida, Flubber - Un professore tra le nuvole, Wild Wild West, Evolution, Fast and Furious, Memorie di una geisha, Le colline hanno gli occhi, Shutter Island e a serie come Monk. Ha 57 anni e cinque film in uscita.


Riguardandolo per l'occasione ho capito che su Notte Horror andava in onda la normale versione R-Rated ma ne esiste anche un'altra, la Director's Cut con qualche dettaglietto gore in più, soprattutto quando il mangano ci da dentro a stirare gente. Esistono anche, ahimé, due seguiti della pellicola, The Mangler 2 del 2002 (Lance Henrikssen compare come guest star ma come il film possa essere definito seguito non si sa visto che il demone diventa un virus del computer...) e The Mangler Reborn del 2005 (la guest star stavolta è Reggie Bannister e il film ha di nuovo il mangano come protagonista), entrambi usciti direttamente sul mercato dell'home video: mi si dice che il Reborn sia meglio del 2 ma, per amore dell'originale, non ho alcuna voglia di recuperarli! Meglio invece guardare Christine - La macchina infernale... o tutti gli altri film di cui abbiamo parlato e parleremo nella nostra Notte Horror, dei quali segue l'elenco. ENJOY!

GIA' PUBBLICATI:
Dovevi essere morta su Il giorno degli zombi
Mimic su Non c'è paragone
Brivido su Solaris
Vamp su Montecristo

IL PROGRAMMA COMPLETO!



mercoledì 5 febbraio 2014

Il Bollalmanacco On Demand: Le notti proibite del Marchese De Sade (1993)

Ho un senso dell'umorismo alternativo.
Anche Tobe Hooper mi sa.

L’appuntamento con la rubrica On Demand di oggi verte su uno degli abomini della mia adolescenza, nella fattispecie Le notti proibite del Marchese De Sade (Night Terrors), diretto nel 1993 dal regista Tobe Hooper e richiesto in questo post da Death de Il braccio della morte che, evidentemente, condivide una lontana parentela con il marquis del titolo italiano, non si spiega altrimenti. Il prossimo film su richiesta sarà invece Il bosco fuori… speriamo bene! ENJOY!

La locandina incriminata ed ingannevole
Trama: Genie è una twentysomething che arriva ad Alessandria d’Egitto per far visita a suo padre, archeologo beghino. Suo malgrado, la demente verrà coinvolta nelle trame di un culto che si rifà agli insegnamenti (??) del marchese De Sade.


Le notti proibite del Marchese De Sade incarna uno di quei momenti epici che tutti hanno vissuto almeno una volta durante l'adolescenza. All'epoca io e un'amica passavamo i pomeriggi piovosi a guardare horror, sfruttando la potenza della tessera del videonoleggio e, un giorno, ci era capitato di vedere tra i vari titoli questo fantomatico Night Terrors, diretto da Tobe Hooper (uuh, quello di The Mangler, quello di Non aprite quella porta, uuh!!!), con in copertina serpenti zannuti, fiamme e quant'altro. Ovviamente l'avevamo subito affittato e non avete idea delle facce che abbiamo fatto quando sullo schermo era comparso il titolo Le notti proibite del Marchese De Sade. "No, ci siamo sbagliate! Abbiamo affittato un porno! Che due sfigate!!" "Aspetta, però è diretto da Tobe Hooper e c'è Robert Englund... è questo: AVRANNO SBAGLIATO A SCRIVERE IL TITOLO PRIMA" (beata ingenuità!!). Inutile dire che, finita la visione, avevamo giurato solennemente che mai più avremo guardato nuovamente una simile bruttura e invece, complici i miei racconti sconcertati, mi è toccato riguardarla già una volta assieme al mio incredulo migliore amico e adesso l'ho riguardata per la terza volta. Basta. Scritta la recensione, camurrìa finita, spaccherò con queste mani il DVD  che contiene il file così da evitare ogni ricaduta. Perché la visione di Le notti proibite del Marchese De Sade è una tortura ogni volta peggiore. Come diceva Putignani, "Inseguitemi un po'!".

L'espressività.
Il film inizia con Englund che "consiglia di cuore" il pubblico di farsi frustare sui piedi da un nerboruto pelatone, sulle note della Kubrickiana Ouverture della Gazza ladra di Rossini. "Forse dovreste immergere la frusta nell'aceto" consiglia il garrulo Robert, conciato come il conte Uguccione. Mi interrompo un attimo: Robert Englund, nonostante tutto questo, è bellissimo da vedere struccato ed è l'attore migliore presente sul set perché i responsabili del casting hanno tirato fuori dagli scantinati i peggio cani presenti a Hollywood e gli adattatori italiani hanno riesumato i peggiori doppiatori in circolazione. Non ci credete? Allora, la protagonista è stata sicuramente scelta SOLO per il seno e il culo prominenti perché non azzecca un'espressione che sia una; per fare un banalissimo esempio, ogni volta che viene mostrata preda degli effetti della droga sembra sul punto di vomitare della peperonata. Il padre si vede di meno ma non per questo è più bravo, perché vaga per il set con le stesse aggraziate movenze che avrebbe un tacchino con problemi di deambulazione, mentre gli altri membri del cast suscitano solo un'ilare pietà: l'israeliano Juliano Mer-Khamis si è indubbiamente creato un posto di nicchia nell'ambito del trash cavalcando nudo in mezzo alle dune durante uno dei sogni "perversi" o proibiti della protagonista e per il modo "sottile" in cui avrebbe dovuto interpretare il traviatore di fanciulle, toccandosi il pacco e sistemandosi i pantaloni ad ogni apparizione sullo schermo. Che voto diamo quindi al cast? 4 + e solo per la presenza di Englund.

Ha comunque fascino quest'uomo
Si dice che dei pessimi attori possano rovinare una bella sceneggiatura, vediamo se la regola vale anche per la pellicola in esame. Le notti proibite del Marchese De Sade non è né un thriller né un horror ma un soft core scemo contaminato da questi altri due generi. Il tema di fondo è la "perversione" della protagonista, una burina ignorante che non conosce De Sade (la domanda Scult che Ella rivolge ad ogni suo interlocutore è: "De Sade... De Sade... ma non è da lui che deriva la parola sadico?") e che va in giro per Alessandria conciata come una battonassa, fine come la carta vetro, attirando su di sé le mire di violentatori e lesbiche da operetta. La fanciullina brama quindi la libertà perché, come una novella Carrie, è stata cresciuta da un padre che, con le sue paturnie religiose, non ha fatto altro che spingerla a voler scopare a destra e manca col primo che capita. Ok, che c'entra però De Sade? Durante il film in poche parole si capisce che 'sta deficiente dev'essere la discendente della donna che ha fatto condannare a morte il povero Marchese e ciò spiegherebbe perché il branco di pornomani, edonisti, drogati (su cui poi torneremo) guidato da uno dei suoi discendenti mirerebbe a privarla dell'innocenza (ma quale, che 'sta qui ha una voglia di Razzo che scansati?) e della vita. Se la cosa finisse qui andrebbe anche bene, il problema è che la sceneggiatura prevede la presenza di un culto pseudo-cristiano, quello dei Naostici, che non si sa bene chi siano o cosa facciano ma che, per qualche motivo, non sopportano De Sade e insomma patapin e patapan boh alla fine ci sono una bilancia, un Cristo, persone decapitate a muzzo, della gente incappucciata che fa tanta paura ad Englund/Freddie Krueger (sì, in alcune scene l'attore utilizza un coltello retrattile e gigioneggia come faceva Freddie con gli artigli) e De Sade che muore per problemi di peso. Forse. Mah. Voto sceneggiatura: 2.
Voto extra per i dialoghi: 1. Dice Paul Chevalier alla protagonista: "Abbiamo fatto TANTO per pervertirti!". Un po' di belino, una fumata di narghilé e la lettura di un libro di De Sade ad una che aveva tanta di quella voglia di scopa' che a momenti violentava persino il padre?? Hai voglia di scherzare...

Momento WTF: Tesori d'Oriente.
Ma parliamo di Tobe Hooper, che cavolo! Vuoi che alla regia e al reparto tecnico non si siano mantenuti su binari più dignitosi? Assolutamente NO. Evidentemente il buon Hooper, a differenza di Kubrick, Ken Russell, persino Tinto Brass, non ha assolutamente idea di come si mettano in scena né la decadenza né quelle disturbanti sequenze che uniscono eros e thanatos. Per non annoiarvi oltre segnalo un paio di scene che mi hanno colpita particolarmente. Nella prima il regista mostra il "punto nevralgico di Alessandria", un covo di nesci (i pornomani, edonisti e drogati di cui sopra) che si riuniscono in uno scantinato per ballare con un retro nascosto dove si fuma il narghilé, i camerieri feticisti ti lavano i piedi, l'immancabile puttanone balla con un pitone tra le gambe e gli ospiti più esigenti possono copulare tra le serpi. Se pensate però che Hooper non possa arrivare a punti più bassi vi sbagliate perché OGNI scena di "sesso" è girata come uno spot di Tesori d'oriente, avete presente quello in cui la donnaccia vogliosa ripensa al manzo che s'è copulata la sera prima toccando spasmodicamente una bottiglietta di bagnoschiuma? Ecco, appunto. Ma il massimo della depravazione viene toccato quando un De Sade appeso alla croce lancia rose come Wanda Osiris mentre una donna serpente cerca di approfittare della protagonista che, giuro, si guarda attorno senza capire una mazza. Per quel che riguarda invece gli aspetti teNNici, ne Le notti proibite del Marchese De Sade si fa largo uso di nebbia finta e lucine, vengono riutilizzate le stesse scenografie senza ritegno alcuno e anche alcuni burattini per rendere il tutto più frizzante. Voto regia, fotografia, FX, ecc: 2 con sputi e schifo.


Voto totale film: 3. Come le volte che l'ho guardato. Non fate il mio stesso errore, ché qui siamo oltre i confini del trash.

E va che si tromba, via!
Del regista Tobe Hooper ho già parlato qui mentre Robert Englund, che interpreta sia il marchese De Sade sia Paul Chevalier, lo trovate qua.

Zoe Trilling (vero nome Geralyn Mae Betzler) interpreta Genie. Americana, ha partecipato a film come Amityville Horror - La fuga del diavolo, Dr. Giggles, Hellbound - All'inferno e ritorno, Leprechaun 3 e a serie come Hunter MacGyver. Ha 46 anni.


William Finley (vero nome William Franklin Finley III) interpretail Dr. Matteson. Americano, ha partecipato a film come Il fantasma del palcoscenico, Quel motel vicino alla palude, Fury, Vestito per uccidere, Il tunnel degli orrori e a serie come Sabrina vita da strega, Racconti di mezzanotte e Masters of Horror. Anche sceneggiatore, è morto nel 2012 all'età di 71 anni.


domenica 15 gennaio 2012

I sonnambuli (1992)

Finalmente comincio ad addentrarmi nella mia collezione "vintage" di horror e spuntano fuori titoli come questo I sonnambuli (Sleepwalkers), diretto nel 1992 dal regista Mick Garris e tratto da un racconto inedito di Stephen King. Non lo vedevo da un po' di tempo, ma oggi come allora rimane uno dei migliori.


Trama: Charles e la madre sono due "sonnambuli", una razza di uomini felini che, per sopravvivere, devono cibarsi dell'essenza vitale di giovani vergini. Praticamente invulnerabili, solo il graffio del gatto può ferirli e ucciderli...


I sonnambuli era una delle punte di diamante di Notte Horror, senza se e senza ma, almeno per me. E' vero che da kingomane non sono molto obiettiva quando si parla del Re, ma è anche vero che riesco a riconoscere come la maggior parte dei film tratti dalle sue opere siano delle mezze ciofeche, soprattutto quando di mezzo c'è la mano "santa" di Mick Garris. Eppure, nonostante tutte le sue imperfezioni, questo I sonnambuli mi è sempre piaciuto, tanto che la cassetta si era abbastanza rovinata a furia di riguardarlo di tanto in tanto. Sarà perché scorre rapido e vivace fino alla fine, sarà perché nel 60% delle inquadrature ci sono gatti gnaulanti e io adoro i felini, sarà perché ci troviamo di fronte ad una di quelle pellicole "guest star friendly" dove è possibile vedere interagire tra loro gente come Stephen King, Tobe Hooper, Clive Barker, John Landis, Joe Dante e persino Mark Hamill in piccoli e simpatici ruoli, sarà perché in questo rilassato ed amichevole contesto risulta accettabile anche un omicidio compiuto usando una pannocchia... insomma, forse perché sono un'inguaribile nostalgica ritengo ancora oggi che I sonnambuli sia un valido horror un po' sottovalutato.


Certo, oggettivamente, ha i suoi limiti. Innanzitutto la regia è quasi televisiva, pochi movimenti di macchina, pochi virtuosismi, gran staticità (d'altronde, stiamo parlando di Mick Garris). Gli interpreti, per contro, sono abbastanza validi, con una giovanissima Mädchen Amick praticamente agli esordi costretta nel ruolo della povera verginella sacrificale, un Brian Krause sufficientemente marmoreo per il ruolo che interpreta e un'affascinante Alice Krige nel ruolo della madre di Charles, senza contare un paio di meravigliosi caratteristi come Glenn Shadix e Ron Perlman, purtroppo poco sfruttati. Gli effetti speciali non sono male, il makeup delle creature, due gatti giganti rugosi e senza pelo, è veramente disgustoso e ci sono un paio di scene splatter abbastanza interessanti, anche se la maggior parte di quelli che sembrerebbero omicidi non sono tali, ma solo ferimenti. Incredibilmente curata la colonna sonora: nei titoli di coda c'è la bellissima Boadicea di Enya, adattissima per un horror "malinconico" come questo, la scatenata Do You Love Me e, ovviamente, Sleepwalk.


Al di là quindi dell'aspetto tecnico, obiettivamente direi che I sonnambuli patisce un po' dal punto di vista della storia, soprattutto perché la caratterizzazione dei personaggi è un po' incoerente: madre e figlio (con tutte le perversioni legate alla loro razza, eh, non ultimo il loro rapporto incestuoso) all'inizio vengono mostrati quasi come dei reietti di cui avere pietà e soprattutto Charles parrebbe quasi propenso ad innamorarsi di Tanya, poi verso metà film cambia completamente personalità. Altro personaggio discutibile è quello dello stronzissimo professore interpretato da Glenn Shadix: capisco che un tuo studente ha mentito sul suo paese d'origine, ma da qui a metterlo al muro trattandolo come se avesse ucciso una persona ne passa! Altra cosa assurda, la capacità che ha il giovane Charles di cambiare col pensiero non solo il colore della macchina, ma persino il modello. Comodo, quando si è giovani e in cerca di donne!! Ma a parte questo, consiglio I sonnambuli a tutti, soprattutto ai nostalgici che, come me, lo hanno visto a Notte Horror. Gli amanti dell'horror tout court si astengano.


Del regista Mick Garris ho già parlato qui, Ron Perlman (il capitano Soames) invece lo trovate qua.

Brian Krause interpreta Charles. Attore americano che ricordo soprattutto per il ruolo dell'angelo Leo nella serie Streghe, ha partecipato a film come Ritorno alla laguna blu e a serie come Walker Texas Ranger e CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e dieci film in uscita.


Mädchen Amick interpreta Tanya. Anche lei famosa per un ruolo televisivo, ovvero la bistrattata cameriera Shelly Johnson di Twin Peaks, ha partecipato a film come Fuoco cammina con me e a serie come Baywatch, Dawson's Creek, Una mamma per amica, E.R. - Medici in prima linea e CSI: NY. Americana, ha 42 anni.


Alice Krige interpreta la madre di Charles, Mary. Sudafricana, ha partecipato a film come Momenti di gloria e Silent Hill, oltre a serie come La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Six Feet Under e The 4400. Anche produttrice, ha 58 anni e un film in uscita.


Glenn Shadix (vero nome William Glenn Scott) interpreta Mr. Fallows. Caratterista americano che ha avuto l’onore di interpretare l'enigmatico Otho di Beetlejuice e doppiare il folle Sindaco dello splendido The Nightmare Before Christmas, lo ricordo anche per altri film come Il postino suona sempre due volte e Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie. Ha inoltre partecipato a serie come Pappa e Ciccia, Seinfeld, Willy il principe di Bel Air, Hercules, Sabrina vita da strega, E.R. medici in prima linea, doppiato episodi di The Mask, Quack Pack, Mucca e Pollo, Jackie Chan’s Adventures e il delizioso corto burtoniano The World of Stainboy. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2010 per un trauma cranico, all’età di 58 anni.


Come ho già detto, ci sono una marea di guest star in questo film: Stephen King interpreta il custode del cimitero, John Landis e Joe Dante li vedrete assieme come tecnici di laboratorio, Clive Barker e Tobe Hooper come membri della scientifica e, all'inizio, uno dei due sbirri che entra nella casa abbandonata è Mark Hamill, ovvero il Luke Skywalker dei primi Star Wars. Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare altri horror kingiani d'annata, come Cujo o Grano rosso sangue. ENJOY!

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