martedì 10 gennaio 2023

Rumore bianco (2022)

Neanche il tempo di smaltire i panettoni che è arrivata la stagione dei premi cinematografici. A fronte della candidatura ai Golden Globes per Adam Driver e dell'uscita su Netflix, mi sono messa dunque a guardare Rumore Bianco (White Noise), diretto e sceneggiato nel 2022 dal regista Noah Baumbach a partire dal romanzo omonimo di Don DeLillo.


Trama: la normalissima vita di Jack, Babette e dei loro figli viene sconvolta da una nube tossica che minaccia di porre fine all'esistenza di quanti sono così sventurati da trovarsi nel suo raggio d'azione...


Sto invecchiando male, me ne rendo conto. Non ho più la pazienza di affrontare lunghi film popolati da personaggi logorroici che disquisiscono ininterrottamente di fuffa spacciandola per concetti importanti che, tra l'altro, vengono già sbattuti in faccia allo spettatore senza che finiscano anche per essere reiterati 700 volte nel corso della pellicola; un conto sono gli infiniti dialoghi di Tarantino, zeppi di citazioni pop e sciocchezze talmente divertenti da fare il giro e diventare cool, ma il mumblecore (neppure gore, mannaggia!) d'autore ha cominciato a darmi parecchio sui nervi, soprattutto quando l'autore se la crede troppo. E Noah Baumbach, a quanto pare, se la crede talmente tanto che ha provato a filmare l'infilmabile Rumore bianco di Don DeLillo. Il libro è stato definito infilmabile da chiunque lo abbia letto, insieme di persone all'interno delle quali non rientro, quindi non sarò io a dire se il regista è riuscito o meno nel suo intento. Personalmente, posso solo dire che ho trovato Rumore bianco quasi antipatico come How it Ends, col quale condivide, almeno in parte, un "viaggio della speranza" per fuggire ad una presunta fine del mondo, sfruttato come mezzo per spingere gli strani personaggi ad amare e profonde riflessioni condivise con altri tipi umani peculiari quanto loro; un altro film da me poco apprezzato col quale ho riscontrato delle affinità, almeno a livello di veicolazione del messaggio, è Men, per via dei suoi concetti semplici eppure stiracchiati e convoluti all'infinito tramite la pretesa di un filtro intellettuale atto a mostrare quanto l'Autore sia superiore ai comuni spettatori che hanno la fortuna di ammirare un suo film. In questo caso, Rumore bianco racconta la storia di un'umanità (la nostra) incapace di vivere senza circondarsi di qualunque cosa possa distrarre dal costante pensiero della morte e delle malattie, e, allo stesso tempo, impossibilitata ad andare avanti senza subirne il fascino, quasi fossimo costretti sempre a torturarci o metterci alla prova invece di vivere un po' sereni, godendo della "banale" pace di una vita ordinaria. Tutto il film gira su questi concetti, che passano attraverso le insicurezze della coppia formata da Jack e Babette e i loro goffi tentativi di superarle con metodi non convenzionali, ulteriormente complicati da un paio di situazioni surreali, ovvero una nube tossica che minaccia di uccidere chiunque si trovi nel suo raggio di azione e lo spaccio di una misteriosa medicina dagli effetti sconosciuti.


Tutto ciò che esula dal riassunto che ho postato nelle ultime quattro righe è, appunto, "rumore bianco", il tentativo di Baumbach di riportare sullo schermo lo stile del libro che, mi è parso di capire, dà moltissima importanza al consumismo americano, all'onnipresenza della tecnologia e alla necessità di razionalizzare ogni cosa, tradotto nel mezzo cinematografico attraverso una sovrabbondanza di dettagli e colori (il supermercato è uno spettacolo) e un continuo rumore di sottofondo fatto di parole, suoni, trasmissioni televisive o radiofoniche, oltre alla voce narrante del protagonista. E devo dire che, a livello di regia e, soprattutto, interpretazioni, Rumore bianco non mi è nemmeno dispiaciuto, anzi. Baumbach non è uno scemo e realizza delle sequenze molto interessanti ed ironiche (tutta la tirata sugli incidenti stradali cinematografici è un geniale preludio a quelli che poi verranno girati più avanti da lui e le scene legate all'apocalisse non sfigurerebbero affatto, per montaggio e tensione, in un serissimo film di genere), sfruttando alla perfezione costumi, accessori e pettinature perfette per un'opera di Wes Anderson e che, qui, sottolineano ancor più il tentativo dei personaggi di spiccare, rendersi protagonisti e proteggersi, in qualche modo, dalla morte sempre presente nell'ombra. Adam Driver è ormai una garanzia e la sua lezione su Hitler è una delle scene più belle del film, ne conferma il talento e la capacità di mangiarsi tutto il resto del pur interessante cast, dove spiccano Don Cheadle e la sempre gradita Raffey Cassidy, mentre stavolta ho trovato un po' sottotono la Gerwig, alla quale probabilmente non si addice granché il personaggio plumbeo di Babette. Pur consapevole di tanta bravura e tanta bellezza visiva, non ho potuto fare a meno di annoiarmi spesso e, peggio ancora, di provare irritazione per tutti i motivi di cui ho parlato sopra, il che mi porta a conferire a Rumore bianco il premio di prima delusione cinematografica dell'anno... e a pensare che, forse, io e Baumbach non andiamo particolarmente d'accordo
  

Del regista e co-sceneggiatore Noah Baumbach ho già parlato QUI. Don Cheadle (Murray), Adam Driver (Jack), Greta Gerwig (Babette), Raffey Cassidy (Denise), Lars Eidinger (Mr. Gray), Bill Camp (Uomo con la TV) e Kenneth Lonergan (Dr. Hookstratter) li trovate invece ai rispettivi link.


Ad interpretare Heinrich e Steffie ci sono i due figli dell'attore Alessandro Nivola, Sam e May; Jodie Turner-Smith, che interpreta Winnie, era la Queen di Queen & Slim. Se Rumore bianco vi fosse piaciuto recuperate I Tenenbaum e Don't Look Up. ENJOY!

giovedì 5 gennaio 2023

Bolle di Recensioni in streaming: The Guardians of the Galaxy: Holiday Special (2022), Pinocchio (2022), Christmas Bloody Christmas (2022)

Ultimo appuntamento con le recensioni ridotte, necessarie in quanto c'è la concomitanza di un'altra festività e poi si comincia col nuovo anno cinematografico, sempre pieno di novità a cui stare dietro (il che sarà, per me, praticamente impossibile)! Ma niente stress, prendiamoci un momento per respirare e tornare a gettare uno sguardo agli ultimi scampoli di 2022, con un paio di trashate festive e un capolavoro che meritava il grande schermo, il tutto disponibile su varie piattaforme streaming. ENJOY!


The Guardians of the Galaxy: Holiday Special - James Gunn (2022)

Sulla scia degli special natalizi dedicati a Star Wars nei gloriosi anni '80, James Gunn ha regalato la sua strenna a tutti i fan degli assurdi Guardiani della Galassia, mescolando momenti musicarelli (con un paio di canzoni a tema assai pregevoli e divertenti) a una trama imperniata essenzialmente sui due "rincoglioniti" del gruppo, Drax e Mantis. A dimostrazione di quanto la mia memoria legata a tutto ciò che riguarda i film Marvel sia ormai labilissima, non ricordavo affatto la parentela tra Mantis e Peter Quill, ma il sentimento di amore fraterno della prima verso il secondo è il motore di una tipica storia di Natale, dolceamara e fintamente cinica quanto volete ma, in definitiva, edificante e dal lieto fine. Per quanto mi riguarda, lo special vale anche solo per vedere un Kevin Bacon in formissima, ed è stato un breve divertissement perfetto per quelle rarissime mezz'ore di pausa tra un delirio familiar-culinario festivo e l'altro. Onestamente, però, non so come farò se il terzo Guardians of the Galaxy continuerà a tenere sotto i riflettori due beniamini del pubblico così decerebrati, ché 45 minuti vanno anche bene, ma più di due ore rischiano di uccidermi.

Curiosità: mentre è a casa, Kevin Bacon guarda Santa Claus Conquers the Martians, film del 1964 in cui Babbo Natale viene rapito e portato nello spazio, che è esattamente ciò che succederà all'attore di lì a poco. 


Pinocchio - Guillermo del Toro e Mark Gustafson (2022)

E' stata l'ultima visione "importante" del 2022, nonché quella che più mi ha devastata a livello emotivo, lasciandomi stremata e singhiozzante su quel finale triste ma necessario. E pensare che ero partita senza troppe aspettative, dopo la sovrabbondanza di adattamenti dell'opera di Collodi usciti negli ultimi anni, nessuno particolarmente entusiasmante, quando non addirittura orribile. Inaspettatamente, invece, il Pinocchio di del Toro, coi suoi personaggi terribilmente umani, pieni di difetti eppure colmi di enorme dignità, mi ha conquistata anche grazie al suo messaggio semplice ma fondamentale; fare "il nostro meglio, e il nostro meglio è il meglio che c'è", tendere una mano gentile al prossimo, accettare la bellezza dell'unicità senza farsi soffocare dal passato e dal rimpianto, tendere verso una libertà magari non perfetta ma squisitamente "nostra", sono concetti potenti che spesso tendiamo a dimenticare e che si sposano perfettamente con una storia raccontata talmente tante volte da avere ormai perso di significato. Per fortuna, del Toro l'ha rinfrescata, infondendole nuova vita attraverso temi, visioni e cliché a lui carissimi, che ne hanno rinnovato la magia e il fascino (anche molto macabro e crudelmente ironico), ulteriormente accentuati dalla bellezza di una stop motion fluida ed elegante, popolata da pupazzini dettagliatissimi e dal sapore gotico. Un piccolo gioiello animato, che avrebbe meritato di essere distribuito al cinema, non su Netflix. A caval donato non si guarda in bocca, avete ragione, ma è comunque un peccato.

Curiosità: durante le riprese di La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, Cate Blanchett ha detto a Guillermo del Toro che avrebbe voluto partecipare come doppiatrice, ma l'unico personaggio libero rimasto era la scimmia Spazzatura. L'attrice ha accettato il ruolo senza indugio, dichiarando al regista "Farei qualunque cosa. Per te, interpreterei persino una matita". That's love, folks!


Christmas Bloody Christmas - Joe Begos (2022)

Dopo un capolavoro animato, concludiamo con un dignitosissimo esempio di B-Movie horror, gentilmente offerto da Joe Begos. Non ci sono grandi idee o grandi stravolgimenti qui, giusto un mix sanguinolento tra gli slasher a tema natalizio e Terminator, perché il fulcro della storia è il malfunzionamento di un robot militare riciclato come Babbo Natale per centri commerciali, che un giorno sbrocca male e trasforma ogni persona in potenziale minaccia da eliminare nel modo più rapido, efficace e splatter possibile. Se non vi piacciono i personaggi chiacchieroni persi in dialoghi citazionisti e cool e detestate l'estetica di Begos, fatta di luci al neon che fendono ambienti altrimenti scuri, nemmeno fossimo in una discoteca zeppa di colori acidi in grado di friggere le retine, state quanto più lontano possibile da Christmas Bloody Christmas, altrimenti a fine anno recuperatelo e divertitevi a passare un Natale cinematografico alternativo, rozzo e brutale, da veri metallozzi amanti dell'horror!

Curiosità: il regista Joe Begos interpreta Benny, il vicino a cui viene distrutta la macchina. 

martedì 3 gennaio 2023

Bolle di Recensioni al cinema: The Fabelmans (2022) e Avatar 2 - La via dell'acqua (2022)

Buon anno e bentornati su questi lidi! Come già accaduto a inizio 2022, ho deciso di inaugurare la "stagione" accorpando un paio di recensioni sui film visti nel periodo di Natale; vista la caratura dei due titoli, non l'ho fatto per disgusto, anzi, ma banalmente perché a) le mie ferie natalizie sono state più brevi del solito ma indaffaratissime, come tutti gli anni, e b) ho ridotto un pochino i post settimanali e ci sono altri film di cui vorrei parlare prima che cominci il periodo amato e odiato dei premi cinematografici. Bando alle ciance dunque, si comincia! ENJOY!


The Fabelmans - Steven Spielberg (2022)

Il primo film visto al cinema durante le mie brevissime vacanze di Natale è stato The Fabelmans, che avevo puntato fin dal trailer e che, a dispetto del nome del regista, temevo venisse tolto dalla programmazione dopo pochissimi giorni. Forse le mie paure erano infondate, ma va detto che The Fabelmans non è un film facile e probabilmente non verrà apprezzato da un'enorme fetta di pubblico; per quanto mi riguarda, speravo di venire investita da uno tsunami emotivo che, invece, non è arrivato, leggermente raffreddato da quello che chiamerei "effetto Licorice Pizza", ciò nonostante ho inserito il film all'interno della mia top 5 di fine anno, per un paio di motivi. Soprattutto nel primo atto, il personalissimo coming of age di Spielberg riesce a far rivivere allo spettatore tutta la potenza dell'amore per il Cinema, non solo come Arte in grado di cambiare radicalmente la vita di un singolo essere umano arrivato a consacrarglisi al 100%, ma anche come qualcosa che può, anche in piccolo, regalare meraviglia, gioia, dolore, mettere persino a nudo una persona o spingerla a riflessioni e scelte impensabili. E poi, come si suol dire, mi è andato il cuore dietro a Michelle Williams. Il personaggio di Mitzi, così adorabile e crudele, egoista e lo stesso impossibile da odiare, è estremamente complesso e sfaccettato, eppure l'attrice ne dà un'interpretazione indimenticabile, a tratti straziante. Non oso immaginare come dev'essersi sentito Spielberg (visibilmente commosso durante il videomessaggio all'inizio del film) a girare The Fabelmans, visto che in alcune sequenze che vedevano protagonista la sua "mamma di finzione" mi si è chiusa la gola per il magone incipiente, ma spero che il suo coraggio gli abbia portato soddisfazione e catarsi. Per quanto mi riguarda, mi riprometto di guardare di nuovo il film con una mente sgombra da aspettative e giudizi entusiasti altrui, chissà che una seconda visione non mi porti a rivalutarlo ancora di più... intanto, per il momento, è un grosso sì!


Avatar 2 - La via dell'acqua - James Cameron (2022)

Non ho invece bisogno di rivedere Avatar 2, perlomeno a breve, e non solo per la sua durata elefantiaca, ma perché mi ha dato esattamente ciò che mi aspettavo, ovvero un intrattenimento ininterrotto in grado di renderlo leggero nonostante le sue 3 ore e 20, e un incredibile spettacolo per gli occhi (sebbene a fine proiezione mi sia sentita come Santa Lucia). Fresca del recupero di Avatar, che non riguardavo dal giorno della sua uscita al cinema, sono riuscita a riappassionarmi alle avventure di Jake Sully e compagna, a meravigliarmi per il dettagliatissimo world building di Pandora e a trovarmi divisa tra la consapevolezza della maestria tecnica di James Cameron e l'incapacità di accettare in toto un film interamente o quasi fatto di paesaggi, personaggi ed elementi che non esistono. Ma ogni perplessità razionale, onestamente, è andata a farsi catafo**ere quando mi sono accorta di VOLERE nuotare assieme a Kiri e ai suoi fratelli negli splendidi oceani zeppi di creature meravigliose e quando mi sono accorta di essere rimasta senza fiato nel corso della concitatissima battaglia finale, durante la quale James Cameron si è riconfermato IL regista di film d'azione per eccellenza: pulito, stiloso, grandioso, l'unico in grado di farci letteralmente morire sott'acqua anche quando siamo seduti all'asciutto. E, ovviamente, adesso voglio vedere il terzo Avatar prima di subito, perché mi piacerebbe proprio capire chi diamine è il padre di Kiri. Che, se non si fosse capito, è diventato il mio personaggio preferito alla faccia del salto dello squalo grosso come una balena pandoriana che hanno utilizzato per portarla in scena! 

venerdì 30 dicembre 2022

Bolla's Top 5: Best of 2022

Finito lo schifo dei Worst 2022 e digeriti i panettoni, passiamo alle cose belle che ci ha lasciato l'anno che sta per finire! Come al solito, le mie top 5 (soprattutto quella dei film "generici") sono viziate da molteplici fattori negativi, tra i quali spiccano la distribuzione caprina della città in cui vivo, il poco tempo settimanale a disposizione da dedicare alle visioni casalinghe, l'impossibilità di partecipare a festival importanti (certo, so benissimo che molti film tra quelli usciti all'estero/festival candidati ai Globes sono già disponibili per "vie traverse", ma non ho alcuna fretta di recuperarli prima dell'anno prossimo, sperando di poterne godere come si deve, ovvero in una sala cinematografica), ecc. ecc. Quindi, se non trovate in elenco un film tra quelli che avete enormemente amato, probabilmente è perché non l'ho visto ma potete sempre segnalarmelo nei commenti e cercherò di recuperarlo appena possibile; tra quelli rimasti per un pelo fuori classifica, segnalo i reperibilissimi Red e The Fallout (distribuito su Sky come La vita dopo), oltre ai meno reperibili Too Cool to Kill (visto al Far East Film Festival on line) e Weird: the Al Yankovich Story, di cui parlerò nel 2023. ENJOY!!!


5. The Fabelmans

Non mi ha convinta quanto avrei sperato, ma la dichiarazione d'amore di Spielberg al cinema è qualcosa che cresce nella mente e nel cuore dello spettatore man mano che il tempo passa, così come la voglia di riguardare il film per cogliere, a mente fredda, tutto ciò che è sfuggito a una prima visione. Spielberg ci ha cresciuti quasi tutti, e le sequenze iniziali, in cui gli occhi del piccolo protagonista rispecchiano la magia e lo stupore provato davanti alle pellicole del regista quando ero più o meno grande come lui, non le dimenticherò per tantissimo tempo!


4. The House

Prima delle due opere in stop motion presenti in classifica. Ero indecisa se metterla in quella horror, visto che The House non è proprio un prodotto per bambini, ma l'episodio dedicato ai gattini non appartiene granché al genere, quindi ho lasciato perdere. Affascinante e ben realizzata, questa antologia di mediometraggi animati è una girandola di emozioni e stili, un'opera stratificata che merita di essere vista e ricordata, alla faccia della sua presenza sul catalogo Netflix, cosa che rischia di condannarla all'oblio del consumo rapido tipico della piattaforma.


3. The Northman

Epico, crudo, violentissimo ed esaltante. E' riuscito a spiazzare gli appassionati di Eggers e a portare in sala chi non lo aveva mai nemmeno sentito nominare, confermandosi come una delle visioni imprescindibili del 2022, anche al di là del mio gusto personale.  


2. Pinocchio

Meno di 24 ore prima della pubblicazione del post ho cercato di recuperare quello che in molti hanno definito un capolavoro. E mi ha frantumato il cuore, al punto da raggiungere di diritto un secondo posto legato anche allo schifo provato davanti alla visione del live action della Disney. Il Pinocchio di Del Toro è poesia pura, nonché una personalissima, affascinante rivisitazione di un classico narrato così tante volte da avere ormai perso significato. Per fortuna c'è ancora chi è in grado di raccontare storie intrise di magia!


1. Everything Everywhere All At Once

In Italia se lo sono filati in pochissimi, in America sta mietendo premi a non finire ed è giusto così: il film dei Daniels ha conquistato il primo posto nel mio cuore per la sua natura folle, esilarante e commovente. Spacciato, ingiustamente, come "il film definitivo sul Multiverso", questa definizione ha finito per tenere distante troppi spettatori stufi delle cretinate Marvel, e ha impedito loro di godere di un'opera unica e, a suo modo, profondissima. Se non lo avete ancora visto, cercatelo e guardatelo assolutamente!


E ora, come ogni anno, tocca al genere horror, che è vivo, lotta con noi, sta benissimo NONOSTANTE l'inevitabile appiattimento qualitativo provocato dall'abbondanza di opere distribuite sui vari canali di streaming legale. Per carità, non mi lamenterò mai della diffusione capillare del genere che più amo, ma sarei abbastanza menzognera se dicessi che i prodotti "solo" carini superano di gran lunga le opere indimenticabili. Ciò detto, anche nel 2022 c'è stato di che gioire, anche se, come al solito, non sono riuscita a guardare tutte le opere imprescindibili; tra i titoli rimasti fuori tra ciò che ho potuto vedere (ho preferito comunque, salvo un paio di eccezioni, dare la priorità in classifica a opere uscite già in Italia e ben diffuse), comunque, il mio consiglio è quello di recuperare assolutamente Scream (anche perché a marzo uscirà il sesto capitolo della saga), Sweetie, you won't believe it, Barbarian, A Wounded Fawn, Syk Pike, Speak no Evil, Piggy e Deadstream (due film di cui parlerò nei primi giorni del 2023!). Cercate di finire l'anno in bellezza e di cominciare ancora meglio, ci risentiamo tra qualche giorno! 

5. Nope

Non pensavo, sinceramente, che l'ultimo film di Jordan Peele sarebbe finito in classifica, ma più ci ripenso più, nonostante il mio scarso entusiasmo rispetto alle sue opere precedenti, lo ritengo un film importante e ben realizzato sotto ogni punto di vista. 


4. Terrifier 2

E' finito in classifica perché, se c'è stato un horror evento quest'anno, da tutto esaurito, è proprio l'ultima fatica di Damien Leone. E poi, ammettiamolo, è uno spasso fuori dal comune e una gioia per gli amanti dell'horror tout court, senza "nobilitazione" alcuna!


3. Smile

La sorpresa commerciale che non ti aspetti per nulla, nonché l'unico film che è riuscito a farmi davvero paura e a rimanermi impresso, a livello di inquietudine, anche dopo la fine della visione. L'altro è Deadstream, per la cronaca!


2. X 

La cima della classifica è occupata dai due film realizzati da Ti West, per il quale il 2022 è stato un anno d'oro. Non li ho messi assieme, come avevo fatto l'anno scorso per la trilogia di Fear Street, perché X e Pearl sono due film molto diversi e il primo, a ben vedere, è molto più tradizionale e "banale", ma già contiene tutti i semi di quello che sarebbe diventato quel trionfo di Pearl ed è una goduria splatter da vedere e rivedere.


1. Pearl

Pearl è il "mio" horror dell'anno. Coloratissimo, inquietante e anche molto triste, è la consacrazione (nel caso ce ne fosse stato bisogno) del talento di Mia Goth, che quest'anno conquista il primo posto anche nelle interpretazioni, surclassando persino l'adorata Michelle Yeoh. Confido in una veloce e capillare distribuzione nelle sale italiane, non come X che è stato, come al solito, relegato a pochissimi cinema in un periodo infelice! 





martedì 27 dicembre 2022

Bolla's Top 5: Worst of 2022

Benvenuti alle classifiche di fine anno! Il 2022 ha sicuramente portato molti film belli (tra l'altro, al momento di scrivere il post, sto ancora aspettando di vedere il Pinocchio di Del Toro, Avatar 2 e The Fabelmans, giusto per non mancare qualche pezzo grosso dell'ultimo minuto) ma, per la nostra "gioia", anche parecchie ciofeche. Ho cercato di inserire in classifica solo quelle che hanno avuto un'ampia distribuzione, ma tra i film più orribili e odiosi dell'anno figurano un paio di chicche che vi consiglio di cercare, per poi venire a prendermi per i capelli e pretendere una giusta e sommaria giustizia, come il pretenzioso The Scary of Sixty- First, l'imbarazzante All Jacked Up and Full of Worms e quell'incessante fonte di nervoso che risponde al nome di Dashcam. Fortunatamente domani arrivano cose meravigliose, capaci di riconciliarci col mondo!! ENJOY!


5. Diabolik - Ginko all'attacco!

Dio, quanto mi dispiace inserire una produzione "di genere" italiana all'interno di questa classifica, soprattutto perché i Manetti Bros. a me stanno molto simpatici. Però, davvero, ho trovato ben poco da salvare nel secondo capitolo dedicato alle gesta dell'antieroe creato dalle Giussani, e tantissimo di cui ridere fino all'eternità, in primis la love story tra la Contessa di Monica Bellucci e il povero Ginko di Valerio Mastandrea.

La mia reazione più o meno ad ogni sequenza

4. Non aprite quella porta

Anche detto Old Man Leatherface, è un guazzabuglio di momenti involontariamente ilari e facilonerie, zeppo di personaggi scemi che fanno cose stupide e detentore dell'anticlimax più grande del 2022. C'è di buono che, almeno, dura poco ed è zeppo di sangue, quindi si può anche approcciare per una serata ad altissimo tasso di ignoranza. Astenersi appassionati della saga, ovviamente. 

La svogliatezza anche nell'accettare laGGente

3. Pinocchio

Non posso nemmeno scrivere "tecnicamente ineccepibile", visto che la CGI a tratti fa schifo e i personaggi di finzione non interagiscono alla perfezione con quelli veri. Il Nadir delle carriere di Robert Zemekis e Tom Hanks, che tra tutti e due fanno una figura... una figura di... niente, non mi viene la parola. Agevolo una diapositiva assai ficcante, magari mi verrà in mente. 



2. How it Ends

Inserire in classifica questa palla al ca**o, invece, non mi dispiace per nulla. Girato tra amici in periodo di pandemia, ha ottenuto come unico risultato quello di farmi addormentare più volte e maledire tutti quelli che, per superare la noia da Covid, non hanno avuto nulla di meglio da fare che realizzare discutibili film di pseudo-fantascienza che scavano nella psiche di personaggi insopportabili e profondi quanto una pozzanghera.

Eh già. Non avrei saputo esprimermi meglio

1. Occhiali neri

E' giusto e doveroso che il Re dell'horror italiano si meriti il podio. Non so neppure da dove cominciare a sottolineare quanto male faccia al cinema di genere nostrano un film come questo. Nato già vecchio, svogliato da morire, recitato coi piedi, diretto senza un minimo di verve, più virato verso il ridicolo dramma familiare che verso il thriller, fonte dei dialoghi e delle scene più scult dell'anno, ha solo un momento apprezzabile, ovvero la sequenza iniziale. Il resto, andrebbe davvero guardato con un addosso un paio di occhiali neri e magari anche un paio di cuffie. Povero Argento, che brutta fine hai fatto!

L'unica reazione possibile al capolavoro


venerdì 23 dicembre 2022

Violent Night (2022)

Lo aspettavo... beh, lo aspettavo come si aspetta il Natale, ma mi ha fatto penare questo introvabile Violent Night (no, il titolo italiano non esiste), diretto dal regista Tommy Wirkola. Con l'occasione, faccio tantissimi auguri di Natale ai pochi che ancora hanno voglia di seguire questo blog azzoppato come una renna anziana! Ci sentiamo tra qualche giorno con le classifiche di fine anno! 


Trama: la notte di Natale, una facoltosa famiglia viene presa in ostaggio da un gruppo di criminali e tocca proprio a un riluttante Babbo Natale risolvere la situazione...


La settimana prossima la programmazione del blog sarà ridotta per ovvi motivi festaioli e anche perché mi dedicherò alle consuete classifiche di "chiusura" , quindi quella di Violent Night sarà l'ultima recensione del 2022 e, vi avviso, non sarà oggettiva. Rilassata come non mai, felice come una bambina che per la prima volta in vita sua vede un film di Tommy Wirkola in sala e, soprattutto, consapevole di stare per guardare un'epica pu**anata graziata dalla presenza di quel gran figo di David Harbour, non avete idea di quanto mi sia goduta Violent Night alla faccia di tutte le (giuste, per carità, ma qui non ci sarà spazio per il disfattismo) critiche piovute sul film. Anche perché, siamo onesti, chi è andato al cinema per aspettarsi qualcosa di non derivativo o arguto partiva svantaggiato in partenza, ché qui gli sceneggiatori non vanno tanto per il sottile e confezionano il più classico, trito dei film natalizi con tanto di morale e messaggio consolatorio annesso, passando però attraverso il cinismo bolso e ubriacone di un Babbo Natale ex guerriero vichingo costretto a salvare i membri della peggiore delle famiglie (le cui personalità sono state scritte sul retro di uno scontrino) da un commando di delinquenti assortiti (le cui personalità sono state scritte sul retro di un biglietto della metro). I "sentimenti" positivi sono cheap quanto quelli negativi, tanto che non c'è nemmeno il tempo di commuoversi come accadeva davanti ai dialoghi tra uno spaventato Bruce Willis e l'amico a distanza Reginald VelJohnson in Trappola di cristallo (nume tutelare, assieme a 58 minuti per morire, dell'intera operazione) e persino le tenere bambine in difficoltà sono delle iene di rara perfidia, nonostante il loro nome figuri nell'elenco dei buoni. La particolarità di Violent Night è dunque quella di non essere particolare affatto, eppure i realizzatori sono riusciti a dosare ogni singolo cliché e omaggio in modo che il risultato finale fosse divertente, dissacrante e, soprattutto, interessante dall'inizio alla fine.


L'aspetto più gradevole di Violent Night, per quanto mi riguarda, è stato proprio quello di "stravolgere" le tradizioni dei classici film di Natale e di estremizzare quelli che lo sono diventati col tempo (vedi la parentesi "realistica" su Mamma ho perso l'aereo) tingendoli delle pennellate sanguinolente del "solito" Tommy Wirkola, colui che della tamarreide ha fatto un'arte al punto da rendere piacevole anche roba come Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe; se, alla fine di quella trashata piaciuta solo a me e ad altre tre persone, mi ero augurata di vedere presto un seguito, il medesimo pensiero ha fatto capolino anche alla fine di Violent Night, perché io amerei molto godermi di nuovo il Babbo Natale di David Harbour e conoscere anche i suoi elfi e la Signora Natale (!). Ciò detto, rimanendo in tema David Harbour, lo sceriffo Hopper non potrà MAI scalzare l'adorato Bruno dal mio podio personale di figoni del cinema action, ma non posso nemmeno negare che un pezzetto del mio cuore sia già suo da tempi non sospetti, e vedere il suo corpicione (cit) ignudo coperto di tatuaggi mi ha fatto fare la stessa esclamazione eccitata di Amy in The Big Bang Theory; David ha il phisique du role perfetto per interpretare un Babbo Natale ubriaco e sfatto, ma è anche pregevolissimo come riluttante eroe "di menare", soprattutto quando viene armato con dolorosissimi oggetti contundenti. Voto dieci anche a Leguizamo, che finalmente è riuscito a riprendersi il ruolo di malvagio natalizio che gli spettava già dal 1990 e che, circondato da un codazzo di henchmen uno più esilarante dell'altro, migliora ulteriormente la qualità dell'operazione. Personalmente, ritengo che il periodo festivo non potesse cominciare meglio e non vedo l'ora di riguardare Violent Night fino a farlo diventare uno dei miei classici natalizii! 


Del regista Tommy Wirkola ho già parlato QUI. David Harbour (Babbo Natale), John Leguizamo (Scrooge), Beverly D'Angelo (Gertrude), Cam Gigandet (Morgan Steel), Brendan Fletcher (Krampus) li trovate invece ai rispettivi link.


André Eriksen, che interpreta Gingerbread, aveva già lavorato con Wirkola in The Trip. Ciò detto, se Violent Night vi fosse piaciuto recuperate Trappola di cristallo e Babbo bastardo. ENJOY!



mercoledì 21 dicembre 2022

Pearl (2022)

Ogni promessa è debito! Dopo X è stato distribuito anche Pearl, sempre diretto e co-sceneggiato da Ti West, e l'attesa è valsa la pena!


Trama: Pearl è una ragazza che, nell'attesa del ritorno del marito dalla guerra, vive in una fattoria con la severissima madre e il padre paraplegico. Pearl, però, desidera la fama e il successo e vorrebbe diventare ballerina...


Che inaspettato trionfo. Non ho altro modo di descrivere Pearl, un film che aspettavo fin dal brevissimo trailer visto alla fine di X, e che si è rivelato qualcosa di molto diverso dalla pellicola da cui è partito, benché altrettanto soddisfacente. Se X era sia un "omaggio" agli slasher di fine anni '70 sia una riflessione malinconica sulla libertà e la giovinezza, Pearl cambia totalmente registro ma mantiene il fil rouge del mito del successo e la frustrazione derivata dalla consapevolezza, non riconosciuta, di essere speciali e di poter aspirare a qualcosa di più. Lo fa, come da titolo, tornando ai tempi della prima guerra mondiale e raccontandoci la giovinezza di Pearl, l'anziana villainess del primo film. Fin dall'inizio, il dichiarato omaggio è ai film in technicolor degli anni '30, sia per quanto riguarda l'utilizzo delle palette all'interno della fotografia, sia per le inquadrature e le singole sequenze, che richiamano spesso e volentieri iconiche immagini di musical (non è un mistero che West abbia chiesto a Mia Goth di riguardare lo storico Mago di Oz) e, a chi è cresciuto a pane e Disney come la sottoscritta, i numeri musicali delle principesse con i loro amici animaletti, in particolare quello in cui una certa "bella" lamentava di quanto le andasse stretta la vita del paesino popolato da buzzurri francesi in cui era relegata. Per Pearl, non a caso vestita anche lei di azzurro, almeno all'inizio, è la stessa cosa: non tollera l'idea di rimanere a marcire nella fattoria di famiglia, non quando nella sua mente si susseguono immagini di successo e glamour, di una vita passata a danzare sullo schermo di un cinema, finalmente protagonista dei film tanto amati. Purtroppo per Pearl, al di là di tutto ciò che il destino potrebbe riservarle, la differenza sostanziale tra lei e le eroine dei musical è una natura oscura e psicotica, che la porta ad estremizzare le emozioni fino alle inevitabili conseguenze e a coltivare un insano gusto per il sangue, il che la rende, ovviamente, una bomba pronta ad esplodere. 


Nonostante ciò, Pearl è ben poco sanguinoso e horror, anche se ci sono un paio di scene dove l'utilizzo di armi bianche improprie si spreca. Il film è costruito, piuttosto, come un thriller psicologico, un gotico americano dove il sottilissimo filo della salute mentale della protagonista si tende fino a strapparsi, mentre lo spettatore (consapevole di quanto accaduto in X) da una parte teme per la vita di chiunque abbia la sventura di incrociare il cammino di Pearl, dall'altra non può fare a meno di provare pietà per questa ragazza con cui la vita non è stata proprio tenerissima. Merito, non sto neanche a dirlo, di Mia Goth. Sono anni che l'attrice porta a casa interpretazioni eccelse, eppure il pubblico ha cominciato ad aprire gli occhi solo dopo aver visto X. Meglio tardi che mai, certo, soprattutto perché quella in Pearl è la sua migliore interpretazione di sempre e ci sono già due sequenze destinate a diventare iconiche, tra le migliori di questo generoso 2022 horror. Una è il monologo rivelatore poco prima del finale, talmente intenso e sconvolgente che staccare gli occhi dallo schermo è dannatamente difficile (e sarà un problema anche rivedere, se mai uscirà, Pearl sul grande schermo doppiato, ché la Goth ha due polmoni in grado di rivaleggiare con quelli di Amanda Seyfried), l'altra è l'inquadratura di almeno tre minuti sulla quale scorrono i titoli di coda; considerato che al giovane Timothée Chalamet hanno offerto una candidatura all'Oscar per qualcosa di assai simile, sarebbe quantomeno irrispettoso non tenere in considerazione il doloroso, angosciantissimo sorriso di Mia Goth, con tutta la disperazione e la follia (per non parlare della professionalità) che racchiude. In generale, sarebbe quantomeno irrispettoso non pensare a Pearl quando cominceranno a fioccare premi cinematografici, ma la mia è una speranza ancora più risibile di quella della protagonista di questo film. Ma chissenefrega, l'importante è che guardiate e ammiriate l'ultimo film di Ti West, volendogli bene come merita, aspettando che la trilogia si chiuda ne 2023 con l'annunciato MaXXXine


Del regista e co-sceneggiatore Ti West ho già parlato QUI mentre Mia Goth, che interpreta Pearl ed è anche co-sceneggiatrice, la trovate QUA.


Se Pearl vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, X: A Sexy Horror Story. ENJOY!


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