venerdì 17 maggio 2019

Pet Sematary (2019)

Non so come ma ce l'ho fatta, finalmente, a vedere Pet Sematary, diretto dai registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.


Trama: Louis Creed e la moglie si trasferiscono in una cittadina del Maine, Ludlow, coi due figli Ellie e Gage. Non passa molto tempo prima che arrivino a scoprire, dietro casa, il cimitero degli animali... e quello che si nasconde nei boschi oltre esso.


Pet Sematary è uno di quei libri infingardi che letto a 15 anni non fa dormire per la paura e letto ora, alla soglia dei 40, aggiunge al terrore un'ansia pazzesca e scatena riflessioni scomode sul breve tempo che possiamo passare su questa terra, sulla natura labile degli affetti, sulla fragilità fisica e mentale degli esseri umani; in pratica, Pet Sematary è la profondissima e non banale riflessione di Stephen King sulla morte. Il rischio, trasponendo in film uno dei libri più belli del Re, è quello di concentrarsi essenzialmente su ciò che accade a Louis dopo aver varcato la soglia proibita, sul disgusto di vedere i propri cari tornare come demoni maligni, che è un po' ciò che accade nel superficiale Cimitero vivente 2, trasformando così una riflessione sulla morte in un film di zombi come ce ne sono tanti. Fortunatamente ciò non accade in Pet Sematary, pregevole frutto degli sforzi congiunti di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer  alla regia e di Matt Greenberg e Jeff Buhler alla sceneggiatura, ottimo horror che, pur ispirandosi molto all'opera di King, riesce a ritagliarsi un minimo di personalità senza sputare sul materiale di partenza. Il dramma umano di Louis e della sua famiglia (perché quello, a mio avviso, deve venire prima dell'aspetto sovrannaturale) pesa sul cuore dello spettatore grazie ad una prima parte fatta di scampoli di idillio familiare nel quale si delineano i caratteri dei protagonisti, tratteggiati come persone reali e non come figurine bidimensionali; abbiamo dunque Louis, pilastro della razionalità medica e amorevole padre di famiglia, la moglie Rachel, costretta da un terribile trauma infantile ad evitare il pensiero della morte in tutte le sue sfumature, la piccola Ellie alle prese appunto con le prime manifestazioni del destino definitivo che tocca a tutti gli esseri umani, e Gage, pargoletto sul quale si concentrano i terrori di milioni di vecchi lettori/spettatori e l'inquietudine dei nuovi. Questo quartetto di personaggi si ritrova in una casa nuova, legata ad un terreno adibito a cimitero degli animali che fa da "barriera" per qualcosa di più infingardo, qualcosa che riesce a raggiungerli passando attraverso Jud, anziano ed amichevole vicino di casa, il gatto Church e la maledizione di una strada dove i camion sfrecciano a velocità letali. Il dramma, familiare e sovrannaturale, viene costruito con una lentezza inusuale per gli horror moderni, anticipato praticamente in ogni dialogo e in ogni scena da elementi più o meno orrorifici che spingono sul chi va là protagonisti e spettatori in egual misura, come ci fosse una mano invisibile a guidarli verso l'inevitabile deflagrazione della tragedia.


Dà ad intendere, questo Pet Sematary, che ci sia "qualcosa" nella nuova casa di Ludlow, già prima della morte di Church e della conseguente scelta di Jud di insegnare a Louis la via per il cimitero indiano, piccolo neo della pellicola che priva la storia di qualcosa di intimo ed importante e rende il vecchio Jud un personaggio inutilmente (ed ingiustamente) ambiguo, se non rincoglionito. Manca, in effetti, il profondo legame che si instaura tra i due uomini nel romanzo, un legame radicato non solo nel senso di gratitudine ma anche nell'essere per l'appunto "maschi", accomunati da quei segreti che devono rimanere sepolti nel cuore di un uomo, più duro della roccia: uomo come protettore, come generatore di vita, come "testa pensante" capace di prendere le scelte migliori per amore, soprattutto quando tutto va in pezzi e le donne sembrano capaci solo di piangere e rifiutare la realtà. Il bello del romanzo Pet Sematary è che Louis va lentamente, inesorabilmente in pezzi, condannando la sua famiglia alla distruzione perché desideroso di ricostruire un piccolo mondo innanzitutto per sé e per il figlio (e al diavolo moglie e figlia...), verso il quale nutre un amore spropositato, alimentato da un dolorosissimo senso di colpa; qui avviene una cosa simile ma più repentina e le azioni di Louis trovano ancora meno giustificazione rispetto al libro, soprattutto visto com'è tornato il gatto Church. Tuttavia, lo stesso, è un dolore non meno coinvolgente, non meno capace di infondere orrore innanzitutto per la disperazione che va a muovere i gesti scellerati di Louis. L'importante cambiamento spoilerato ampiamente nei trailer, che vede morire Ellie al posto di Gage (assolutamente perfida la strizzata d'occhio a chi conosce a menadito libro e film: Louis riesce a raggiungere in tempo Gage, salvandolo dal camion, solo per vedere morire la figlia poco più in là), rende la pellicola più "horror" ma, allo stesso tempo, ne diminuisce un po' la potenza.


Far morire una bambina che ha appena iniziato a conoscere la morte consente ai realizzatori di sbizzarrirsi maggiormente con un demonietto ciarliero, pronto a mettere a nudo tutti i difetti delle sue vittime (e l'egoismo del papà), interpretato in maniera sufficientemente inquietante dalla brava Jeté Laurence. Tuttavia, di bambine indemoniate è pieno il cinema horror e nulla batte l'idea di un corpicino duenne infantile e malvagio, una profanazione nella profanazione che si manifesta nel marciume con cui, nel film di Mary Lambert, si ricopriva la casa di Jud dal momento esatto in cui il demone ci metteva piede. Nulla lo batte, nemmeno il finale architettato per il nuovo Pet Sematary, anch'esso molto diverso dal libro, pur nella sua estrema cattiveria; purtroppo, negli ultimi dieci minuti di film i realizzatori hanno rischiato di vanificare tutta la bontà di quanto venuto prima scivolando nel trappolone Cimitero vivente 2 e "sollevando", in qualche modo, Louis dal rimorso di avere fatto un'enorme castroneria, scelta che rende il film assai meno coraggioso (per quanto apparentemente molto più "provocatorio") dell'originale. Fortunatamente, come ho detto, quanto precede questo scivolone nel baracconesco è dannatamente ottimo. Il gatto Church viene sfruttato nel migliore dei modi, alcune chicche come il funerale dei bambini visto nel trailer sono assai raffinate, Jud non è stato connotato benissimo ma l'adorabile John Lithgow ci mette tutta la bravura di cui dispone, chi conosce a menadito libro e soprattutto film viene abilmente preso in giro in alcune sequenze al cardiopalma e Zelda, la gVande e teVVibile Zelda nella sua nuova incarnazione fa davvero paura. Quindi sì, tolto qualche trascurabile difetto, uno dei romanzi migliori di Stephen King è stato onorato al meglio e non posso che essere felicissima di aver visto questo Pet Sematary, che non sfigura davanti al vecchio film di Mary Lambert nonostante non disponga delle carte in regola per diventare un cult come la pellicola del 1989. Ma d'altronde, lì Paxcow era terrificante, mica come questo pupazzetto qui.


Dei registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer ho già parlato QUI. Jason Clarke (Louis Creed), Amy Seimetz (Rachel Creed) e John Lithgow (Jud Crandall) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Pet Sematary vi fosse piaciuto leggete senza indugio il libro e recuperate Cimitero vivente. ENJOY!



giovedì 16 maggio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 16/5/2019

Buon giovedì a tutti! Siete pronti per la tamarreide? E siatelo, dai. Prima di parlare di cose serie, a Savona non è arrivato ma in tutta Italia esce oggi Unfriended: Dark Web, affatto disprezzabile se vi era piaciuto il primo capitolo della saga. La recensione la trovate QUI. ENJOY!

John Wick: Parabellum
Reazione a caldo: Evviva!!! *__*
Bolla, rifletti!: Lo so. Il secondo capitolo mi aveva fatto schifo. Però prometteva un terzo episodio delirante che, puntuale come un'orologio, è arrivato. E se ne parla in giro benissimo. Tornata dalla gita fuori porta materana correrò a vederlo!

Dolor y Gloria
Reazione a caldo: AH.
Bolla, rifletti!: Quell'"Ah" non è dovuto al disgusto davanti al nuovo film di Almodóvar ma al fatto che non riuscirò a vederlo perché lo fanno uscire domani e lo terranno, credo, fino a mercoledì al massimo. Probabilmente sarà per me meno interessante di altri, in quanto molto autobiografico e a me il regista spagnolo piace nei limiti, però sarebbe carino poterlo vedere. Fingers crossed.

Attenti a quelle due 
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Remake di un remake virato in salsa femminile. Già l'operazione è stantia di per sé, ma poi insomma: l'originale vedeva l'accoppiata Brando/Niven, il remake quella Martin/Caine, per quanto le due attrici siano brave, temo non ci sia paragone.


Il grande spirito
Reazione a caldo: Poco convinta
Bolla, rifletti!: Arriva a Savona con una settimana di ritardo l'ultimo film che vede Sergio Rubini nelle vesti di regista e attore. Di per sé il trailer non sembrerebbe male e Rubini mi piace ma c'è qualcosa che mi frena dal vederlo, forse la presenza di Papaleo che mal sopporto? Chissà. Questa commedia surreale magari la recupererò più avanti.

Al cinema d'élite lo spettacolo raddoppia proprio questo weekend in cui io sono fuori città, sigh!

Dililì a Parigi
Reazione a caldo: CaRRino!! *__*
Bolla, rifletti!: Storia di ragazzini investigatori in quel di Parigi nella Belle Epoque. Sembrerebbe un lungometraggio animato interessante e raffinato, da recuperare!

I figli del fiume giallo
Reazione a caldo: Interessante... 
Bolla, rifletti!: Affresco sociale cinese che parte da un dramma squisitamente personale. Potrebbe piacermi come no, ma intanto segno per un futuro recupero, che questa settimana sarà già tanto riuscire a vedere John Wick!

mercoledì 15 maggio 2019

The Silence (2019)

Tornata dalle ferie mi sono trovata un attimo bloccata con la "programmazione" delle visioni ed è quindi subentrata Netflix che consigliava The Silence, diretto dal regista Jon R. Leonetti e tratto dal romanzo omonimo di Tim Lebbon.



Trama: degli uccelli preistorici cominciano ad attaccare le città d'America. L'unico modo per sopravvivere alla calamità è rimanere in perfetto silenzio, come scopriranno ben presto Ally, divenuta sorda a seguito di un incidente, e la sua famiglia.


SPOILER: fossi in voi non mi affezionerei troppo al cane. 
Su Imdb, sito dal quale recupero solitamente dati e curiosità, si sottolinea che il romanzo dal quale è tratto The Silence è precedente alla realizzazione di A Quiet Place: Un posto tranquillo, e che il cammino di entrambe le pellicole è cominciato nel 2017, con la differenza che il film di John Krasinski è stato distribuito al cinema mentre The Silence è rimasto nel limbo finché Netflix non lo ha recuperato. A questo punto mi domando se la famosissima piattaforma digitale non stia diventando una sorta di cassonetto della serie B perché guardando The Silence ho avuto la stessa impressione provata davanti alla visione di quei film catastrofici televisivi che andavano di moda negli anni '90 oppure di uno di quei mockbuster della Asylum, con la differenza che qui i pochi effetti speciali non sono sgradevoli e si può vantare la presenza di un paio di attori famosi. Ma se cercate qualcosa di più da The Silence cascate davvero male. Anzi, a chi già avesse trovato Bird Box trito e derivativo sconsiglierei la visione del film di Leonetti perché The Silence è prevedibile dall'inizio alla fine e segue il pattern tipico di questo genere di pellicole in cui un'apocalisse "animale" distrugge gli USA. Diciamo che, se era plausibile l'annientamento della razza umana per mano di esseri invisibili che spingono al suicidio, lo è meno l'idea che un branco di uccelli preistorici nascosti in una caverna riesca nel giro di una settimana a moltiplicarsi e costringere i pochi sopravvissuti a cercare rifugio in luoghi dal clima artico, visto che 'ste bestie devono deporre le uova e aspettare che si schiudano prima di raggiungere numeri così grandi. Ma così è, non questioniamo. The Silence ci introduce così alla vita felice di Ally e della sua famiglia, tutti esperti in linguaggio dei segni e lettura del labiale perché la ragazzina è sorda. E, guarda un po', come da titolo, il trucco per rimanere vivi in presenza delle mordaci bestiole preistoriche è stare in completo silenzio. Siccome per i protagonisti sarebbe quindi stato troppo facile sopravvivere, gli sceneggiatori a un certo punto infilano anche culti religiosi composti da matti, ché si sa come l'animale peggiore di tutti sia sempre l'uomo.


Di The Silence ho apprezzato, oltre a un paio di momenti di ovvia tensione (per quanto tu possa girare un film derivativo e banale, comunque l'idea di avere sospeso sul capo come una spada di Damocle un essere carnivoro acquattato nel buio e pronto a mangiarti al minimo rumore un po' di ansia la mette), l'allegra malvagità della famigliola felice, che a un certo punto condanna a morte una signora per pura stupidità prima di insediarlesi in casa, il barbatrucco usato dal culto di matti per stanare Ally e gli altri dalla suddetta abitazione e infine il modo assai funzionale in cui viene sfruttata l'unica vera tragedia del film. Stanley Tucci è sempre un gran signore, anche se cosa ci faccia in una pellicola simile probabilmente non lo sa nemmeno lui (un po' come John Malkovich non sapeva che stava facendo in Velvet Buzzsaw, o perlomeno voglio sperare che sia così) e Kiernan Shipka ha una faccetta così carina che è impossibile volerle male anche se siamo ben distanti dall'ispirata interpretazione di chi sordo lo è davvero, come la splendida Millicent Simmonds, per il resto The Silence è un film privo di pregi evidenti e molto facilone. Tanto per dirne una, l'umanità sarà anche condannata, e morire che due missili ben assestati o ancor meglio un bel plotone di Navy Seals o simili possa fare piazza pulita degli animali preistorici, ma a patto di avere la corrente per ricaricare tablet e cellulari questi orpelli del Demonio funzionano, con tanto di rete per mandarsi comodamente messaggi via chat. Altrimenti, la nostra dose di teen romance come l'avremmo avuta? Meh. Insomma, The Silence non è così brutto da meritare ignominia perpetua, come un Cell qualsiasi, ma come accade alla maggior parte degli originali Netflix è maledettamente insipido e lo dimostra il fatto, poi lo giuro smetto di fare paragoni con A Quiet Place, che un film simile è incapace persino di sfruttare l'unica cosa che avrebbe messo davvero angoscia: il silenzio.


Del regista John R. Leonetti ho già parlato QUI. Stanley Tucci (Hugh Andrews) e Miranda Otto (Kelly Andrews) li trovate invece ai rispettivi link.

Kiernan Shipka interpreta Ally Andrews. Americana, ha partecipato a serie come Monk, Heroes, Non fidarti della str**** dell'interno 23, Feud e Le terrificanti avventure di Sabrina, oltre ad aver lavorato come doppiatrice in Quando c'era Marnie, American Dad! e I Griffin. Ha 20 anni e due film in uscita.


Se The Silence vi fosse piaciuto recuperate il ben più riuscito A Quiet Place - Un posto tranquillo e aggiungete Bird Box e The Mist. ENJOY!

martedì 14 maggio 2019

Pokémon Detective Pikachu (2019)

Lo so. Avrei dovuto andare a vedere Pet Sematary ma il mio compare fulciano non può fino a mercoledì e il Bolluomo non ama il genere. Per punire quest'ultimo, l'ho portato allora a vedere Pokémon Detective Pikachu, diretto dal regista Rob Letterman.


Trama: dopo un terribile incidente che ha coinvolto il padre, il giovane Tim va nella città dove lavorava il genitore e scopre l'esistenza del partner di quest'ultimo, un Pikachu dotato della parola. Assieme, si ritroveranno ad affrontare un inquietante complotto...


Come ho scritto su Facebook, Pokémon Detective Pikachu è una puttanata deliziosa. Non sarà mai il film dell'anno, ovvio, ma per quello che dura diverte da morire e, soprattutto, è zeppo di creature talmente carine da far venir voglia di non smettere mai di guardarlo. Inoltre, stranamente, la sceneggiatura è riuscita a fuggire dalla ripetitività di un costante scontro tra Pokémon (quando all'inizio è stata sfoderata la pokéball mi sono sentita male, lo ammetto) improntando le avventure di Tim e Pikachu su un registro, per l'appunto, investigativo, sfruttando le peculiarità degli svariati mostrini incontrati nel cammino per proporre parecchie sequenze prive di quel retrogusto "fanservice" tipico di questo genere di prodotti. Abbiamo dunque un paio di misteri da risolvere e la progressiva costruzione di un rapporto di fiducia tra l'unico Pikachu parlante e l'unico essere umano privo di un partner Pokémon, il delizioso contrasto tra la puccettosità del bestinetto giallo protagonista e il suo atteggiamento da caffeinomane dalla battuta facile (grazie, Ryan Reynolds) e, per chi è appassionato, la gioia di vedere una sorta di Zootropolis dove umani e pocket monsters convivono in perfetta armonia, spesso condividendo i mestieri, senza dimenticare, ovviamente, le indispensabili ma centellinate battaglie tra animaletti in grado di dispiegare inimmaginabili poteri. E pazienza se l'identità del supercattivo fosse in effetti telefonatissima (con un paio di sorprese, però, devo ammetterlo) e l'idea "folle" di quest'ultimo sia stata mutuata dal Batman del 1989: davanti alle guanciotte rosse del Pikachu non c'è cinefilia e razionalità che tenga, nemmeno quando sul finale si fa ampio ricorso al trucco della folaga e tocca bersi una supercazzola prematurata.


Ma il pregio principale del film risiede, non dovrei nemmeno dirlo, nella resa spettacolare dei Pokémon. Abituata come sono a CGI farlocca e design improbabili, è bello vedere come in Detective Pikachu i realizzatori sono riusciti a far interagire al meglio esseri umani e creaturine create al computer ed è ancor più meraviglioso che siano stati in grado di rendere "reali" i vari mostrini partendo da un character design perfetto per fumetti, videogame e cartoni animati ma passabile di diludendo in un live action (vedi l'orrido Sonic). Invece, grazie all'artista RJ Palmer, Pikachu è un morbidissimo bioccolo di pelo giallo, dalle espressioni buffe e tenerissime, il Charizard sembra un rettile vero, Bulbasaur si fa protagonista di una delle sequenze più magiche ed è di una dolcezza infinita, il Torterra catapulta la pellicola nel genere catastrofico e persino lo Psyduck è arruffosamente bellissimo. Anche se questo non vale perché lo Psyduck è bellissimo a prescindere e sfido chiunque a dire il contrario. Rob Letterman, abile sia nell'animazione che nel live action, è perfettamente in grado di coniugare le due anime della pellicola e gli attori, per quanto inevitabilmente eclissati dai loro colleghi virtuali, fanno il loro senza sembrare delle macchiette appiccicate lì con lo sputo. Unica pecca vera, il dispiacere di non poter sentire la voce originale di Ryan Reynolds, anche se il suo doppiatore ufficiale italiano, Francesco Venditti, fa un bel lavoro... a differenza di chi ha deciso di doppiare Ken Watanabe con quell'accento orripilante, seguendo un trend già avviato in film come Deadpool e X-Men: Apocalisse. Ma perché? Doppiate gli attori con nazionalità diversa da quella americana o inglese come tutti gli altri, vi prego, le peculiarità linguistiche o d'accento vanno bene in originale ma riproposte da attori italiani non si possono sentire!!


Del regista Rob Letterman ho già parlato QUI. Ryan Reynolds (voce originale di Pikachu), Kathryn Newton (Lucy Stevens), Bill Nighy (Howard Clifford), Ken Watanabe (Hide Yoshida), Karan Soni (Jack) e Suki Waterhouse (Ms. Norman) li trovate invece ai rispettivi link.


Justice Smith, che interpreta Tim Goodman, non è figlio di Will Smith come credevo ed ha partecipato a Jurassic World - Il regno distrutto mentre Rita Ora, che sapete tutti essere in realtà MMadreee di Jean Claude, interpreta la Dottoressa Ann Laurent. Se Pokémon Detective Pikachu vi fosse piaciuto, recuperate Zootropolis, Chi ha incastrato Roger Rabbit? e magari anche Jellyfish Eyes e, perché no, The Cleanse. ENJOY!

domenica 12 maggio 2019

Ted Bundy - Fascino criminale (2019)

Spinta da un trailer intrigante, non ho potuto fare a meno di recuperare Ted Bundy - Fascino criminale (Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile), diretto dal regista Joe Berlinger.


Trama: Ted Bundy, studente di legge legato a una ragazza con figlia a carico, viene fermato dalla polizia per una semplice infrazione stradale e finisce processato per mezza dozzina di terrificanti omicidi.


Lo so, lo hanno già fatto tutti ma sapete che ho una (de)formazione "linguistica", pertanto non posso non soffermarmi sull'orrore di un titolo italiano sbagliatissimo per cominciare a parlare di Ted Bundy - Fascino criminale, perché l'adattamento nostrano offre una chiave di lettura del film completamente errata. Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile è una definizione estrapolata direttamente dal processo a Ted Bundy, riferita alla natura dei suoi crimini. Estremamente malvagia, in primis. Quasi sovrannaturale, un male disumanizzato, da orco delle fiabe, tanto da non sembrare nemmeno possibile, atto a recare alle vittime quanto più danno possibile. Nell'accezione italiana, Wicked e Evil avrebbero anche potuto accorparli in un Estremamente, terribilmente malvagio, in realtà c'è differenza tra wicked ed evil: l'uno viene utilizzato per il male compiuto verso altri, l'altro è pertinente alla sfera della moralità, ma non stiamo a spaccare il capello. Arriviamo a Vile. Come in italiano. Vile, abietto, spregevole, ignobile. Quindi estremamente, terribilmente malvagio e ignobile. Questo era Ted Bundy. Questi erano i suoi crimini. Definizione di fascino: potenza di attrazione e seduzione. Se ad esso si aggiunge "criminale", mi da ad intendere che qualcuno possa trovare affascinante l'idea di un pazzo che, nel tempo, ha ucciso, stuprato e mutilato almeno una trentina di giovani donne, che teneva alcune delle loro teste mozzate come trofeo, che, non pago, talvolta ha infierito sessualmente anche sui cadaveri. Un titolo simile mi fa pensare che, consapevoli di tali aberranti azioni, le donne americane lanciassero comunque mutandine addosso a Bundy, oppure che quest'ultimo sia stato connotato come antieroe romantico nel sentire comune, un po' come un Clyde Barrow qualsiasi, ma non c'è UN SOLO minuto di tutto il film in cui si percepisce una cosa simile, per fortuna.


E' vero, verissimo, che Joe Berlinger mostra interviste di ragazze incapaci di convincersi di come quel bel ragazzo dal modo di fare spigliato e gentile possa essere un serial killer efferato, ed è anche vero che Carole Ann Boone ha scelto di sposarlo durante il processo, ma queste scelte ed opinioni non nascono dal fascino: nascono, appunto, dall'incapacità di credere, a prescindere da tutte le prove disponibili, ché la teoria del GomBloDDoH non è qualcosa nata ora su internet. Un'incapacità (o, meglio, mancanza di volontà) di credere che non ha impedito comunque a Elizabeth Kloepfer, all'epoca fidanzata con Bundy, di sospettare e superare ogni tipo di sentimento davanti a coincidenze un po' troppo grandi per poter essere ignorate. E, aggiungo, il Ted Bundy del film avrà anche il visetto di Zac Efron ma non è affascinante per niente, anzi. Nonostante non venga mai mostrato Bundy nell'atto di compiere i suoi crimini, lasciando così virtualmente il beneficio del dubbio almeno fino alla fine, il ritratto che emerge è quello di un ragazzo pieno di sé, strafottente, consapevole di essere bello e pronto ad esibirsi in numeri di inaudita, ridicola sfacciataggine anche per un sistema giudiziario consacrato allo spettacolo come quello americano ma tuttavia incapace di convincere poliziotti, avvocati e giudici, convinti a ragione di avere davanti agli occhi un mostro di una malizia immane. Il risultato è sconvolgente perché uno pensa all'esagerazione dello strumento cinematografico e poi si trova a dover testimoniare come molte delle intemperanze di Bundy, riportate sui titoli di coda attraverso filmati d'epoca, fossero vere, reali quanto l'allegria guascona mostrata nelle interviste, da far accapponare la pelle.


Merito di uno che l'argomento lo conosce bene, visto che il regista Joe Berlinger ha sfornato per Netflix anche la serie Conversazioni con un killer: il caso Bundy, che non mancherò di recuperare nei prossimi giorni. Il regista ha scelto l'approccio psicologico e giudiziario, lasciando da parte l'efferatezza, affidando interamente il dolore e lo sconcerto delle vittime alla Liz Kendall della brava Lily Collins, fanciulla uscita indenne fisicamente dalla relazione con Bundy ma completamente annientata nell'animo al pari dell'altra povera crista che si è ritrovata a sostituirla, ingannata dal bel Ted tanto da aiutarlo in tribunale e condannare una bambina a portare il suo stesso cognome. Tra canzoni inserite qui e là ad hoc, sapienti ricostruzioni processuali, flashback inquietanti e confronti al cardiopalma, mai mi sarei aspettata di dover ammettere che Zac Efron è un Ted Bundy perfetto, terribilmente inquietante nel suo atteggiamento da bravo ragazzo piacione e capace di mangiarsi tutto il resto del pur valido cast. L'unico a cui, se permette, non gliela si mena, è un meraviglioso John Malkovich che compare poco ma lascia il segno (e pensare che il giudice vero era realmente così caustico, severo, scoglionato ma giusto come lo interpreta Malkovich) anche più del protagonista. In soldoni, film interessante e godibilissimo, con un unico, enorme difetto: è stato distribuito ovunque su Netflix, che lo produce, tranne in Italia, dove ovviamente potete trovarlo in ben pochi cinema oltre che mal titolato. C'è solo da sperare che la piattaforma on line se l'accaparri presto anche da noi, soprattutto perché visto in lingua originale rende ovviamente molto di più.


Di Lily Collins (Liz Kendall), Zac Efron (Ted Bundy), Jeffrey Donovan (John O'Connell, avvocato difensore dello Utah), Dylan Baker (David Yocom, pubblico ministero dello Utah), Haley Joel Osment (Jerry), Brian Geraghty (Pubblico difensore Dan Dowd), Jim Parsons (Pubblico ministero Larry Simpson) e John Malkovich (Giudice Edward D. Cowart) ho parlato ai rispettivi link.

Joe Berlinger è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2 prima di convertirsi ai documentari, tra i quali segnalo Paradise Lost 3: Purgatory e Conversazioni con un killer: il caso Bundy. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 58 anni.


Kaya Scodelario interpreta Carole Anne Boone. Inglese, ha partecipato a film come Moon e Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar. Ha 27 anni e due film in uscita tra cui Crawl.


James Hetfield, cantante dei Metallica, compare per la prima volta nel ruolo di attore come Bob Hayward, un poliziotto. Se la figura di Ted Bundy vi interessa, parecchi film e serie si sono dedicati a lui: Il mostro, film per la TV del 1986, Ted Bundy, Ted Bundy - Il serial killer e Bundy, più virato sull'horror e con Kane Hodder tra i protagonisti, senza dimenticare ovviamente Conversazioni con un kiler: il caso Bundy, diretto sempre da Joe Berlinger e disponibile su Netflix. ENJOY!

venerdì 10 maggio 2019

Il ragazzo che diventerà re (2019)

Mi ero segnata questo film in conseguenza del nome di regista e sceneggiatore, Joe Cornish, e appena arrivato a Savona ho recuperato Il ragazzo che diventerà re (The Kid Who Would Be King).


Trama: Alex, studente sfigatello, trova per caso la spada Excalibur e riesce ad estrarla. Preso di mira da una rediviva Morgana e dalle sue forze del male, il ragazzino cerca, con l'aiuto di Merlino e di tre improbabili cavalieri, di sconfiggerla ancora una volta.



Posso dire di esserci rimasta un po' male? Ammetto di non avere più visto Attack the Block dall'anno della sua uscita al cinema (ne sono passati otto), però ricordo ancora un bel film cattivello e divertente pur avendo per protagonisti dei ragazzini e, per quanto distante sicuramente dall'idea di Edgar Wright, anche la sceneggiatura di Ant-Man alla fine non era male, simpatica e avventurosa quanto bastava. Non è che ne Il ragazzo che diventerà re manchi l'avventura, quello no; anzi, il film si riprende proprio quando Alex, Excalibur in mano, si mette in testa di intraprendere una quest per raggiungere il padre, con tutto quello che ne consegue, addestramento cavalleresco compreso, però nel complesso ho trovato il film sciocchino, moscio e troppo, troppo infantile. Mi rendo conto che il target di riferimento dell'operazione non supera i 12/13 anni di età, ché a 14 secondo me si è già troppo grandi per godersi le avventure di Alex, tuttavia da Joe Cornish mi aspettavo decisamente qualcosa di più rispetto a una verniciata di modernità sul mito di Re Artù, anche perché l'incipit è interessante. L'idea che un ragazzino qualsiasi, per quanto intriso di sogni e belle speranze, possa estrarre Excalibur ed accollarsi il compito di riunire dei cavalieri per combattere Morgana è simpatica e veicola un messaggio positivo. Ai piccoli spettatori viene fatto comprendere che non serve essere predestinati o "super" per fare del bene e che chiunque, per quanto cicciottello, goffo o stronzo, se ben indirizzato ai "dettami cavallereschi" (modello fondamentale di tolleranza e signorilità in questi tempi bui) può riuscire a diventare una persona migliore e far sì che gli altri, naturalmente, siano portati ad affidarsi a lui/lei. Il problema de Il ragazzo che diventerà re, tuttavia, è che questo messaggio viene reiterato in maniera anche troppo didascalica, attraverso una storia semplice e priva di guizzi oltre che (errore madornale!) di fondamentali sequenze tragiche o villain degni di nota, ché Morgana alla fine val più per l'effetto speciale in cui viene trasformata in drago che per l'inquietudine che (non) è in grado di suscitare.


Scarsini anche i protagonisti. I mocciosi di Attack the Block erano brutti, sporchi e cattivi, mentre qui l'ambiente è quello di una scuola privata in cui anche i bulli sono comunque "trattenuti"ed eventuali desideri di riscatto sociale, magari alimentati da infanzie negate (sì, si parla di genitori alcolizzati ma è un mero plot device), lasciano il tempo che trovano; lontani dal "block", i ragazzini di Il ragazzo che diventerà re diventano l'ennesimo gruppetto di inglesetti in odore di Harry Potter e, quel che è peggio, è che gli attori scelti per interpretarli sono pessimi. Degno figlio di tanto padre, si salva solo il piccolo Louis Ashbourne Serkis col suo faccino ciccio ed espressivo, sugli altri bisognerebbe calare un pietoso velo di silenzio; l'idea di aggiungere al quadretto un Merlino adolescente, invece, è divertente, peccato per la scelta infelice di fargli utilizzare dei gesti inconsulti prima di ogni incantesimo, cosa che fa sembrare Angus Imrie un povero beota. Certo, va peggio a Patrick Stewart, infilato a forza nel film per scopi probabilmente alimentari e costretto ad interpretare un Merlino ispirato a quello Disney, tanto carino ed esilarante in versione animata quanto imbarazzante all'interno di un film, per quanto pensato per i più piccini. Gli effetti speciali, ecco, quelli invece sono sempre validi e per quanto la CGI abbia sempre quel tetro sapore di videogioco d'inizio millennio (ma quanto faceva più paura l'inquietante bestiario di Labirynth, per dire?), è indubbio che, visti al cinema, la battaglia finale contro Morgana oppure gli scontri contro i Cavalieri non morti offrono momenti di grande perizia tecnica, ché Joe Cornish non è l'ultimo degli scemi. Ahimé, nemmeno il primo della lista ora come ora, visto e considerato che il suo prossimo progetto è un film di fantascienza per la TV. Considerato che si parlerà di follia telematica, posso sperare in un ritorno alla vecchia, ironica e caustica cattiveria che tanto mi aveva entusiasmata durante la visione di Attack the Block, nel frattempo il regista ci lascia l'ennesimo film senza infamia né lode, dimenticabile nel giro di un giorno o due.


Del regista e sceneggiatore Joe Cornish ho già parlato QUI. Rebecca Ferguson (Morgana) e Patrick Stewart (Merlino da adulto) li trovate invece ai rispettivi link.


Louis Ashbourne Serkis, che interpreta Alex, è il figlio dell'attore Andy Serkis mentre Tom Taylor, che interpreta il bulletto Lance, è stato Jake nel dimenticabilissimo La torre nera. Detto questo, se Il ragazzo che diventerà re vi fosse piaciuto recuperate La spada nella roccia, Excalibur, Attack the Block e I Goonies. ENJOY!

giovedì 9 maggio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 9/5/2019

Buon giovedì a tutti!! Questa è la settimana di Pet Sematary e non ci piove ma un po' dispiace che sia rimasto al palo quel film su Ted Bundy dal titolo orribile. A prescindere... ENJOY!

Pet Sematary
Reazione a caldo: OMFGNonvedoloraaa!
Bolla, rifletti!: Nah, ma mica lo stavo aspettando. Mi interessa così poco come film che non ho riletto in una settimana lo splendido romanzo di King da cui è tratto, giusto per arrivare più preparata all'evento, no no. E nemmeno ho maledetto chi è riuscito a vederlo alle anteprime, figuriamoci. Il fatto che Pascow abbia cominciato a turbare i vostri sonni non è mica colpa mia! E no, non piangerò come una fontana se farà schifo, tranquilli.

Detective Pikachu
Reazione a caldo: Wee!
Bolla, rifletti!: Sarà una poottanata assurda. Ma come posso esimermi quando il musetto di Pikachu è così carino? E poi c'è lo Psyduck!!

I Fratelli Sisters
Reazione a caldo: Oooh!
Bolla, rifletti!: Mi verrebbe da dire evviva, visto che di questo film se ne parla benissimo. Peccato sia uscito nel momento per me più complicato per andarlo a vedere, dunque dovrò aspettare un passaggio su Netflix o altro.

Al cinema d'élite si ride con intelligenza.

Tutti pazzi a Tel Aviv
Reazione a caldo: Hm!
Bolla, rifletti!: Commedia "mista", che coniuga umorismo palestinese ed ebraico, mettendo in mezzo persino una soap opera. Parrebbe assai carino ma, al solito, gli orari del cinema d'élite sono spesso impossibili per me. 

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...