venerdì 6 maggio 2022

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (2021)

Dopo "solo" un anno di rinvii, è uscito finalmente ieri in Italia Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (The United States vs. Billie Holiday), diretto nel 2021 dal regista Lee Daniels.


Trama: all'apice del successo ma già vittima della dipendenza dalle droghe, la cantante Billie Holiday viene letteralmente perseguitata dall'FBI per colpa della controversa canzone Strange Fruit.


Inutile dire che, come già successo mille altre volte nell'accingermi alla visione di film biografici, di Billie Holiday, anche detta Lady Day, non sapevo assolutamente nulla prima di cominciare Gli Stati Uniti contro Billie Holiday. Non penso onestamente di avere nemmeno mai sentito una delle sue canzoni, anche perché non nutro una passione particolare per la musica, benché ovviamente sapessi chi fosse la cantante; in realtà, cosa ancora più grave ma stavolta non per colpa mia, non sapevo neppure che in America il linciaggio fosse ancora consentito, perché di base, nel corso degli anni, tutti i vari bill (proposte di legge) in merito non si sono mai concretizzati e la pratica è, di fatto, ancora legale. Non stupisce quindi che negli anni '50 Billie Holiday sia stata perseguitata da tale Harry J. Anslinger, capo della divisione narcotici dell'FBI, non tanto per la tossicodipendenza dichiarata della donna, utilizzata come mera scusa per arrestarla e metterle agenti alle calcagna, quanto piuttosto per avere cantato la canzone Strange Fruit, portandola a conoscenza di un pubblico molto vasto. Lo "strano frutto", per la cronaca, con le radici e le foglie fatte di sangue, che cresce prevalentemente nelle regioni del Sud, non è altro che il cadavere di un uomo di colore appeso dopo essere stato linciato e, come ben sapete, un conto è farle le cose, un altro è che vengano messe nero su bianco, che i poveri razzisti vengano esposti per le loro nefandezze, scandalizzando l'opinione pubblica che finge di non sapere. 


Strange Fruit
, assieme alla tossicodipendenza di Billie Holiday, è il fulcro del film di Lee Daniels, che ritrae una cantante incredibilmente carismatica ed "eroina" suo malgrado, già propensa all'autodistruzione (fisica e sentimentale) senza che arrivasse l'FBI a metterci il carico a coppe; a fianco del racconto biografico, la pellicola mostra una società "di colore" logorata da povertà, droga e violenze, dove spesso il successo del singolo deriva dalla strumentalizzazione dei bianchi desiderosi di mettere i neri uno contro l'altro, con "famiglie" non di sangue ma composte da temporanei alleati, sempre allo sbando. La stessa fama e ricchezza di Billie Holiday hanno una natura effimera, tanto da diventare strumenti perfetti non solo per l'FBI ma per tutti coloro che decidono di vivere sulle spalle della cantante, mariti e amanti compresi, ai quali si contrappone l'amore puro dell'agente di colore Jimmy Fletcher, realmente esistito anche se non ha mai dichiarato di essere stato il vero amore della cantante. Le beghe sentimentali, per inciso, sono quelle che "annacquano" un po' il film, che spesso mette in secondo piano le questioni legate a Strange Fruit per offrire un ritratto di Billie Holiday che parrebbe quasi stereotipato, tracciato nel solco del cliché della fanciulla carismatica che prende a schiaffi il vero amore sentendosi indegna di tale fortuna, ma a differenza di quanto accadeva per esempio in Judy, dove la Garland era ritratta come una matta da prendere a schiaffi e ogni minima oncia di empatia derivava dalla presenza di co-protagonisti ancora più odiosi di lei, Lady Day è impossibile da odiare ed è dotata di un fascino e un'umanità innegabili. Si capisce dunque il perché del Golden Globe alla bravissima e bellissima Andra Day, che non solo canta divinamente ma offre anche un'interpretazione fisica ed emotiva di grande livello, con due sequenze che sono riuscite a mettermi i brividi, una su tutte la risata finale in faccia ad Anslinger. Ciò nonostante, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday non è un film che riguarderei o che mi ha colpita particolarmente in qualche modo; è molto gradevole ed interessante per il tempo della sua durata, spinge a voler conoscere meglio il personaggio che ritrae, ma rimane poco più di un bel lavoretto acchiappaOscar, non a caso sarebbe dovuto uscire l'anno scorso proprio a ridosso della cerimonia.


Del regista Lee Daniels ho già parlato QUI. Leslie Jordan (Reginald Lord Devine), Natasha Lyonne (Tallulah Bankhead) e Garrett Hedlund (Harry Anslinger) ho già parlato ai rispettivi link.

Andra Day (vero nome Cassandra Monique Batie) interpreta Billie Holiday. Più conosciuta come cantante che attrice, ha partecipato a film come Marcia per la libertà. Ha 37 anni.


Erik LaRay Harvey
, che interpreta James Monroe, era il Diamondback della serie Luke Cage. Se Gli Stati Uniti contro Billie Holiday vi fosse piaciuto potreste recuperare La signora del blues. ENJOY!

martedì 3 maggio 2022

Visioni dall'Udine Far East Film Festival 2022

La vostra affezionatissima si è beccata il coviddo, fortunatamente in forma leggera. E' cascato a fagiuolo (guardiamo il lato positivo, letteralmente) per fare una scorpacciata di film all'Udine Far East Film Festival on line. Il quale, diciamoci la verità, come tutti i festival che sono tornati ad essere fortunatamente in presenza, ha lasciato parecchi piatti forti fuori dalla programmazione "virtuale", quindi a differenza dell'anno scorso non ho trovato pellicole particolarmente entusiasmanti. Ma qualcosina di interessante c'è e, se avete pazienza di leggere, ecco qui un recap per chi non mi segue su Facebook o Instagram, sperando che prima o poi tutti questi film diventino disponibili per la piattaforma Fareastream. ENJOY!



Popran (Shin'ichirô Ueda, 2022)

Dal regista di One Cut of the Dead, amatissimo durante una delle edizioni più memorabili del ToHorror Film Festival, arriva una commedia dalle premesse weird, realizzata comunque senza calcare troppo la mano sul lato più assurdo della questione. Il protagonista, un editore di manga senza scrupoli e dal passato deprecabile, si sveglia una mattina senza il suo pene e deve innanzitutto scoprire il motivo di questa fuga per riuscire a recuperare la preziosa parte anatomica. Quello che, nelle mani di un occidentale, sarebbe diventato una cretinata semi-volgare alla Bad Johnson, in quelle di Ueda si fa viaggio di introspezione e racconto di formazione, per tornare ad apprezzare le cose importanti della vita. Nonostante l'abbia trovato assai carino, Popran soffre però di un ritmo eccessivamente altalenante, che a tratti trascina una storia che dovrebbe mantenersi scoppiettante dall'inizio alla fine e rapida come gli oggetti non identificati che solcano i cieli del Giappone. Un'opera non totalmente riuscita, ma un'occhiata la merita.


Rabid (Erik Matti, 2021)

L'horror a episodi filippino, a mio modesto parere, è stata una delle opere più interessanti del festival. Il film si compone di quattro episodi più o meno efficaci, tutti ambientati durante la pandemia e legati in qualche modo a un senso di isolamento, disagio e contaminazione. I miei preferiti sono stati senza dubbio il primo e l'ultimo, quelli più articolati dal punto di vista della sceneggiatura (nel primo, una famiglia benestante si ritrova la casa occupata da una vecchia, nell'ultimo una donna in crisi lavorativa mette in piedi un servizio da asporto dal successo crescente e sempre più inquietante) e quelli che mi hanno messo più disagio, catturando il mio interesse. La parte centrale, formata da uno zombie movie in bianco e nero e un delirio ospedaliero che mi ha ricordato tantissimo The Visit a livello di schifezze scatologiche assortite (a Erik Matti piace Shyamalan, mi sa. Lo avevo già sospettato QUI), l'ho trovata un po' più debole ma comunque un film come Rabid potrebbe fare la gioia di ogni appassionato di horror con la passione per le storie antologiche (hint: questo dovrebbe essere disponibile su Netflix negli USA. Quindi potete trovarlo facilmente. 'nuff said). 


Leonor Will Never Die
(Martika Ramirez Escobar, 2022)

Tra tutti i film visti al FEFF On Line, questo è stato senza dubbio quello più particolare. Leonor Will Never Die è un'opera sperimentale dal sapore metacinematografico, che omaggia gli action anni '70 - '80 e, allo stesso tempo, racconta il rimpianto di una regista un tempo famosa, costretta ad affrontare il disagio crescente di una vecchiaia che non perdona e i tristi fantasmi del passato. Come opera prima, il film della Escobar soffre di una voglia palese di mettere tantissima carne al fuoco, cosa ironicamente sottolineata sul finale, ma trasuda così tanta sincera passione per il cinema che questo difetto viene subito perdonato, anche perché Sheila Francisco, che interpreta Leonor, è adorabile. Il film è stato presentato anche al Sundance, dove ha vinto un premio, quindi con un po' di fortuna prima o poi potreste trovarlo disponibile su qualche piattaforma, magari su Mubi o sullo stesso Fareastream di Mymovies.


Hostage: Missing Celebrity
(Pil Gam-Sung, 2021)

Action adrenalinico con protagonista Hwang Jung-min, attore sud coreano conosciuto anche da noi. Su questo film non c'è granché da dire, è la storia di un attore famoso che viene rapito e deve cercare di fuggire ai suoi aguzzini, e le sue disavventure scorrono in parallelo alle indagini di poliziotti che si ritrovano per le mani criminali tra l'idiota e il machiavellico, mentre il tempo scorre in sovraimpressione sullo schermo, a mo' di 24. Gli amanti del genere non avranno da lamentarsi, e anche chi dovesse preferire qualcosa di più "tosto" rispetto ai soliti action potrà godere di abbondanti sequenze in cui non vengono lesinati né sangue né violenza. Io avrei scassato di mazzate i rapitori, particolarmente odiosi, fortunatamente, in tal senso, c'è parecchia catarsi in Hostage



Cracked (Surapong Ploensang, 2022)

Elegante horror  thailandese a base di spettri e quadri stregati, dove la protagonista (con figlioletta a carico afflitta da una malattia che rischia di renderla cieca, un plot device che serve giusto a costringere la madre a tornare nell'odiata casa paterna e che poi, purtroppo, viene lasciato cadere) torna a casa dei suoi genitori dopo la morte del padre, un pittore violento e leppegoso, ed è costretta ad affrontare, letteralmente, i fantasmi del passato. La ricetta di Cracked contiene tutti i cliché del genere "case infestate" e rispetto ad altre pellicole orientali a tema non è particolarmente complesso o profondo, nonostante giochi parecchio coi piani temporali, ma è comunque una visione gradevole. Io ho particolarmente apprezzato la bellezza dei due enormi quadri che fungono da fulcro per la storia, e anche il look "Draculiano" del padre della protagonista, che a tratti sembra Gary Oldman nel film di Coppola


Too Cool To Kill (Wenxiong Xing, 2022)

Spassosissima commedia cinese che omaggia il cinema a 360 gradi, accontentando anche chi non mastica la filmografia cinese in quanto zeppa di citazioni da film come Il padrino, 007, Pulp Fiction, Cantando sotto la pioggia, El Mariachi e chi più ne ha più ne metta. Divertentissima dall'inizio alla fine (l'intera parte degli italiani col gatto mi ha stesa) e realizzata benissimo, con colori carichi e un'ambientazione anni 30, mette in campo attori esilaranti sui quali spicca Xiang Wei, al suo primo film come protagonista. Too Cool To Kill è stato realizzato in tre anni e mentirei se non vi dicessi che mi è scesa una lacrima durante il gag reel dei titoli di coda, che si conclude con i commossi ringraziamenti dell'attore. Onestamente non mi sarei aspettata che una commedia assurda come questa mi rapisse il cuore ma è diventata in tempo zero la pellicola più bella e memorabile di questo Far East Film Festival!



venerdì 29 aprile 2022

John and the Hole (2021)

Ultimamente mi capita di consultare un paio di pagine horror sul sito Letterboxd e, tra i tanti film che settimanalmente vengono segnalati proprio lì, mi è balzato all'occhio John and the Hole, diretto dal regista Pascual Sisto.


Trama: l'adolescente John trova un bunker abbandonato in mezzo al bosco e decide di rinchiudervi i suoi familiari...


A riprova di quanto la mia memoria sia ormai labile, non ricordo più perché io abbia dato priorità a John and the Hole rispetto ai mille altri film da recuperare consigliati da amici fidati; probabilmente in una delle varie recensioni intraviste su Internet mi ha colpita quella che ha definito il film "un Mamma ho perso l'aereo diretto da Lanthimos e con sprazzi di Haneke", cosa che dovrebbe far capire quanto fin troppo spesso i "critici" sul web scrivano per iperboli inutilmente esagerate, oppure quanto io non capisca più una mazza di cinema, se mai abbia capito qualcosa. Guardando le pellicole dei due mostri sacri citati, onestamente, non mi è mai capitato di perplimermi o, meglio, mi è capitato per forza di cose ma era una perplessità "(in)sana", derivante da deliri oggettivamente interessanti e capaci di mettere in moto i pochi neuroni del mio cervello, oltre a tutta una serie di inquietudini, paure, dubbi, moti di disgusto e varie emozioni non del tutto piacevoli ad accompagnare il mio sguardo estasiato per la messa in scena. John and the Hole, purtroppo, non ha scatenato in me nessuna emozione, salvo un insano desiderio di picchiare selvaggiamente il ragazzino protagonista (per la cronaca, un Charlie Shotwell ormai abbonato ai ruoli di piccola merda) e di andare dallo sceneggiatore e chiedergli "... ma quindi???". Se, infatti, Kevin McCallister si ritrovava indipendente per botta di fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, John fa tutto da solo e decide di sbarazzarsi dei genitori e della sorella chiudendoli in un bunker abbandonato, tuttavia le sue motivazioni non sono mai chiare e, ancora peggio, è molto difficile empatizzare con lui. 


Cosa vuole John? Assaggiare l'indipendenza e cercare di capire cosa significhi essere adulti e avere qualcuno che dipende completamente da noi? Godersi un lungo momento di libertà da tutte le responsabilità dei ragazzini della sua età e dalle pressioni che magari un adulto non riesce a percepire come tali? Vendicarsi di una famiglia troppo impegnata in altre faccende per accorgersi di lui come dovrebbe? Oppure John, come mi è parso di evincere dall'interpretazione di Shotwell, ha qualche disturbo molto profondo a livello mentale di cui nessuno si è mai accorto e che lo ha portato a smattare senza un perché? Vi avviso che, arrivati alla fine del film, avrete più domande che risposte, soprattutto perché a un certo punto vengono introdotti due personaggi che non  hanno nulla a che spartire con la storia principale (apparentemente) e che fungono da contraltare per la vicenda di John, ragazzo spinto dalla volontà di liberarsi dei suoi familiari in contrasto con chi invece non vorrebbe venire abbandonato. Come ho scritto su, tutto molto interessante, se non fosse che empatizzare col protagonista è impossibile e non c'è nemmeno verso di provare un minimo di ansia per il destino dei suoi familiari imprigionati; l'unico aspetto veramente positivo di John and the Hole è l'abbondanza di sequenze "poetiche", dalla bellissima fotografia, tuttavia dietro l'innegabile bellezza ho percepito un retrogusto di intellettualità criptica a tutti i costi che mi ha reso la pellicola ancora più invisa. Forse non era il periodo giusto per guardarla, chissà!


Charlie Shotwell (John), Michael C. Hall (Brad), Jennifer Ehle (Anna) e Taissa Farmiga (Laurie) li trovate ai rispettivi link.

Pascual Sisto è il regista della pellicola. Spagnolo, è al suo primo lungometraggio. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni.



mercoledì 27 aprile 2022

The Northman (2022)

Siccome è miracolosamente uscito anche qui, sabato sono corsa a vedere The Northman, l'ultima fatica di Robert Eggers come regista e co-sceneggiatore.


Trama: un principe vichingo, ancora bambino, fugge al tentativo di omicidio da parte di suo zio e torna a cercarlo, da adulto, per riscuotere una sanguinosa vendetta...


Avevo letto le peggio cose di The Northman, anche scritte da persone fidate. Non so se è perché da Eggers ci si aspettava un delirio lisergico ancora peggiore, nel senso migliore, di The Lighthouse come terzo lungometraggio, oppure perché chi lo ha visto in lingua originale probabilmente non è riuscito a superare lo scoglionamento da dialoghi rimaneggiati, dopo le critiche, persino dallo stesso regista, che si è cosparso il capo di cenere (sì perché noi italiani, invece, con Anya Taylor Joy doppiata con l'accento da bagassa dell'est... vabbé. Vergogna. E vergogna anche ai sottotitolatori, ché poi mi tocca leggere Valalla invece che Valhalla e mi viene in mente "la palla di Lalla". Ma su!), eppure prima della visione mi sono comparsi sotto agli occhi solo commenti negativi. Il "problema" di The Northman, se di problema si può parlare, è che viene fatto passare per un blockbuster fruibile da chiunque, cosa che scontenta ovviamente la maggior parte degli spettatori casuali (ma al Bolluomo è piaciuto molto), e che è troppo "commerciale" per i cinèfili, i quali probabilmente sono morti dall'orrore di dover condividere una sala con gli utenti medi per godere dell'opera di un Autore che, fino a ieri, conoscevano solo loro. Da par mio, che fortunatamente cinèfila non sono, bensì una semplice appassionata di cinema, credo di aver lasciato il segno della bocca spalancata contro la mascherina, perché The Northman è davvero una meraviglia. Epico nel vero senso della parola, di quell'epica che si studia a scuola e che si scopre in tutta la sua crudezza e fantasiosità da soli, è tanto semplice nella sua struttura portante quanto ricco di tutto ciò che può rendere assolutamente avvincente la storia di un eroe antico: morte, tradimenti, riti di iniziazione, leggende, oggetti mitici, mostri, spiriti, superstizioni, sacrificio, divinità, odio, amore, peccati, sesso. L'"origin story" di una dinastia di re, l'ideale "primo libro" di un ciclo vichingo, segue le vicende di un principe rozzo e disperato che non può fare a meno di vivere per l'odio e la vendetta, tenuto d'occhio da messaggeri degli dèi che tessono le fila di un destino già scritto, al quale non ci si può sottrarre, pena l'ignominia perpetua o un'ancor più peggiore condanna di codardia.


E così, Amleth procede come un treno nella sua vendetta, ben lontano dall'intellettuale shakespeariano che porta un nome assai simile (Il co-sceneggiatore Sjón ha preso ispirazione dalle leggende narrate da Saxo Grammaticus, alle quali si era ispirato già Shakespeare per il suo Amleto), e noi spettatori non possiamo che plaudire al suo cammino, benché zeppo di deviazioni che avrebbero fatto storcere il naso alla Sposa, e chiudere un occhio schifato sulle pene sanguinarie inflitte a nemici talmente immorali da mettere i brividi (uno in particolare; se la maggior parte dei personaggi, Amleth compreso, è abbastanza monodimensionale, c'è qualcuno a cui invece viene regalato un monologo talmente feroce e ben recitato da mettere i brividi, oltre che qualche dubbio sulla bontà del cammino del protagonista). Chiudere un occhio, virgola, ché distogliere lo sguardo dalla bellezza della regia di Eggers sarebbe peccato mortale. Il regista confeziona violentissime scene di battaglia calibrate con perfezione millimetrica e l'ausilio di piani sequenza meravigliosi, ma a mio avviso questa è stata solo la punta dell'iceberg; ciò che mi ha davvero catturata sono le scene oniriche di battaglie e prove visionarie, il volo di una valchiria tremenda e bellissima allo stesso tempo, l'inquietante orrore di sacrifici umani colorati dalle tinte del fuoco ed eseguiti con mano "elegante" dalla particolare Olwen Fouéré, la bellezza di una natura lussureggiante ma per nulla amichevole, fatta di colline verdissime, boschi consacrati agli dei e mari salvifici e pericolosi in egual modo. In tutto questo, ovviamente, ci sono fior di attori. Nonostante il brevissimo metraggio di presenza, la Kidman è per The Northman che meriterebbe delle nomination, non per filmetti come Being the Ricardos, quanto a Alexander Skarsgård e Anya Taylor Joy, definirli dream couple di una bellezza esagerata non rende l'idea e nonostante la differenza di età sarebbero coppia da shippare anche nella vita vera; grandissime lodi anche a Claes Bang, affascinante sia quando fa Dracula che quando interpreta lo Scar versione vichinga, e complimentissimi sia a lui che a Skarsgård per la fisicata mostrata in quello che è già il duello finale migliore di sempre. Avrete capito che l'entusiasmo mi impedisce di scrivere qualcosa che vada oltre il "bello bello in modo assurdo", quindi non date retta alle malelingue menose e andate a vedere The Northman, AL CINEMA, per Odino, non aspettate lo streaming! Ce ne fossero di film "banali" e imperfetti così!


Del regista e co-sceneggiatore Robert Eggers ho già parlato QUIAlexander Skarsgård (Amleth), Nicole Kidman (Regina Gudrún), Ethan Hawke (Re Aurvandil Corvo di Guerra), Anya Taylor-Joy (Olga della Foresta di Betulle), Willem Dafoe (Heimir Il Folle), Olwen Fouéré (Áshildur Hofgythja), Ralph Ineson (Capitano Volodymyr) e Kate Dickie (Halldóra) li trovate invece ai rispettivi link.


Claes Bang interpreta Fjölnir il Senzafratello. Danese, ha partecipato a film come The Square, Millenium - Quello che non uccide e a serie quali Dracula. Ha 54 anni e un film in uscita. 


Björk
(vero nome Björk Guðmundsdóttir) interpreta la veggente. Cantante e compositrice islandese, la ricordo per film come Dancer in the Dark. Anche regista e sceneggiatrice, ha 56 anni. 


Ingvar Sigurdsson
, che interpreta lo stregone, era il protagonista di A White, White Day. Bill Skarsgård era stato scelto per il ruolo di Thorir, il fratello di Amleth, ma ha dovuto abbandonare il progetto dopo che la produzione è stata ritardata causa Covid. Ovviamente, se The Northman vi fosse piaciuto recuperate The VVitch e The Lighthouse. ENJOY!


martedì 26 aprile 2022

Fresh (2022)

Lo aspettavo da qualche mese e alla fine è approdato su Disney + il simpatico Fresh, diretto dalla regista Mimi Cave. Hic sunt spoiler, per forza di cose. 


Trama: Noa, single abbonata a incontri on line disastrosi, si "scontra" con il bel Steve al supermercato e si convince di avere trovato l'uomo dei suoi sogni. Peccato che Steve nasconda un segreto...


Fresh
è una "simpatica" e fresca, per l'appunto, pellicola horror dalle molteplici anime e dalla realizzazione scoppiettante. E' anche uno di quei film che, pur essendo lineari e comprensibili che più non si può, ho avuto difficoltà a capire dove andasse a parare e per questo ho concluso la visione non trovandolo riuscito come mi sarei aspettata, nonostante mi sia divertita parecchio guardandolo. Il motivo è presto detto. Durante la visione gli echi di Promising Young Woman erano a dir poco fortissimi, ma mentre il film della Fennel è coerente e centrato dall'inizio alla fine, quello di Mimi Cave, sceneggiato tra l'altro da una donna, perde spesso di vista l'oggetto della sua critica, SE ce n'è uno. Di sicuro, infatti, Fresh (come Promising Young Woman) si diverte a smontare i cliché della commedia romantica e a sfruttarli per creare una storia horror, al limite dell'exploitation, tanto che i titoli di testa arrivano quando la realtà viene rivelata per quello che è agli occhi di Noa; tutto ciò che viene prima è una ilusion en el pensamiento di una ragazza che crede ormai poco nell'amore, che ha avuto troppe esperienze imbarazzanti nel corso di svariati appuntamenti on line, e che incontra per caso il bel Steve al supermercato, decidendo di dargli una chance in virtù del suo essere bello, intelligente, simpatico, dolce. Noa per una volta si butta, ci va a letto al primo appuntamento, al secondo accetta di andare via con lui per un weekend, nonostante la perplessità della migliore amica, e nel giro di mezza giornata si ritrova drogata e legata in un seminterrato, dove un sorridente Steve le scodella il suo destino di diventare fonte di carne femminile per ricchi cannibali. E' qui che la storia diventa incredibilmente semplice ma anche fonte di perplessità.


Ovviamente, una volta scoperta la natura di Steve, Noa ha solo uno scopo nella vita: scappare e sopravvivere. Anche questo aspetto del film, in realtà, è interessante. Fregata dai cliché dell'amore, Noa arriva a sfruttarli per fregare a sua volta Steve, abbracciando consapevolmente l'ideale di miliardi di fanfiction, romanzetti rosa, filmacci a tema dove la donna accetta tutti gli orribili difetti dell'uomo (se poi è malvagio, ancora meglio) e cerca di cambiarlo per aMMore; se qualcuno ha detto Cinquanta sfumature di grigio qualcun altro potrebbe rilanciare con Twilight, giusto per fare due esempi recenti e molto conosciuti, ma io potrei cospargermi il capo di cenere e parlare di quanto batticuore avevo ai tempi davanti alla tossicità del legame tra Phoebe e Cole in Streghe, quindi ognuno ha le sue croci, signori/e. Vergognose confessioni a parte, è ovvio che Steve ci caschi, d'altronde le donne sono state cresciute con questi sogni mostruosamente proibiti, e chi è lui per non alimentare il suo ego o collezionare cagnolini fedeli? Fresh è dunque un film che ne ha un po' per tutti, a livello di nera ironia, e ha molti assi nella manica da trasformare in situazioni da incubo che noi amanti dell'horror conosciamo bene e che, ripulite ed addolcite nell'"aspetto", vengono date in pasto anche a chi solitamente non mastica questi piatti... tuttavia, davanti a tutti i ragionamenti di cui sopra, ancora mi chiedo "chi" andrebbe a colpire la critica del film, se ce n'è una. Quelle donne che tanto solitarie non sono e che cadono come babbee in tranelli facilmente evitabili se solo imparassero di più a vivere per loro stesse? Quegli uomini manipolatori per cui le donne sono solo dei "piatti" da consumare, prendendone le parti migliori e lasciando in cambio dei relitti privi di vita? Oppure Fresh è solo una supercazzola al profumo di satanismo, un preambolo pronto a diventare serie TV o franchise di successo?


Al di là delle domande di una spettatrice che ormai è una scassapalle da primato, confermo la godibilità e l'eleganza di Fresh. Il film è concepito come una commedia rosa anche a livello di immagini e colonna sonora (anche in questo è molto simile a Promising Young Woman, a livello di concetto, e anche qui sono importantissimi i costumi e gli accessori), e la dissonanza con gli aspetti horror della pellicola rende questi ultimi ancora più efficaci; Fresh non mostra, non segue i cliché tipici del torture porn né a livello di regia né tanto meno di scenografia o fotografia, e a mio avviso risulta così ancora più inquietante per la professionalità, l'eleganza e la normalità del male che arriva a travolgere Noa, per l'orrore sotteso che viene lasciato all'immaginazione (e che io trovo ancora più angosciante di una splatterata palese). E poi, ovviamente, c'è l'alchimia perfetta dei due protagonisti. Sebastian Stan si riconferma un attore poliedrico e capace, oltre che un gnocco da primato, e vorrei capire con che coraggio viene definito pessimo solo in virtù della sua partecipazione ai film Marvel, visto che il suo talento è stato confermato in più occasioni (fossi in voi guarderei Tonya e Pam & Tommy poi mi sciacquerei un po' la bocca, dai) e qui, come dream man e psicopatico, dà letteralmente il bianco strappando alternativamente brividi e risate, mentre Daisy Edgar-Jones, che io non conoscevo, ha il volto perfetto per le commedie rosa indipendenti e tiene testa al bel Sebastian per tutta la durata del film. In conclusione, se avete un abbonamento a Disney + recuperate il film di Mimi Cave, sia che vi piaccia l'horror sia che abbiate uno stomaco debole, perché Fresh ha le potenzialità per risultare gradevole a tutti!


Di Sebastian Stan, che interpreta Steve, ho già parlato QUI.

Mimi Cave è la regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americana, è anche sceneggiatrice e produttrice. 


Se vi fosse piaciuto Fresh recuperate Una donna promettente e Scappa - Get Out. ENJOY!

venerdì 22 aprile 2022

Animali fantastici - I segreti di Silente (2022)

Poteva mancare la visione del terzo capitolo della saga Animali fantastici e come grigliarli? No, per l'appunto. Il giorno dopo l'uscita, in una sala gremita di coviddi, sono andata a vedere Animali fantastici - I segreti di Silente (Fantastic Beasts - Secrets of Dumbledore), diretto dal regista David Yates.


Trama: Silente, legato a Grindelwald da un patto di sangue che gli impedisce di nuocergli, chiede aiuto a Newt Scamander e compagnia per evitare che il mago oscuro diventi il nuovo Capo Supremo del mondo magico...


Non è un mistero che I crimini di Grindelwald mi avesse fatto abbastanza pena, non tanto per la realizzazione, quanto per la trama: inutilmente complicata, prolissa, zeppa di personaggi inutili e caratterizzazioni stupide, mi era sembrato un loffio tentativo di collegare la saga degli Animali fantastici a quella principale sfruttando principalmente dei nomi importanti che hanno lasciato il tempo che hanno trovato. Con I segreti di Silente la Rowling e soci hanno cercato di aggiustare un po' il tiro e in buona parte, questo va detto, ci sono riusciti. Tolto che io continuo a preferire le atmosfere fresche e favolistiche del primo film, l'unico ad avere ogni diritto di portare gli Animali fantastici nel titolo, a questi trattati di fantapolitica magica dai toni cupi, questa volta se non altro la trama è fruibile senza diventare matti a risalire a 30 alberi genealogici diversi e ogni personaggio (tranne Yusuf, il mago di colore per intenderci) ha una funzione ben precisa e uno story arc da seguire. Il motivo, detto con molta maligna sincerità, potrebbe essere il fatto che la Rowling rischia di non riuscire ad arrivare ai cinque film di cui si era parlato all'inizio; noterete infatti che I segreti di Silente si chiude con una serie di situazioni "aperte", ma non così tanto da dover per forza ricorrere a dei seguiti per tirare le fila, a differenza del film precedente. Detto questo, la pellicola, come da titolo, racconta un paio di segreti di famiglia del preside di Hogwarts, che fungono da cornice per l'ennesimo machiavellico piano di Grindelwald, il quale stavolta punta a diventare Capo Supremo del mondo magico. Scamander e i suoi animali sono ormai diventati agenti di Silente e la natura schiva del nostro viene messa un po' da parte così da trasformarlo in una sorta di tramite tra Silente e un gruppo eterogeneo di salvatori, tra i quali spicca il no-mag Jacob, l'unico che per fortuna continua a rimanere ben caratterizzato e su cui vorrei uno spin-off.


Gli altri personaggi, salvo i carismatici Silente e Grindelwald (a proposito, ciao Johnny, proprio non mi manchi per nulla) sui quali personalmente avrei spinto un po' l'acceleratore a proposito di una certa questione che io e i fan sostenevamo da anni, stanno lì a fare da cartonati o poco più, persino l'adorata Queenie e quel Credence che nei film precedenti rappresentava una forza della natura. Fortunatamente, qualche animale fantastico a infondere un po' di vitalità ancora c'è. Assieme ai beniamini Snaso e Asticello, protagonisti di un paio di scene ad alto tasso di divertimento, c'è la tenerezza inenarrabile della new entry denominata Quillin, elemento fondamentale della trama, e l'orrore di un paio di bestiacce simili a scorpioni, un momento potenzialmente horror "ammorbidito" da una delle sequenze più genuinamente esilaranti della pellicola. A proposito di sequenze. Non so se è lo schermo del multisala che ormai fa schifo ma a me è parso che Yates non riuscisse minimamente ad imbroccare le scene di azione in notturna, penalizzate anche da un montaggio e una fotografia a dir poco orribili (l'inizio, con Scamander e il Quillin, è inguardabile ma anche la fuga dal carcere tedesco non scherza), e anche se il regista è riuscito a portare a casa un paio di interessanti sequenze di lotta "a due" aventi per protagonista Silente, meriterebbe lo stesso che gli venissero tagliate le manine ogni volta che si affida al ralenti, ché una sequenza va anche bene, ma girarne mezza dozzina anche basta. Ciò detto, nonostante non sia stata una visione entusiasmante al 100%, I segreti di Silente raddrizza se non altro un paio di brutture lasciate dal precedente capitolo e soddisfa l'occhio della spettatrice con due uomini talmente affascinanti che gli Animali fantastici e tutto il cucuzzaro potrebbero anche scomparire, quindi merita una visione anche solo per questo.


Del regista David Yates ho già parlato QUI. Jude Law (Albus Silente), Mads Mikkelsen (Gellert Grindelwald),  Eddie Redmayne (Newt Scamander), Katherine Waterston (Tina Goldstein), Ezra Miller (Credence Barebone), Callum Turner (Theseus Scamander), Richard Coyle (Aberforth) e Dan Fogler (Jacob Kowalski) li trovate invece ai rispettivi link.

Oliver Masucci interpreta Anton Vogel. Tedesco, indimenticabile Ulrich della serie Dark, ha partecipato a film come Lui è tornato e ad altre serie quali Squadra speciale Cobra 11. Ha 54 anni e un film in uscita. 


Tra i seguaci tedeschi di Grindelwald troviamo anche Aleksandr Kuznetsov, il giovane protagonista di Why Don't You Just Die? mentre Valerie Pachner, che interpreta Henrietta Fischer, era Mata Hari in The King's Man - Le origini. Nell'attesa di sapere se ci sarà o meno un quarto capitolo, cosa non probabilissima nonostante la Rowling avesse pianificato ben cinque film, se Animali fantastici - I segreti di Silente vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Animali fantastici e dove trovarli, Animali fantastici - I crimini di Grindelwald e tutti i film della serie Harry Potter. ENJOY!


mercoledì 20 aprile 2022

No Exit (2022)

Approfittando dell'abbonamento (molto) temporaneo a Disney + ho deciso di guardare No Exit, diretto dal regista Damien Power e tratto dal romanzo omonimo di Taylor Adams.


Trama: durante una tormenta, un gruppo di persone rimane bloccato all'interno di un rifugio, finché uno dei presenti non scopre, in uno dei veicoli lasciati all'esterno, una ragazzina legata e imbavagliata...


No Exit
aveva attirato la mia attenzione spulciando sul sito Letterboxd, e il pensiero di recuperarlo nel caso di un'eventuale riattivazione di Disney +, con calma, mi era passato per la mente. Il momento è arrivato la settimana scorsa e il film di Damien Power si è rivelato una visione breve e piacevole, perfetta per concludere l'ennesimo weekend privo della consueta scappata al cinema. Come al solito, sono partita da ignorante, senza leggere il romanzo da cui è stato tratto, ma in questo caso forse è stato meglio così: No Exit è un thriller basato su un claustrofobico whodunnit che, vista la quantità esigua di personaggi, non lascia molto all'immaginazione, anche perché la protagonista è automaticamente esclusa dalla rosa di rapitori della ragazzina imprigionata in un furgone. Il film, anzi, va talmente veloce che in un'ora e mezza o poco più riesce non solo a tirare tutte le fila della sua parte thriller, ma trova persino il tempo di inserire parecchi dettagli biografici sulla protagonista, creandole un arco narrativo famigliare che, diciamoci la verità, azzecca poco con la trama, avendo la mera funzione di portare Darby all'interno del rifugio e, al limite, di fornirle un discutibile "power up" poco prima del finale. 


L'impressione che mi ha dato No Exit è quello di essere una sorta di pastiche pieno di rimandi ad altre pellicole zeppe di elementi simili, come Fargo, Identità e persino Shining (meno il paranormale), con qualche eccesso di velleità autoriale da parte del regista e degli sceneggiatori nonostante la trama abbastanza esigua. Ciò detto, tuttavia, il risultato non è antipatico o spiacevole, al limite risulta un po' loffio se lo spettatore decide di non stare al gioco e di fare le pulci all'intera operazione (lì dipende da quanta voglia avete di odiare qualcosa o qualcuno, perché comunque appigli ce ne sarebbero, lo riconosco), ma resta il fatto che, salvo un momento "onirico" utilizzato e lasciato cadere senza una motivazione plausibile, lo svolgimento della trama è nel complesso sensato, gli attori mi sono sembrati tutti piuttosto in parte, e non guasta che il finale scelga di abbracciare un paio di cliché horror che, di fatto, trasformano Darby in una sorta di final girl e il film in una gioiosa mattanza insanguinata con tanto di armi improprie da utilizzare (d'altronde il regista è quello di Killing Ground, "gioioso" esempio di Ozploitation). Per una serata senza pretese, No Exit non è affatto male e quasi quasi mi è venuta anche voglia di leggere il romanzo, per vedere se contiene qualche dettaglio succoso in più.


Del regista Damien Power ho già parlato QUI mentre Dennis Haysbert, che interpreta Ed, lo trovate QUA.

Dale Dickey interpreta Sandi. Americana, ha partecipato a film quali La promessa, A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga, Super 8, Iron Man 3, Hell or High Water, Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani e a serie come X-Files, CSI - Scena del crimine, E.R. Medici in prima linea, Numb3rs, Una mamma per amica, Cold Case, Ugly Betty, Breaking Bad, My Name is Earl, Bones, Criminal Minds, Weeds, Grey's Anatomy, True Blood e Loro. Ha 61 anni e un film in uscita.  


La protagonista Havana Rose Liu la vedo qui per la prima volta mentre Danny Ramirez, che interpreta Ash, ha partecipato a Falcon and the Winter Soldier e al film Assassination Nation. Detto questo, se No Exit vi fosse piaciuto consiglio il già citato Identità. ENJOY!


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