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martedì 17 agosto 2021

The Suicide Squad - Missione suicida (2021)

Quale modo migliore per festeggiare la riapertura del multisala di Savona se non andando a vedere The Suicide Squad - Missione suicida (The Suicide Squad), diretto e sceneggiato dal regista James Gunn?


Trama: il governo americano riunisce la squadra di antieroi nota come Suicide Squad per recuperare una pericolosissima arma da un piccolo paese del Sud America...


Suicide Squad
è il miglior esempio di quello che potrebbe succedere al cinema seriale se gli Autori venissero lasciati liberi di fare gli Autori e se coordinatori/produttori/deus ex machina assortiti non si mettessero in mezzo alle palle cercando di uniformare ogni cosa e modificarla per renderla più a misura di bambino. Messo accanto a quella cacca fumante che era Suicide Squad di Ayer diventa anche un meraviglioso esempio di come fare un film senza sbagliare casting, sceneggiatura, tempistiche ed inquadrature, ché se hai un branco di fuorilegge senza pietà non puoi buttare lì Will Smith che non ammazza perché poi la figlia piange, né fare del culo di Margot Robbie l'highlight di una storia noiosissima che nessuno mai ricorderà. Ma d'altronde, non è che tutti possono essere James Gunn, anche perché sarebbero buoni tutti a fare il film cazzone senza capo né coda, magari trasformando il tutto in un infinita serie di siparietti dedicati a personaggi che ammazzano male le persone e fanno a gara a chi è più sgradevole e pazzo. Ci vuole equilibrio anche nella follia, un minimo di cuore, la gioia di infilare in un prodotto di mero intrattenimento tutta una serie di cose palesemente amate dal regista e sceneggiatore amalgamandole alla perfezione col materiale di partenza, la lucidità di prendere tutto quello che non andava nel primo Suicide Squad (con tutto che Ayer è stato ringraziato nei titoli di coda) e di mandarlo al diavolo col sorriso sulle labbra, tirando delle croci rosse talmente evidenti che ad ogni stortura raddrizzata non potevo fare altro che ringraziare. E così, ecco che il film più divertente dell'estate è un Suicide Squad meets Slither (tanto la Troma l'avete già citata tutti, quindi ne faccio a meno) con "delicatissimi" tocchi di Quella casa nel bosco ed echi di Garth Ennis, all'interno del quale ogni cliché del cinema di supereroi viene smontato con una risata o ricoperto da laghi di sangue e dove non solo i personaggi principali, ma persino quelli secondari non fanno quello che ci si aspetterebbe da loro, col risultato di far perdere completamente la cognizione del tempo dello spettatore, perché non direste mai che il film duri più di due ore. 


Suicide Squad
sorprende fin dai primi dieci minuti, davanti ai quali vi sfido (ovvio, se siete come me che non guardo più i trailer) a non rimanere con la mascella slogata e anche un po' con la lacrima nell'occhio davanti a uno Shyamalan twist tra i più scioccanti della storia dei cinecomic "seri" e continua con l'asticella dell'assurdo e del sangue posta sempre più in alto, dribblando agilmente il sapore finto di alcuni momenti strappalacrime grazie alla presenza di personaggi comunque ben caratterizzati dei quali arriva ad importarci se finiranno morti malissimo o meno, anche nel caso in cui non abbiate idea di quali siano le loro controparti cartacee, com'è successo a me. A differenza di Ayer, Gunn riesce a ritagliare ad ognuno dei suoi antieroi lo spazio necessario per esprimere la propria personalità e per integrarsi nella trama generale del film, preferendo talvolta lasciare parlare solo i "fatti", senza ricorrere a imbarazzanti dialoghi, magari con personaggi secondari utilizzati solo per definire meglio quelli principali, e soprattutto li mette di fronte non solo a una minaccia schifosetta e terribile, ma anche al marciume presente all'interno dell'intelligence USA: in questo caso, non si tratta di diventare buoni perché gli avversari sono più cattivi, ma di procedere come schiacciasassi per raggiungere l'obiettivo che si è prefissati, anche se magari non coincide con quello di partenza, e di scrollarsi di dosso casualties innocenti come farebbe un'anatra con l'acqua, dando di gomito allo spettatore grazie ad abbondanti dosi di umorismo nero.


Ci sarebbero poi da scrivere righe intere sullo stile di Gunn, ovviamente, sul profumo di B-Movie che la patina glamour dei grandi nomi e dei bellissimi effetti speciali non riesce a nascondere del tutto, ma anche sulla raffinatezza con cui, per esempio, uno dei confronti più importanti del film viene mostrato riflesso su un lucidissimo elmo (abbandonato per un motivo ben preciso) invece che inquadrato direttamente. Eredi diretti dei b-movie sono in primis Starro, colorato ed esageratissimo eppure lo stesso capace di fare rabbrividire per il terribile destino riservato alle sue vittime, ma in generale tutto lo stuolo di "cattivi" lo è, popolato com'è di personaggi che non avrebbero affatto sfigurato in un action anni '80 fatto di militari spietati, ribelli sudaticci e Paesi dai nomi inventati; l'intera sequenza in cui Bloodsport e soci si addentrano nella giungla mentre lui e Peacemaker si sfidano con omicidi sempre più elaborati avrebbe fatto invidia sì a Schwarzenegger e Stallone ma soprattutto ai più trash Norris, Seagal e Van Damme, mentre il presidente belloccio "col mostro tra le gambe" è l'ennesimo sbeffeggiamento a quel genere di boss finali che nei vecchi film di cassetta avrebbe messo in scacco i nostri eroi nell'ultimo confronto prima di venire brutalmente sconfitto. E non vogliamo parlare dei membri della Suicide Squad? Uno più esilarante e interessante dell'altro, tutti in grado di non sfigurare davanti all'ormai "solita" Harley Queen, con Idris Elba che calcioruota fino allo spazio siderale quel mollusco di Will Smith e Polka-Dot Man che, assieme alla sua mamma, diventa il personaggio più adorabile di tutto il film, degnamente accompagnati dai "soliti" caratteristi che ormai Gunn si porta giustamente dietro ovunque e da un paio di new entries deliziose, tra le quali la carinissima Ratcatcher 2, lenta a rapire il cuore dello spettatore ma capacissima di non lasciarlo più andare. Voto dieci allo splatter esagerato e alla bella colonna sonora (la vittoria spetta alla nenia à la Rosemary's Baby che accompagna la visita all'acquario del meraviglioso King Shark e che, onestamente, avrei detto appartenere a qualche horror anni '70  mentre invece è stata composta per il film) mentre se dovessi per forza trovare un difetto segnerei un paio di forzatissimi e ridicoli dialoghi a base di volgarità assortite e poi SPOILER macheccazzovipareilcasodifaremorirecosìMichaelRookerlWeaselBoomermaddaiporcoddue! FINESPOILER Molto poco per non richiedere a gran voce James Gunn dietro ad ogni singolo film DC da ora e per sempre. 


Del regista e sceneggiatore James Gunn ho già parlato QUI. Michael Rooker (Savant), Viola Davis (Amanda Waller), Nathan Fillion (T.D.K.), Sean Gunn (Weasel/Calendar Man), Margot Robbie (Harley Quinn), Idris Elba (Bloodsport), David Dastmalchian (Polka-Dot Man), Sylvester Stallone (voce originale di King Shark), Alice Braga (Sol Soria), Peter Capaldi (Thinker) e Taika Waititi (Ratcatcher) li trovate invece ai rispettivi link. 

Joel Kinnaman interpreta Rick Flag. Svedese, ha partecipato a film come Millenium - Uomini che odiano le donne e Suicide Squad. Ha 42 anni. 


John Cena
, star della WWE, tornerà nei panni di Peacemaker in una serie che dovrebbe uscire su HBO Max l'anno prossimo; tra l'altro, Gunn avrebbe voluto Bautista al suo posto, ma l'attore aveva già detto sì a Snyder e al "meraviglioso" Army of the Dead. Tra le guest star segnalo la "mantide" Pom Klementieff, che si vede ballare all'interno de La Gatita Amable, e il patron della Troma, il mitico Lloyd Kaufman, anche lui tra gli avventori de La Gatita Amable ma anche presente in un'altra scena. Se The Suicide Squad - Missione suicida vi fosse piaciuto vi Sconsiglio il recupero di Suicide Squad, piuttosto date una chance a Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn e, ovviamente, anche a Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia vol. 2. ENJOY!

domenica 3 gennaio 2021

Soul (2020)

Buon anno a tutti, innanzitutto, sperando che il 2021 porti solo cose belle. Il 2020 ne ha portata sicuramente una, almeno in campo cinematografico, ed è Soul, diretto e co-sceneggiato dai registi Pete Docter e Kemp Powers. Vi avviso che questo sarà un post molto personale, quindi avete tutto il diritto di fermarvi qui, dove dico che Soul è splendido e merita di essere visto, per poi tornare alle vostre faccende.


Trama: Joe è un insegnante di musica il cui unico sogno è quello di sfondare nel mondo del jazz. Proprio quando sta per arrivare, inaspettata, la sua occasione, Joe finisce in coma e cerca in tutti i modi di tornare nel suo corpo...


In un anno brutto come questo, Soul può distruggere una persona o può salvarla. In ogni caso, di sicuro è un film che fa riflettere. L'anno prossimo, ahimé, compirò 40 anni. Un tempo era già una bella età, anzi, se rileggo oggi i libri scritti da Stephen King, a 40 anni si era già considerati decrepiti; adesso, certo, non è proprio così ma più o meno vuol dire che sono già arrivata a metà della mia vita e che la parte migliore ce l'ho ormai alle spalle. Non mi è stato quindi molto difficile identificarmi con Joe, uomo di mezza età con una grande passione per la musica il quale, brutto da dire, nella vita non ha mai combinato un belino: ringrazio dal profondo Pete Docter e soci per avermi dato la prima mazzata più o meno a venti minuti dall'inizio del film, quando Joe mostra all'animella 22 la sua esistenza noiosa e monotona, priva di eventi particolarmente significativi, successi o sogni che diventano realtà. Una vita simile, giustamente, è impossibile che offra a 22, anima che a cominciare un'esistenza sulla Terra non ci pensa nemmeno, un motivo per cambiare idea. Certo, anche il Seminario dell'Io non è il posto più esaltante dell'universo ma almeno è un posto conosciuto e sicuro, mentre la Terra è piena di incognite e, se dev'essere altrettanto noiosa, tanto vale rimanere "non nati", a far disperare anime importanti che hanno tagliato ogni traguardo possibile e immaginabile e non si capacitano del fatto che 22 sia così "banale". Ah, la banalità. Probabilmente prima che spuntasse questa piaga che sono i social, molte meno persone avevano una percezione chiara di essere banali, medie se non mediocri, prive di una "scintilla" capace di farle spiccare in mezzo a una marea di persone tutte uguali e tutte omologate, ma adesso tutti DEVONO spiccare in qualcosa e i confronti sono sempre meno costruttivi, sempre più legati all'imperativo di venire "guardati" ed "ammirati", possibilmente invidiati. C'è gente che quest'anno, durante i vari lockdown, ha guardato in se stessa e ha riflettuto sulla propria esistenza in senso costruttivo e positivo, io purtroppo non ho avuto nemmeno quel lusso, anzi, ho continuato la mia banale vita di tutti i giorni che, ovviamente, è andata peggiorando: lutti, depressione, malanni assortiti, un senso di paura e precarietà costante, una perenne mancanza di tempo per fermarmi, riflettere o rilassarmi, pianti a giorni alterni e un odio crescente verso tutto e tutti, in primis verso me stessa. 


Non c'è da stupirsi se, per più di metà film, guardando Soul, ho pensato: porca puttana, sono come Joe. Prendete il miraggio del posto fisso. Io per ora ce l'ho, lavoro dal 2007 sempre nello stesso posto, ma mi piace quello che faccio? Nemmeno per sogno, lo faccio perché devo, così come Joe insegna musica senza capire davvero perché, senza metterci anima ma solo un costante senso di rimpianto e frustrazione, che si accresce il giorno in cui entra in coma proprio quando avrebbe la sua occasione di diventare un musicista vero. Le occasioni perdute, che ci impediscono di guardare al presente e al futuro perché è molto più facile piangere sulla sfiga che abbiamo sempre avuto; eppure, se ci si mette nei panni di 22 invece, magari si scopre che la sfiga non è tale ma è facilmente sostituibile da una nostra fondamentale mancanza di coraggio. Un esempio "recente"? Non ho fatto l'artistico non per sfiga, ma perché (ah, anche lì, le "voci" che ci costringono all'immobilità e al disprezzo verso noi stessi) mi dicevano che non mi avrebbe portata a nulla, anche se amavo disegnare. Grazie a questo cambio di rotta ho scoperto di amare le lingue, certo, ma l'amore per il disegno mi è rimasto e quest'anno è crollato tutto quando, dopo un paio di corsi on line, ho capito di essere mediocre ed incapace, cosa che mi ha resa ancora più depressa di quanto già non fossi. Posso solo ringraziare Mirco, un paio di amici online che mi hanno incoraggiata con dei regali a tema, il maestro del corso e sì, anche Soul, se in questi giorni di festa ho cominciato a guardare a questa incapacità (e alle opere ben più belle di tutti i miei compagni di corso e di un sacco di amici su Facebook) e a tutte le cose che mi fanno male da anni con un po' di coraggio, cercando di accettare quel che è stato e quel che sono e provando a migliorarmi, anche di poco, senza arrendermi e, soprattutto, cercando di godere di quel che ho.


Questo per dire che Soul ci insegna che la vita, con tutte le sue difficoltà spesso anche terribili, può essere bella. E che banalità, direte voi, e avete ragione. Soul ci insegna che la vita è bella anche nella sua normalità, ma SOLO se noi vogliamo che lo sia, solo se riusciamo ad armarci del coraggio di accettare quello che abbiamo senza rinunciare a migliorarlo e migliorarci ma soprattutto senza abbatterci se vediamo che proprio non si riesce. Joe, concentrandosi sull'obiettivo di sviluppare la sua "scintilla", ha di fatto smesso di vivere: "Poor Joe", come avrebbe detto con disprezzo mammà Soprano, non vede al di là del suo naso, non vede gli studenti che gli chiedono aiuto, non si interessa di amici e conoscenti, non percepisce i problemi altrui né la bellezza di quello che lo circonda e io, purtroppo, mi sono resa conto di essere uguale a lui. Uguale a lui e anche un po' uguale a 22, che per paura e per la pesantezza dei giudizi altrui, rinuncerebbe alla possibilità di qualcosa di nuovo, magari spaventoso ma magari anche positivo, chissà. E' riunendo queste due anime, "jazzando" sulle ali dell'improvvisazione e di punti di vista differenti, che forse è possibile davvero dare un senso all'esistenza e imparare a vivere, non solo a sopravvivere come sto (stiamo?) facendo ora. E' lo schiaffo finale di Soul a far aprire gli occhi definitivamente ed è uno schiaffo che, per qualche minuto prima dell'inevitabile happy end, mi ha distrutta dalle lacrime: Joe alla fine capisce, purtroppo lo fa troppo tardi, proprio quando rinuncia alla propria vita per salvare 22 dalla tristezza oscura che l'ha annullata. E' lì, giuro, che ho pregato irrazionalmente che il cartone non finisse con la morte di Joe e dove l'unica cosa che ho pensato è stata: e sua madre? E le vecchiette? E i suoi amici, i suoi studenti, così orgogliosi di lui anche quando avevano davanti il "normale" Joe? E la sua vita banale? Credeteci o no, sto scrivendo il post (sconclusionato, me ne rendo conto) con difficoltà, perché ho le lacrime agli occhi e il magone a ripensare alla vergogna e alla paura provata guardando Soul, e anche al piccolo senso di speranza e voglia di cambiare che mi ha lasciato. Sicuramente è stato il film giusto al momento giusto e, come tutte le opere, è impossibile che scateni le medesime sensazioni in tutti coloro che ne fruiranno, ma io mi sento (dopo averli maledetti spesso nel corso del film) di ringraziare Docter e soci per questo piccolo gioiellino, che mi fa riflettere da giorni.  


Del co-regista e co-sceneggiatore Pete Docter ho già parlato QUI. Jamie Foxx (voce originale di Joe), Alice Braga (Jerry), Phylicia Rashad (Libba) e Angela Bassett (Dorothea) li trovate invece ai rispettivi link. 

Kemp Powers è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, è anche attore e produttore.


Tina Fey
è la voce originale di 22. Attrice comica del Saturday Night Live, ha partecipato a film come Anchorman 2 - Fotti la notizia e a serie quali 30 Rock; come doppiatrice ha lavorato in Ponyo sulla scogliera, Megamind e serie come Spongebob Squarepants, Phineas e Ferb, I Simpson. Americana, anche sceneggiatrice e produttrice, ha 50 anni.


Graham Norton
, presentatore ufficiale dell'Eurovision per la BBC, presta la voce a Spartivento. Se Soul vi fosse piaciuto recuperate Il libro della vita, Inside Out, La sposa cadavere, Coco... e, ovviamente, cercate su Youtube qualunque cosa riguardi La linea di Osvaldo Cavandoli, che mi è tornata in mente ogni volta che compariva Terry! ENJOY!

martedì 8 settembre 2020

The New Mutants (2020)

La natura orribile del 2020 non dà tregua e l'ultima settimana è stata una delle più tremende. Anche per settembre il blog rallenterà parecchio e onestamente non so nemmeno se riuscirò a scrivere qualcosa di interessante su The New Mutants, diretto e co-sceneggiato nel 2020 dal regista Josh Boone.


Trama: giovanissimi mutanti vengono rinchiusi in un istituto per tenere sotto controllo i loro poteri, almeno finché, dopo l'arrivo di Dani Moonstar, anche quello comincia a diventare un luogo pericoloso e popolato da incubi...


Come ho scritto, è stata una settimana bruttissima, e tutto quello che volevo per tirarmi un po' su era andare al cinema e guardare un film che aspettavo dal 2017. Preparata da critiche impietose, sono partita rassegnata all'idea di vedere come minimo una schifezza, ma ero talmente stanca e talmente pessimista che l'idea di distruggere un film nato nel 2017, rimandato per anni, riscritto a seguito di deliri legati a case di produzione e acquisizioni assortite, destinato a nascere già morto in quanto impossibilitato a diventare parte di una franchise mutante globale, dove il personaggio di Essex/Sinistro è stato forzatamente eliminato proprio per i disastri produttivi di cui sopra diventando un nome buttato lì senza un perché, mi è sembrato ingiusto. Come dice Elio, "Gino Bramieri è molto più indulgente, ti prego sii accondiscendente, concedimi l'amnistia" e io la voglio concedere a 'sto povero The New Mutants, che mi ha tenuto compagnia per un'ora e mezza durante la quale mi sono divertita molto più che con l'ultimo, mediocre X-Men. E' vero, The New Mutants "non è horror, non è cinecomic, sa soltanto quello che non è", per continuare con le citazioni, e in soldoni è un lungo episodio di Buffy The Vampire Slayer, più volte ed insistentemente nominato e visto, ambientato in un manicomio, avente per protagonisti superadolescenti dai superproblemi, non necessariamente simpatici. La "Buffy" della situazione è Dani Moonstar, dotata nei fumetti del potere di cerare visioni basate sulle paure o i desideri di amici/nemici, qui piagata da un enorme "dono" di natura non ben definita e che, dopo essersi ritrovata sola al mondo, diventa paziente di un istituto popolato da altri quattro mutanti come lei, ognuno vittima di un passato orribile legato alla prima manifestazione della loro natura. Abbiamo quindi Rahne, licantropa dal complicato rapporto con la Chiesa, il campagnolo Sam, una sorta di razzo umano, il ricco Roberto che si "scalda" troppo (poi ci torniamo) e la misteriosa Illyana, che può teletrasportarsi e creare varchi sul cosiddetto Limbo (e torniamo anche lì) ma è soprattutto una Cordelia da primato; il passato di questi ragazzi viene sviscerato nel momento in cui a ognuno di loro capita di affrontare visioni terrificanti legate ai loro traumi, visioni che diventano sempre più tangibili, pericolose e incontrollabili.


Non è un caso che molti abbiano citato Nightmare 3, visto che l'ambientazione e le visioni lo richiamano parecchio nelle atmosfere, ma The New Mutants non si appoggia tanto sull'elemento horror, quanto più sul "drama" delle relazioni tra adolescenti problematici, che nel giro di 90 minuti offre allo spettatore tutto quello che a una serie Netflix servirebbero tre stagioni per sviscerare: romanticismo, tensioni sessuali, razzismo, senso di inferiorità, traumi irrisolti, competitività e gelosia, tutto scorre davanti agli occhi del pubblico grazie alla consapevolezza di chi avrebbe voluto girare una trilogia e invece se l'è tristemente presa nello stoppino, ridotto a tirare tutti i fili di qualcosa che viene imbastito con tranquillità nella prima parte del film e poi esplode frettolosamente nella seconda parte, azione compresa. Se non si ha piacere di stare al gioco, ovviamente, ciò è quanto di peggio possa accadere in un film, soprattutto quando moltissime cose vengono date per scontate e alcune travalicano proprio la logica. Per esempio, i fan delle saghe mutanti potrebbero riuscire a colmare tutti i buchi nella storia di Illyana e rimettere un po' a posto la questione del Demone Orso oltre che quella di Essex (spoiler: alla fine di X-Men: Apocalisse si legge il suo nome su una valigetta. Se fate il conto degli anni, capirete che The New Mutants avevano cominciato a progettarlo nel 2016 e che avrebbe dovuto essere legato ad Apocalisse ma ciccia), mentre lo spettatore "normale" potrebbe chiedersi perché diamine i cinque mutanti non fuggano quando Cecilia dorme (non credo possa mantenere un campo di forza ampio decine di miglia nel sonno), perché la stessa Cecilia non si sia difesa con un campo di forza dopo l'attacco di Rahne o perché Illyana non possa semplicemente teletrasportarsi via e mandare tutti al diavolo, e questi sarebbero tutti dubbi legittimi quanto quella leggera puzza di bruciato che si sente ogni volta che viene tirato il freno sull'aspetto horror del film.


Gli altri, ovvero chi come me aveva per il belino di stare a fare barba e capelli a The New Mutants, potranno invece apprezzare l'idea di realizzare un film che non sia la solita saga del cosplay mutante tamarro fatto male. La mancanza di tutine e costumi viene compensata da almeno tre personaggi con un minimo di personalità, Rahne e Illyana in primis, interpretati da giovani attori che ci hanno messo tutta la passione del mondo, salvo ovviamente chi è stato costretto ad interpretare Roberto DaCosta, che già era privo di personalità e nerbo nei fumetti, figuriamoci in un film dove viene messo giusto come riempitivo (ah, per amor di horror facciamolo pure "scaldare" senza un motivo, ma trattasi di batteria solare umana. E il povero Sam, certo, è molto fotogenico ricoprirlo di lividi, ma ogni volta che vola dovrebbe crearsi attorno al suo corpo un campo di forza, altrimenti altro che ossa rotte, avrebbe dovuto direttamente morire). Maisie Williams e Anya Taylor Joy sono una gioia per gli occhi di chi ha amato i loro personaggi nei fumetti. La prima, paffutella e piccolina, incarna tutta la tragica dolcezza della Wolfsbane degli inizi, quella innocente e timida, costretta a reprimere una natura lupina fatta di istinti sotto un'educazione cattolica rigida e violenta, vessata dall'incubo del maledetto reverendo Craig, mentre la seconda sembra uscita dritta dalla matita di Bill Sienkiewicz e ammetto di essere rimasta a bocca aperta durante tutta la sequenza finale a vederla brandire la Spada dell'Anima e a combattere col draghetto Lockeed, altro delizioso omaggio per nerd al quale ho abboccato come il pesce ignorante che sono. E per il resto sì, avrebbe potuto e dovuto essere più horror. Sì, avrebbe potuto e dovuto essere più compatto narrativamente e meno frettoloso. Sì, alla fine della fiera c'è la somma delusione di avere avuto per le mani un film sfortunato che forse non avrebbe nemmeno dovuto uscire, tanto rimarrà lì, come l'aratro nel maggese, come la sua villainess di carta velina. Ma onestamente sono dell'idea che mi sarebbe dispiaciuto non vedere alcune delle belle cose presenti nel film e quindi, sarà che in questo periodo ogni piccolissima gioia mi pare un immenso regalo, non riesco a voler male a questo The New Mutants.


Di Anya Taylor-Joy (Illyana Rasputin), Charlie Heaton (Sam Guthrie) e Alice Braga (Cecilia Reyes) ho parlato ai rispettivi link.

Josh Boone è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Colpa delle stelle. Anche produttore, ha 41 anni e dirigerà alcuni episodi dell'imminente serie tratta da L'ombra dello scorpione.


Maisie Williams interpreta Rahne Sinclair. Inglese, famosa per il ruolo di Arya Stark nella serie Il trono di spade, ha partecipato a film come Mary Shelley - Un amore immortale e serie quali Doctor Who; come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Anche produttrice, ha 23 anni.


Henry Zaga, che interpreta Roberto DaCosta, è nel cast dell'imminente L'ombra dello scorpione, dove interpreterà Nick Andros. Jon Hamm era stato scelto per il ruolo di Sinistro e aveva portato a termine tutte le riprese, ma il personaggio è stato completamente eliminato durante il reshoot mentre Rosario Dawson ha rinunciato al ruolo di Cecilia Reyes. Se The New Mutants vi fosse piaciuto o se siete per la completezza totale, recuperate  X-MenX-Men 2X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio X-Men: Giorni di un futuro passato, X-Men: Apocalisse, X-Men: Dark PhoenixX-Men Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale, Logan - The Wolverine, Deadpool e Deadpool 2. ENJOY!

venerdì 25 marzo 2011

Il Rito (2011)

Immancabile dopo il solito trailer devastante, la corsa al cinema per vedere un film come Il rito (The Rite), diretto dal regista Mikael Håfström. Come spesso accade, la troppa attesa ha coinciso con una mezza delusione.

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Trama: Michael lavora col padre in una ditta di pompe funebri. Per dare un’allegra svolta alla sua vita decide di tentare la via del seminario, ma inutilmente: il ragazzo non ha fede. Tuttavia, un prete illuminato decide di mandarlo a Roma per fargli seguire un corso sugli esorcismi, come ultima spiaggia prima di rinunciare definitivamente a prendere i voti. Lì, il buon Michael incontra padre Lucas, esorcista da anni, e si ritrova a dover mettere il proprio scetticismo a dura prova…

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Che peccato. E’ la prima cosa che ho pensato appena il film è finito. Che peccato, perché anche se Il Rito mi ha messo addosso una fifa boia (naturale, come ha detto il mio amico all’uscita del cinema “A me basta che ci sia gente che avvita la testa e bestemmia, mi diverto”. Con me vale la massima “basta che ci sia gente che avvita la testa e bestemmia, muoio di paura”), fifa peraltro svanita dopo un’ora visto che ho dormito bene la notte, per il resto non racconta niente di nuovo. Certo, per una volta si tenta di affrontare gli esorcismi con un approccio quasi scientifico, molto legato alla psicologia, distante dal baracconismo, almeno nella prima parte del film. Non c’è vomito verde, per intenderci, o gente che si attacca ai muri o tutta l’iconografia horror a cui siamo abituati fin dai tempi de L’Esorcista, anzi: attraverso il punto di vista “scettico” di Michael ci troviamo ad osservare qualcosa che potrebbe anche non essere vero, che potrebbe derivare semplicemente da schizofrenia o altre turbe psichiche. Per questo Il Rito, almeno fino a metà, è ben costruito ed inquietante, alterna fenomeni decisamente soprannaturali a spiegazioni quasi razionali degli stessi, mostrandoci Padre Lucas come fosse un cialtrone.

il rito

Ma dopo che il cialtrone in questione viene posseduto (no, non è uno spoiler, si capisce anche dai trailer, via…) la storia cambia e si concentra di più sugli effetti horror e sulla mancanza di fede di Michael, sovvertendo tutti i bei concetti espressi fino a cinque minuti prima. Innanzitutto, il personaggio di Hopkins aveva chiarito come per un esorcismo ben riuscito ci volessero mesi, a volte anni… e parliamo di un esorcista anziano ed esperto. Aggiungiamo anche che, per un buon esorcismo, bisogna arrivare a conoscere il nome del Demone implicato, “la cosa che i Demoni custodiscono più gelosamente”. Dopo queste premesse ragionevoli, purtroppo bastano un novizio e una “civile” per affrontare uno dei demoni più potenti delle schiere di Satana, ed ottenere il suo nome su un piatto d’argento. Ho capito che il film in qualche modo deve finire, ma la cosa mi sa di bestialità messa lì da sceneggiatori in panne. Come è una bestialità il fatto che Michael decida di intraprendere la via del seminario perché “Nella mia famiglia o si lavora nelle pompe funebri o si diventa preti”. Ma Cristo, sei un bel ragazzo, sei intelligente e tutto… ma fuggi da quella città di morti e vai all’università, sei pure senza fede, cosa vai a farti prete???!! Bah.

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E Bah anche all’interpretazione di Hopkins: Tonino, hai vinto un Oscar, mi hai interpretato il maniaco più affascinante della storia del cinema… perché ora vaghi per Roma, in mezzo ai gatti ed assumi la stessa espressione di un gatto di marmo?!? Ho capito che il personaggio probabilmente non ti convinceva e che i momenti più esilaranti, tuo malgrado, sono legati a Padre Lucas e all’orrendo doppiaggio italiano (non esiste che durante un horror “demoniaco” io scoppi a ridere alla vista di un Hopkins spiritato che di fronte ad una bimbetta esclama “che cariiiinaaaaaa!” prima di tirarle un ceffone e cominciare a vagare seminudo per Roma…): nei momenti di possessione Hopkins torna ad essere il grande attore che tutti conosciamo, ma per il resto la sua interpretazione è inqualificabile. Non pervenuta anche la nostrana Cucinotta (credo che il suo sia il cameo più inutile della storia del cinema…) e anche il personaggio del padre di Michael, interpretato da Rutger Hauer, pare messo lì giusto per giustificare una sorta di trauma infantile che ha spinto il protagonista verso le scelte che ha fatto. Ma la cosa forse peggiore del film è che Il rito dona per un attimo l’illusione di un finale inquietante, coraggioso e sovversivo.. che invece si affloscia nella sconcertante banalità di una “storia vera”. Ripeto: che delusione.

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Di Anthony Hopkins, che interpreta Padre Lucas, ho già parlato qui.

Mikael Håfström è il regista del film. Svedese, tra le sue pellicole ricordo 1408 (che devo ancora vedere, mannaggia!) e l’orrendo Derailed – Attrazione letale. Anche sceneggiatore, ha 51 anni.

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Rutger Hauer interpreta il padre di Michael, Istvan Kovak. Attore olandese attivissimo e per questo molto conosciuto soprattutto negli anni ’80, lo ricordo per film storici come Blade Runner, che lo ha consacrato nell’Olimpo dei miti cinematografici (“Ho visto cose che voi umani non potete immaginare…”), lo splendido Ladyhawke, The Hitcher – La lunga strada della paura, Confessioni di una mente pericolosa, Sin City, Batman Begins e altri film meno belli come Furia cieca, Buffy l’ammazzavampiri, Hemoglobin – creature dall’inferno, ‘Salem’s Lot e l’imbarazzante schifo nostrano Barbarossa. Ha lavorato anche per la TV, partecipando ad episodi di serie come Alias e Smallville. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 67 anni e sette film in uscita tra cui, ahimé, ahitutti!, ciò che si candida per essere la ciofeca principe del 2012 (e speriamo che il mondo finisca davvero prima che lo completino!): Dracula 3D di Dario Argento, dove l’attore Olandese dovrebbe interpretare nientemeno che Van Helsing. OVVoVe!!!!

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Colin O’ Donoghue interpreta Michael. Nonostante sia il protagonista la sua carriera è appena agli inizi e l’unica cosa degna di nota nella sua filmografia è una partecipazione al serial I Tudors. Irlandese, ha 30 anni e un corto in uscita.

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Alice Braga interpreta Angelina. Nel post dedicato a Predators non l’avevo nominata, così lo faccio adesso, segnalando la sua partecipazione anche a film come City of God e Io sono leggenda. Brasiliana, ha 28 anni e un film in uscita.

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Maria Grazia Cucinotta interpreta la zia Andria. Procace attrice siciliana assai quotata anche all’estero (non ai livelli della Bellucci però), la ricordo per film “memorabili” come Vacanze di Natale ’90, Abbronzatissimi 2 – Un anno dopo e anche, per fortuna, film più dignitosi come Il postino e Ho solo fatto a pezzi mia moglie. Ha partecipato ad un episodio della serie I Soprano e ne ha doppiato uno de I Simpson. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita.

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Il Rito ha un’aura “potteriana”, se vogliamo. Tra gli altri attori presenti, infatti, c’è colui che in originale dona la voce all’elfo Dobby, Toby Jones, nei panni di Padre Matthew, e anche l’irlandese Ciarán Hinds, che ritroveremo nella seconda parte di Harry Potter e i doni della morte col ruolo di Aberforth Silente, mentre qui interpreta Padre Xavier. Se vi piace il genere, mi butterei sui grandi classici L’Esorcista e Il presagio, forse anche su Amityville Possession. E ora guardatevi il trailer originale, con la bella voce di Anthony Hopkins, è meglio!! ENJOY!

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