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venerdì 30 agosto 2024

Blink Twice (2024)

Per una serie di circostanze fortuite sono riuscita ad andare a vedere anche Blink Twice, diretto e co-sceneggiato dalla regista  Zoë Kravitz. Dovrò necessariamente fare qualche spoilerino, ahimé.


Trama: Frida fa la cameriera ma sogna una vita migliore. L'occasione si presenta quando il magnate Slater King, durante una festa, invita lei e la sua amica Jess a passare alcuni giorni nella sua isola privata, ma non è tutto oro quello che luccica...


Blink Twice
mi aveva attirata fin dal trailer, ma siccome le uscite interessanti del periodo erano tante non avevo granché intenzione di impegnarmi per recuperarlo in sala. Per fortuna, una serie di circostanze mi hanno consentito di andarlo a vedere proprio martedì, altrimenti mi sarei persa un'opera d'esordio assai promettente. Blink Twice è il più classico dei cautionary tales, dove si invitano le persone a stare attente a ciò che desiderano, e trova le sue radici all'interno della vana società odierna, fatta di like ed effimera fama sui social. Attenzione, però, l'argomento del film non è la ricerca del successo a tutti i costi, quanto piuttosto il desiderio di lasciarsi ingannare dalle apparenze, di spegnere il cervello e non pensare, di trovare qualcuno che possa concederci di vivere piacevolmente e senza impegni, chiudendo gli occhi davanti alle cose sgradevoli. E' un sentire comune, un sostrato che alimenta l'esercizio del potere e che crea confusione nel momento in cui le persone non sanno più scindere la realtà dalla pia illusione. Come dirà il magnate Slater King verso la fine del film, "Il perdono non esiste, esiste solo l'oblio", il che significa che in un mondo di riccastri proni a danneggiare il prossimo e soddisfare solo i loro desideri, il perdono non serve, tanto c'è l'oblio di una nebbia lussuosa e profumata che ci fa dimenticare le colpe passate di questi personaggi, nonostante continuino a compiere azioni orribili o discutibili (se ci pensate, succede così anche con i politici italiani, vogliamo parlare dell'aeroporto intitolato a Berlusconi?). Nello stesso tempo, Blink Twice mette in scena anche il terribile destino delle donne che subiscono violenza e non possono chiedere aiuto per paura, oppure non si rendono neppure conto di averne bisogno, vittime delle subdole manipolazioni mentali dei loro carnefici al punto da accettare anche cose impensabili. Se il titolo originale, Pussy Island, è stato drasticamente cambiato per le proteste dei produttori, il contenuto del film è comunque chiarissimo e rispecchia la condizione svilente delle ospiti di Slater King senza risparmiare colpi bassi, né allo spettatore né ai personaggi, con gli ultimi 20 minuti che alternano una serie di abusi da far accapponare la pelle a scoppi di violenza liberatoria, per concludere con un finale splendido, dove tutto ciò che sembrava bianco e nero, diventa verosimilmente grigio. 


Al suo film di esordio, Zoë Kravitz ha le idee ben chiare in testa. Personalmente, avrei sfrangiato la prima parte del film, perché alla fine del primo tempo l'autrice non aveva ancora posto tutte le basi per il plot twist e ho visto gente lasciare la sala spazientita (sono bonobi, lo so, ma temo non saranno stati gli unici nel mondo), ma Blink Twice è uno di quei film da guardare col senno di poi, zeppo di tanti minuscoli e macroscopici dettagli che possono passare per esercizi di stile, invece sono fondamentali. Sono importanti la simbologia e il graduale cambiamento dei punti di vista, con citazioni insistenti del mito dei Lotofagi (e grazie ad Antonio per avermelo fatto notare!) e un montaggio frenetico che stordisce lo spettatore indugiando sui tanti, lussuosi dettagli dell'isola, tra small talk, trasgressioni, arredamenti, alta cucina e begli abiti. C'è sempre qualcosa che stona, ovvio, perché noi sappiamo fin da subito che l'isola di King è troppo bella per essere vera, ma i molteplici elementi sbagliati e perturbanti non danno affatto l'idea di quanto marcio si nasconda dietro quella realtà instagrammabile, e il graduale cambio di registro prima e durante le sequenze rivelatorie, degno di un horror (genere a cui, peraltro, Blink Twice deve tantissimo, soprattutto ai revenge movie), arriva ancora più inaspettato. Il film vanta anche un cast di tutto rispetto. Naomi Ackie e Channing Tatum hanno una bellissima alchimia, lei è molto espressiva e lui, che pur non mi è mai piaciuto come attore, mi ha messo più di un brivido nel ruolo di Slater King. La vera sorpresa è però Adria Arjona, che sta palesemente vivendo un periodo d'oro; buona parte di Blink Twice ha i toni vivaci della commedia, anche demenziale (d'altronde, la pochezza dei personaggi è quella, e le caratteristiche di sciocca vanità vengono enfatizzate quando alcuni veli cominciano a cadere, trasformando dei simpatici buffoni in fastidiosi rompicoglioni perennemente in botta, o peggio), ci sono alcune sequenze in particolare dove il sorriso si trasforma in un'isterica risata di orrore, e la Arjona ha dei tempi comici perfetti, che non la fanno mai risultare ridicola, anzi, enfatizzano la tragica presa di coscienza del personaggio. Non guasta, infine, vedere facce amate come quelle di Christian Slater, Haley Joel Osment, Geena Davis e Kyle MacLachlan, che brillano di luce propria impreziosendo ancor più un film bello e coraggioso, che vi consiglio di correre a vedere prima che venga tolto dalle sale!


Della regista e co-sceneggiatrice Zoë Kravitz ho già parlato QUI. Channing Tatum (Slater), Alia Shawkat (Jess), Christian Slater (Vic), Simon Rex (Cody), Haley Joel Osment (Tom), Geena Davis (Stacy) e Kyle MacLachlan (Rich) li trovate invece ai rispettivi link.

Naomi Ackie interpreta Frida. Inglese, ha partecipato a film come Lady MacbethStar Wars - L'ascesa di Skywalker, Whitney - Una voce diventata leggenda e a serie quali Doctor Who e The End of the F***ing World. Anche produttrice e cantante, ha 33 anni e un film in uscita, Mickey 17 di Bong Joon Ho. 


Adria Arjona
interpreta Sara. Portoricana, ha partecipato a film come The Belko Experiment, Hit Man - Killer per caso e a serie quali True Detective. Anche produttrice, ha 32 anni. 


Levon Hawke
, che interpreta Lucas, è figlio di Ethan Hawke e Uma Thurman. Se Blink Twice vi fosse piaciuto recuperate Don't Worry Darling. ENJOY!



martedì 25 giugno 2024

Inside Out 2 (2024)

Il giorno stesso dell'uscita mi sono fiondata al cinema per vedere Inside Out 2, diretto e co-sceneggiato dalla regista Kelsey Mann.


Trama: Riley è arrivata a 13 anni aiutata dalle sue emozioni, ma con l'arrivo della pubertà la sua testa si riempirà di nuovi, inquietanti elementi...


Inside Out
mi aveva rapito il cuore e la mente, e ancora oggi ritengo sia uno dei più bei film Pixar mai realizzati. Avevo un mix di aspettative e timori all'idea di un seguito, ma ho deciso comunque di dargli fiducia, perché mi interessava sapere come sarebbe cresciuta Riley. Introdotto da una bella botta di nostalgia, nella forma dello storico score di Michael Giacchino (che ovviamente mi ha spinta alle lacrime quando il film non era neppure ancora cominciato), Inside Out 2 inizia due anni dopo la fine del primo e ci mostra delle emozioni solide ed equilibrate, che lavorano in perfetta sintonia per fare di Riley un gioiellino di ragazza. "Io sono una brava persona" è il nucleo della personalità della protagonista, un nucleo che Gioia e gli altri cercano di preservare con tutte le forze, eliminando e nascondendo tutto ciò che potrebbe intaccarlo; le emozioni "base" non hanno, però, fatto i conti con la pubertà, che introduce altri destabilizzanti colleghi all'interno della mente di Riley. Invidia, Imbarazzo, Ennui e, soprattutto, la terribile Ansia, scuotono dalle fondamenta la semplice e dolce ragazzina, proprio nel momento di transizione tra scuole medie e liceo, quando un breve campo estivo di hockey diventa il fondamentale crocevia per determinare il futuro successo. In maniera non dissimile dal primo Inside Out (di cui ricalca anche la struttura narrativa e una serie di situazioni) anche il secondo capitolo contiene un importante monito a non ignorare né le emozioni né le esperienze negative, perché contribuiscono ad alimentare la complessità e la conseguente ricchezza del nostro carattere, facendoci crescere come persone, per quanto imperfette. L'esperienza evita che le emozioni ci governino e ci permette di controllarle e richiamarle secondo la nostra volontà, salvo inevitabili ricadute in momenti particolarmente stressanti o emotivamente soverchianti, com'è comprensibile per un individuo equilibrato. Nel suo percorso di crescita, l'adolescente Riley si riconferma così un personaggio col quale è facile empatizzare e in cui ci si può riconoscere, e lo stesso vale per Gioia, Tristezza e tutti i loro compagni, che crescono ed evolvono assieme alla loro "umana".


Forse perché l'Ansia è una mia costante esistenziale, mi sono riconosciuta parecchio in quel tarlo insinuante che parla senza sosta, non richiesto, scodellando una serie infinita di scenari mentali da incubo, e ho trovato la rappresentazione del passaggio tra infanzia e adolescenza molto realistica. A parer mio i realizzatori sono riusciti a renderlo molto angosciante, in virtù delle scelte sbagliate intraprese da Riley e per la visione da incubo di un nucleo positivo sempre meno luminoso; i richiami alla morte "figurata" e alla depressione sono palesi, inoltre ho apprezzato tantissimo la rappresentazione di un attacco di panico in piena regola, di quel momento in cui il cervello si blocca in una frenesia terrorizzata e senza via d'uscita. In generale, Inside Out 2 mi è sembrato ancora più dolceamaro del primo e alcune prese di coscienza, sia della protagonista che delle sue emozioni, mi hanno commossa parecchio. Per quanto riguarda la realizzazione, Inside Out 2 è bello quanto il suo predecessore. L'interazione tra mondo reale e mentale non presenta sbavature ed è molto emozionante, soprattutto è bello vedere l'evoluzione dei coloratissimi luoghi introdotti nel 2015, con interessanti aggiunte alla mente di Riley, funzionali alla sua crescita; l'idea di inserire una sorta di lago da cui si dipanano tutte le "ramificazioni" delle esperienze della protagonista è vincente, e si traduce in una miriade di splendide immagini. Passando ad argomenti più faceti, da appassionata (giuro) di La casa di Topolino, ho adorato, tra le tante parodie presenti all'interno del film, la presenza di un simil-Toodles che mi ha fatta piegare dalle risate in più di un'occasione, un colpo di genio forse un po' autoreferenziale, ma comunque sempre un colpo di genio. Anche il character design delle nuove emozioni è assai intelligente, con l'apice di preferenza personale raggiunto con Ennui, talmente molla e scazzata dalla vita da avere un modo tutto suo di muoversi senza spendere troppe, inutili, energie (viceversa, Invidia non mi ha detto nulla, e più che un vergognoso peccato capitale mi è sembrato il comprensibile, per quanto disperato e spesso sbagliato, desiderio di conformarsi a persone che si ammirano). Dopo il deludente Lightyear, nonostante non fosse sequel ma spin-off, la Pixar si è rimessa sul giusto cammino e ammetto di non vedere l'ora che esca un terzo capitolo di Inside Out che faccia luce sul terrificante mondo degli adulti!  


Di Maya Hawke (Ansia), Tony Hale (Rabbia), Diane Lane (Mamma), Kyle MacLachlan (Papà), Paul Walter Hauser (Imbarazzo), Frank Oz (Dave il poliziotto), Pete Docter (Rabbia di papà) e Flea (Jake) ho già parlato ai rispettivi link.

Kelsey Mann è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio e prima ha lavorato principalmente come storyboarder. E' anche animatore e doppiatore.


La doppiatrice originale di Ennui è Adèle Exarchopoulos, la protagonista di Vita di Adèle, mentre in Italia il personaggio è stato affidato a Deva Cassel, la splendida figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel. Se Inside Out 2 vi fosse piaciuto, recuperate Inside Out e Soul. ENJOY! 


venerdì 9 novembre 2018

Il mistero della casa del tempo (2018)

Mercoledì sono andata a vedere Il mistero della casa del tempo (The House with a Clock in its Walls), diretto dal regista Eli Roth e tratto dal libro omonimo di John Bellairs.


Trama: rimasto orfano, il piccolo Lewis va a vivere con lo zio Jonathan, il quale si rivela essere uno stregone. La vita di Lewis si arricchisce così di incredibile magia ma la casa di Jonathan nasconde anche un pericoloso segreto...


E così, dopo l'horror, il thriller sexy e l'action, Eli Roth è approdato al fantasy per ragazzini. Benché la notizia mi avesse fatto storcere abbastanza il naso, una volta visti i primi trailer la curiosità di vedere Il mistero della casa del tempo era indubbiamente salita e così, quando è uscito, sono corsa quasi subito al cinema. Prodotto dalla Amblin, il film è  un'avventura fantastica con tutti i crismi, che strizza l'occhio al vecchio L'apprendista stregone della Disney, alla saga di Harry Potter, al primo Piccoli Brividi e a cose un po' più di "nicchia" e lontane da un pubblico di ragazzini come Hugo Cabret, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet e persino i capolavori di Wes Anderson. Da questi ultimi è stata sicuramente mutuata la natura weird e fondamentalmente stilosetta del piccolo protagonista, un topino di biblioteca munito di occhialoni e immancabile farfallino d'ordinanza, capitato a casa di un uomo che fa dello "strano", della diversità, i punti di forza dai quali ricavare le magie più folli. Al di là dell'aspetto magico, sul quale tornerò nel prossimo paragrafo, la trama de Il mistero della casa del tempo mette in scena una famiglia che più atipica non si può, composta da due "genitori" che tali non sono, amici di vecchissima data che si aiutano a vicenda a superare i rispettivi traumi del passato e si imbarcano nel difficile compito di tenere sott'occhio un ragazzino con tanti problemi e tantissime qualità positive; attraverso quest'ultimo, persino due maghi scafati impareranno che l'importante nella vita è non arrendersi mai, nemmeno di fronte alle tragedie più grandi (tra le righe, ci sono riferimenti ai campi di concentramento), mentre il piccoletto imparerà a fare tesoro delle proprie particolarità, per quanto possano risultare strane agli occhi degli altri, e a trovare la vera forza in se stesso. Un film per tutta la famiglia, quindi, reso più "pepato" da quel pizzico di horror inserito nella ricetta, tra necromanzia, morti che ritornano, omicidi, qualche goccia di sangue e momenti di genuino terrore a base di pupazzi meccanici e burattini semoventi che probabilmente ai bambini non diranno nulla ma porco schifo io volevo uscire di corsa dalla sala.


Piccoli tocchi alla Eli Roth, dunque? Mah. A parte il cameo del regista e la comparsa della ex (mwahaahahahaha!!! scusate) moglie Lorenza Izzo, la mano di cialtronetto Roth non si percepisce quasi, tanto il "ragazzo" ha ripulito il suo stile. La regia è classica che più non si può e, rispetto all'abilità dietro la cinepresa, quello che si apprezza maggiormente ne Il mistero della casa del tempo è l'immenso lavoro dietro le bellissime scenografie, con la favolosa casa di Jonathan che prende vita più grazie ai dettagli dell'infinità di orologi, arredi, affreschi, vetrate, scale e porte che ai pur validi effetti speciali, per non parlare dei gradevoli costumi, che danno un tocco di personalità in più ad ogni personaggio. Gli effetti speciali invece sono una delle note dolenti del film. Per la maggior parte della durata, il tocco della magia digitale non si avverte quasi o, meglio, è perfettamente amalgamata alle sequenze, le arricchisce con una delicatezza rara per questo genere di pellicola; purtroppo, verso il finale ci sono un paio di aberrazioni capaci di far venire i brividi e non parlo delle già citate bambole (splendide nella loro inquietante bruttezza) quanto piuttosto del povero Jack Black ridotto a infante col testone, picco trash che fa il paio con la scelta di far defecare di continuo la siepe-leone mentre Neil Marshall ringrazia per la citazione al suo The Bad Seed. Niente da dire invece per Jack Black e Cate Blanchett, entrambi bravissimi, palesemente divertiti e dotati di un'alchimia non comune, mentre il povero Kyle MacLachlan purtroppo compare davvero poco e, nonostante tutto ruoti attorno a lui, mi è parso un villain non troppo incisivo. Insomma, l'approccio di Eli Roth al fantasy per ragazzi ha portato a un film gradevole e simpatico, valido per passare un paio d'ore di svago, nulla più e nulla meno. Il rischio, se di rischio si può parlare, è che con questo andazzo Roth diventi uno dei mille registi senza infamia e senza lode che popolano Hollywood, privo di tratti distintivi e perfetto per assecondare i bisogni dei vari studios. Per carità, la gente così ci campa e Roth non è mai stato chissà quale Autore, però mi permetto di provare lo stesso un po' di tristezza.


Del regista Eli Roth, che compare anche nei panni di Compagno Ivan, ho già parlato QUI. Jack Black (Jonathan Barnavelt), Cate Blanchett (Florence Zimmerman), Kyle MacLachlan (Isaac Izard), Colleen Camp (Mrs. Hanchett) e Lorenza Izzo (Mamma) li trovate invece ai rispettivi link.


Sunny Suljic, che interpreta Tarby Corrigan, era l'inquietante figlio di Colin Farrel ne Il sacrificio del cervo sacro. Se Il mistero della casa del tempo vi fosse piaciuto recuperate Piccoli brividi. ENJOY!


domenica 21 maggio 2017

Fuoco cammina con me (1992)

Ci siamo arrivati, finalmente. Oggi in America uscirà la prima puntata della nuova serie di Twin Peaks e io sono talmente in fibrillazione che ho deciso di festeggiare ripassando con Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me), diretto e co-sceneggiato nel 1992 dal regista David Lynch.


Trama: nella città di Deer Meadows, due agenti dell'FBI indagano sulla morte della giovane Theresa Banks e uno dei due scompare misteriosamente. Un anno dopo, a Twin Peaks, Laura Palmer affronta gli angoscianti ultimi giorni della sua vita...



Pare che David Lynch abbia detto che Fuoco cammina con me sarà fondamentale per la terza stagione della sua creatura televisiva. Buono a sapersi, visto che io, alla veneranda età di 36 anni e al mio quarto recupero dell'intera serie, non avevo ancora avuto modo di guardare lo sfortunato film che fa da prequel all'intera vicenda. Perché dico sfortunato? Beh, perché nel 1992 se l'erano filato in pochi, di Laura Palmer non fregava più nulla a nessuno, per l'undicenne Bolla c'era un simpatico divieto ai minori di 14 anni a bloccare l'ingresso al cinema e al momento del passaggio televisivo i miei pensieri erano già lontani da una serie che avevo concluso solo "per sentito dire", troppo terrificante e complicata per una bambina delle elementari. All'età di 36 anni sono dunque arrivata vergine all'appuntamento con Fuoco cammina con me e me lo sono goduto tutto, dall'inizio alla fine, senza guide, teorie complottistiche, trattati sulle Logge, tomi dedicati a Lynch e quant'altro: me lo sono goduto come il pezzo mancante di una serie che ho imparato ad amare, al netto dei riferimenti Lynchiani e dello stile particolare del regista, cercando risposte a domande che mi porto dietro da più di vent'anni e rimanendo sconcertata davanti all'insorgere di nuovi dubbi. Che fine ha fatto l'agente Desmond? Chi diamine è Judy? E il gigante perché non c'era? Immagino che lo zoccolo duro di fan avrà una risposta a tutte queste domande e mi riderà dietro ma io non leggo da anni Il Diario segreto di Laura Palmer (dietro c'è una storia simpatica ma non voglio annoiarvi), non sono riuscita ad acquistare e leggere The Secret History of Twin Peaks e dubito, purtroppo e pur avendo la fighissima edizione bluray che comprende l'opera omnia TwinPeaksiana, di riuscire a guardare entro domenica Twin Peaks: The Missing Pieces, un'ora e mezza di scene eliminate da Fuoco cammina con me, quindi mi ritrovo persa come un tacchino (gobble, gobble) nel mais o nella garmonbozia, fate voi.


Il limite che, a mio avviso, ha segnato il flop di Fuoco cammina con me è semplicemente quello di essere stato realizzato esclusivamente per chi aveva seguito Twin Peaks all'epoca e di essere non tanto un film DI Lynch quanto un film SU Twin Peaks, impossibile da vedere come pellicola a sé stante e giustamente incomprensibile per lo spettatore occasionale. Siccome ho avuto pietà del Bolluomo e non gliel'ho fatto guardare non saprei definire il valore di Fuoco cammina con me slegato dalla serie televisiva. Probabilmente, preso da solo, come horror psicologico non varrebbe una cicca e risulterebbe, soprattutto nella parte introduttiva legata all'omicidio di Theresa Banks, un'accozzaglia di personaggi, visioni ed elementi inquietanti ma inutili, capaci di scoraggiare il 90% degli spettatori. La seconda parte, quella dedicata agli ultimi giorni di Laura Palmer, è invece più "coerente" e compatta, per quanto anch'essa zeppa di elementi che ad un non fan della serie rischiano di dire poco o nulla. Spogliato da tutti i suoi orpelli, Fuoco cammina con me verte sulla discesa all'inferno di una ragazza costretta a vivere ogni notte un trauma terribile, trascinata lentamente ma inesorabilmente verso un "lato oscuro" che la priva delle sue ultime vestigia di innocenza; Laura fa uso di cocaina, si prostituisce, beve, ferisce chi ama, perverte letteralmente il sogno della reginetta del paese diventando oggetto sessuale per quasi tutti gli uomini che hanno a che fare con lei, tutto per sfuggire a quell'oscurità che inesorabilmente la reclama a sé dall'età di dodici anni. Gli ultimi giorni della ragazza sono un tripudio di angoscia, costellati di goffi tentativi di chiedere aiuto (che piacere rivedere lo sfortunato Harold!) e vaghi attimi di lucidità in cui Laura cerca di allontanare da sé le uniche due persone innocenti che ancora le sono amiche, la fida Donna e l'amato James, troppo ingenui e "puri" per venire sporcati dal male che infesta il corpo e l'anima della bionda antieroina. Come già nella serie, la partita per l'anima di Laura viene giocata sia nella realtà tangibile sia nella misteriosa Loggia Nera, popolata da spiriti dagli scopi imperscrutabili che si nutrono del dolore umano, e queste due dimensioni spesso si incontrano e si annullano, così come accade al tempo e allo spazio, in un modo che solo pochi eletti (Cooper, la signora del ceppo, gli ospiti degli spiriti, solo per fare qualche nome) riescono a cogliere senza comprenderlo nella sua interezza. Ma qui, ovviamente, si sconfina nel lynchiano e nel territorio strettamente legato a Twin Peaks.


Come ho già detto, è durante la prima parte del film che lo spettatore occasionale rischia di arrendersi ed è lì che si annidano le domande più insidiose anche per chi ha seguito la serie. Le beghe interne all'FBI e i misteri che circondano Dale Cooper, Philip Jeffries e Chester Desmond sono apparentemente poco legati al cuore della storia di Laura Palmer (benché anche chi non conosce Twin Peaks possa facilmente intuire che il destino di Cooper andrà prima o poi a scontrarsi con quello della biondona) e rischiano di sembrare un riempitivo messo lì giusto per allungare il già corposo metraggio della pellicola. In realtà, tutto fa parte di un puzzle rimasto incompiuto, persino quel David Bowie che compare per pochissimo e che, da vero Uomo caduto sulla terra, è probabilmente rimasto preso nelle maglie della Loggia Nera così come il povero Chester Desmond, avvicinatosi troppo a misteri dai quali non è riuscito a proteggerlo neppure l'addestramento del peculiare Gordon Cole, agente dell'FBI criptico quanto il regista di cui è l'alter ego (o viceversa). Alter ego, doppi negativi (di personaggi o città, ho adorato come Deer Meadows fosse la versione maligna di Twin Peaks), luce vs tenebra, sogni e visioni, sono tutti temi cari a Lynch che tornano prepotenti in questo Fuoco cammina con me, anche se magari non proprio in maniera coerentissima o limpida, e rendono la pellicola un'opera affascinante benché imperfetta, tanto che alla fine delle due ore pare quasi di riemergere da un mondo altro, molto lontano ma anche incredibilmente vicino, ché il male si annida ove meno ci aspetteremmo. Dopo tutto quello che ho scritto vi parrà strano che abbia preferito la prima parte della pellicola alla seconda ma la verità è che adoro personaggi come Cole e Albert (Ciao Miguel, mi mancherai tantissimo...) e vedere un Kiefer Sutherland in versione Stanlio, timidino e pieno di tic, mi ha ricordato molto le atmosfere ironiche di Twin Peaks, atmosfere di cui questo cupissimo prequel difetta, inoltre per un attimo ho sperato in un bell'approfondimento degli spiriti che infestano la Loggia Nera (chi è la vecchia con la borsa del ghiaccio sull'occhio, tra l'altro?), Mrs. Tremond e nipote in primis. Di Laura Palmer o del suo desiderio di autodistruzione non me ne è mai potuto importare di meno, diciamo la verità, inoltre l'interpretazione di Sheryl Lee, con tutto il rispetto, fa spesso cadere le braccia e nella parte dedicata a Twin Peaks mancano troppi personaggi amatissimi, Audrey Horne e Garland Briggs in primis. Unica nota positiva per quel che riguarda il cast è la sostituzione di Laura Flynn Boyle, che ho sempre trovato inadatta al ruolo di Donna Hayward, con Moira Kelly dai grandi occhi innocenti, perfetta per incarnare l'ingenuità un po' invidiosa e un po' sognatrice della migliore amica di Laura. Avendo già scritto un papiro mi fermo qui anche se ci sarebbero mille altre cose da dire: aspetto di recuperare i Missing Pieces e mi preparo spiritualmente per domenica, magari facendo un po' di meditazione alla Dale Cooper! Daje, Coop!


Del regista e sceneggiatore David Lynch, che interpreta anche Gordon Cole, ho già parlato QUI. Sheryl Lee (Laura Palmer), Ray Wise (Leland Palmer), Mädchen Amick (Shelly Johnson), Dana Ashbrook (Bobby Briggs), David Bowie (Philip Jeffries), Miguel Ferrer (Albert Rosenfeld), Heather Graham (Annie Blackburn), Jürgen Prochnow (l'uomo del legno), Harry Dean Stanton (Carl Rodd), Kiefer Sutherland (Sam Stanley), Grace Zabriskie (Sarah Palmer) e Kyle MacLachlan (Dale Cooper) li trovate invece ai rispettivi link.

James Marshall interpreta James Hurley. Americano, ha partecipato a film come Codice d'onore e a serie quali La signora in giallo, Genitori in blue jeans e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, ha 50 anni ed è uno dei membri del cast che tornerà anche nella nuova serie di Twin Peaks.


Frances Bay interpreta Mrs Tremond. Canadese, la ricordo per film come Terrore in cima alle scale, Velluto blu, I gemelli, Cuore selvaggio, Aracnofobia, Il pozzo e il pendolo, Critters 3, Il seme della follia e Inspector Gadget, inoltre ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, I Jefferson, Hazzard, Happy Days, Casa Keaton, Saranno famosi, Santa Barbara, ALF, I racconti della cripta, I segreti di Twin Peaks, Hunter, X-Files, La signora in giallo, Clueless, Seinfeld, E.R. Medici in prima linea, Streghe, Tutto in famiglia, Hannah Montana e Grey's Anatomy. E' morta nel 2011, all'età di 92 anni.


Fuoco cammina con me avrebbe dovuto essere il primo di una serie di film atti ad esplorare la mitologia della Loggia Nera ma lo scarso successo della pellicola (e lo scarso entusiasmo degli attori, visto che persino MacLachlan ha tentennato a presenziare nei panni di Cooper mentre Sherilyn Fenn, Lara Flynn Boyle e Richard Beymer hanno direttamente dato forfait) ha portato Lynch ad abbandonare il progetto. Come ho già accennato nel post, Fuoco cammina con me può essere considerato il prequel di Twin Peaks quindi, se vi fosse piaciuto, recuperate I segreti di Twin Peaks, gli altri film di David Lynch e... preparatevi, che da stasera si ricomincia!! ENJOY!


domenica 20 settembre 2015

Inside Out (2015)

Giovedì sono andata a vedere Inside Out, diretto e co-sceneggiato dai registi Pete Docter e Ronaldo Del Carmen. Le aspettative per l'ultimo film della Pixar erano altissime e sono state tutte ripagate.


Trama: fin dalla più tenera età, l'interno della testa dell'undicenne Riley è governato dalle emozioni Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Dopo un traumatico trasloco, Tristezza comincia a comportarsi in modo strano e contamina i ricordi base della ragazzina; Gioia cerca di fermarla ma finiscono entrambe fuori dal "centro di controllo" assieme a questi importanti ricordi, perdendosi nella mente di Riley e lasciandola in balia di Paura, Rabbia e Disgusto..


Sono passati parecchi giorni ma ancora non riesco a dimenticare le mille emozioni che ha suscitato in me la visione di Inside Out, ultimo arrivato in casa Pixar e subito entrato di diritto nella top 5 dei capolavori della casa di produzione americana. Non sarà facile scrivere un post sensato perché non riesco a ripensare alla maggior parte delle sequenze presenti nel film senza sentire un groppo in gola, un magone difficile da spiegare. Perché Inside Out, al netto delle gag esilaranti (e ce ne sono tante, soprattutto negli imperdibili titoli di coda), della caratterizzazione splendida delle cinque emozioni che governano la piccola Riley, dell'incredibile bellezza della sua realizzazione, è un'amarissima e per questo molto realistica rappresentazione del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, un passaggio che, per dirla negli stessi termini utilizzati nel film, si è probabilmente sedimentato nella mente di molti di noi come un "ricordo base", fondamentale per lo sviluppo della nostra personalità. Senza stare a raccontare la trama del film o a rovinare la sorpresa, Inside Out è una pellicola "tosta", capace di veicolare un messaggio complesso senza ricorrere a spiegoni e senza concedere scappatoie allo spettatore, che viene brutalmente spinto a ricordare e rivivere esperienze che ognuno di noi avrà sperimentato almeno una volta nella vita. La complessità dei ricordi, che da bambini avevano ognuno un "colore" specifico e che crescendo hanno cominciato ad acquisire sempre più sfumature, sensazioni tristi che vanno necessariamente a braccetto con i momenti più felici, inevitabili "sacrifici" richiesti dal tempo che passa e dalla necessità di crescere, emozioni apparentemente negative che servono invece a renderci più sensibili e percettivi; sono tutti argomenti che Inside Out affronta con eleganza e semplicità, deliziandoci con un paesaggio mentale allo stesso tempo favoloso ma anche molto realistico e offrendoci alcune ironiche spiegazioni sui più comuni "scherzi mentali" a cui siamo soggetti quotidianamente, come il deja vu, quelle maledette canzoncine che non riusciamo a toglierci dalla testa o quelle nozioni di trigonometria che sono andate misteriosamente diminuendo fino a venire dimenticate del tutto.


Inside Out, come dice il titolo, è un viaggio all'interno della mente della protagonista ma anche la rappresentazione delle conseguenze di questo viaggio nella vita quotidiana di Riley, che smette di'essere una ragazzina solare e gioiosa diventando all'improvviso cupa, incapace di provare emozioni che non siano di rabbia, disgusto e paura. L'intelligenza del film sta nel rappresentare ciò che dall'esterno può essere percepito (soprattutto da genitori ed insegnanti) come un periodo negativo di transizione in modo che invece, per le emozioni all'interno della testa di Riley, equivalga ad una sorta di armageddon, con intere zone di paesaggio annichilite da forze sconosciute oppure sgomberate da solerti operai mentali; in realtà, tutto quello che succede a Riley è quello che è accaduto (o che prima o poi accadrà) a tutti noi ed è proprio la consapevolezza di stare assistendo ad eventi normali e condivisibili a rendere Inside Out un piccolo gioiello in grado di regalarci ben DUE racconti di formazione, uno più bello ed intrigante dell'altro. Ognuno a suo modo, i due personaggi chiave della pellicola imparano che non è giusto indulgere costantemente in pensieri tristi e sprecare la propria esistenza a lamentarsi ma non è neppure giusto prendere tutto alla leggera, convincendosi che ogni cosa possa essere risolta con una risata o che tutto stia andando per il meglio: questo è l'importantissimo messaggio che Inside Out vuole comunicare. E' un messaggio forse impopolare e di sicuro contro corrente rispetto a quell'"impara a fischiettar" che negli anni '30 cercava di inculcarci la buona Biancaneve, sorridente persino davanti alla morte, ma io mi sento meglio sapendo che un cartone animato si sia preso il mal di pancia di insegnare ai bambini che la vita può essere brutta e che non si può essere vincitori sempre e comunque; se la vita dà dei limoni non bisogna fare per forza buon viso a cattivo gioco e bersi una limonata con gli amici oppure "fischiettare" aspettando che passi ma avere la sensibilità (cosa rarissima a questo mondo) di ascoltare e condividere la tristezza altrui oltre al coraggio di vincere Rabbia, Paura e Disgusto e confidarsi con chi è pronto a consolarci ed aiutarci. Forse, quest'atteggiamento non ci porterà dritti sulla Luna che sognavamo da piccoli ma chissà che non ci possa semplicemente aiutare a vivere un'esistenza serena benché semplice e, soprattutto, ad affrontare tutti quei cambiamenti che riteniamo devastanti ed impossibili da superare. Per il resto, ci sono sempre i sogni e i ricordi preziosi, quelli non ce li può togliere nessuno perché sono parte di noi e di ciò che siamo. Tra i miei ci sarà di sicuro e per sempre questo meraviglioso Inside Out... e almeno UN indimenticabile, dolcissimo e coraggioso personaggio.


P.S.
Sì, il corto Lava, che precede il film, è meraviglioso. Sì, la canzone che fa da trama e colonna sonora insieme è entrata di diritto a far parte di quelle melodie che partono a tradimento nella mia testa. E sì, piango ogni maledetta volta che succede. Grazie, Pixar.


Del regista e co-sceneggiatore (nonché voce originale della rabbia di papà) Pete Docter ho già parlato QUI mentre Kyle MacLachlan, che doppia il papà di Riley, lo trovate QUA.

Ronaldo Del Carmen è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Filippino, ha diretto episodi della serie Freakazoid. Anche e soprattutto animatore, ha 56 anni.


Tra le altre ventisette emozioni prese in considerazione c'erano anche Sorpresa, Orgoglio e Fiducia, ma i realizzatori hanno deciso alla fine di limitarsi a cinque, per rendere tutto meno complicato e sono stati eliminati anche un cucciolo e una sorella minore, per rendere Riley più vulnerabile; allo stesso modo, è stato presto scartato il primo plot di Inside Out, nel quale un bimba di 8 anni veniva colpita da un ramo perdendo la memoria a breve termine e costringendo le emozioni a recuperare i ricordi, così come l'accoppiata Gioia-Paura (al posto di Tristezza) o l'idea di fare viaggiare Riley nella propria mente. A parte questo, sappiate che nell'edizione home video del film sarà incluso anche il corto Riley's First Date?, che prosegue la storia del film; nell'attesa, QUI trovate un assaggio e se Inside Out vi fosse piaciuto recuperate Up, la saga di Toy Story e Monster & Co. ENJOY!

mercoledì 17 settembre 2014

Il Bollalmanacco On Demand: Velluto blu (1986)

Dopo un po' di pausa torna il Bollalmanacco On Demand, ovviamente col botto! Il film odierno, scelto da Arwen Lynch de La fabbrica dei sogni, è infatti Velluto Blu (Blue Velvet), diretto e sceneggiato nel 1986 da David Lynch. Il prossimo film On Demand sarà invece Last Night. ENJOY!


Trama: il giovane Jeffrey trova un orecchio durante una passeggiata e da quel momento finisce invischiato in una torbida storia di sesso, rapimenti, droga e violenza...


Mi sono avvicinata a Velluto Blu con una discreta dose di paura, lo ammetto. Avevo visto solo spezzoni di film (d'altronde in TV lo danno sempre in seconda se non terza serata) e l'impressione era stata quella di avere davanti una complicatissima e autoriale mattonata, impressione alimentata dalla visione di Strade perdute e Mulholland Drive, pellicole Lynchiane delle quali avevo capito poco o nulla. Alla fine di Velluto Blu ho invece tirato un sospiro di sollievo e non poteva essere altrimenti: d'altronde, posso dire tranquillamente che Lynch mi ha imbevuta con le sue visioni e le sue idee sin dalla tenera età di 9/10 anni, quindi sarebbe stato per me impossibile non riuscire a comprendere e accettare qualcosa girato prima dell'epoca Twin Peaks. E infatti, Velluto blu è sostanzialmente la rappresentazione di un incubo vissuto dal protagonista Jeffrey dal momento in cui il padre viene colpito da ischemia durante una tranquilla giornata di giardinaggio. L'immagine di vita perfetta di una tranquilla cittadina, dove i prati sono ordinati, il sole splende, i bimbi giocano e i vigili del fuoco salutano cortesi, viene a poco a poco sostituita dalle immagini del Male che si trova appena sotto la sua superficie, un po' come i disgustosi insetti che vengono inquadrati nella terra del perfetto praticello del padre di Jeffrey: il veicolo per arrivare a questo Male, il passaggio che ci porta nella mente di chi sta vivendo un incubo, non può essere altro che un orecchio, l'orecchio trovato da Jeffrey nel prato ma anche l'orecchio in cui si "insinua" all'inizio la macchina da presa per poi uscirne solo alla fine, quando l'incubo è finito. Jeffrey trova quest'orecchio mozzato e si improvvisa detective, con la complicità della figlia di un vero agente di polizia, spinto da una sorta di infantile e giocosa curiosità che lascerà presto il posto alla consapevolezza di avere davanti un mondo oscuro, nascosto e violento.


Decidendo di nascondersi in casa della cantante Dorothy Vallens, implicata nel caso dell'"orecchio mozzato", davanti agli occhi stupefatti di Jeffrey si spalanca infatti un mondo altro, incomprensibile e alieno. L'amore innocente per la bionda Sandy va ad affiancarsi al perverso desiderio attizzato dalla fragile dark lady Dorothy, una donna bellissima e sensuale persa nei meandri di una follia autolesionista e masochista, che inizia Jeffrey al sesso e alla violenza. Jeffrey, da par suo, cerca comunque di "salvare" in qualche modo la bella Dorothy, vittima del personaggio più folle di tutto il film, l'imprevedibile Frank di Dennis Hopper, a dir poco detestabile e favoloso. Il povero Jeffrey, pronto a difendere a spada tratta la donna e a diventare il suo cavalier servente in quanto portatore di valori comunque positivi, si ritrova così a dover subire gli scatti di violenza di Frank, a sputare letteralmente sangue mentre il mondo intorno a lui si fa sempre più assurdo (la scena ambientata nel bordello dove Dean Stockwell canta In Dreams va oltre il surreale e tocca vette di sublime follia) e incomprensibile, ben al di là delle conoscenze di un bravo ragazzo appena uscito dal college. Per colpa della sua incauta curiosità Jeffrey rischia di perdere ogni cosa, a partire dall'amore di Sandy che, da brava donna "angelicata", incarna letteralmente il lieto fine ed il ritorno ad una vita normale fatta di bei sogni, praticelli, grigliate sotto il sole, qualche scaramuccia e pettirossi. I pettirossi, come poi si vedrà, sono finti come i soldi del Monopoli e costruiti ad arte, perché la verità è che anche di fronte a un lieto fine l'oscurità rimane comunque annidata nei recessi della mente umana e della realtà stessa, come dimostra l'inquadratura dello sguardo finale di Dorothy, inquieto, triste e quasi spaventato.


David Lynch mette insomma in scena la distruzione dell'american dream, immergendo i personaggi in una realtà atemporale fatta di vecchie canzoni, automobili e abiti che richiamano i più felici e mitici anni '50 e mettendo loro in bocca dialoghi più adatti ad una soap opera che ad un film (la scena madre di Sandy, in cui piangendo dice che il suo sogno non tornerà mai più, è magistrale) e "insozza" questa perfezione tutta americana con abbondanza di turpiloquio, violenza e sesso. A proposito del sesso, nonostante lo scandalo suscitato all'epoca da Velluto Blu il mio post, come vedete, non si sta focalizzando su questo argomento, sulla Rossellini nuda, sulle sequenze zeppe di violenza masochista o sullo stupro di Frank (tutti elementi terribili e disturbanti, per carità) perché, onestamente, non mi sembra siano gli elementi chiave della vicenda e del film ma sono solo alcune delle tante facce della perversione che ribolle sotto la superficie della perfetta provincia americana, quell'incomprensibile oscurità in agguato appena fuori dalla soglia di casa che interessava tanto a Lynch e che si ripropone in tutta la serie Twin Peaks. Gonzi quelli che hanno urlato allo scandalo fermandosi solo all'apparenza delle cose, in primis il pubblico del Festival del Cinema di Venezia dell'epoca. Leggiucchiando qui e là sono venuta a scoprire che proprio in quell'occasione un famoso critico si era indignato di fronte al nudo della Rossellini definendolo un insulto al regista Roberto Rossellini e ad Ingrid Bergman ma la verità è che quella scena particolare arriva inaspettata ad interrompere l'ennesimo cliché da teleromanzo (la scazzottata per una ragazza), riversando sui personaggi tutto l'orrore di un mondo che rischia di aggredirli ad ogni passo, dove le scaramucce amorose hanno la stessa importanza di un foglietto di carta spazzato dal vento e dove il bulletto della scuola risulta ridicolo quanto un bimbo di sei anni che gioca a fare il duro. La verità è che David Lynch è un maledetto genio, lui e quel suo particolare modo di usare le luci e i colori, che ammalia e terrorizza lo spettatore con velluti rossi e blu, lo ipnotizza con le musiche del fido Angelo Badalamenti, lo annienta con personaggi talmente assurdi da essere in grado di far ridere e urlare allo stesso tempo. La verità è che Velluto blu è un capolavoro che ha quasi trent'anni e non se li sente, un film che ogni cinefilo degno di questo nome dovrebbe guardare almeno una volta nella vita.


Di Isabella Rossellini (Dorothy Vallens), Dennis Hopper (Frank Booth), Laura Dern (Sandy Williams) e Brad Dourif (Raymond) ho già parlato ai rispettivi link.

David Lynch (vero nome David Keith Lynch) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Eraserhead - La mente che cancella, The Elephant Man, Dune, Cuore selvaggio, Fuoco cammina con me, Strade perdute, Una storia vera, Mulholland Drive e ovviamente episodi della serie I segreti di Twin Peaks. Anche produttore, attore e compositore/cantante, ha 68 anni.


Kyle MacLachlan interpreta Jeffrey Beaumont. Americano, lo ricordo per film come Dune, L'alieno, The Doors, Fuoco cammina con me, I Flinstones e per aver partecipato a serie come I segreti di Twin Peaks, Racconti di mezzanotte, Sex and the City, Desperate Housewives, How I Met Your Mother e Agents of S.H.I.E.L.D.. Anche regista, ha 55 anni.


Dean Stockwell (vero nome Robert Dean Stockwell) interpreta Ben. Americano, ha partecipato a film come Il giardino segreto, Dune, Beverly Hills Cop II, Una vedova allegra... ma non troppo, I langolieri, Air Force One e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, A-Team, Miami Vice, Hunter e La signora in giallo; inoltre, ha lavorato come doppiatore nelle serie Capitan Planet e i Planeteers. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 78 anni e film in uscita.


Nel cast figura anche Jack Nance, il futuro Pete Martell di Twin Peaks, qui nei panni del delinquentello Paul, mentre il compositore Angelo Badalamenti compare nel ruolo del pianista. Il ruolo di Jeoffrey era stato inizialmente offerto a Val Kilmer, che ha rifiutato dopo aver letto lo script, considerato "pornografico" dall'attore, Deborah Harry (la Nicki Brand di Videodrome) ha rifiutato quello di Dorothy Valens perché stufa di interpretare personaggi assurdi ed Harry Dean Stanton non ha voluto partecipare nel ruolo di Frank perché il film era troppo violento. Roy Orbison, cantante di In Dreams, aveva invece rifiutato a Lynch il permesso di utilizzare la sua canzone nella scena del bordello: il regista ha trovato un modo legale di inserirla comunque nel film e quando Orbison, per puro caso, ha avuto modo di vedere Velluto Blu, è stato il primo a chiedere a Lynch di produrgli un video per la canzone! Si dice che il film avrebbe dovuto durare più o meno 4 ore; non sono state ritrovate tutte le scene eliminate, ma nel 2011 è uscito un blu-ray che ne contiene almeno una cinquantina di minuti (tra l'altro ce n'è una in cui Jeffrey va ad una festa con una ragazza del college interpretata dalla futura Karen di Will & Grace, Megan Mullally) e naturalmente le stesse scene si possono ritrovare nello script originale, che peraltro si conclude col suicidio di Dorothy. Per finire, se Velluto blu vi fosse piaciuto recuperate anche Mulholland Drive, Fuoco cammina con me e ovviamente l'intera serie I segreti di Twin Peaks. ENJOY!

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