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martedì 10 giugno 2025

2025 Horror Challenge: Fear Street: Prom Queen (2025)

Sto recuperando un paio di uscite perse durante il viaggio in Campania e siccome per la challenge di oggi c'era un free pick, ne ho approfittato per guardare l'atteso Fear Street: Prom Queen, diretto e co-sceneggiato dal regista Matt Palmer a partire dal romanzo omonimo di R.L. Stine


Trama: Lori si candida come reginetta del ballo per cambiare la sua vita e riabilitare la sua famiglia, distrutta da un tragico evento passato. La ragazza, però, deve vedersela non solo con le acerrime rivali del Wolfpack, capitanate dall'odiosa Tiffany, ma anche con un assassino che sembra avere preso di mira le candidate...


Prom Queen
è, purtroppo, un passo indietro rispetto alla trilogia di Fear Street che ci aveva conquistati qualche anno fa su Netflix. Per motivi imperscrutabili, vi sono solo sparute tracce della lore messa in piedi da Leigh Janiak, e i collegamenti con la saga si riducono a qualche piccolissimo omaggio (più un blink and you'll miss it) e alla reiterazione della rivalità tra Shadyside, dove si ambienta il film, e Sunnyvale, nominata qui e là come luogo ideale dove vivere. Tolti questi pochi dettagli, Prom Queen sembra uno slasher qualsiasi al quale è stato imposto, in fretta e furia, di fare parte ANCHE di una saga, e da questo punto di vista è sbagliato fare paragoni con i tre Fear Street che lo hanno preceduto. I film della Janiak, infatti, erano un tornado di depistaggi e idee innovative, che giocavano a fare a pezzi le aspettative dei personaggi e dello spettatore, mentre Prom Queen segue pedissequamente tutte le regole dello slasher anni '80 e ne ripropone i topoi con un rispetto quasi filologico. Preso per quel che è, il film non è affatto aberrante (ovviamente, deve piacervi il genere) e si propone come una confortevole coperta di Linus per passare un'ora e mezza in letizia, tra uno smembramento e l'altro. L'importante è non cercare i significati più o meno profondi dei primi Fear Street, perché qui i personaggi sono tagliati, talvolta letteralmente, con l'accetta e, salvo un personaggio a mio avviso sprecato (ciao, Melissa!), non hanno né il tempo né il modo di evolversi. I buoni, come la protagonista in cerca di riscatto dopo una vita di prese in giro crudeli per la morte del padre e lo spettro di una madre omicida, rimangono buoni e, al limite, si rendono conto che non basta una coroncina di alluminio per cambiare la triste realtà; i cattivi sono delle facce di merda da primato, le tipiche high school bitches che non esitano a sputare in faccia ad etica, compassione e buon senso, pur di far stare male il prossimo. Nel mezzo, ci sono un paio di "personaggi", nel vero senso della parola, ovvero qualche comprimario caratterizzato da comportamenti eccentrici, e i soliti adulti clueless o matti come cavalli, gente che si permette di riprendere una ragazzetta perché balla al ritmo di Gloria o si scambia sguardi timidi col belloccio di turno. 


Come in uno slasher di cassetta che si rispetti, dunque, non importa chi, importa come. E c'è parecchio "come" in Prom Queen. A differenza dei film per adolescenti della Blumhouse, spesso PG-13, Prom Queen non si tira indietro nel mostrare teste spaccate, gole tagliate, gente impalata e sangue a profusione, con degli effetti speciali anche belli a vedersi, senza grande ingerenza di CGI. Si sono sforzati un po' poco con l'aspetto che killer, che mi ha ricordato il Red Devil della serie Scream Queens, e francamente ho trovato stupidissima la rivelazione dell'identità dietro la maschera, ma il percorso per arrivare alla fine me lo sono abbastanza goduto. L'unico, vero difetto di Prom Queen, per quanto mi riguarda, sono gli attori, soprattutto quelli scelti per interpretare i giovani protagonisti e, in particolare, la final girl Lori e la queen bee Tiffany. Il volto di quest'ultima è anonimo e lei è del tutto inespressiva; non fosse per i dialoghi al veleno che le vengono messi in bocca, il personaggio non avrebbe nemmeno un briciolo del carisma necessario per essere davvero la reginetta stronza della scuola. Quanto a Lori, Dio me ne scampi. Siccome Silvia ha apprezzato, ribadisco anche qui la definizione di "pittima" della final girl. Intanto, si innamora di un mollo senza speranza, poi passa il 70% del film o a piangere o a guardare nel vuoto col sappìn' di chi sta per farlo, senza mai rivolgere una parola scortese o prendere a giuste sberle le ragazze del Wolfpack, limitandosi a subire in silenzio con la lacrima nell'occhio. Due marroni, figlia mia, a un certo punto speravo che il killer prendesse anche te, sono sincera. Voto dieci, invece, alla migliore amica di Lori. E' un po' assurdo pensare che una diciottenne possa avere un'esperienza tale da poter rivaleggiare con Sergio Stivaletti ma, a parte questo e l'inutile marchetta queer che non trova sbocco, se non altro possiamo goderci un'horror geek anni '80, con tanti piccoli oggetti di scena e filmati che fanno sicuramente la felicità degli appassionati! In conclusione, Prom Queen è, purtroppo, un passo indietro che rischia di mettere a repentaglio l'eventuale futuro della saga ma, se vi piace lo slasher e avete voglia di passare una serata divertente, ve lo consiglio perché è sanguinolento e non si perde in orpelli inutili che ne rallenterebbero il ritmo.


Del regista e co-sceneggiatore Matt Palmer ho già parlato QUI. Lili Taylor (Vicepreside Dolores Brekenridge) e Katherine Waterston (Nancy Falconer) le trovate invece ai rispettivi link. 


Chris Klein
, che interpreta Dan Falconer, era l'Oz di American Pie mentre Ariana Greenblatt, che interpreta Christy, era la figlia di America Ferrera in Barbie; quanto ad Ella Rubin, che interpreta Melissa, l'abbiamo vista poche settimane fa come protagonista di Until Dawn. Se Fear Street: Prom Queen vi fosse piaciuto, recuperate Fear Street Parte 1: 1994, Fear Street Parte 2: 1978 e Fear Street Parte 3: 1666. ENJOY!

mercoledì 29 dicembre 2021

Bolla's Top 5: Best of 2021

E dopo le cose veramente brutte passiamo per fortuna a quelle belle! Il 2021 è stato un anno cinematografico parecchio soddisfacente, si è tornati un po' più tranquilli nelle sale, i distributori hanno ripreso a deliziarci con ottimi film. Qualche delusione, ovviamente, c'è stata, così come ci sono stati molti film che, causa mala distribuciòn e tempo mancante (mai avuto così poco tempo come quest'anno per vedere film) non sono riuscita a guardare, cito i primi due che mi vengono in mente, In the Earth e Silent Night, quest'ultimo il caso natalizio 2021, che chissà quando recupererò. Ma bando alle ciance e, come sempre, parliamo prima dei film non horror che ho preferito; ho cercato di spaziare un po' tra i generi, di conseguenza sono rimaste fuori pellicole che ho amato moltissimo come Promising Young Woman, Luca, Time, The Last Duel, The French Dispatch, The Green Knight e ovviamente il recentissimo Don't Look Up, tutte opere che vi consiglio di recuperare immantinente!


5. I Mitchell contro le macchine

Per me, tra i cartoni animati quest'anno ha vinto il demenziale che, sotto il guscio di follia citazionista nasconde un cuore pulsante in cui tutti possiamo tranquillamente riconoscerci. I Mitchell contro le macchine è uno di quei film che valgono l'abbonamento Netflix, morirete dal ridere e vi commuoverete vergognandovi anche un po'. Provare per credere. 


4. Freaks Out

La follia supereroistica vintaggia di Mainetti, che si conferma un trionfo di effetti speciali, personaggi memorabili e tanto, tantissimo cuore. E' un vero peccato che al botteghino sia stato un flop, spero che col tempo ottenga il riconoscimento che merita, perché se è vero che Lo chiamavano Jeeg Robot è stato un instant cult, questo, ben più complesso, forse necessita di sedimentare un po' di più.


3. Shiva Baby

La versione migliore di Diamanti grezzi e una folgorazione sulla via di Damasco. Un film piccolo, veloce ma molto ansiogeno e profondo, che lascia col fiato sospeso dall'inizio alla fine trascinando lo spettatore in un turbine di condivisibilissime emozioni. Lo trovate su Mubi, non perdetelo!


2. Ultima notte a Soho

Ultima notte, ultimo capolavoro di Edgar Wright. Non l'ho messo negli horror perché, come al solito, volevo lasciare uno spazietto in più nell'altra classifica e perché Ultima notte a Soho non è solo horror: è splendida musica, è glamour, è una messa in scena meravigliosa, è uno splendido lavoro di introspezione su una ragazza che perde di vista se stessa e non sa più come rimettere assieme i suoi cocci. Da vedere e rivedere.


1. Limbo

L'amore nato dal Far East Film Festival. Purtroppo la pellicola di Soi Cheang non ha ancora trovato una distribuzione nazionale, il che è ingiusto perché questo noir fradicio e puzzolente, zeppo di violenza e personaggi disperati fotografati in un bianco e nero talmente nitido da essere commovente, merita di essere visto su grande schermo. Ne uscirete probabilmente devastati e zuppi, oltre che con la voglia di sciacquarvi il cervello dal disagio, ma ne varrà la pena.


Se già è stato difficile scegliere solo cinque film "vari", per l'horror sarà quasi impossibile. Quest'anno, tra uscite importanti a livello internazionale, Shudder, Netflix, produzioni indipendenti, scoperte casuali e passaparola, è stato impossibile stare dietro a tutto. Ci ho provato e questo è il (misero) risultato. Menzioni speciali come se piovessero: Il sabba, Saint Maud, The Empty Man, A Classic Horror Story, Censor e The Feast. Buona fine anno, date fuoco al 2021 e ci risentiamo nel 2022!! ENJOY!

5. Jakob's Wife

Ebbene sì, è in classifica perché l'ho adorato. Già parto appassionata di film a tema "vampiro", se in più fai interagire alla perfezione due mostri sacri come Barbara Crampton e Larry Fessenden non posso fare altro che applaudire. Adorabilissimo, ripeto.


4. Titane

Il delirio che ha sbaragliato la concorrenza a Cannes, tra echi Cronenberghiani e il desiderio della Ducournau di scavare nella psiche di esseri umani soli, incapaci di comprendere loro stessi, persi in un mondo folle. Lo stile psichedelico e violentissimo dell'inizio, che si smorza progressivamente su toni estremamente malinconici, me lo ha fatto amare ancora di più.


3. Fear Street Trilogy

Il regalo più bello fatto da Netflix nel 2021 dopo quel trionfo di Black Mass che non inserisco in prima posizione solo perché trattasi di miniserie. Tre film fruibili in un'unica soluzione, tre stili diversissimi, tre omaggi a svariate incarnazioni del genere, uniti da un fil rouge sanguinoso e anche molto triste. Non ho letto i vari Fear Street ma credo non potesse esserci adattamento migliore!


2. Malignant

La locura di James Wan, che mi ha regalato l'unico horror visto al cinema in grado di lasciarmi a bocca spalancata sotto la mascherina. Gli ultimi venti minuti sono da antologia, il resto è ugualmente molto ma molto bello. 


1. We Need To Do Something

Un film piccolissimo ma angosciante, che mi ha messo il terrore di essere sola in casa e mi ha dato da pensare (e da essere inquieta) per parecchi giorni a seguire. Girato con tre lire e quattro attori, merita di venire conosciuto, distribuito ed apprezzato e per me è stata la visione più godereccia e sorprendente dell'anno!



venerdì 23 luglio 2021

Fear Street Parte 3: 1666 (2021)

E fu così che giungemmo alla fine! Con un ritardo mostruoso ed irrispettoso ho recuperato anche Fear Street Parte 3: 1666, sempre diretto e co-sceneggiato da Leigh Janiak ed ispirato alla serie fi libri Fear Street di R.L.Stine. Come sarà finita?


Trama: Nel 1666, nel villaggio colonico abitato da Sarah Fier regna la pace, almeno finché una forza maligna non comincia a rovinare i raccolti e a far impazzire gli abitanti, scatenando una tremenda caccia alle streghe...


Fear Street: 1666
è la perfetta conclusione di una trilogia che non ha perso un colpo e che ha risvegliato la mia fiducia nei confronti dell'horror distribuito da Netflix, alzando l'asticella dei modelli a cui dovranno guardare, in futuro, i teen horror che vorranno rispettare l'intelligenza del loro target di riferimento. La storia di Fear Street fa un ulteriore passo indietro e ci porta, come da anticipazioni, all'anno in cui tutto è iniziato, con la fine dell'esistenza della strega Sarah Fier, impiccata dopo aver condannato la popolazione di Shadyside a una maledizione senza fine. Senza fare troppi spoiler, Fear Street: 1666 prende parecchio, come ispirazione e messa in scena, dal capolavoro di Eggers, The VVitch, almeno nella prima parte; una volta offerta al pubblico la soluzione di un enigma che ci portiamo dietro da due film, il tempo torna a scorrere e ci ritroviamo nel 1994, con un'atmosfera che non è più quella dello slasher à la Scream o, meglio, non solo, perché in gioco, oltre alla sopravvivenza dei singoli superstiti, c'è l'anima di un'intera città. La disparità tra la sfortunata, decadente Shadyside e la ricca Sunnyvale, accennata a mo' di rivalità distintiva nella prima parte e portata maggiormente sotto i riflettori in 1978, diventa la chiave del mistero della maledizione di Sarah Fier ed è la diretta discendente di un mondo ingiusto e bigotto, dove i reietti e i deboli non hanno modo di difendersi da un pregiudizio che diventa odio e da una classe dominante (che sia formata da ricchi uomini d'affari o da bifolchi, non fa differenza) che mira solo a mantenere un cieco status quo.


La rabbia e il senso di umiliazione e sconfitta che Deena riversava su Sam all'inizio di 1994, sensazioni messe da parte (giustamente) davanti al terrore concreto di vedersi spaccare la testa con un'accetta, diventano l'anima di Fear Street 1666, la molla che spinge i personaggi ad agire, alimentando in loro un bruciante desiderio di affermarsi e urlare al mondo che la diversità, di qualunque genere, non è necessariamente da condannare o ignorare e che invece, molto spesso, "il bene è male", soprattutto quando il sole splende sempre sullo stesso punto, senza apparente motivo. Sono molti i colpi al cuore che arrivano durante la visione di Fear Street 1666, perché nel frattempo siamo arrivati ad amare i personaggi in ogni loro (re)incarnazione e vederli sistematicamente messi in ginocchio e presi in giro fa quasi più male che vederli morire per mano di creature demoniache che non sono altro che una mera, pittoresca espressione di qualcosa di ancora più orribile ed insinuante. E' l'intero "baraccone" di Fear Street a distrarre, come le creature di cui sopra, a fornire una maschera commerciale e divertente a un'opera più coraggiosa di quanto appare ad un'occhiata distratta, che si spera riuscirà a parlare molto chiaramente al pubblico di ragazzi a cui si rivolge e infondere coraggio a molti degli spettatori, fornendo dei modelli di reietti forti e "veri", non infighettati alla bisogna, con i quali riconoscersi. Anche per questo la trilogia di Fear Street è una delle opere horror (e non solo) più interessanti e coerenti degli ultimi anni, oltre che un'operazione molto ambiziosa, che spero vivamente non offrirà il fianco alla serialità che la piattaforma impone (maledetta manina sui titoli di coda...), a rischio di privarsi di significati e anima. Al momento, Leigh Janiak ha realizzato un vero gioiellino e io non posso che unirmi alla folta schiera di chi le sarà eternamente grato!


Della regista e co-sceneggiatrice Leigh Janiak ho già parlato QUI. Sadie Sink (Constance/Ziggy Berman) e Gillian Jacobs (C. Berman) le trovate invece ai rispettivi link.


Randy Havens
, che interpreta George Fier, è il Mr. Clarke della serie Stranger Things. Ovviamente, se il film vi fosse piaciuto, recuperate Fear Street parte 1 e parte 2 e aggiungete The VVitch. ENJOY!

mercoledì 14 luglio 2021

Fear Street Parte 2: 1978 (2021)

Causa lentezza atavica nello scrivere e Notte Horror, il post su Fear Street Parte 2: 1978 (Fear Street Part 2: 1978), diretto e co-sceneggiato dalla regista Leigh Janiak nonché tratto dalla serie di libri di R.L.Stine, esce in un orario decisamente poco consono per il blog!


Trama: nel 1978 un maniaco armato di accetta trasforma Camp Nightwing in un lago di sangue...


Dopo un brevissimo riassunto di quanto successo nel 1994, la seconda parte di Fear Street ci getta subito nel vivo dell'azione, con Deena e il fratello alle prese con una posseduta Sam. I due, giustamente, decidono di chiedere aiuto all'unica sopravvissuta alla mattanza di Camp Nightwing, C. Berman, e quest'ultima, sebbene assai riluttante, racconta tutti gli eventi accorsi la tragica notte della "battaglia dei colori", quando uno dei ragazzi è stato posseduto dalla strega Sara Fier e costretto ad uccidere tutti i partecipanti provenienti da Shadyside. Nessuno spoiler, fino a qui, se avete guardato 1994; ora comincerò ad essere un po' più generica, così da non rovinare la sorpresa a chi dovesse ancora vedere il film (ma chi?). Fear Street 1978 aggiunge l'ennesimo tassello alla storia della strega Sara Fier e della sua terribile vendetta nei confronti degli abitanti di Shadyside e lo fa omaggiando stavolta il genere slasher di fine anni '70/inizio anni '80. Se il modello dichiarato di 1994 era il nuovo slasher citazionista e iconoclasta di Scream, qui l'omaggio è interamente per Venerdì 13, con tutte quelle famose "regole" nominate da Randy nel film di Wes Craven: abbiamo un'unità, per quanto ampia, di tempo e di luogo (tutto si svolge in un paio di giornate e sempre all'interno di Camp Nightwing), adolescenti infoiati che preferiscono sballarsi e scopare invece di fungere da tutori per i più piccoli o lavorare, la final girl che si distacca dalla massa in quanto vergine innocente e maniaci dotati di armi da taglio che cicciano fuori dal buio di boschi che paiono sconfinati e si accaniscono contro poveri virgulti desiderosi solo di divertirsi. E voi direte, un'operazione simile l'aveva già portata avanti l'ultima stagione di American Horror Story, con tutte le divagazioni kitsch del caso, qui cosa cambia?


Cambia che, innanzitutto, Fear Street 1978 gioca parecchio con i cliché del genere, sovvertendo in parte le regole dello slasher anni '70 e "ammorbidendone" alcune quanto basta perché lo spettatore scafato ci possa rimanere male (allora, diciamo che chiunque potrà capire l'identità di C.Berman dopo i primi 5 minuti, ma almeno un altro paio di personaggi meritano il nostro amore e vederli morire fa abbastanza male, nonostante Fear Street 1978, a livello di caratterizzazioni, non raggiunga la profondità del precedente capitolo) e cambia, ovviamente, nel momento in cui la mitologia di Sara Fier si insinua di prepotenza all'interno della trama, non solo perché tutto ciò che accade deriva dalla maledizione della strega. Qui, più che in 1994, si  arriva a comprendere la subdola portata dell'infezione che corrode Shadyside; gli abitanti non sono solo costretti a subire, periodicamente, mattanze perpetrate da persone normali possedute dalla strega, ma il veleno di quest'ultima impregna ogni cosa e pare condannare i cosiddetti Shadysiders ad essere perennemente sconfitti dalla vita, più propensi all'insoddisfazione, alla povertà, alla depressione, all'alcolismo e chi più ne ha più ne metta. Come in un'operetta di basso livello, gli abitanti di Sunnyvale non fanno alcuno sforzo per venire incontro ai loro vicini di città, anzi, paiono ben decisi a mantenere lo status quo, gli adulti con una benevolenza accondiscendente falsa come i soldi del Monopoli, i ragazzi senza preoccuparsi di nascondere il disprezzo per i loro compagni più sfortunati, e questo scontro, che si unisce alla rassegnata consapevolezza di un destino immutabile, è il nucleo del personaggio di Ziggy, l'unico (assieme forse al futuro sceriffo Nick Goode) a non essere legato alle regole di cui sopra e a spiccare quindi come moderno e a tutto tondo. Non sto nemmeno a dirvi quanto sia bella e calzante la colonna sonora e quanto sia efficace anche a livello di gore e paura Fear Street Parte 2: 1978; se questo era solo un "capitolo di passaggio" prima del gran finale, ben vengano i capitoli di passaggio!


Della regista e co-sceneggiatrice Leigh Janiak ho già parlato QUI. Gillian Jacobs (C. Berman) la trovate invece QUA.

Sadie Sink interpreta Ziggy Berman. Americana, diventata famosa come Max di Stranger Things, ha partecipato a film come e altre serie quali Eli e Fear Street Parte 1: 1994. Ha 19 anni e tre film in uscita. 


Non credo abbiate guardato Fear Street Parte 2: 1978 senza avere prima visto Fear Street Parte 1: 1994 ma, nel caso malaugurato in cui ciò fosse accaduto, recuperate la prima parte della trilogia e aggiungete ovviamente Venerdì 13 alla lista di film da vedere. ENJOY!


martedì 6 luglio 2021

Fear Street Parte 1: 1994 (2021)

Finita la settimana dedicata all'Udine Far East Film Festival, passiamo a qualcosa di necessario per l'estate: l'horror! In tal senso, luglio sarà un mese ricchissimo grazie a Netflix, che a partire da venerdì 2 e per le due settimane seguenti proporrà la trilogia di Fear Street, tratta dai libri di R.L. Stine e diretta (oltre che co-sceneggiata) dalla regista Leigh Janiak. Cominciamo con Fear Street Parte 1: 1994 (Fear Street Part One: 1994)!


Trama: nella città di Shadyside gli omicidi sono all'ordine del giorno e ogni tanto qualche abitante impazzisce compiendo delle stragi. La giovane Deena viene coinvolta assieme al fratello, la ex fidanzata e due amici nelle trame di un serial killer e i ragazzi scopriranno che non tutto è come appare a Shadyside...


Gli originali Netflix, soprattutto se horror, danno ben poca soddisfazione, ormai lo sappiamo. Lo stato d'animo col quale mi sono accinta a guardare Fear Street 1994 non era dunque dei migliori, questo nonostante la regista avesse messo mano a quel gioiellino che era Honeymoon, e non mi aspettavo di sicuro che avrei messo in pausa il film appena cominciati i titoli di testa, dopo la folgorante sequenza introduttiva, per consigliare a Lucia di guardarlo di corsa e preparare i fazzoletti. Non pretendo di amare Scream come l'adorabile Gore Gore Girl di cui sopra ma è comunque un film che ho guardato fino alla nausea e che ho avuto la fortuna di vedere al cinema in un'età particolarmente permeabile (più o meno la stessa, per inciso, dei protagonisti di Fear Street) e ancora oggi davanti alla splendida sequenza in cui Ghostface insegue ed accoltella Drew Barrymore vengo assalita da un mix di emozioni violentissime, sulle quali ultimamente prevale il magone, e mi vengono i brividi nel momento esatto in cui sento la melodia che accompagna la carrellata iniziale sulla scuola di Woodsboro assediata dai giornalisti; immaginatemi dunque con la bocca spalancata e gli occhi lucidi alla fine di un omaggio perfetto all'omicidio della Barrymore, seguito da titoli di testa che scorrono su una colonna sonora assai simile a quella composta da Marco Beltrami per Scream (e chi figura tra i compositori di quella di Fear Street?) e provate a pensare all'ondata di amore puro che ho provato da quel momento in poi per Fear Street 1994. Che, per inciso, non è semplicemente la sagra dell'omaggio cinematografico ma un horror serio e molto coinvolgente, che già nella prima parte introduce un gruppo di personaggi ai quali è facile affezionarci e getta le basi per una storia molto articolata, che vede la contrapposizione tra due città apparentemente antitetiche (la cupa, sfortunata e povera Shadyside dove ogni tanto gli abitanti uccidono i compaesani senza un perché e la solare, ricca Sunnyvale dove chiunque sembra avere un'opportunità di ottenere il successo) e l'antica maledizione di una strega decisa a vendicarsi di chi l'ha torturata, cosa che dà il la ad un interessante e riuscitissimo mix tra teen horror, slasher, thriller sovrannaturale e chissà cos'altro ci riserveranno i due film seguenti.


Anche in questo caso fare spoiler sarebbe un delitto perché Fear Street è pieno zeppo di sorprese e colpi di scena, ha uno sviluppo dei personaggi non stupido né banale, riserva allo spettatore una quantità di colpi al cuore senza mai calare di ritmo e regala delle sequenze slasher e sanguinolente davvero soddisfacenti, inoltre a tratti riesce a mettere genuinamente paura senza ricorrere a mezzucci troppo scorretti. La paura, in primis, deriva dal terrore di vedere i nostri beniamini sbudellati, sgozzati o peggio, perché Fear Street, a differenza di moltissimo horror a base di carne da macello, ha dei protagonisti carinissimi e verosimili, interpretati da giovani attori sicuramente poco famosi (a parte Maya Hawke) ma espressivi e già molto bravi, alle prese con personaggi ricchi di sfaccettature e, anche quando magari compaiono poco, caratterizzati da piccoli dettagli, "pennellate" che catturano l'attenzione dello spettatore; così non è, ahimé, per gli adulti che (non) popolano la pellicola ma sono certa che anche loro nei sequel avranno modo di brillare perché già qualche atteggiamento ed omissione dei pochi presenti fanno drizzare le orecchie. Voto dieci anche alla messa in scena, sia per quanto riguarda le scenografie degli interni (l'intera sequenza iniziale salta all'occhio per le coloratissime luci al neon ma anche le stanze dei personaggi sono molto interessanti) sia per la scelta delle location esterne, entrambe molto suggestive, per non parlare poi di una colonna sonora talmente anni '90 che per un attimo mi sono commossa ricordando gli anni delle superiori e dell'università. Probabilmente i ragazzini che vedranno oggi Fear Street non si commuoveranno invece, ma sono ragionevolmente sicura che il film potrebbe diventare, per loro, uno di quei cult da ricordare quando saranno dei vecchiacci quarantenni, quindi incrocio le dita perché anche gli altri due capitoli siano all'altezza del primo e intanto vi consiglio spassionatamente la visione di Fear Street Parte 1: 1994!


Della regista e co-sceneggiatrice Leigh Janiak ho già parlato QUI

Maya Hawke interpreta Heather. Figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman, ha partecipato a film come C'era una volta... a Hollywood e a serie come Piccole donne e Stranger Things. Ha 23 anni.  


Nell'attesa che escano i due seguiti della trilogia, il 9 luglio e il 16, sempre su Netflix, se Fear Street 1994 vi fosse piaciuto recuperate la quadrilogia di Scream, il primo Halloween e Terrore senza volto (quest'ultimo lo recupererò anche io perché non l'ho mai visto). ENJOY!

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