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martedì 17 maggio 2022

Doctor Strange nel multiverso della follia (2022)

Domenica sono riuscita, finalmente, ad andare a vedere Doctor Strange nel multiverso della follia (Doctor Strange in the Multiverse of Madness), diretto dal regista Sam Raimi.


Trama: Doctor Strange è costretto a difendere America Chavez, ragazza dotata del potere di viaggiare nel Multiverso, da una Wanda Maximoff ormai corrotta dal libro di magia nera Darkhold e intenzionata a riunirsi coi figli perduti...


Lo si aspettava da tanto questo Doctor Strange nel multiverso della follia, per un paio di motivi. Il primo, ovviamente, era il ritorno di Sam Raimi alla regia dopo il (per me) deludente Il grande e potente Oz; Doctor Strange dava parecchie speranze ai fan del regista, non solo per le atmosfere leggermente horror che già avevano permeato il primo capitolo, ma soprattutto perché la famigerata fantasia di Raimi, la sua ricchezza di idee visive, avevano tutto il potenziale per essere perfette nella rappresentazione di un multiverso folle. Il secondo motivo era il multiverso stesso. Loki e What If...? sono stati una grandissima delusione il primo e una bella menata di cojones, interrotta alla terza puntata, il secondo, ma l'idea di Multiverso mutuata dalle letture dei fumetti Marvel a me è sempre piaciuta tantissimo e non vedevo l'ora che venisse presa e trattata come meritava. E poi, terzo motivo, il ritorno di Wanda Maximoff dopo l'adorabile Wanda/Vision. Con tutte queste aspettative, l'ovvio rischio era quello di uscire dal cinema molto ridimensionata, invece Doctor Strange nel multiverso della follia mi ha divertita e soddisfatta per parecchi motivi, pur non essendo privo di difetti. Il primo dei quali è la natura un po' risibile della trama, un canovaccio semplicissimo stiracchiato in due ore per dargli una parvenza di grandeur e che solleva parecchie domande "scomode" che ovviamente rimangono prive di risposta (SPOILER: l'elefante nella stanza è il libro dei Vishanti, talmente potente che si perdono le ore per cercarlo, solo per poi vederselo distruggere in un secondo e sistemare i poteri incontrollabili di America con un "puoi farcela, credo in te". Vabbé dai), mentre il secondo, macroscopico, è la qualità a dir poco altalenante del character building. Anche qui, si va nello SPOILER: al di là della "tentazione" rappresentata da Christine, che dopo essersi vista per 20 minuti scarsi nel primo film, adesso diventa l'unico motivo di felicità per Strange, io non mi capacito del trattamento riservato a Wanda. Per carità, quella dei fumetti non è mai stata un modello di stabilità mentale, ma questa supera ogni livello di follia e, dopo un po', scartavetra i marroni con 'sta storia dei figli, come se una donna bella, potente e intelligente dovesse per forza venire definita dall'essere madre. Di Visione, poveraccio, nessuno parla, forse semplicemente perché il contratto della Disney con Paul Bettany è scaduto. Ciò detto, un bello spreco di potenziale per il personaggio più affascinante della Fase 4 del MCU.

Nonostante tutti questi ovvi difetti, però, Doctor Strange nel multiverso della follia è una visione divertente ed entusiasmante, che a tratti mi ha lasciata a bocca aperta, colma di beata ed ignorante felicità (scusate mai il mio cuore di nerd ha fatto un salto davanti all'arrivo del pelatone rattuso più adorabile di sempre). Non è un film di Raimi, ovvio, è un film del MCU che, a non conoscere il regista, risulta praticamente identico alle altre millemila pellicole prodotte da Kevin Feige, ma in realtà contiene tante belle zampate del "vecchio" Sam, e non parlo solo della comparsata di Bruce Campbell. Le inquadrature sghembe, la velocità con cui la cinepresa si avvicina a un personaggio o un oggetto per poi stravolgere il punto di vista, i jump scare costruiti con cura, le inquietanti soggettive, la quasi totalità delle sequenze aventi per protagonista una Wanda più terrificante di qualunque presenza spettrale in molti horror recenti, un certo gusto per il weird e la realizzazione di una scena musicale di bellezza commovente (a proposito, Danny Elfman è tornato in grande spolvero!) indicano la presenza di un regista dietro la macchina da presa, non di un signor nessuno adibito a zerbino, e nonostante l'ovvia omologazione alla macchina per soldi Disney (humour fastidioso e spesso inopportuno in primis), queste cose traspaiono. Tornando un attimo al tema horror, Raimi e Wanda, ho apprezzato tantissimo non solo l'interpretazione della Olsen, che si mangia quasi letteralmente gli altri attori, Cumberbatch compreso, ma anche la serietà con cui il regista ha cercato di trasformarla sia miglior villain del MCU di sempre che in un orrore da non dormirci la notte; echi di Carrie e di Drag Me to Hell vengono dati in pasto allo spettatore assieme ad un paio delle morti più (s)gradevoli e spettacolari della saga, tanto che la strizzata d'occhio ai Marvel Zombies è una bambinata rispetto all'angoscia di una Wanda la cui realtà viene travolta da una presenza "altra" che ne annulla completamente la volontà, trasformandola in un mostro. Il resto, ovviamente, è tutto worldbuilding fatto di serie, film passati e futuri, scene post credit grazie alle quali sappiamo che Doctor Strange tornerà e tutto il resto del carrozzone, che può piacere o meno. Al momento, a me piace ancora, anche se onestamente sto cominciando a faticare a stare dietro a tutti film e le serie indispensabili per capirci qualcosa (a tal proposito, qualcuno mi spiega perché lo Stregone Supremo è Wong e non Strange, quando il mago cinese sarà anche simpatico ma palesemente meno abile? Mi sono persa qualcosa...)!


Del regista Sam Raimi ho già parlato QUI. Benedict Cumberbatch (Dottor Stephen Strange), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff /Scarlet Witch), Chiwetel Ejiofor (Barone Mordo), Benedict Wong (Wong), Rachel McAdams (Dr. Christine Palmer), Julian Hilliard (Billy Maximoff), Michael Stuhlbarg (Dr. Nic West), Hayley Atwell (Captain Carter), John Krasinski (Reed Richards), Patrick Stewart (Professor Charles Xavier), Charlize Theron (Clea) e Bruce Campbell (Pizza Poppa) li trovate ai rispettivi link. 


Anson Mount era già comparso come Black Bolt nella sfortunata serie Inhumans mentre Lashana Lynch, che qui interpreta una versione di Captain Marvel, nel film omonimo era Maria Rambeau. A tal proposito, se Doctor Strange nel multiverso della follia vi fosse piaciuto, o se volete vederlo, non impazzite a recuperare tutto: vi bastano giusto Doctor Strange, Wanda/Vision e, se proprio siete pignoli, Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame e Spiderman: No Way Home. ENJOY!


venerdì 18 giugno 2021

The Conjuring - Per ordine del diavolo (2021)

Un horror visto al cinema, finalmente. Mi commuovo. Anche per questo sarò indulgente nel parlare di The Conjuring - Per ordine del diavolo (The Conjuring - The Devil Made Me Do It) del regista Michael Chaves.



Trama: Anni '80. Dopo avere assistito all'esorcismo del piccolo David Glatzel, i coniugi Warren vengono coinvolti in un caso di omicidio indotto da una possessione...


Mi perdonerete se non sono riuscita a riguardare i primi due capitoli della saga e se, di conseguenza, il post sarà abbastanza lacunoso per quanto riguarda i confronti tra film, ma ovviamente il tempo è quel che è e ancor grazie che sia riuscita ad andare a vedere al cinema Per ordine del diavolo. L'ultima avventura dei coniugi Warren cinematografici mi è piaciuta abbastanza, per inciso, forse perché finalmente sono tornata a vedere un horror su schermo gigante, in una sala buia e con un audio degno di questo nome, tutte cose che hanno contribuito, assieme al tema "possessioni", ad accrescere la tensione provata guardando il film, che stavolta non è più legato all'ambito "case stregate" ma si rifà ad un altro episodio di cronaca dell'occulto, ovvero la storia vera di Arne Johnson. Costui, nel 1981, ha realmente ucciso il suo padrone di casa ubriaco, su questo non ci piove, ma il suo caso ha suscitato scalpore perché Johnson è stato il primo uomo, in America, ad aver tentato come attenuante quella della possessione demoniaca; presente all'esorcismo del piccolo David Glatzel (durante il quale c'erano anche i Warren veri), pare che Johnson sia stato posseduto dallo stesso demone che infestava il bambino e che sia stata proprio l'entità a cambiarlo e spingerlo ad uccidere. Ovviamente il giudice non ha accettato l'attenuante e Johnson è stato condannato, ciò non toglie che questo è sicuramente un precedente interessante e perfetto da portare su schermo come thriller sovrannaturale, imperniato sulle indagini di due Warren più investigatori del solito e su una battaglia contro un villain misterioso, legato al culto satanico già visto in Annabelle ed ispirato all'isteria satanista esplosa negli States durante gli anni '80.


The Conjuring - Per ordine del diavolo
tocca dunque parecchi stili di racconto; comincia con un deflagrante esorcismo dove i riferimenti al film di Friedkin si sprecano e dove il piccolo Julian Hilliard si riconferma uno dei piccoli attori più bravi del momento, smorza un po' l'horror trasformandosi in thriller sovrannaturale (dove non mancano, tuttavia, zampate inquietantissime) e si concede persino un po' di court drama, ché lo scopo dei Warren è quello di evitare la pena di morte al povero Arne Johnson, per poi tornare a sfoggiare atmosfere quasi gotiche sul finale. Il risultato è sicuramente inferiore ai primi due The Conjuring, perché manca la mano originale di Wan e si vede, ma Michael Chaves si è fatto le ossa e, se non altro, non ci troviamo davanti a un pasticcio noioso come La Llorona (rivedrei giusto un po' il casting e il ruolo dei preti, più che inutili). C'è da dire che, a differenza che negli spin-off del Conjuringverse, i film "principali" sono graziati dalla presenza di Patrick Wilson e Vera Farmiga, che tornano ad abbracciare i ruoli di Ed e Lorraine Warren con classe e partecipazione, tanto che, alla fine, allo spettatore importa più dell'affiatatissima coppia di coniugi (con tutti i loro ricordi, i loro piccoli cenni d'affetto, cravatte e gonne coordinate, gli sguardi complici) che delle famiglie o dei singoli che richiedono il loro intervento. Nell'attesa di poter, un giorno, affrontare una bella maratona Conjuring, dichiaro promosso il terzo capitolo e spero sia solo il primo di una lunga serie di film da poter tornare a vedere al buio di una sala cinematografica.


Del regista Michael Chaves ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Ed Warren), Vera Farmiga (Lorraine Warren) e Julian Hilliard (David Glatzel) li trovate invece ai rispettivi link. 


Ad interpretare l'ex prete Kastner c'è l'attore australiano John Noble, indimenticato Denethor della saga Il signore degli anelli. Il film segue direttamente le vicende di L'evocazione - The Conjuring e The Conjuring - Il caso Enfield ma se volete una visione d'insieme del cosiddetto Conjuringverse vi conviene recuperare anche Annabelle, Annabelle 2: Creation, Annabelle 3, The Nun - La vocazione del male e La Llorona - Le lacrime del male, mentre se il caso di Arne Johnson vi interessa potete recuperare The Demon Murder Case, che parla dello stesso argomento. ENJOY!

mercoledì 26 febbraio 2020

Color Out of Space (2019)

Non so come ho potuto permettermi di aspettare così tanto per vedere Color Out of Space, diretto e sceneggiato nel 2019 dal regista Richard Stanley partendo dal racconto Il colore dallo spazio di H.P.Lovecraft.


Trama: dopo che un meteorite si schianta sul suolo della proprietà dei Gardner, la flora e la fauna dei dintorni cominciano a mutare e lo stesso vale per la mente degli abitanti della casa...



Non sono affatto un'esperta di Lovecraft, di cui avrò letto sì e no una decina di racconti, probabilmente i più conosciuti, ma sono familiare con le sue atmosfere e apprezzo molto tutte le opere che omaggiano a piene mani lo scrittore di Providence (mi vengono in mente tra le mie preferite Il seme della follia di Carpenter, il racconto N di Stephen King, ovviamente i fumetti Neonomicon e Providence di Alan Moore, giusto per citarne qualcuna). In questo caso, parliamo proprio di un film che adatta una delle opere più famose di Lovecraft, per anni considerata "infilmabile" anche se ci sono stati parecchi registi che ci hanno provato, e il risultato, visto con gli occhi di una quasi profana, è un horror con le contropalle che mette angoscia dall'inizio alla fine, qualcosa che contrasta con quel delizioso rosa shocking utilizzato per incarnare il "colore" e con una delle cose più tenere e morbide del mondo: gli alpaca. Nell'apparente idillio bucolico di una famiglia radicata in città che desidera sperimentare "la campagna" onde superare il trauma del cancro al seno di mammà (ovviamente, tutto deciso da papino, ché il più traumatizzato dalla cosa è lui) entra a gamba tesa un asteroide che prima crea una voragine nel giardino dei Gardner e poi scompare, lasciando dietro di sé l'orrore cosmico. Passano i decenni e, se i personaggi di Lovecraft non avevano gli strumenti per difendersi dall'incomprensibile ignoto, la loro versione moderna sceglie di fare orecchie da mercante per non essere costretta ad affrontare l'ennesimo fallimento di una vita che DEVE necessariamente essere perfetta. Il narratore esterno, unica voce della ragione, ci prova ad avvertirli, forte di inconfutabili prove scientifiche; il custode del terreno, già bruciato da droghe psicotrope, non ci pensa nemmeno e accetta l'inevitabile supremazia dell'inconoscibile con un'arrendevolezza che mette paura più di ogni altra cosa. Nel mezzo, ci sono i Gardner, vittime più o meno innocenti di qualcosa che non può essere guardato negli occhi pena la pazzia e da cui non ci si può difendere, qualcosa che corrompe irrimediabilmente i corpi e annichilisce la mente, ingannando attraverso la bellezza di prodigi fuori dal comune oppure tirando sadicamente fuori tutto il marciume che cerchiamo di nascondere dietro una patina di ragionevole civiltà.


L'incubo lovecraftiano diventa dunque un'alternanza di elementi visivi ripresi in tutta la loro inquietante "bellezza" (i fiori, la vegetazione lussureggiante, persino il grazioso insettino dal colore accattivante che attira lo sguardo del piccolo Jack) o insostenibile disgusto (nel film ci sono sequenze di body horror talmente raccapriccianti da far accapponare la pelle), e di "cose" che la cinepresa non vuole riprendere, che rimangono appena fuori dall'inquadratura, come se una presenza costante, maligna ed indefinibile, non smettesse mai di osservare i membri della famiglia Gardner, tessendo i suoi fili invisibili per muoverli come burattini. Ma la cosa più insostenibile di Color Out of Space è l'ineluttabilità di un orrore innominabile e cieco, che travalica la comune ragione umana e non fa sconti alle simpatie del pubblico, così come non ne fa Richard Stanley. Noi tentiamo di aggrapparci alla speranza, accattivati dall'innegabile bellezza della giovane Madeleine Arthur (dove sei stata finora? Perché non sei nel cast del nuovo Giovani streghe???) e della sua affascinante conoscenza delle arti "magiche", ma non c'è protezione che tenga davanti a qualcosa che è "messaggero spaventoso degli informi reami dell’infinito, al di là della natura che conosciamo". E Nicolas Cage, in tutto questo, direte voi (lo so che state leggendo il post solo per capire il livello di cageanitudine del film)? L'adorabile Nicolas è contenuto, molto, una bomba senza spoletta che sta lì, pronta ad esplodere. Si dice che Richard Stanley abbia chiesto all'attore di ricordarsi la sua "favolosa" performance in Stress da vampiro e di modellare Nathan proprio su quella; il risultato è un uomo tranquillo ma odioso, che sbotta contro moglie (altrettanto odiosa ma, dai, Joely Richardson ormai è abbonata a questi ruoli) e figlia per delle solenni cretinate, forte del suo desiderio di divenire uomo bucolico ed autosufficiente, e che ovviamente perde la testa a poco a poco quando quel mondo idillico e perfetto si sgretola sotto le silenziose risate dell'entità cosmica, fino a regalarci un ottimo finale in cui Cage è unleashed ma, nonostante questo, non offusca mai e poi mai il terrore vero di quello che al momento è l'horror più bello dell'anno. Vedere per credere.


Di Nicolas Cage (Nathan Gardner), Joely Richardson (Theresa) e Tommy Chong (Ezra) ho parlato ai rispettivi link.

Richard Stanley è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Sudafricano, ha diretto film come Hardware - Metallo letale e Demoniaca. Anche attore e produttore, ha 54 anni.


Julian Hilliard interpreta Jack. Americano, lo ricordo per film come Greener Grass e serie quali Hill House. Ha 8 anni e un film in uscita: The Conjuring - Per ordine del diavolo.


Se Color Out of Space vi fosse piaciuto recuperate tutti i film di Richard Stanley (io lo farò), aggiungendo anche il disastroso L'isola perduta, per piangere su cosa avrebbe potuto essere se non avessero licenziato il regista dopo 4 giorni. ENJOY!

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